Grammatica portoghese
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A1 (37)
I pronomi soggetto indicano chi compie l'azione: eu, tu, ele/ela, nós, vós, eles/elas. Nel portoghese corrente sono indispensabili anche você e vocês, che richiedono il verbo alla terza persona; inoltre il soggetto può spesso essere sottinteso, come in italiano. La scelta tra tu, você, vocês e forme di cortesia cambia molto tra Brasile e Portogallo.
In portoghese ogni sostantivo è normalmente maschile o femminile. La desinenza aiuta: le parole in -o sono spesso maschili e quelle in -a spesso femminili, ma conviene imparare sempre sostantivo e articolo insieme, perché esistono eccezioni comuni come o dia, o problema, a mão e a foto.
In portoghese, i nomi che terminano in vocale formano di solito il plurale aggiungendo -s: livro → livros, cidade → cidades. Con alcune consonanti si aggiunge -es oppure si modifica la terminazione: flor → flores, animal → animais, homem → homens. Le parole in -ão richiedono particolare attenzione, perché possono terminare in -ões, -ães o -ãos.
In portoghese gli articoli determinativi sono o, a, os, as e concordano con il nome per genere e numero: o livro, a casa, os livros, as casas. Per chi parla italiano il meccanismo è familiare, ma ci sono due differenze immediate: non esistono forme come il, lo e gli, e davanti a vocale non si usa l’apostrofo: o amigo, a escola.
In portoghese l'articolo indefinito concorda con il nome per genere e numero: um e uns sono maschili, uma e umas femminili. Al singolare equivale in genere a «un, uno, una»; al plurale uns/umas significa spesso «alcuni/alcune» o «dei/delle». Con una professione non qualificata dopo ser, di solito non si mette l'articolo: Sou médico («Sono medico»).
Il presente di ser è sou, és, é, somos, sois, são. Si usa soprattutto per dire chi o che cosa è qualcuno, da dove viene, che lavoro fa e quali caratteristiche lo definiscono: Sou italiana, Somos estudantes, Ele é alto. L'italiano «essere», però, corrisponde sia a ser sia a estar: per stati, condizioni e luoghi si usa spesso estar, non ser.
Il verbo portoghese estar corrisponde spesso all'italiano essere, ma si usa soprattutto per indicare dove si trova qualcuno o qualcosa e in quale stato si trova in un certo momento: Estou em casa («Sono a casa»), A sopa está fria («La zuppa è fredda»). Al presente ha forme irregolari: estou, estás, está, estamos, estais, estão.
In portoghese ser presenta identità, categoria o caratteristica: Ela é médica («Lei è medico»). Estar indica invece una condizione, una situazione o la posizione di qualcuno o qualcosa: Ela está cansada («Lei è stanca»), Ela está em casa («Lei è a casa»). La formula «permanente contro temporaneo» è un buon primo orientamento, ma non basta per tutti i casi: gli eventi, per esempio, si localizzano con ser.
Il verbo portoghese ter corrisponde spesso all’italiano avere: tenho um carro significa «ho un’auto» e tenho vinte anos «ho vent’anni». Al presente è irregolare: tenho, tens, tem, temos, tendes, têm. Serve anche nelle costruzioni ter de/que + infinito («dovere») e in numerose espressioni quotidiane.
Per coniugare al presente un verbo portoghese regolare in -ar, si elimina -ar dall’infinito e si aggiungono le desinenze -o, -as, -a, -amos, -ais, -am. Da falar si ottengono quindi falo, falas, fala, falamos, falais, falam. Nella lingua quotidiana, você e a gente richiedono la forma della terza persona singolare: você fala, a gente fala.
Per coniugare al presente un verbo portoghese regolare in -er, si elimina -er dall'infinito e si aggiungono -o, -es, -e, -emos, -eis, -em: comer → como, comes, come, comemos, comeis, comem. Con você si usa la stessa forma di ele/ela; con vocês, quella di eles/elas.
Per formare il presente di un verbo regolare in -ir, si elimina -ir dall'infinito e si aggiungono le desinenze -o, -es, -e, -imos, -is, -em: partir → parto, partes, parte, partimos, partis, partem. Você usa la stessa forma di ele/ela, mentre vocês usa quella di eles/elas.
Il verbo portoghese ir significa soprattutto andare ed è irregolare: vou, vais, vai, vamos, ides, vão. Davanti a una destinazione si usa spesso a, che può unirsi all’articolo (ao, à, aos, às): Vou ao trabalho. Seguito direttamente da un infinito, senza a, forma anche il futuro vicino: Vou comer («Mangerò / Sto per mangiare»).
Il verbo portoghese fazer corrisponde molto spesso all'italiano fare: faço o jantar significa «preparo la cena» e faz calor significa «fa caldo». Al presente ha alcune forme irregolari: faço, fazes, faz, fazemos, fazeis, fazem. È inoltre presente in numerose espressioni quotidiane, come fazer desporto e fazer anos.
Il verbo portoghese poder significa soprattutto potere ed è seguito direttamente da un verbo all'infinito: Posso entrar? («Posso entrare?»). Al presente è irregolare: posso, podes, pode, podemos, podeis, podem. Si usa per parlare di capacità concreta, permesso o possibilità.
Al presente, querer significa soprattutto «volere»: quero, queres, quer, queremos, quereis, querem. Si può mettere davanti a un sostantivo, come in Quero um café, oppure direttamente davanti a un infinito, come in Queremos sair; non serve alcuna preposizione tra i due verbi.
I verbi riflessivi portoghesi usano me, te, se, nos, vos, se: levanto-me significa «mi alzo». Nel portoghese europeo, in una frase affermativa semplice il pronome viene normalmente dopo il verbo ed è unito da un trattino; parole come não o un interrogativo come como lo fanno invece venire prima: não me levanto, Como te chamas?
In portoghese há significa sia c’è sia ci sono e non cambia al plurale: Há um problema ma anche Há muitas pessoas. Si usa inoltre davanti a un periodo di tempo: Cheguei há dois anos significa «sono arrivato due anni fa», mentre Vivo aqui há dois anos significa «vivo qui da due anni».
Per rendere negativa una frase portoghese, di norma si mette não immediatamente prima del verbo: Entendo → Não entendo. Se parole come nada, ninguém o nunca vengono dopo il verbo, não rimane: Não vi ninguém. Se invece una di queste parole precede il verbo, normalmente basta da sola: Ninguém veio.
In portoghese l’aggettivo concorda di solito con il sostantivo in genere e numero: um rapaz alto, uma rapariga alta, dois rapazes altos, duas raparigas altas. Gli aggettivi in -e o in molte consonanti hanno invece la stessa forma al maschile e al femminile, ma cambiano al plurale: inteligente → inteligentes, feliz → felizes.
In portoghese l’ordine più neutro è nome + aggettivo: uma casa bonita, um carro vermelho. Alcuni aggettivi comuni possono però precedere il nome, soprattutto per esprimere una valutazione, mettere in rilievo una qualità o creare un significato particolare: um grande homem è «un grand’uomo», mentre um homem grande indica un uomo di grosse dimensioni.
In portoghese il possessivo concorda nel genere e nel numero con la cosa posseduta, non con chi la possiede: o meu livro, a minha casa, os meus livros, as minhas casas. Davanti al nome il portoghese europeo usa normalmente anche l'articolo determinativo (o meu livro), mentre in Brasile sono comuni sia meu livro sia o meu livro. Per evitare l'ambiguità di seu/sua, soprattutto in Brasile, si ricorre spesso a dele, dela, deles, delas.
Il portoghese distingue normalmente tre gradi di distanza: este indica ciò che è vicino a chi parla, esse ciò che è vicino a chi ascolta e aquele ciò che è lontano da entrambi. Ogni dimostrativo concorda con il nome in genere e numero: este livro, esta casa, estes livros, estas casas. Nel portoghese brasiliano parlato la distinzione tra este ed esse è spesso meno netta, ma la regola a tre gradi rimane il punto di partenza più chiaro.
Per indicare dove si trova qualcosa, il portoghese usa soprattutto em; per la provenienza usa de, mentre con un verbo di movimento la destinazione può essere introdotta da a o para. Davanti all'articolo, le forme più comuni si contraggono: em + a = na, de + o = do, a + o = ao. Perciò si dice Estou em casa, ma Estou na escola e Vou ao cinema.
In portoghese le preposizioni de, em, a e por, davanti agli articoli determinativi o, a, os, as, formano normalmente una sola parola: do, na, aos, pelas. La contrazione è parte della grammatica standard, non un’abbreviazione informale. La sua desinenza deve concordare con il nome: no mercado, na escola, nos mercados, nas escolas.
In portoghese una domanda sì/no conserva normalmente lo stesso ordine della frase affermativa e si riconosce dall'intonazione e dal punto interrogativo: Moras aqui. → Moras aqui? Per chiedere un'informazione si mette spesso all'inizio una parola interrogativa come quem, o que, onde, quando, como o por que: Onde moras? («Dove abiti?»).
Per chiedere una quantità, il portoghese usa quanto, quanta, quantos, quantas: la forma cambia secondo il genere e il numero del nome (quanta água?, quantos livros?). Per chiedere quale elemento si sceglie o si identifica si usano qual al singolare e quais al plurale: Qual preferes?, Quais são os teus?
In portoghese i numeri composti tra 20 e 99 uniscono decine e unità con e: vinte e um, trinta e dois. Um/uma e dois/duas cambiano secondo il genere del nome; cem indica esattamente 100, mentre da 101 si usa cento: cento e um.
I numeri ordinali portoghesi indicano una posizione in una serie: primeiro «primo», segundo «secondo», terceiro «terzo» e così via. Si comportano come aggettivi e concordano con il nome nel genere e nel numero: o primeiro dia, a primeira vez, os primeiros dias. Nelle abbreviazioni, il genere è visibile nel segno finale: 1.º al maschile e 1.ª al femminile.
Per chiedere l'ora si dice Que horas são?; si risponde É uma hora, ma al plurale São duas horas, São três e meia. I giorni e i mesi si scrivono normalmente con la minuscola, mentre le date seguono lo schema 15 de agosto de 2026. Davanti all'ora di un appuntamento si usa à al singolare e às al plurale: à uma, às nove.
Gli avverbi di frequenza dicono quanto spesso accade qualcosa: sempre “sempre”, muitas vezes “spesso”, às vezes “a volte”, raramente “raramente” e nunca “mai”. Gli avverbi di tempo indicano quando o in quale ordine: hoje “oggi”, amanhã “domani”, ontem “ieri”, agora “adesso”, primeiro “prima”, depois “poi/dopo” ed então “allora/quindi”. In genere si possono mettere all'inizio o vicino al verbo, ma nunca prima del verbo basta da solo a rendere negativa la frase: Nunca como carne.
Gli avverbi portoghesi aqui/cá, aí, ali/lá indicano un luogo rispetto a chi parla e a chi ascolta: aqui/cá significa «qui», aí «lì vicino a te», mentre ali/lá rimanda a un luogo più distante. Per descrivere una posizione si usano inoltre perto, longe, dentro, fora, em cima ed em baixo; davanti a un nome molti di questi richiedono de: perto de casa, dentro da caixa, em cima da mesa.
Davanti a un nome, muito e pouco si accordano nel genere e nel numero: muito tempo, muita água, muitos amigos, poucas pessoas. Quando invece precisano un verbo, un aggettivo o un altro avverbio, restano invariabili: trabalha muito, muito bonita, pouco bem. La distinzione è molto simile a quella italiana tra molto/poco tempo e lavorare molto.
I pronomi me, te, o, a, nos, vos, os, as sostituiscono un complemento oggetto diretto, cioè la persona o la cosa su cui ricade direttamente l'azione: Vejo a Ana diventa Vejo-a. In Portogallo, in una frase affermativa semplice, il pronome viene normalmente dopo il verbo e si unisce con un trattino; nel portoghese brasiliano parlato, invece, viene molto spesso prima: Chamo-te amanhã (Portogallo), Te chamo amanhã (Brasile).
I pronomi indiretti portoghesi me, te, lhe, nos, vos, lhes indicano la persona a cui è destinata un'azione: Dou-te o livro significa «Ti do il libro». In portoghese europeo vengono spesso uniti al verbo con un trattino; con la negazione vanno prima del verbo: Não te dou o livro. Nel portoghese brasiliano la posizione prima del verbo è molto più comune anche nel parlato affermativo: Eu te dou o livro.
In portoghese gostar si coniuga come un normale verbo in -ar e la persona che prova il piacere è il soggetto: Eu gosto de música significa «Mi piace la musica». La struttura fondamentale è gostar de + nome o infinito; quel de non va omesso.
Per unire parole e idee semplici, il portoghese usa soprattutto e (“e”), ou (“o”), mas (“ma”) e porque (“perché”). Porém aggiunge un contrasto più marcato o più formale, mentre então e portanto introducono una conseguenza: Está frio, mas vou sair (“Fa freddo, ma uscirò”) e Está a chover, portanto fico em casa (“Piove, quindi resto a casa”).
A2 (10)
Il pretérito perfeito simples presenta un’azione come conclusa nel passato: Ontem trabalhei significa «Ieri ho lavorato». Si forma con una sola voce verbale, senza un ausiliare: falei, comi, parti. In italiano corrisponde spesso al passato prossimo, non soltanto al passato remoto.
Nel pretérito perfeito simples, molti verbi portoghesi molto frequenti cambiano tema: fazer → fiz, ter → tive, poder → pude. Il tempo indica normalmente un fatto concluso nel passato e, nonostante il nome, corrisponde spesso al passato prossimo italiano: Fiz o jantar può significare «Ho preparato la cena».
Il pretérito imperfeito portoghese corrisponde spesso all’imperfetto italiano: presenta un’abitudine, una situazione, una descrizione o un’azione in corso nel passato. I verbi in -ar prendono desinenze come -ava, mentre quelli in -er e -ir prendono -ia: falava, comia, partia. Per un evento concluso e visto nel suo insieme, invece, normalmente si usa il pretérito perfeito: Ontem trabalhei até tarde («Ieri ho lavorato fino a tardi»).
Per parlare di un'azione futura, il portoghese usa molto spesso il presente di ir seguito direttamente dall'infinito (la forma base del verbo): vou comer, “mangerò” o “sto per mangiare”. Si coniuga solo ir; il secondo verbo non cambia e tra i due verbi non si mette alcuna preposizione. La costruzione serve sia per intenzioni e programmi sia per previsioni basate sulla situazione presente.
Per dire che un'azione è in corso, in Brasile si usa soprattutto estar + gerúndio: Estou comendo («Sto mangiando»). In Portogallo la costruzione abituale è invece estar a + infinitivo: Estou a comer. Si coniuga estar; la seconda parte resta invariata.
Per confrontare due elementi, il portoghese usa soprattutto mais... (do) que per la superiorità, menos... (do) que per l'inferiorità e tão... como/quanto per l'uguaglianza. Con i nomi si usa tanto/tanta/tantos/tantas... como/quanto; le forme irregolari fondamentali sono melhor, pior, maior e menor.
Per dare un ordine o un consiglio a tu, nell’imperativo affermativo si usa di solito la forma del presente senza la -s finale: falas → fala!, comes → come!. Con você e vocês si usano invece le forme del congiuntivo presente: fale!, falem!; alla forma negativa anche tu richiede il congiuntivo: não fales!. Nell’uso standard, un pronome atono si unisce con un trattino al comando affermativo (escreve-me!), mentre dopo não va prima del verbo (não me escrevas!).
Il portoghese usa soprattutto que per riferirsi sia a persone sia a cose: o homem que fala, «l’uomo che parla», e o livro que comprei, «il libro che ho comprato». Quem si riferisce a persone e, quando riprende un nome già espresso, compare normalmente dopo una preposizione: a pessoa com quem falei, «la persona con cui ho parlato». Entrambe le forme sono invariabili.
Quando un verbo ha sia un pronome indiretto sia un pronome diretto, il portoghese europeo può unirli in una sola forma: me + o = mo, te + a = ta, lhe + os = lhos. Il pronome indiretto indica il destinatario, mentre o, a, os, as sostituiscono la cosa o la persona coinvolta; per esempio, Dou-to significa «Te lo do». Nel portoghese brasiliano parlato queste combinazioni sono molto meno comuni e si preferisce spesso esprimere uno dei due complementi per esteso.
Per parlare di un’azione riflessiva conclusa si coniuga il verbo al pretérito perfeito: levantei-me cedo oppure, soprattutto in Brasile, me levantei cedo («mi sono alzato presto»). Per abitudini, descrizioni e azioni in corso nel passato si usa invece l’imperfeito: quando era estudante, levantava-me cedo («quando ero studente, mi alzavo presto»). Il pronome cambia con la persona — me, te, se, nos, vos, se — e la sua posizione dipende dal tipo di frase e dalla varietà di portoghese.
B1 (14)
Il futuro semplice portoghese si forma aggiungendo all'infinito le desinenze -ei, -ás, -á, -emos, -eis, -ão: falarei, comerás, partirão. Le desinenze sono uguali per tutti i verbi; fanno eccezione soprattutto dizer, fazer e trazer, che diventano dir-, far- e trar-. Nel parlato, per esprimere programmi e intenzioni, è molto comune usare invece ir + infinito: vou telefonar.
Il condizionale semplice portoghese si forma normalmente aggiungendo all’infinito le desinenze -ia, -ias, -ia, -íamos, -íeis, -iam: falaria, comeríamos, partiriam. Serve soprattutto per richieste cortesi, conseguenze ipotetiche e azioni future viste da un momento passato: Gostaria de um café, Se pudesse, iria, Disse que viria.
Il pretérito perfeito presenta un fatto passato come concluso: Ontem trabalhei até tarde («Ieri ho lavorato fino a tardi»). Il pretérito imperfeito mostra invece un'abitudine, uno stato, una descrizione o un'azione vista mentre era in corso: Naquela época, trabalhava muito («A quell'epoca lavoravo molto»). Nei racconti i due tempi collaborano spesso: l'imperfetto prepara la scena, il perfetto fa avanzare gli eventi.
Il congiuntivo presente portoghese si usa soprattutto in una frase introdotta da que quando si esprime volontà, dubbio, emozione, possibilità o necessità: Quero que venhas («Voglio che tu venga»). I verbi in -ar prendono le desinenze -e, -es, -e, -emos, -eis, -em; quelli in -er e -ir prendono -a, -as, -a, -amos, -ais, -am.
In portoghese il congiuntivo compare soprattutto quando una frase presenta un'azione non come un fatto, ma come desiderata, necessaria, possibile, incerta o dipendente da uno scopo: Quero que venhas, É possível que chova, Para que entendas. Dopo connettivi come quando e assim que, se l'azione è futura si usa spesso il futuro do conjuntivo: Quando chegares, telefona-me.
Il pretérito mais-que-perfeito indica un fatto già compiuto prima di un altro momento passato: Quando cheguei, ela já tinha saído («Quando sono arrivato, lei era già uscita»). Nella lingua corrente si usa soprattutto la forma composta tinha + participio passato; la forma semplice saíra appartiene soprattutto alla scrittura formale e letteraria.
Il superlativo relativo si forma normalmente con o/a/os/as + mais/menos + aggettivo: a mais alta da turma, «la più alta della classe». Con bom, mau, grande e pequeno si usano spesso melhor, pior, maior e menor. Per indicare una qualità molto intensa senza fare un confronto si può usare muito + aggettivo oppure la terminazione -íssimo/-íssima: muito bonito, bonitíssimo.
Onde collega un luogo a ciò che vi accade: A cidade onde moro. Cujo, cuja, cujos, cujas esprimono possesso e concordano con la cosa posseduta: O homem cuja casa visitei. Dopo una preposizione, soprattutto nello scritto formale, si usano anche o qual, a qual, os quais, as quais: A razão pela qual vim.
In portoghese la passiva si forma soprattutto con ser + participio passato: A casa foi vendida («La casa è stata venduta»). Il participio concorda con il soggetto in genere e numero, mentre l'autore dell'azione, se espresso, è introdotto da por. Molto comune è anche la costruzione con se: Vendem-se casas («Si vendono case»).
Nel discorso indiretto portoghese, un'affermazione è introdotta di solito da que, una domanda con risposta sì/no da se, mentre un ordine può diventare para + infinito: Disse que vinha, Perguntou se eu podia, Disse-me para esperar. Se il verbo che introduce il racconto è al passato, spesso cambiano anche il tempo verbale, la persona e parole come hoje, amanhã e aqui.
L’infinito personale portoghese indica chi compie l’azione attraverso un soggetto espresso o una desinenza: É importante estudarmos significa «È importante che studiamo». Le forme caratteristiche sono -es, -mos, -des, -em: falares, falarmos, falardes, falarem. È particolarmente utile dopo preposizioni come para, antes de, depois de e sem, soprattutto quando il soggetto non coincide con quello della frase principale.
In portoghese, per esprimere necessità, possibilità o importanza senza indicare una persona precisa, si usa spesso é + aggettivo + infinito: É preciso estudar. Se invece l'azione ha un soggetto espresso o ben identificato, si preferisce é + aggettivo + que + congiuntivo: É preciso que estudes. Anche há que + infinito significa «bisogna», soprattutto in contesti generali e di registro piuttosto sorvegliato.
Per una condizione reale o possibile, il portoghese usa se + indicativo presente quando si parla di fatti abituali o del presente, ma spesso se + congiuntivo futuro quando la condizione riguarda il futuro: Se vieres, ficarei contente. Per un'ipotesi poco reale nel presente si usa se + congiuntivo imperfetto, seguito di norma dal condizionale: Se tivesse dinheiro, viajaria.
In portoghese ser presenta identità, classificazione o una caratteristica attribuita al soggetto; estar ne descrive la condizione, il risultato o l'aspetto in una situazione concreta. La distinzione non coincide semplicemente con «permanente» e «temporaneo»: Ele é esperto significa «È intelligente», mentre Ele está esperto significa «È vigile»; A janela foi aberta racconta un'azione, mentre A janela está aberta descrive lo stato che ne risulta.
B2 (9)
Il congiuntivo imperfetto portoghese si forma dalla terza persona plurale del pretérito perfeito: da falaram si toglie -ram e si aggiungono le desinenze in -sse, ottenendo falasse, falasses, falasse... Si usa soprattutto dopo un verbo al passato (Queria que viesses), nelle ipotesi irreali (Se pudesse...) e dopo como se.
Il congiuntivo futuro presenta un fatto futuro come non ancora realizzato, spesso dopo quando, se, assim que ed espressioni come quem o onde quer que: Quando chegares, telefona-me («Quando arriverai, chiamami»). Si forma partendo dalla terza persona plurale del passato remoto portoghese e togliendo -am: chegaram → chegar-, tiveram → tiver-.
Il congiuntivo perfetto portoghese si forma con il congiuntivo presente di ter più il participio passato: tenha chegado, tenhas visto, tenham feito. Si usa soprattutto quando dubbio, speranza, emozione o valutazione riguardano un'azione già avvenuta rispetto al presente: Espero que tenha chegado («Spero che sia arrivato/a»).
Il condizionale composto portoghese si forma con il condizionale di ter più il participio passato: teria falado, teríamos visto, teriam vindo. Si usa soprattutto per dire che cosa sarebbe successo in un passato diverso da quello reale, per esprimere rimpianto o per presentare con cautela un fatto passato non confermato.
Per parlare di un passato che non si è realizzato, il portoghese usa normalmente se + tivesse + participio nella condizione e teria + participio nella conseguenza: Se tivesse sabido, teria vindo («Se l'avessi saputo, sarei venuto»). La condizione può anche produrre una conseguenza presente: Se tivesse estudado, seria médico agora («Se avesse studiato, ora sarebbe medico»).
Il congiuntivo trapassato portoghese si forma con tivesse, tivesses, tivesse, tivéssemos, tivésseis, tivessem + participio passato: Se tivéssemos saído mais cedo... Esprime un fatto già concluso prima di un altro momento passato, quando quel fatto è desiderato, dubbio, ipotetico o contrario alla realtà.
Il futuro composto si forma con il futuro semplice di ter seguito dal participio passato: terei terminado, terás visto, terão chegado. Indica soprattutto un fatto che sarà già concluso prima di un momento futuro, ma può anche esprimere una supposizione su un fatto passato: Terá esquecido significa «Avrà dimenticato».
I pronomi atoni portoghesi possono precedere il verbo (próclise: não o vi), seguirlo con un trattino (ênclise: vi-o) o, nel futuro e nel condizionale, inserirsi al suo interno (mesóclise: dar-te-ei). Negazione, parole interrogative e molte proposizioni subordinate richiedono normalmente la próclise; nelle frasi affermative senza elementi attrattivi, il portoghese europeo preferisce l'ênclise, mentre il portoghese brasiliano parlato usa molto più spesso la próclise.
In portoghese, un avverbio in -mente si forma di norma aggiungendo il suffisso alla forma femminile singolare dell’aggettivo: lento → lenta → lentamente, rápido → rápida → rapidamente. Quando due o più avverbi sono coordinati, il suffisso può comparire solo sull’ultimo: lenta e cuidadosamente. L’avverbio così formato è invariabile, cioè non cambia né al maschile o femminile né al singolare o plurale.
C1 (7)
Il mais-que-perfeito simples esprime un fatto già concluso prima di un altro momento passato: Quando liguei, ela já saíra significa «Quando telefonai, lei era già uscita». È una forma sintetica, cioè costituita da una sola parola, tipica soprattutto della letteratura e della prosa formale; nella conversazione moderna si preferisce quasi sempre tinha/havia + participio passato: já tinha saído.
L’infinito personale portoghese può indicare chi compie l’azione attraverso desinenze proprie: depois de chegarmos «dopo che siamo arrivati». A livello avanzato compare anche in forma composta (termos chegado), passiva (serem aprovados) e in varie costruzioni che l’italiano rende spesso con una frase al congiuntivo. Non sostituisce però il congiuntivo in ogni contesto: la struttura della frase deve consentire un infinito.
In portoghese il tempo della subordinata dipende sia dal tempo della principale sia dal rapporto cronologico tra i due eventi. Con una principale al presente si usano spesso il conjuntivo presente o il pretérito perfeito composto do conjuntivo; spostando la principale nel passato, normalmente si passa al imperfeito do conjuntivo o al mais-que-perfeito composto do conjuntivo: Quero que venhas → Queria que viesses. Se però l’evento è ancora futuro rispetto al momento in cui si parla, il futuro congiuntivo può restare appropriato: Disse que, quando chegares amanhã, te explicará tudo.
Il portoghese formale non consiste soltanto nel scegliere parole più ricercate: organizza il messaggio in modo esplicito, impersonale e cortese. Espressioni come em virtude de, não obstante, no âmbito de, em conformidade com e venho por este meio servono rispettivamente a indicare causa, concessione, ambito, conformità e funzione comunicativa. Sono comuni nella corrispondenza professionale e nei testi istituzionali, ma vanno usate con precisione e senza accumularle inutilmente.
La nominalizzazione trasforma un verbo o un aggettivo in un sostantivo: desenvolver → desenvolvimento, possível → possibilidade. In portoghese è molto frequente nei testi accademici, amministrativi e professionali, perché permette di condensare un'intera azione o qualità in un gruppo nominale: A empresa implementou o projeto diventa a implementação do projeto pela empresa. I suffissi più comuni sono -ção, -mento, -dade/-idade e -ncia, ma la scelta non è del tutto prevedibile e va imparata insieme a ogni parola.
In portoghese si può mettere un'informazione in primo piano con é que, con una frase scissa come Foi a Maria que fez isto, con una pseudoscissa come O que quero é paz oppure spostando il tema all'inizio: A Maria, eu vi-a ontem. La scelta non cambia soltanto l'ordine delle parole: segnala ciò che si vuole correggere, contrapporre o presentare come punto centrale del messaggio.
In portoghese i suffissi -inho/-inha e -zinho/-zinha non indicano soltanto qualcosa di piccolo: possono comunicare affetto, cortesia, attenuazione o ironia. Gli accrescitivi come -ão/-ona, -aço/-aça e -zarrão/-zarrona possono invece suggerire grandezza, intensità, ammirazione o disprezzo. Per interpretarli bene bisogna quindi considerare sia la forma sia il contesto e il tono.
C2 (5)
Il portoghese del Brasile e quello del Portogallo condividono la stessa lingua, ma seguono preferenze sistematiche diverse: Estou fazendo in Brasile corrisponde spesso a Estou a fazer in Portogallo, mentre Me diga corrisponde a Diga-me. Non basta sostituire qualche parola: cambiano anche pronomi, trattamento, ritmo, pronuncia e aspettative di registro.
Il portoghese colloquiale non è semplicemente portoghese «scorretto»: è un insieme di scelte adatte alla conversazione spontanea, come bué fixe e pá in Portogallo oppure que legal, cara e tá in Brasile. Le forme cambiano molto secondo il paese, l'età, il gruppo sociale e la situazione; a livello C2 conta soprattutto saperne valutare il tono, non accumulare gergo da usare ovunque.
I connettivi avanzati non si limitano a unire due frasi: indicano al lettore come interpretare il rapporto tra le idee. No entanto, todavia e contudo introducono un contrasto; por conseguinte una conseguenza; com efeito conferma o dimostra quanto appena affermato; é de salientar que e cumpre referir que mettono in rilievo un'informazione in un registro formale.
In portoghese le figure retoriche modificano non tanto che cosa si dice, quanto come lo si fa percepire: possono attenuare, esagerare, suggerire una risposta, creare simmetria o spezzare deliberatamente il ritmo. Espressioni come Não é mau, Estou a morrer de fome! e Lisboa? Nunca. non vanno quindi interpretate solo alla lettera: il loro valore dipende dal contesto, dall'intonazione e dal registro.
Il portoghese amministrativo concentra molte informazioni in formule fisse, nomi astratti e costruzioni impersonali: Nos termos da lei, informa-se que o pedido foi deferido. Per capirlo non basta tradurre parola per parola: occorre riconoscere chi decide, che cosa produce effetti giuridici e se una formula informa, ordina, autorizza o respinge. È un registro tipico di moduli, bandi, certificati, comunicazioni pubbliche, contratti e provvedimenti.
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