Grammatica giapponese
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A1 (37)
L’hiragana (ひらがな) è il sistema di scrittura con cui si rappresentano molti vocaboli giapponesi, particelle e desinenze grammaticali. Si parte da 46 segni di base, poi si aggiungono segni sonori come が e ぱ, combinazioni come きゃ e il piccolo っ. Per leggere bene non basta associare ogni segno a lettere latine: occorre imparare il ritmo regolare delle more, cioè le brevi unità temporali della pronuncia giapponese.
Il katakana (カタカナ) è uno dei sistemi di scrittura del giapponese. I suoi 46 segni di base rappresentano gli stessi suoni degli hiragana, ma si usano soprattutto per prestiti da altre lingue, onomatopee, nomi stranieri e parole messe in risalto: コーヒー «caffè», レストラン «ristorante», パソコン «computer». Non basta però imparare i singoli segni: occorre riconoscere anche ー, il piccolo ッ e le combinazioni come キャ.
です (desu) e だ (da) chiudono un predicato nominale o formato da un aggettivo in な: です appartiene allo stile cortese, だ allo stile piano. Per esempio, これは本です significa «Questo è un libro», mentre 私は学生だ significa «Io sono uno studente» in tono informale. Non equivalgono però in ogni situazione al verbo italiano essere: non si usano per dire che qualcosa esiste e non si aggiunge だ dopo un aggettivo in い.
In giapponese le particelle si collocano dopo una parola o un gruppo di parole e ne indicano il ruolo nella frase. は presenta il tema, が segnala il soggetto, を l'oggetto diretto e に soprattutto una destinazione, un momento preciso, il luogo in cui qualcosa esiste o il destinatario. Come particelle, は e を si pronunciano rispettivamente wa e o.
Usa で dopo il luogo in cui si svolge un'azione, に per il luogo in cui qualcuno o qualcosa si trova e per una destinazione precisa, e へ per la direzione verso cui ci si muove. In pratica: 図書館で勉強します «studio in biblioteca», 東京に住んでいます «abito a Tokyo», 駅へ行きます «vado verso la stazione».
Tra due nomi, と presenta un elenco completo nel contesto («A e B»), や cita solo alcuni esempi («A, B e altro») e か indica una scelta («A o B»). Alla fine di una frase cortese, か serve inoltre a trasformare un'affermazione in domanda: 学生です。 «È uno studente» → 学生ですか。 «È uno studente?»
La particella の (no) collega due nomi secondo lo schema A の B: A specifica di chi è B oppure che tipo di B è. L'elemento principale è sempre B: 私の本 significa «il mio libro», mentre 日本の食べ物 significa «cibo giapponese» o «cibo del Giappone». Quando B è già chiaro, può essere sottinteso: 私のです, «è il mio».
In giapponese i pronomi personali esistono, ma si omettono molto spesso quando il contesto chiarisce di chi si parla. Per iniziare bastano 私 (watashi, io), あなた (anata, tu/Lei), 彼 (kare, lui), 彼女 (kanojo, lei) e 私たち (watashitachi, noi); nella conversazione reale, però, per rivolgersi a qualcuno è spesso più naturale usare il nome o il titolo.
I dimostrativi giapponesi seguono quattro serie regolari: こ- indica ciò che è vicino a chi parla, そ- ciò che è vicino all'interlocutore, あ- ciò che è lontano da entrambi e ど- pone una domanda. La parte finale precisa che cosa si indica: これ «questo», ここ «qui», こちら «da questa parte»; quindi それ・そこ・そちら appartengono tutti alla serie そ-.
Per formare la maggior parte dei numeri si combinano unità regolari: 十 (じゅう) è 10, 二十 (にじゅう) è 20 e 二十一 (にじゅういち) è 21. Per contare oggetti generici da uno a dieci si può invece usare la serie nativa 一つ (ひとつ), 二つ (ふたつ), 三つ (みっつ) e così via. Quattro, sette e nove hanno più letture, quindi la forma corretta dipende anche da ciò che segue.
In giapponese un numero, da solo, di solito non basta per contare: dopo il numero si aggiunge un contatore, scelto in base a ciò che si conta. Per esempio, 三人 (さんにん) indica tre persone, 三枚 (さんまい) tre oggetti piatti e 三本 (さんぼん) tre oggetti lunghi. Conviene imparare ogni contatore insieme alle sue letture, perché alcuni suoni cambiano.
Per dire l'ora, in giapponese si mette 時(じ) dopo il numero delle ore e 分(ふん/ぷん) dopo quello dei minuti: 三時十分(さんじ じゅっぷん), «le tre e dieci». 半(はん) significa «mezza» e si colloca dopo l'ora: 十時半(じゅうじ はん), «le dieci e mezza». Giorni, mesi e parole come 今日(きょう, oggi)permettono poi di situare un evento nel tempo.
I verbi godan terminano nella forma del dizionario con un suono in -u e, quando si coniugano, cambiano l'ultima kana: 書く (kaku, scrivere) diventa 書きます (kakimasu, scrivo/scrive). Per formare la base davanti a ます, si porta l'ultima kana dalla serie in -u alla corrispondente serie in -i: く→き, む→み, す→し. La persona non modifica il verbo: 読みます può significare «leggo», «leggi», «legge» o «leggono» secondo il contesto.
I verbi ichidan (一段動詞) si coniugano togliendo il る finale dalla forma del dizionario e aggiungendo la terminazione necessaria: 食べる → 食べます, 食べない, 食べた, 食べて. Molti finiscono in -いる o -える, ma questa desinenza è solo un indizio: esistono verbi dall'aspetto simile che appartengono al gruppo godan e vanno imparati come eccezioni.
In giapponese moderno i due verbi davvero irregolari di base sono する (fare) e 来る(くる, venire). する serve anche a creare moltissimi verbi unendo un nome e する, come 勉強する (studiare); 来る cambia invece lettura e radice secondo la forma: 来ます si legge きます, ma 来ない si legge こない.
La terminazione ます (masu) rende cortese un verbo giapponese. Le quattro forme fondamentali sono ます per l'affermativo non passato, ません per il negativo non passato, ました per l'affermativo passato e ませんでした per il negativo passato. La forma non cambia in base alla persona: 食べます può significare «mangio», «mangi», «mangia» o «mangerò», secondo il contesto.
In giapponese si usa いる per persone e animali e ある per oggetti, luoghi, eventi e idee: 猫がいる significa «c'è un gatto», mentre 本がある significa «c'è un libro». Per dire dove si trova qualcosa, lo schema fondamentale è luogo に + persona/cosa が + いる/ある. Le stesse costruzioni possono corrispondere anche all'italiano «avere».
Gli aggettivi in い terminano normalmente in い e cambiano forma da soli: 高い significa “è alto/costoso”, 高くない “non è alto/costoso” e 高かった “era alto/costoso”. Davanti a un nome si mettono direttamente, senza articolo né accordo: 大きい犬, “un cane grande”. L'eccezione fondamentale è いい, “buono”, che nelle forme coniugate diventa よくない, よかった e よくなかった.
Gli aggettivi in な prendono な quando vengono subito prima di un nome: 静かな町 significa “una città tranquilla”. Quando invece chiudono una frase, non usano な ma si comportano in modo simile ai nomi: この町は静かです (“questa città è tranquilla”), 静かじゃないです (“non è tranquilla”), 静かでした (“era tranquilla”).
Per descrivere come si svolge un'azione, un aggettivo in い perde la い finale e prende く: 速い → 速く, «veloce» → «velocemente». Un aggettivo in な, invece, prende に senza な: 静か → 静かに, «tranquillo» → «tranquillamente». La forma così ottenuta si mette normalmente prima del verbo.
In giapponese la parola interrogativa rimane nel punto della frase in cui comparirebbe la risposta: 誰が来ましたか significa «Chi è venuto?», e nella risposta 誰 può essere sostituito da 田中さん senza cambiare が. Le forme essenziali sono 何 «che cosa», 誰 «chi», どこ «dove», いつ «quando», なぜ/どうして «perché», どう «come» e いくら «quanto costa».
In giapponese non si aggiunge una parola equivalente a non davanti alla frase: cambia invece la parte finale del predicato, cioè ciò che dice che cosa accade o com'è qualcosa. I verbi usano soprattutto ません nella forma cortese e ない nella forma piana; gli aggettivi in い diventano くない, mentre nomi e aggettivi in な usano じゃない o le varianti più cortesi じゃありません/ではありません.
Per chiedere una cosa si usa nome + を + ください: 水をください significa «Dell’acqua, per favore». Per chiedere a qualcuno di fare qualcosa si usa invece la forma in て del verbo + ください: 待ってください significa «Aspetti, per favore». Per chiedere di non fare qualcosa, la struttura di base è forma in ない + でください.
Per dire «voglio fare qualcosa», si toglie ます dalla forma cortese del verbo e si aggiunge たい: 食べます → 食べたいです, «voglio mangiare». たい si coniuga come un aggettivo in い: la negazione è たくない, il passato たかった e il passato negativo たくなかった.
Per esprimere un gusto, il giapponese usa normalmente lo schema [persona] は [cosa] が 好きです/嫌いです: 私は音楽が好きです significa «Mi piace la musica». 好き(すき)e 嫌い(きらい)si comportano come aggettivi in な, mentre が segnala la persona o la cosa verso cui si prova la preferenza.
Gli avverbi di grado indicano quanto è forte una qualità, uno stato o un'azione. In giapponese si collocano normalmente prima della parola che modificano: とても面白いです significa «è molto interessante», mentre あまり面白くないです significa «non è molto interessante». Per iniziare, ricorda soprattutto che あまり e 全然 richiedono una forma negativa.
Gli avverbi di frequenza indicano quanto spesso accade qualcosa e, di norma, si collocano prima del verbo: よく映画を見ます significa «Guardo spesso film». La distinzione più importante è questa: あまり e 全然, nel loro uso di base, richiedono una forma negativa, come あまり運動しません («Non faccio molto esercizio») e 全然運動しません («Non faccio mai esercizio»).
In giapponese l'aggettivo non cambia forma per diventare comparativo: より indica il termine preso come riferimento. La struttura più semplice è A は B より + aggettivo, cioè «A è più… di B»; per mettere in risalto A si usa spesso B より A のほうが + aggettivo. Per chiedere «quale dei due?» si usa どちら.
Per collegare due idee già espresse come frasi complete, si può iniziare la seconda frase con そして «e/inoltre», でも «ma», だから «quindi», それから «poi» o または «oppure». Per cominciare basta ricordare lo schema frase 1。congiunzione + frase 2。 e scegliere il collegamento in base al rapporto logico tra le due idee.
In giapponese ね coinvolge l'interlocutore e cerca condivisione, よ presenta un'informazione o la mette in rilievo, か segnala soprattutto una domanda cortese e の forma spesso domande informali che chiedono una spiegazione. Si collocano alla fine della frase: いい天気ですね «Che bella giornata, vero?», 行きますか «Vai?».
In giapponese molti saluti sono formule fisse: conviene impararli come unità complete, scegliendoli in base all'ora, al rapporto tra le persone e alla situazione. Per iniziare bastano poche distinzioni: おはようございます al mattino, こんにちは durante il giorno, ありがとうございます per ringraziare e すみません per attirare l'attenzione o scusarsi.
In giapponese la parola cambia secondo di chi è il familiare e a chi si sta parlando. Quando si parla della propria madre con una persona esterna si usa normalmente 母(はは); per la madre dell'interlocutore, o per rivolgersi direttamente alla propria madre, si usa お母さん(おかあさん). La stessa opposizione ricorre in coppie come 父/お父さん, 兄/お兄さん e 姉/お姉さん.
La particella も si mette subito dopo l'elemento che si vuole includere e spesso corrisponde a «anche» o «pure»: 私も学生です significa «Anch'io sono studente». Al posto di は, が o を, も normalmente prende direttamente il loro posto; con altre particelle si combina spesso in forme come にも e でも. Dopo parole interrogative, insieme a un predicato negativo, forma espressioni come 何も〜ない «niente» e 誰も〜ない «nessuno».
In giapponese から (kara) indica il punto di partenza, quindi «da» o «a partire da»; まで (made) indica il limite finale, quindi «fino a». Si collocano dopo la parola a cui si riferiscono: 九時から五時まで significa «dalle nove alle cinque». Possono comparire insieme oppure essere usate separatamente.
La particella に si mette dopo un momento identificabile per indicare quando avviene qualcosa: 七時に起きます, «mi alzo alle sette». Di norma si usa con ore, date, mesi e anni, ma non con parole che funzionano già da sole come 今日 «oggi», 明日 «domani» e 毎日 «ogni giorno».
Nel giapponese di tutti i giorni, って introduce ciò che qualcuno ha detto oppure una notizia sentita da altri: 山田さんが来るって。 significa «Hanno detto che viene Yamada». Serve anche a chiedere che cosa significhi una parola, come in 「寿司」って何ですか?, e a riprendere un argomento: それって本当? («Ma è vero?»).
だけ (dake) limita in modo neutro: 水だけください significa «Solo acqua, per favore». しか (shika) mette più in risalto che non c’è altro o che la quantità è limitata e richiede sempre una forma negativa: 千円しかありません, «Ho solo mille yen».
A2 (22)
La forma in て si ottiene modificando la parte finale del verbo: 食べる diventa 食べて, 書く diventa 書いて e 読む diventa 読んで. Nei verbi godan il cambiamento dipende dall'ultima kana; nei verbi ichidan, invece, si elimina る e si aggiunge て. Questa forma non indica da sola né il tempo né la cortesia: serve soprattutto a collegare il verbo a ciò che segue.
La costruzione forma in て + いる descrive soprattutto un'azione in corso, come 読んでいる «sta leggendo», oppure uno stato che deriva da un cambiamento, come 結婚している «è sposato». Non corrisponde quindi sempre a «stare + gerundio»: per scegliere la traduzione italiana giusta bisogna considerare il significato del verbo e il contesto.
Per unire più azioni, si mette ogni verbo tranne l'ultimo nella forma in て: 起きて、食べて、学校に行きました, «mi sono alzato, ho mangiato e sono andato a scuola». È il verbo finale a indicare il tempo e il livello di cortesia dell'intera catena. Secondo il contesto, la forma in て può esprimere anche il mezzo o il modo in cui si compie l'azione finale, come in 歩いて行く, «andare a piedi».
La costruzione ても indica che un risultato resta valido anche in una condizione che potrebbe ostacolarlo: 雨が降っても行きます significa «andrò anche se piove». Si aggiunge も alla forma in て/で del verbo; con gli aggettivi in い si usa くても, mentre con gli aggettivi in な e con i nomi si usa でも.
La forma dizionario è la forma affermativa non passata del verbo, per esempio 食べる «mangiare, mangio, mangerò». La forma piana comprende invece quattro possibilità: 食べる, 食べない, 食べた e 食べなかった. Si usa nelle conversazioni informali, ma anche all'interno di frasi cortesi prima di strutture come と思います o per descrivere un nome.
La forma in ない è la forma negativa piana dei verbi: 書く diventa 書かない, 食べる diventa 食べない, する diventa しない e 来る diventa 来ない. Si usa sia nel parlato informale sia dentro numerose costruzioni grammaticali; con tono cortese, invece, la frase indipendente termina normalmente in ません.
La forma た è la forma affermativa piana del passato dei verbi: 食べる diventa 食べた, 書く diventa 書いた e 読む diventa 読んだ. Le trasformazioni sono le stesse della [forma て](/languages/ja/grammar/form), sostituendo て con た e で con だ. Si usa per parlare in modo informale di un fatto concluso, ma anche davanti a un nome e in strutture come たことがある.
In giapponese la frase che descrive un nome viene prima del nome e non richiede parole equivalenti a che, cui o il quale: 昨日買った本 significa «il libro che ho comprato ieri». Il verbo della frase relativa va normalmente nella forma piana, mentre il livello di cortesia si esprime alla fine dell'intera frase.
Per citare parole o pensieri, il giapponese mette il contenuto della citazione prima di と e il verbo del dire o del pensare dopo: 「行く」と言いました significa «Ha detto: “Vado”». Nelle citazioni indirette si usa normalmente la forma piana: 明日は雨だと思います, «Penso che domani pioverà». La cortesia si esprime soprattutto nel verbo finale, per esempio 思います, non trasformando in forma cortese ogni verbo della frase citata.
Per dire che hai fatto qualcosa almeno una volta, usa la forma in た del verbo + ことがある: 日本に行ったことがある significa «sono stato in Giappone». Per dire «non ho mai fatto», sostituisci ある con ない: 日本に行ったことがない. In una conversazione cortese, le forme diventano ことがあります e ことがありません.
Per dire che qualcuno sa o può fare qualcosa, si usa verbo in forma dizionario + ことができる: 日本語を話すことができます significa «So parlare giapponese». La forma negativa si ottiene cambiando solo できる: 話すことができません, «Non so/non posso parlare». È una costruzione chiara e piuttosto formale; nella conversazione quotidiana è frequente anche la forma potenziale del verbo.
とき significa «momento» e, dopo una forma che lo precisa, equivale spesso a «quando»: 行くとき «quando vado», 暇なとき «quando sono libero», 子供のとき «quando ero bambino». Con i verbi, la forma non passata o passata prima di とき indica soprattutto se l'azione della frase subordinata avviene rispettivamente dopo o prima del momento descritto dal verbo principale.
Per dire «prima di fare», si usa la forma dizionario del verbo + 前に: 食べる前に, «prima di mangiare». Per dire «dopo aver fatto», si usa invece la forma in た + 後で o 後に: 食べた後で, «dopo aver mangiato». Con un nome, la struttura è nome + の前に/の後で.
Per dire che la stessa persona compie due azioni nello stesso momento, si unisce ながら alla radice della forma in ます del primo verbo: 聞きます → 聞きながら. L'azione principale viene dopo: 音楽を聞きながら勉強します significa «Studio ascoltando musica»; studiare è l'attività principale.
Si forma aggiungendo ら alla forma in た: 行ったら può significare “se vai”, “quando andrai” o “dopo che sarai andato”, secondo il contesto. La situazione introdotta da たら deve realizzarsi prima di ciò che viene espresso nella frase principale: 終わったら、教えてください significa “Quando hai finito, dimmelo”.
Per descrivere un cambiamento di stato, il giapponese usa なる quando qualcosa o qualcuno raggiunge un nuovo stato: 暖かくなる, «diventare caldo». Usa invece する quando un agente modifica qualcosa o sceglie un'opzione: 部屋をきれいにする, «rendere pulita la stanza», e コーヒーにする, «scegliere il caffè».
In giapponese non basta distinguere tra “dare” e “ricevere”: bisogna anche osservare verso chi si muove il dono. Si usa あげる quando il dono va dal parlante o da un’altra persona verso qualcuno esterno al suo punto di vista, くれる quando arriva al parlante o a una persona a lui vicina, e もらう quando la frase presenta la situazione dalla parte di chi riceve.
Dopo la forma in て di un verbo, あげる, くれる e もらう presentano un'azione come un favore e ne indicano la direzione. Usa 〜てあげる quando qualcuno fa qualcosa per un'altra persona, 〜てくれる quando qualcuno lo fa per te o per una persona del tuo gruppo, e 〜てもらう quando il ricevente presenta il favore dal proprio punto di vista.
Per desiderare una cosa o una persona, si usa normalmente [nome] が欲しい: 新しいパソコンが欲しいです, «voglio un computer nuovo». Per dire che si desidera un'azione da parte di qualcuno, si usa [persona] に + verbo in forma て + ほしい: 友達に来てほしいです, «vorrei che venisse un amico». 欲しい si comporta come un aggettivo in い, quindi diventa 欲しくない al negativo e 欲しかった al passato.
Per riferire un'informazione appresa da altri, si mette そうです dopo una frase in forma piana: 明日は雨だそうです significa «Ho sentito che domani pioverà» o «A quanto pare, domani pioverà». Con nomi e aggettivi in な, al presente affermativo, bisogna mantenere だ: 便利だそうです. Questa costruzione non va confusa con il そう di apparenza, formato invece a partire dalla radice: おいしいそうです «dicono che sia buono», ma おいしそうです «sembra buono».
Il suffisso そう si unisce alla base di un verbo o di un aggettivo per esprimere un'impressione ricavata da ciò che si osserva: おいしそうです «sembra buono», 雨が降りそうです «sembra che stia per piovere». Con un nome si usa そうな, mentre per descrivere il modo in cui si compie un'azione si usa そうに.
ように collega un risultato desiderato all'azione che serve a raggiungerlo: 忘れないように書きます significa «lo scrivo per non dimenticarlo». Serve anche per dire «nel modo in cui» o «come»: 先生が言ったように («come ha detto l'insegnante») e 鳥のように飛ぶ («volare come un uccello»). Per iniziare, conviene ricordare tre modelli: verbo potenziale + ように, verbo in ない + ように e nome + のように.
B1 (21)
La forma potenziale esprime ciò che una persona sa o riesce a fare e ciò che una situazione rende possibile: 書く diventa 書ける, «poter scrivere», mentre 食べる diventa 食べられる, «poter mangiare». I verbi irregolari sono する → できる e 来る → 来られる. Una volta creata, la forma potenziale si coniuga come un verbo ichidan: 話せる, 話せない, 話せた, 話せなかった.
Il passivo giapponese si forma aggiungendo れる o られる alla base del verbo: 書く → 書かれる, 食べる → 食べられる. Chi compie l’azione è normalmente indicato da に, mentre chi o ciò che la riceve diventa il punto di vista della frase. A differenza dell’italiano, questa forma può anche sottolineare che una persona è stata coinvolta o danneggiata da un evento.
La forma causativa (使役形, しえきけい) presenta qualcuno come la persona che fa sì che un'altra compia un'azione. Una stessa forma può corrispondere sia a «far fare» sia a «lasciar fare»: 食べさせる può voler dire «far mangiare» oppure «lasciar mangiare», a seconda del contesto. In genere si forma con 〜(さ)せる.
La forma causativo-passiva (使役受身形, しえきうけみけい) presenta una persona come destinataria di un'imposizione: 飲まされました significa «sono stato costretto a bere». Si forma unendo causativo e passivo, ma con i verbi godan si usa spesso una forma contratta, come 待たされる invece di 待たせられる. Di solito comunica fastidio, mancanza di scelta o un'esperienza subita.
La forma in ば presenta una condizione dalla quale dipende un risultato: 安ければ買います significa «Se costa poco, lo compro». Con i verbi godan si porta l'ultima sillaba alla serie in -e e si aggiunge ば; con gli ichidan si sostituisce る con れば. Gli aggettivi in い cambiano い in ければ.
なら presenta un fatto, un progetto o un tema come premessa: “se è così”, “se si tratta di…”, “quanto a…”. Si unisce alla forma piana di verbi e aggettivi, oppure direttamente a nomi e aggettivi in な: 日本に行くなら (“se vai in Giappone”), 暇なら (“se sei libero”), 車なら (“se si tratta dell’auto”). È particolarmente naturale quando si riprende qualcosa appena detto e si aggiunge un consiglio, una valutazione o un’informazione pertinente.
La struttura forma piana non passata + と presenta ciò che segue come conseguenza regolare, naturale o prevedibile: 春になると、桜が咲きます significa «Quando arriva la primavera, fioriscono i ciliegi». Si usa anche per istruzioni e scoperte, ma di norma non per esprimere nella seconda parte una decisione occasionale, un invito, un ordine o una richiesta.
La forma imperativa giapponese, 命令形(めいれいけい), esprime un ordine diretto: 書け «scrivi!», 食べろ «mangia!». Il divieto si forma invece con la forma del dizionario seguita da な: 触るな «non toccare!». Sono forme forti, adatte soprattutto a emergenze, sport, slogan, segnaletica e ordini impartiti dall’alto; in una normale conversazione possono risultare aggressive.
La forma volitiva giapponese esprime soprattutto una proposta, un invito o la volontà del parlante: 行こう può voler dire «andiamo» oppure, secondo il contesto, «andrò, ho deciso di andare». Con i verbi godan si porta la sillaba finale alla serie in o e si aggiunge う; con gli ichidan si toglie る e si aggiunge よう. Il corrispondente cortese è ~ましょう.
Per dire «penso di fare» o «ho intenzione di fare», in giapponese si usa la forma volitiva del verbo seguita da と思う: 行こうと思います, «penso di andare». ようと思っています presenta invece l’intenzione come un progetto già maturato e ancora valido: 日本で働こうと思っています, «sto pensando di lavorare in Giappone».
Per comunicare un'intenzione già abbastanza definita, si mette つもり dopo la forma piana del verbo: 行くつもりです significa «ho intenzione di andare». Per la negazione si può usare 行かないつもりです («intendo non andare») oppure 行くつもりはありません («non ho alcuna intenzione di andare»), in genere più categorico.
In giapponese はず indica ciò che, in base a informazioni o ragionamenti, ci si aspetta sia vero: 彼は来るはずです significa «Dovrebbe venire». Si collega alla forma piana, ma con nomi e aggettivi in な servono rispettivamente の e な. La negazione cambia significato a seconda della sua posizione: 来ないはず è «mi aspetto che non venga», mentre 来るはずがない è «è impossibile che venga».
らしい ha due usi principali. Dopo una frase indica una conclusione fondata su informazioni o indizi esterni: 明日は雨らしい significa «A quanto pare, domani pioverà». Dopo un nome può invece significare «tipico di» o «proprio di»: 彼女らしい選択 è «una scelta tipica di lei».
ようだ e みたいだ indicano che qualcosa sembra vero oppure che una cosa assomiglia a un'altra. Si costruiscono dopo una forma piana: 雨が降るようです «sembra che pioverà»; 彼は疲れているみたいです «sembra stanco». ようだ è neutro e adatto anche alla lingua curata, mentre みたいだ è più colloquiale.
Il 敬語(けいご), keigo, è il sistema con cui il giapponese esprime rispetto e distanza sociale. Le tre categorie di base sono 尊敬語(そんけいご), che valorizza le azioni dell'altra persona, 謙譲語(けんじょうご), che presenta con modestia le azioni proprie o del proprio gruppo, e 丁寧語(ていねいご), che rende cortese il tono verso chi ascolta. La scelta dipende soprattutto da chi compie l'azione, a chi è rivolta e in quale situazione si parla.
Il 尊敬語(そんけいご) eleva la persona di cui si parla presentando con rispetto le sue azioni. Si forma spesso con お/ご + base del verbo + になる, ma diversi verbi frequenti hanno forme speciali: per esempio, 行く・来る・いる → いらっしゃる, 言う → おっしゃる e 見る → ご覧になる. Non serve a rendere più importante chi parla: per le proprie azioni, di norma, si usa invece il linguaggio umile.
Il 謙譲語(けんじょうご)presenta con modestia un'azione compiuta da chi parla o dal suo gruppo, così da mostrare rispetto verso la persona coinvolta: 先生に伺います significa «andrò dal professore / chiederò al professore» in forma umile. Si forma spesso con お/ご + base del verbo + する, ma molti verbi comuni hanno forme speciali come 参る、申す、伺う、拝見する. Non va usato per “abbassare” l'azione dell'interlocutore.
のに collega due fatti in contrasto e segnala che il secondo è inatteso, deludente o contrario alle aspettative: 薬を飲んだのに、まだ熱があります significa «Anche se ho preso la medicina, ho ancora la febbre». Si unisce normalmente alla forma piana; dopo un nome o un aggettivo in な si usa なのに.
Sia から sia ので collegano una causa alla sua conseguenza. から presenta il motivo in modo più diretto e spesso personale; ので lo offre come circostanza di sfondo e rende spiegazioni, richieste e rifiuti più morbidi. La struttura fondamentale è motivo + から/ので + conseguenza.
La particella し collega due o più motivi, fatti o caratteristiche con il senso di «e poi», «inoltre» o «tra l'altro»: 安いし、おいしいし、この店が好きです significa «Costa poco, si mangia bene e quindi questo locale mi piace». Può comparire anche una sola volta: in tal caso spesso lascia intendere che esistono altre ragioni non dette.
ために collega due idee e può indicare sia uno scopo sia una causa. Con un verbo alla forma dizionario o con nome + の, spesso significa «per, allo scopo di»: 日本語を学ぶために日本に来ました, «Sono venuto in Giappone per studiare giapponese». Quando presenta un fatto già avvenuto o una situazione che produce un risultato, significa invece «a causa di, poiché»: 台風のために電車が止まりました, «Il treno si è fermato a causa del tifone».
B2 (14)
Il passivo indiretto presenta una persona come indirettamente colpita dall'azione o dall'evento espresso dal verbo: 私は彼女に泣かれた significa che lei ha pianto e che questo ha messo me in difficoltà. La persona coinvolta è il tema o il soggetto, chi compie l'azione è segnato da に, e il verbo va al passivo. Spesso la costruzione comunica disagio, danno o una situazione non voluta, perciò non va tradotta parola per parola con un passivo italiano.
In giapponese la forma causativa può indicare sia un obbligo sia un permesso: il valore permissivo corrisponde a «lasciare che qualcuno faccia» o «permettere a qualcuno di fare». Il contesto è decisivo, ma forme come 〜させてくれる, 〜させてもらう e 〜させてください rendono esplicita l'idea di ricevere o chiedere il permesso. La particella に favorisce spesso la lettura permissiva, ma non costituisce da sola una regola infallibile.
Dopo un verbo, ところ colloca l'azione in un punto molto preciso del suo svolgimento. La forma del verbo indica quale punto: 食べるところ «sto per mangiare», 食べているところ «sono nel mezzo di mangiare», 食べたところ «ho appena finito di mangiare». Non descrive quindi soltanto il tempo verbale, ma mette a fuoco l'istante immediatamente prima, durante o dopo l'azione.
ばかり presenta qualcosa come limitato a un solo elemento, appena avvenuto oppure aggiunto a un primo fatto: 来たばかり «essere appena arrivato», 遊んでばかりいる «non fare altro che divertirsi», 日本語ばかりでなく、中国語も «non solo il giapponese, ma anche il cinese». La forma che precede ばかり determina il significato: forma in た, forma in て, nome o forma piana non sono intercambiabili.
ようにする presenta un comportamento come frutto di una scelta, di uno sforzo o di un accorgimento: 毎日歩くようにしています, «cerco di camminare ogni giorno». ようになる descrive invece il cambiamento che ne risulta o che avviene col tempo: 毎日歩くようになりました, «ho preso l'abitudine di camminare ogni giorno». Con un verbo alla forma potenziale, ようになる indica spesso una capacità acquisita: 読めるようになりました, «ho imparato a leggere».
Il sostantivo わけ indica una «ragione» o una conclusione comprensibile, ma in quattro costruzioni molto comuni assume funzioni precise: わけだ trae una conclusione, わけがない esclude una possibilità, わけではない corregge una generalizzazione e わけにはいかない esprime ciò che non si può fare per ragioni morali, sociali o pratiche. La forma che precede わけ cambia in base a verbo, aggettivo o nome.
In fine di frase, もの e il colloquiale もん possono presentare una spiegazione con il tono di «è che…» o «perché, sai…». La stessa base compare però in costruzioni distinte: ものだ esprime ciò che è normale o doveroso, ものか respinge energicamente un'idea e ものなら introduce un'ipotesi difficile o provocatoria. Non conviene quindi attribuire a もの un'unica traduzione italiana.
Dopo un verbo, こと trasforma un'azione in un fatto o in una scelta di cui si può parlare. Le quattro costruzioni centrali sono ことにする «decidere di», ことになる «essere stabilito / risultare», ことはない «non c'è bisogno di» e ことだ «conviene / si dovrebbe». La differenza decisiva fra le prime due è il punto di vista: する presenta una decisione come propria, なる come risultato di circostanze o decisioni più ampie.
Si aggiunge しまう alla forma in て di un verbo: 食べてしまう. La costruzione presenta l'azione come conclusa del tutto oppure come un fatto indesiderato, involontario o motivo di rammarico; è il contesto a stabilire la sfumatura. Nel parlato informale, てしまう diventa spesso ちゃう, mentre でしまう diventa じゃう.
La costruzione verbo in forma て + おく indica che si compie intenzionalmente un'azione in vista di un momento successivo, oppure che si lascia qualcosa in un certo stato: 予約しておく «prenotare in anticipo», 窓を開けておく «lasciare la finestra aperta». Nel parlato informale si contrae spesso in とく dopo て e in どく dopo で: 予約しとく, 読んどく.
Per dire «provare a fare qualcosa e vedere come va», in giapponese si mette il verbo nella forma in て e si aggiunge みる: 食べる → 食べてみる, «provare ad assaggiare». È みる a cambiare tempo e registro, mentre la forma in て rimane invariata: 食べてみた «ho provato ad assaggiare», 食べてみます «proverò ad assaggiare».
Dopo la forma in て, いく presenta un'azione che si allontana da un punto di riferimento o prosegue da quel punto in avanti; くる presenta invece un'azione che si avvicina al riferimento o che si è sviluppata fino a raggiungerlo. Perciò 持っていく significa «portare via/là», 持ってくる «portare qui», 勉強していく «continuare a studiare d'ora in poi» e 勉強してきた «aver studiato fino a oggi».
Le costruzioni 〜ていただく e お/ご〜いただく presentano l'azione dell'altra persona come un favore ricevuto: ご説明いただけますか significa «Potrebbe darci una spiegazione?». Con 〜させていただく, invece, chi parla presenta la propria azione come svolta con il permesso o grazie alla disponibilità altrui. Sono forme centrali nel giapponese formale, ma risultano naturali solo se la prospettiva del favore, del permesso e dei ruoli è coerente.
Per dire «quando», 時(とき) è la scelta generale e neutra; 際(さい) presenta un evento come una circostanza precisa ed è frequente in avvisi, istruzioni e comunicazioni formali; 折(おり) è più letterario e cortese e tratta il momento come un'occasione. In italiano spesso tutti e tre corrispondono a «quando», «nel momento in cui» o «in occasione di», ma in giapponese non sono intercambiabili in ogni contesto.
C1 (10)
Le forme べし, ごとし, たり e なり appartengono alla lingua classica o a registri letterari e solenni. Nel giapponese contemporaneo compaiono soprattutto in citazioni, proverbi, titoli, formule cristallizzate e prosa volutamente elevata; per usarle bene occorre riconoscerne anche le forme flesse, come べき, ごとく, たる e なる.
Il である体 è uno stile espositivo in cui nomi e aggettivi in な terminano tipicamente in である, mentre verbi e aggettivi in い mantengono le rispettive forme piane: 調査する, 正しい. Si incontra soprattutto in saggi, relazioni, testi accademici e spiegazioni formali. Non basta sostituire ogni です con である: occorre mantenere coerenti le forme di fine frase e scegliere costruzioni scritte come における e に関して quando sono davvero adatte.
Le particelle composte (複合助詞, fukugō joshi) sono espressioni formate da più elementi che, insieme, indicano rapporti come ambito, destinatario, argomento, mezzo, punto di vista o base documentaria. Non basta tradurle con una singola preposizione italiana: bisogna scegliere la forma in base al rapporto logico, per esempio について «riguardo a», にとって «dal punto di vista di» e をもとに «sulla base di».
Le forme ものの、つつ、ながらも introducono soprattutto un contrasto, mentre すなわち riformula con precisione, いわば presenta un paragone approssimativo e とはいえ ridimensiona ciò che si è appena ammesso. Non sono sinonimi intercambiabili: oltre al significato cambia anche il registro, spesso più sorvegliato e scritto rispetto a connettivi comuni come のに e けど.
In giapponese, parole di origine nominale come ところ, 上, 限り, 以上 e 反面 possono racchiudere un fatto, un ambito o una situazione e collegarli a una conclusione. Non sono intercambiabili: esprimono rispettivamente un punto di osservazione, un ambito, un limite, una premessa vincolante o il rovescio della medaglia.
Le forme ではないか, てならない, ずにはいられない e といったところだ non aggiungono soltanto un significato alla frase: mostrano anche come chi parla valuta ciò che dice. Servono, rispettivamente, a proporre una conclusione o una domanda retorica, esprimere un sentimento incontrollabile, dire che non si riesce a trattenersi dal fare qualcosa e formulare una stima approssimativa.
Per riferire un'informazione senza presentarla come esperienza diretta, il giapponese colloca il contenuto prima della particella di citazione と e sceglie una chiusura adatta alla fonte: ということだ per una notizia ricevuta o una conclusione, とのことだ per un messaggio attribuito a qualcuno, と伝えられている per ciò che viene tramandato o riportato. A differenza dell'italiano, il verbo della frase riferita non subisce automaticamente una «consecutio temporum»: tempo, persona e parole come 明日 dipendono dal punto di vista adottato.
Il giapponese avanzato non esprime ogni «se» nello stesso modo. ようものなら presenta un'eventualità estrema dalle conseguenze temute; としたら/とすれば assume provvisoriamente un'ipotesi; ないことには indica una condizione preliminare indispensabile; 限り fissa un limite entro il quale una conclusione resta valida. La scelta dipende quindi dal rapporto logico e dall'atteggiamento di chi parla, non soltanto dal tempo del verbo.
Nel giapponese professionale una richiesta efficace non viene soltanto resa «più cortese»: viene presentata tenendo conto del tempo, dello sforzo e della posizione dell'interlocutore. Formule come 恐れ入りますが e 恐縮ですが preparano la richiesta, mentre ご検討のほど e 〜いただければ幸いです ne attenuano la conclusione. La scelta dipende dal rapporto tra le persone, dal peso della richiesta e dal mezzo usato.
Il giapponese delle notizie separa con cura fatti accertati, informazioni attribuite a una fonte e valutazioni ancora incerte. Forme come ことが分かった presentano una scoperta, という riporta un'informazione e とみられている/ものとみられる esprimono una conclusione prudente; nei titoli, inoltre, particelle e verbi prevedibili vengono spesso omessi.
C2 (8)
Nel giapponese classico, ず e ぬ possono esprimere la negazione, し può collegare al nome un fatto passato, けり presenta un passato narrato o una presa di coscienza e らむ formula una congettura su ciò che avviene nel presente. Queste forme non sono normali sostituti dello stile moderno: servono soprattutto per leggere opere antiche, proverbi, citazioni e formulazioni volutamente solenni.
In giapponese, 倒置 (tōchi, inversione), 体言止め (taigendome, chiusura nominale), 反語 (hango, domanda retorica) e 対句 (tsuiku, parallelismo) modificano l'ordine, la chiusura o il ritmo della frase per mettere in rilievo un'idea. Non sono semplici ornamenti: guidano l'attenzione, suggeriscono un giudizio e danno al testo una cadenza precisa. A livello C2 è essenziale soprattutto riconoscerne l'effetto nel contesto, prima ancora di riprodurle.
I dialetti giapponesi, 方言(ほうげん), non si riducono a un accento diverso: possono cambiare negazione, copula, particelle finali, lessico e intonazione. Per orientarsi, conviene ricondurre una forma regionale a una funzione dello standard: per esempio, il kansai 行かへん corrisponde a 行かない, il tōhoku 行くべ può corrispondere a 行くだろう/行こう e il kyūshū 行くばい presenta l'affermazione con particolare forza. Queste sono famiglie di varietà interne, non sistemi uniformi validi in ogni località.
Lo stile accademico giapponese combina normalmente il である体, cioè lo stile piano formale, con una struttura argomentativa esplicita, citazioni riconoscibili e affermazioni calibrate in base alle prove. Formule come 本稿では〜を検討する, 〜と考えられる e 以上の結果から〜と言える non servono a rendere il testo inutilmente difficile: indicano con precisione scopo, grado di certezza e rapporto tra dati e conclusioni.
Il giapponese giuridico esprime obblighi, facoltà, eccezioni e rinvii con formule molto stabili: ものとする stabilisce una regola, ことができる attribuisce una facoltà, この限りでない introduce un'eccezione, 妨げない conserva un diritto e 準ずる rinvia a una disciplina analoga. Per capirle non basta tradurre parola per parola: occorre individuare chi è soggetto alla norma, quale azione è richiesta o consentita e fin dove si estende la disposizione.
Nella prosa letteraria giapponese lo stile nasce soprattutto da punto di vista, alternanza tra forme in ~た e forme non passate, grado di esplicitazione e ritmo della frase. Omissioni, frasi nominali, ripetizioni e bruschi cambi di lunghezza non sono necessariamente incompletezze: possono avvicinare il lettore a una coscienza, rallentare una scena o lasciare un'impressione sospesa. A livello C2 occorre riconoscere l'effetto prodotto da queste scelte, non soltanto decifrarne la grammatica.
Espressioni come 虫がいい, 腹が立つ, 目が高い e 口が堅い non si interpretano sommando il significato letterale delle singole parole. Funzionano come unità convenzionali: occorre imparare insieme significato, particella, forma usata davanti a un nome e situazione comunicativa. A livello C2, la vera difficoltà non è capirle, ma scegliere quella che esprime con precisione valutazione, emozione o rapporto con l'interlocutore.
In giapponese il significato comunicato non coincide sempre con quello letterale: una frase come ちょっと難しいですね («è un po’ difficile») può essere una valutazione sincera, ma in un invito o in una trattativa spesso equivale a un rifiuto. Per interpretarla occorre combinare parole, intonazione, silenzi, rapporto tra le persone e possibilità concrete di continuare la conversazione; nessuna formula, presa da sola, ha un significato nascosto automatico.
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