Grammatica tedesco
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A1 (36)
In tedesco il soggetto espresso da un pronome usa il nominativo: ich, du, er, sie, es, wir, ihr, sie, Sie. A differenza dell’italiano, normalmente non si può omettere: «Sono stanco» diventa Ich bin müde, con ich obbligatorio. Sie con la maiuscola è la forma di cortesia e vuole il verbo al plurale.
Al nominativo, l'articolo determinativo tedesco è der con un sostantivo maschile, die con uno femminile, das con uno neutro e die con tutti i plurali. Il nominativo segnala soprattutto il soggetto, cioè la persona o la cosa di cui si dice qualcosa: Der Mann wartet, Die Frau arbeitet, Das Kind spielt. Conviene imparare ogni sostantivo insieme all'articolo, perché il genere tedesco non si può ricavare in modo affidabile da quello italiano.
Al nominativo, l'articolo indeterminativo tedesco è ein con i nomi maschili e neutri, eine con i nomi femminili; al plurale non esiste: ein Hund, ein Kind, eine Katze, ma semplicemente Kinder. Per negare un nome si usa spesso kein: kein al maschile e al neutro, keine al femminile e al plurale.
Il verbo tedesco sein significa soprattutto essere ed è irregolare: ich bin, du bist, er/sie/es ist, wir sind, ihr seid, sie/Sie sind. Serve per dire chi o che cosa è qualcuno, com'è, dov'è e da dove viene: Ich bin Ärztin, Das ist schön, Wir sind in Berlin.
Haben significa soprattutto “avere”. Al presente le forme sono habe, hast, hat, haben, habt, haben: le irregolarità da ricordare sono du hast ed er/sie/es hat, senza b. In tedesco il soggetto va normalmente espresso: Ich habe Zeit, non semplicemente Habe Zeit.
Per coniugare un verbo regolare tedesco al presente, si toglie -en dall'infinito e si aggiungono le desinenze -e, -st, -t, -en, -t, -en: machen → ich mache, du machst, er macht. Alcune radici richiedono un adattamento ortografico, come arbeiten → du arbeitest, ma il meccanismo di base non cambia.
Alcuni verbi tedeschi cambiano la vocale della radice soltanto con du e er/sie/es al presente: sprechen → du sprichst, lesen → sie liest, fahren → er fährt. Le altre persone conservano la vocale dell'infinito: ich spreche, wir lesen, sie fahren. Il cambio va imparato insieme a ogni verbo, perché non tutti i verbi con la stessa vocale lo presentano.
L’accusativo indica spesso il complemento oggetto diretto, cioè la persona o la cosa su cui ricade direttamente l’azione. Con gli articoli, al livello base cambia visibilmente solo il maschile singolare: der → den ed ein → einen; femminile, neutro e plurale mantengono la stessa forma del nominativo.
Quando un pronome è l’oggetto diretto di un verbo tedesco, va normalmente all’accusativo: Er sieht mich («Lui vede me»), Ich liebe dich («Ti amo»). Le forme fondamentali sono mich, dich, ihn, sie, es, uns, euch, sie, Sie. Rispetto all’italiano, il pronome tedesco si colloca di solito dopo il verbo coniugato e la sua forma può dipendere anche dal genere grammaticale della parola che sostituisce.
In tedesco si usa kein davanti a un sostantivo che, in una frase affermativa, avrebbe ein/eine oppure nessun articolo: Ich habe ein Auto → Ich habe kein Auto. Si usa invece nicht per negare un verbo, un aggettivo, un avverbio, un complemento o un sostantivo già determinato: Ich komme nicht, Das ist nicht teuer, Das ist nicht mein Auto.
Nella frase principale tedesca il verbo coniugato occupa la seconda posizione: Ich trinke Kaffee e Heute trinke ich Kaffee. “Seconda posizione” significa secondo elemento della frase, non necessariamente seconda parola. Se al primo posto compare il tempo, il luogo o un altro elemento, il soggetto viene di solito dopo il verbo.
Per fare una domanda a cui si può rispondere con ja o nein, in tedesco si mette normalmente il verbo coniugato al primo posto, seguito dal soggetto: Du kommst morgen. → Kommst du morgen? Non serve aggiungere un verbo ausiliare: la forma verbale già presente passa semplicemente davanti al soggetto.
Nelle domande tedesche con una parola interrogativa, la struttura di base è parola interrogativa + verbo coniugato + soggetto: Wo wohnst du? («Dove abiti?»). Se la parola interrogativa è già il soggetto, non se ne aggiunge un altro: Wer kommt? («Chi viene?»).
Können esprime soprattutto capacità o possibilità, mentre müssen esprime una necessità: Ich kann schwimmen («So nuotare»), Ich muss arbeiten («Devo lavorare»). Il verbo modale si coniuga e occupa la normale posizione del verbo; l'altro verbo resta all'infinito (la forma non coniugata, come kommen o lernen) e va in fondo alla frase.
Wollen esprime una volontà o un'intenzione decisa, mögen indica che qualcosa o qualcuno piace, mentre möchten serve per dire «vorrei» in modo cortese. Con un altro verbo, la forma coniugata occupa il normale posto del verbo e l'infinito va in fondo: Ich möchte heute zu Hause bleiben («Oggi vorrei restare a casa»).
In tedesco il possessivo si costruisce in due passaggi: la base (mein, dein, sein, ihr, unser, euer, ihr, Ihr) indica chi possiede, mentre la desinenza dipende dal genere, dal numero e dal caso del nome che segue. Al nominativo, per esempio, si dice mein Bruder, meine Schwester, mein Kind, meine Freunde. A differenza dell’italiano, davanti al possessivo non si mette normalmente un altro articolo.
Dopo sein («essere») e werden («diventare»), l'aggettivo tedesco resta nella sua forma base, senza desinenze: Das Wetter ist schön e Die Tage werden länger. Non cambia in base al genere, al numero o al caso del soggetto: si dice Er ist müde, Sie ist müde e Sie sind müde.
Le preposizioni tedesche in, an, auf, bei, nach, zu, aus e von indicano dove si trova qualcuno, verso dove va o da dove viene. La scelta dipende dal tipo di luogo e dal significato: nach Berlin, ma in die Schweiz; bei meiner Freundin, ma zu meiner Freundin. Con in, an e auf, in genere la posizione richiede il dativo e la destinazione l’accusativo.
In tedesco si usa um con l'ora, am con giorni e date e im con mesi, stagioni e periodi più lunghi: um acht Uhr, am Montag, im Sommer. Von … bis delimita un intervallo, seit indica un'azione iniziata nel passato e ancora in corso, mentre vor e nach significano rispettivamente «prima/fa» e «dopo».
In tedesco, da 21 a 99 si dice prima l'unità e poi la decina: einundzwanzig corrisponde a 21, letteralmente «uno e venti». Nell'ora colloquiale halb drei significa «le due e mezza», perché indica la mezz'ora che precede le tre. Giorni e mesi sono sostantivi e quindi iniziano con la maiuscola: Montag, Mai.
In una frase principale tedesca, il verbo separabile si divide: la parte coniugata occupa la normale posizione del verbo, mentre il prefisso va alla fine. Da aufstehen si ottiene quindi Ich stehe früh auf, «Mi alzo presto». Nell'infinito, invece, le due parti restano unite: Ich muss früh aufstehen.
L'imperativo tedesco cambia secondo la persona a cui ci si rivolge: Komm! con du, Kommt! con ihr e Kommen Sie! nella forma di cortesia. Con du e ihr il pronome normalmente scompare; con Sie, invece, resta e segue il verbo. Nei verbi separabili la particella va in fondo: Mach die Tür zu!
Und, aber, oder, denn e sondern collegano parole, gruppi di parole o due frasi sullo stesso piano. Quando uniscono due frasi principali, non occupano una posizione nella struttura della seconda frase: il verbo coniugato resta quindi al secondo posto, come in Ich lerne, aber er arbeitet.
La costruzione es gibt + accusativo indica che qualcosa esiste, è presente o è disponibile: Es gibt einen Park significa «C’è un parco». La forma gibt non cambia al plurale: sia «c’è» sia «ci sono» si rendono con es gibt. Nelle domande si inverte l’ordine: Gibt es ...?
In tedesco si mette gern accanto a un verbo per dire che si fa qualcosa volentieri o che piace farla: Ich lese gern significa «Mi piace leggere». Lieber indica una preferenza tra possibilità, mentre am liebsten esprime ciò che piace più di tutto: Ich trinke lieber Tee; am liebsten trinke ich Kräutertee.
Quando chi compie un'azione la rivolge verso sé stesso, il tedesco usa mich, dich, sich, uns, euch, sich: Ich wasche mich («Mi lavo»). Il pronome cambia secondo il soggetto; sich vale solo per la terza persona e per la forma di cortesia Sie. Nella frase principale viene normalmente dopo il verbo coniugato.
Gli avverbi di tempo indicano quando o con quale frequenza accade qualcosa: heute significa “oggi”, morgen “domani”, immer “sempre” e nie “mai”. Se uno di questi avverbi apre una frase principale, il verbo coniugato rimane al secondo posto: Morgen gehe ich ins Büro, non Morgen ich gehe.
In tedesco non esiste un'unica desinenza del plurale: un sostantivo può prendere -e, -(e)n, -er, -s, non cambiare desinenza e, in alcuni casi, modificare anche la vocale con l'umlaut: Buch → Bücher, Frau → Frauen, Auto → Autos. Le tendenze aiutano, ma il metodo più sicuro è imparare ogni sostantivo insieme all'articolo e alla forma plurale: das Buch, die Bücher.
Dürfen indica che qualcosa è permesso; con nicht esprime un divieto: Du darfst gehen significa «Puoi andare», mentre Du darfst nicht gehen significa «Non puoi andare / Non ti è permesso andare». Sollen indica invece un compito, un consiglio o un’aspettativa che viene da un’altra persona: Du sollst mehr schlafen significa «Dovresti dormire di più» oppure «Devi dormire di più», secondo il contesto.
Le forme dieser, diese, dieses indicano una persona o una cosa precisa e corrispondono in genere a questo, questa, questi, queste. Jener, jene, jenes esprime invece distanza, come quello, ma nel tedesco quotidiano è meno comune. La desinenza cambia secondo genere, numero e caso: dieser Mann, dieses Buch, mit dieser Frau.
In tedesco ogni sostantivo ha un genere grammaticale: maschile, femminile o neutro. Al nominativo singolare si riconosce spesso dall’articolo determinativo: der per il maschile, die per il femminile, das per il neutro. Poiché il genere non si può sempre prevedere, conviene imparare ogni parola insieme al suo articolo: non solo Tisch, ma der Tisch.
Nei verbi tedeschi con be-, emp-, ent-, er-, ge-, miss-, ver- o zer-, il prefisso resta unito al verbo: ich verstehe, Verstehst du?, weil ich verstehe. Anche il participio passato non inserisce ge-: besucht, non gebesucht; verstanden, non geverstanden.
Gli avverbi di luogo indicano dove si trova qualcosa: hier «qui», dort/da «lì, là», oben «in alto», unten «in basso», links «a sinistra» e rechts «a destra». Per indicare un movimento verso una direzione, spesso si aggiunge nach: nach links «verso sinistra», nach draußen «verso l'esterno». Queste parole non cambiano forma.
In tedesco Sie significa «Lei» oppure «voi» in un rapporto formale e si scrive sempre con la maiuscola. Il verbo, però, non va alla terza persona singolare come con l'italiano Lei: usa la stessa forma di sie «loro», cioè la terza persona plurale: Wie heißen Sie?, «Come si chiama?».
Werden significa soprattutto “diventare” o “cominciare a essere”: Ich werde müde vuol dire “Mi sto stancando”. Al presente ha forme irregolari al singolare: ich werde, du wirst, er/sie/es wird; al plurale troviamo wir werden, ihr werdet, sie/Sie werden. Le stesse forme servono più avanti anche per costruire il futuro e il passivo, ma a livello A1 conviene imparare prima l’idea di cambiamento.
Il verbo wissen significa “sapere” nel senso di possedere un’informazione o conoscere un fatto: Ich weiß es (“Lo so”). Al presente è irregolare al singolare — ich weiß, du weißt, er/sie/es weiß — mentre al plurale conserva le forme wir wissen, ihr wisst, sie/Sie wissen. Per persone, luoghi e cose con cui si ha familiarità, invece, di solito si usa kennen.
A2 (16)
Per parlare di un fatto passato, il tedesco usa molto spesso haben al presente + Partizip II: Ich habe gearbeitet («Ho lavorato»). Nella frase principale la forma di haben occupa la posizione del verbo coniugato, mentre il participio va in fondo. Haben è l’ausiliare normale per la maggior parte dei verbi; un gruppo più ristretto forma invece il Perfekt con sein.
Nel Perfekt, un gruppo importante di verbi forma il passato con il presente di sein più il Partizip II: Ich bin gegangen, «sono andato». In generale si usa sein con verbi intransitivi che indicano uno spostamento verso un'altra destinazione o un cambiamento di stato; anche bleiben, sein e werden lo richiedono. Il participio non cambia mai in base al genere o al numero.
Il Partizip II (il participio passato tedesco) dei verbi regolari segue di solito lo schema ge- + radice + -t: machen → gemacht. I verbi forti terminano spesso in -en e possono cambiare vocale: schreiben → geschrieben. Con un prefisso inseparabile o con i verbi in -ieren, invece, non si aggiunge ge-: verstehen → verstanden, studieren → studiert.
Al dativo, l’articolo determinativo diventa dem al maschile e al neutro, der al femminile e den al plurale; l’indeterminativo diventa einem, einer, einem. Il dativo segnala spesso il destinatario di un’azione, ma è richiesto anche da alcuni verbi e preposizioni: per scegliere bene non basta quindi tradurre la preposizione italiana a.
I pronomi personali al dativo indicano spesso la persona a cui è destinato qualcosa o che beneficia, prova o subisce l'effetto di un'azione: Ich gebe dir das Geld significa «Ti do il denaro». Le forme da imparare sono mir, dir, ihm, ihr, ihm, uns, euch, ihnen, Ihnen. Il dativo, però, non corrisponde sempre all'italiano «a qualcuno»: lo richiedono anche determinati verbi e preposizioni.
In tedesco alcuni verbi richiedono che la persona coinvolta sia al dativo: Ich helfe dir, Das gehört mir, Der Film gefällt ihr. Con helfen e danken la differenza rispetto all’italiano è soprattutto grammaticale; con gefallen, schmecken, gehören e passen bisogna anche capire bene chi è il soggetto della frase.
Le nove Wechselpräpositionen — an, auf, hinter, in, neben, über, unter, vor, zwischen — reggono l’accusativo quando indicano una destinazione o il passaggio a una nuova relazione spaziale (Wohin?, «verso dove?»), e il dativo quando indicano il luogo in cui qualcosa si trova o avviene (Wo?, «dove?»). Per esempio: Ich lege das Buch auf den Tisch («metto il libro sul tavolo»), ma Das Buch liegt auf dem Tisch («il libro è sul tavolo»).
Dopo un articolo determinativo come der, die, das, l’aggettivo tedesco prende quasi sempre -e oppure -en: der große Mann, mit dem neuen Auto. La regola pratica è semplice: si usa -e in cinque caselle — tutto il nominativo singolare e l’accusativo femminile e neutro — e -en in tutte le altre.
Quando un aggettivo tedesco precede un nome dopo ein, eine, kein o un possessivo come mein, deve ricevere una desinenza. La regola essenziale è: -er in ein großer Mann, -es in ein großes Haus, -e in eine große Stadt; nella maggior parte delle altre forme si usa -en. La desinenza dipende da genere, numero e caso del nome.
Weil introduce una causa e significa «perché»; dass introduce il contenuto di un pensiero, di un'affermazione o di un fatto e corrisponde spesso a «che». In entrambe le subordinate il verbo coniugato va in fondo: Ich bleibe zu Hause, weil ich krank bin; Ich weiß, dass er kommt. La subordinata è separata dalla frase principale con una virgola.
Wenn significa «se» quando introduce una condizione e «quando/ogni volta che» in molti contesti temporali; ob significa «se» nel senso di «se sì oppure no» e introduce una domanda indiretta. Entrambe aprono una frase subordinata e mandano il verbo coniugato in fondo: Wenn ich Zeit habe, komme ich; Ich weiß nicht, ob er kommt.
In tedesco il comparativo si forma di solito aggiungendo -er all'aggettivo o all'avverbio: schnell → schneller. Per confrontare due termini diversi si usa als: Mia ist schneller als Leo («Mia è più veloce di Leo»). Alcune parole cambiano vocale o hanno una forma irregolare, per esempio groß → größer e gut → besser.
Il superlativo tedesco ha due costruzioni fondamentali: am + aggettivo in -sten quando l'aggettivo non precede un nome (Dieses Auto fährt am schnellsten, «Quest'auto va più veloce di tutte») e articolo + aggettivo in -(e)st- con una desinenza davanti a un nome (das schnellste Auto, «l'auto più veloce»). Alcune parole molto comuni cambiano anche la radice: gut → am besten, hoch → am höchsten.
In tedesco durch, für, gegen, ohne e um vogliono sempre l'accusativo: durch den Park, für dich, ohne einen Termin. Anche bis ed entlang rientrano in questo gruppo, ma hanno costruzioni particolari: bis nächsten Montag e den Fluss entlang. La differenza si vede soprattutto al maschile singolare, dove der/ein diventano den/einen.
Le preposizioni aus, bei, mit, nach, seit, von, zu, gegenüber e außer reggono normalmente il dativo: la parola che segue deve quindi assumere la forma richiesta da questo caso. La regola essenziale è stabile: mit dem Zug, bei meiner Schwester, seit einem Jahr. La difficoltà maggiore non è scegliere il caso, ma capire quale preposizione corrisponde davvero all'italiano a, da, con, di o in.
In tedesco i numeri ordinali si formano in genere con -t- da 1 a 19 e con -st- da 20 in poi: vierte, neunzehnte, zwanzigste. Poiché si comportano come aggettivi, ricevono anche una desinenza che dipende da articolo, genere, numero e caso: der zweite Mai, am zweiten Mai, mein zweites Auto. Le forme iniziali da ricordare sono soprattutto erste, dritte e siebte.
B1 (17)
Nel passato tedesco, sein («essere») diventa war e haben («avere») diventa hatte: Ich war müde significa «Ero stanco», mentre Ich hatte keine Zeit significa «Non avevo tempo». A differenza di molti altri verbi, queste forme del Präteritum sono normalissime anche nella conversazione quotidiana, oltre che nello scritto.
Nel passato, i verbi modali tedeschi si usano molto spesso al Präteritum: ich konnte, du musstest, wir wollten. Il verbo modale coniugato occupa la normale posizione del verbo, mentre l’infinito (la forma base, come kommen o arbeiten) va in fondo: Ich konnte nicht kommen. Nella conversazione questa costruzione è spesso più naturale del Perfekt.
Il Präteritum dei verbi regolari si forma aggiungendo alla radice le desinenze -te, -test, -te, -ten, -tet, -ten: ich machte, du machtest, wir machten. Si usa soprattutto nei testi scritti e nelle narrazioni; nella conversazione quotidiana, con la maggior parte di questi verbi, è più comune il Perfekt: ich habe gemacht.
Nel Präteritum i verbi forti tedeschi cambiano spesso la vocale della radice e non aggiungono il suffisso -te: gehen → ging, schreiben → schrieb, finden → fand. La prima e la terza persona singolare non hanno desinenza (ich ging, er ging), mentre le altre persone seguono un gruppo stabile di desinenze. Queste forme sono indispensabili soprattutto nella narrazione scritta; nel parlato quotidiano, per molti verbi si preferisce il Perfekt.
Il Futur I si forma con il presente di werden e l’infinito (la forma base del verbo) alla fine della frase: Ich werde morgen kommen, «Verrò domani». Indica il futuro, ma nel tedesco quotidiano il presente è spesso più naturale quando il momento è già chiaro. Il Futur I serve anche per fare una supposizione sul presente: Er wird wohl schlafen, «Probabilmente starà dormendo».
Il genitivo (Genitiv) è il caso (cioè la forma assunta da articoli, aggettivi e talvolta nomi secondo la loro funzione) che esprime soprattutto appartenenza: das Auto meines Vaters, «l'auto di mio padre». Compare inoltre dopo preposizioni come wegen, trotz, während e statt. Al maschile e al neutro singolare l'articolo diventa normalmente des e il nome prende -s o -es; al femminile e al plurale l'articolo è der.
Una proposizione relativa aggiunge informazioni su una persona o una cosa già nominata: Der Mann, der dort steht, ist mein Lehrer. Il pronome relativo concorda nel genere e nel numero con il nome a cui si riferisce, ma prende il caso richiesto dalla propria funzione nella relativa. Come negli altri periodi subordinati tedeschi, il verbo coniugato va in fondo e la relativa è separata da virgole.
Il tedesco usa würde + infinito per parlare di situazioni ipotetiche, esprimere desideri e formulare richieste con cortesia: Ich würde gern kommen significa «Verrei volentieri». Würde si coniuga, mentre il verbo che porta il significato resta all'infinito e va normalmente in fondo alla frase.
Wäre è il Konjunktiv II di sein («essere»), mentre hätte è il Konjunktiv II di haben («avere»). Servono soprattutto per parlare di situazioni immaginate o contrarie alla realtà — Wenn ich mehr Zeit hätte, wäre ich entspannter — e ich hätte gern... è una formula comunissima per chiedere qualcosa con cortesia.
Il Passiv im Präsens si forma con werden al presente + Partizip II: Die Tür wird geöffnet («La porta viene aperta»). L'attenzione va sulla persona o sulla cosa che subisce l'azione; chi la compie può non essere nominato oppure può essere introdotto soprattutto da von + dativo.
In tedesco molti verbi, aggettivi e nomi introducono un Infinitiv mit zu: Ich versuche, Deutsch zu lernen («Cerco di imparare il tedesco»). Zu precede l'infinito, ma entra nel mezzo dei verbi separabili: aufzustehen. Non si usa invece dopo i verbi modali: Ich muss gehen, non ich muss zu gehen.
Il pronome riflessivo va spesso al dativo quando la frase contiene già un oggetto diretto all'accusativo: Ich wasche mir die Hände («Mi lavo le mani»). Le forme sono mir, dir, sich, uns, euch, sich; rispetto all'accusativo, cambiano visibilmente solo la prima e la seconda persona singolare: mich → mir e dich → dir. Questo schema ricorre soprattutto con parti del corpo, vestiti, acquisti fatti per sé ed espressioni come sich etwas merken.
Nel tedesco formale, il Konjunktiv I segnala che si stanno riportando parole o informazioni attribuite a qualcun altro: Er sagt, er sei krank («Dice di essere malato»). Le forme più importanti a livello B1 sono la terza persona singolare, soprattutto sei, habe e le forme in -e come komme. Il Konjunktiv I riferisce l'affermazione senza presentarla automaticamente come vera o falsa.
Obwohl introduce una subordinata e manda il verbo coniugato alla fine: Obwohl es regnet, gehe ich spazieren. Trotzdem è invece un avverbio e compare in una frase principale, dove il verbo coniugato resta in seconda posizione: Es regnet. Trotzdem gehe ich spazieren. Entrambi segnalano che il risultato si verifica nonostante un fatto che sembrerebbe ostacolarlo.
Le congiunzioni als, wenn, bevor, nachdem, während, bis, seit e sobald collegano due fatti precisando quando avvengono. Introducono una proposizione subordinata, cioè una parte della frase che dipende da un'altra: in questa subordinata il verbo coniugato va normalmente alla fine. Per tradurre l'italiano quando bisogna soprattutto distinguere als, per un fatto unico nel passato, da wenn, per presente, futuro e fatti ripetuti.
Per esprimere uno scopo, il tedesco usa normalmente um … zu + infinito quando il soggetto delle due azioni è lo stesso: Ich spare, um ein Auto zu kaufen. Se invece le due azioni hanno soggetti diversi, si usa damit + frase subordinata, con il verbo coniugato alla fine: Ich spare, damit meine Tochter studieren kann.
Nella N-Deklination, alcuni sostantivi maschili aggiungono -n o -en in ogni caso del singolare tranne il nominativo: der Junge, ma den Jungen, dem Jungen, des Jungen. La modifica riguarda il sostantivo, non soltanto l'articolo, ed è obbligatoria anche quando la desinenza non si sente molto nel parlato veloce.
B2 (12)
Il Plusquamperfekt presenta un fatto già concluso prima di un altro momento passato: Ich hatte schon gegessen, als er kam significa «Avevo già mangiato quando è arrivato». Si forma con hatte o war più il Partizip II (participio passato): hatte gegessen, war gegangen. La scelta fra haben e sein è la stessa del Perfekt.
Per presentare un'azione passata dal punto di vista di chi o ciò che la subisce, il tedesco usa soprattutto wurde + Partizip II al Präteritum e sein + Partizip II + worden al Perfekt: Das Haus wurde gebaut oppure Das Haus ist gebaut worden. Nel Perfekt del passivo si usa worden, non geworden.
Il Konjunktiv II passato presenta come irreale, mancata o soltanto immaginata una situazione anteriore: Ich hätte das nicht gemacht significa «Non l'avrei fatto». La struttura fondamentale è hätte/wäre + Partizip II: si sceglie hätte o wäre come si sceglierebbe haben o sein nel Perfekt.
Per presentare una condizione immaginaria o contraria ai fatti, il tedesco usa il Konjunktiv II sia nella condizione sia nella conseguenza: Wenn ich Zeit hätte, würde ich dir helfen. Per un passato ormai non modificabile usa hätte/wäre + participio passato: Wenn ich das gewusst hätte, wäre ich gekommen. Togliendo wenn, la forma verbale va all'inizio: Hätte ich Zeit, würde ich dir helfen.
Il Futur II presenta un'azione come già conclusa entro un momento futuro oppure esprime una supposizione su un fatto passato. Si forma con werden coniugato + Partizip II + haben/sein all'infinito: Bis morgen werde ich alles erledigt haben («Entro domani avrò sbrigato tutto»); Er wird schon angekommen sein («Sarà già arrivato»).
Il Partizip I si forma, di regola, aggiungendo -d all'infinito: schlafen → schlafend. Davanti a un nome funziona come un aggettivo e riceve quindi la normale desinenza aggettivale: das schlafende Kind, mit einem schlafenden Kind. Esprime soprattutto un'azione attiva e contemporanea: das schlafende Kind equivale a das Kind, das schläft.
Il Partizip II (il participio usato anche nei tempi composti, come geschrieben o geöffnet) può stare davanti a un nome e funzionare da aggettivo: die geöffnete Tür, «la porta aperta». In questa posizione riceve le normali desinenze dell'aggettivo, determinate da genere, numero, caso e articolo: ein geöffneter Laden, mit einer geöffneten Tür, die geöffneten Fenster.
In tedesco un participio con tutte le sue espansioni può stare tra l'articolo e il nome: der in Berlin lebende Mann, «l'uomo che vive a Berlino». L'intero gruppo precede il nome, mentre solo il participio, posto alla fine del gruppo, riceve la desinenza dell'aggettivo. È una struttura frequente soprattutto nello scritto formale; nel parlato, spesso si preferisce una frase relativa.
Con lassen + infinito si può dire che qualcuno fa eseguire un'azione oppure permette che avvenga: Ich lasse das Auto reparieren significa «faccio riparare l'auto», mentre Ich lasse die Kinder spielen può significare «lascio giocare i bambini». Il verbo lassen si coniuga, l'altro verbo resta all'infinito senza zu e, nella frase principale, va normalmente in fondo.
In tedesco un infinito usato come sostantivo si scrive con la maiuscola ed è normalmente neutro: lesen → das Lesen. Anche aggettivi e participi possono diventare sostantivi, ma conservano le desinenze dell'aggettivo: das Schöne, ein Reisender, die Angestellten. Articolo, desinenza e caso cambiano secondo la funzione nella frase.
Il Zustandspassiv, o passivo di stato, descrive la condizione che risulta da un'azione e si forma con sein + Partizip II: Die Tür ist geschlossen significa «La porta è chiusa». Il contrasto fondamentale è con werden + Partizip II, che presenta invece l'azione o il suo svolgimento: Die Tür wird geschlossen, «La porta viene chiusa».
Per descrivere un'impressione che non si presenta come un fatto certo, il tedesco usa spesso als ob o als wenn con il Konjunktiv II: Er tut, als ob er nichts wüsste («Si comporta come se non sapesse nulla»). Dopo als ob/als wenn il verbo coniugato va in fondo; con il solo als, invece, viene subito dopo la congiunzione: Sie sieht aus, als wäre sie krank.
C1 (10)
Il Konjunktiv I serve soprattutto a riportare parole o affermazioni senza presentarle direttamente come proprie: Sie sagt, sie sei müde («Dice di essere stanca»). Si forma di norma dal tema dell'infinito con le desinenze -e, -est, -e, -en, -et, -en. Se una forma coincide con l'indicativo, spesso si ricorre al Konjunktiv II o a würde + infinito per rendere riconoscibile il discorso indiretto.
Il tedesco non deve sempre ricorrere a werden + participio per presentare un'azione dal punto di vista di chi o di ciò che la subisce. Può usare man quando l'agente è generico, sich lassen + infinito per una possibilità, sein + zu + infinito per una possibilità o una necessità e aggettivi come lösbar o verständlich per indicare una proprietà. La scelta dipende soprattutto dal significato e dal registro: queste forme non sono intercambiabili in ogni frase.
Nel loro uso soggettivo, i verbi modali tedeschi non indicano un obbligo o una capacità, ma la valutazione di chi parla: Er muss krank sein significa «Deve essere malato», cioè «quasi certamente è malato». La scelta fra muss, dürfte, kann/könnte, soll e will comunica quanto l'ipotesi sembri probabile oppure da quale fonte provenga.
Nella narrazione scritta tedesca, il Präteritum è il tempo di base con cui si raccontano eventi, azioni e stati passati: Er stand auf und verließ das Zimmer. A differenza dell’italiano, non corrisponde soltanto al passato remoto: secondo il contesto può rendere anche ciò che in italiano esprimeremmo con l’imperfetto. Un racconto ben costruito alterna il Präteritum con il Plusquamperfekt per i fatti anteriori e, quando serve, con presente, discorso diretto e altri tempi.
Un Funktionsverbgefüge è un'espressione relativamente fissa formata da un nome e da un verbo dal significato attenuato: etwas in Betracht ziehen equivale, in sostanza, a etwas berücksichtigen, cioè «prendere qualcosa in considerazione». Queste costruzioni sono frequenti nel tedesco formale, professionale e accademico. Vanno imparate come unità complete, con preposizione, articolo, caso e verbo corretti.
Le Nomen-Verb-Verbindungen sono abbinamenti convenzionali tra un nome e un verbo: in tedesco si dice eine Entscheidung treffen («prendere una decisione»), Kritik üben («criticare, muovere una critica») e einen Antrag stellen («presentare una domanda»). Per usarle bene non basta conoscere le due parole: conviene memorizzare l'intero blocco, compresi articolo, caso grammaticale e preposizione.
I connettori indem, zumal, sofern, insofern … als e anstatt dass introducono una subordinata e mandano il verbo coniugato in fondo; infolgedessen, invece, è un avverbio connettivo e occupa una posizione nella frase principale, seguito subito dal verbo. Non sono sinonimi: esprimono rispettivamente mezzo, motivo aggiuntivo, condizione, validità limitata, alternativa non realizzata e conseguenza.
Quando davanti al nome non c’è un articolo, l’aggettivo tedesco deve indicare con la propria desinenza genere, numero e caso: kalter Kaffee, frisches Brot, mit großer Freude. Si parla perciò di declinazione forte. Le desinenze ricordano in gran parte quelle di der, die, das, ma al genitivo maschile e neutro si usa normalmente -en.
In tedesco un infinito sostantivato si scrive con la maiuscola ed è neutro: lesen diventa das Lesen. Se l'azione ha un complemento, questo può accompagnare il sostantivo: l'oggetto diretto diventa di norma un gruppo al genitivo (das Lesen des Buches), mentre una preposizione richiesta dal verbo rimane (das Warten auf den Bus).
Nel Perfekt, un verbo modale seguito da un altro verbo non usa il normale participio passato, ma resta all’infinito: Ich habe das nicht machen können. I due infiniti si dispongono alla fine, prima il verbo che esprime l’azione e poi il modale; nelle subordinate l’ausiliare coniugato li precede: …, weil ich das nicht habe machen können.
C2 (8)
Lo stile letterario elevato tedesco combina forme ancora vive ma solenni, come i verbi che reggono il genitivo, con forme ormai arcaiche, come ward, e con un ordine delle parole marcato per ritmo o rilievo. Non è un sistema separato dalla grammatica comune: nella maggior parte dei casi rispetta ancora il verbo in seconda posizione, ma sceglie costruzioni rare nella conversazione. A livello C2 è essenziale soprattutto saperne valutare epoca, tono ed effetto, senza imitare indiscriminatamente ogni forma incontrata nei classici.
La Amts- und Rechtssprache concentra molte informazioni in nomi composti e nominalizzazioni, evita spesso di nominare chi agisce e ricorre a formule fisse come hiermit, gemäß e bei Nichtbeachtung. Per comprenderla conviene ricostruire ogni periodo in forma verbale: individuare chi deve fare che cosa, entro quale termine, a quali condizioni e con quali conseguenze. Non è un'unica varietà uniforme: una lettera di un ufficio, una sentenza, un contratto e una legge condividono alcuni tratti, ma hanno scopi e convenzioni diversi.
La Wissenschaftssprache tedesca presenta tesi e risultati in modo preciso, verificabile e proporzionato alle prove. Ricorre spesso a formulazioni prudenti come dürfte o lässt vermuten, a costruzioni impersonali, a nominalizzazioni ben controllate e a formule chiare per attribuire un'affermazione a una fonte. Non significa, però, rendere ogni frase lunga, passiva o astratta.
Le Modalpartikeln non descrivono i fatti, ma segnalano come chi parla presenta un enunciato: ovvio, inatteso, probabile, concessivo, rassicurante o condiviso con l'interlocutore. Parole come doch, ja, wohl, eben, halt, schon, mal ed eigentlich non hanno una traduzione italiana fissa: per interpretarle bisogna considerare insieme tipo di frase, intonazione, contesto e combinazione con altre particelle.
In tedesco l’ordine delle parole non è libero in senso assoluto: il verbo coniugato mantiene il suo posto strutturale, mentre altri elementi possono essere spostati per indicare il tema (ciò di cui si parla) o il fuoco (l’informazione messa in rilievo). In una principale, portare un elemento all’inizio fa comunque scattare la regola del verbo al secondo posto: Dieses Buch habe ich gelesen, non Dieses Buch ich habe gelesen. L’effetto preciso dipende anche dal contesto e dall’accento pronunciato.
Un periodo tedesco complesso può contenere più subordinate, anche una dentro l'altra. Per non perdere il filo, occorre riconoscere la frase reggente, chiudere ogni subordinata con il suo gruppo verbale e delimitare con le virgole relative e incisi: Ich weiß, dass er, obwohl er müde war, weiterarbeitete. La complessità efficace non nasce dalla lunghezza, ma da rapporti logici chiari.
In tedesco non basta costruire una frase corretta: forma, lessico e tono devono essere adatti alla situazione. Sie, formule indirette e lessico preciso segnalano spesso distanza o formalità; contrazioni come kriegste, particelle come mal e parole come krass appartengono invece a usi più colloquiali. Non esistono però confini rigidi: contano il rapporto tra le persone, il mezzo usato e l'effetto che si vuole ottenere.
Un idioma tedesco va imparato come un'unità: non basta tradurne le singole parole, perché forma, significato e tono funzionano insieme. Per usarlo bene occorre sapere anche quali elementi possono cambiare, quale caso grammaticale richiede e in quali situazioni suona naturale: Das ist nicht das Gelbe vom Ei esprime una critica moderata, mentre ins Gras beißen è un modo colloquiale e brusco per dire «morire».
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