Grammatica norvegese

Esplora 78 concetti grammaticali — dal livello base all'avanzato.

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A1 (31)

Pronomi personali soggetto in norvegesePersonlige Pronomen

In norvegese i pronomi personali soggetto sono jeg, du, han, hun, den, det, vi, dere, de. A differenza dell’italiano, di solito il soggetto va espresso, perché il verbo mantiene la stessa forma con tutte le persone: jeg snakker, du snakker, de snakker. Den e det si usano soprattutto per cose e animali e dipendono dal genere grammaticale del nome; han e hun indicano normalmente persone.

I tre generi dei sostantivi in norvegeseSubstantivets Kjønn

Nel norvegese bokmål ogni sostantivo ha un genere grammaticale: maschile con en, femminile con ei oppure neutro con et: en bil, ei jente, et hus. Il femminile può anche essere trattato come maschile nello standard scritto, perciò sono possibili sia ei bok – boka sia en bok – boken. Conviene imparare ogni parola insieme al suo articolo.

La forma definita in norvegese: l’articolo suffissoBestemt Form

In norvegese l’equivalente dell’articolo determinativo italiano (il, lo, la, i, gli, le) si attacca normalmente alla fine del sostantivo: en bil → bilen, ei jente → jenta, et hus → huset. Al plurale la terminazione più comune è -ene: biler → bilene. Il genere decide la forma del singolare, mentre al plurale non c’è distinzione tra maschile, femminile e neutro.

Formazione del plurale in norvegeseFlertall

In norvegese bokmål, molti sostantivi formano il plurale indefinito con -er: en bil → biler. Se il sostantivo termina in -e non accentata, di solito perde la -e e prende -er, cioè in pratica si aggiunge solo -r: ei jente → jenter. I neutri di una sola sillaba normalmente non cambiano: et hus → hus; esistono inoltre forme da imparare a memoria, come en mann → menn.

Il verbo «være» in norvegeseVerbet Være

Være significa soprattutto «essere» e, in molti contesti, anche «stare». È irregolare, ma ha un grande vantaggio: usa la stessa forma con tutte le persone, er al presente e var al passato. Si dice quindi jeg er, du er, vi er e, al passato, jeg var, de var.

Il verbo norvegese *ha* («avere»)Verbet Ha

In norvegese bokmål, ha significa soprattutto «avere»: al presente diventa har, al passato hadde e al participio passato hatt. La forma non cambia in base alla persona: jeg har, du har, vi har. Oltre a indicare il possesso, ha compare in molte espressioni quotidiane e funziona da ausiliare nei tempi composti.

Il presente in norvegese (presens)Presens

Nel norvegese bokmål il presente, chiamato presens, si forma di solito aggiungendo -r all'infinito: å snakke → snakker, å bo → bor. La stessa forma vale per tutte le persone: jeg snakker, du snakker, vi snakker. Alcuni verbi molto comuni, come å være → er e å gjøre → gjør, hanno invece una forma da imparare a memoria.

Concordanza degli aggettivi in norvegeseAdjektivets Bøying

In norvegese Bokmål l'aggettivo ha di solito tre forme fondamentali: la forma base con i nomi maschili e femminili, -t con i neutri singolari e -e al plurale e nelle espressioni definite. Si dice quindi en stor bil, et stort hus, store biler e den store bilen. Alcuni aggettivi sono invariabili o hanno forme irregolari, ma questo schema copre la maggior parte dei casi quotidiani.

Ordine delle parole in norvegeseOrdstilling

Nelle frasi dichiarative principali norvegesi, il verbo coniugato occupa il secondo posto: questa è la regola V2. Il “posto” indica un blocco della frase, non necessariamente una singola parola. Se si mette all’inizio i dag («oggi»), il verbo viene subito dopo e precede il soggetto: I dag spiser jeg frokost.

La negazione con *ikke* in norvegeseNektelse med Ikke

Nella frase principale norvegese, ikke («non») viene normalmente dopo il verbo coniugato: Jeg forstår ikke («Non capisco»). Nella frase subordinata viene invece prima del verbo coniugato: fordi jeg ikke forstår («perché non capisco»). Per iniziare basta ricordare questa opposizione: principale = verbo + ikke; subordinata = ikke + verbo.

Le domande in norvegeseSpørsmål

Nelle domande a cui si risponde sì o no, il norvegese mette normalmente il verbo coniugato prima del soggetto: Du snakker norsk diventa Snakker du norsk? Nelle domande con una parola interrogativa, l’ordine più comune è parola interrogativa + verbo + soggetto: Hvor bor du? («Dove abiti?»). Se però la parola interrogativa è essa stessa il soggetto, non si aggiunge un altro soggetto: Hvem kommer? («Chi viene?»).

I possessivi in norvegeseEiendomspronomen

Il possessivo norvegese concorda con la cosa posseduta, non con chi la possiede: min bil «la mia auto», mitt hus «la mia casa», mine venner «i miei amici». Nel norvegese quotidiano viene spesso dopo un sostantivo in forma definita: bilen min, huset mitt, vennene mine. Davanti al sostantivo è comunque corretto, ma tende a mettere più in risalto il possessivo: min bil «la mia auto, non un'altra».

Le preposizioni di base in norvegesePreposisjoner

Le preposizioni norvegesi più utili all’inizio sono i “in”, på “su/a”, til “a/verso”, fra “da”, med “con”, for “per”, av “di/da” e om “di/su”. Non esiste però una corrispondenza fissa con le preposizioni italiane: si dice i Norge ma på skolen, til Oslo ma fra Oslo. Conviene quindi imparare ogni preposizione dentro una frase completa.

Numeri, date e ore in norvegeseTall og Tid

In norvegese i numeri composti sotto il cento si scrivono di norma in una sola parola: tjueen «ventuno», førtito «quarantadue». Per dire l'ora si usa spesso klokka; attenzione soprattutto a halv fire, che indica le tre e mezza, cioè mezz'ora prima delle quattro. Giorni e mesi hanno l'iniziale minuscola: på mandag, i mai.

I verbi modali in norvegeseModale Verb

In norvegese kan, vil, skal, må, får e bør esprimono capacità, volontà, intenzione, necessità, permesso o consiglio. Sono seguiti dall’infinito (la forma base del verbo) senza _å_: Jeg kan svømme, non Jeg kan å svømme. La forma del modale non cambia in base alla persona: jeg kan, du kan, vi kan.

I dimostrativi in norvegesePekende Pronomen

Per indicare qualcosa di vicino, il norvegese usa denne con i nomi maschili e femminili, dette con i neutri e disse al plurale. Per qualcosa di più lontano usa rispettivamente den, det e de. Davanti a un nome, il dimostrativo richiede normalmente la forma definita del nome: denne boka («questo libro»), non denne bok.

L'articolo indeterminativo in norvegeseUbestemt Artikkel

In norvegese bokmål l'articolo indeterminativo singolare precede il nome: en per il maschile, ei per il femminile ed et per il neutro. Al plurale non esiste un articolo equivalente a dei/degli/delle: si usa il nome senza articolo oppure noen quando si vuole dire “alcuni”, “alcune” o, in certi contesti, “qualche”.

L’infinito con å in norvegeseInfinitiv med Å

In norvegese bokmål, å introduce normalmente un verbo all’infinito: å lese significa «leggere» e Jeg prøver å lese significa «Cerco di leggere». Dopo i verbi modali, invece, l’infinito si usa senza å: Jeg kan lese («So leggere»). La parola å è una marca grammaticale, non una desinenza del verbo, e nello scritto non va confusa con og, «e».

La costruzione *det er* in norvegeseDet er

In norvegese det er corrisponde spesso sia a c’è sia a ci sono: Det er en katt i hagen significa «C’è un gatto in giardino», mentre Det er mange mennesker her significa «Ci sono molte persone qui». La forma non cambia con il singolare o il plurale; al passato si usa det var. Nelle domande si inverte l’ordine: Er det ...?

Le congiunzioni di base in norvegeseGrunnleggende Konjunksjoner

Le congiunzioni coordinanti norvegesi og (e), men (ma), eller (o), for (poiché, perché) e så (quindi) collegano parole, gruppi di parole o frasi dello stesso livello. Quando uniscono due frasi principali, la congiunzione non provoca da sola l'inversione: si dice Det regnet, så vi ble hjemme, con il soggetto vi prima del verbo ble.

Le classi dei verbi regolari in norvegeseRegelrette Verb

In norvegese bokmål i verbi regolari, detti anche verbi deboli, formano il passato aggiungendo una desinenza, senza cambiare la vocale della radice. I quattro schemi fondamentali sono -et/-et (snakket–snakket), -te/-t (kjøpte–kjøpt), -de/-d (levde–levd) e -dde/-dd (bodde–bodd, trodde–trodd). La forma è uguale con tutte le persone.

Il soggetto formale «det» in norvegeseFormelt Subjekt Det

In norvegese una frase completa richiede normalmente un soggetto espresso, anche quando non indica una persona o una cosa concreta. Per questo si usa det nelle frasi sul meteo, sull’ora, sul giorno e in molte espressioni impersonali: Det regner «Piove», Det er kaldt «Fa freddo», Det er fredag «È venerdì». In italiano il soggetto spesso non compare; in norvegese det non va omesso.

I verbi irregolari comuni in norvegeseVanlige Uregelrette Verb

Alcuni verbi norvegesi molto frequenti cambiano vocale o forma nel passato: gå – gikk – gått, se – så – sett, komme – kom – kommet, si – sa – sagt. La forma verbale non cambia in base alla persona: jeg gikk, du gikk, vi gikk. Conviene quindi imparare ogni verbo come una piccola serie di forme, non tentare di ricavare il passato con una regola unica.

La doppia determinazione in norvegeseDobbel Bestemmelse

Quando un aggettivo precede un nome definito, il norvegese Bokmål marca normalmente la definitezza due volte: den/det/de + aggettivo in forma definita + nome definito. Si dice quindi den store bilen (“la macchina grande”), det lille huset (“la casa piccola”) e de gamle bilene (“le vecchie macchine”). Per iniziare, basta rendere automatico questo schema; le eccezioni stilistiche possono aspettare.

Esprimere gusti e preferenze in norvegeseÅ Like og Å Foretrekke

In norvegese si usa soprattutto liker per dire che qualcosa piace: Jeg liker kaffe significa «Mi piace il caffè». La persona che prova il gusto è il soggetto della frase, come in «io amo», non il complemento come nell’italiano «mi piace». Per esprimere intensità o una scelta più precisa si usano anche elsker («adorare»), foretrekker («preferire») e synes om («apprezzare, avere una buona opinione di»).

Gli avverbi di luogo in norvegese: *her*, *hit*, *hjemme* e *hjem*Stedsadverb

In norvegese molti avverbi di luogo distinguono la posizione dalla direzione: Jeg er hjemme significa «Sono a casa», mentre Jeg går hjem significa «Vado a casa». La regola essenziale è: usa hjemme, inne, ute, oppe, nede per dire dove si trova o avviene qualcosa; usa hjem, inn, ut, opp, ned per indicare verso dove si muove qualcuno o qualcosa. Anche her/der («qui/lì») hanno le forme direzionali hit/dit («fin qui/fin lì»).

Saluti ed espressioni di base in norvegeseHilsener og Grunnleggende Uttrykk

Per salutare in quasi ogni situazione basta hei; per congedarti usa ha det e per ringraziare takk. Unnskyld serve sia a richiamare cortesemente l'attenzione sia a chiedere scusa. Le formule legate al momento della giornata, come god morgen e god kveld, esistono, ma nella conversazione quotidiana hei è spesso la scelta più naturale.

I numeri ordinali in norvegeseOrdenstall

I numeri ordinali indicano una posizione in una serie: første «primo», andre «secondo», tredje «terzo», fjerde «quarto». In norvegese bokmål si usano soprattutto nelle date, nei piani degli edifici e nelle sequenze; davanti a un nome specifico compaiono spesso nella costruzione den/det/de + ordinale + nome determinativo, come den første dagen «il primo giorno».

Esprimere bisogno e desiderio in norvegeseÅ Ha Behov for

Per dire che serve qualcosa, in norvegese si usa soprattutto trenge: Jeg trenger hjelp («Ho bisogno di aiuto»). Ha behov for esprime un bisogno in modo più esplicito e talvolta più formale, mentre ha lyst på + nome e ha lyst til å + verbo indicano un desiderio: Jeg har lyst på kaffe; Jeg har lyst til å reise.

I verbi in -s in norvegeseS-verb

Alcuni verbi norvegesi terminano in -s già nella loro forma di dizionario: møtes significa «incontrarsi», mentre synes, finnes e lykkes significano rispettivamente «pensare/ritenere», «esistere» e «riuscire». La -s può esprimere reciprocità, ma in molti verbi fa semplicemente parte della parola: conviene quindi imparare ogni verbo insieme al suo significato e alle sue forme principali.

På o i per indicare un luogo in norvegesePå eller I

Con città, paesi e spazi percepiti come “interni” si usa spesso i: i Oslo, i Norge, i byen. Con molti luoghi legati a un'attività o a una funzione si usa spesso på: på skolen, på jobben. Alcune combinazioni sono però espressioni fisse: conviene imparare la preposizione insieme al luogo, per esempio på landet «in campagna».

A2 (10)

Il preteritum in norvegesePreteritum

Il preteritum è il tempo passato semplice del norvegese: Jeg snakket med ham significa «Ho parlato con lui». Ha una sola forma per tutte le persone; i verbi deboli prendono di solito -et, -te, -de o -dde, mentre i verbi forti cambiano spesso la vocale della radice: gå → gikk, «andare → andai/sono andato». Si usa per fatti, situazioni e abitudini collocati in un periodo passato concluso.

Il perfetto in norvegese (perfektum)Perfektum

Il perfektum norvegese si forma con har + participio passato: Jeg har spist («Ho mangiato»). Si usa soprattutto quando un fatto passato ha un risultato nel presente, quando si parla di esperienze senza indicare un momento concluso o quando una situazione iniziata nel passato continua ancora. Con un tempo passato preciso e concluso, come i går («ieri»), di norma si usa invece il preteritum.

I verbi riflessivi in norvegeseRefleksive Verb

Un verbo riflessivo indica che l'azione ricade sul soggetto: Jeg vasker meg significa «Mi lavo». Il pronome cambia secondo la persona — meg, deg, seg, oss, dere, seg — e, a differenza dell'italiano, normalmente si scrive come parola separata dopo il verbo: Hun føler seg trøtt, «Si sente stanca».

Pronomi oggetto in norvegeseObjektspronomen

In norvegese i pronomi oggetto sono meg, deg, ham/henne/den/det, oss, dere, dem. Di norma seguono il verbo: Hun ser meg significa «Lei mi vede». La stessa forma può indicare sia l'oggetto diretto sia quello indiretto e si usa anche dopo una preposizione: til meg («a me»), med dem («con loro»).

Le proposizioni subordinate in norvegeseLeddsetninger

Una proposizione subordinata norvegese comincia spesso con una congiunzione e segue, nel modello di base, l’ordine congiunzione + soggetto + avverbio + verbo finito. La differenza più visibile rispetto alla principale è la posizione di ikke: Jeg kommer ikke («Non vengo»), ma fordi jeg ikke kommer («perché non vengo»).

La comparazione degli aggettivi in norvegeseKomparasjon

In norvegese molti aggettivi formano il comparativo con -ere e il superlativo con -est: rask – raskere – raskest («veloce – più veloce – il più veloce»). Gli aggettivi lunghi usano spesso mer e mest, mentre alcune parole molto comuni hanno forme irregolari, come god – bedre – best. Per introdurre il secondo termine di paragone si usa enn: eldre enn meg («più grande di me» riferito all’età).

Il genitivo con -s in norvegeseGenitiv

Per indicare possesso o appartenenza, il norvegese mette prima il possessore, gli aggiunge -s e colloca subito dopo ciò che è posseduto: Annas bok significa «il libro di Anna». Normalmente non si usa l’apostrofo e il secondo nome non prende l’articolo determinativo: guttens hund, non guttens hunden. Se il possessore termina già in -s, -x o -z, si aggiunge invece soltanto un apostrofo: Lars' sykkel.

Le espressioni temporali in norvegeseTidsuttrykk

In norvegese la preposizione cambia il modo in cui si colloca un fatto nel tempo: om to timer significa «fra due ore», for to timer siden «due ore fa» e i to timer «per due ore». Per i momenti vicini si usano inoltre espressioni fisse come i går (ieri), i dag (oggi), i morgen (domani) e om litt (fra poco).

Quantità e partitivi in norvegeseMengdeuttrykk

Con un nome non numerabile si usano soprattutto litt e mye: litt vann, mye kaffe. Con un nome numerabile al plurale si usano noen e mange: noen bøker, mange mennesker. Nok significa «abbastanza», mentre for davanti a un aggettivo, un avverbio o un quantificatore esprime un eccesso: varm nok, for dyrt, for mange biler.

I verbi modali al passato in norvegeseModale Verb i Preteritum

I quattro modali fondamentali al preterito sono kunne, ville, skulle e måtte. Sono invariabili per persona e, di norma, sono seguiti da un infinito senza å: Jeg kunne ikke komme («Non potevo venire»). Attenzione soprattutto a skulle, perché può indicare un programma o un dovere nel passato, mentre skulle ha + participio passato esprime spesso qualcosa che si sarebbe dovuto fare ma non è stato fatto.

B1 (12)

Il futuro in norvegeseFuturum

Il norvegese non ha una desinenza verbale specifica equivalente a forme italiane come partirò. Per parlare del futuro sceglie soprattutto tra skal + infinito per programmi e intenzioni, kommer til å + infinito per sviluppi previsti, vil + infinito per previsioni, e il presente quando il momento futuro è già chiaro: Vi drar neste uke («Partiamo la settimana prossima»).

Il pluskvamperfektum in norvegesePluskvamperfektum

Il pluskvamperfektum presenta un fatto già concluso prima di un altro momento passato: Da vi kom, hadde de gått («Quando siamo arrivati, se n'erano già andati»). Si forma sempre con hadde + participio passato; hadde non cambia con la persona e il participio non concorda con il soggetto.

Il condizionale in norvegeseKondisjonalis

In norvegese il condizionale si esprime soprattutto con ville + infinito senza å: Jeg ville komme significa «verrei» oppure, secondo il contesto, «sarei venuto in seguito». Nelle ipotesi è comune la struttura hvis + preterito, seguita da ville + infinito: Hvis jeg hadde tid, ville jeg komme («Se avessi tempo, verrei»). Per parlare di un risultato irreale nel passato si usa ville ha + participio passato: ville ha kommet («sarebbe venuto»).

L’imperativo in norvegese (imperativ)Imperativ

In norvegese l’imperativo si forma di solito togliendo la -e finale dell’infinito: å snakke → snakk!, å lese → les!. La forma non cambia in base al numero di persone a cui ci si rivolge; per un divieto si mette normalmente ikke davanti: Ikke gå! Per una richiesta più cortese sono molto comuni le domande con kan du o kunne du seguite dall’infinito senza å.

Le frasi relative in norvegeseRelativsetninger

In norvegese som collega un nome a una frase che lo descrive e vale, senza cambiare forma, per persone, animali e cose: mannen som bor her («l'uomo che abita qui»). Se som è il complemento oggetto (la persona o la cosa su cui ricade l'azione), spesso si può omettere: boka (som) jeg leste. Se invece è il soggetto, deve rimanere.

Il passivo in *-s* in norvegeseS-passiv

Il norvegese può formare il passivo aggiungendo -s al verbo: bygge → bygges, selge → selges. Questa forma è particolarmente comune per procedure, regole, avvisi e azioni presentate senza dare importanza a chi le compie: Døra stenges kl. 22 significa «La porta si chiude / viene chiusa alle 22». Per raccontare un singolo evento passato si usa normalmente bli + participio passato: Bilen ble solgt i går.

Formazione e posizione degli avverbi norvegesiAdverb

Molti avverbi di modo norvegesi derivano da un aggettivo con la desinenza -t: rask «rapido» → raskt «rapidamente». Gli avverbi come alltid, aldri, ofte e ikke si collocano normalmente dopo il verbo finito nella proposizione principale, ma prima del verbo finito nella subordinata: Jeg har alltid bodd her / …at jeg aldri glemmer. Questa inversione non riguarda automaticamente tutti gli avverbi di modo, luogo e tempo.

Le costruzioni impersonali in norvegeseUpersonlige Konstruksjoner

Per parlare di persone in generale, il norvegese usa spesso man come soggetto: Man kan ikke like alle («Non si può provare simpatia per tutti»). Quando invece conta l’azione e non chi la compie, sono comuni det + verbo passivo in -s, come Det sies at … («Si dice che …»), e varie espressioni fisse con det.

I verbi con particella in norvegesePartikelverb

Un partikkelverb unisce un verbo a una particella breve, spesso un avverbio come opp, ut, inn, av o på: stå opp significa «alzarsi» e slå av «spegnere». La particella è normalmente accentata nel parlato e può dare all'insieme un significato diverso da quello del verbo da solo. Con un pronome oggetto non accentato, l'ordine tipico è verbo + pronome + particella: Slå det av! («Spegnilo!»).

Le congiunzioni temporali in norvegeseTidskonjunksjoner

Per dire quando, il norvegese distingue da, riferito a un'occasione o a un periodo preciso e concluso nel passato, da når, usato per fatti abituali, generali o futuri. Mens esprime contemporaneità, før anteriorità, etter at posteriorità, siden il punto d'inizio e til il limite finale. Tutte introducono normalmente una subordinata e ne seguono l'ordine delle parole.

Le domande indirette in norvegeseIndirekte Spørsmål

Una domanda indiretta inserisce una richiesta d’informazione dentro una frase più ampia. In norvegese si usa om per le domande a cui si risponde sì o no, oppure si mantiene una parola interrogativa come hvor, når o hvorfor. La parte interrogativa segue però l’ordine della subordinata: soggetto prima del verbo e, di norma, ikke prima del verbo coniugato.

Congiunzioni avanzate in norvegeseAvanserte Konjunksjoner

In norvegese selv om introduce una concessione («anche se»), mentre med mindre esprime un'eccezione a una condizione («a meno che»). Le coppie enten … eller e verken … eller collegano invece due alternative: rispettivamente «o … o» e «né … né». Con selv om e med mindre bisogna applicare l'ordine della proposizione subordinata; con le altre due coppie è soprattutto importante costruire elementi paralleli.

B2 (10)

Tipi di proposizioni subordinate in norvegeseLeddsetningstyper

In norvegese una subordinata può comportarsi come un nome, esprimere una circostanza oppure descrivere un elemento: si parla quindi di subordinate nominali, avverbiali e relative. In tutte e tre è fondamentale l'ordine tipico connettivo + soggetto + avverbio di frase + verbo finito: fordi hun ikke kommer («perché non viene»). Se la subordinata apre il periodo, la principale che segue conserva la regola V2: Selv om han er ung, er han klok.

Il passivo con *bli* in norvegeseBli-passiv

Il passivo con bli + participio passato presenta soprattutto un'azione, un evento o un cambiamento: Vinduet ble knust significa «La finestra fu rotta». In genere bli-passiv mette in primo piano ciò che accade, mentre være + participio descrive più facilmente lo stato risultante e il passivo in -s è frequente per processi, norme e formulazioni impersonali.

Il discorso indiretto in norvegeseIndirekte Tale

Nel discorso indiretto norvegese, un'affermazione è normalmente introdotta da at, una domanda sì/no da om e una domanda aperta dalla stessa parola interrogativa usata nel discorso diretto. Se il verbo che introduce il resoconto è al passato, il tempo verbale può arretrare: Hun sier: «Jeg er trøtt» diventa Hun sa (at) hun var trøtt. Cambiano anche i pronomi e, quando il punto di vista lo richiede, espressioni come nå, her e i morgen.

Frasi condizionali in norvegeseKondisjonalsetninger

In norvegese il grado di realtà di una condizione si esprime soprattutto con il tempo verbale: hvis + presente per una possibilità reale, hvis + preteritum per un'ipotesi irreale o poco probabile nel presente e hvis + hadde + participio passato per un passato ormai impossibile da cambiare. Nella conseguenza si usano spesso rispettivamente il presente, ville + infinito e ville ha + participio passato.

Parole composte in norvegeseSammensatte Ord

In norvegese le parole composte si scrivono normalmente tutte unite: jernbane + stasjon diventa jernbanestasjon, «stazione ferroviaria». L'ultimo elemento è la parola principale: stabilisce il significato di base, il genere grammaticale e la flessione. Tra i componenti può comparire un elemento di raccordo, soprattutto -s- o -e-, che spesso va imparato insieme alla parola.

Il passivo con «være» in norvegeseVære-passiv

La struttura være + participio passato presenta soprattutto uno stato o il risultato già valido di un'azione: Døra er stengt significa «La porta è chiusa». Se invece interessa il momento in cui la porta viene chiusa, il norvegese preferisce bli + participio; per un processo, un'abitudine o un'istruzione è frequente il passivo in -s.

Avverbiali di frase in norvegeseSatsadverbialer

Gli avverbiali di frase commentano l'intero contenuto di una frase: indicano, per esempio, dubbio (kanskje), valutazione (dessverre) o conferma (faktisk). Nella principale stanno spesso dopo il verbo finito; se occupano la prima posizione, il verbo resta al secondo posto e precede il soggetto: Hun kommer kanskje ma Kanskje kommer hun. Nella subordinata si collocano normalmente prima del verbo finito: fordi hun kanskje kommer.

Le costruzioni con l’infinito in norvegeseInfinitivkonstruksjoner

In norvegese alcune locuzioni introducono un infinito con å: for å esprime lo scopo, uten å indica un’azione non compiuta, i stedet for å presenta un’alternativa e ved å spiega il mezzo. Di norma il soggetto sottinteso dell’infinito coincide con quello della proposizione principale: Jeg kom for å hjelpe significa «Sono venuto per aiutare».

Costruzioni causative in norvegeseKausative Konstruksjoner

Per indurre o portare qualcuno a fare qualcosa si usa spesso få + persona + til å + infinito; per permettere un'azione, la + persona + infinito senza å; per chiedere a qualcuno di agire, be + persona + om å + infinito. Le tre costruzioni non sono intercambiabili: Jeg fikk ham til å le significa «L'ho fatto ridere / sono riuscito a farlo ridere», mentre Jeg lot ham le significa «L'ho lasciato ridere».

Den, det e de come pronomi in norvegesePronomenreferanser

Den, det e de possono sostituire un nome già noto: den riprende un nome singolare maschile o femminile, det un neutro e de un plurale. Det ha anche altri due impieghi fondamentali: può riferirsi a un fatto intero (Det visste jeg ikke, «Questo non lo sapevo») oppure fungere da soggetto puramente grammaticale (Det regner, «Piove»).

C1 (8)

Il congiuntivo in norvegeseKonjunktiv

Nel norvegese moderno il konjunktiv non è un modo verbale produttivo come il congiuntivo italiano: sopravvive soprattutto in formule cristallizzate quali Leve kongen!, Gud bevare Norge! e Det være seg .... Per esprimere normalmente desideri, possibilità e situazioni irreali si usano invece l'indicativo, i verbi modali o costruzioni con gid, om bare e skulle ønske.

Il participio presente in norvegesePresens Partisipp

Il participio presente norvegese (presens partisipp) si forma normalmente con -ende: å snakke → snakkende, å lese → lesende. È invariabile e può descrivere qualcuno o qualcosa coinvolto in un'azione, come in smilende barn, oppure accompagnare un verbo di movimento o posizione, come in Hun kom løpende. Non equivale però automaticamente al gerundio italiano: per «sto leggendo» si dice normalmente jeg leser, non jeg er lesende.

Il participio passato come aggettivo in norvegesePerfektum Partisipp som Adjektiv

Il participio passato norvegese può descrivere un nome: en skrevet bok («un libro scritto»), et malt hus («una casa dipinta»). Nel Bokmål la forma attributiva, cioè posta davanti al nome, cambia soprattutto al plurale e nella costruzione definita: skrevne bøker, den skrevne boka. Con har o in un passivo verbale, invece, il participio normalmente non concorda: De har skrevet bøkene; Bøkene ble skrevet i går.

Lo stile scritto formale in norvegeseFormelt Skriftspråk

Il norvegese formale ricorre spesso al passivo, ai nomi che esprimono azioni, alle parole composte e a formule come i henhold til «in conformità a». Tuttavia, un testo autorevole non deve per forza essere impersonale o complicato: nel norvegese contemporaneo si preferisce spesso il klarspråk, cioè una lingua amministrativa chiara, diretta e comprensibile.

L’ordine enfatico delle parole in norvegeseEmfatisk Ordstilling

In una proposizione principale norvegese si può mettere al primo posto quasi qualunque elemento per dargli rilievo, ma il verbo finito resta in seconda posizione: Den boka har jeg lest («Quel libro l’ho letto»). Per una focalizzazione più netta si usa spesso la frase scissa det er/var … som …: Det er han som har gjort det («È lui che l’ha fatto»).

La nominalizzazione in norvegeseNominalisering

La nominalizzazione trasforma un verbo o un aggettivo in un sostantivo: å forbedre «migliorare» diventa forbedring «miglioramento», mentre skjønn «bello» dà skjønnhet «bellezza». In norvegese sono frequenti soprattutto i suffissi -ing/-ning, -else e -het, ma non si possono scegliere liberamente: la forma corretta va imparata insieme alla parola di base. Questi nomi sono particolarmente comuni nella lingua scritta formale.

Espressioni preposizionali avanzate in norvegeseAvanserte Preposisjonsuttrykk

Le espressioni i forhold til, til tross for, i forbindelse med e med tanke på funzionano come unità: introducono rispettivamente una relazione o un confronto, un ostacolo che non cambia l'esito, un collegamento e una considerazione o uno scopo. Non conviene tradurle parola per parola; bisogna imparare sia l'espressione completa sia il tipo di complemento che la segue.

La concordanza dei tempi in norvegeseTempusskift

In norvegese il tempo di una subordinata segnala soprattutto quando avviene un fatto rispetto al punto di riferimento: nello stesso momento, prima o dopo. Se quel punto si sposta nel passato, sono frequenti var per la simultaneità, hadde + participio passato per l'anteriorità e ville/skulle + infinito per la posteriorità: Hun sa at hun var trøtt, men at hun ville komme («Disse che era stanca, ma che sarebbe venuta»). Il cambio di tempo, però, non è automatico: un presente può restare presente se il contenuto vale ancora.

C2 (7)

I dialetti norvegesiNorske Dialekter

In Norvegia non esiste un unico norvegese parlato standard: nella vita quotidiana si usano normalmente i dialetti locali, anche in molti contesti pubblici. Forme come jeg, eg, æ, ikke, ikkje e hjemme, heime possono esprimere lo stesso contenuto, ma segnalano aree e tradizioni linguistiche diverse. Bokmål e Nynorsk, invece, sono due norme scritte, non due dialetti da parlare.

Espressioni idiomatiche in norvegeseIdiomatiske Uttrykk

Le espressioni idiomatiche norvegesi sono combinazioni relativamente fisse il cui significato non coincide sempre con quello delle singole parole: ha en rev bak øret non descrive una volpe, ma una persona furba o con intenzioni nascoste. Per usarle bene non basta tradurle parola per parola: occorre imparare insieme forma, significato, situazione comunicativa e tono.

Le strutture retoriche in norvegeseRetoriske Strukturer

In norvegese un effetto retorico nasce spesso non da una forma grammaticale nuova, ma da una scelta deliberata tra forme già note: negare il contrario (ikke uventet), minimizzare (mildt sagt), disporre due idee in modo speculare o spostare un elemento all'inizio della frase. A livello C2 occorre soprattutto capire che cosa il parlante lascia intendere e saper distinguere un effetto intenzionale da una frase semplicemente letterale.

Norvegese giuridico e amministrativoJuridisk og Administrativt Språk

Il norvegese giuridico e amministrativo concentra molte informazioni in nomi composti, passivi e periodi con condizioni incassate. Formule come såfremt vilkårene er oppfylt e det påhviler den ansatte å non vanno tradotte parola per parola: indicano, rispettivamente, una condizione e un obbligo. A livello C2 è importante riconoscere sia il valore preciso di queste strutture sia la differenza tra terminologia necessaria e burocratese evitabile.

Le particelle pragmatiche in norvegesePragmatiske Partikler

Le particelle jo, vel, da, altså e visst non cambiano tanto il fatto descritto quanto il modo in cui chi parla lo presenta: come già noto, probabile, insistito, conclusivo o appreso indirettamente. Non hanno una traduzione italiana fissa; per capirle bisogna osservare insieme contesto, posizione e intonazione.

Bokmål e nynorsk: differenze principaliBokmål og Nynorsk

Il norvegese ha due norme scritte ufficiali, bokmål e nynorsk: non sono due modi obbligatoriamente diversi di parlare. Le differenze più visibili riguardano parole come jeg/eg («io») e ikke/ikkje («non»), le desinenze dei nomi e dei verbi, per esempio guttene/gutane («i ragazzi») e vi snakker/vi snakkar («parliamo»). Per leggere bene occorre riconoscere le corrispondenze; per scrivere bene bisogna scegliere una norma e mantenere forme coerenti al suo interno.

Forme letterarie e arcaiche in norvegeseLitterære og Arkaiske Former

Il norvegese letterario antico non è un unico sistema: nei testi si sovrappongono lessico elevato, pronomi ormai scomparsi, grafie storiche e forme influenzate dal danese. A livello C2 l'obiettivo principale è riconoscere il periodo e il registro, ricondurre una forma al Bokmål moderno e capire se sia davvero arcaica oppure ancora viva in un proverbio, in una formula solenne o nel Nynorsk.

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