Il verbo «være» in norvegese
Verbet Være
Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di norvegese su Settemila Lingue.
In breve
Være significa soprattutto «essere» e, in molti contesti, anche «stare». È irregolare, ma ha un grande vantaggio: usa la stessa forma con tutte le persone, er al presente e var al passato. Si dice quindi jeg er, du er, vi er e, al passato, jeg var, de var.
Panoramica
Være è uno dei verbi fondamentali del norvegese. Serve per dire chi è una persona, descrivere qualcuno o qualcosa, indicare dove si trova, parlare del tempo atmosferico e formare numerose espressioni comuni. Lo si incontra fin dal livello A1 in frasi come Jeg er lærer («Sono insegnante»), Hun er trøtt («Lei è stanca») e Vi var hjemme i går («Ieri eravamo a casa»).
Per un italofono, la semplificazione più evidente è l’assenza di forme diverse per persona: il norvegese non distingue tra «sono», «sei», «è», «siamo», «siete» e «sono». Al presente usa sempre er. Il soggetto (la persona o la cosa di cui si parla), però, normalmente deve essere espresso: Jeg er klar, non semplicemente Er klar.
C’è anche una differenza importante rispetto all’italiano: il norvegese non possiede un verbo distinto equivalente a «stare» per la posizione o per uno stato temporaneo. In moltissimi casi usa være per entrambi: Jeg er hjemme può significare «Sono a casa» o «Sto a casa», secondo il contesto.
Come funziona
Le forme principali
L’infinito (la forma usata nei dizionari) è å være. La particella å corrisponde spesso all’italiano «-re» dell’infinito: å være = «essere». Il verbo è irregolare perché presente e passato non si ottengono aggiungendo le normali desinenze all’infinito.
| Forma | Norvegese | Valore principale | Esempio |
|---|---|---|---|
| infinito | å være | essere | Jeg vil være hjemme. — Voglio stare a casa. |
| presente | er | sono, sei, è, siamo, siete, sono | Hun er her. — Lei è qui. |
| passato | var | ero, eri, era, eravamo, eravate, erano | De var slitne. — Erano stanchi. |
| participio passato | vært | stato | Vi har vært i Bergen. — Siamo stati a Bergen. |
| imperativo | vær | sii, siate | Vær forsiktig! — Fa’ attenzione! |
Per il livello A1 basta fissare bene er e var. Le altre forme sono incluse per riconoscerle quando compaiono.
Una sola forma per tutte le persone
A differenza di «essere», være non cambia in base al soggetto.
| Pronome | Presente | Passato | Traduzione orientativa |
|---|---|---|---|
| jeg | jeg er | jeg var | io sono / io ero |
| du | du er | du var | tu sei / tu eri |
| han, hun, den, det | … er | … var | lui, lei, esso è / era |
| vi | vi er | vi var | noi siamo / eravamo |
| dere | dere er | dere var | voi siete / eravate |
| de | de er | de var | loro sono / erano |
La persona si capisce dal pronome o dal nome, non dalla forma verbale. Per questo il soggetto norvegese non viene normalmente omesso come in italiano.
Frase affermativa, negazione e domanda
Nella frase affermativa più semplice l’ordine è soggetto + er/var + informazione:
- Jeg er student. — Sono studente.
- Kaffen er varm. — Il caffè è caldo.
- Vi var på jobb. — Eravamo al lavoro.
Per negare, si mette ikke («non») dopo il verbo nella frase principale:
- Jeg er ikke trøtt. — Non sono stanco.
- Hun var ikke hjemme. — Non era a casa.
Nelle domande senza parola interrogativa, er o var va prima del soggetto:
- Er du klar? — Sei pronto?
- Var de på skolen? — Erano a scuola?
Con una parola interrogativa, il verbo resta prima del soggetto:
- Hvor er nøklene? — Dove sono le chiavi?
- Hvorfor var hun sint? — Perché era arrabbiata?
Il norvegese segue inoltre la regola del verbo in seconda posizione: in una frase principale, il verbo coniugato occupa il secondo elemento. Se si mette all’inizio un’indicazione di tempo, il soggetto passa dopo il verbo: I dag er jeg hjemme («Oggi sono a casa»), non I dag jeg er hjemme.
Identità, professione e categoria
Være collega il soggetto a un nome o a una definizione:
- Jeg er Nora. — Sono Nora.
- Han er lege. — È medico.
- Vi er studenter. — Siamo studenti.
Con professioni, nazionalità intese come categoria, religione e ruolo, il norvegese usa spesso il nome senza articolo quando dà una semplice classificazione: Hun er lærer («È insegnante»). L’abitudine italiana di dire «è un’insegnante» può quindi portare ad aggiungere inutilmente en.
L’articolo compare invece quando il nome è presentato come un individuo qualificato o specifico: Hun er en dyktig lærer («È una brava insegnante»). Anche Han er en venn av meg («È un mio amico») richiede l’articolo.
Descrizioni e accordo dell’aggettivo
Dopo være si usa spesso un aggettivo, cioè una parola che descrive una qualità. Il verbo rimane invariato, ma l’aggettivo può cambiare per concordare con il soggetto:
| Tipo di soggetto | Esempio | Italiano |
|---|---|---|
| singolare di genere comune | Bilen er stor. | L’auto è grande. |
| singolare neutro | Huset er stort. | La casa è grande. |
| plurale | Husene er store. | Le case sono grandi. |
Non tutti gli aggettivi mostrano una differenza visibile in ogni forma: Hun er trøtt e Barnet er trøtt hanno entrambi trøtt. L’accordo appartiene al sistema degli aggettivi, non alla coniugazione di være.
Luogo, stato e tempo atmosferico
Per indicare dove si trova qualcuno o qualcosa si usa normalmente være:
- Jeg er i Oslo. — Sono a Oslo.
- Barna er hjemme. — I bambini sono a casa.
- Boka er på bordet. — Il libro è sul tavolo.
Lo stesso verbo descrive stati fisici o emotivi: Hun er syk («È malata»), Vi er glade («Siamo contenti»). Nelle espressioni impersonali con det, være parla anche di meteo, ora o situazione: Det er kaldt («Fa freddo»), Det er sent («È tardi»).
L’età: una differenza dall’italiano
In norvegese l’età si esprime con være, non con «avere»:
- Jeg er tjue år. — Ho vent’anni.
- Hvor gammel er du? — Quanti anni hai?
- Sønnen min var fem år. — Mio figlio aveva cinque anni.
La struttura letterale assomiglia quindi a «sono venti anni». È uno dei casi in cui non conviene tradurre scegliendo il verbo parola per parola.
Esempi nel contesto
| Norvegese | Italiano | Nota |
|---|---|---|
| Jeg er lærer. | Sono insegnante. | Professione senza articolo. |
| Hun er trøtt etter jobb. | È stanca dopo il lavoro. | Stato fisico al presente. |
| Det er kaldt ute. | Fuori fa freddo. | Soggetto formale det. |
| Vi var hjemme i går. | Ieri eravamo a casa. | Posizione al passato. |
| Er du klar nå? | Sei pronto adesso? | Domanda con verbo prima del soggetto. |
| Jeg er ikke fra Norge. | Non vengo dalla Norvegia. | Origine; in italiano è naturale usare «venire». |
| Hvor er toalettet? | Dov’è il bagno? | Domanda con hvor. |
| I dag er kontoret stengt. | Oggi l’ufficio è chiuso. | Il verbo resta in seconda posizione. |
| Kari og Ola er gode venner. | Kari e Ola sono buoni amici. | Soggetto plurale e aggettivo plurale. |
| Huset var tomt. | La casa era vuota. | Aggettivo neutro in -t. |
| Jeg er tretti år. | Ho trent’anni. | In norvegese si usa være. |
| Var dere i Tromsø i helgen? | Eravate a Tromsø nel fine settimana? | Stessa forma var anche con «voi». |
| Hun vil være lege. | Vuole fare la dottoressa. | Infinito senza å dopo vil. |
| Vi har vært her før. | Siamo già stati qui. | Perfetto con har vært. |
Errori comuni
Coniugare il verbo come in italiano
- Errato: Vi ærer hjemme.
- Corretto: Vi er hjemme.
- Perché: er è già la forma completa del presente per tutte le persone. Non si aggiunge una desinenza per «noi» o «loro».
Omettere il soggetto
- Errato: Er italiensk.
- Corretto: Jeg er italiensk.
- Perché: in italiano «Sono italiano» non richiede io, perché la forma sono indica la persona. Il norvegese usa er con tutti e normalmente deve specificare il soggetto.
Usare har per l’età
- Errato: Jeg har tjue år.
- Corretto: Jeg er tjue år.
- Perché: il norvegese costruisce l’età con være. Har significa «ha» e non si usa in questa struttura.
Mettere ikke prima del verbo
- Errato: Hun ikke er hjemme.
- Corretto: Hun er ikke hjemme.
- Perché: in una normale frase principale, ikke viene dopo er o var. Nelle subordinate l’ordine può cambiare, ma questa distinzione appartiene a una fase successiva.
Aggiungere sempre l’articolo con una professione
- Poco naturale come semplice classificazione: Han er en lege.
- Naturale: Han er lege.
- Perché: una professione non qualificata si usa di solito senza articolo. L’articolo è invece normale in Han er en god lege («È un bravo medico»).
Tradurre sempre «stare» con un altro verbo
- Errato: cercare una forma separata per «Sto a casa».
- Corretto: Jeg er hjemme.
- Perché: være copre sia molti usi di «essere» sia molti usi di «stare». La scelta italiana dipende dal contesto, non da due verbi norvegesi distinti.
Note d’uso
Nel parlato, er può essere pronunciato in modo molto breve e legarsi alle parole vicine. La grafia standard, però, resta sempre er. Anche il pronome jeg può avere pronunce diverse a seconda della zona: queste variazioni non cambiano la costruzione grammaticale.
Per chiedere come sta una persona, la traduzione letterale non è sempre la soluzione più idiomatica. Hvordan har du det? significa «Come stai?» e la risposta comune è Jeg har det bra («Sto bene»). Hvordan er du? chiede piuttosto «Come sei?» riferendosi alle qualità o al carattere; Jeg er bra può suonare come una valutazione della propria bravura o qualità. Qui il norvegese usa dunque ha, non være, nell’espressione fissa sul benessere.
Alcune combinazioni con være vanno imparate come unità: være enig («essere d’accordo»), være redd for («avere paura di»), være glad i («voler bene a; apprezzare»), være med («partecipare; essere dei nostri»). La preposizione o la parola successiva può non coincidere con quella scelta in italiano.
Oltre le basi: usi avanzati
Questa parte non è necessaria per usare er e var a livello A1, ma aiuta a riconoscere forme frequenti che compariranno più avanti.
Tempi composti e futuro
Il participio passato (la forma usata nei tempi composti) è vært. Con har forma il perfetto:
- Jeg har vært syk. — Sono stato malato.
- De hadde vært i Norge før. — Erano già stati in Norvegia.
Dopo i verbi modali, l’infinito compare senza å:
- Jeg vil være alene. — Voglio stare da solo.
- Det kan være vanskelig. — Può essere difficile.
- Vi skal være der klokka åtte. — Saremo lì alle otto.
Il norvegese non ha bisogno di un’unica forma verbale equivalente al futuro italiano: usa spesso skal, vil oppure il presente, a seconda dell’intenzione e del contesto.
Imperativo ed espressioni fisse
L’imperativo è vær:
- Vær så snill. — Per favore; letteralmente «Sii così gentile».
- Vær stille! — Fa’ silenzio!
- Vær forsiktig! — Fa’ attenzione!
La forma vær vale sia rivolgendosi a una persona sia a più persone. In un registro quotidiano, tono e contesto determinano se l’invito suona cortese o brusco.
Costruzioni con det
Det er non indica sempre che det rappresenta un oggetto neutro. Può introdurre una situazione impersonale o l’esistenza di qualcosa:
- Det er mørkt. — È buio.
- Det er en butikk her. — C’è un negozio qui.
Può anche mettere in rilievo un elemento: Det er Maria som ringer («È Maria che chiama»). Questi usi meritano uno studio separato perché være resta semplice, mentre cambia la funzione di det nella frase.
Ordine nelle subordinate
Nella frase principale si dice Jeg er ikke sliten. In una subordinata (una frase dipendente introdotta, per esempio, da «perché»), ikke precede il verbo: Jeg går hjem fordi jeg ikke er i form («Vado a casa perché non sono in forma»). Non è un’eccezione di være, ma una regola generale dell’ordine delle parole norvegese.
Suggerimenti per esercitarsi
- Crea coppie presente-passato. Parti da cinque frasi quotidiane, per esempio Jeg er hjemme, e trasformale con un’indicazione passata: Jeg var hjemme i går. In questo modo associ subito er a «adesso» e var a un momento concluso.
- Alterna affermazione, negazione e domanda. Trasforma Du er klar in Du er ikke klar e Er du klar?. Ripeti con soggetti diversi senza cambiare la forma del verbo.
- Segna le differenze dall’italiano. Raccogli su una scheda tre modelli ad alto rendimento: Jeg er lærer senza articolo, Jeg er tjue år con være e Jeg er hjemme per «sono/sto a casa».
Concetti correlati
- Prerequisito: Pronomi personali — indicano chi è o si trova in una certa condizione, dato che er e var non cambiano per persona.
- Passo successivo: Det er: c’è e ci sono — usa være per introdurre l’esistenza o la presenza di qualcosa.
- Approfondimento: Il soggetto formale det — spiega frasi impersonali sul meteo, l’ora e le situazioni generali.
Prerequisito
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