B2

Il discorso indiretto in norvegese

Indirekte Tale

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di norvegese su Settemila Lingue.

In breve

Nel discorso indiretto norvegese, un'affermazione è normalmente introdotta da at, una domanda sì/no da om e una domanda aperta dalla stessa parola interrogativa usata nel discorso diretto. Se il verbo che introduce il resoconto è al passato, il tempo verbale può arretrare: Hun sier: «Jeg er trøtt» diventa Hun sa (at) hun var trøtt. Cambiano anche i pronomi e, quando il punto di vista lo richiede, espressioni come , her e i morgen.

Panoramica

Il discorso indiretto (indirekte tale) serve a riferire il contenuto delle parole, dei pensieri o delle domande di qualcuno senza citarli alla lettera. In Maja sa: «Jeg kommer i morgen» si ripetono le parole originali; in Maja sa at hun kom dagen etter il contenuto viene adattato al punto di vista di chi racconta. La seconda forma non usa virgolette e inserisce quanto è stato detto in una proposizione subordinata, cioè una frase che dipende da un'altra.

È un argomento tipico del livello B2 perché riunisce più competenze: scelta della congiunzione, ordine delle parole nelle subordinate, rapporto tra i tempi verbali e cambiamento di persona. Non si usa soltanto con si «dire»: compare dopo verbi come fortelle «raccontare», forklare «spiegare», tro «credere», mene «ritenere», spørre «chiedere» e love «promettere».

Per un italofono alcune corrispondenze sono immediate: at può ricordare che e om nelle domande indirette può corrispondere a se. Tuttavia, at può spesso essere omesso e il norvegese non richiede un congiuntivo produttivo dopo verbi come «credere» o «pensare». La difficoltà maggiore non è quindi il modo verbale, ma coordinare tempo, pronomi e ordine della subordinata.

Come funziona

Affermazioni con at

Lo schema di base è:

soggetto + verbo del dire/pensare + (at) + soggetto + verbo + resto della subordinata

  • Hun sier: «Jeg er klar.»Hun sier (at) hun er klar.
  • Jeg trodde: «Du vet det.»Jeg trodde (at) du visste det.

At introduce il contenuto riferito. Dopo verbi comuni del dire e del pensare può essere omesso, soprattutto quando la frase è breve e il rapporto tra le due parti è evidente. Mantenerlo è sempre utile quando la frase è lunga, contiene più subordinate o potrebbe risultare ambigua. Nella scrittura formale tende inoltre a rendere più visibile la struttura.

L'arretramento dei tempi

Quando il verbo introduttivo è al presente, il tempo della frase riferita normalmente resta invariato:

  • Hun sier: «Jeg jobber hjemme.»Hun sier at hun jobber hjemme.

Quando il verbo introduttivo è al passato, il norvegese può applicare il tempusskift, cioè l'arretramento del tempo rispetto al momento originario. Le corrispondenze più frequenti sono queste:

Nel discorso diretto Nel discorso indiretto dopo un verbo al passato Esempio
presente preterito ervar
preterito piuccheperfetto reistehadde reist
perfetto piuccheperfetto har reisthadde reist
skal + infinito skulle + infinito skal ringeskulle ringe
vil + infinito ville + infinito vil hjelpeville hjelpe
kan + infinito kunne + infinito kan kommekunne komme
+ infinito måtte + infinito må gåmåtte gå

Il piuccheperfetto indica qui un fatto già concluso prima di un altro momento passato ed è formato con hadde più participio: hadde reist, hadde sett, hadde gjort.

Questa non è però una trasformazione automatica. Il parlante può mantenere il presente se presenta l'informazione come ancora valida:

  • Legen sa at medisinen er trygg. — Il medico ha detto che il medicinale è sicuro; la validità continua.
  • Legen sa at medisinen var trygg. — Il medico ha detto che il medicinale era sicuro; il resoconto resta ancorato a quel momento o non ne conferma la validità attuale.

La scelta comunica quindi anche il punto di vista di chi riferisce. L'arretramento è naturale nel racconto passato, ma non bisogna cambiare tempo se si vuole sottolineare che il fatto vale ancora.

Pronomi e possessivi: chi parla di chi?

I pronomi non si sostituiscono secondo una tabella fissa: devono rispecchiare il nuovo narratore. Se Nora dice Jeg er sliten, jeg indica Nora; quando un'altra persona riferisce la frase, diventa hun:

  • Nora sa: «Jeg er sliten.»Nora sa at hun var sliten.
  • Nora sa til meg: «Du må vente.»Nora sa at jeg måtte vente.

Anche i possessivi vanno adattati. Il possessivo riflessivo sin/si/sitt/sine rimanda al soggetto della propria proposizione:

  • Per sa: «Jeg har glemt boka mi.»Per sa at han hadde glemt boka si.

Qui si significa «il proprio», cioè il libro appartiene a Per. Per sa at han hadde glemt boka hans farebbe normalmente pensare al libro di un altro uomo. Prima di scegliere il pronome, conviene dunque chiedersi chi sia il referente nel nuovo contesto.

Espressioni di tempo e luogo

Parole come «oggi» e «qui» dipendono dal momento e dal luogo in cui si parla. Se il resoconto avviene più tardi o altrove, possono cambiare:

Punto di vista originario Possibile forma nel resoconto Significato
da / på det tidspunktet allora / in quel momento
i dag den dagen quel giorno
i går dagen før il giorno prima
i morgen dagen etter / neste dag il giorno dopo
her der
denne den quello / quella

Non serve cambiarle se il riferimento è ancora lo stesso. Riferendo oggi una frase pronunciata oggi, i dag può restare i dag; se entrambe le persone si trovano ancora nello stesso luogo, her può restare her. Conta la situazione reale, non una regola meccanica.

Domande indirette

Le domande che ammettono risposta sì/no sono introdotte da om «se»:

  • Han spurte: «Kan du komme?»Han spurte om jeg kunne komme.

Le domande con una parola interrogativa mantengono quella parola:

  • Hun spurte: «Hvor bor du?»Hun spurte hvor jeg bodde.
  • De spurte: «Hvorfor kom han ikke?»De spurte hvorfor han ikke kom.

La parte riferita ha l'ordine di una subordinata, non quello di una domanda diretta. Non c'è inversione tra verbo e soggetto; inoltre avverbi come ikke precedono il verbo finito, cioè il verbo coniugato:

  • diretta: Hvorfor kom han ikke?
  • indiretta: Hun spurte hvorfor han ikke kom.

Una frase come Han spurte om jeg kunne komme è nel complesso un'affermazione e termina con il punto. Se invece la frase principale è una vera domanda, si usa il punto interrogativo: Vet du om hun kommer? «Sai se viene?».

Ordini, richieste e consigli

Un imperativo non si conserva normalmente come imperativo all'interno della subordinata. Per riferire una richiesta si usa spesso be + persona + om å + infinito:

  • Hun sa: «Vent her!»Hun ba meg om å vente der.
  • Læreren sa: «Ikke bruk mobilen.»Læreren ba oss om ikke å bruke mobilen.

Il verbo be ha le forme ber – ba – har bedt e significa qui «chiedere a qualcuno di fare qualcosa». Con un ordine o un obbligo si può anche riferire il contenuto con si at e un modale:

  • Sjefen sa: «Dere må levere i dag.»Sjefen sa at vi måtte levere den dagen.

In italiano spesso si dice «mi ha chiesto di aspettare»; la struttura norvegese rende esplicita la persona dopo be e usa om å prima dell'infinito.

Esempi nel contesto

Norvegese Italiano Nota
Hun sa (at) hun var trøtt. Disse che era stanca. At è facoltativo in questa frase breve.
Han spurte om jeg kunne hjelpe ham. Mi chiese se potevo aiutarlo. Domanda sì/no con om.
De fortalte at de hadde reist tidlig. Raccontarono che erano partiti presto. L'azione è precedente al racconto passato.
Jeg trodde at du visste svaret. Pensavo che sapessi la risposta. In norvegese si usa l'indicativo visste, non un congiuntivo.
Sara sier at hun jobber hjemme i dag. Sara dice che oggi lavora da casa. Verbo introduttivo al presente; nessun arretramento.
Sara sa at hun jobbet hjemme den dagen. Sara disse che quel giorno lavorava da casa. Cambiano tempo e riferimento temporale.
Legen sa at behandlingen er trygg. Il medico ha detto che la cura è sicura. Il presente segnala validità attuale.
Ola sa at han hadde glemt nøklene sine. Ola disse di aver dimenticato le proprie chiavi. Sine rimanda al soggetto Ola.
Hun spurte hvor vi bodde. Chiese dove abitavamo. Nessuna inversione nella domanda indiretta.
Han ville vite hvorfor bussen ikke hadde kommet. Voleva sapere perché l'autobus non era arrivato. Ikke precede il verbo finito hadde.
Kari lovet at hun skulle ringe dagen etter. Kari promise che avrebbe telefonato il giorno dopo. Skulle esprime il futuro visto dal passato.
Læreren ba oss om å åpne bøkene. L'insegnante ci chiese di aprire i libri. Richiesta riferita con ba ... om å.
Faren ba barna om ikke å løpe inne. Il padre chiese ai bambini di non correre in casa. La negazione precede å e l'infinito: ikke å løpe.
Hun forklarte at hun ikke kunne bli med. Spiegò che non poteva venire con noi. Nella subordinata ikke viene prima di kunne.

Errori comuni

Mantenere l'ordine della frase principale

  • Errato: Hun sa at hun kunne ikke komme.
  • Corretto: Hun sa at hun ikke kunne komme.
  • Perché: nella subordinata introdotta da at, un avverbio come ikke precede il verbo finito: ikke kunne.

Usare hvis al posto di om in una domanda riferita

  • Errato: Han spurte hvis jeg hadde tid.
  • Corretto: Han spurte om jeg hadde tid.
  • Perché: dopo spørre si usa om per «se» interrogativo. Hvis introduce normalmente una condizione: Hvis jeg har tid, kommer jeg «Se ho tempo, vengo».

Conservare l'inversione della domanda diretta

  • Errato: Hun spurte hvor bodde jeg.
  • Corretto: Hun spurte hvor jeg bodde.
  • Perché: la domanda indiretta è una subordinata: prima il soggetto jeg, poi il verbo bodde.

Cambiare il tempo in modo automatico

  • Poco adatto se il fatto è tuttora valido: Professoren sa at jorda var rund.
  • Più naturale: Professoren sa at jorda er rund.
  • Perché: il presente può essere mantenuto per una verità che il parlante considera ancora valida. Il preterito non è sempre grammaticalmente impossibile, ma può creare una distanza non voluta.

Confondere sin con hans o hennes

  • Con un significato diverso: Ola sa at han hadde mistet jakka hans.
  • Corretto per «la propria giacca»: Ola sa at han hadde mistet jakka si.
  • Perché: si rimanda al soggetto han, cioè Ola; hans rimanda normalmente a un altro uomo già noto nel contesto.

Tradurre direttamente il congiuntivo italiano

  • Errato: cercare una forma speciale equivalente a «che sapesse» dopo tro.
  • Corretto: Jeg trodde at hun visste det.
  • Perché: il norvegese moderno usa qui il normale indicativo. Il senso di opinione, dubbio o distanza emerge dal verbo introduttivo e dal contesto.

Note d'uso

Nel parlato, l'omissione di at è comune dopo verbi frequenti come si, tro e mene: Jeg tror hun kommer suona del tutto naturale. Om, invece, non si omette nelle domande indirette sì/no: Jeg vet ikke om hun kommer. Anche la parola interrogativa resta necessaria in Jeg vet ikke hvor hun bor.

Sier e forteller non sono intercambiabili in ogni frase. Si presenta soprattutto ciò che viene detto e può comparire senza destinatario: Hun sa at hun var syk. Fortelle suggerisce che si comunica o si racconta qualcosa, spesso a qualcuno: Hun fortalte meg at hun var syk. Per indicare il destinatario con si, si usa si til: Hun sa til meg at ....

Nella conversazione, chi riferisce può riassumere liberamente anziché riprodurre ogni dettaglio grammaticale dell'originale. I cambi di tempo, persona e luogo servono a mantenere chiaro il messaggio, non a ricostruire una frase originaria parola per parola. Nella cronaca, nei verbali o in testi accademici, conservare at e scegliere con precisione il verbo introduttivo aiuta a distinguere tra affermazione, spiegazione, ammissione e ipotesi.

Un'altra differenza utile rispetto all'italiano riguarda ville. In un resoconto passato può essere semplicemente il passato di vil o un futuro nel passato: Hun sa at hun ville komme può significare «disse che sarebbe venuta» e, secondo il contesto, anche «disse che voleva venire». Il contesto e altri elementi della frase chiariscono l'interpretazione.

Oltre le basi: prospettiva e uso avanzato

A un livello più avanzato, la sequenza dei tempi non è soltanto una conversione formale: organizza la prospettiva temporale, cioè il punto del racconto rispetto al quale un evento è presente, passato o futuro.

  • Han sa at han ville komme når han hadde spist.
  • «Disse che sarebbe venuto quando avesse finito di mangiare.»

Qui sa stabilisce il punto passato; ville komme indica un evento successivo a quel punto, mentre hadde spist presenta il pasto come già concluso prima dell'arrivo. In una sola frase convivono dunque tre rapporti temporali.

Il mantenimento del tempo può anche esprimere l'atteggiamento del narratore:

  • Hun sa at hun var syk. — resoconto collocato nel passato, senza affermare che la situazione continui;
  • Hun sa at hun er syk. — la malattia viene presentata come attuale;
  • Hun hevdet at hun var syk.hevdet «sostenne» può lasciare maggiore distanza rispetto alla verità dell'affermazione.

La scelta del verbo introduttivo è quindi significativa. Innrømme «ammettere», påstå «affermare/sostenere», bekrefte «confermare», nekte «negare/rifiutare» e love «promettere» non si limitano a introdurre parole: mostrano come chi scrive valuta l'atto comunicativo. È una risorsa importante nei giornali e nella prosa argomentativa.

Infine, il discorso indiretto può alternarsi con citazioni brevi. Una citazione conserva la formulazione e il tono originali; il discorso indiretto integra meglio l'informazione nella sintassi del narratore. In testi curati, è bene non mescolare i due punti di vista senza un motivo chiaro: pronomi e riferimenti temporali devono sempre permettere di capire chi parla e quando.

Suggerimenti per esercitarsi

  1. Trasforma frasi in tre passaggi. Scrivi una battuta diretta, individua chi indicano jeg, du, min e le espressioni temporali, poi trasformala usando at o om. Controlla l'ordine di ikke per ultimo.
  2. Confronta due versioni temporali. Parti da Hun sa at hun bor i Bergen e Hun sa at hun bodde i Bergen. Spiega in italiano quale delle due presenta l'informazione come attuale: questo allena la scelta, non la sostituzione automatica.
  3. Ascolta i verbi introduttivi. In notiziari, interviste e audiolibri, annota esempi con sa, fortalte, spurte, mente e hevdet. Verifica quando at viene omesso e ricostruisci mentalmente la frase diretta.

Concetti collegati

  • Prerequisito: Proposizioni subordinate — introduce le congiunzioni e l'ordine con ikke prima del verbo finito.
  • Passo successivo: Sequenza dei tempi — approfondisce i rapporti temporali e i cambi di prospettiva nelle frasi complesse.

Prerequisito

Le proposizioni subordinate in norvegeseA2

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