La concordanza dei tempi in norvegese
Tempusskift
Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di norvegese su Settemila Lingue.
In breve
In norvegese il tempo di una subordinata segnala soprattutto quando avviene un fatto rispetto al punto di riferimento: nello stesso momento, prima o dopo. Se quel punto si sposta nel passato, sono frequenti var per la simultaneità, hadde + participio passato per l'anteriorità e ville/skulle + infinito per la posteriorità: Hun sa at hun var trøtt, men at hun ville komme («Disse che era stanca, ma che sarebbe venuta»). Il cambio di tempo, però, non è automatico: un presente può restare presente se il contenuto vale ancora.
Panoramica
Il norvegese chiama tempusskift il cambio di tempo verbale dovuto a un nuovo punto di vista temporale. Il fenomeno è particolarmente visibile nel discorso indiretto, cioè quando si riferiscono le parole o i pensieri di qualcuno senza citarli alla lettera, ma riguarda anche racconti, periodi ipotetici e frasi con più subordinate.
A livello C1 non basta riconoscere che un presente può diventare un preterito. Occorre distinguere tre rapporti: simultaneità (due fatti avvengono nello stesso intervallo), anteriorità (un fatto è già avvenuto) e posteriorità (un fatto deve ancora avvenire). Questi rapporti sono relativi al momento da cui si guarda la scena, non necessariamente al momento in cui si parla.
Per chi parla italiano, la logica temporale è in gran parte familiare, ma le forme non coincidono sempre. Il norvegese usa normalmente l'indicativo dove l'italiano può richiedere il congiuntivo: Jeg trodde at hun var hjemme corrisponde a «Pensavo che fosse a casa». Inoltre il “futuro nel passato” si forma spesso con ville o skulle + infinito, non con una forma equivalente in tutto e per tutto al condizionale passato italiano.
Come funziona
Stabilire il punto di riferimento
Il punto di riferimento, o ancoraggio temporale, è il momento rispetto al quale si colloca un altro evento. Con un verbo principale al presente, il riferimento coincide spesso con l'ora:
- Hun sier at hun er sliten. — Dice che è stanca.
- Hun sier at hun har jobbet mye. — Dice che ha lavorato molto.
- Hun sier at hun skal hvile. — Dice che riposerà / che ha intenzione di riposare.
Se il verbo principale passa al passato, il centro della scena si sposta indietro:
- Hun sa at hun var sliten. — Disse che era stanca.
- Hun sa at hun hadde jobbet mye. — Disse che aveva lavorato molto.
- Hun sa at hun skulle hvile. — Disse che avrebbe riposato.
La subordinata non copia semplicemente il tempo della principale. Sceglie una forma che rende chiaro il proprio rapporto con quel centro passato.
| Rapporto rispetto a un riferimento passato | Forma frequente in norvegese | Esempio | Valore in italiano |
|---|---|---|---|
| Simultaneità | preterito | Han sa at han var syk. | Disse che era malato. |
| Anteriorità | piuccheperfetto: hadde + participio passato | Han sa at han hadde vært syk. | Disse che era stato malato. |
| Posteriorità | ville/skulle + infinito | Han sa at han ville komme. | Disse che sarebbe venuto. |
| Posteriorità già compiuta rispetto a un altro punto | ville ha + participio passato | Hun trodde at han ville ha reist innen fredag. | Pensava che entro venerdì lui sarebbe partito. |
Il participio passato è la forma usata nei tempi composti, per esempio spist da spise («mangiare») e gått da gå («andare»). Nel piuccheperfetto norvegese l'ausiliare è hadde: hadde spist, hadde gått, hadde sett.
Dal discorso diretto al discorso indiretto
Quando il verbo introduttivo è al passato, questi cambi sono molto comuni:
| Forma nel discorso diretto | Forma riferita da un punto nel passato | Esempio del cambiamento |
|---|---|---|
| presente | preterito | «Jeg er klar.» → Hun sa at hun var klar. |
| perfetto con har | piuccheperfetto con hadde | «Jeg har sendt brevet.» → Hun sa at hun hadde sendt brevet. |
| preterito con valore anteriore | spesso piuccheperfetto | «Jeg så ham i går.» → Hun sa at hun hadde sett ham dagen før. |
| skal + infinito | skulle + infinito | «Jeg skal ringe.» → Hun sa at hun skulle ringe. |
| vil + infinito | ville + infinito | «Jeg vil hjelpe.» → Hun sa at hun ville hjelpe. |
| kan/må + infinito | kunne/måtte + infinito | «Jeg kan bli.» → Hun sa at hun kunne bli. |
La congiunzione at («che») introduce spesso una dichiarativa, ma può essere omessa, soprattutto nella lingua parlata: Hun sa (at) hun var klar. L'assenza di at non cambia i rapporti temporali.
Non cambiano soltanto i verbi. Per mantenere lo stesso significato possono cambiare anche i riferimenti alla persona, al luogo e al tempo:
- jeg → han/hun secondo chi parlava;
- nå («adesso») → da («allora»);
- i dag («oggi») → den dagen («quel giorno»);
- i morgen («domani») → dagen etter («il giorno dopo»);
- i går («ieri») → dagen før («il giorno prima»);
- her («qui») → der («lì»).
Queste sostituzioni non sono obbligatorie in modo meccanico. Se si riferiscono le parole nello stesso luogo e nello stesso giorno, her o i dag possono essere ancora perfettamente corretti.
Simultaneità, anteriorità e posteriorità
Per la simultaneità, il preterito della subordinata descrive ciò che valeva nel momento della principale: Jeg visste at hun bodde i Bergen («Sapevo che abitava a Bergen»). La frase non dice da sola se ci abiti ancora.
Per l'anteriorità, hadde + participio passato fa arretrare di un altro passo: Jeg visste at hun hadde bodd i Bergen («Sapevo che aveva abitato a Bergen»). L'abitare precede il sapere; spesso il contesto suggerisce che quel periodo fosse terminato, ma non è il piuccheperfetto, da solo, ad affermarlo necessariamente.
Per la posteriorità, la scelta tra ville, skulle e kom til å aggiunge una sfumatura:
- ville komme presenta spesso un evento futuro visto dal passato oppure una volontà;
- skulle komme richiama un piano, un accordo, un'aspettativa o qualcosa di previsto;
- kom til å komme/skje presenta ciò che in seguito sarebbe effettivamente accaduto, frequente nella narrazione retrospettiva.
Il contesto elimina normalmente l'ambiguità di ville: Hun sa at hun ville hjelpe può significare «disse che avrebbe aiutato» e, molto naturalmente, anche «disse che voleva aiutare».
Più livelli temporali nella stessa frase
Una frase complessa può avere più punti di riferimento. In Han sa at han ville komme når han hadde spist («Disse che sarebbe venuto quando avesse mangiato / dopo aver mangiato»), sa stabilisce il passato, ville komme indica un momento successivo a quel dire e hadde spist presenta il pasto come già concluso prima dell'arrivo.
Con un riferimento presente, la stessa sequenza diventa: Han sier at han kommer når han har spist («Dice che verrà quando avrà mangiato»). Nelle subordinate temporali introdotte da når, il norvegese tende a usare il presente o il perfetto anche quando il significato è futuro; non si inserisce automaticamente skal come nell'indipendente.
Esempi nel contesto
| Norvegese | Italiano | Nota |
|---|---|---|
| Han sa at han ville komme når han hadde spist. | Disse che sarebbe venuto quando avesse mangiato. | Posteriorità rispetto a sa; il pasto precede l'arrivo. |
| Hvis hun hadde visst at han hadde kommet, ville hun ha ringt. | Se avesse saputo che lui era arrivato, avrebbe telefonato. | Periodo ipotetico irreale nel passato. |
| De trodde at vi allerede hadde gått. | Pensavano che fossimo già andati via. | L'andare via è anteriore al loro pensiero. |
| Jeg visste ikke at du hadde bodd her. | Non sapevo che avessi abitato qui. | Un periodo anteriore al momento in cui lo si è saputo. |
| Maja forklarte at hun jobbet hjemme den dagen. | Maja spiegò che quel giorno lavorava da casa. | Jobbet è simultaneo a forklarte. |
| Han fortalte at han hadde mistet nøklene dagen før. | Raccontò che aveva perso le chiavi il giorno prima. | Cambiano sia il tempo verbale sia i går. |
| Hun lovet at hun skulle sende rapporten før lunsj. | Promise che avrebbe inviato il rapporto prima di pranzo. | Skulle presenta un impegno o un piano. |
| Vi ante ikke at møtet kom til å vare så lenge. | Non immaginavamo che la riunione sarebbe durata così a lungo. | Kom til å anticipa un esito poi realizzato. |
| Læreren forklarte at vann koker ved 100 grader ved normalt trykk. | L'insegnante spiegò che l'acqua bolle a 100 gradi a pressione normale. | Il presente resta perché la validità è generale. |
| Hun sa at hun fortsatt bor i Tromsø. | Disse che vive ancora a Tromsø. | Il presente sottolinea che la situazione vale tuttora. |
| Jeg trodde at hun var på kontoret, men hun hadde allerede dratt. | Pensavo che fosse in ufficio, ma era già andata via. | Simultaneità presunta contro anteriorità reale. |
| Da vi kom fram, hadde konserten begynt. | Quando arrivammo, il concerto era già iniziato. | Hadde begynt precede kom fram. |
| Han skulle ha ringt, men telefonen hans var tom for strøm. | Avrebbe dovuto telefonare, ma il suo telefono era scarico. | Skulle ha segnala qui un'azione prevista ma non compiuta. |
| I 1905 blir Norge en selvstendig stat, og kort tid etter velges Haakon VII til konge. | Nel 1905 la Norvegia diventa uno Stato indipendente e poco dopo Haakon VII viene eletto re. | Presente storico usato per rendere viva la narrazione. |
Errori comuni
Usare il presente per ogni simultaneità passata
- Da evitare: Hun sa at hun er trøtt. se si descrive soltanto il suo stato di allora.
- Meglio: Hun sa at hun var trøtt.
- Perché: con un punto di riferimento passato, var presenta la stanchezza come simultanea al momento del dire. Er è possibile solo se chi parla vuole confermare che lei è stanca anche adesso.
Usare il preterito dove serve un passato anteriore
- Da evitare: Da vi kom fram, begynte filmen allerede.
- Corretto: Da vi kom fram, hadde filmen allerede begynt.
- Perché: il film era iniziato prima del nostro arrivo; hadde begynt rende esplicito quel passo indietro.
Tradurre il congiuntivo italiano con una forma speciale
- Da evitare: cercare un “congiuntivo norvegese” in Pensavo che fosse a casa.
- Corretto: Jeg trodde at hun var hjemme.
- Perché: il norvegese moderno usa normalmente l'indicativo nelle dichiarative dipendenti da verbi di pensiero, conoscenza e parola. La distinzione italiana tra indicativo e congiuntivo non si trasferisce forma per forma.
Confondere ville e skulle
- Poco preciso: Hun sa at hun ville møte legen klokka ti se si vuole riferire un appuntamento fissato.
- Più naturale: Hun sa at hun skulle møte legen klokka ti.
- Perché: skulle mette in primo piano il programma; ville può essere interpretato come volontà o desiderio. La prima frase non è sempre sbagliata, ma comunica una sfumatura diversa.
Applicare il cambio di tempo in modo automatico
- Poco naturale: Forskeren forklarte at jorda var rund se si enuncia una verità tuttora valida senza una prospettiva storica particolare.
- Più naturale: Forskeren forklarte at jorda er rund.
- Perché: il presente può restare quando l'informazione è ancora valida. Var diventa appropriato se ci si limita alle convinzioni o alla prospettiva di un momento passato.
Interpretare sempre skulle ha come futuro anteriore neutro
- Interpretazione fuorviante: leggere Han skulle ha levert oppgaven soltanto come «avrebbe consegnato il compito».
- Interpretazione frequente: «Avrebbe dovuto consegnare il compito» oppure «era previsto che lo consegnasse».
- Perché: skulle ha + participio passato spesso implica un'aspettativa non realizzata. Per un semplice evento successivo già compiuto, il contesto o una formulazione con ville ha può essere più chiaro.
Note d'uso
Il cambio di tempo è una tendenza forte, non una catena rigida come potrebbe far pensare il termine “concordanza”. In una conversazione, chi parla sceglie tra una prospettiva interna al passato e una prospettiva agganciata al presente. Si confrontino Hun sa at hun bodde i Oslo («disse che abitava a Oslo», stato visto allora) e Hun sa at hun bor i Oslo («disse che abita a Oslo», informazione presentata come ancora vera).
Nel parlato, il contesto permette spesso sequenze meno esplicite. Nella prosa formale conviene invece usare hadde + participio passato quando due eventi passati potrebbero essere confusi. Una volta stabilito l'ordine, il racconto può tornare al preterito per non appesantire ogni frase: il piuccheperfetto apre il passo indietro, poi la narrazione prosegue nel tempo ormai chiaro.
Per raccontare un singolo avvenimento passato si usa spesso da («quando»): Da hun kom, hadde vi spist. Når ricorre invece per abitudini, eventi ripetuti e riferimento futuro: Når hun kom på besøk, lagde vi middag sammen («Quando veniva a trovarci...»); Når hun kommer, skal vi spise. Questa scelta interagisce con i tempi, ma dipende anche dal tipo di evento, unico oppure ricorrente.
Oltre le basi: uso avanzato
Periodi ipotetici irreali
Nell'ipotesi irreale riferita al passato, la subordinata con hvis usa normalmente il piuccheperfetto e la principale ville ha + participio passato:
- Hvis jeg hadde visst det, ville jeg ha blitt hjemme. — Se l'avessi saputo, sarei rimasto a casa.
- Hvis de hadde reist tidligere, kunne de ha rukket toget. — Se fossero partiti prima, avrebbero potuto prendere il treno.
Qui kunne ha esprime una possibilità non realizzata. Analogamente, måtte ha può indicare una necessità o una deduzione passata secondo il contesto. Non conviene associare ogni verbo modale a una sola traduzione italiana: va prima ricostruito il rapporto temporale, poi la sfumatura modale.
Cambio di prospettiva nella narrazione
Un autore può passare intenzionalmente dal preterito al presente storico, cioè un presente che racconta fatti passati come se accadessero davanti al lettore: Plutselig åpner døren seg, og inn kommer en mann jeg aldri har sett før («All'improvviso la porta si apre ed entra un uomo che non ho mai visto prima»). Il passaggio è un effetto stilistico; un cambio casuale, senza una nuova prospettiva riconoscibile, sembra invece un errore.
Il tempo può anche dipendere dalla “voce” che assume la responsabilità dell'informazione. Hun hevdet at planen fungerte mantiene l'affermazione dentro la cornice passata («sosteneva che il piano funzionasse»); Hun hevdet at planen fungerer presenta più facilmente il funzionamento come valido anche ora, talvolta con una maggiore adesione del narratore. Il tempo verbale, quindi, può segnalare non solo cronologia, ma anche distanza e attualità.
Ambiguità utili e riformulazione
Le forme ville e skulle combinano tempo e modalità: futuro visto dal passato, volontà, programma, aspettativa. Nei testi in cui la precisione è essenziale, si può sciogliere l'ambiguità con un avverbio o una formulazione lessicale:
- Hun ønsket å hjelpe — desiderava aiutare;
- Det var avtalt at hun skulle hjelpe — era stato concordato che avrebbe aiutato;
- Senere kom hun til å hjelpe oss flere ganger — in seguito ci avrebbe effettivamente aiutati più volte.
Questa capacità di riformulare è più importante, a livello avanzato, che applicare una corrispondenza fissa tra un tempo italiano e una singola forma norvegese.
Consigli per esercitarsi
- Disegna una linea del tempo. Prendi una frase con un verbo introduttivo al passato e marca tre posizioni: contemporaneo, precedente, successivo. Produci poi una frase con var, una con hadde + participio passato e una con ville/skulle + infinito.
- Trasforma dialoghi brevi. Parti da tre battute al presente, riferiscile il giorno dopo e modifica non solo i verbi, ma anche jeg, nå, i morgen, her. Controlla ogni modifica chiedendoti se il riferimento è davvero cambiato.
- Confronta coppie minime. Leggi ad alta voce coppie come Hun sa at hun bor der / Hun sa at hun bodde der e formula in italiano la differenza. È un buon modo per imparare a scegliere la prospettiva, anziché memorizzare sostituzioni automatiche.
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