Grammatica spagnolo
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A1 (40)
I pronomi soggetto spagnoli sono yo, tú, él, ella, usted, nosotros/as, vosotros/as, ellos, ellas e ustedes. Come in italiano, di solito si omettono quando la forma del verbo rende già chiaro chi compie l'azione: Hablo español significa «Parlo spagnolo». Usted e ustedes esprimono un interlocutore formale, ma vogliono il verbo alla terza persona; in America Latina ustedes è anche il normale «voi» informale.
In spagnolo ogni sostantivo è normalmente maschile o femminile: in genere i nomi in -o sono maschili (el libro) e quelli in -a femminili (la casa). L'articolo è l'indizio più sicuro, perché esistono eccezioni comuni come el problema, el día, la mano e la foto. Conviene quindi imparare ogni parola insieme a el o la.
In spagnolo, di norma si aggiunge -s dopo una vocale (libro → libros) e -es dopo una consonante (ciudad → ciudades). Le parole che terminano in -z cambiano z in c prima di -es: pez → peces. Quando cambia il numero delle sillabe, può essere necessario aggiungere o togliere un accento grafico: examen → exámenes, nación → naciones.
In spagnolo gli articoli determinativi sono el, la, los, las e concordano con il sostantivo in genere e numero: el libro, la casa, los niños, las mesas. Davanti a un sostantivo femminile singolare che comincia con a- o ha- tonica si usa normalmente el, ma il sostantivo resta femminile: el agua fría, al plurale las aguas frías.
In spagnolo gli articoli indeterminativi sono un, una, unos, unas e concordano con il sostantivo per genere e numero: un libro, una casa, unos amigos, unas preguntas. Dopo ser, però, professioni e nazionalità senza qualifiche di solito non vogliono l’articolo: Soy médico, «Sono medico». Al livello A1 basta ricordare questa regola di base; le eccezioni e gli usi più sfumati sono separati nelle sezioni avanzate.
Il verbo spagnolo ser significa spesso «essere» e al presente ha sei forme irregolari: soy, eres, es, somos, sois, son. Si usa soprattutto per dire chi o che cosa è qualcuno, indicarne origine e professione, descriverne caratteristiche, dire l'ora e segnalare appartenenza. Per lo stato o la posizione di persone e cose, invece, di norma si usa estar.
Il presente di estar è estoy, estás, está, estamos, estáis, están. Si usa soprattutto per dire dove si trova qualcuno o qualcosa e in quale stato si trova: Estoy en casa («Sono a casa»), La sopa está fría («La zuppa è fredda»). In italiano la traduzione può essere «essere», «stare» o «trovarsi»: non basta quindi scegliere il verbo spagnolo traducendo parola per parola.
In spagnolo ser ed estar significano entrambi «essere», ma presentano la realtà in modo diverso. In prima approssimazione, usa ser per dire che cosa o chi è qualcuno o qualcosa, e estar per dire dove si trova o in quale stato si trova. La regola «permanente contro temporaneo» può aiutare all'inizio, ma non basta: un evento, per esempio, si localizza con ser (La fiesta es en mi casa), mentre una persona si localizza con estar (Marta está en casa).
Tener significa soprattutto avere: Tengo un coche («Ho un'auto»). Al presente è irregolare: tengo, tienes, tiene, tenemos, tenéis, tienen. Si usa anche in molte espressioni che per un italiano risultano familiari, come tener hambre («avere fame»), e nella costruzione tener que + infinito, equivalente in genere a «dovere».
Per coniugare al presente un verbo regolare spagnolo in -ar, si elimina -ar dall'infinito e si aggiungono le desinenze -o, -as, -a, -amos, -áis, -an. Da hablar si ottengono quindi hablo, hablas, habla, hablamos, habláis, hablan. Come in italiano, il pronome soggetto spesso si può omettere perché la desinenza indica già chi compie l'azione.
Per coniugare al presente un verbo spagnolo regolare in -er, si elimina -er dall'infinito e si aggiungono le desinenze -o, -es, -e, -emos, -éis, -en. Con comer si ottiene quindi como, comes, come, comemos, coméis, comen. Il pronome soggetto può spesso essere omesso, perché la desinenza indica già chi compie l'azione.
Per coniugare al presente un verbo regolare spagnolo in -ir, si elimina -ir dall’infinito e si aggiungono le desinenze -o, -es, -e, -imos, -ís, -en. Per esempio, vivir diventa vivo, vives, vive, vivimos, vivís, viven. Le forme che più facilmente confondono chi parla italiano sono nosotros vivimos e vosotros vivís.
Il verbo spagnolo ir significa soprattutto “andare” ed è irregolare: al presente fa voy, vas, va, vamos, vais, van. Per indicare una destinazione si usa normalmente ir a + luogo (Voy al trabajo), mentre ir a + infinito esprime un’intenzione o un’azione futura (Voy a comer, “Mangerò / Sto per mangiare”).
Hacer significa soprattutto fare, ma al presente ha una forma irregolare: hago, haces, hace, hacemos, hacéis, hacen. Si usa per attività e compiti (hacer deporte, hacer la cama) e, sempre alla terza persona singolare, in molte espressioni meteorologiche: hace calor, hace frío, hace sol.
In spagnolo poder significa soprattutto potere ed è seguito direttamente da un verbo all’infinito: Puedo entrar («Posso entrare»). Al presente cambia la o della radice in ue nelle forme puedo, puedes, puede e pueden, ma non in podemos e podéis. Serve per parlare di capacità, permesso e possibilità.
Al presente, querer cambia la e della radice in ie in tutte le persone tranne nosotros/as e vosotros/as: quiero, quieres, quiere, queremos, queréis, quieren. Significa soprattutto «volere» e si costruisce con un nome (Quiero un café) oppure con un infinito (Quiero descansar); con una persona può esprimere affetto: Te quiero.
Al presente, alcuni verbi spagnoli cambiano la e della radice in ie quando quella sillaba è tonica: pensar diventa pienso, piensas, piensa e piensan. Il cambiamento non avviene con nosotros e vosotros: pensamos, pensáis. Le normali desinenze di -ar, -er e -ir restano invariate.
In alcuni verbi spagnoli la o della radice diventa ue quando è accentata: dormir → duermo, volver → vuelves, contar → cuentan. All'indicativo presente il cambiamento compare in tutte le persone tranne nosotros e vosotros: dormimos, dormís. Le desinenze restano quelle normali dei verbi in -ar, -er e -ir.
I verbi riflessivi spagnoli si riconoscono dall'infinito in -se, come llamarse, levantarse e vestirse. Quando il verbo si coniuga, -se diventa me, te, se, nos, os, se secondo il soggetto: me levanto, te levantas, se levanta. Il meccanismo è molto simile all'italiano, ma occorre imparare anche la posizione del pronome e i verbi che cambiano significato con se.
In spagnolo hay indica che qualcosa o qualcuno esiste o è presente: Hay un problema («C'è un problema») e Hay muchas personas («Ci sono molte persone»). A differenza dell'italiano c'è/ci sono, la forma non cambia tra singolare e plurale. Per negare si usa no hay; per fare una domanda basta l'intonazione interrogativa: ¿Hay...?
Per rendere negativa una frase spagnola, di solito basta mettere no immediatamente prima del verbo coniugato: Entiendo diventa No entiendo. Con parole come nada, nadie e nunca, la posizione è decisiva: dopo il verbo si usa normalmente anche no (No veo a nadie), mentre prima del verbo queste parole bastano da sole (Nadie viene).
In spagnolo l'aggettivo concorda con il sostantivo, cioè cambia forma per rispecchiarne genere e numero: un chico alto, una chica alta, dos chicos altos, dos chicas altas. Gli aggettivi in -e e molti di quelli che terminano in consonante non distinguono il maschile dal femminile, ma formano comunque il plurale: inteligente/inteligentes, azul/azules.
In spagnolo l'aggettivo va di solito dopo il sostantivo: una camisa roja, un barrio tranquilo. Può precederlo per esprimere una valutazione, dare enfasi o formare combinazioni abituali; con alcune parole la posizione cambia il significato: un hombre pobre è un uomo senza denaro, mentre un pobre hombre è un uomo sfortunato o degno di compassione.
Davanti a un nome, lo spagnolo usa mi, tu, su, nuestro e vuestro, con le rispettive forme plurali: mi libro, mis libros. Il possessivo concorda con ciò che è posseduto, non con il possessore; inoltre, a differenza dell’italiano, di norma non è preceduto dall’articolo: mi casa, non la mi casa.
In spagnolo i dimostrativi distinguono tre gradi di distanza: este indica ciò che è vicino a chi parla, ese ciò che è vicino a chi ascolta o comunque non è qui, e aquel ciò che è lontano da entrambi. La forma cambia secondo il genere e il numero del sostantivo: este libro, esta mesa, esos libros, aquellas mesas.
Per indicare una posizione, lo spagnolo usa soprattutto en: Estoy en casa («Sono a casa»), Vivo en Madrid («Vivo a Madrid»). Per una destinazione si usa normalmente a: Voy al cine («Vado al cinema»), mentre de può indicare la provenienza: Vengo de Sevilla («Vengo da Siviglia»). Le espressioni debajo de, delante de e detrás de precisano invece dove si trova qualcosa rispetto a un punto di riferimento.
In spagnolo, un complemento oggetto diretto che indica una persona concreta è normalmente preceduto da a: Veo a María («Vedo María»). La preposizione di solito manca davanti alle cose e alle persone non individuate: Veo la casa; Busco un médico («Cerco un medico qualsiasi»). Con alguien, nadie e quién si usa ugualmente a.
In spagnolo esistono due contrazioni obbligatorie tra una preposizione e l'articolo determinativo maschile singolare el: a + el = al e de + el = del. Si dice quindi Voy al cine e Vengo del trabajo, mai a el cine o de el trabajo. Con la, los e las, invece, le parole restano separate: a la estación, de los vecinos.
Le domande spagnole si scrivono tra ¿ e ?. Le parole interrogative qué, quién, dónde, cuándo, cómo e por qué hanno l'accento grafico; nelle domande con risposta sì/no, invece, spesso basta l'intonazione: ¿Vives aquí? significa «Vivi qui?».
Per chiedere una quantità si usa cuánto, che diventa cuánta, cuántos o cuántas quando accompagna o sostituisce un nome: ¿Cuánta agua quieres?, ¿Cuántos días? Per identificare o scegliere un elemento si usa cuál/cuáles: ¿Cuál prefieres? Nello spagnolo standard, davanti a un nome si preferisce normalmente qué: ¿Qué camisa quieres?
Da cero a quince le forme vanno imparate; da dieciséis a veintinueve si scrive una parola sola, mentre da 31 a 99 si usa decina + y + unità: treinta y dos. Davanti a un nome, i numeri che terminano in uno diventano un al maschile e una al femminile; 100 esatto è cien.
Gli ordinali indicano una posizione in una serie: primero, segundo, tercero corrispondono a primo, secondo, terzo. In spagnolo concordano con il nome per genere e numero; inoltre primero e tercero diventano primer e tercer davanti a un nome maschile singolare: el primer día, el tercer piso.
Per dire l'ora, lo spagnolo usa Es la una al singolare e Son las dos, las tres... al plurale; per indicare l'orario di un'azione si dice a la una oppure a las dos. Giorni e mesi si scrivono con la minuscola, e una data segue normalmente lo schema el 15 de agosto de 2026.
Gli avverbi di frequenza dicono quanto spesso avviene qualcosa: siempre (sempre), a veces (a volte), nunca (mai). Gli avverbi di tempo dicono quando o in quale ordine avviene: hoy (oggi), mañana (domani), primero (prima), luego (poi). In spagnolo la posizione è abbastanza flessibile, ma siempre e nunca si mettono molto spesso prima del verbo coniugato: Siempre voy, Nunca como carne.
Gli avverbi di luogo indicano dove si trova qualcuno o qualcosa oppure verso dove avviene un movimento: aquí «qui», ahí «lì», allí «là», cerca «vicino», lejos «lontano». Di solito restano invariabili e possono comparire da soli; davanti a un nome o a un pronome, molti richiedono de: cerca de la estación, dentro de casa, delante de mí.
Davanti a un nome, mucho e poco si accordano: muchos amigos, poca agua. Con un verbo restano invariabili: trabajo mucho, duermo poco. Davanti a un normale aggettivo o avverbio si usa invece muy: muy fácil, muy bien.
I pronomi diretti spagnoli me, te, lo, la, nos, os, los, las sostituiscono la persona o la cosa su cui ricade direttamente l'azione: Compro el libro diventa Lo compro. Di norma precedono un verbo coniugato, ma si uniscono alla fine dell'infinito, del gerundio e dell'imperativo affermativo: quiero verlo, estoy mirándolo, míralo.
I pronomi indiretti spagnoli sono me, te, le, nos, os, les e indicano soprattutto la persona a cui è destinata un’azione: Te escribo significa «Ti scrivo». Di norma precedono il verbo coniugato; per precisare la persona si può aggiungere a + nome o pronome: Le doy el libro a María.
Gustar funziona quasi come l'italiano piacere: la cosa apprezzata è il soggetto, mentre la persona che prova il gusto è introdotta da un pronome indiretto. Si usa gusta davanti a un nome singolare o a un verbo all'infinito (Me gusta el café; Me gusta cocinar) e gustan davanti a un nome plurale (Me gustan los museos).
Le congiunzioni collegano parole o idee: y/e significa «e», o/u significa «o», pero introduce un contrasto, sino corregge ciò che è stato negato, porque esprime la causa e así que la conseguenza. Le forme e e u sostituiscono rispettivamente y e o davanti a determinati suoni, non semplicemente davanti a determinate lettere.
A2 (13)
Il pretérito indefinido presenta un’azione passata come conclusa e delimitata: Ayer comí pizza («Ieri ho mangiato la pizza»). Nei verbi regolari si toglie -ar, -er o -ir e si aggiungono desinenze come hablé, comí, viví. In italiano corrisponde spesso al passato prossimo, talvolta al passato remoto: non bisogna quindi scegliere il tempo spagnolo copiando automaticamente quello italiano.
Nel pretérito indefinido alcuni verbi molto comuni cambiano radice: tener diventa tuv-, estar diventa estuv-, hacer diventa hic-. Queste radici prendono quasi tutte le stesse desinenze senza accento: -e, -iste, -o, -imos, -isteis, -ieron. Ser e ir condividono invece una serie propria: fui, fuiste, fue, fuimos, fuisteis, fueron.
Il pretérito perfecto si forma con il presente di haber più il participio passato (la forma come parlato o finito): he hablado, has comido, hemos terminado. Indica soprattutto un fatto passato collegato al presente, ma il suo uso cambia secondo la regione: in gran parte della Spagna è comune con periodi ancora in corso, mentre in molta America Latina si preferisce spesso il pretérito indefinido.
In spagnolo alcuni verbi molto comuni non formano il participio passato con le normali terminazioni -ado o -ido: hacer diventa hecho, ver diventa visto e poner diventa puesto. Con l'ausiliare haber il participio non cambia mai: he visto, las he visto, María ha vuelto. Le nove forme fondamentali da imparare a livello A2 sono hecho, escrito, visto, dicho, puesto, vuelto, abierto, muerto e roto.
Il pretérito imperfecto presenta una situazione passata mentre era in corso, si ripeteva o faceva da sfondo: vivía en Madrid, «vivevo a Madrid». I verbi in -ar prendono le terminazioni in -aba, quelli in -er e -ir le terminazioni in -ía. I soli tre verbi con forme irregolari sono ser, ir e ver.
Per parlare di un’intenzione, un programma o un evento previsto, lo spagnolo usa spesso una forma presente di ir + a + infinito: Voy a comer, «Mangerò / Sto per mangiare». Si coniuga soltanto ir (voy, vas, va, vamos, vais, van); la preposizione a è obbligatoria e il secondo verbo resta all’infinito.
Per dire che un'azione è in corso, lo spagnolo usa il presente di estar seguito dal gerundio: Estoy comiendo («Sto mangiando»). I verbi in -ar formano il gerundio in -ando, mentre quelli in -er e -ir usano -iendo. Il gerundio non cambia mai in base alla persona, al genere o al numero.
In italiano la preposizione per corrisponde spesso sia a por sia a para, ma in spagnolo la scelta cambia secondo il significato. Come regola iniziale, usa para quando guardi verso una meta — destinatario, destinazione, scopo o scadenza — e por quando indichi ciò che sta dietro o lungo un'azione — causa, durata, percorso, mezzo o scambio.
Per confrontare due elementi, lo spagnolo usa soprattutto más... que («più... di/che»), menos... que («meno... di/che»), tan... como davanti ad aggettivi e avverbi e tanto/a/os/as... como davanti ai nomi. Alcuni comparativi sono irregolari: mejor, peor, mayor e menor. La difficoltà principale per chi parla italiano è scegliere tra tan e tanto e ricordare che dopo que o como si dice normalmente yo, tú, él, non mí, ti.
L’imperativo affermativo serve per dare un ordine, un consiglio, un invito o un’istruzione: habla, coma, venid, pasen. La forma cambia secondo la persona a cui ci si rivolge e, se ci sono pronomi atoni come me, te, lo o se, questi si uniscono alla fine del verbo: escríbeme, siéntese, dámelo.
In spagnolo que è il pronome relativo più comune: può riferirsi sia a persone sia a cose e non cambia mai forma, come in el hombre que habla e el libro que leo. Quien e il plurale quienes si riferiscono invece a persone e si usano soprattutto dopo una preposizione: la chica con quien hablé, los amigos con quienes viajé.
Quando due pronomi oggetto compaiono insieme, in spagnolo viene prima il pronome indiretto e poi quello diretto: Te lo doy («Te lo do»). Davanti a lo, la, los, las, però, le e les diventano sempre se: Se lo dije, non le lo dije. I due pronomi formano un blocco e si collocano insieme prima del verbo coniugato oppure, in alcuni casi, attaccati a infinito, gerundio e imperativo affermativo.
Al passato, il pronome riflessivo spagnolo resta davanti al verbo coniugato: me levanté e me he levantado. Nel pretérito perfecto si usa haber, non ser, e il participio passato resta invariabile: ella se ha levantado, ellos se han levantado. È proprio qui che l’abitudine italiana può trarre in inganno.
B1 (15)
Il futuro semplice spagnolo si forma aggiungendo all’infinito le stesse desinenze per tutti i verbi: -é, -ás, -á, -emos, -éis, -án. Per esempio, hablar diventa hablaré e vivir diventa viviré. Alcuni verbi cambiano la radice, come tener → tendré e hacer → haré, ma mantengono le normali desinenze del futuro.
Il condizionale semplice spagnolo si forma aggiungendo all'infinito le desinenze -ía, -ías, -ía, -íamos, -íais, -ían: hablaría, comerías, vivirían. Serve soprattutto per esprimere conseguenze ipotetiche, richieste cortesi, consigli e il futuro visto da un momento passato: Dijo que vendría («Disse che sarebbe venuto»).
Usa il pretérito indefinido per presentare un fatto passato come concluso: Ayer llegué tarde. Usa il pretérito imperfecto per descrivere lo sfondo, un'abitudine, uno stato o un'azione vista nel suo svolgimento: Hacía frío y llovía. In un racconto i due tempi lavorano spesso insieme: Dormía cuando sonó el teléfono.
Il subjuntivo presente presenta un fatto non come semplice realtà, ma come desiderato, dubbio, valutato o richiesto: Quiero que vengas («Voglio che tu venga»). Si forma partendo in genere dalla forma yo del presente indicativo e usando le vocali opposte: i verbi in -ar prendono e, quelli in -er/-ir prendono a. Molto spesso compare in una proposizione introdotta da que, ma non basta la presenza di que: conta il significato della frase.
In spagnolo il subjuntivo presenta un fatto non come semplice informazione, ma come desiderato, incerto, valutato, temuto o ancora da realizzarsi. Compare spesso dopo que: Quiero que vengas, Es posible que llueva, Te llamaré cuando llegue. La congiunzione, però, non basta da sola: contano il significato della frase, il rapporto tra i soggetti e il modo in cui chi parla considera l'evento.
Il pluscuamperfecto esprime un fatto avvenuto prima di un altro momento passato: Cuando llegué, Ana ya había salido («Quando arrivai, Ana era già uscita»). Si forma con l'imperfetto di haber — había, habías, había, habíamos, habíais, habían — seguito dal participio passato: habíamos terminado.
Per indicare il grado più alto o più basso all’interno di un gruppo, lo spagnolo usa l’articolo determinativo + más/menos + aggettivo: Ana es la más alta de la clase. Le forme principali irregolari sono mejor, peor, mayor e menor. Per esprimere invece un grado molto intenso, senza fare un confronto con un gruppo, si può aggiungere -ísimo/a: Es altísimo.
Donde collega un luogo a ciò che vi accade: la casa donde vivo. El cual, la cual, los cuales, las cuales riprendono un nome e sono particolarmente utili dopo una preposizione: la empresa para la cual trabajo. Lo que significa spesso «ciò che», mentre lo cual riprende normalmente un'intera frase già espressa.
La passiva spagnola si forma con ser + participio passato: La casa fue vendida («La casa fu venduta»). Il participio concorda con il soggetto e l’eventuale agente è introdotto da por: El libro fue escrito por Cervantes. Nello spagnolo corrente, però, molto spesso si preferiscono se + verbo (Se venden coches) oppure una frase attiva.
Per vietare o sconsigliare un’azione, lo spagnolo usa no + congiuntivo presente: No hables, No coma, No salgáis. I pronomi atoni si mettono prima del verbo: No lo hagas, No me digas nada. La differenza più importante rispetto all’italiano riguarda soprattutto il tú: non si usa l’infinito, quindi «non parlare» diventa no hables, non no hablar.
Il discorso indiretto riferisce le parole di qualcuno senza citarle alla lettera: Ana dice: «Estoy cansada» diventa Ana dice que está cansada. Le affermazioni sono introdotte di solito da que, le domande con risposta sì/no da si; se il verbo del riferire è al passato, spesso cambiano anche il tempo verbale, i pronomi e i riferimenti come hoy o aquí.
Lo spagnolo usa costruzioni come hay que + infinito, se + verbo alla terza persona ed es + aggettivo per parlare di obblighi, possibilità, giudizi o idee generali senza nominare chi agisce. Per esempio, Hay que estudiar significa «Bisogna studiare», mentre Se puede entrar significa «Si può entrare». Se dopo un'espressione come es importante compare una frase introdotta da que, di solito il verbo va al congiuntivo: Es importante que estudies.
Per una condizione reale o possibile, lo spagnolo usa si + presente indicativo: Si vienes, te ayudo oppure Si vienes, te ayudaré. Per un'ipotesi poco reale o immaginaria usa si + congiuntivo imperfetto, seguito di solito dal condizionale: Si tuviera tiempo, viajaría. Dopo il si condizionale non si mette né il futuro né il condizionale.
La scelta non dipende semplicemente da ciò che è permanente o temporaneo. Ser presenta identità, natura o una caratteristica con cui si descrive il soggetto; estar ne mostra lo stato o la condizione in una certa situazione. Con alcuni aggettivi cambia anche il significato: es listo vuol dire «è intelligente», mentre está listo significa «è pronto».
In spagnolo il gerundio non serve soltanto con estar: con seguir/continuar + gerundio indica continuità, con llevar + durata + gerundio dice da quanto tempo dura un'azione e con ir + gerundio presenta un cambiamento graduale. Può anche descrivere il modo in cui avviene un'azione, come in Vino corriendo; non si usa invece come nome, funzione per la quale lo spagnolo preferisce l'infinito.
B2 (11)
Il subjuntivo imperfecto si ricava dalla terza persona plurale del passato remoto spagnolo: tuvieron → tuviera o tuviese. Serve soprattutto dopo una reggente al passato o al condizionale, nelle ipotesi irreali con si, dopo como si e con ojalá per desideri difficili o contrari alla realtà. Le serie in -ra e -se hanno quasi sempre lo stesso significato, ma quella in -ra è oggi molto più comune.
Il pretérito perfecto de subjuntivo si forma con il congiuntivo presente di haber più il participio passato: haya llegado, hayas visto, hayan salido. Presenta un fatto già avvenuto — o che dovrà risultare concluso — dal punto di vista del presente o del futuro, all’interno di una frase che richiede il congiuntivo: Espero que haya llegado («Spero che sia arrivato»).
Il condizionale composto spagnolo si forma con il condizionale di haber più il participio passato: habría hablado, habrías comido, habrían salido. Serve soprattutto a parlare di ciò che sarebbe accaduto nel passato in condizioni diverse, ma anche di intenzioni non realizzate, possibilità mancate e supposizioni su fatti passati.
Per immaginare un passato diverso da quello reale, lo spagnolo usa normalmente si + pluscuamperfecto de subjuntivo nella condizione e il condicional compuesto nella conseguenza: Si hubiera sabido, habría venido («Se l'avessi saputo, sarei venuto/a»). Dopo si non si usa habría: la forma standard è si hubiera o si hubiese.
Il pluscuamperfecto de subjuntivo si forma con hubiera/hubiese + participio passato: hubieras venido, hubiésemos hablado. Esprime un'azione già compiuta vista attraverso un dubbio, un desiderio, una valutazione o un'ipotesi, soprattutto quando si parla di un passato ormai irreale: Si lo hubiera sabido, habría actuado de otra manera («Se l'avessi saputo, avrei agito diversamente»).
A livello avanzato non basta tradurre entrambe le preposizioni con per. Por guarda spesso alla causa, al tramite, allo scambio o a ciò che sta dietro a un fatto; para guarda alla destinazione, allo scopo o al parametro rispetto al quale si formula un giudizio. Nelle espressioni con estar, però, il significato dipende dall'intera costruzione: estar por hacer, estar para salir e no estar para bromas non sono intercambiabili.
Cuyo, cuya, cuyos, cuyas esprime una relazione di possesso o appartenenza e significa il cui, la cui, i cui, le cui. Concorda sempre con il sostantivo che viene dopo, non con la persona o la cosa menzionata prima: la autora cuyo libro leí, «l'autrice il cui libro ho letto». In spagnolo non si mette l'articolo tra cuyo e il sostantivo.
Il futuro perfecto si forma con il futuro di haber più il participio passato: habré terminado, «avrò finito». Si usa soprattutto per un'azione che sarà già conclusa entro un momento futuro e per formulare un'ipotesi su un fatto passato: Habrá olvidado può significare «avrà dimenticato» o «probabilmente ha dimenticato».
Nelle proposizioni temporali spagnole si usa in genere l’indicativo per fatti avvenuti, abituali o presentati come reali, ma il congiuntivo per un evento futuro o ancora in attesa: Cuando llegues, llámame. Per chi parla italiano, il punto decisivo è questo: dove l’italiano dice normalmente «quando arrivi» all’indicativo, lo spagnolo richiede cuando llegues al congiuntivo.
In spagnolo, molti avverbi si formano aggiungendo -mente alla forma femminile singolare dell'aggettivo: lento → lenta → lentamente, rápido → rápida → rápidamente. Se più avverbi in -mente sono coordinati, di solito il suffisso compare solo nell'ultimo: lenta y cuidadosamente. Questi avverbi sono invariabili, ma la loro posizione può cambiare ciò che viene messo in rilievo.
In italiano basta spesso diventare; in spagnolo, invece, il verbo cambia secondo il tipo di trasformazione. Ponerse indica soprattutto uno stato momentaneo, volverse un cambiamento profondo spesso involontario, hacerse un percorso o una scelta, convertirse en una vera trasformazione, quedarse lo stato che rimane dopo un evento e llegar a ser il punto d'arrivo di un processo.
C1 (10)
Il pretérito anterior esprime un'azione conclusa immediatamente prima di un'altra azione passata: Apenas hubo llegado, empezó a llover («Appena fu arrivato, cominciò a piovere»). Si forma con hube, hubiste, hubo, hubimos, hubisteis, hubieron + participio passato. Oggi è raro: compare soprattutto nella narrativa letteraria e nei testi formali, mentre nella lingua comune viene sostituito da altri tempi o da costruzioni più semplici.
Il futuro del congiuntivo spagnolo, con forme come fuere, viniere e hiciere, è oggi arcaico: non si usa normalmente nella conversazione e viene sostituito da altri tempi. È però ancora importante saperlo riconoscere in proverbi, formule come sea lo que fuere e testi giuridici o amministrativi. Si forma dalla terza persona plurale del passato remoto, togliendo -ron e aggiungendo le desinenze -re, -res, -re, -remos, -reis, -ren.
In spagnolo il tempo della subordinata dipende sia dal tempo della principale sia dal rapporto tra le due azioni. Con una principale al presente si hanno normalmente quiero que vengas e espero que hayas llegado; spostando il punto di vista nel passato, si ottengono quería que vinieras ed esperaba que hubieras llegado. Non è però una sostituzione automatica: una verità ancora valida o un'azione orientata al presente può mantenere un tempo presente.
Nello spagnolo standard lo, la, los, las sostituiscono un oggetto diretto, mentre le, les sostituiscono un oggetto indiretto. Il leísmo usa le al posto di lo; è ammesso dalla norma nel caso di una persona di sesso maschile al singolare, come Le vi ayer. Il laísmo (la dije la verdad) e il loísmo (lo di el libro) sono usi regionali, ma non appartengono alla norma standard.
Le perifrasi verbali uniscono un verbo coniugato a un infinito (la forma base del verbo, come hablar o salir) per presentare un'azione come ripetuta, interrotta, appena conclusa, iniziata, probabile o raggiunta. Nelle costruzioni di questo articolo, la preposizione è parte dello schema: volver a, dejar de, acabar de, ponerse a, deber de e llegar a + infinito.
Il registro formale spagnolo combina un lessico preciso, connettivi come no obstante ed en virtud de, il trattamento con usted e formule convenzionali di richiesta e saluto. Nelle richieste rivolte a un'altra persona compare spesso il congiuntivo (il modo verbale che presenta un'azione come voluta, possibile o non ancora realizzata): Le ruego que envíe la documentación. Essere formali, però, non significa rendere ogni frase lunga o burocratica.
La nominalizzazione consiste nell'esprimere come sostantivo un'azione, una qualità o un processo: desarrollar → desarrollo, posible → posibilidad. In spagnolo ricorre spesso nei testi accademici, giornalistici e amministrativi, ma la derivazione non è sempre meccanica: oltre al suffisso, bisogna imparare genere, accento e costruzione del nome.
La pasiva refleja si forma con se + verbo alla terza persona e presenta come soggetto ciò che subisce l'azione: Se venden coches («Si vendono automobili»). Il verbo concorda con questo soggetto, al singolare o al plurale. Non va confusa con il se impersonale, che non ha un vero soggetto e mantiene il verbo alla terza persona singolare: Aquí se vive bien («Qui si vive bene»).
Lo spagnolo può mettere in primo piano una persona, un elemento o un contrasto cambiando la struttura della frase: Es María quien llamó, Lo que necesito es tiempo, Sí que lo sé. Anche ni siquiera e la messa a tema (A María, la vi ayer) guidano l'attenzione dell'interlocutore. La scelta non modifica soltanto l'ordine delle parole: segnala quale informazione corregge, contrasta o riprende ciò che è già noto.
In spagnolo suffissi come -ito/-ita, -illo/-illa, -ón/-ona, -azo/-aza e -ote/-ota non indicano soltanto che qualcosa è piccolo o grande: possono comunicare affetto, modestia, ammirazione, ironia o disprezzo. Il significato dipende dalla parola di base, dal tono, dalla situazione e dalla regione: un momentito attenua una richiesta, un hombrón descrive un uomo grande e robusto, mentre un golpazo è un colpo molto forte.
C2 (8)
In spagnolo indicativo e congiuntivo non distinguono semplicemente ciò che è vero da ciò che è incerto. Spesso l’indicativo presenta un contenuto come informazione affermata, mentre il congiuntivo lo mette in secondo piano, lo nega, lo considera ipotetico oppure lo tratta come irrilevante rispetto alla conclusione. Perciò si dice normalmente No creo que venga, ma Creo que no viene; aunque ed el hecho de que ammettono entrambi i modi con un diverso punto di vista.
Lo spagnolo non ha un'unica varietà valida: tú, vos, vosotros e ustedes appartengono a sistemi regionali diversi, tutti pienamente corretti nel proprio contesto. Per comunicare bene conviene saper riconoscere più varietà e adottarne una in modo coerente, senza trasformare tendenze geografiche come coche, carro e auto in regole assolute.
Lo spagnolo colloquiale non è semplicemente uno spagnolo «meno corretto»: è il registro spontaneo usato tra persone in confidenza. Parole come vale, venga, pues e o sea organizzano la conversazione, mentre súper, mogollón e forme abbreviate come profe o bici rendono il tono più informale. La scelta dipende molto dal paese, dall'età, dal rapporto tra gli interlocutori e dalla situazione.
Nelle frasi complesse spagnole più proposizioni possono dipendere l'una dall'altra, essere messe in parallelo da coppie come no solo... sino también e tanto... como, oppure essere interrotte da un inciso. A livello C2 non basta che ogni verbo sia corretto: devono essere chiari anche i rapporti logici, il parallelismo tra le parti e il punto in cui la frase principale riprende.
Le risorse retoriche modificano la forma normale di un enunciato per attenuare, intensificare, persuadere o creare ritmo: No está nada mal elogia per litote, mentre ¡Me muero de hambre! esagera per iperbole. A livello C2 non basta riconoscere la figura: occorre anche capirne il tono, il registro e l'effetto nel contesto, evitando di usarla come semplice ornamento.
I connettivi del discorso indicano il rapporto logico tra un'idea e ciò che precede: contrasto (sin embargo), conseguenza (por consiguiente), bilancio (a fin de cuentas) o inciso (dicho sea de paso). A livello C2 non basta conoscerne la traduzione: occorre scegliere il rapporto esatto, rispettare il registro e usare una punteggiatura che renda visibile la struttura del ragionamento.
La lingua amministrativa spagnola usa formule convenzionali, costruzioni impersonali e un lessico preciso per comunicare atti, obblighi e decisioni: Se pone en su conocimiento que..., de conformidad con..., a los efectos oportunos... Per comprenderla bene occorre riconoscere chi compie l'azione, quale norma viene richiamata e quale effetto giuridico produce il documento; quando si scrive, la precisione conta più della solennità.
Le espressioni idiomatiche sono combinazioni relativamente fisse il cui significato non coincide sempre con quello letterale delle singole parole: ponerse las pilas non riguarda davvero pile o batterie, ma significa darsi da fare. Per usarle bene non basta conoscere la traduzione: occorre imparare insieme forma, situazione, registro e possibili variazioni.
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