Grammatica francese
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A1 (42)
I pronomi soggetto francesi sono je, tu, il, elle, on, nous, vous, ils, elles e indicano chi compie l'azione o di chi si parla. A differenza dell'italiano, in francese il soggetto va quasi sempre espresso: si dice Je parle français, non semplicemente Parle français. On significa spesso «noi» nel parlato, mentre vous vale sia «voi» sia «Lei» come forma di cortesia.
In francese ogni nome è maschile o femminile: si dice le livre ma la maison. Non esiste una regola capace di prevedere sempre il genere, quindi conviene imparare ogni parola insieme a un o une; alcune terminazioni, come -tion, -ment, -age e -ure, offrono comunque indizi molto utili.
In francese, nella maggior parte dei casi, il plurale si forma aggiungendo -s: un livre → des livres. Questa -s di solito non si pronuncia, quindi nel parlato sono spesso l'articolo o il contesto a far capire che si tratta di più elementi. Alcune terminazioni richiedono invece -x o -aux, e pochi nomi hanno un plurale irregolare.
In francese l’articolo determinativo concorda con il nome (la parola che indica una persona, un animale, una cosa o un’idea): le al maschile singolare, la al femminile singolare e les al plurale. Davanti a vocale o h muta, le e la diventano l’: l’homme, l’école. La forma l’ non rivela il genere, che va quindi imparato insieme al nome.
In francese si usa un davanti a un nome maschile singolare, une davanti a un nome femminile singolare e des davanti a un nome plurale: un livre, une maison, des amis. Davanti a un aggettivo posto prima di un nome plurale, des diventa normalmente de o d': de bons amis, d'excellentes idées. Nella frase negativa, inoltre, un, une e des diventano di solito de/d'.
In francese du, de la, de l' e, nell'uso didattico, des introducono una quantità non precisata: Je bois du café significa «Bevo del caffè». Dopo una negazione o un'espressione di quantità, di solito diventano de oppure d': Je ne bois pas de café, beaucoup d'eau. La scelta della forma dipende dal genere, dal numero e dal suono iniziale del nome.
Être significa soprattutto essere ed è un verbo irregolare: al presente si coniuga je suis, tu es, il/elle/on est, nous sommes, vous êtes, ils/elles sont. Serve per dire chi si è, da dove si viene, che lavoro si fa e in quale condizione ci si trova. A differenza dell'italiano, in francese il pronome soggetto normalmente non si può omettere: «Sono stanco» diventa Je suis fatigué, non Suis fatigué.
Il verbo irregolare avoir significa anzitutto “avere”: j’ai, tu as, il a, nous avons, vous avez, ils ont. Come in italiano, serve sia per indicare il possesso sia in molte espressioni quotidiane: j’ai vingt ans (“ho vent’anni”), j’ai faim (“ho fame”) e nous avons besoin d’aide (“abbiamo bisogno di aiuto”).
Per coniugare al presente un verbo regolare in -er, si elimina -er dall’infinito e si aggiungono -e, -es, -e, -ons, -ez, -ent: parler → je parle, tu parles, il parle, nous parlons, vous parlez, ils parlent. Il pronome soggetto è normalmente obbligatorio e molte forme che si scrivono in modo diverso si pronunciano allo stesso modo.
Per coniugare al presente un verbo regolare francese in -ir, si toglie -ir e si aggiungono -is, -is, -it, -issons, -issez, -issent: je finis, nous finissons. Il gruppo -iss- compare nelle tre persone plurali. Attenzione, però: non tutti i verbi che terminano in -ir seguono questo modello.
Per coniugare al presente un verbo regolare francese in -re, si elimina -re dall'infinito e si aggiungono le desinenze -s, -s, nessuna desinenza, -ons, -ez, -ent. Da attendre si ottiene quindi j'attends, tu attends, il attend, nous attendons, vous attendez, ils attendent. Nello scritto le forme cambiano, ma nel parlato le tre persone singolari hanno normalmente lo stesso suono.
Aller significa soprattutto andare ed è irregolare al presente: je vais, tu vas, il/elle/on va, nous allons, vous allez, ils/elles vont. Indica uno spostamento (Nous allons à Paris) e, seguito direttamente da un infinito, forma il futur proche, cioè un futuro percepito come vicino o già previsto: Je vais partir («Sto per partire / Partirò»).
Venir significa soprattutto “venire” ed è un verbo irregolare: je viens, tu viens, il/elle vient, nous venons, vous venez, ils/elles viennent. Si usa per indicare un movimento verso un luogo o una persona e, con de, la provenienza: Je viens de Rome (“Vengo da Roma”).
Il verbo francese faire significa spesso fare, ma è irregolare: al presente si coniuga je fais, tu fais, il/elle fait, nous faisons, vous faites, ils/elles font. Compare in moltissime espressioni quotidiane, da faire du sport a faire la cuisine, e nelle frasi sul tempo atmosferico come Il fait beau.
Pouvoir corrisponde spesso all’italiano potere e serve soprattutto a esprimere capacità, possibilità o permesso. Al presente è irregolare — je peux, tu peux, il peut, nous pouvons, vous pouvez, ils peuvent — e di solito precede un verbo all’infinito: Nous pouvons entrer ? («Possiamo entrare?»).
Vouloir significa soprattutto volere. Al presente è irregolare: je veux, tu veux, il/elle veut, nous voulons, vous voulez, ils/elles veulent; può essere seguito da un nome oppure da un infinito. Per una richiesta cortese, soprattutto con una persona che non si conosce, è normalmente preferibile je voudrais («vorrei») a je veux.
Al presente, devoir significa soprattutto dovere: si coniuga e viene seguito direttamente da un verbo all’infinito, come in Je dois partir («Devo partire»). Le forme sono dois, dois, doit, devons, devez, doivent. Senza un altro verbo, devoir può anche significare «essere in debito»: Je te dois dix euros («Ti devo dieci euro»).
In francese savoir si usa soprattutto per ciò che si sa come informazione e per ciò che si sa fare: Je sais où il habite e Je sais cuisiner. Connaître indica invece la familiarità con una persona, un luogo, un’opera o un argomento: Je connais Léa, Je connais Rome. La distinzione è molto vicina a quella italiana tra sapere e conoscere, ma davanti a un nome esistono alcune sfumature importanti.
Al presente, prendre («prendere») si coniuga je prends, tu prends, il/elle prend, nous prenons, vous prenez, ils/elles prennent. È irregolare, ma il suo schema si ritrova in verbi molto utili come apprendre («imparare»), comprendre («capire») e surprendre («sorprendere»). Nelle tre forme singolari le lettere finali cambiano, ma la pronuncia resta la stessa.
Un verbo pronominale francese si usa con un pronome che cambia insieme al soggetto: je me lève, tu te lèves, elle se lève, nous nous levons. All'infinito compare con se, per esempio se lever «alzarsi», ma nella frase il pronome va adattato alla persona e si mette normalmente davanti al verbo.
In francese, la negazione di base si forma mettendo ne prima del verbo coniugato e pas dopo: Je ne comprends pas significa «Non capisco». Davanti a vocale o h muta, ne diventa n': Il n'aime pas le café. Nel parlato spontaneo spesso si omette ne, ma nello scritto è bene usare sempre la forma completa.
In francese il y a significa sia “c'è” sia “ci sono” e rimane invariabile: Il y a un problème ma anche Il y a trois problèmes. La negazione di base è il n'y a pas de/d', mentre per fare una domanda si usano soprattutto Est-ce qu'il y a… ? e, nel parlato informale, Il y a… ?.
L'aggettivo francese concorda con il nome nel genere e nel numero: in genere si aggiunge -e per il femminile, -s per il plurale e -es per il femminile plurale. Il modello di base è petit, petite, petits, petites. Molti aggettivi seguono il nome, ma alcuni aggettivi molto frequenti lo precedono.
In francese la maggior parte degli aggettivi segue il nome, ma alcuni aggettivi molto frequenti lo precedono: une belle maison, un vieux livre, une bonne idée. L'etichetta BANGS aiuta a ricordare soprattutto qualità legate a bellezza, età, numero o ordine, valutazione e dimensione. L'aggettivo continua comunque a concordare con il nome in genere e numero.
In francese alcuni aggettivi non formano il femminile aggiungendo semplicemente -e: per esempio, beau diventa belle, vieux diventa vieille e blanc diventa blanche. Inoltre beau, nouveau e vieux hanno una forma maschile singolare speciale davanti a vocale o h muta: un bel homme, un nouvel ami, un vieil hôtel.
In francese il possessivo si sceglie in base a chi possiede e al genere e numero della cosa posseduta: mon livre, ma voiture, mes livres. Davanti a una parola femminile che comincia per vocale o h muta si usano però mon, ton, son: mon amie, son histoire. A differenza dell'italiano, normalmente non si aggiunge l'articolo: si dice mon livre, non le mon livre.
Davanti a un nome, il francese usa ce al maschile singolare, cet al maschile singolare davanti a vocale o h muta, cette al femminile singolare e ces al plurale: ce livre, cet homme, cette maison, ces livres. Queste forme, da sole, non distinguono tra «questo» e «quello»; quando serve precisare, si aggiunge -ci o -là dopo il nome: ce livre-ci, ce livre-là.
Per indicare un luogo, il francese usa soprattutto à per un punto o una destinazione (à Paris, au bureau), dans per l'interno di uno spazio (dans le sac) e chez per la casa o l'ambiente di una persona (chez Marie, chez le médecin). Le relazioni spaziali più concrete si esprimono con sur, sous, devant, derrière ed entre; con à e de bisogna inoltre applicare le contrazioni au, aux, du, des.
Per indicare dove si è o dove si va, in francese si usa normalmente à con le città, en con paesi femminili e continenti, au con paesi maschili e aux con nomi plurali: à Paris, en France, au Canada, aux États-Unis. Per esprimere la provenienza si usano invece de/d’, du e des: de Paris, d’Italie, du Canada, des États-Unis.
In francese à + le diventa au, à + les diventa aux, de + le diventa du e de + les diventa des. Queste contrazioni sono obbligatorie; con la e l', invece, le due parole restano separate: à la gare, à l'école, de la gare, de l'école.
In francese si può formulare una domanda in tre modi: con la sola intonazione (Tu viens ?), con est-ce que (Est-ce que tu viens ?) oppure con l’inversione (Viens-tu ?). Per chiedere un’informazione si aggiunge una parola interrogativa come qui, que/quoi, où, quand, comment o pourquoi. Nel parlato quotidiano prevalgono l’intonazione e est-ce que; l’inversione è più sorvegliata.
Per chiedere una quantità si usa combien, da solo, oppure combien de + nome: Combien ça coûte ? («Quanto costa?»), Combien de jours ? («Quanti giorni?»). Per chiedere quale elemento o quale informazione si usa quel, che cambia forma secondo il genere e il numero del nome: quel, quelle, quels, quelles.
Da 0 a 69 i numeri francesi seguono uno schema abbastanza regolare; da 70 a 99 combinano invece sessanta o quattro volte venti con altri numeri: soixante-dix (70), quatre-vingts (80), quatre-vingt-dix (90). Et compare in 21, 31, 41, 51, 61 e 71, ma non in 81 o 91; inoltre un diventa une davanti a un sostantivo femminile.
In francese, dopo premier/première («primo/prima»), la maggior parte dei numeri ordinali si forma aggiungendo -ième al numero cardinale: deux → deuxième, trois → troisième. Premier cambia secondo genere e numero; gli altri ordinali hanno normalmente la stessa forma al maschile e al femminile, ma prendono -s al plurale.
Per dire l’ora si usa sempre Il est + ora: Il est une heure, Il est trois heures et demie. Le date seguono l’ordine giorno + mese e vogliono normalmente le: le 15 août. Con i giorni della settimana, invece, lundi indica in genere un lunedì preciso, mentre le lundi esprime un’abitudine: “il lunedì”.
Gli avverbi di frequenza dicono quanto spesso avviene qualcosa: toujours, souvent, parfois, rarement, jamais. Con un tempo semplice si collocano di solito dopo il verbo: Je travaille souvent ici. Gli avverbi di tempo e di sequenza dicono quando o in quale ordine: aujourd'hui, demain, d'abord, puis, enfin; spesso possono stare all'inizio o alla fine della frase.
Gli avverbi di luogo indicano dove si trova qualcuno o qualcosa oppure verso dove avviene un movimento: ici «qui», là/là-bas «lì/là», dedans «dentro», dehors «fuori». Sono invariabili, quindi non cambiano forma; bisogna però distinguere l’uso senza complemento (Il est dehors) da forme come près de la gare e loin d’ici.
Davanti a un nome, le principali espressioni di quantità francesi sono seguite da de senza articolo: beaucoup de pain, peu de temps, trop d’idées. Se il nome non viene espresso, de scompare: Il travaille beaucoup. Davanti a un aggettivo o a un avverbio si usano invece soprattutto très, trop e assez: très utile, trop vite, assez bien.
I pronomi tonici francesi sono moi, toi, lui, elle, nous, vous, eux, elles. Si usano soprattutto dopo una preposizione (avec moi), per mettere una persona in rilievo (Moi, je préfère le thé), dopo que nei confronti e con c'est: non sostituiscono automaticamente i pronomi soggetto davanti a un verbo.
I pronomi francesi me, te, le, la, nous, vous, les sostituiscono un complemento oggetto diretto, cioè la persona o la cosa su cui ricade direttamente l'azione: Je vois Marie → Je la vois. Nella frase dichiarativa si collocano prima del verbo; me, te, le, la si elidono davanti a vocale o h muta: Il m'appelle, Je l'écoute.
I pronomi indiretti francesi me, te, lui, nous, vous, leur sostituiscono soprattutto à + persona: Je parle à Léa diventa Je lui parle. Di norma vanno prima del verbo; lui significa sia «a lui» sia «a lei», mentre leur significa «a loro». Non basta però vedere la preposizione à: alcuni verbi richiedono invece un pronome tonico, per esempio Je pense à elle.
Le congiunzioni francesi et (e), ou (o), mais (ma), donc (quindi), car (poiché) e ni...ni (né...né) collegano parole o frasi sullo stesso piano. Per iniziare bastano equivalenze molto vicine all'italiano; occorre però distinguere ou da où, usare correttamente la negazione con ni e non trattare car come un sostituto universale di parce que.
A2 (14)
Il passé composé esprime soprattutto un fatto passato concluso. Si forma con il presente di avoir o être più il participio passato: j'ai mangé («ho mangiato»), elle est arrivée («è arrivata»). La maggior parte dei verbi richiede avoir; alcuni verbi di movimento o cambiamento e tutti i verbi pronominali richiedono être.
Nel passé composé molti verbi frequenti non formano il participio passato (la forma come fatto o preso) con le terminazioni regolari: faire → fait, prendre → pris, voir → vu. La struttura della frase non cambia: si usa comunque ausiliare + participio, per esempio j'ai fait, elle a pris, nous avons vu. Queste forme vanno imparate, ma diverse appartengono a famiglie riconoscibili.
Con un gruppo limitato di verbi francesi, il passé composé si forma con il presente di être più il participio passato: elle est partie, nous sommes arrivés. Il participio concorda con il soggetto per genere e numero: parti, partie, partis, parties. La somiglianza con il passato prossimo italiano aiuta molto, ma la scelta dell'ausiliare non coincide sempre nelle due lingue.
Nel passé composé, tutti i verbi pronominali francesi usano être: elle s'est levée, «si è alzata». La forma base è soggetto + pronome riflessivo + être + participio passato. All'inizio conviene accordare il participio con il soggetto; più avanti, però, bisogna controllare se il pronome riflessivo è complemento oggetto diretto: elles se sont vues, ma elles se sont parlé.
Il pronome francese y sostituisce soprattutto un complemento introdotto da à che indica un luogo o una cosa: Je vais à Paris → J’y vais; Je pense à ce problème → J’y pense. Si mette normalmente prima del verbo e non si usa, nella regola di base, per una persona. Spesso corrisponde all’italiano ci, ma non sempre.
Il pronome en sostituisce soprattutto de + nome: Tu veux du café ? — Oui, j'en veux. Si è indicata una quantità, en sostituisce ciò che viene contato, ma la quantità resta: J'ai trois frères → J'en ai trois. Di solito si mette prima del verbo, proprio come l'italiano ne.
In francese ne si mette normalmente prima del verbo coniugato, mentre una seconda parola precisa il significato: ne...jamais «non... mai», ne...rien «non... niente», ne...personne «non... nessuno» e ne...plus «non... più». Anche ne...ni...ni nega due elementi; ne...que, invece, significa «solo» e non è una vera negazione. Nei tempi composti la posizione cambia a seconda della parola usata.
L’imparfait descrive ciò che durava, si ripeteva o faceva da sfondo nel passato: Quand j’étais petit, je jouais dehors («Quando ero piccolo, giocavo fuori»). Si forma quasi sempre dalla forma nous del presente, togliendo -ons e aggiungendo -ais, -ais, -ait, -ions, -iez, -aient. L’unica base davvero irregolare è quella di être: ét-.
Il futur proche si forma con il presente di aller seguito dall'infinito (la forma base del verbo): je vais partir, «partirò / sto per partire». Serve soprattutto per intenzioni, programmi già collegati al presente e avvenimenti percepiti come imminenti. Si coniuga solo aller; il secondo verbo resta all'infinito.
Per dire che un'azione è appena avvenuta, in francese si usa il presente di venir + de + infinito: Je viens de manger significa «Ho appena mangiato». Si coniuga soltanto venir; il verbo che indica l'azione resta all'infinito. Davanti a vocale o h muta, de diventa d', come in Elle vient d'arriver.
Per confrontare due elementi, il francese usa soprattutto plus… que (più… di), moins… que (meno… di) e aussi… que (tanto… quanto) con aggettivi e avverbi: Léa est plus grande que Marc. Con un nome si usa invece autant de… que, mentre con un verbo si usa autant… que. Le forme più importanti da ricordare sono meilleur per confrontare ciò che è bon e mieux per confrontare il modo in cui si compie un'azione.
I pronomi relativi qui e que uniscono due frasi evitando di ripetere un nome. Si usa qui quando quel nome compie l’azione nella proposizione relativa; si usa que quando riceve direttamente l’azione. In pratica: qui + verbo, ma que + soggetto + verbo; davanti a vocale o h muta, que diventa qu’, mentre qui non si apostrofa mai.
L’impératif francese usa le forme di tu, nous e vous, ma senza esprimere il pronome soggetto: Parle !, Allons-y !, Attendez ! Con i verbi in -er, la forma di tu perde normalmente la -s: tu parles diventa parle !; gli altri verbi in genere la mantengono, come in finis !
Quando due pronomi complemento precedono il verbo, il francese segue un ordine fisso: me/te/se/nous/vous + le/la/les + lui/leur + y + en. Non si possono scambiare in base all’ordine delle parole italiane: si dice Je te le donne e Je le lui donne. All’imperativo affermativo l’ordine cambia: Donne-le-moi !
B1 (14)
Il futur simple esprime ciò che avverrà: si forma in genere aggiungendo all'infinito le desinenze -ai, -as, -a, -ons, -ez, -ont. Con i verbi in -re si elimina la e finale; alcuni verbi molto comuni hanno invece una radice irregolare, per esempio être → ser-, avoir → aur- e aller → ir-.
Il conditionnel présent si forma con la radice del futuro e le desinenze dell’imparfait: -ais, -ais, -ait, -ions, -iez, -aient. Serve soprattutto per esprimere una conseguenza ipotetica (je voyagerais), una richiesta cortese (je voudrais) o un evento futuro visto da un momento passato (il a dit qu’il viendrait).
L'imparfait presenta una situazione passata dall'interno: descrive lo sfondo, uno stato, un'abitudine o un'azione in corso. Il passé composé presenta invece un evento come concluso e lo fa avanzare nel racconto. Spesso i due tempi lavorano insieme: Il pleuvait quand je suis sorti («Pioveva quando sono uscito»).
Il subjonctif présent è il congiuntivo presente francese: compare soprattutto in una proposizione introdotta da que dopo idee di volontà, necessità, emozione, dubbio o scopo. Per esempio, Il faut que tu viennes significa «Bisogna che tu venga». Le desinenze sono -e, -es, -e, -ions, -iez, -ent, ma alcuni verbi cambiano radicale o sono irregolari.
Il francese usa il subjonctif (congiuntivo, cioè il modo verbale con cui si presenta un fatto come voluto, temuto, valutato o non certo) dopo determinate espressioni: il faut que, vouloir que, avoir peur que, bien que, pour que, avant que e altre. La struttura più comune è espressione introduttiva + que + soggetto + verbo al congiuntivo: Il faut que tu viennes. Se il soggetto delle due azioni è lo stesso, spesso si preferisce invece l'infinito: Je veux partir.
Il plus-que-parfait indica un fatto già avvenuto prima di un altro momento passato: J'avais déjà mangé quand Paul est arrivé («Avevo già mangiato quando Paul è arrivato»). Si forma con l'imperfetto di avoir o être più il participio passato: j'avais fini, elle était partie.
Il superlativo relativo francese si forma normalmente con le, la, les + plus/moins + aggettivo: le plus grand («il più grande»), la moins chère («la meno cara»). L'articolo e l'aggettivo concordano con il nome, mentre la posizione dell'aggettivo resta quella che avrebbe normalmente. Per «il migliore» si usa le meilleur; per «il peggiore» sono possibili le pire e, in certi contesti, le plus mauvais.
Où collega un luogo o un momento a una frase relativa: la ville où j'habite («la città dove abito»), le jour où je suis arrivé («il giorno in cui sono arrivato»). Dont riprende invece un elemento introdotto da de: le livre dont j'ai besoin («il libro di cui ho bisogno»). Entrambi sono invariabili: non cambiano per genere o numero.
La voce passiva francese si forma con être al tempo necessario + participio passato, concordato con il soggetto: La maison a été vendue («La casa è stata venduta»). Chi compie l'azione può essere introdotto da par, ma spesso non viene espresso. Nel francese corrente, quando interessa soprattutto dire che qualcuno compie un'azione, è molto comune preferire on + verbo attivo: On parle français ici («Qui si parla francese»).
Il discours indirect riferisce le parole di qualcuno senza citarle esattamente. In francese si usa in genere que per un’affermazione, si per una domanda con risposta sì/no e una parola interrogativa come où, quand o pourquoi per le altre domande; ordini e richieste diventano spesso de + infinito. Se il verbo che introduce il discorso è al passato, possono cambiare anche i tempi verbali: Il a dit : « Je viendrai » → Il a dit qu’il viendrait.
In francese faire + infinito indica che il soggetto non compie direttamente un'azione, ma la provoca o la fa compiere: Je fais réparer ma voiture significa «Faccio riparare la mia auto». Con se faire + infinito, l'azione riguarda il soggetto stesso: Elle se fait couper les cheveux («Si fa tagliare i capelli»). Solo faire si coniuga; il secondo verbo resta sempre all'infinito.
Il gérondif francese si forma con en + participio presente: en parlant, en finissant, en prenant. Serve soprattutto a dire che due azioni avvengono insieme, in che modo si compie un'azione o a quale condizione essa si realizza. A differenza del gerundio italiano, richiede normalmente en e deve riferirsi allo stesso soggetto del verbo principale.
Nelle espressioni impersonali francesi il non indica una persona o una cosa: serve a costruire frasi come il faut partir, il est important de comprendre e il semble qu'il ait raison. Dopo queste espressioni si usa l'infinito quando l'azione è generale, mentre una frase introdotta da que permette di indicare chi compie l'azione e può richiedere il congiuntivo. A differenza dell'italiano, il francese non può omettere l'il impersonale.
Per una condizione reale o possibile, il francese usa si + presente e, nella frase che esprime la conseguenza, presente, futuro o imperativo: Si tu viens, je serai content. Per un'ipotesi immaginaria o poco probabile nel presente, usa si + imparfait e conditionnel présent: Si j'avais le temps, je viendrais. Subito dopo il si ipotetico non si mette il condizionale.
B2 (11)
Il subjonctif passé presenta un'azione come già compiuta all'interno di una frase che richiede il congiuntivo: Je suis content qu'il soit venu («Sono contento che sia venuto»). Si forma con avoir o être al subjonctif présent più il participio passato: ait parlé, soit partie. Il motivo per usare il congiuntivo dipende dalla frase reggente o dalla congiunzione; il passato indica invece che l'azione subordinata è anteriore o già conclusa.
Il conditionnel passé si forma con avoir o être al condizionale presente più il participio passato: j'aurais parlé, elle serait venue. Serve soprattutto a esprimere una conseguenza passata che non si è realizzata, un rimpianto o un giudizio a posteriori: J'aurais voulu venir («Avrei voluto venire»), Tu aurais dû m'appeler («Avresti dovuto chiamarmi»).
Per parlare di una condizione passata che non si è realizzata, il francese usa si + plus-que-parfait nella proposizione con si e il conditionnel passé nella conseguenza: Si j'avais su, je serais venu («Se l'avessi saputo, sarei venuto»). La regola da fissare è semplice: dopo si non si mette il condizionale.
I pronomi relativi composti lequel, laquelle, lesquels, lesquelles riprendono un nome dopo una preposizione e concordano con quel nome: la table sur laquelle j'écris. Con à e de alcune forme si contraggono: auquel, auxquels, duquel, desquels. Se invece non c'è un nome antecedente e si intende «ciò che», si usano ce qui, ce que, ce dont secondo la funzione nella frase.
Il participio presente francese termina in -ant: parlant, finissant, prenant. Quando conserva valore di verbo è invariabile: les personnes parlant français. Se la stessa forma è diventata un aggettivo verbale, si accorda invece con il nome: une histoire passionnante. Il gerundio francese aggiunge en: en parlant.
L’infinitif passé si forma con l’infinito di avoir o être seguito dal participio passato: avoir mangé, être parti, s’être levé. Indica che un’azione è già compiuta rispetto a un’altra: Après avoir mangé, je suis sorti («Dopo aver mangiato, sono uscito»). L’ausiliare e gli eventuali accordi seguono, in linea generale, le stesse regole del passé composé.
Per mettere un elemento in primo piano, il francese usa spesso c’est... qui se l’elemento evidenziato è il soggetto e c’est... que negli altri casi: C’est Léa qui répond; C’est Léa que j’appelle. Per presentare prima un’idea e identificarla dopo, si usa ce qui/ce que... c’est: Ce qui compte, c’est l’intention. Nel parlato è inoltre comunissima la dislocazione: Moi, je suis d’accord; Ce film, je l’ai déjà vu.
Il futur antérieur presenta un fatto come già concluso prima di un altro momento futuro: Quand tu arriveras, j'aurai fini («Quando arriverai, avrò finito»). Si forma con il futuro semplice di avoir o être più il participio passato: j'aurai parlé, elle sera partie. Può anche esprimere una supposizione su un fatto passato: Il aura oublié («Avrà dimenticato»).
Le congiunzioni subordinanti collegano una proposizione principale a una proposizione che dipende da essa. In francese bien que, quoique, pour que e afin que richiedono il congiuntivo; tandis que, alors que, dès que e aussitôt que reggono invece l'indicativo. La scelta non dipende dal tempo della frase, ma dal tipo di rapporto espresso: concessione, scopo, contrasto o tempo.
La costruzione francese ne...que significa «solo», «soltanto»: Je n'ai que dix euros vuol dire «Ho solo dieci euro», non «Non ho dieci euro». Ne precede il verbo, mentre que introduce ciò a cui si applica la limitazione. Con plus si esprime ciò che rimane (Je n'ai plus que deux jours); dopo sans, invece, normalmente non si aggiunge una seconda negazione: sans rien dire.
Molti avverbi di modo francesi si formano aggiungendo -ment alla forma femminile dell'aggettivo: lent → lente → lentement. Gli aggettivi in -ant ed -ent danno di solito -amment ed -emment: constant → constamment, prudent → prudemment. Forme molto comuni come bien, mal e vite, invece, non derivano con questo procedimento.
C1 (10)
Il passé simple presenta un'azione conclusa come un evento della narrazione: Il entra, vit la lettre et comprit («Entrò, vide la lettera e capì»). Nel francese contemporaneo appartiene soprattutto alla letteratura, ai racconti storici e alla prosa formale; nella conversazione, per gli stessi eventi, si usa normalmente il passé composé. Per leggere bene occorre riconoscerne soprattutto le forme alla terza persona: il fut, elle eut, ils vinrent.
Il passé antérieur è un tempo composto proprio soprattutto della narrazione letteraria. Si forma con il passé simple di avoir o être più il participio passato: Quand il eut fini, il partit («Quando ebbe finito, partì»). Presenta un'azione come già conclusa, spesso immediatamente prima di un'altra azione al passé simple.
Il subjonctif imparfait è un tempo del congiuntivo francese oggi usato quasi soltanto nella lingua letteraria o volutamente solenne: Je voulais qu’il vînt. Si costruisce sul tema del passé simple con -sse, -sses, vocale con circonflesso + -t, -ssions, -ssiez, -ssent. Nel francese corrente, dopo un verbo al passato si usa normalmente il subjonctif présent: Je voulais qu’il vienne.
La concordanza dei tempi esprime il rapporto tra due azioni: contemporaneità, anteriorità o posteriorità. Quando il punto di vista passa dal presente al passato, il francese usa spesso imparfait, plus-que-parfait e conditionnel: Il dit qu’il viendra diventa Il a dit qu’il viendrait. Attenzione al confronto con l’italiano: il semplice futuro nel passato francese è normalmente il conditionnel présent, non il conditionnel passé.
Nel francese amministrativo, giuridico e accademico si usano costruzioni con il impersonale per presentare un fatto, attribuire un compito o formulare una raccomandazione senza mettere in primo piano una persona: il ressort de l'enquête que…, il incombe au président de…, il convient de…. Il pronome il non indica un uomo o un oggetto preciso: è un soggetto grammaticale obbligatorio. La costruzione successiva cambia secondo l'espressione: que + frase, de + infinito oppure à + responsabile + de + infinito.
Nel francese formale alcuni avverbi e alcune costruzioni stilistiche possono portare il soggetto dopo il verbo: Peut-être viendra-t-il e Ainsi va la vie. Se il soggetto è un nome, spesso resta prima del verbo e viene ripreso da un pronome: Peut-être Paul viendra-t-il. Questa sintassi è soprattutto propria dello scritto curato, della stampa, dei discorsi e della letteratura; nella conversazione si preferiscono spesso costruzioni con que o con l’ordine normale.
La nominalizzazione trasforma un verbo o un aggettivo in un nome: développer → développement, possible → possibilité. In francese permette di concentrare un processo, un risultato o una qualità in un gruppo nominale ed è molto frequente nei testi accademici, giornalistici e amministrativi. I suffissi offrono indicazioni utili, ma la forma corretta non si può sempre ricavare meccanicamente.
Il registre soutenu è il francese curato usato in testi istituzionali, argomentativi, accademici e in una corrispondenza molto formale. Non consiste nel sostituire ogni parola comune con una parola difficile: richiede soprattutto precisione, negazioni complete, formule adatte al destinatario e costruzioni coerenti con la situazione.
Nei verbi pronominali francesi, se, en e y non indicano sempre un’azione riflessa: possono formare con il verbo un’espressione dal significato autonomo. Per esempio, se passer significa «accadere», s’en passer «farne a meno», se rendre compte de «rendersi conto di» e s’y connaître en «intendersi di». Conviene quindi imparare ogni costruzione insieme alla sua preposizione e ai suoi pronomi.
La liaison fa comparire davanti a vocale una consonante finale normalmente muta: les enfants si pronuncia con [z] tra le due parole. Nell’enchaînement, invece, la consonante finale è già pronunciata e si lega alla sillaba seguente: in avec elle, la [k] di avec passa naturalmente davanti a elle. La liaison può essere obbligatoria, vietata o facoltativa; l’enchaînement dipende soprattutto dalla continuità del gruppo ritmico.
C2 (9)
Il subjonctif plus-que-parfait è un tempo letterario formato con il congiuntivo imperfetto di avoir o être più il participio passato: qu'il eût compris, qu'elle fût partie. Nella lingua contemporanea è quasi sempre sostituito dal congiuntivo passato (qu'il ait compris) o, nelle ipotesi con si, dal trapassato indicativo (si j'avais su). È quindi essenziale soprattutto per leggere narrativa, saggistica e prosa molto formale.
Il conditionnel surcomposé è una forma francese molto rara e regionale, costruita in esempi come j’aurais eu fini: al condizionale dell’ausiliare segue eu o été e poi il participio passato. Serve soprattutto a presentare come già conclusa un’azione dentro uno scenario ipotetico passato. Nel francese comune si usa quasi sempre il normale conditionnel passé: j’aurais fini.
Il ne espletivo è un ne facoltativo che non esprime negazione: J’ai peur qu’il ne vienne significa «Ho paura che venga», non «Ho paura che non venga». Si incontra soprattutto nello scritto sorvegliato dopo espressioni come avant que, à moins que, de peur que, verbi di timore e in alcuni paragoni di disuguaglianza. Non è seguito da pas, salvo quando la subordinata è davvero negativa.
Gli arcaismi francesi sono parole o costruzioni uscite dall'uso quotidiano, ma ancora presenti nei testi letterari, storici e in qualche formula cristallizzata. Forme come ne…point, oncques, moult e céans vanno soprattutto riconosciute: usarle nel francese corrente senza un'intenzione precisa produce facilmente un effetto teatrale, ironico o artificioso.
Nel francese informale parlato le strutture di base non scompaiono, ma spesso si alleggeriscono: si omette ne, si usa on invece di nous, si fanno domande mantenendo l'ordine affermativo e si accorciano parole molto frequenti. Forme come J'sais pas, T'as compris ? e C'est ouf ! sono naturali tra persone in confidenza, ma non appartengono tutte allo stesso grado di informalità e non vanno trasferite automaticamente a una mail professionale o a un colloquio.
Il francese non coincide con l’uso della Francia: in Belgio si dice comunemente septante, in parte della Svizzera anche huitante, in Québec un char può essere un’automobile e in vari paesi africani esistono parole e costruzioni locali. Queste forme non sono “francese sbagliato”: hanno però una distribuzione geografica e un registro precisi. A livello C2 occorre soprattutto riconoscerle, capirne il valore sociale e scegliere se usarle in base all’interlocutore.
I procedimenti retorici modificano la forma ordinaria di una frase per attenuare, amplificare, mettere in risalto o ritardare un'idea. In francese, una negazione può suggerire più di quanto dica (Ce n'est pas mal), una ripetizione può dare ritmo (Je veux comprendre, je veux agir) e una frase incompleta può produrre una chiusura netta (Paris ? Jamais.). A livello C2 occorre soprattutto riconoscere l'effetto e il registro, poi scegliere il procedimento senza renderlo artificioso.
I connettivi avanzati non si limitano a unire due frasi: indicano come va interpretato il rapporto tra le idee. Néanmoins e toutefois introducono una riserva, en revanche un contrasto, par ailleurs ed en outre un'aggiunta; formule come force est de constater que permettono invece di commentare o rilanciare l'intera argomentazione. Non sono sinonimi intercambiabili: contano la relazione logica, il registro e il punto in cui compaiono.
La langue administrative è il francese usato in atti, moduli, comunicazioni ufficiali, regolamenti e parte della corrispondenza formale. Si riconosce soprattutto dalle costruzioni impersonali e passive, dalle nominalizzazioni e da formule come en vertu de, sous réserve de e il vous appartient de. A livello C2 occorre non solo capirle, ma anche distinguere una formula precisa e necessaria da uno stile inutilmente pesante.
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