Grammatica svedese
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A1 (30)
I principali pronomi soggetto svedesi sono jag, du, han, hon, hen, den, det, vi, ni, de. A differenza dell’italiano, il soggetto di norma va espresso; in compenso il verbo non cambia da una persona all’altra: jag arbetar, du arbetar, de arbetar. Hen si usa senza indicare il genere, mentre den e det riprendono soprattutto cose, animali o concetti secondo il genere grammaticale del nome.
Ogni sostantivo svedese appartiene a uno di due generi grammaticali: il genere comune, associato a en, oppure il genere neutro, associato a ett. Si dice quindi en bok «un libro», ma ett hus «una casa». Non esiste una regola capace di prevedere sempre il gruppo giusto: conviene imparare ogni parola insieme al suo articolo.
In svedese l'equivalente di il, lo, la, i, gli, le si unisce normalmente alla fine del sostantivo: en bok «un libro» diventa boken «il libro», mentre ett hus «una casa» diventa huset «la casa». Al plurale si incontrano soprattutto le desinenze -na, -en e -a, come in böckerna «i libri» e barnen «i bambini».
Il plurale svedese segue cinque modelli principali: -or, -ar, -er, -n oppure nessuna desinenza. Per esempio: en flicka → flickor, en bil → bilar, en student → studenter, ett äpple → äpplen ed ett barn → barn. Il genere en/ett aiuta a orientarsi, ma non basta sempre: conviene imparare ogni nome insieme al suo plurale.
Il verbo svedese vara corrisponde soprattutto all’italiano essere. Al presente si usa är e al passato var, senza cambiare forma in base alla persona: jag är, du är, vi är; jag var, de var. Serve per indicare identità, caratteristiche, stato, luogo, ora e condizioni atmosferiche.
Il verbo svedese ha corrisponde spesso all'italiano avere. Al presente diventa har e al passato hade, senza cambiare in base alla persona: jag har, du har, vi har. Serve per indicare possesso e disponibilità, compare in numerose espressioni fisse e, seguito dal supino, forma i tempi composti.
Al presente, il verbo svedese ha la stessa forma con tutte le persone: jag talar, du talar, vi talar. Nei gruppi regolari la desinenza (la parte finale aggiunta al verbo) è soprattutto -ar, -er oppure -r: talar, läser/köper, bor. Non occorre quindi imparare sei forme come in italiano, ma bisogna conoscere il gruppo di ogni verbo.
In svedese l’aggettivo cambia secondo il tipo e il numero del nome: si usa la forma base con un nome en, di solito si aggiunge -t con un nome ett e si usa la forma in -a al plurale e nelle costruzioni definite. Il modello fondamentale è en stor bil, ett stort hus, stora bilar, den stora bilen.
Nelle frasi dichiarative principali, lo svedese segue la regola V2: il verbo coniugato occupa la seconda posizione sintattica, cioè viene dopo il primo blocco della frase. Se si comincia con il soggetto si ha Jag arbetar idag; se si mette davanti un altro elemento, il verbo precede il soggetto: Idag arbetar jag. Non si conta ogni singola parola: På lördag è un unico blocco iniziale.
In svedese inte significa «non». In una proposizione principale si colloca dopo il verbo coniugato: Jag förstår inte («Non capisco»); in una proposizione subordinata si colloca invece prima del verbo coniugato: ...att jag inte förstår («...che non capisco»). Con più verbi, inte si riferisce normalmente al primo verbo, quello coniugato: Jag kan inte komma («Non posso venire»).
Nelle domande a cui si risponde sì o no, lo svedese mette il verbo coniugato prima del soggetto: Du talar svenska diventa Talar du svenska? Con un interrogativo, la struttura di base è interrogativo + verbo + soggetto: Var bor du? («Dove abiti?»). Se però l'interrogativo è esso stesso il soggetto, non c'è inversione: Vem kommer? («Chi viene?»).
In svedese il possessivo concorda con ciò che è posseduto, non con chi possiede: min bok “il mio libro”, mitt hus “la mia casa”, mina böcker “i miei libri”. Davanti al nome non si aggiunge l’articolo e il nome resta nella forma indefinita: min bil, non min bilen. Alcune forme, come hans, hennes e deras, non cambiano mai.
Le preposizioni svedesi i, på, till, från, med, för, av e om introducono soprattutto espressioni di luogo, direzione, tempo, compagnia e argomento. Non esiste però una corrispondenza fissa con le preposizioni italiane: per esempio, l'italiano “a” può diventare i, på oppure till a seconda che si indichi posizione, attività o movimento. Conviene quindi imparare intere combinazioni, come i Sverige, på jobbet e till Stockholm.
In svedese i numeri composti si scrivono uniti: tjugoen “ventuno”, fyrtiofem “quarantacinque”. Per dire l’ora si usa Klockan är...; soprattutto nel parlato, la mezz’ora guarda all’ora successiva: halv fyra significa le tre e mezza, non le quattro e mezza. Giorni e mesi hanno l’iniziale minuscola: på måndag, i maj.
In svedese, dopo kan, vill, ska, måste, får e behöver si usa normalmente l'infinito senza att: Jag kan simma («So nuotare»), non Jag kan att simma. Il verbo modale occupa la posizione del verbo coniugato, mentre il secondo verbo resta all'infinito; per negare una frase principale, inte viene di solito subito dopo il modale: Jag kan inte komma.
Per indicare qualcosa di vicino, lo svedese usa den här con i nomi di genere comune (en-ord), det här con i nomi neutri (ett-ord) e de här al plurale. Per qualcosa di più lontano si sostituisce här con där: den där, det där, de där. Davanti a queste espressioni, il sostantivo prende normalmente la forma definita: den här boken, «questo libro».
In svedese att + infinito presenta spesso un'azione senza indicare persona o tempo: att läsa significa «leggere». Dopo i verbi modali, però, si usa normalmente l'infinito senza att: Jag kan läsa («So leggere»), non Jag kan att läsa. Con alcuni verbi, come börja e försöka, att può invece essere presente oppure omesso.
Per dire che qualcosa esiste, è presente o è disponibile, in svedese si usa det finns: Det finns en bank här significa «Qui c’è una banca». La forma non cambia tra singolare e plurale: det finns en stol ma anche det finns fyra stolar. Nelle domande l’ordine si inverte, finns det…?, mentre la negazione più comune è det finns inte….
Le cinque congiunzioni coordinanti fondamentali sono och “e”, men “ma”, eller “o”, för “perché” e så “quindi/perciò”. Collegano parole, gruppi di parole o proposizioni dello stesso livello e, quando uniscono due frasi principali, non provocano da sole l’inversione: Det regnar, så vi stannar hemma (“Piove, quindi restiamo a casa”).
Per formare il passato dei verbi regolari svedesi occorre riconoscere quattro schemi: -ade/-at, -de/-t, -te/-t e -dde/-tt. Le prime forme sono il preterito, usato da solo, mentre le seconde sono il supino, usato soprattutto dopo har o hade: talade «parlò/parlava» ma har talat «ha parlato».
In svedese una frase completa richiede normalmente un soggetto anche quando non c'è una persona o una cosa che compie l'azione. In espressioni come Det regnar («Piove»), Det är kallt («Fa freddo») e Det tar tid («Ci vuole tempo»), quel posto è occupato da det, detto soggetto formale. A differenza dell'italiano, non lo si può semplicemente omettere.
I verbi irregolari svedesi non seguono tutti un’unica regola: spesso cambiano vocale tra infinito, preterito e supino, come gå – gick – gått e se – såg – sett. Conviene quindi impararli in una serie di forme principali, non come parole isolate. Una facilitazione importante è che ogni tempo usa la stessa forma per tutte le persone: jag gick, du gick, vi gick.
Quando un aggettivo precede un nome definito, in svedese la definitezza viene normalmente segnalata due volte: den/det/de + aggettivo in forma definita + nome in forma definita. Per esempio, “la macchina grande” è den stora bilen, non semplicemente stora bilen né den stora bil.
Per dire che qualcosa piace, in svedese si usa soprattutto tycka om: Jag tycker om choklad («Mi piace il cioccolato»). Gilla è un'alternativa molto comune e informale, älska esprime un sentimento più forte, mentre föredra serve a indicare una preferenza tra alternative. Tutti questi verbi mantengono la stessa forma al presente con ogni persona.
In svedese molti avverbi di luogo hanno una forma di posizione e una forma di direzione. Si dice Jag är hemma («Sono a casa»), ma Jag går hem («Vado a casa»): hemma indica dove ci si trova, mentre hem indica la meta di uno spostamento. Lo stesso contrasto vale per här/hit, där/dit, ute/ut, inne/in, uppe/upp e nere/ner.
In svedese hej è il saluto più utile: va bene in gran parte delle situazioni, dall'incontro con un amico all'ingresso in un negozio. Per congedarti usa hej då, per ringraziare tack e per richiamare cortesemente l'attenzione ursäkta. Le formule legate all'ora, come god morgon, esistono, ma nella conversazione quotidiana sono spesso meno universali di hej.
I numeri ordinali svedesi indicano una posizione in una serie: första “primo”, andra “secondo”, tredje “terzo”, fjärde “quarto”. Davanti a un sostantivo compaiono normalmente in un gruppo definito, per esempio den första dagen, det tredje försöket e de första veckorna. Per iniziare, conviene imparare a memoria almeno le forme da 1 a 12.
Per dire che hai bisogno di qualcosa usa behöver + sostantivo: Jag behöver hjälp. Davanti a un'azione, behöver e vill reggono normalmente l'infinito senza att: Jag behöver gå, Jag vill äta. Per «volere qualcosa» usa vill ha + sostantivo, mentre har lust att + infinito esprime «avere voglia di fare qualcosa».
Gli s-verb sono verbi svedesi che terminano in -s e che spesso esprimono reciprocità, esistenza o un significato fisso: Vi träffas significa «Ci incontriamo», mentre Det finns kaffe significa «C’è del caffè». La -s non corrisponde sempre all’italiano si e non va aggiunta liberamente a qualsiasi verbo: conviene imparare ogni s-verb insieme al suo significato e alle sue forme principali.
In svedese i presenta spesso un luogo come spazio interno o area geografica: i huset, i Stockholm, i Sverige. På indica una superficie, ma compare anche in molte espressioni fisse legate a lavoro, servizi e attività: på bordet, på jobbet, på banken. Non esiste però una traduzione automatica delle preposizioni italiane a, in e su: conviene imparare ogni luogo insieme alla sua preposizione.
A2 (11)
Il preteritum è il tempo con cui lo svedese presenta fatti, azioni e situazioni nel passato: Jag arbetade igår significa «Ho lavorato ieri». La forma è uguale per tutte le persone; cambia invece secondo il gruppo del verbo: talade, stängde, köpte, bodde. Alcuni verbi molto comuni hanno una forma irregolare, per esempio gå → gick.
Il perfekt svedese si forma con har + supino: Jag har läst («Ho letto»). L'ausiliare è sempre har, anche con i verbi di movimento, e non cambia secondo la persona; il supino è una forma invariabile. Si usa soprattutto quando un fatto passato ha un legame con il presente, mentre per un momento passato concluso e ben definito si preferisce di norma il preteritum.
In svedese il pronome riflessivo cambia secondo il soggetto: jag tvättar mig («mi lavo»), du tvättar dig («ti lavi»), hon tvättar sig («si lava»). A differenza dell’italiano, il pronome è normalmente una parola separata e, nella frase principale più semplice, viene dopo il verbo. La forma sig si usa soltanto con la terza persona, singolare o plurale.
In svedese i pronomi personali cambiano forma quando non sono il soggetto: jag diventa mig, du diventa dig, vi diventa oss e così via. La forma oggetto viene normalmente dopo il verbo: Hon ser mig («Lei mi vede»). Le stesse forme servono come complemento diretto, complemento indiretto e dopo una preposizione.
Una proposizione subordinata svedese è introdotta spesso da parole come att, om, när, medan ed eftersom. La regola essenziale è BIFF: nella subordinata, un avverbio di frase come inte viene prima del verbo finito: Jag vet att hon inte kommer, «So che non viene». Nella principale, invece, si dice Hon kommer inte.
In svedese un verbo può unirsi a una particella accentata e assumere un significato nuovo: gå ut significa «uscire», komma tillbaka «tornare» e stänga av «spegnere». Si coniuga soltanto il verbo, mentre la particella resta invariata; inoltre, a differenza di quanto accade in alcune costruzioni di altre lingue, la particella normalmente precede il complemento oggetto: Stäng av TV:n!.
In svedese molti aggettivi formano il comparativo con -are e il superlativo con -ast: snabb → snabbare → snabbast («veloce → più veloce → il più veloce»). Alcune parole cambiano forma, come bra → bättre → bäst, mentre con molti aggettivi lunghi si usano mer e mest: mer intressant, mest intressant. Dopo il comparativo, il termine di paragone è introdotto da än.
In svedese chi possiede viene prima e riceve una -s, senza apostrofo: Annas bok significa «il libro di Anna». Il nome della cosa posseduta viene subito dopo, di solito senza articolo e senza desinenza determinativa: pojkens hund, «il cane del ragazzo».
In svedese la scelta della preposizione indica il rapporto con il momento di cui si parla: för två år sedan significa «due anni fa», om två år «fra due anni» e i två år «per due anni». Per un’azione iniziata nel passato e ancora in corso, lo svedese usa normalmente il perfetto: Jag har bott här i två år («Abito qui da due anni»).
In svedese si usa mycket con ciò che viene considerato non numerabile (mycket kaffe, molto caffè) e många con i nomi numerabili al plurale (många böcker, molti libri). Allo stesso modo, lite indica una piccola quantità, mentre få indica un piccolo numero. Per dire “abbastanza” davanti a un nome, la costruzione più sicura è tillräckligt med + nome; per “troppo” si usa för davanti a un aggettivo o avverbio, ma för mycket/för många davanti a un nome.
In svedese i principali modali al passato sono kunde “poteva”, ville “voleva” e skulle “avrebbe/doveva”; davanti al verbo principale non richiedono att: Jag kunde inte komma. Per esprimere un obbligo passato concreto si usa spesso var tvungen att “era costretto a”, questa volta con att: De var tvungna att vänta.
B1 (12)
Lo svedese non ha una desinenza verbale riservata al futuro. In genere usa ska + infinito per intenzioni e piani, kommer att + infinito per previsioni, oppure il presente con un riferimento temporale futuro per programmi già fissati: Jag ska resa, Det kommer att regna, Vi åker nästa vecka.
Il pluskvamperfekt si forma con hade + supino: Jag hade ätit significa «Avevo mangiato». Serve a presentare un'azione o una situazione come già conclusa prima di un altro momento nel passato. Hade non cambia mai in base alla persona e il supino resta invariato.
In svedese il valore condizionale si esprime soprattutto con skulle + infinito senza att: Jag skulle komma significa «Verrei». La forma skulle non cambia in base alla persona. Serve per parlare di situazioni ipotetiche, formulare desideri o richieste con cortesia e indicare un futuro visto da un momento passato.
L’imperativo svedese ha una sola forma: tala!, läs!, skriv!, kom!. Non cambia a seconda che ci si rivolga a una o più persone e, nella forma negativa, è seguito da inte: Gå inte! Per una richiesta meno diretta si usano spesso domande con kan du o skulle du kunna.
In svedese la maggior parte delle proposizioni relative è introdotta da som, che può significare «che», «il quale», «la quale», «chi» a seconda del contesto. Som è obbligatorio quando svolge la funzione di soggetto, ma può essere omesso quando è oggetto: mannen som ringde («l’uomo che ha telefonato»), ma boken (som) jag köpte («il libro che ho comprato»). Per esprimere il possesso si usa vars; vilken, vilket, vilka appartengono soprattutto allo stile formale.
In svedese la forma passiva si costruisce spesso aggiungendo -s al verbo: De bygger huset («Costruiscono la casa») diventa Huset byggs («La casa viene costruita»). La persona o la cosa che subisce l’azione passa in primo piano, mentre chi la compie può essere omesso oppure introdotto da av. Questa forma è molto comune in cartelli, istruzioni, notizie e testi formali.
I verbi deponenti svedesi terminano in -s, proprio come molti verbi passivi, ma hanno significato attivo o indicano uno stato: jag hoppas significa «spero», non «sono sperato». La -s fa parte del verbo e va mantenuta anche all'infinito e nelle altre forme: hoppas, hoppades, har hoppats.
Molti avverbi di modo si formano aggiungendo -t alla forma base dell'aggettivo: snabb «veloce» diventa snabbt «velocemente». Gli avverbi di frase come alltid e aldrig vanno normalmente dopo il verbo finito nella frase principale, ma prima del verbo finito nella subordinata: Jag glömmer aldrig; att jag aldrig glömmer. Questa seconda regola è spesso ricordata con la sigla svedese BIFF.
Per parlare di persone in generale, lo svedese usa soprattutto man: Man ska inte springa här significa «Qui non si deve correre». Quando invece si presenta una notizia, una valutazione o una raccomandazione senza nominare chi ne è responsabile, è frequente det con la passiva in -s: Det sägs att …, «Si dice che…». L'italiano usa spesso si in entrambi i casi, ma in svedese occorre scegliere una struttura precisa.
Le congiunzioni temporali collegano due eventi e precisano quando avvengono: när “quando”, medan “mentre”, innan “prima che”, efter att “dopo che”, sedan “da quando” e tills “finché/fino a quando”. Introducono una proposizione subordinata, nella quale parole come inte precedono il verbo; se la subordinata viene per prima, la principale inizia invece con il verbo: När jag kommer hem ringer jag dig.
In svedese, una domanda indiretta introdotta da om («se») o da una parola interrogativa segue l’ordine della subordinata: Jag vet inte om hon kommer («Non so se viene») e Vet du var han bor? («Sai dove abita?»). Non si usa quindi l’inversione tipica della domanda diretta; inoltre inte precede il verbo finito: varför hon inte ringde.
Trots att introduce una concessione («nonostante il fatto che»), mentre om inte esprime una condizione negativa («se non», spesso equivalente ad «a meno che»). Antingen...eller presenta due alternative e varken...eller le esclude entrambe. Con trots att e om inte occorre l'ordine della subordinata; con le due coppie, invece, gli elementi collegati devono avere una struttura parallela.
B2 (11)
In svedese le subordinate si distinguono soprattutto in nominali, avverbiali e relative, secondo la funzione che svolgono nella frase. Tutte seguono normalmente l’ordine della subordinata: un avverbio frasale come inte precede il verbo finito. Se una subordinata apre il periodo, occupa la prima posizione e provoca l’inversione verbo-soggetto nella principale che segue.
Quando den, det e de sostituiscono un nome già menzionato, si scelgono in base alla classe e al numero del nome: den per un en-ord, det per un ett-ord, de per il plurale. Det ha inoltre due impieghi senza un nome preciso come antecedente: può essere un soggetto formale (Det regnar) oppure introdurre una frase scissa (Det var Sara som ringde).
Il passivo con bli si forma con una forma di bli («diventare») e un participio passato (la forma che descrive il risultato di un'azione): Hon blev vald significa «È stata eletta». Questa costruzione mette in primo piano l'evento o il cambiamento subito dal soggetto; vara + participio descrive invece soprattutto lo stato risultante, mentre il passivo in -s è spesso la scelta neutra per processi, procedure e comunicazione formale.
Nello svedese moderno il konjunktiv, cioè il modo verbale che presenta un fatto come desiderato, ipotetico o non reale, non costituisce più un sistema vivo come il congiuntivo italiano. Sopravvive soprattutto in formule fisse come Leve kungen!, vare sig e Må så vara, mentre vore è ancora comune per un’ipotesi irreale: Om jag vore du («Se fossi in te»).
Nel discorso indiretto, le parole originali diventano di solito una proposizione subordinata introdotta da att: Hon sa att hon var trött («Disse che era stanca»). Se il verbo che introduce il racconto è al passato, il tempo verbale può arretrare; cambiano inoltre pronomi e riferimenti come jag, här e i dag. Le domande totali, cioè quelle a cui si risponde sì o no, sono introdotte da om, mentre le altre mantengono il proprio interrogativo.
Le frasi condizionali svedesi usano soprattutto om («se»). Per una condizione reale si usa normalmente il presente; per un'ipotesi nel presente si combinano preterito e skulle + infinito; per un passato ormai impossibile si usano hade + supino e skulle ha + supino: Om jag hade vetat, skulle jag ha kommit («Se l'avessi saputo, sarei venuto»).
Gli avverbiali di frase commentano l'intero messaggio: indicano, per esempio, possibilità (kanske), valutazione (tyvärr) o correzione di un'aspettativa (faktiskt). Nella principale stanno normalmente dopo il verbo finito, ma possono aprire la frase provocando l'inversione; nella subordinata vengono invece prima del verbo finito: Hon kommer kanske, Kanske kommer hon, att hon kanske kommer.
In svedese due o più parole che esprimono un unico concetto si scrivono normalmente unite: järnvägsstation «stazione ferroviaria». L'ultimo elemento stabilisce il significato di base, il genere e la flessione dell'intero composto; tra gli elementi può comparire una -s- di collegamento, come in järnväg-s-station, ma la sua presenza non è del tutto prevedibile.
In svedese, vara + participio passato presenta soprattutto uno stato o un risultato già raggiunto: Dörren är stängd significa «La porta è chiusa». Il verbo vara indica il tempo dello stato, mentre il participio concorda normalmente con un soggetto in en, in ett o al plurale. Per mettere a fuoco l'azione o il cambiamento si preferiscono spesso bli + participio o il passivo in -s.
In svedese för att + infinito indica lo scopo, utan att + infinito ciò che non viene fatto, genom att + infinito il mezzo e i stället för att + infinito un'alternativa: Jag kom för att hjälpa («Sono venuto per aiutare»). In queste costruzioni att fa parte del collegamento e normalmente non si elimina; il soggetto sottinteso dell'infinito coincide di solito con chi compie l'azione principale.
Per dire che una persona provoca, permette o richiede l'azione di un'altra, lo svedese usa soprattutto få någon att + infinito, låta någon + infinito e be någon att + infinito. La differenza decisiva è questa: dopo få e normalmente dopo be compare att, mentre dopo låta l'infinito si usa senza att.
C1 (7)
Il participio presente svedese si forma soprattutto con -ande dopo i verbi il cui infinito termina in -a non accentata (tala → talande) e con -ende negli altri casi (le → leende, gå → gående). Esprime in genere un'azione in corso o una caratteristica attiva, ma non costituisce da solo un tempo progressivo paragonabile a «stare + gerundio». Come aggettivo rimane invariabile: en leende flicka, ett leende barn, leende barn.
Il perfekt particip descrive di solito il risultato di un'azione e funziona come un aggettivo: en skriven bok, ett skrivet brev, skrivna böcker. Perciò cambia forma secondo il genere e il numero del nome. Non va confuso con il supino, che rimane invariato dopo har o hade: har skrivit, mai har skriven.
In una frase principale svedese si può mettere in prima posizione quasi qualunque costituente per farne il punto di partenza del messaggio. Il verbo finito resta però al secondo posto: Den boken har jag läst («Quel libro l'ho letto») segue lo schema elemento anticipato + verbo + soggetto. La prima posizione segnala soprattutto ciò di cui si parla; l'accento della voce stabilisce spesso quale informazione riceve il vero focus.
Nello svedese formale l'attenzione cade spesso sul procedimento, sul risultato o sul documento, non sulla persona che agisce. Per questo sono frequenti il passivo in -s, i nomi astratti, i composti e i participi usati come aggettivi: Ansökan behandlas efter genomförd granskning. Nelle relative più sorvegliate, soprattutto dopo una preposizione, si trovano vilken, vilket, vilka al posto del più comune som.
La nominalizzazione trasforma un'azione, un processo o una qualità in un sostantivo: förbättra «migliorare» diventa förbättring «miglioramento», mentre säker «sicuro» diventa säkerhet «sicurezza». In svedese sono frequenti i suffissi -ning, -else, -ande/-ende e -het, ma non sono intercambiabili e non si possono applicare liberamente a ogni parola. Queste forme sono particolarmente comuni nei testi formali, dove permettono di mettere in primo piano fatti, risultati e concetti anziché chi agisce.
In svedese espressioni come i förhållande till, i samband med e med tanke på funzionano come unità: la preposizione finale non si sceglie né si sostituisce liberamente. Trots introduce invece un ostacolo che non impedisce il risultato. Per usarle bene occorre imparare non solo la forma completa, ma anche il rapporto logico espresso: confronto, collegamento, valutazione di un fattore oppure concessione.
In svedese il tempo di una subordinata si sceglie rispetto a un punto di riferimento temporale, non copiando automaticamente il tempo italiano. Se la principale colloca il punto di vista nel passato, il preterito esprime spesso simultaneità, il piuccheperfetto anteriorità e skulle + infinito posteriorità: Han sa att hon var sjuk, hade ringt läkaren och skulle stanna hemma.
C2 (7)
Nello svedese parlato le parole frequenti si riducono spesso: jag può suonare ja, är può suonare e e de/dem si pronunciano normalmente dom. Particelle come ju, väl, nog e visst, insieme a brevi code come eller hur? e va?, esprimono ciò che il parlante dà per noto, presume o chiede all'interlocutore di confermare. Molte grafie fonetiche appartengono però alla trascrizione del parlato o a messaggi molto informali, non alla normale prosa scritta.
Le espressioni idiomatiche svedesi sono combinazioni relativamente fisse il cui significato non coincide sempre con quello letterale delle singole parole. Per usarle bene non basta tradurre: occorre imparare insieme forma, significato, situazione comunicativa e registro. Il verbo può spesso cambiare tempo e persona, mentre immagini, articoli e preposizioni tendono a restare invariati.
In svedese una struttura retorica sfrutta negazione, parallelismo, ripetizione o ordine delle parole per comunicare più del significato letterale. Forme come inte oväntat, milt sagt, ju mer … desto … e Lätt var det inte non sono semplici ornamenti: regolano enfasi, tono e rapporto con l'interlocutore. Per usarle bene occorre distinguere ciò che la frase dice grammaticalmente dall'effetto che produce nel contesto.
Lo svedese giuridico e amministrativo concentra molte informazioni in nomi composti e nominalizzazioni, omette spesso chi compie l'azione mediante il passivo in -s e usa formule fisse come det åligger någon att e med stöd av. Per comprenderlo bene non basta tradurre parola per parola: occorre individuare chi ha un obbligo o un diritto, a quali condizioni e con quali eccezioni.
In svedese ju, väl, visst, nog e minsann non descrivono tanto i fatti quanto il modo in cui chi parla li presenta: noti a entrambi, presunti, probabili, confermati o sorprendenti. Spesso in italiano non corrispondono a una sola parola: si rendono con il tono, con espressioni come come sai, vero?, a quanto pare, probabilmente o eccome, oppure non si traducono affatto.
Lo svedese antico o volutamente solenne può presentare pronomi come I ed eder, verbi concordati al plurale come ären e gingo, negazioni come ej e intet e formule quali leve o var hälsad. Queste forme sono importanti soprattutto per capire letteratura, inni, documenti e citazioni: nella comunicazione contemporanea, di norma, vanno sostituite con lo svedese moderno.
Lo svedese non si pronuncia né si parla allo stesso modo in tutto il suo territorio linguistico: skånska, göteborgska, norrländska e finlandssvenska presentano differenze di suono, ritmo, lessico e, talvolta, grammatica colloquiale. A livello C2 non occorre imitare ogni varietà: è più importante riconoscerne gli indizi, capire forme come int, he e gött e saper tornare allo svedese standard quando si scrive o si parla in un contesto neutro.