Grammatica ungherese
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A1 (28)
In ungherese molti suffissi hanno più forme: si sceglie quella che si accorda con le vocali della parola. In genere, le vocali posteriori a, á, o, ó, u, ú richiedono una forma posteriore, mentre e, é, i, í, ö, ő, ü, ű richiedono una forma anteriore: házban «nella casa», ma kertben «nel giardino». Alcuni suffissi distinguono anche tra vocali anteriori non arrotondate e arrotondate.
I pronomi soggetto ungheresi sono én, te, ő, mi, ti, ők. Come in italiano, di solito si possono omettere perché la forma del verbo indica già la persona: Beszélek magyarul significa «Parlo ungherese». Ő non distingue tra «lui» e «lei»; il contesto chiarisce a chi ci si riferisce.
Al presente, lenni si coniuga vagyok, vagy, van, vagyunk, vagytok, vannak. Tuttavia, con un soggetto di terza persona, van e vannak si omettono quando il predicato dice chi o che cosa è il soggetto oppure com'è: Ő diák «È studente», A ház szép «La casa è bella». Si mantengono invece per indicare dove si trova qualcuno o qualcosa e per esprimerne l'esistenza: Ő itt van «È qui», Van egy kérdésem «Ho una domanda».
In ungherese un verbo transitivo, cioè un verbo che può avere un complemento oggetto, dispone di due serie di forme. In genere si usa la coniugazione indefinita se l'oggetto manca o è introdotto da egy «un/uno/una», e la coniugazione definita se l'oggetto è introdotto da a/az «il/la/i/le»: Látok egy kutyát «Vedo un cane», ma Látom a kutyát «Vedo il cane».
In ungherese il presente ha due coniugazioni: si usa quella indefinita quando il verbo non ha un oggetto diretto oppure quando l'oggetto non è determinato. Per esempio, Olvasok significa «Leggo», mentre Olvasok egy könyvet significa «Leggo un libro». Le desinenze cambiano secondo la persona e, in parte, secondo l'armonia vocalica.
In ungherese molti rapporti che in italiano si esprimono con una preposizione si indicano aggiungendo un suffisso al nome: ház «casa», házban «nella casa», házból «dalla casa». Queste forme sono tradizionalmente chiamate casi. Non serve impararli tutti insieme: all’inizio basta capire che il suffisso fa parte della parola e che spesso cambia vocale per accordarsi con il nome.
In ungherese l’oggetto diretto, cioè la persona o la cosa su cui ricade direttamente l’azione, porta di norma il suffisso -t: könyv «libro» diventa könyvet «libro» come oggetto. Dopo una consonante può comparire una vocale di collegamento, come in házat, széket e gyümölcsöt; dopo a ed e, queste vocali si allungano: alma → almát, körte → körtét.
Per rispondere a hol? (“dove?”), l’ungherese distingue tre relazioni: dentro con -ban/-ben, su una superficie con -on/-en/-ön/-n e presso, vicino o a casa di qualcuno con -nál/-nél. Questi elementi non sono preposizioni separate come l’italiano in, su, da: sono suffissi aggiunti alla parola, per esempio házban (“nella casa”), asztalon (“sul tavolo”) e Péternél (“da Péter”).
I numeri ungheresi da 1 a 100 si costruiscono con schemi abbastanza regolari: 21 è huszonegy e 35 è harmincöt. La regola più importante per chi parla italiano è che dopo un numero il nome resta al singolare: öt ház significa «cinque case», non öt házak. Per «due» si usa normalmente kettő da solo, ma két davanti a un nome: kettő «due», két ház «due case».
In ungherese l’ordine delle parole non serve soltanto a indicare chi fa che cosa: segnala soprattutto quale informazione è già nota e quale viene messa in risalto. Come regola iniziale, pensa a tema + focus + verbo: l’elemento su cui cade il contrasto occupa la posizione immediatamente prima del verbo. Non tutte le frasi, però, hanno un focus contrastivo; in una frase neutra l’ordine è più flessibile.
L’ungherese ha due forme dell’articolo determinativo: a davanti a un suono consonantico e az davanti a un suono vocalico. L’articolo indeterminativo è egy e non cambia mai forma. Davanti a un oggetto determinato, inoltre, molti verbi transitivi usano la coniugazione determinativa: Látom a házat («Vedo la casa»).
In ungherese la scelta principale è tra formule informali, come Szia!, e formule neutre o formali, come Jó napot kívánok! e Viszontlátásra!. Köszönöm significa «grazie», mentre per «per favore» non esiste un'unica formula valida in ogni contesto: si usano soprattutto kérem, kérlek oppure una richiesta con il verbo kér.
Per chiedere un'informazione, l'ungherese mette di norma la parola interrogativa subito prima del verbo: Hol laksz? («Dove abiti?»). Le domande a cui si risponde sì o no, invece, possono avere la stessa forma di una frase affermativa e distinguersi grazie all'intonazione: Magyar vagy? («Sei ungherese?»). La particella -e è un'altra possibilità, soprattutto nello scritto, in contesti più controllati e nelle domande indirette.
Per negare un verbo, in ungherese si mette normalmente nem subito prima del verbo: Nem dolgozom significa «Non lavoro». Con parole come senki («nessuno»), semmi («niente») e soha («mai»), la negazione compare comunque: Senkit nem látok («Non vedo nessuno»). Questa concordanza negativa è normale e, per un italofono, ricorda frasi come «non vedo nessuno».
Per unire parole e frasi, l’ungherese usa soprattutto és «e», de «ma», vagy «o», mert «perché» e tehát «quindi». Is significa «anche», ma ha una particolarità importante: viene subito dopo la parola o il gruppo di parole a cui si riferisce, per esempio Én is «anch’io» e kávét is «anche il caffè».
In ungherese l'aggettivo viene normalmente prima del nome e, in quella posizione, non cambia: szép ház «bella casa», szép házak «belle case». Quando invece forma il predicato, cioè dice com'è il soggetto, al plurale prende anch'esso il plurale: A házak szépek «Le case sono belle».
In ungherese i nomi dei giorni e dei mesi si scrivono normalmente con la minuscola: hétfő «lunedì», január «gennaio». Per dire «lunedì» nel senso di «di lunedì» si usa spesso hétfőn, mentre «a gennaio» è januárban. Per chiedere l'ora si dice Hány óra van? e una risposta elementare è Öt óra van., «Sono le cinque».
Gli avverbi precisano dove, quando o come avviene qualcosa: itt «qui», holnap «domani», jól «bene». In ungherese non cambiano in base alla persona o al numero, ma bisogna distinguere con cura lo stato in un luogo (itt, qui) dal movimento verso quel luogo (ide, fin qui). La loro posizione è abbastanza flessibile, ma ciò che si trova subito prima del verbo riceve spesso particolare rilievo.
Per dire che qualcosa c’è o esiste, l’ungherese usa van al singolare e vannak al plurale; per negarne l’esistenza usa nincs e nincsenek. In questo significato van non si omette: Az asztalon van egy könyv significa «Sul tavolo c’è un libro».
L'ungherese non ha un verbo autonomo equivalente all'italiano avere. Per dire «ho un cane» costruisce, in sostanza, «a me c'è un mio cane»: Nekem van egy kutyám. La persona che possiede può essere indicata da nekem, neked, neki..., mentre ciò che è posseduto porta quasi sempre un suffisso: kutyám «il mio cane», időd «il tuo tempo».
In ungherese il plurale dei nomi si riconosce dal suffisso -k: ház «casa» diventa házak «case» e szék «sedia» diventa székek «sedie». Dopo un numero o una parola di quantità, però, il nome resta al singolare: öt ház, letteralmente «cinque casa», significa «cinque case». Se il nome termina per consonante, tra la base e -k compare spesso una vocale di collegamento.
In ungherese ez significa «questo» e az significa «quello». Davanti a un nome si usano insieme all’articolo determinativo: ez a ház «questa casa», az az iskola «quella scuola». Se il gruppo riceve un suffisso di caso, il suffisso compare sia sul dimostrativo sia sul nome: ebben a házban «in questa casa».
In ungherese il colore viene normalmente prima del nome e non cambia forma: piros alma «mela rossa», piros almák «mele rosse». Quando invece descrive il soggetto di una frase, al presente non si usa «essere» con la terza persona: A ház fehér significa «La casa è bianca». Per chiedere il colore si dice Milyen színű?, cioè «Di che colore è?».
La congiunzione ungherese hogy introduce molto spesso una frase che in italiano comincia con che: Tudom, hogy jön significa «So che viene». Davanti a hogy si mette la virgola. Se la subordinata esprime un fatto si usa normalmente l’indicativo; dopo volontà, necessità o valutazioni come «è importante che…» compare invece la forma ungherese dell’imperativo.
I verbi megy «andare», jön «venire», ad «dare», lát «vedere», hall «sentire», eszik «mangiare» e iszik «bere» sono indispensabili fin dalle prime conversazioni. Al presente cambiano secondo la persona e alcuni modificano anche la radice; inoltre, con un oggetto determinato l'ungherese può richiedere una seconda coniugazione.
Il prefisso verbale meg- presenta spesso un’azione come compiuta, cioè vista con il suo risultato o il suo punto finale: írom «lo sto scrivendo», megírom «lo scrivo fino in fondo». Nella frase affermativa neutra si unisce normalmente al verbo in un’unica parola. Non indica però da solo il passato e non si può aggiungere liberamente a qualunque verbo.
I prefissi verbali be-, ki-, fel- e le- indicano rispettivamente un movimento verso l'interno, verso l'esterno, verso l'alto e verso il basso. In una frase neutra si scrivono uniti al verbo: bemegyek «entro/vado dentro», kimegyek «esco/vado fuori», felmegyek «salgo» e lemegyek «scendo». Con la negazione, l'imperativo e alcune strutture di enfasi, però, possono separarsi dal verbo.
Per rivolgersi in modo informale a una persona, l'ungherese usa forme come gyere! «vieni!», adj! «dai!» e nézd! «guarda!». Se l'oggetto è determinato, la forma del verbo può cambiare: Adj egy könyvet! «Dammi un libro!», ma Add ide a könyvet! «Dammi il libro!». Per rendere cortese la richiesta si aggiunge spesso kérlek tra persone che si danno del te, oppure kérem e una forma di terza persona nel registro formale.
A2 (11)
In ungherese un verbo transitivo ha due serie di desinenze: si usa la coniugazione definita quando il complemento oggetto è identificato, per esempio a könyvet «il libro», e quella indefinita quando l'oggetto non è specifico, per esempio egy könyvet «un libro». Perciò «leggo un libro» è Olvasok egy könyvet, ma «leggo il libro» è Olvasom a könyvet.
L'ungherese distingue tre tipi di rapporto con un luogo: interno, superficie e vicinanza. Per ciascuno usa un suffisso diverso a seconda che ci si muova verso il luogo o ci si allontani: házba «dentro la casa», asztalra «sul tavolo», Péterhez «da Péter»; házból, asztalról, Pétertől esprimono invece il moto di provenienza.
In ungherese il destinatario o beneficiario di un'azione riceve il suffisso -nak o -nek: Annának adom significa «lo do ad Anna». La scelta dipende dall'armonia vocalica: in linea di massima si usa -nak dopo vocali posteriori e -nek dopo vocali anteriori. Lo stesso suffisso può mettere in evidenza il possessore: a fiúnak a háza, «la casa del ragazzo».
In ungherese il possessivo non è di solito una parola separata come mio o tuo: si aggiunge una desinenza al nome della cosa posseduta. Così könyv «libro» diventa könyvem «il mio libro», mentre ház «casa» diventa házad «la tua casa». La forma della desinenza varia secondo la persona del possessore e l'armonia vocalica.
In ungherese il passato si forma inserendo -t o -tt nel verbo e aggiungendo una desinenza personale: vártam «ho aspettato», kérdeztél «hai chiesto». Non si usa un ausiliare come avere o essere. Anche al passato occorre scegliere tra coniugazione indefinita e definita, in base soprattutto al complemento oggetto.
L’imperativo ungherese si forma normalmente con un elemento contenente -j, seguito dalle desinenze personali: várj! «aspetta!», várjon! «aspetti!». Come nel presente, bisogna scegliere tra coniugazione indefinita e definita: olvass! «leggi!» ma olvasd el a könyvet! «leggi il libro fino in fondo!». Nei divieti si usa ne con lo stesso modo: Ne menj el! «Non andare via!».
In ungherese molte relazioni che l’italiano esprime con una preposizione si indicano con una parola collocata dopo il nome: az asztal alatt significa «sotto il tavolo», letteralmente «il tavolo sotto». Il nome e il suo eventuale articolo restano uniti, mentre la posposizione chiude il gruppo: articolo + nome + posposizione.
Davanti a un nome, l'aggettivo ungherese resta invariato: szép ház «bella casa», szép házak «belle case», szép házat «una bella casa» come oggetto. Quando invece descrive il soggetto nel predicato, prende il plurale se il soggetto è plurale: A ház szép «La casa è bella», ma A házak szépek «Le case sono belle».
Per una domanda a cui si risponde sì o no, l'ungherese può mantenere lo stesso ordine di una frase affermativa e segnalarla con l'intonazione: Látod? «Lo vedi?». La particella enclitica -e, unita con un trattino al verbo coniugato, rende esplicita la domanda: Látod-e? Nelle domande aperte, la parola interrogativa occupa normalmente la posizione di fuoco subito prima del verbo: Mit csinálsz? «Che cosa fai?».
Il passato di lenni («essere») si forma con voltam, voltál, volt, voltunk, voltatok, voltak. Serve a dire dove si trovava qualcuno o com'era una persona o una situazione: Otthon voltam significa «Ero a casa» oppure, secondo il contesto, «Sono stato a casa». A differenza del presente, al passato volt non si omette nelle frasi con un nome o un aggettivo.
Per dire che qualcosa piace, l'ungherese offre due costruzioni principali. Tetszik funziona in modo simile all'italiano piacere: la cosa gradita è il soggetto e la persona che prova il piacere è al dativo, come in Tetszik nekem ez a ház («Mi piace questa casa»). Szeret, invece, ha la persona come soggetto e ciò che si ama o si apprezza come complemento oggetto: Szeretem a zenét («Amo/mi piace la musica»).
B1 (16)
In ungherese il futuro si esprime soprattutto in due modi: con fog coniugato + infinito (Olvasni fogok, «Leggerò») oppure con il presente, quando una parola o il contesto collocano chiaramente l'azione nel futuro (Holnap megyek, «Domani vado»). Con un oggetto diretto definito, anche fog segue la coniugazione definita: Látni fogjuk significa «Lo vedremo».
Il condizionale ungherese, feltételes mód, si forma aggiungendo al verbo desinenze che contengono -na/-ne o -ná/-né: mennék «andrei», olvasna «leggerebbe». Come nel presente, bisogna inoltre scegliere tra coniugazione indefinita e definita in base all'oggetto: olvasnék significa «leggerei», mentre olvasnám significa «lo/la leggerei». È anche la forma normale per richieste cortesi: Kérnék egy kávét «Vorrei un caffè».
In ungherese i significati italiani di con, per mezzo di e talvolta in o a si esprimono aggiungendo al nome il suffisso -val/-vel: autóval «in automobile», Péterrel «con Péter». Dopo una consonante, la v del suffisso si assimila (diventa uguale al suono precedente), che si scrive quindi come consonante lunga: kés + -vel → késsel, non come semplice unione delle due forme.
In ungherese si aggiunge -vá/-vé alla parola che indica il risultato di un cambiamento: Tanárrá válok significa «Divento insegnante». La variante dipende dall'armonia vocalica e, dopo una consonante, la v si assimila completamente: tanár + vá → tanárrá, víz + vé → vízzé.
Il suffisso ungherese -ért corrisponde spesso all'italiano per quando indica ciò per cui si agisce, il motivo di una reazione o ciò che si riceve in cambio: A családomért dolgozom («Lavoro per la mia famiglia»), Köszönöm a segítséget / Hálás vagyok a segítségért («Sono grato per l'aiuto»). Non cambia secondo l'armonia vocalica. Compare anche in miért? («perché?»), ezért («per questo») e azért («per quello; perciò»).
Gli igekötők, cioè i prefissi verbali ungheresi, si uniscono a un verbo per indicare una direzione, il raggiungimento di un risultato o un significato nuovo: bemegy «entra», elmegy «va via», megír «scrive fino a completare». Nella frase neutra precedono il verbo e si scrivono uniti; con negazione, focalizzazione, domande e imperativo spesso si separano: megírom ma nem írom meg.
In una frase neutra il prefisso verbale ungherese sta subito prima del verbo e si scrive unito: Megeszem («Lo mangio tutto»). Con negazione, una parola interrogativa focalizzata, un elemento messo in rilievo o un imperativo, il verbo passa davanti al prefisso: Nem eszem meg, Mit eszel meg?, Péter eszi meg, Edd meg! Non tutte le domande provocano però la separazione: Megeszed? è una normale domanda sì/no.
L’infinito ungherese termina normalmente in -ni: olvasni «leggere», kérni «chiedere». Con verbi come akar «volere» resta invariato (olvasni akarok), ma dopo espressioni impersonali come kell «bisogna» può ricevere un suffisso personale: mennem kell «devo andare», letteralmente «andare-mio è necessario».
Le proposizioni relative ungheresi precisano una persona, una cosa, un luogo o un momento: aki si riferisce soprattutto a persone, ami a cose o idee, ahol a luoghi e amikor a momenti. Il pronome relativo prende il caso richiesto dal suo ruolo nella relativa: aki “che” diventa, per esempio, akit se è complemento oggetto e akinek se significa “a cui”.
In ungherese il comparativo si forma normalmente aggiungendo -bb all'aggettivo: nagy «grande» → nagyobb «più grande». Il superlativo antepone leg- alla forma comparativa: legnagyobb «il più grande». Il secondo termine di paragone si introduce con mint oppure con il suffisso -nál/-nél: Péter magasabb, mint János oppure Péter magasabb Jánosnál.
In ungherese ha significa “se”. Per una condizione reale si usa normalmente l’indicativo: Ha jössz, örülök (“Se vieni, sono contento”). Per una situazione immaginata si usa invece il condizionale in entrambe le proposizioni: Ha lenne időm, mennék (“Se avessi tempo, andrei”); nel passato, il condizionale si forma con un verbo al passato più volna: Ha tudtam volna, mentem volna.
In ungherese kell, szabad, lehet, tilos ed érdemes funzionano spesso come predicati impersonali seguiti dall’infinito: Tilos dohányozni significa «È vietato fumare». Se occorre indicare chi deve o può compiere l’azione, l’infinito può ricevere una desinenza personale: Mennem kell significa «Devo andare». Attenzione soprattutto a nem kell («non è necessario») e nem szabad («non si deve, è vietato»).
In ungherese tudni significa sapere un fatto o saper fare qualcosa, mentre ismerni significa conoscere una persona, un luogo o qualcosa con cui si ha familiarità. In pratica: Tudom, hol van «So dov'è», Tudok úszni «So nuotare», ma Ismerem Pétert «Conosco Péter». La distinzione ricorda molto quella italiana tra sapere e conoscere, ma occorre anche scegliere la coniugazione ungherese indefinita o definita.
Per indicare una causa, l’ungherese usa soprattutto mert («perché»), mivel («poiché», «dato che») e la struttura correlativa azért…, mert… («il motivo è che…»). La condizione si introduce con ha («se»): nelle ipotesi reali il verbo resta normalmente all’indicativo, mentre in quelle immaginarie compare il condizionale ungherese, spesso in entrambe le proposizioni.
In ungherese il tempo si esprime spesso con un suffisso attaccato alla parola, dove l'italiano usa una preposizione: háromkor «alle tre», reggeltől estig «dalla mattina alla sera». Altre indicazioni sono parole o gruppi fissi da imparare interi: minden nap «ogni giorno», egész nap «tutto il giorno», tavaly «l'anno scorso» e jövőre «l'anno prossimo». Queste espressioni possono anche permettere al presente di riferirsi chiaramente al futuro: Holnap jövök significa «Vengo/domani verrò».
Per esprimere uno scopo, l'ungherese usa spesso hogy seguito dal felszólító mód, il modo che serve sia per l'imperativo sia per azioni volute: Azért jöttem, hogy segítsek («Sono venuto per aiutare»). Per un risultato realmente avvenuto usa invece normalmente l'indicativo, con úgyhogy («quindi, perciò») oppure con strutture come annyira...hogy («così...che»): Annyira fáradt volt, hogy elaludt.
B2 (11)
In ungherese molte relazioni di tempo si esprimono aggiungendo un suffisso direttamente alla parola: -kor indica un momento preciso, -ig un limite finale, -tól/-től un punto di partenza e -ra/-re un momento previsto o una scadenza. Per esempio: hétkor «alle sette», ötig «fino alle cinque», reggeltől estig «dalla mattina alla sera» e péntekre «per/entro venerdì».
Il suffisso ungherese -ként significa soprattutto «come», «in qualità di» o «nel ruolo di»: Tanárként dolgozom vuol dire «Lavoro come insegnante». Si aggiunge direttamente alla parola che indica il ruolo e ha una sola forma, senza armonia vocalica: diákként, nőként, vezetőként. Non esprime un cambiamento di stato: per «diventare insegnante» si usa invece tanárrá válni.
In una catena possessiva ungherese, ogni elemento intermedio è prima posseduto e poi diventa il possessore dell'elemento successivo. Perciò riceve un suffisso possessivo e quindi -nak/-nek: a barátom házának ajtaja «la porta della casa del mio amico». L'ultimo nome porta a sua volta il suffisso che rinvia al possessore immediatamente precedente.
L’ungherese usa tre participi aggettivali: -ó/-ő presenta un’azione in corso o caratteristica (olvasó ember, «persona che legge»), -t/-tt un’azione compiuta (írt levél, «lettera scritta») e -andó/-endő soprattutto qualcosa da fare o necessario (megoldandó feladat, «compito da risolvere»). Davanti al nome queste forme non concordano né per genere né per numero.
Il participio avverbiale ungherese si forma soprattutto con -va/-ve: olvasva «leggendo, mediante la lettura», nevetve «ridendo». Può descrivere il modo o un'azione contemporanea a quella principale, ma con van «essere» può anche indicare uno stato risultante: Az ajtó nyitva van «La porta è aperta». La variante -ván/-vén ha un tono letterario o formale: Látván ezt... «Vedendo ciò...».
In ungherese il discorso indiretto introduce spesso il contenuto riferito con hogy («che»), ma un verbo al passato nella frase principale non provoca un arretramento automatico del tempo nella frase dipendente: Mondta, hogy jön significa «Ha detto che veniva / sarebbe venuto». Nelle richieste e negli ordini, invece, dopo hogy si usa normalmente il modo imperativo ungherese: Megkért, hogy menjek («Mi ha chiesto di andare»).
In ungherese l'ordine delle parole segnala di che cosa si sta parlando e quale elemento viene messo in rilievo. Il tema tende a comparire all'inizio; il focus contrastivo si colloca subito prima del verbo e riceve l'accento principale: Pétert TEGNAP láttam significa «Pietro l'ho visto IERI». Con un verbo dotato di prefisso, il focus fa normalmente passare il prefisso dopo il verbo: ANNA vette meg.
Alcuni verbi ungheresi molto comuni non seguono in ogni forma il modello regolare: i verbi in -ik hanno una forma caratteristica alla terza persona singolare, i verbi come vesz, tesz, visz, hisz, lesz cambiano radice in vari tempi e modi, mentre jön alterna soprattutto jön- e jöv-. Conviene quindi imparare non una sola forma, ma un piccolo gruppo di forme chiave: per esempio eszik – eszem – enni, vesz – veszek – venni, jön – jövök – jönni.
L'ungherese moderno di solito non traduce il passivo italiano con un'unica forma passiva. Preferisce una frase attiva alla terza persona plurale quando chi agisce non è importante, un verbo medio in -ódik/-ődik quando il cambiamento riguarda il soggetto, oppure un aggettivo verbale in -ható/-hető quando qualcosa si può fare. La scelta dipende quindi dal significato, non da una trasformazione automatica della frase italiana.
In ungherese la forma del verbo dipende non solo dal soggetto, ma anche dal tipo di complemento oggetto: con un oggetto definito si usa di norma la coniugazione definita, con uno indefinito quella indefinita. I pronomi di prima e seconda persona, però, richiedono normalmente la coniugazione indefinita; quando il soggetto è «io» e l'oggetto è «tu» o «voi», compare la forma speciale -lak/-lek: Látlak «Ti vedo». I riflessivi come magamat si comportano invece da oggetti definiti: Látom magamat «Vedo me stesso».
Ezzel szemben introduce un contrasto diretto, ennek ellenére segnala che un fatto non impedisce ciò che segue, mindazonáltal esprime una concessione in tono piuttosto formale e ráadásul aggiunge un'informazione che rafforza quanto già detto. Non sono semplici traduzioni parola per parola di connettivi italiani: la scelta dipende dal rapporto logico tra le due idee e anche dal registro.
C1 (8)
In ungherese, per dire che qualcuno può, potrebbe o ha il permesso di fare qualcosa, si aggiunge -hat o -het al verbo: olvas «legge» → olvashat «può leggere». Il verbo così ottenuto si coniuga normalmente per persona, tempo, modo e tipo di oggetto: olvashatok «posso leggere», olvashatom «posso leggerlo», olvashatnék «potrei leggere».
Il condizionale passato ungherese si forma con verbo al passato + volna: mentem volna significa «sarei andato/a». Per una possibilità non realizzata si aggiunge -hat/-het al verbo: mehettem volna, «avrei potuto andare». A differenza dell'italiano, in un periodo ipotetico riferito al passato questa forma compare normalmente sia dopo ha («se») sia nella conseguenza: Ha tudtam volna, elmentem volna.
Nel presente indicativo, alla terza persona, l'ungherese non esprime van/vannak («è/sono») quando il predicato identifica, classifica o descrive il soggetto: Péter tanár significa «Péter è insegnante» e A könyv érdekes «Il libro è interessante». La copula torna nelle altre persone, negli altri tempi e modi; resta inoltre necessaria con luogo, esistenza e numerose espressioni avverbiali. La semplice negazione non la fa tornare: si dice Péter nem tanár, non Péter nem van tanár.
L'ungherese crea molte parole aggiungendo alla base dei suffissi come -ság/-ség «qualità o stato», -ás/-és «azione», -ó/-ő «chi o ciò che compie l'azione», -tlan/-tlen «privo di» e -ható/-hető «che si può fare». La forma del suffisso segue l'armonia vocalica: szép → szépség, ma szabad → szabadság. Il suffisso può anche cambiare la categoria della parola e il risultato può acquisire un significato autonomo.
In ungherese una posposizione può incorporare la persona a cui si riferisce: mögöttem significa “dietro di me”, előtte “davanti a lui o a lei” e közöttünk “tra noi”. Al posto della sequenza italiana “preposizione + pronome”, si usa quindi di norma una sola parola, formata dalla posposizione e da un suffisso personale.
In ungherese la distanza sociale si esprime soprattutto scegliendo tra te (informale) e ön/maga (formale o distanziato). Con te il verbo va alla seconda persona; con ön e maga va alla terza: Te kérsz kávét? «Vuoi un caffè?» ma Ön kér kávét? «Desidera un caffè?». Anche saluti, richieste e scuse cambiano: Szia!, kérlek, bocsi appartengono a un rapporto informale, mentre Jó napot kívánok!, kérem, Bocsásson meg! mantengono maggiore distanza.
In ungherese kell «bisogna», szabad «è permesso», lehet «si può», tilos «è vietato» ed érdemes «vale la pena» formano spesso frasi senza un soggetto espresso: El kell menni «Bisogna andare via». Se è importante dire chi deve o può compiere l'azione, la persona può comparire al dativo e l'infinito riceve una desinenza personale: Nekem el kell mennem «Io devo andare via».
In ungherese una parola composta, összetett szó, riunisce normalmente due o più elementi in un'unica parola: vas + út → vasút. L'elemento finale indica di che cosa si tratta, quelli precedenti lo specificano; desinenze e suffissi flessivi si aggiungono in fondo. La grafia può richiedere una parola unica o, nei composti lunghi e complessi, un trattino.
C2 (7)
Forme come vagyon per van, mikoron per amikor, néki per neki e mondá per mondta appartengono soprattutto a testi antichi o a uno stile volutamente arcaizzante. A livello C2 è più importante saperle riconoscere, interpretare e collocare nel registro giusto che usarle nella conversazione quotidiana.
L'ungherese regionale può differire dallo standard nella pronuncia, nelle parole e perfino in alcune forme verbali: szép può suonare szíp, ember può diventare embör, mentre accanto a megy si incontra megyen. A livello C2 l'obiettivo principale non è imitare un dialetto, ma riconoscere questi segnali, collegarli con prudenza a un'area e capire che una forma regionale non è automaticamente un errore.
Una frase ungherese complessa può contenere più subordinate, ciascuna con il proprio ordine informativo, e spesso collega le proposizioni con coppie come aki… az («chi… quello»), ahol… ott («dove… lì») e ahogy… úgy («come… così»). Per interpretarla bene, conviene individuare prima la proposizione principale, poi stabilire la funzione di ogni subordinata e infine controllare caso, correlativi e posizione del fuoco.
L’ungherese accademico combina lessico preciso, collegamenti logici espliciti e un tono impersonale o prudente. Sono particolarmente frequenti i nomi d’azione in -ás/-és, le forme in -ható/-hető per esprimere possibilità, e connettivi come ennek megfelelően «di conseguenza» e összegzésképpen «in sintesi». Non basta però rendere ogni frase più lunga: un buon testo scientifico resta chiaro e distingue dati, interpretazioni e conclusioni.
I proverbi ungheresi (közmondások) formulano un insegnamento o un’osservazione generale, mentre i modi di dire (szólások) sono espressioni fisse che acquistano senso nel loro insieme. Per capirli non basta tradurre ogni parola: occorre riconoscere l’immagine, l’intenzione del parlante e il contesto. L’equivalente italiano naturale spesso usa parole completamente diverse: Két legyet üt egy csapásra corrisponde a «prendere due piccioni con una fava».
L’ungherese ufficiale concentra molte informazioni in nomi astratti, participi e sintagmi lunghi, e spesso evita di nominare chi compie l’azione: A határozat ellen fellebbezés nyújtható be significa «Contro la decisione può essere presentato ricorso». Per orientarsi occorre individuare anzitutto l’atto, l’autorità, l’obbligo o la facoltà e la relativa scadenza; formule come ezúton, a fentiek alapján e a vonatkozó jogszabály értelmében segnalano il rapporto logico tra queste informazioni.
Gli arcaismi sono parole o forme oggi percepite come antiche, letterarie o bibliche, come ímhol, légyen e néked. I neologismi sono invece parole o significati recenti: alcuni vengono adattati all'ortografia ungherese, come lájk e szelfi, altri nascono da elementi ungheresi, come felhőalapú. A livello C2 non basta capirli: occorre riconoscerne il registro e sapere quando usarli senza produrre un effetto involontariamente solenne, comico o troppo informale.
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