Grammatica cinese
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A1 (30)
Il pinyin usa 21 iniziali per rappresentare le consonanti poste all'inizio di una sillaba mandarina. La difficoltà principale per un italofono non è leggere le lettere, ma evitare di attribuire loro automaticamente il valore italiano: in particolare, b/p, d/t e g/k si distinguono soprattutto per l'aspirazione, non perché le prime siano sonore e le seconde sorde. Anche zh, ch e sh contano ciascuna come una sola iniziale.
Nel pinyin, la finale è la parte della sillaba che viene dopo l'eventuale consonante iniziale: in mā, per esempio, m è l'iniziale e a è la finale. Le finali possono contenere una sola vocale (a, o, e, i, u, ü), più suoni vocalici (ai, ei, ao, ou) oppure una chiusura nasale in -n o -ng (an, en, ang, eng, ong). Non vanno lette lettera per lettera secondo l'ortografia italiana: ciascuna finale forma un'unica unità sonora.
In mandarino ogni sillaba ha un profilo melodico: primo tono alto e piano, secondo ascendente, terzo basso, quarto discendente, più un tono neutro breve e leggero. Il tono fa parte della parola e può cambiarne il significato: mā 妈 significa «mamma», mentre mǎ 马 significa «cavallo».
Nel mandarino il tono di una sillaba può cambiare quando la sillaba si trova accanto ad altre: questo fenomeno si chiama sandhi tonale o 变调 (biàndiào). Le tre regole essenziali sono: due terzi toni consecutivi si pronunciano secondo tono + terzo tono; 不 bù diventa bú davanti a un quarto tono; 一 yī diventa yí davanti a un quarto tono e yì davanti al primo, secondo o terzo tono.
Un carattere cinese, o 汉字 (hànzì), è formato da tratti scritti in un ordine convenzionale dentro uno spazio idealmente quadrato. Alcuni caratteri semplici ricordano ciò che rappresentano, ma la maggior parte va capita come una combinazione di componenti: uno può suggerire un campo di significato, un altro la pronuncia. All'inizio conviene imparare insieme forma, ordine dei tratti, pronuncia e significato.
Un radicale, o 部首 (bùshǒu), è la parte sotto cui un carattere viene classificato nel dizionario; molto spesso offre anche un indizio sul campo di significato. Per iniziare, riconosci 氵 “acqua”, 木 “legno/albero”, 口 “bocca”, 女 “donna”, 讠/言 “parola” e 忄/心 “cuore, emozioni”: sono indizi utili, non traduzioni esatte né regole senza eccezioni.
In cinese mandarino i pronomi personali non cambiano forma secondo la funzione nella frase: 我 (wǒ) può corrispondere sia a “io” sia a “me”. Il plurale si forma normalmente con 们 (men), mentre il possesso si esprime aggiungendo 的 (de): 我 “io/me”, 我们 “noi”, 我的 “mio/mia/miei/mie”. Nella lingua parlata 他, 她 e 它 si pronunciano tutti tā.
La frase cinese più semplice segue l'ordine soggetto + verbo + oggetto: 我吃饭。 (Wǒ chīfàn., «Mangio»). Il verbo non cambia in base alla persona o al numero. Le informazioni di tempo, luogo e modo si collocano normalmente prima del verbo: 我明天在家学习。 («Domani studio a casa»).
是 (shì) collega un soggetto a un'identità o a una categoria: A 是 B, cioè «A è B». La negazione è 不是 (bú shì) e le domande più semplici si formano con 吗 (ma) oppure con 是不是 (shì bu shì). A differenza dell'italiano, però, davanti a un aggettivo come «stanco» o «bello» normalmente non si usa 是.
有 (yǒu) significa soprattutto “avere” oppure “esserci”. Per il possesso si usa persona + 有 + cosa, come in 我有一本书 “ho un libro”; per l’esistenza si usa luogo + 有 + persona o cosa, come in 桌子上有一本书 “sul tavolo c’è un libro”. La forma negativa è sempre 没有 (méiyǒu) o, nel parlato, 没 (méi): non si dice 不有.
In cinese un aggettivo può essere direttamente il predicato (ciò che si dice del soggetto), senza un verbo equivalente a «essere»: 她很高 significa «Lei è alta». In un'affermazione neutra si usa spesso soggetto + 很 (hěn) + aggettivo; qui 很 non vuol dire necessariamente «molto». Per negare una qualità, la struttura di base è soggetto + 不 (bù) + aggettivo.
In cinese mandarino la negazione si mette normalmente prima del verbo o dell'aggettivo. Usa 不 (bù) per abitudini, stati, intenzioni e futuro; usa 没/没有 (méi/méiyǒu) per dire che un'azione non è avvenuta o non si è completata. Per negare 有 (yǒu, “avere; esserci”), si usa 没有, non 不有.
Per trasformare un'affermazione cinese in una domanda a cui si può rispondere sì o no, in genere basta aggiungere 吗 (ma) alla fine: 你是学生。 → 你是学生吗? Non si cambia l'ordine delle parole. Nella risposta è più naturale ripetere il verbo o il predicato: 是 / 不是, 喜欢 / 不喜欢, 来了 / 没来.
In cinese la parola interrogativa resta normalmente nel punto in cui comparirebbe la risposta: 你去哪儿? (Nǐ qù nǎr?, «Dove vai?») segue lo stesso ordine di 你去北京 (Nǐ qù Běijīng, «Vai a Pechino»). Non va spostata all'inizio come spesso accade in italiano e, di regola, non si aggiunge 吗 (ma) a una domanda che contiene già una parola interrogativa.
这 (zhè) indica «questo» o qualcosa vicino; 那 (nà) indica «quello» o qualcosa più lontano. Davanti a un nome numerabile, cioè a qualcosa che si può contare, lo schema normale è 这/那 + classificatore + nome: 这本书 (zhè běn shū, «questo libro»), 那个人 (nà ge rén, «quella persona»). Per «qui» e «lì» si usano 这里 (zhèli) e 那里 (nàli).
Per formare i numeri cinesi bastano poche combinazioni: 十一 è “dieci più uno”, quindi 11; 二十 è “due decine”, quindi 20; 三十五 è “tre decine più cinque”, quindi 35. Per il numero 2 si usa normalmente 二 dentro i numeri e nelle sequenze, ma 两 davanti a un classificatore: 二十二 “22”, 两个人 “due persone”.
In cinese, tra un numero o un dimostrativo e un nome serve normalmente un classificatore: 三本书 (sān běn shū, tre libri), non 三书. La struttura essenziale è numero + classificatore + nome; con “questo” e “quello” diventa 这/那 + classificatore + nome. 个 è il classificatore più generico, ma molti nomi ne preferiscono uno specifico, come 本 per i libri e 只 per gli animali.
In cinese mandarino, l’espressione di tempo si colloca normalmente prima del verbo o del predicato: 我八点起床 significa “mi alzo alle otto”. Può stare prima o dopo il soggetto — 今天我很忙 e 我今天很忙 sono entrambe corrette — ma non va di solito spostata alla fine come si fa spesso in italiano.
In cinese la parola che indica la posizione viene normalmente dopo il luogo preso come riferimento: 桌子上 significa «sul tavolo», alla lettera «tavolo + sopra». Le forme fondamentali sono 上、下、里、外、前、后、左、右; spesso si ampliano con 面 o 边, come in 里面 «dentro» e 右边 «a destra».
在 (zài) colloca una persona, un oggetto o un'azione in un luogo. Le due strutture fondamentali sono soggetto + 在 + luogo per dire dove si trova qualcosa e soggetto + 在 + luogo + verbo per dire dove avviene un'azione: 我在家 “sono a casa”, 我在家工作 “lavoro a casa”. A differenza dell'italiano, l'espressione di luogo legata a un'azione viene normalmente prima del verbo.
I verbi del cinese mandarino non si coniugano: una forma come 吃 (chī, mangiare) rimane uguale con ogni persona e in ogni momento. Nella frase di base si usa spesso l'ordine soggetto + verbo + oggetto, per esempio 我吃米饭 (Wǒ chī mǐfàn, «Mangio riso»). Il tempo e il modo in cui si svolge l'azione si capiscono dal contesto e da parole aggiunte, non da desinenze verbali.
In cinese i verbi modali come 会, 能, 可以, 要, 想 e 应该 si mettono normalmente prima del verbo principale e non cambiano forma: 我会游泳 significa «so nuotare». La scelta dipende dal significato: 会 indica spesso un'abilità appresa, 能 una possibilità concreta, 可以 un permesso, 想/要 un desiderio o un'intenzione e 应该 un consiglio.
Per iniziare bastano sei formule: 你好 per salutare, 谢谢 per ringraziare, 不客气 per rispondere a un ringraziamento, 对不起 per scusarsi, 没关系 per accettare le scuse e 再见 per congedarsi. In mandarino queste espressioni non cambiano secondo il genere o il numero; contano invece la pronuncia, la situazione e il rapporto con l'interlocutore.
In cinese chi possiede viene prima, seguito da 的 (de) e dalla cosa o persona posseduta: 我的书 (wǒ de shū, «il mio libro»). Se ciò di cui si parla è già chiaro, il nome può scomparire: 这是我的 significa «questo è mio». Con familiari e altri legami molto stretti, 的 spesso si omette: 我妈妈 e 我的妈妈 possono entrambi significare «mia madre».
In mandarino, 从 (da), 到 (a, fino a), 向 (verso), 对 (a, nei confronti di), 跟 (con), 给 (a, per) e 离 (da, a distanza da) si mettono prima del nome o pronome che introducono. Il gruppo così formato precede normalmente il verbo principale: 我跟朋友吃饭 significa «mangio con un amico». Come regola iniziale, pensa quindi a: soggetto + preposizione + nome/pronome + verbo.
In mandarino 和 unisce soprattutto nomi o gruppi nominali, mentre 也、都、还、又 si collocano di norma dopo il soggetto e prima del verbo o dell’aggettivo. 或者 presenta alternative nelle affermazioni; nelle domande che chiedono di scegliere tra due possibilità si usa normalmente 还是. La regola più importante per chi parla italiano è non tradurre ogni «e» con 和.
In cinese mandarino gli avverbi di solito precedono ciò che modificano: 我常常去 significa «ci vado spesso», mentre 真好看 significa «davvero bello». Lo schema più utile per iniziare è soggetto + avverbio + verbo o aggettivo. Attenzione, però: 很 non equivale sempre a «molto», e coppie come 就 / 才 distinguono un momento percepito come presto da uno percepito come tardi.
In cinese non basta sempre dire «fratello», «sorella» o «nonno»: la parola scelta indica spesso se il parente è più grande o più piccolo e se appartiene al ramo paterno o materno. Per iniziare, ricorda le coppie 爸爸 / 妈妈 (bàba / māma, papà/mamma), 哥哥 / 弟弟 (gēge / dìdi, fratello maggiore/minore), 姐姐 / 妹妹 (jiějie / mèimei, sorella maggiore/minore) e 爷爷 / 奶奶 contrapposti a 外公 / 外婆 per i nonni.
Per chiedere il prezzo si usa 多少钱 (duōshao qián, «quanto costa?»): 这个多少钱? significa «Quanto costa questo?». L'unità ufficiale è 元 (yuán), spesso sostituita nel parlato da 块 (kuài); 角 (jiǎo) e 分 (fēn) indicano rispettivamente un decimo e un centesimo di yuan, mentre 毛 (máo) è l'equivalente colloquiale di 角.
Per chiedere che tempo fa si dice 今天天气怎么样? (Jīntiān tiānqì zěnmeyàng?). Le qualità del tempo funzionano spesso direttamente come predicato: 今天很热 significa «Oggi fa caldo», senza un verbo equivalente a fare o essere. Pioggia e neve si esprimono invece con 下雨 e 下雪, mentre le stagioni sono 春天、夏天、秋天、冬天.
A2 (13)
In cinese, 了 subito dopo il verbo presenta un'azione come compiuta: 我吃了早饭 significa «Ho fatto colazione». Non è però una desinenza del passato: indica l'aspetto dell'azione, cioè il modo in cui chi parla la considera. Per negare un'azione compiuta si usa normalmente 没(有) + verbo, senza 了: 我没吃早饭.
Quando si trova alla fine della frase, 了 (le) segnala spesso che la situazione è nuova, è cambiata o è diventata rilevante adesso: 下雨了 significa «ora piove» o «ha cominciato a piovere». Non è un semplice indicatore di passato: può riferirsi al presente e perfino a un futuro imminente, come in 快要下课了, «la lezione sta per finire».
In cinese, 过 (guo, di solito pronunciato con tono neutro) si mette dopo il verbo per dire che qualcuno ha già vissuto una certa esperienza: 我去过中国 significa «Sono stato in Cina». La struttura negativa è 没(有) + verbo + 过, mentre per chiedere «hai mai…?» si può aggiungere 吗 alla frase affermativa.
La particella 着, letta zhe con tono neutro, si mette dopo un verbo per presentare come ancora valido uno stato, una postura o un modo di svolgere un’altra azione: 门开着 «la porta è aperta», 他站着 «lui è in piedi», 他躺着看书 «legge stando sdraiato». Non corrisponde sempre all’italiano «stare + gerundio»: spesso in italiano si traduce con «essere», «avere», «indossare» oppure con un gerundio che indica il modo.
Per dire che un'azione è in corso, in cinese mandarino si mette 在 o 正在 prima del verbo: 我在吃饭 significa «Sto mangiando». 正在 sottolinea maggiormente che l'azione si sta svolgendo proprio nel momento considerato; 呢 può comparire alla fine della frase, ma non è obbligatorio.
Per dire che A è più alto, freddo o costoso di B, il cinese usa l'ordine A + 比 + B + aggettivo: 他比我高 significa «Lui è più alto di me». L'aggettivo non cambia forma e, nel confronto neutro, non richiede né 很 né un equivalente obbligatorio di «più». Le espressioni come 一点儿 «un po'» e 得多 / 多了 «molto» vanno dopo l'aggettivo.
In cinese un verbo può essere seguito da un secondo elemento che indica quale risultato è stato raggiunto: 看 guardare + 见 percepire dà 看见, «vedere»; 做 fare + 完 finire dà 做完, «finire di fare». La struttura di base è verbo + complemento risultativo + eventuale oggetto. Se il risultato non si è verificato, di norma si usa 没(有) prima del verbo: 没听懂, «non aver capito ascoltando».
In cinese, dopo un verbo si può aggiungere una forma come 来 «verso chi parla» o 去 «lontano da chi parla»: 拿来 significa quindi «portare qui», mentre 拿去 significa «portare là». Le forme composte precisano anche il percorso: 进来 «entrare venendo», 出去 «uscire andando», 上来 «salire verso qui», 回去 «tornare là».
In cinese, per dire come o quanto bene si svolge un’azione, si mette 得 (de, con tono neutro) dopo il verbo: 说得很好 “parlare molto bene”, 跑得快 “correre veloce”. La struttura di base è soggetto + verbo + 得 + descrizione. Se il verbo ha un oggetto, l’oggetto di solito va anticipato oppure il verbo viene ripetuto.
Le tre particelle si pronunciano normalmente de, ma occupano posizioni diverse: 的 introduce ciò che descrive un nome, 地 trasforma una descrizione nel modo in cui si svolge un'azione, mentre 得 viene dopo il verbo e introduce un risultato, un grado o una valutazione. Per orientarsi basta partire da tre modelli: 漂亮的女孩, 高兴地说, 说得很好.
La costruzione con 把 (bǎ) porta un oggetto noto o ben identificato prima del verbo: soggetto + 把 + oggetto + verbo + risultato o altra precisazione. Si usa soprattutto per dire che cosa si fa a quell’oggetto e quale effetto, destinazione o nuovo stato ne deriva: 我把门关上了。 «Ho chiuso la porta». Dopo il verbo, di norma, non basta una forma isolata: occorre un elemento che completi l’azione, come 完, 好, 在桌子上, una quantità oppure 了.
La struttura di base è elemento coinvolto + 被 + autore dell'azione + verbo: 我被老师批评了 significa «Sono stato rimproverato dall'insegnante». L'autore dell'azione può mancare, come in 钱被偷了, «I soldi sono stati rubati». Il verbo cinese non cambia forma, ma di solito è accompagnato da 了, da un complemento o da un altro elemento che chiarisce il risultato dell'azione.
In cinese 和 unisce soprattutto nomi o gruppi nominali, mentre 但是 e 可是 introducono un contrasto. Causa, concessione e condizione si esprimono spesso con coppie come 因为…所以 “dato che… quindi”, 虽然…但是 “sebbene… tuttavia” e 如果…就 “se… allora”. A differenza dell’italiano, usare entrambi gli elementi della coppia è del tutto normale.
B1 (13)
Il complemento potenziale indica se si riesce o non si riesce a raggiungere un risultato. Lo schema centrale è verbo + 得 + complemento nella forma affermativa e verbo + 不 + complemento nella forma negativa: 看得见 “riuscire a vedere”, 看不见 “non riuscire a vedere”. Non descrive semplicemente ciò che è accaduto, ma la possibilità concreta di ottenere quel risultato.
In cinese, la struttura stato o qualità + 得 + conseguenza collega direttamente una condizione al suo effetto: 我忙得没时间吃饭 significa «Sono così occupato che non ho tempo di mangiare». 得 si pronuncia de con tono neutro e introduce ciò che mostra fino a che punto arriva lo stato: una reazione, un risultato concreto oppure un'espressione di forte intensità.
Nella struttura tema-commento, si presenta prima ciò di cui si vuole parlare e poi si dice qualcosa al riguardo: tema + commento. Per esempio, 这本书,我看过 significa «Questo libro, l'ho letto»: 这本书 è il tema, mentre 我看过 è il commento. In cinese questa organizzazione è molto comune e non richiede necessariamente un pronome che riprenda l'elemento anticipato.
Nelle costruzioni verbali in serie (连动句, liándòngjù) uno stesso soggetto compie due o più azioni collegate, normalmente senza una congiunzione: 我去商店买东西 significa «Vado al negozio a comprare qualcosa». L'ordine dei verbi segue di solito l'ordine logico: prima lo spostamento, il mezzo o l'azione preparatoria; poi lo scopo o l'azione principale.
Nella costruzione a perno (兼语句, jiānyǔjù) una persona ha due funzioni: è il complemento del primo verbo e, nello stesso tempo, compie l'azione del secondo. Lo schema essenziale è soggetto + 让/叫/请/帮 + persona + verbo: in 妈妈让我做作业, 我 dipende da 让 ma è anche chi deve fare 做作业. In italiano la stessa idea richiede spesso «far fare», «chiedere a qualcuno di», «invitare qualcuno a» o «aiutare qualcuno a».
In cinese mandarino, la proposizione che descrive un nome si mette prima di quel nome: [descrizione] + 的 + nome. Così 我买的书 significa «il libro che ho comprato» e 说中文的人 «la persona che parla cinese». Non serve una parola equivalente a che o cui: il rapporto si ricava dalla struttura.
La costruzione 是……的 (shì...de) serve a mettere in risalto una circostanza di un’azione già avvenuta: quando, dove, come o da chi è stata compiuta. In 我是昨天来的, il fatto che io sia venuto è già acquisito; l’informazione importante è 昨天, «ieri». 是 può spesso mancare, mentre 的 normalmente rimane.
In cinese, ripetere un verbo presenta spesso l'azione come breve, leggera o informale: 看看 significa «dare un'occhiata», mentre 休息休息 vuol dire «riposarsi un po'». Con gli aggettivi, la ripetizione rende invece una qualità più viva, evidente o intensa: 高高兴兴 descrive qualcuno «tutto contento». Le forme più comuni sono AA per parole di una sillaba, AABB e ABAB per parole di due sillabe, ma non tutte le parole ammettono tutti i modelli.
In cinese, la durata si colloca normalmente dopo il verbo: 学了三年 significa «ha studiato per tre anni». Anche il numero di volte segue il verbo, con classificatori come 次 «volta» e 遍 «volta dall'inizio alla fine»: 去过两次 «è stato due volte», 读了三遍 «ha letto tre volte per intero». Se è presente un oggetto (la persona o cosa coinvolta nell'azione), la sua posizione dipende dal tipo di oggetto e spesso si ripete il verbo: 我学中文学了三年。
In cinese il verbo non si coniuga al futuro: una frase viene collocata nel tempo con espressioni come 明天 “domani” e con parole che precisano il significato. 会 presenta soprattutto una previsione, 要 un'intenzione o un evento imminente, 打算 un piano, 准备 una preparazione o un proposito già avviato, mentre 快要……了 indica che qualcosa sta per accadere.
In mandarino la condizione viene normalmente prima della conseguenza: 如果 / 要是 + condizione,(soggetto +) 就 + conseguenza. 如果 è neutro, 要是 più colloquiale; 只要…就… significa “basta che…”, mentre 除非…才… presenta l’unica condizione che rende possibile il risultato. I verbi non cambiano forma: possibilità, tempo e grado di certezza emergono dalle parole usate e dal contesto.
In cinese 最 + aggettivo esprime il grado più alto: 最好 significa “il migliore” o “il meglio”. Per dire “tanto… quanto…” si usa A 跟/和 B 一样 + aggettivo; con A 没有 B + aggettivo, invece, A possiede quella qualità in misura minore di B. 越来越 + aggettivo descrive un cambiamento progressivo: “sempre più…”.
In cinese mandarino l'imperativo non ha una coniugazione propria: spesso basta il verbo, mentre particelle e parole come 吧, 请, 别 e 不要 ne precisano il tono. Per proporre qualcosa si usa spesso 吧; per un consiglio 应该 o 最好; per una richiesta cortese 请; per dire di non fare qualcosa 别 o 不要.
B2 (10)
Un complemento direzionale complesso unisce al verbo una direzione e 来 lái «verso il punto di riferimento» oppure 去 qù «lontano dal punto di riferimento»: 走进来 «entrare camminando verso qui», 拿出去 «portare fuori allontanandosi da qui». La scelta tra 来 e 去 dipende dal punto di vista di chi parla, mentre la posizione dell'oggetto dipende soprattutto dal fatto che indichi un luogo o una cosa.
La struttura 连 + elemento messo in risalto + 都/也 + predicato presenta un caso estremo o inatteso: 连他都知道 significa «perfino lui lo sa». Con una negazione, equivale spesso a «neanche»: 我连一个字也不认识, «non riconosco neanche un carattere». 都 o 也 si collocano davanti al verbo, al verbo modale o alla negazione.
In cinese 越……越…… collega due cambiamenti proporzionali: 你越练习,说得越流利 significa «più ti eserciti, più parli fluentemente». 越来越 descrive invece un unico sviluppo progressivo nel tempo: 天气越来越冷了, «fa sempre più freddo». In entrambe le strutture, 越 precede la qualità o l'azione che aumenta d'intensità.
In cinese il passivo non si forma soltanto con 被. Nel parlato si incontrano spesso 叫, 让 e 给; nello stile più formale sono comuni 受到 e 遭到; molto spesso, inoltre, il senso passivo si capisce senza alcun marcatore: 问题解决了 significa «Il problema è stato risolto». La scelta dipende soprattutto dal registro, dal significato positivo o negativo e da quanto è importante nominare chi compie l'azione.
In cinese 首先, 其次 e 另外 ordinano o aggiungono argomenti, mentre 总之 introduce una sintesi. 反正 presenta una conclusione che resta valida indipendentemente dalle alternative; 既然……就…… collega invece un fatto già accettato alla conseguenza che ne deriva: “visto che…, allora…”. La scelta del marcatore comunica quindi non solo un rapporto logico, ma anche il modo in cui chi parla guida l’ascoltatore nel ragionamento.
Le strutture 不但……而且, 与其……不如, 无论……都 e 除了……以外 collegano due parti della frase secondo uno schema riconoscibile: aggiunta, preferenza, risultato invariabile oppure esclusione/inclusione. Per usarle bene non basta tradurre parola per parola: occorre mantenere il parallelismo tra le due parti, collocare correttamente il soggetto e completare la prima metà con il richiamo adatto, come 都, 还 o 也.
In cinese si riferiscono parole e pensieri mettendo dopo verbi come 说 (dire), 告诉 (dire o comunicare a qualcuno), 问 (chiedere), 觉得 (pensare, avere l’impressione) e 认为 (ritenere) la frase che ne esprime il contenuto. Non esiste una concordanza obbligatoria dei tempi come in italiano: si mantengono i riferimenti temporali e gli indicatori d’aspetto adatti al significato, cambiando invece pronomi e parole come “oggi” o “domani” quando il nuovo punto di vista lo richiede.
In cinese, forme che in origine indicano un movimento possono descrivere anche l'evoluzione di un'azione o di uno stato. 起来 presenta spesso un inizio o un'impressione, 下去 una continuazione, 出来 un risultato che emerge, 下来 il passaggio a uno stato stabile e 过来 il ritorno alla normalità: 笑起来 significa «mettersi a ridere», mentre 安静下来 significa «calmarsi».
In mandarino l’enfasi dipende spesso da piccole parole poste vicino all’elemento importante. 就是 identifica o ribadisce «proprio» qualcosa; 才 presenta un fatto come limitato, tardivo o possibile solo a una certa condizione, mentre 就 lo presenta come precoce, immediato o conseguente. 再……也…… significa «per quanto… comunque…» e 一……就…… «non appena…».
Nel cinese scritto, 因此 presenta una conseguenza, 然而 un contrasto, 此外 un'aggiunta, 尽管 una concessione, 由于 una causa e 从而 un risultato ottenuto attraverso un processo. Queste parole rendono chiaro il rapporto logico tra due parti del testo, ma non sono intercambiabili: soprattutto, 因此 introduce una conclusione generale, mentre 从而 mette in risalto il passaggio concreto da un'azione al suo effetto.
C1 (8)
Nel cinese moderno 之, 于, 以, 而 e 所 sopravvivono soprattutto nello scritto formale, nei titoli, nelle formule fisse e nei 成语. Spesso ricordano rispettivamente 的, 在/对, 用, e/ma e «ciò che», ma non sono sostituti automatici: ciascun elemento compare in strutture e combinazioni precise. Per capirli bene conviene imparare prima il modello, poi l'espressione completa in cui ricorre.
Nello scritto formale cinese ricorrono forme compatte come 将, 予以, 进行, 加以, 予 e 兹, spesso abbinate a nomi astratti e verbi bisillabici: 将方案提交审核, 予以批准, 加以改进. Non basta però sostituire meccanicamente parole colloquiali con equivalenti più solenni: ogni forma impone una propria struttura e deve rendere il testo più preciso, non semplicemente più lungo.
I 成语 (chéngyǔ) sono espressioni cristallizzate, in gran parte formate da quattro caratteri, che condensano un giudizio, un'immagine o un racconto tradizionale: 一举两得 significa «ottenere due risultati con una sola azione». Non basta però tradurre i singoli caratteri: per usarli bene occorre imparare il significato complessivo, il contesto appropriato e la funzione che l'espressione può svolgere nella frase.
Nel cinese di livello C1 la forza di un'argomentazione dipende spesso da strutture riconoscibili: 不是……而是…… corregge un'interpretazione, 难道……吗? formula una domanda retorica, 之所以……是因为…… mette in rilievo il rapporto tra risultato e causa e 非……不可 esprime una necessità categorica. Parallelismi ben bilanciati e formule di conclusione danno inoltre ritmo e coesione a discorsi, saggi e testi formali.
Il cinese commerciale (商务中文) non consiste soltanto in termini come 合同 “contratto” e 投资 “investimento”: richiede formule ricorrenti per indicare le parti, presentare richieste, discutere condizioni e chiudere un messaggio. Il tono professionale nasce soprattutto dalla scelta di appellativi rispettosi, verbi adatti al sostantivo e strutture concise come 就……进行讨论 “discutere in merito a…”, 烦请…… “si prega cortesemente di…” e 期待您的回复 “restiamo in attesa di un Suo riscontro”.
Il cinese di internet combina caratteri, numeri, iniziali del pinyin e parole comuni con significati nuovi: 666 elogia una prova di grande abilità, yyds abbrevia 永远的神, mentre 不明觉厉 condensa un'intera frase. Non è un codice stabile né adatto a ogni situazione: per capirlo bisogna ricostruire il suono o la frase nascosta e, soprattutto, valutare comunità, tono e data del messaggio.
Nel cinese formale, 以……为 presenta un elemento come base, criterio o ruolo; 有所 indica un cambiamento o una posizione in misura non assoluta; 加以 introduce l'azione esercitata su qualcosa; 之所以……是因为 mette prima il fatto da spiegare e poi la causa. Sono strutture frequenti in saggi, relazioni, notizie e discorsi argomentativi, dove rendono più espliciti i rapporti logici.
Nel mandarino spontaneo, strutture come 什么什么的, V着V着, 好不容易, 怎么着 e 得了 non aggiungono soltanto informazioni: segnalano anche atteggiamento, andamento dell'azione e rapporto con l'interlocutore. Alcune servono a lasciare una lista aperta, altre a raccontare un cambiamento inatteso o a esprimere fatica, impazienza e sfida. Sono naturali nella conversazione, ma tono e contesto decidono se suonano amichevoli, brusche o polemiche.
C2 (6)
Il cinese classico (文言文, wényánwén) è una lingua scritta estremamente concisa: molti caratteri rappresentano una parola di una sola sillaba, soggetto e oggetto possono restare sottintesi e una stessa forma può svolgere funzioni diverse. Per leggere una frase non basta sostituire ogni carattere con una parola italiana: occorre prima individuare il predicato, ricostruire gli elementi omessi e riconoscere particelle come 之、而、以、于、者、也、乎.
In cinese, 方言 (fāngyán) non indica necessariamente un semplice accento: può riferirsi a varietà sinitiche molto diverse e non sempre comprensibili tra loro, come 粤语 (cantonese), 吴语 (wu), 闽语 (min) e 客家话 (hakka). Anche il mandarino standard cambia nome e presenta differenze d'uso secondo l'area: 普通话 nella Cina continentale, 国语 soprattutto a Taiwan e 华语 in molti contesti del Sud-est asiatico.
Il cinese delle notizie e dei documenti ufficiali concentra molte informazioni in poco spazio: omette ciò che il contesto rende evidente, preferisce formule come 据报道 “secondo quanto riportato” e usa espressioni istituzionali come 有关部门 “gli organi competenti”. Per capirlo bene occorre riconoscere chi fornisce l’informazione, chi compie o subisce l’azione e quali parole esprimono obbligo, cautela o valutazione ufficiale.
In cinese, 谚语 (yànyǔ), 俗语 (súyǔ) e 歇后语 (xiēhòuyǔ) trasmettono esperienza, giudizi e ironia attraverso formule fisse e immagini condivise. Non vanno tradotti carattere per carattere: bisogna capirne insieme il significato letterale, il messaggio implicito, il registro e la situazione in cui risultano naturali. I 歇后语 hanno inoltre una struttura in due parti: la prima crea l'immagine, la seconda ne svela il senso e può essere sottintesa.
Nel cinese letterario 未、勿、莫、毋 esprimono negazioni diverse: rispettivamente un fatto non ancora avvenuto, un divieto oppure, secondo la costruzione, «nessuno» e un'ammonizione. 乎、哉、耶 orientano domande ed esclamazioni, mentre 矣、焉 contribuiscono a presentare un nuovo stato o a chiudere e collegare l'enunciato. Nei periodi ipotetici il rapporto «se… allora…» nasce spesso da 若、苟、使 e 则, senza cambiamenti nella forma del verbo.
Cambiare registro significa adattare il modo di esprimersi alla situazione: 口语 (kǒuyǔ, lingua parlata), stile quotidiano neutro o 书面语 (shūmiànyǔ, lingua scritta). Non basta sostituire una parola con un sinonimo più elegante: lessico, struttura della frase, formule di cortesia e tono devono risultare coerenti fra loro.