Grammatica coreano
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A1 (31)
L'hangul moderno usa 21 segni vocalici: 10 vocali di base e 11 forme composte. Una vocale si unisce sempre a una consonante dentro un blocco sillabico; quando la sillaba comincia con una vocale, si scrive davanti ㅇ, che in quella posizione non si pronuncia: ㅏ diventa quindi 아. La trascrizione latina aiuta a riconoscere i segni, ma per pronunciarli bene conviene imparare direttamente il loro suono.
L'hangul ha 19 consonanti: 14 semplici (ㄱ ㄴ ㄷ ㄹ ㅁ ㅂ ㅅ ㅇ ㅈ ㅊ ㅋ ㅌ ㅍ ㅎ) e 5 doppie o tese (ㄲ ㄸ ㅃ ㅆ ㅉ). Una consonante non ha sempre lo stesso suono: la pronuncia dipende dalla sua posizione all'inizio o alla fine del blocco sillabico. Le trascrizioni come g, k, kk sono soltanto indicazioni e non sostituiscono l'ascolto.
In hangul le lettere non procedono semplicemente in fila: vengono raccolte in un blocco quadrato per ogni sillaba. Ogni blocco contiene una consonante iniziale e una vocale, più un'eventuale consonante finale: 가 = ㄱ + ㅏ, mentre 강 = ㄱ + ㅏ + ㅇ. La posizione dei segni dipende dalla forma della vocale; la consonante finale, chiamata 받침 (batchim), va sempre in basso.
In coreano la pronuncia di una sillaba dipende spesso dai suoni che vengono subito prima e subito dopo. Il 받침 (batchim, la consonante finale di un blocco) può collegarsi alla sillaba seguente, cambiare per assimilazione o rendere tesa la consonante successiva: perciò 먹어요 si scrive così, ma si pronuncia [머거요]. Le forme tra parentesi quadre indicano la pronuncia, non un'ortografia alternativa.
Nella frase coreana neutra il predicato va alla fine: l'ordine di base è soggetto–oggetto–verbo, per esempio 저는 사과를 먹어요, «Mangio una mela». Le particelle attaccate ai nomi ne indicano la funzione, mentre il tema o il soggetto si omettono spesso quando sono già chiari dal contesto.
Le particelle 이 e 가 si attaccano al nome che funge da soggetto: si usa 이 dopo una sillaba con consonante finale e 가 dopo una vocale. Oltre a indicare chi o che cosa è il soggetto, spesso mettono in primo piano un’informazione nuova o rispondono alla domanda «chi?» o «che cosa?»: 누가 왔어요? 친구가 왔어요. («Chi è arrivato? È arrivato un amico.»).
은/는 indica il tema, cioè l’argomento sul quale si fa un commento: 저는 학생이에요 significa «Quanto a me, sono studente». Si usa 은 dopo una consonante finale e 는 dopo una vocale. Può anche mettere due elementi in contrasto: 오늘은 바빠요 suggerisce «oggi sono impegnato», magari a differenza di un altro giorno.
In coreano 을 e 를 si collocano dopo ciò che riceve direttamente l’azione: 을 dopo una sillaba che termina in consonante, 를 dopo una sillaba che termina in vocale. Per esempio, 밥 finisce in consonante, quindi si dice 밥을 먹어요; 영화 finisce in vocale, quindi 영화를 봐요. Nel parlato la particella può mancare quando il ruolo dell’oggetto è già evidente.
Si usa 에 per il luogo in cui qualcosa o qualcuno si trova e per la meta di uno spostamento: 집에 있어요 «sono a casa», 학교에 가요 «vado a scuola». Si usa 에서 per il luogo in cui si svolge un’azione e per il punto di provenienza: 도서관에서 공부해요 «studio in biblioteca», 한국에서 왔어요 «vengo dalla Corea».
In coreano i pronomi personali cambiano secondo il rapporto tra chi parla e chi ascolta: per «io» si usa soprattutto 저 in un contesto cortese e 나 in un contesto confidenziale. Tuttavia, quando la persona è già chiara, il pronome viene normalmente omesso. Per rivolgersi a qualcuno sono spesso più naturali il nome, il titolo o nessun soggetto; 당신 non è l'equivalente generale dell'italiano «Lei».
Il coreano distingue tre zone: 이 indica ciò che è vicino a chi parla, 그 ciò che è vicino a chi ascolta oppure già noto nel discorso, e 저 ciò che è lontano da entrambi. Davanti a un nome si dice 이 책, 그 책, 저 책; per «questa/quella cosa» si usano 이것, 그것, 저것.
Il coreano usa due serie di numeri. La serie nativa — 하나, 둘, 셋, 넷… — serve soprattutto per contare persone e oggetti, dire l'età e indicare le ore. Davanti a un classificatore, cioè una parola che specifica che cosa si sta contando, 하나, 둘, 셋, 넷 e 스물 diventano rispettivamente 한, 두, 세, 네 e 스무.
I numeri sino-coreani sono 일, 이, 삼, 사, 오… e servono soprattutto per date, denaro, minuti, numeri di telefono e quantità espresse con unità di misura. Si costruiscono combinando poche cifre con 십 “dieci”, 백 “cento”, 천 “mille” e 만 “diecimila”: per esempio, 35 è 삼십오. Non sostituiscono però sempre i numeri coreani nativi, usati fra l'altro per contare oggetti, dire l'età e indicare le ore.
In coreano, tra la quantità e ciò che si conta si usa normalmente un classificatore, cioè una parola che indica il tipo di elemento: 개 per oggetti generici, 명/분 per persone, 마리 per animali, 권 per libri, 잔 per tazze o bicchieri e 병 per bottiglie. L'ordine più comune è nome + numero + classificatore: 사과 두 개, «due mele». Davanti a un classificatore, 하나, 둘, 셋, 넷 e 스물 diventano 한, 두, 세, 네, 스무.
Per dire l'ora, il coreano combina numeri coreani nativi + 시 per le ore e numeri sino-coreani + 분 per i minuti: 세 시 삼십 분 significa «le tre e trenta». I mesi e le date usano invece i numeri sino-coreani. Parole come 오늘 «oggi», 내일 «domani» e 어제 «ieri» si usano normalmente senza la particella temporale 에.
La forma del dizionario coreano termina in -다: togliendo 다 si ottiene il tema verbale, cioè la parte di base a cui si uniscono le desinenze. Per esempio, 가다 → 가-, 먹다 → 먹-, 하다 → 하-. È poi importante osservare se il tema finisce in vocale o in consonante, perché molte desinenze cambiano forma in base a questa distinzione.
Per parlare con cortesia nella maggior parte delle situazioni quotidiane, si toglie -다 dalla forma del dizionario e si aggiunge -아요 dopo una vocale ㅏ o ㅗ, -어요 negli altri casi; 하다 diventa 해요. Molte combinazioni si contraggono: 가다 → 가요, 먹다 → 먹어요, 마시다 → 마셔요. La forma risultante non cambia secondo la persona: 가요 può significare «vado», «vai», «va» o «andiamo», a seconda del contesto.
Per fare un'affermazione cortese e formale, si toglie -다 dalla forma del dizionario e si aggiunge -ㅂ니다 dopo una vocale oppure -습니다 dopo una consonante: 가다 → 갑니다, 먹다 → 먹습니다. La stessa forma vale per qualunque persona; il soggetto si capisce dal contesto. Se l'어간, cioè la parte stabile del verbo, termina in ㄹ, ㄹ cade: 살다 → 삽니다.
Il registro informale 해체, spesso chiamato 반말, usa di norma la stessa forma di -아/어요, ma senza 요: 가요 → 가, 먹어요 → 먹어, 해요 → 해. Si usa soltanto quando il rapporto consente un tono non cortese, per esempio tra amici intimi che hanno concordato di parlarsi così, con bambini o rivolgendosi a persone davvero più giovani in un contesto appropriato. Togliere 요 non cambia solo la grammatica: cambia il rapporto espresso dalla frase.
In coreano 안 nega normalmente un’azione o una qualità: 안 가요 significa “non vado”. 못 indica invece che qualcosa non è possibile per mancanza di capacità o per un impedimento: 못 가요, “non posso andare”. Le corrispondenti forme lunghe sono -지 않다 e -지 못하다; per dire che qualcosa non c’è o che non si possiede si usa 없다.
Nel registro cortese quotidiano, il passato si forma aggiungendo -았어요 se l'ultima vocale del tema è ㅏ o ㅗ, e -었어요 negli altri casi: 가다 → 갔어요, 먹다 → 먹었어요. Con 하다 la forma è 했어요. È una regola di base molto regolare, anche se nella scrittura molte vocali si contraggono.
Per parlare di un progetto, di un'intenzione o di una previsione, in coreano si aggiunge -(으)ㄹ 거예요 alla radice del verbo: 가다 → 갈 거예요 («andrò») e 먹다 → 먹을 거예요 («mangerò»). Si usa -ㄹ 거예요 dopo una vocale e -을 거예요 dopo una consonante; se la radice termina già in ㄹ, si aggiunge semplicemente 거예요.
Per dire che vuoi compiere un'azione, togli -다 dalla forma del dizionario e aggiungi -고 싶다: 가다 → 가고 싶어요 («voglio andare»). Nelle affermazioni questa struttura descrive soprattutto il desiderio di chi parla; per il desiderio osservato di una terza persona si usa di norma -고 싶어하다: 민수는 가고 싶어해요 («Minsu vuole andare»).
Per dire che qualcuno può fare qualcosa, si unisce la radice del verbo a -(으)ㄹ 수 있다: 가다 → 갈 수 있어요 (“posso andare”), 먹다 → 먹을 수 있어요 (“posso mangiare”). La forma negativa è -(으)ㄹ 수 없다: 먹을 수 없어요 (“non posso mangiare”). La stessa costruzione può indicare sia una capacità sia una possibilità concreta.
In coreano parole come 크다 «essere grande», 좋다 «essere buono» e 예쁘다 «essere bello» si comportano come verbi: per dire «la casa è grande» basta 집이 커요, senza aggiungere un verbo equivalente a essere. Davanti a un nome assumono invece la forma -(으)ㄴ: 큰 집, «una casa grande». Per iniziare, conviene quindi imparare ogni qualità in due usi: come predicato in -아/어요 e come modificatore del nome.
Per collegare una persona o una cosa a un nome, il coreano usa 이다: dopo consonante, nel registro cortese quotidiano, diventa 이에요; dopo vocale diventa 예요. Nel registro formale si usa sempre 입니다. Per negare, il nome prende 이/가 e si aggiunge separatamente 아니에요 o 아닙니다: 학생이 아니에요 «non sono uno studente».
In coreano 있어요 significa, secondo il contesto, “c’è”, “si trova” oppure “avere”; 없어요 esprime il contrario: “non c’è”, “non si trova” o “non avere”. La cosa che esiste o che si possiede è normalmente segnata da 이/가, mentre il luogo in cui si trova prende 에: 책상 위에 책이 있어요 “Sul tavolo c’è un libro”.
Nel registro cortese in -아/어요, una domanda sì/no può avere le stesse parole di un'affermazione: è soprattutto l'intonazione ascendente, oppure il punto interrogativo nello scritto, a indicare la domanda. Per chiedere un'informazione, si inserisce una parola interrogativa come 뭐 «che cosa», 누구 «chi» o 어디 «dove» nella posizione in cui comparirebbe la risposta, senza spostare il verbo dalla fine.
Per iniziare bastano poche formule cortesi: 안녕하세요 per salutare, 감사합니다 per ringraziare, 죄송합니다 per scusarsi, 네/아니요 per rispondere e 잘 먹겠습니다 prima di mangiare. In coreano, però, non conta soltanto che cosa si dice: la forma va scelta anche in base al rapporto con l'interlocutore. Con persone sconosciute, clienti, colleghi o adulti con cui non si è in confidenza, le forme in -요 e -ㅂ니다/습니다 sono il punto di partenza più sicuro.
La desinenza -고 si aggiunge direttamente alla radice di un verbo o di un aggettivo coreano per collegarlo a ciò che segue: 먹고 가요 significa «mangio e vado» oppure «mangio e poi vado». Non cambia in base all'ultima vocale o consonante della radice. Nella regola di base A1, tempo e livello di cortesia si esprimono sull'ultimo predicato della catena.
In coreano si inserisce -(으)시- tra la radice del verbo e la desinenza finale per mostrare rispetto verso il soggetto, cioè la persona che compie l'azione o di cui si descrive lo stato. Dopo una vocale si usa -시-, dopo la maggior parte delle consonanti -으시-: 가다 → 가세요 «va/viene», 먹다 → 먹으세요 «mangia». Questa forma non coincide semplicemente con il «Lei» italiano, perché può onorare anche una terza persona di cui si sta parlando.
A2 (16)
Per dire che un'azione è in corso, si toglie -다 dalla forma del dizionario e si aggiunge -고 있다: 먹다 → 먹고 있어요 («sto mangiando»). È 있다, non il verbo precedente, a ricevere le marche di tempo e di registro. Per uno stato che deriva da un cambiamento si incontra invece spesso -아/어 있다: 문이 열려 있어요 («la porta è aperta»).
Per dire «prima di fare», si unisce -기 전에 alla radice del verbo: 먹기 전에 «prima di mangiare». Per dire «dopo aver fatto», si usa -(으)ㄴ 후에: 먹은 후에 «dopo aver mangiato». Con un nome basta invece nome + 전에/후에, come 수업 후에 «dopo la lezione».
La forma -아/어서 si unisce al tema del verbo o dell'aggettivo e collega una causa alla sua conseguenza: 바빠서 못 가요 significa «Non posso andare perché sono impegnato/a». La causa viene prima e il risultato dopo. Le vocali seguono le stesse regole di -아/어요, ma, nell'uso causale di base, questa forma non introduce normalmente un risultato espresso come ordine o proposta.
In coreano, -(으)니까 collega una causa alla conseguenza e presenta quella causa come motivo, valutazione o giustificazione di chi parla: 비가 오니까 우산을 가져가세요 significa «Siccome piove, prenda un ombrello». A differenza di -아/어서, si usa senza problemi prima di un ordine, un consiglio o una proposta.
In coreano si aggiunge -(으)면 alla radice di un verbo o di un aggettivo per esprimere una condizione: 가면 “se/quando vai”, 먹으면 “se/quando mangi”. Si usa -면 dopo una vocale o ㄹ, e -으면 dopo le altre consonanti. La stessa forma può corrispondere sia a se sia a quando: è il contesto a chiarire il senso.
Si aggiunge -지만 direttamente al tema di un verbo o di un aggettivo coreano per unire due proposizioni (parti della frase costruite attorno a un predicato) in contrasto: 비싸지만 좋아요, «È costoso, ma è buono». La forma non cambia dopo consonante o vocale; il tempo e l'onorifico, se necessari, si collocano prima di -지만.
La costruzione radice verbale + -아/어 보다 significa «provare a fare qualcosa» oppure, soprattutto al passato, «aver fatto quell'esperienza». Si dice per esempio 먹어 봐요 «prova ad assaggiarlo» e 한국에 가 봤어요? «sei mai stato in Corea?». La prima parte indica l'azione; 보다 porta il tempo e il livello di cortesia.
Per dire «dovere» o «essere necessario», si unisce -아/어야 alla radice del verbo e si aggiunge 하다 oppure 되다: 가야 해요 «devo andare», 공부해야 돼요 «devo studiare». Attenzione alle due negazioni: 안 V-아/어도 돼요 significa «non è necessario», mentre V-(으)면 안 돼요 significa «non si deve, è vietato».
Per chiedere «posso fare…?» in coreano, si unisce -아/어도 되다 alla radice del verbo: 들어가도 돼요? significa «Posso entrare?». La stessa costruzione, senza intonazione interrogativa, concede il permesso: 들어가도 돼요 significa «Puoi entrare». Per vietare un'azione, invece, si usa normalmente -(으)면 안 되다: 들어가면 안 돼요 («Non si può entrare»).
Si aggiunge -(으)ㄹ까요? alla radice di un verbo per proporre un'azione o chiedere quale scelta fare: 같이 갈까요? significa «Andiamo insieme?» e 뭐 먹을까요? «Che cosa mangiamo?». La stessa forma può anche chiedere un'opinione su un fatto incerto, come 내일 비가 올까요?, «Secondo te domani pioverà?».
Per proporre un'azione da compiere insieme, il coreano usa soprattutto -(으)ㅂ시다 nel registro formale e -자 tra persone in confidenza: 같이 갑시다 «andiamo insieme», 밥 먹자 «mangiamo». Nella conversazione cortese quotidiana sono spesso più naturali 같이 가요 e la domanda 같이 갈까요?, che lascia più spazio alla risposta dell'interlocutore.
Per dare un’istruzione o fare un invito cortese, si aggiunge -(으)세요 alla radice del verbo: 가세요 «vada», 앉으세요 «si sieda». Se la radice termina per vocale si usa -세요; dopo la maggior parte delle consonanti si usa -으세요. Per dire «non faccia…» si adopera invece -지 마세요: 걱정하지 마세요 «non si preoccupi».
La desinenza -(으)면서 unisce due azioni compiute nello stesso momento dallo stesso soggetto: 음악을 들으면서 공부해요 significa «Studio ascoltando musica». Si aggiunge -면서 a un tema verbale che finisce per vocale o ㄹ, e -으면서 dopo le altre consonanti. Il verbo finale indica tempo, livello di cortesia e intenzione principale della frase.
Per riferire le parole di qualcuno, il coreano sceglie una terminazione diversa secondo il tipo di frase: -다고 per un'affermazione, -냐고 per una domanda, -(으)라고 per un ordine e -자고 per una proposta. A queste forme segue spesso 하다 «dire», opportunamente coniugato: 간다고 했어요 significa «ha detto che va/sarebbe andato».
In coreano un verbo o un aggettivo può precedere direttamente il nome che descrive. Con i verbi d'azione si usano soprattutto -는 per il presente, -(으)ㄴ per il passato e -(으)ㄹ per il futuro o ciò che è previsto: 먹는 사람, 먹은 음식, 먹을 것. Gli aggettivi coreani, invece, al presente prendono normalmente -(으)ㄴ: 예쁜 꽃, «un fiore bello».
In coreano bisogna osservare in quale direzione passa un oggetto o un favore. Si usa 주다 per dare, 받다 per ricevere e 드리다 al posto di 주다 quando chi riceve merita rispetto; con un altro verbo, -아/어 주다 indica un'azione compiuta a beneficio di qualcuno, mentre -아/어 드리다 ne è la forma rispettosa.
B1 (11)
In coreano, per parlare delle azioni di una persona a cui si vuole mostrare rispetto, alcuni verbi comuni vengono sostituiti da parole onorifiche speciali: 먹다 → 드시다 «mangiare», 자다 → 주무시다 «dormire», 있다 → 계시다 «essere, trovarsi». Queste forme onorano il soggetto, cioè la persona che compie l’azione o si trova in un luogo, e non necessariamente l’interlocutore.
Il lessico umile coreano, 겸양어, presenta con modestia chi parla o la sua azione per mostrare riguardo verso un’altra persona: 나 → 저 «io», 주다 → 드리다 «dare», 보다/만나다 → 뵙다 «vedere/incontrare». Non equivale semplicemente al Lei italiano: la scelta dipende soprattutto da chi compie l’azione e da chi ne è il destinatario.
In coreano il passivo, 피동, mette in primo piano chi o che cosa subisce un'azione: 고양이가 쥐를 잡았어요 “il gatto ha catturato il topo” diventa 쥐가 고양이에게 잡혔어요 “il topo è stato catturato dal gatto”. Le forme più comuni si costruiscono con i suffissi -이/히/리/기 oppure con -아/어지다; tuttavia, la scelta non è del tutto prevedibile e non tutti i verbi hanno un passivo naturale. Spesso l'agente non viene detto, perché interessa soprattutto il risultato.
La forma causativa coreana, 사동, indica che qualcuno fa compiere un'azione, permette che avvenga oppure provoca un cambiamento: 아이를 재웠어요 significa “ho fatto addormentare il bambino” o, più naturalmente, “ho messo a dormire il bambino”. Si forma soprattutto con verbi derivati in -이/히/리/기/우/추 oppure con la costruzione produttiva -게 하다: 공부하게 했어요, “l'ho fatto studiare”. I suffissi brevi vanno imparati insieme al singolo verbo; -게 하다, invece, si può usare con moltissimi verbi e aggettivi.
Si aggiunge -아/어도 alla radice di un verbo o di un aggettivo coreano per dire che il risultato non cambia nonostante una condizione: 비가 와도 갈 거예요 significa «Andrò anche se piove». La scelta tra -아도 e -어도 segue le normali armonie vocaliche, mentre 하다 diventa 해도.
Per dire «non solo A, ma anche B», il coreano usa soprattutto -(으)ㄹ 뿐만 아니라 dopo verbi e aggettivi e 뿐만 아니라 direttamente dopo un nome. La seconda informazione contiene spesso 도 («anche»): 예쁠 뿐만 아니라 똑똑해요 significa «Non solo è bella, ma è anche intelligente». La forma -기도 하다, invece, presenta un'azione o una qualità come informazione aggiuntiva e può anche indicare ciò che succede qualche volta.
La forma -더- presenta un fatto passato come qualcosa che il parlante ricorda di avere visto, sentito o sperimentato direttamente. Compare soprattutto in -더라고요 (“ho constatato che…”), -더니 (“succedeva…, poi…”), -던 (“che stavo… / che facevo abitualmente”) e -더라 (“ricordo che…”). Non è un semplice tempo passato: aggiunge il punto di vista di chi recupera un’esperienza dalla memoria.
In coreano -(으)ㄹ 정도로 presenta un grado così alto da produrre o rendere immaginabile una conseguenza, mentre -(으)ㄹ 만큼 indica una misura, una quantità o un termine di paragone: 울 정도로 슬펐어요 «ero così triste da piangere»; 먹을 만큼 먹었어요 «ho mangiato quanto volevo/potevo». La desinenza -게, invece, trasforma soprattutto un aggettivo coreano in un'espressione di modo: 빠르게 걸어요, «cammino velocemente».
La costruzione 관형형 + 것 같다 permette di presentare un'informazione come impressione, previsione o ipotesi, invece che come certezza. In generale, -는 것 같다 descrive un'azione in corso o abituale, -(으)ㄴ 것 같다 un'azione conclusa o uno stato presente e -(으)ㄹ 것 같다 ciò che sembra probabile o futuro: 비가 올 것 같아요 significa «Sembra che pioverà».
Per riportare un'informazione appresa da altri, il coreano unisce la frase riferita a -다고 해요; nel parlato questa sequenza si contrae spesso in -대요. Per esempio, 그 영화가 재미있대요 significa «Dicono che quel film sia divertente» o «Ho sentito che quel film è divertente»: chi parla trasmette la notizia senza presentarla come verificata personalmente.
Si aggiunge -(으)려고 alla radice di un verbo per indicare l'obiettivo di un'azione: 책을 사려고 서점에 갔어요 significa «Sono andato in libreria per comprare un libro». Con -(으)려고 하다 si esprime invece un'intenzione o un progetto: 한국어를 배우려고 해요, «Ho intenzione di imparare il coreano». Di norma, chi ha lo scopo e chi compie l'azione principale è la stessa persona.
B2 (8)
Le forme -(으)므로, -(으)나, -거나 e -(으)며 si attaccano al predicato della prima proposizione per collegarla a quella seguente. Esprimono rispettivamente causa, contrasto, alternativa e coordinazione o simultaneità. Le prime, la seconda e la quarta ricorrono soprattutto nello scritto o in contesti sorvegliati; -거나, invece, è comune anche nella conversazione quotidiana.
Le desinenze -기 e -(으)ㅁ permettono di usare un verbo o un aggettivo coreano come un nome. In generale, -기 presenta soprattutto un'attività, un processo o un obiettivo ed è molto comune anche nel parlato; -(으)ㅁ presenta più facilmente un fatto o uno stato acquisito come informazione ed è frequente nello scritto e nei registri formali. Il contrasto non è assoluto: spesso è la costruzione circostante a determinare la scelta.
La costruzione -지 않을 수 없다 significa letteralmente “non esiste la possibilità di non fare” e quindi esprime una forte affermazione: 인정하지 않을 수 없어요 vuol dire “non posso non ammetterlo” o “devo ammetterlo”. Il secondo 없다 non rende negativa l'intera frase: insieme a -지 않다 comunica che un'azione, una reazione o una conclusione è inevitabile.
-(으)ㄴ/는 반면(에) mette in netto contrasto due aspetti: 편리한 반면 비싸요, «È comodo, ma d'altra parte è costoso». La forma davanti a 반면 è quella che normalmente serve a modificare un nome: -는 con un verbo d'azione al presente, -(으)ㄴ con un aggettivo al presente e 인 dopo un nome. 에 è facoltativo e non cambia il senso fondamentale.
La terminazione -든(지) indica che la scelta o la condizione non cambia il risultato: 비가 오든 눈이 오든 가요 significa «Vado, che piova o nevichi». Con parole interrogative forma espressioni come 누구든지 «chiunque», 어디든 «ovunque» e 뭐든지 «qualsiasi cosa». La variante senza 지, molto comune, mantiene lo stesso valore fondamentale.
Per riferire un ordine affermativo si usa tema verbale + -(으)라고 하다: 오라고 했어요 «ha detto di venire». Un divieto richiede -지 말라고 하다, mentre una richiesta fatta nell'interesse di chi parlava si rende con -아/어 달라고 하다: 도와 달라고 했어요 «ha chiesto di aiutarlo». Il verbo finale, spesso 하다, indica quando è stato pronunciato l'ordine o la richiesta.
마저 e 조차 significano entrambe «persino/neppure», ma 마저 presenta spesso l'ultimo elemento che si aggiunge a una situazione, mentre 조차 mette in risalto un caso minimo o sorprendente. (이)나마 rivaluta qualcosa di limitato («almeno, per quanto poco»), 대로 indica conformità o modo («secondo, proprio come») e 만큼 esprime misura o proporzione («quanto, tanto quanto»).
I verbi causativi indicano che qualcuno fa compiere un'azione o provoca un cambiamento: 먹다 “mangiare” → 먹이다 “dare da mangiare”. I verbi passivi mettono invece al centro chi o che cosa riceve l'azione: 읽다 “leggere” → 읽히다 “essere letto”. Poiché i due gruppi condividono i suffissi -이/히/리/기, non basta guardare la forma: occorre imparare ogni coppia e osservare la struttura della frase.
C1 (7)
Nella prosa coreana espositiva, le affermazioni terminano spesso in -다, con le varianti -ㄴ다/-는다 al presente dei verbi d'azione: 간다 «va», 먹는다 «mangia», 좋다 «è buono». Il nome dipendente 바 permette inoltre di richiamare un fatto o un contenuto già esposto, mentre la finale unita -는바 introduce in modo formale una circostanza su cui si fonda ciò che segue.
Nel coreano giornalistico non si presenta ogni informazione come una certezza assoluta: la conclusione della frase indica spesso da quale fonte proviene e quanto è verificata. Forme come 것으로 알려졌다 (“a quanto risulta”), 고 전했다 (“ha riferito che”), 기로 했다 (“ha deciso di”) e 것으로 보인다 (“sembra che”) permettono di distinguere fatti, dichiarazioni, decisioni e valutazioni.
Il coreano può esprimere separatamente il rispetto verso chi ascolta, verso la persona di cui si parla e verso chi riceve un'azione. Perciò una desinenza cortese come -습니다 non sostituisce l'onorifico del soggetto -(으)시-, e particelle come 께서 e 께 non sono semplici versioni più eleganti di 이/가 ed 에게: indicano quale persona viene innalzata.
Le terminazioni -도다, -(으)리라, -(으)리요 e -거늘 danno alla frase un tono letterario, solenne o volutamente antico. Servono rispettivamente soprattutto per esclamare, affermare una volontà o previsione, porre una domanda retorica e introdurre un fatto in contrasto con ciò che segue. Sono essenziali per leggere poesia e narrativa, ma nella conversazione quotidiana spesso suonano teatrali.
Le forme -기는커녕, -다시피, -(으)ㄹ수록 e -(으)ㄴ/는 데다가 collegano due idee precisando il rapporto fra loro: smentita netta, informazione evidente o condivisa, progressione e aggiunta. Non sono intercambiabili: ciascuna impone una propria forma al predicato (il verbo o l'aggettivo che dice che cosa accade o com'è qualcosa) e presenta l'informazione da un punto di vista diverso.
Lo stile accademico coreano presenta dati e argomentazioni con forme come 것으로 보인다 «sembra che», -(으)ㄹ 수 있다 «può», -고자 한다 «si intende» e -에 따르면 «secondo». Non basta sostituire parole comuni con parole difficili: occorre distinguere fatti, interpretazioni e ipotesi, citare con precisione le fonti e collegare le frasi in modo esplicito.
Il coreano professionale non consiste soltanto nell'usare finali formali: occorre scegliere come nominare l'interlocutore, come onorare la persona di cui si parla e quanto attenuare una richiesta. Formule come 검토 부탁드립니다 («Le chiedo gentilmente di verificare») e 말씀해 주시면 감사하겠습니다 («Le sarei grato/a se potesse comunicarmelo») permettono di esprimere lo scopo con chiarezza senza dare ordini diretti.
C2 (7)
I dialetti coreani non si distinguono soltanto per la pronuncia: possono cambiare l'intonazione, il lessico e soprattutto le finali verbali, cioè gli elementi posti alla fine del verbo che esprimono domanda, cortesia e atteggiamento del parlante. Per chi studia a livello C2, l'obiettivo più utile è riconoscere la provenienza e il tono di forme come 뭐하노?, 거시기, -유 e 혼저 옵서예, senza attribuire a ogni regione un modo di parlare unico e immutabile.
In coreano il rapporto con l'interlocutore si segnala soprattutto nella desinenza che chiude la frase. I sette livelli tradizionali sono 하십시오체, 해요체, 하오체, 하게체, 해체, 해라체 e 하소서체, ma nella conversazione contemporanea dominano i primi due e 해체; gli altri hanno usi limitati, storici, letterari o rituali. Scegliere bene non significa soltanto essere «formali», ma collocare ogni battuta nel rapporto sociale e nella situazione adatti.
Nella letteratura, nelle traduzioni di testi antichi e nei discorsi volutamente solenni compaiono forme che non appartengono alla conversazione moderna: 가로되 «disse», 아니온가? «non è forse?» e 함이라 «ciò è dovuto al fatto che…». A livello C2 è più importante saper riconoscere questi strati linguistici e convertirli mentalmente in coreano contemporaneo che usarli nel parlato quotidiano.
Il lessico sino-coreano, 한자어, è formato da elementi di origine cinese oggi pronunciati secondo la lettura coreana: 불가피 (不可避) significa «inevitabile» perché combina «non», «possibile» ed «evitare». Conoscere gli hanja, cioè i caratteri cinesi usati tradizionalmente per rappresentare questi elementi, aiuta a collegare parole specialistiche e a distinguerne il significato; non sostituisce però lo studio del contesto e delle combinazioni naturali.
I 관용어 sono espressioni il cui significato non coincide con la semplice somma delle parole, mentre i 속담 sono detti completi che condensano un'esperienza o una norma popolare. Per usarli bene non basta tradurli: occorre imparare insieme forma, significato figurato, situazione comunicativa e tono. Nei 관용어 il verbo finale normalmente si coniuga; nei 속담, invece, la formulazione tradizionale tende a restare stabile.
Il coreano storico non è semplicemente coreano moderno scritto con un’ortografia antiquata: nel tempo sono cambiati suoni, lettere, particelle, desinenze e significati. Per leggere un testo premoderno occorre quindi riconoscere forme come ㆍ (아래아), ricostruire i confini tra le parole e trasformare una frase antica in coreano moderno prima di tradurla. Forme come -노라, -도다 e -이로소이다 sopravvivono soprattutto nelle citazioni, nella letteratura e nelle imitazioni intenzionalmente solenni.
Lo slang coreano contemporaneo comprime spesso un'intera espressione in poche sillabe, come 갑분싸, fonde parole in forme come 혼밥 oppure usa soltanto consonanti, come ㅋㅋㅋ. Queste forme non sono intercambiabili con il coreano neutro: per capirle bisogna riconoscere il meccanismo, il tono e il contesto sociale, senza dare per scontato che una parola ancora visibile in rete sia anche attuale.
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