A1

I pronomi personali in coreano

인칭 대명사

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di coreano su Settemila Lingue.

In breve

In coreano i pronomi personali cambiano secondo il rapporto tra chi parla e chi ascolta: per «io» si usa soprattutto 저 in un contesto cortese e 나 in un contesto confidenziale. Tuttavia, quando la persona è già chiara, il pronome viene normalmente omesso. Per rivolgersi a qualcuno sono spesso più naturali il nome, il titolo o nessun soggetto; 당신 non è l'equivalente generale dell'italiano «Lei».

Panoramica

Un pronome personale è una parola che indica chi parla, chi ascolta o la persona di cui si parla senza ripeterne il nome: in italiano, per esempio, «io», «tu», «noi», «lui» e «lei». In coreano esistono parole con funzioni simili, ma non formano una serie perfettamente sovrapponibile a quella italiana. La scelta dipende molto dal registro, cioè dal grado di confidenza, cortesia o formalità della situazione.

Questo argomento compare già al livello A1 perché serve per presentarsi, parlare del proprio gruppo e capire chi compie un'azione. La regola iniziale è semplice: 저 per parlare di sé con cortesia, 나 con persone molto vicine, 우리 per «noi» e 너 soltanto quando il rapporto permette un «tu» molto confidenziale. Ancora più importante è imparare a non inserire un pronome in ogni frase.

Anche l'italiano può omettere il soggetto perché la forma del verbo distingue «parlo», «parli» e «parla». Il coreano fa qualcosa di ancora più ampio: il verbo non segnala la persona, ma soggetto e altri elementi vengono comunque lasciati sottintesi se il contesto basta. 가요, per esempio, può significare «vado», «vai», «va» o «andiamo», a seconda della conversazione.

Come funziona

Le forme fondamentali

Persona Forma coreana Valore principale Quando usarla
prima singolare 저 io, con modestia e cortesia con sconosciuti, superiori e in molte situazioni con finali cortesi
prima singolare 나 io, confidenziale o neutro non cortese con amici stretti, bambini, familiari; anche nello stile piano della narrazione
prima plurale 저희 noi, con modestia quando si presenta con deferenza il proprio gruppo a chi ne è esterno
prima plurale 우리 noi; nostro forma comune, spesso anche dove in italiano si direbbe «mio»
seconda singolare 너 tu, molto confidenziale verso un amico stretto più giovane o di pari età, se il rapporto lo consente
seconda plurale 너희 voi, confidenziale verso più persone con cui si può usare 너
seconda persona, usi limitati 당신 tu/Lei in contesti particolari tra coniugi, in testi, canzoni, pubblicità o in tono conflittuale; da non usare come soluzione cortese universale
terza persona 그 사람 / 그분 quella persona / quella persona con rispetto più naturale nel parlato rispetto a un semplice «lui» o «lei»
terza persona, soprattutto scritta 그 / 그녀 lui / lei frequente in traduzioni, narrativa e testi scritti; meno spontaneo nella conversazione quotidiana

저 è spesso chiamato pronome umile: non significa che chi parla valga meno, ma che si pone linguisticamente in una posizione rispettosa verso l'interlocutore. 나 non è scortese in assoluto; diventa inappropriato se il resto della situazione richiede deferenza.

Il pronome si combina con le particelle

Le particelle sono brevi elementi aggiunti dopo una parola per mostrarne il ruolo nella frase. Per esempio, 은/는 presenta il tema di cui si parla, 이/가 segnala il soggetto grammaticale (chi compie l'azione o si trova nello stato descritto) e 을/를 indica l'oggetto diretto (la persona o cosa su cui ricade l'azione).

Con alcuni pronomi si producono forme contratte molto comuni:

Forma di base Come tema Come soggetto Come oggetto Possessivo
저 저는 제가 저를 제 (da 저의)
나 나는, 난 내가 나를, 날 내 (da 나의)
너 너는, 넌 네가 너를, 널 네, 너의
우리 우리는, 우린 우리가 우리를, 우릴 우리
저희 저희는 저희가 저희를 저희
당신 당신은 당신이 당신을 당신의

Le forme 제가, 내가 e 네가 vanno imparate come unità: non si dice 저가 per «io» come soggetto. Nel parlato 네가 si pronuncia molto spesso come 니가, così non viene confuso con 내가. 니가 compare anche nella scrittura informale, mentre 네가 è la grafia standard.

Le contrazioni 난, 넌, 날 e 널 sono normali nel parlato e nei messaggi informali. In una situazione cortese, 저는, 제가, 저를 e 제 restano le forme di base più utili.

Cortesia del pronome e finale della frase

Il pronome non lavora da solo. Il finale del verbo indica anche il rapporto con chi ascolta:

  • 저는 학생이에요. — «Sono studente/studentessa», in stile cortese.
  • 나는 학생이야. — la stessa informazione in stile confidenziale.

Per cominciare, è utile associare 저 ai finali cortesi in -요 o formali in -습니다, e 나 al parlato confidenziale, detto 반말. Non è una legge senza eccezioni: nei diari, nei saggi o nella narrazione si può usare 나 con uno stile piano anche senza confidenza personale. Nella conversazione A1, però, l'abbinamento 저 + forma cortese evita molti errori di registro.

La seconda persona: meglio un nome o un titolo

L'italiano offre «tu» e «Lei» come scelte abituali. In coreano non conviene cercare due sostituti diretti. 너 è più ristretto di «tu»: usarlo con un adulto appena conosciuto, un collega più anziano o un cliente può risultare brusco. 당신, nonostante venga spesso tradotto «Lei» nei dizionari, può suonare distante, teatrale o persino aggressivo in una conversazione reale.

Le strategie normali sono:

  1. omettere del tutto il soggetto: 어디에 가세요? «Dove va?»;
  2. usare un titolo: 선생님은 어디에 가세요? «Professore/Professoressa, dove va?»;
  3. usare nome e suffisso come appellativo: 민지 씨, 지금 바빠요? «Minji, è impegnata in questo momento?»;
  4. usare un termine di parentela o di ruolo appropriato, secondo il rapporto.

-씨 aggiunto al nome è un suffisso cortese comune, ma non va applicato meccanicamente a chiunque: con ruoli riconosciuti, come 선생님 «insegnante/professore», il titolo è spesso preferibile.

La terza persona non richiede sempre «lui» o «lei»

Nel coreano parlato si ripete volentieri il nome, si usa un titolo oppure si dice 그 사람 «quella persona» e 그분 «quella persona» in modo rispettoso. Le forme 그 e soprattutto 그녀 sono molto visibili nei testi moderni, ma il loro uso come equivalenti regolari di «lui» e «lei» risente della lingua scritta e delle traduzioni.

Questo produce una differenza importante rispetto all'italiano: il coreano può parlare a lungo di una persona senza marcarne grammaticalmente il genere. Se il referente è già chiaro, non serve inserire né 그 né 그녀.

우리 significa anche «mio» in molti legami condivisi

우리 significa innanzitutto «noi» o «nostro», ma compare spesso davanti a persone e luoghi sentiti come parte del proprio gruppo:

  • 우리 엄마 — mia madre, letteralmente «nostra madre»;
  • 우리 집 — casa mia / casa nostra;
  • 우리 회사 — la mia / nostra azienda;
  • 우리나라 — il nostro Paese, spesso la Corea nel discorso di un coreano.

Per un italofono, tradurre sempre 우리 con «nostro» può creare frasi strane. Bisogna scegliere «mio» o «nostro» in base alla situazione italiana, non alla sola forma coreana.

Esempi nel contesto

Coreano Italiano Nota
저는 학생이에요. Sono studente/studentessa. 저 con stile cortese; il genere non è espresso in coreano.
저는 로마에서 왔어요. Vengo da Roma. Presentazione cortese; in italiano e in coreano il pronome può non comparire nella traduzione.
제가 할게요. Lo faccio io. 제가 mette a fuoco chi si offre di farlo.
나는 학생이야. Sono studente/studentessa. 나 e finale confidenziale -이야.
난 커피 안 마셔. Io il caffè non lo bevo. 난 è 나는 contratto e crea un leggero contrasto.
너 오늘 시간 있어? Hai tempo oggi? 너 è adatto solo a un rapporto molto confidenziale.
네가 먼저 해. Comincia tu. 네가 identifica il soggetto; nel parlato suona spesso 니가.
우리 같이 가요. Andiamo insieme. 우리 include qui chi ascolta.
우리 엄마는 부산에 살아요. Mia madre vive a Busan. 우리 엄마 si rende normalmente con «mia madre».
저희 회사는 서울에 있어요. La nostra azienda è a Seul. 저희 presenta con modestia il gruppo di chi parla.
민지 씨, 지금 바빠요? Minji, in questo momento è impegnata? Il nome con 씨 usato come appellativo sostituisce un pronome di seconda persona.
선생님, 어디에 가세요? Professore/Professoressa, dove va? Titolo e forma onorifica, senza «Lei».
그 사람은 누구예요? Chi è quella persona? Forma comune per indicare una terza persona.
그분은 의사예요. Quella persona è medico. 분 al posto di 사람 esprime rispetto.
지금 가요. Ora vado / andiamo / va. Il soggetto si ricava dal contesto.

Errori comuni

Usare 당신 come equivalente automatico di «Lei»

  • Da evitare: 당신은 어디에 가세요? rivolto a un cliente o a una persona appena conosciuta.
  • Meglio: 어디에 가세요? oppure 선생님은 어디에 가세요?
  • Perché: 당신 non è il normale pronome cortese di seconda persona. L'omissione o un titolo risultano più naturali e rispettosi.

Ripetere «io» in ogni frase

  • Poco naturale: 저는 회사원이에요. 저는 서울에 살아요. 저는 한국어를 공부해요.
  • Più naturale: 저는 회사원이에요. 서울에 살아요. 한국어를 공부해요.
  • Perché: dopo aver stabilito che si parla di sé, il contesto mantiene il referente. Ripetere 저는 può sembrare insistente o creare contrasti non voluti.

Mescolare 나 con una presentazione deferente

  • Inadatto al contesto: 나는 새 직원이에요. detto durante una presentazione formale al responsabile.
  • Adatto: 저는 새 직원이에요.
  • Perché: 나 non è sempre scorretto con un finale in -요, ma in una presentazione che richiede deferenza 저 è la scelta sicura e naturale.

Formare il soggetto come 저가

  • Errato per il pronome «io»: 저가 할게요.
  • Corretto: 제가 할게요.
  • Perché: 저 + 가 si contrae obbligatoriamente in 제가. Allo stesso modo, 나 + 가 dà 내가.

Tradurre sempre «lui» con 그 e «lei» con 그녀

  • Rigido nel parlato: 그녀는 지금 바빠요?
  • Più naturale, secondo il contesto: 지수 씨는 지금 바빠요? oppure 지금 바빠요?
  • Perché: nella conversazione si preferiscono spesso il nome, il titolo o l'omissione. 그녀 è possibile, ma ha un sapore più scritto o narrativo.

Tradurre 우리 parola per parola

  • Traduzione fuorviante: 우리 엄마 = «nostra madre» in ogni situazione.
  • Traduzione normale: 우리 엄마 = «mia madre», se parla un solo membro della famiglia.
  • Perché: 우리 esprime spesso appartenenza a un gruppo affettivo o sociale, non soltanto possesso condiviso nel senso italiano.

Note d'uso

La frequenza dei pronomi dipende dal discorso. All'inizio di una conversazione si può nominare una persona o usare 저는 per fissare il tema; nelle frasi successive, gli elementi recuperabili vengono eliminati. Se cambia chi agisce, il nome o il pronome ricompare per evitare ambiguità. L'omissione non è quindi casuale: funziona finché chi ascolta può seguire il filo.

I pronomi servono anche per il contrasto. 저는 괜찮아요 può significare semplicemente «io sto bene», ma in un certo contesto suggerisce «quanto a me, sto bene» oppure «io invece sto bene». La particella 는 contribuisce a questo effetto. 제가 했어요 risponde invece bene a «chi l'ha fatto?» e mette in primo piano il soggetto: «l'ho fatto io».

저희 abbassa il gruppo di chi parla rispetto all'interlocutore. Per questo è frequente nel servizio clienti e nelle comunicazioni aziendali: 저희 회사 «la nostra azienda». Non è però soltanto una variante più elegante di 우리. Se si vuole includere chiaramente chi ascolta nello stesso «noi», 우리 è in genere più adatto.

Anche i titoli dipendono dalla situazione sociale e non hanno sempre un equivalente italiano preciso. 선생님 può rivolgersi a un insegnante, ma in certi contesti è anche un appellativo rispettoso per un professionista. La competenza pratica consiste nel ricordare come una persona viene chiamata nel suo ambiente, non nel sostituire ogni «tu» o «Lei» italiano con un'unica parola coreana.

Oltre le basi: uso avanzato

Questi dettagli non sono indispensabili per iniziare, ma aiutano a interpretare dialoghi, romanzi e situazioni sociali più complesse.

Gli usi particolari di 당신

당신 appare naturalmente in alcuni contesti ben delimitati: un coniuge può usarlo verso l'altro; una canzone o una poesia può rivolgersi a un «tu» non nominato; un annuncio può parlare direttamente al lettore; nella prosa può significare «sé stesso» riferito rispettosamente a una terza persona. In una lite, però, può assumere il tono di «lei!» o «tu!» detto con distanza e irritazione. Proprio questa varietà rende rischioso impararlo come semplice pronome formale.

Forme colloquiali per «questo/quel ragazzo»

Nel parlato informale si incontrano 얘, 걔 e 쟤, contrazioni legate rispettivamente a «questo ragazzo/questa persona», «quel ragazzo/quella persona già vicina al discorso» e «quella persona laggiù». Possono riferirsi ad amici, bambini o anche animali, ma rivolte o riferite a un adulto da trattare con rispetto suonano sminuenti. È meglio riconoscerle prima di usarle.

Plurale e suffisso 들

Il suffisso plurale 들 può produrre forme come 그들 «essi/loro» e 우리들 «noi tutti», ma il coreano non marca obbligatoriamente il plurale come l'italiano. 우리 è già «noi»; 우리들 aggiunge spesso enfasi sul gruppo. 그들 è comune nello scritto, mentre nella conversazione si preferiscono nomi di gruppo, nomi propri con 들 oppure l'omissione.

Riflessivi e punto di vista

Più avanti si incontrano 자기 e 자신, forme riflessive che rimandano al soggetto, in modo simile a «sé» o «sé stesso». 자기 può anche seguire il punto di vista del personaggio di cui si riportano pensieri o parole, quindi il suo referente non è sempre evidente con una traduzione parola per parola. È un sistema collegato ai pronomi personali, ma richiede lo studio delle frasi complesse.

Rispetto verso la persona di cui si parla

Essere cortesi con l'interlocutore e mostrare rispetto verso il soggetto sono due scelte distinte. In 선생님이 오세요, il suffisso -(으)시- in 오세요 onora l'insegnante, mentre il finale cortese si rivolge a chi ascolta. Per parlare bene non basta quindi scegliere 저 invece di 나: pronomi, titoli, particelle onorifiche, vocabolario e finali verbali collaborano.

Consigli per esercitarsi

  1. Costruisci dialoghi a coppie. Scrivi una presentazione cortese con 저 e -요, poi riscrivila come dialogo tra amici con 나 e finali confidenziali. Non limitarti a cambiare il pronome: osserva anche la fine del verbo.
  2. Esercitati a cancellare. Prendi cinque frasi consecutive con 저는 e mantienilo solo nella prima o dove cambia il soggetto. Controlla se il referente resta chiaro: è il modo più efficace per acquisire l'omissione coreana.
  3. Ascolta come le persone si chiamano. In un dialogo autentico, annota nomi, titoli e termini di parentela usati al posto di «tu», «lui» o «lei». Prova poi a spiegare in italiano quale rapporto sociale suggerisce ogni scelta.

Concetti correlati

Altri concetti di livello A1

Questo concetto in altre lingue

Confronta in tutte le lingue