Concordanza dei tempi in italiano
Concordanza dei Tempi
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In breve
Nella concordanza dei tempi non basta guardare se la frase principale è al presente o al passato: bisogna stabilire se l'evento della subordinata avviene nello stesso momento, prima o dopo. Con una principale al presente si dice, per esempio, Penso che sia qui e Penso che sia già partito; con una principale al passato, Pensavo che fosse qui, che fosse già partito o che sarebbe partito più tardi.
Panoramica
La concordanza dei tempi è l'insieme dei rapporti tra il tempo della proposizione principale e quello della subordinata (una frase che dipende grammaticalmente da un'altra). In Spero che Marta venga, spero appartiene alla principale, mentre che Marta venga è la subordinata. Il verbo della subordinata deve esprimere non soltanto quando avviene il fatto, ma anche come chi parla lo presenta: certo, possibile, desiderato, temuto o riferito da qualcun altro.
Questo argomento si affronta in modo sistematico al livello C1, quando forme già note — congiuntivo presente, passato, imperfetto e trapassato, indicativo e condizionale — devono funzionare insieme in periodi più lunghi. Il congiuntivo è il modo verbale usato, tra l'altro, per presentare un fatto attraverso dubbio, valutazione, volontà o emozione; l'indicativo lo presenta normalmente come informazione o constatazione. La concordanza sceglie il tempo all'interno del modo richiesto, ma non decide da sola quale modo usare.
Il punto decisivo è il rapporto temporale. La contemporaneità indica che i due fatti si svolgono nello stesso momento; l'anteriorità che il fatto subordinato è precedente; la posteriorità che è successivo. Così Pensavo che fosse difficile, Pensavo che fosse stato difficile e Pensavo che sarebbe stato difficile partono dalla stessa principale, ma collocano la difficoltà rispettivamente nello stesso momento, prima e dopo il pensiero.
Come funziona
Prima il modo, poi il tempo
Conviene procedere in due passaggi:
- si sceglie il modo richiesto dal significato e dalla costruzione: indicativo, congiuntivo o condizionale;
- si sceglie il tempo che rende il rapporto tra principale e subordinata.
Per esempio, so che è arrivata contiene l'indicativo perché sapere presenta l'arrivo come un dato. Dubito che sia arrivata contiene il congiuntivo perché l'arrivo è messo in dubbio. In entrambi i casi il tempo composto (è arrivata, sia arrivata) segnala anteriorità rispetto al momento in cui si sa o si dubita.
Non esiste dunque una regola del tipo «dopo che va il congiuntivo». Che collega le proposizioni, ma la scelta del modo dipende soprattutto dal verbo, dall'espressione o dall'intenzione della principale.
Principale al presente o al futuro
Quando il punto di riferimento è il presente o il futuro, il sistema di base è questo:
| Rapporto temporale | Tempo frequente nella subordinata al congiuntivo | Esempio |
|---|---|---|
| Contemporaneità | congiuntivo presente | Credo che Giulia sia in ufficio. |
| Anteriorità | congiuntivo passato | Credo che Giulia sia già uscita. |
| Posteriorità | congiuntivo presente, spesso con un'indicazione futura | Credo che Giulia arrivi domani. |
Il congiuntivo passato si forma con abbia/sia più il participio passato, cioè la forma come visto, finito o partito: abbia visto, sia partita. Il presente del congiuntivo può invece riferirsi sia a ora sia a dopo: in Spero che venga, l'arrivo può essere imminente; in Spero che venga la settimana prossima, è chiaramente futuro.
Anche una principale al futuro può mantenere questo punto di riferimento: Domani verificherò che tutto sia pronto; Quando arriverai, spero che abbiano già consegnato i documenti. La data esatta si ricava dagli avverbi e dal contesto, non soltanto dalla forma verbale.
Principale al passato
Con una principale al passato, la prospettiva si sposta normalmente in un momento anteriore a quello in cui si parla:
| Rapporto temporale | Forma tipica | Esempio |
|---|---|---|
| Contemporaneità | congiuntivo imperfetto | Pensavo che Giulia fosse in ufficio. |
| Anteriorità | congiuntivo trapassato | Pensavo che Giulia fosse già uscita. |
| Posteriorità presentata come fatto futuro rispetto al passato | condizionale passato | Pensavo che Giulia sarebbe arrivata più tardi. |
| Evento desiderato, richiesto o temuto, contemporaneo o successivo | congiuntivo imperfetto | Volevo che Giulia arrivasse presto. |
Il congiuntivo trapassato si forma con avessi/fossi più il participio passato: avesse finito, fosse uscita. Il condizionale passato, formato da avrebbe/sarebbe più il participio, esprime spesso il cosiddetto futuro nel passato: un fatto era ancora futuro dal punto di vista di un momento passato. Per questo si dice Mi annunciò che sarebbe tornato, non, nella normale narrazione indiretta, che tornerà.
La posteriorità non richiede però sempre il condizionale passato. Dopo verbi di volontà, necessità, timore o attesa, il congiuntivo imperfetto può indicare un evento ancora da realizzare: Desideravo che restassi, Temevo che non capisse, Aspettavo che smettesse di piovere. Qui conta il valore della subordinata, non una sostituzione meccanica del futuro.
Il condizionale nella principale
Una principale al condizionale richiede attenzione, perché il condizionale può esprimere cortesia, desiderio, ipotesi o irrealtà. Con vorrei è normale il congiuntivo imperfetto per una situazione presente o futura:
- Vorrei che tu fossi qui adesso.
- Vorrei che venissi domani.
- Vorrei che avessi già finito il lavoro.
Nell'ultimo esempio il congiuntivo trapassato colloca il completamento prima del desiderio presente. Con avrei voluto, invece, il desiderio appartiene al passato: Avrei voluto che venissi alla riunione presenta la partecipazione desiderata; Avrei voluto che fossi venuto alla riunione sottolinea che, ormai, la partecipazione non si è verificata.
Non è quindi utile classificare automaticamente ogni condizionale come «presente» o «passato» e applicare una sola tabella. Prima occorre capire dove si trova il punto di vista e se la frase parla di un desiderio ancora aperto, di un fatto previsto o di una possibilità non realizzata.
La concordanza con l'indicativo
Lo stesso sistema di rapporti temporali vale quando la subordinata richiede l'indicativo. Nel discorso riferito, il cambiamento è particolarmente visibile:
| Punto di vista | Contemporaneità | Anteriorità | Posteriorità |
|---|---|---|---|
| Presente | Dice che lavora. | Dice che ha lavorato. | Dice che lavorerà. |
| Passato | Disse che lavorava. | Disse che aveva lavorato. | Disse che avrebbe lavorato. |
Il trapassato prossimo (aveva lavorato) indica un fatto anteriore a un altro fatto passato. Il condizionale passato (avrebbe lavorato) indica invece ciò che, in quel momento passato, doveva ancora accadere.
Una procedura pratica
Davanti a un periodo complesso, si può usare questa breve sequenza di domande:
- Qual è il verbo della principale?
- La subordinata esprime un fatto, un dubbio, una volontà, un giudizio o un'emozione?
- Il punto di riferimento della principale è presente/futuro oppure passato?
- Il fatto subordinato avviene nello stesso momento, prima o dopo?
- Esistono parole come già, allora, prima, il giorno seguente, entro sera che chiariscono il rapporto?
Applicando il metodo a Era necessario che avesse finito prima, si riconoscono una valutazione di necessità, un punto di riferimento passato e un'azione già compiuta prima di quel punto: da qui il congiuntivo trapassato avesse finito.
Esempi nel contesto
| Esempio | Significato in altre parole | Nota |
|---|---|---|
| Spero che venga. | Mi auguro che arrivi ora o in futuro. | Principale al presente; contemporaneità o posteriorità. |
| Spero che sia venuto. | Mi auguro che il suo arrivo sia già avvenuto. | Anteriorità; congiuntivo passato. |
| Non credo che Laura conosca già la risposta. | Ritengo improbabile che Laura la sappia adesso. | Contemporaneità rispetto a credo. |
| È possibile che abbiano perso il treno. | Forse hanno perso il treno prima di questo momento. | Anteriorità rispetto al presente. |
| Dubiterò che tutto sia pronto entro lunedì. | Anche in futuro potrei non ritenere conclusa la preparazione. | Principale al futuro; congiuntivo presente. |
| Pensavo che fosse difficile. | In quel momento ritenevo la cosa difficile. | Contemporaneità nel passato. |
| Pensavo che fosse stato difficile. | Ritenevo difficile un fatto già concluso. | Anteriorità nel passato. |
| Pensavo che sarebbe stato difficile. | Prevedevo una difficoltà successiva al mio pensiero. | Futuro nel passato; condizionale passato. |
| Temevo che non capisse. | Avevo paura che non comprendesse allora o in seguito. | Il congiuntivo imperfetto può coprire contemporaneità e posteriorità dopo temere. |
| Era necessario che avesse finito prima. | Il completamento doveva precedere quel momento passato. | Congiuntivo trapassato. |
| Volevamo che i tecnici controllassero tutto il giorno dopo. | Il controllo era desiderato per un momento successivo. | Posteriorità dopo un verbo di volontà. |
| Mi disse che aveva già pagato. | Il pagamento precedeva ciò che mi disse. | Indicativo trapassato nel discorso riferito. |
| Ci assicurò che avrebbe inviato il contratto entro sera. | Al momento della promessa, l'invio era ancora futuro. | Condizionale passato come futuro nel passato. |
| Vorrei che fossi più prudente. | Desidero ora un comportamento più prudente. | Condizionale di desiderio più congiuntivo imperfetto. |
| Avrei preferito che me lo avessi detto subito. | Il fatto di dirlo avrebbe dovuto precedere la preferenza ormai passata. | Desiderio non realizzato; congiuntivo trapassato. |
Errori comuni
Scegliere il tempo soltanto dalla parola «ieri»
- Errato: Penso che ieri partisse presto. (se si intende una partenza conclusa)
- Corretto: Penso che ieri sia partito presto.
- Motivo: la principale è al presente e la partenza è anteriore; nella lettura più naturale serve il congiuntivo passato. Il congiuntivo imperfetto avrebbe bisogno di un diverso contesto, per esempio un'azione abituale o una prospettiva già collocata nel passato.
Mantenere il congiuntivo presente dopo una principale al passato
- Errato: Pensavo che Marco sia a casa.
- Corretto: Pensavo che Marco fosse a casa.
- Motivo: nella sequenza neutra, lo stato di Marco è contemporaneo a un pensiero passato e richiede il congiuntivo imperfetto. Una forma presente è possibile solo se chi parla cambia deliberatamente prospettiva e presenta lo stato come valido ancora adesso.
Usare l'imperfetto per un'anteriorità già conclusa
- Errato: Era necessario che finisse prima. (se si vuole dire che doveva avere già concluso)
- Corretto: Era necessario che avesse finito prima.
- Motivo: finisse può indicare un'azione contemporanea o successiva alla necessità; avesse finito rende inequivocabile il completamento precedente.
Usare il futuro semplice come futuro nel passato
- Errato: Ci promise che arriverà il giorno dopo.
- Corretto: Ci promise che sarebbe arrivato il giorno dopo.
- Motivo: l'arrivo è futuro rispetto a una promessa passata. Nella narrazione indiretta standard si usa il condizionale passato.
Mettere sempre il congiuntivo dopo «che»
- Errato: So che Paolo abbia già risposto.
- Corretto: So che Paolo ha già risposto.
- Motivo: sapere affermativo presenta normalmente l'informazione come certa e regge l'indicativo. Il problema riguarda prima il modo e solo dopo il tempo.
Note d'uso
La concordanza non è un esercizio puramente formale: cambia secondo il significato. Ho saputo che Anna era malata colloca la malattia nel momento della notizia; Ho saputo che Anna è malata presenta la malattia come ancora valida nel presente. Entrambe le frasi possono essere corrette, ma adottano punti di vista diversi.
Nel parlato si incontrano sequenze meno rigide, soprattutto quando un fatto passato viene percepito come ancora vero: Mi hanno detto che il negozio è chiuso. Il presente è suggerisce che il negozio è chiuso anche adesso; Mi hanno detto che il negozio era chiuso resta dentro la prospettiva della comunicazione passata e non afferma necessariamente nulla sul presente.
Con verbi di opinione come credere e pensare, nell'uso reale può comparire anche l'indicativo, specialmente quando chi parla mostra maggiore sicurezza: Credo che arriverà tardi. Nello stile sorvegliato è spesso preferito Credo che arrivi tardi, ma la scelta non dipende soltanto dal tempo: coinvolge anche il grado di certezza, il registro e le abitudini d'uso. È meglio evitare regole assolute che trasformino ogni variante diffusa in errore.
Avverbi ed espressioni temporali sono preziosi: già favorisce una lettura anteriore; in quel momento una lettura contemporanea; più tardi, il giorno seguente, entro venerdì una lettura posteriore. Nel discorso indiretto possono cambiare anche i riferimenti: domani può diventare il giorno dopo, qui può diventare lì, ora può diventare allora.
Oltre le basi: usi avanzati
Concordanza mista e cambio di prospettiva
Una principale passata non obbliga sempre a spostare ogni subordinata nel passato. Se la subordinata esprime una verità generale o un fatto ancora valido, il presente può essere intenzionale: Galileo dimostrò che la Terra gira intorno al Sole; Ho scoperto che questo farmaco provoca sonnolenza. Il presente non è una concordanza «sbagliata»: segnala che l'affermazione supera il momento storico della principale.
Lo stesso contrasto permette sfumature importanti:
- Pensavo che abitasse a Firenze lascia aperta la situazione attuale.
- Pensavo che abiti a Firenze collega in modo marcato la convinzione passata al presente; è possibile in contesti particolari, ma meno neutro.
- Pensavo che avrebbe abitato a Firenze presenta l'abitare come successivo al pensiero.
Il presente storico
In una narrazione, il presente storico racconta fatti passati usando il presente per renderli più vivi. Quando diventa il nuovo punto di riferimento, può attirare anche i tempi delle subordinate: Nel 1945 tutti sperano che la guerra finisca presto. La scena è storicamente passata, ma la grammatica adotta la prospettiva presente scelta dal narratore. È importante mantenere il cambio in modo coerente, senza alternare casualmente presente e passato.
Più livelli di subordinazione
Nei periodi con varie subordinate, ciascun verbo può avere un proprio punto di riferimento: Credevo che Luca sapesse che Marta sarebbe arrivata tardi. Sapesse è contemporaneo a credevo; sarebbe arrivata è posteriore al sapere di Luca. Non bisogna far dipendere automaticamente ogni verbo dal primo della frase: si segue la catena logica, un rapporto alla volta.
Un altro esempio è Mi dissero che speravano che avessimo già concluso. Speravano è contemporaneo a dissero nella prospettiva passata; avessimo concluso è anteriore alla loro speranza. Disegnare una piccola linea del tempo aiuta più di una regola imparata a memoria.
Ambiguità utile e precisione
Alcune forme non distinguono da sole contemporaneità e posteriorità. Volevo che partisse può significare che desideravo una partenza immediata oppure successiva. Se la distinzione conta, si aggiunge un riferimento: Volevo che partisse in quel momento oppure Volevo che partisse la mattina seguente. La buona concordanza non consiste sempre nello scegliere una forma più complessa; spesso consiste nel dare al lettore abbastanza coordinate temporali.
Suggerimenti per esercitarsi
- Trasforma una stessa frase in tre tempi. Parti da Penso che sia utile e costruisci anteriorità e posteriorità; poi sposta la principale al passato: Pensavo che fosse utile / fosse stato utile / sarebbe stato utile. Spiega a voce che cosa cambia.
- Disegna una linea del tempo. Segna prima il momento della principale, poi colloca l'evento subordinato a sinistra, sopra o a destra. Solo dopo scegli il tempo verbale.
- Raccogli esempi autentici per funzione. Durante la lettura, annota separatamente contemporaneità, anteriorità, futuro nel passato e cambi di prospettiva. Non limitarti alla forma: scrivi anche perché l'autore l'ha scelta.
Concetti correlati
- Prerequisito: Congiuntivo presente — introduce il modo usato in molte subordinate di dubbio, volontà, giudizio ed emozione.
- Passo successivo: Periodo complesso — applica la concordanza a frasi con più subordinate e diversi livelli di dipendenza.
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