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I pronomi indiretti in italiano

Pronomi Indiretti

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di italiano su Settemila Lingue.

In breve

I pronomi indiretti indicano soprattutto a chi è destinata un’azione: Scrivo a Luca diventa Gli scrivo. Le forme fondamentali sono mi, ti, gli, le, Le, ci, vi, gli e di solito precedono il verbo coniugato. Per iniziare, basta riconoscere la costruzione verbo + a + persona e sostituire quella persona con il pronome adatto.

Panoramica

Un pronome è una parola breve che sostituisce un nome o un gruppo di parole già noto. In Do il libro a Marta, il libro è ciò che viene dato, mentre Marta è la persona che lo riceve. L’espressione a Marta è un complemento indiretto (la persona introdotta da una preposizione, qui a) e può essere sostituita da le: Le do il libro.

I pronomi indiretti evitano ripetizioni e sono frequentissimi nella conversazione: Ti telefono, Mi rispondi?, Gli diciamo tutto, Le porto il conto. Sono introdotti già al livello A1 perché compaiono con verbi quotidiani come dare, dire, scrivere, telefonare, rispondere e piacere.

Il punto decisivo non è la persona coinvolta, ma la costruzione richiesta dal verbo. Un oggetto diretto (la persona o la cosa su cui agisce direttamente il verbo, senza a) usa un pronome diretto: Vedo Luca → Lo vedo. Un destinatario introdotto da a usa invece un pronome indiretto: Telefono a Luca → Gli telefono.

Come funzionano

Le forme atone

Le forme più comuni sono dette atone, cioè non portano l’accento principale della frase e stanno vicino al verbo.

Persona Forma indiretta Forma esplicita Esempio
1ª singolare mi a me Mi scrive ogni giorno.
2ª singolare informale ti a te Ti preparo un caffè.
3ª singolare maschile gli a lui Gli telefono stasera.
3ª singolare femminile le a lei Le mando una foto.
Forma di cortesia singolare Le a Lei Le posso fare una domanda?
1ª plurale ci a noi Ci racconta una storia.
2ª plurale vi a voi Vi spiego la regola.
3ª plurale gli a loro Gli scrivo domani.

Gli può quindi significare sia a lui sia a loro; normalmente il contesto elimina l’ambiguità. La forma tradizionale plurale loro esiste ancora, ma occupa una posizione diversa: Ho scritto loro ieri. Nell’italiano contemporaneo gli plurale è molto comune, soprattutto nel parlato, mentre loro ha spesso un tono più formale o sorvegliato.

Per una donna al singolare, nello standard si usa le, non gli: Ho visto Anna e le ho parlato. Con la forma di cortesia rivolta a una sola persona si usa Le, con il verbo alla terza persona singolare: Signora, Le porto il menu? La maiuscola di rispetto è frequente nella corrispondenza formale, ma oggi si incontra anche la minuscola; l’importante è che la forma grammaticale resti quella della terza persona.

Come trovare il pronome giusto

Un metodo semplice consiste nel ricostruire la frase completa:

  1. Individua la persona destinataria: Scrivo a Paolo.
  2. Chiedi a chi?: a Paolo.
  3. Sostituisci a Paolo con la forma corrispondente: a lui → gli.
  4. Metti il pronome davanti al verbo coniugato: Gli scrivo.

La domanda a chi? è utile, ma non basta da sola se non si conosce la costruzione del verbo. Conviene imparare il verbo insieme alla sua preposizione:

Costruzione Esempio con nome Esempio con pronome
dare qualcosa a qualcuno Do le chiavi a Sara. Le do le chiavi.
dire qualcosa a qualcuno Dico la verità a Marco. Gli dico la verità.
scrivere a qualcuno Scrivo ai miei amici. Gli scrivo.
telefonare a qualcuno Telefono a mia madre. Le telefono.
rispondere a qualcuno Rispondo al professore. Gli rispondo.
chiedere qualcosa a qualcuno Chiedo un consiglio a Marta. Le chiedo un consiglio.
offrire qualcosa a qualcuno Offriamo la cena agli ospiti. Gli offriamo la cena.
piacere a qualcuno Il film piace a noi. Ci piace il film.

Con piacere, la cosa gradita è il soggetto (chi o che cosa determina la forma del verbo): Mi piace il film, ma Mi piacciono i film. Mi continua a significare a me; non decide se il verbo debba essere singolare o plurale.

La posizione con un verbo coniugato

Davanti a un verbo in forma personale, il pronome indiretto viene normalmente prima del verbo:

  • Ti scrivo una lettera.
  • Gli telefoniamo dopo cena.
  • Non le dico niente.
  • Ci avete già risposto.

Nelle forme composte, come ho scritto, il pronome precede l’ausiliare, cioè il verbo di appoggio avere o essere: Le ho scritto ieri. Un pronome indiretto da solo non cambia la terminazione del participio: si dice Le ho scritto, anche se la destinataria è una donna.

Infinito, gerundio e imperativo

Con l’infinito (la forma del dizionario, come parlare), il pronome si unisce alla fine e la -e finale cade:

  • parlare + gli → parlargli
  • scrivere + ti → scriverti
  • dire + le → dirle

Dopo un verbo modale come volere, potere o dovere, sono possibili due posizioni: Gli voglio parlare e Voglio parlargli. Entrambe sono corrette. Nelle prime fasi è utile scegliere una delle due e mantenerla senza inserire il pronome due volte.

Con il gerundio (la forma in -ando o -endo che presenta un’azione in corso o contemporanea), il pronome si unisce alla fine: Sto spiegandogli il problema; Parlandoti, ho capito meglio la situazione.

Con l’imperativo affermativo informale, usato per richieste o ordini, il pronome si unisce al verbo: Dimmi la verità, Scrivile domani, Telefonategli voi. Le forme di dire sono molto comuni: di’ + mi → dimmi e di’ + gli → digli.

Forme toniche: a me, a te, a lui…

Le forme toniche portano rilievo e restano separate dal verbo: a me, a te, a lui, a lei, a Lei, a noi, a voi, a loro. Servono soprattutto per contrastare, chiarire o correggere:

  • A me piace il tè, a lei il caffè.
  • Ho scritto a lui, non a suo fratello.
  • Questo regalo è per te.

Non sono sempre intercambiabili con le forme brevi. In una frase neutra, Gli telefono è più naturale di Telefono a lui. La forma estesa diventa naturale quando si vuole mettere in evidenza proprio quella persona. È possibile anche la ripresa pronominale, cioè la presenza di entrambe le forme: A me mi piace. È comunissima nel parlato per dare enfasi, ma in uno scritto formale è spesso preferibile A me piace oppure Mi piace.

Esempi nel contesto

Frase Significato esplicito Nota
Ti scrivo una lettera. Scrivo una lettera a te. ti = a te
Gli telefono dopo il lavoro. Telefono a lui dopo il lavoro. telefonare richiede a
Le regalo un libro per il compleanno. Regalo un libro a lei. le = a lei
Il medico ci dice la verità. Il medico dice la verità a noi. ci = a noi
Ragazzi, vi mando l’indirizzo. Mando l’indirizzo a voi. vi = a voi
Marta e Paolo sono fuori: gli lascio un messaggio. Lascio un messaggio a loro. gli plurale nell’uso comune
Professore, Le posso fare una domanda? Posso fare una domanda a Lei? Forma di cortesia
Non mi rispondi mai. Non rispondi mai a me. Il pronome precede la negazione verbale solo dopo non: non mi
Gli abbiamo portato le chiavi. Abbiamo portato le chiavi a lui o a loro. Pronome prima dell’ausiliare
Devo dirti una cosa importante. Devo dire una cosa importante a te. Pronome unito all’infinito
Le voglio parlare con calma. Voglio parlare a lei con calma. Possibile anche voglio parlarle
Scrivigli appena arrivi. Scrivi a lui appena arrivi. Imperativo affermativo
Mi piace questa città. Questa città piace a me. questa città è il soggetto
Ci piacciono i mercati rionali. I mercati rionali piacciono a noi. Plurale: piacciono

Errori comuni

Usare un pronome diretto con telefonare

  • Non standard: Lo telefono domani.
  • Corretto: Gli telefono domani.
  • Perché: in italiano standard si dice telefonare a qualcuno. La persona è quindi espressa con un pronome indiretto. Al contrario, chiamare qualcuno è diretto: Lo chiamo domani.

Usare gli per una donna al singolare

  • Da evitare nello standard: Ho incontrato Giulia e gli ho parlato.
  • Corretto: Ho incontrato Giulia e le ho parlato.
  • Perché: gli significa a lui, mentre le significa a lei. L’uso di gli al femminile si sente in alcune varietà colloquiali, ma non è il modello consigliato nella lingua comune sorvegliata.

Aggiungere la preposizione al pronome breve

  • Sbagliato: A gli mando un messaggio.
  • Corretto: Gli mando un messaggio.
  • Perché: gli contiene già il valore di a lui o a loro. Se serve enfasi, si usa la forma tonica completa: Mando un messaggio a lui.

Mettere il pronome dopo un verbo coniugato

  • Sbagliato: Scrivo gli ogni settimana.
  • Corretto: Gli scrivo ogni settimana.
  • Perché: con un normale verbo coniugato, il pronome atono precede il verbo. Si unisce invece a infinito, gerundio e imperativo affermativo: scrivergli, scrivendogli, scrivigli.

Accordare il participio con il destinatario

  • Sbagliato: A Maria le ho scritta ieri.
  • Corretto: A Maria ho scritto ieri oppure Le ho scritto ieri.
  • Perché: le è un pronome indiretto e non provoca l’accordo del participio. Scritto resta invariato in questa costruzione.

Confondere il destinatario con la cosa

  • Sbagliato: Il libro? Gli compro domani.
  • Corretto: Il libro? Lo compro domani.
  • Perché: il libro è la cosa comprata, quindi è oggetto diretto. Gli può invece indicare il beneficiario: Gli compro un libro = compro un libro per lui.

Note d’uso

Gli plurale e loro

Nella comunicazione quotidiana si dice normalmente Gli ho mandato una foto anche con il significato di ho mandato una foto a loro. La frase può essere ambigua fuori contesto, perché gli vale anche a lui. Se è importante precisare, si può usare un nome (Ho mandato una foto ai miei genitori) o la forma tonica (Ho mandato una foto a loro).

Il pronome loro con valore indiretto segue il verbo e non si unisce all’infinito: Ho comunicato loro la decisione; Desidero comunicare loro la decisione. Questa costruzione è corretta, ma oggi ricorre soprattutto in testi formali, amministrativi o molto sorvegliati.

Cortesia e chiarezza

Le può riferirsi sia a una donna sia alla persona a cui si dà del Lei. Nello scritto formale la maiuscola aiuta a segnalare la cortesia: Le invio i documenti richiesti. Nel parlato, invece, sono il contesto e il verbo alla terza persona a chiarire l’intenzione.

Non ogni per + persona diventa automaticamente un indiretto

Il pronome indiretto può esprimere anche chi beneficia di un’azione: Preparo la cena per Luca → Gli preparo la cena. Tuttavia non conviene sostituire meccanicamente ogni gruppo introdotto da per. In Parto per Roma, per esempio, Roma è una destinazione e non può diventare gli. Occorre verificare che si tratti davvero di una persona destinataria o beneficiaria.

Oltre le basi: usi avanzati

Questa parte non è necessaria per cominciare, ma permette di riconoscere strutture che compariranno più avanti.

Due pronomi nella stessa frase

Quando un pronome indiretto incontra un pronome diretto, le forme cambiano. Mi, ti, ci, vi diventano me, te, ce, ve: Me lo dici?, Te la porto, Ce li mandano, Ve ne parlo. Gli e le formano invece glielo, gliela, glieli, gliele, gliene: Glielo spiego può significare “spiego questa cosa a lui” oppure “a lei”. Queste combinazioni appartengono allo studio dei pronomi combinati e vanno imparate come unità.

Con un tempo composto, l’eventuale accordo riguarda il pronome diretto, non quello indiretto: La lettera? Gliel’ho mandata ieri. Gli/le indica il destinatario; la riprende la lettera e spiega la forma mandata.

L’imperativo negativo

Con l’imperativo negativo di tu sono possibili due ordini: Non dirgli niente e Non gli dire niente. Con la forma di cortesia il pronome resta prima del verbo: Non gli risponda subito; Mi dica pure. Queste regole diventano più chiare quando si studia sistematicamente l’imperativo.

Dativo di coinvolgimento

Nel parlato un pronome indiretto può presentare una persona come emotivamente coinvolta, senza indicare un vero destinatario: Non mi prendere freddo! oppure Che mi combini? Questo uso, chiamato talvolta dativo etico, aggiunge partecipazione o affetto. Non è una regola fondamentale da produrre al livello A1, ma è utile riconoscerlo nei dialoghi familiari.

Ripetizione per mettere a tema una persona

Nel parlato sono naturali frasi come A Giulia le ho già scritto e A loro gli diciamo tutto domani. Il gruppo iniziale stabilisce di chi si parla, mentre il pronome riprende quella persona vicino al verbo. La seconda frase, con gli plurale e ripetizione, è decisamente colloquiale; in uno stile più formale si può scrivere A loro diremo tutto domani.

Consigli per la pratica

  1. Impara il verbo con la sua costruzione. Annota telefonare a qualcuno, rispondere a qualcuno, ma chiamare qualcuno e ascoltare qualcuno. In questo modo la scelta tra pronome diretto e indiretto diventa più sicura.
  2. Trasforma frasi complete. Parti da sei destinatari diversi — a me, a te, a Luca, a Sara, a noi, a voi — e riduci ogni frase: Porto il caffè a Sara → Le porto il caffè. Aggiungi poi a loro → gli.
  3. Esercita separatamente la posizione. Ripeti la stessa idea con un verbo coniugato e con un infinito: Gli devo scrivere / Devo scrivergli; Ti posso parlare / Posso parlarti. Solo dopo passa ai pronomi combinati.

Concetti correlati

  • Prerequisito: Pronomi soggetto — aiuta a distinguere chi compie l’azione da chi la riceve.
  • Confronto essenziale: Pronomi diretti — chiarisce la differenza tra lo chiamo e gli telefono.
  • Applicazione frequente: Il verbo piacere — usa i pronomi indiretti in una costruzione molto comune.
  • Passo successivo: Pronomi combinati — unisce forme come mi e gli ai pronomi lo, la, li, le e ne.
  • Approfondimento: Imperativo — spiega forme come dimmi, scrivile e non gli dire.

Prerequisito

Pronomi soggetto in italianoA1

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