L’imperativo in italiano
Imperativo
Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di italiano su Settemila Lingue.
In breve
L’imperativo serve per dare istruzioni, fare richieste, offrire consigli e invitare qualcuno ad agire: Ascolta!, Entrate pure, Mi dica. Con tu, la forma negativa usa non + infinito (non parlare); i pronomi si uniscono di solito al verbo (dimmi, alzati), ma con Lei lo precedono (mi dica, si accomodi).
Panoramica
L’imperativo è un modo verbale, cioè un insieme di forme che presenta l’azione secondo l’intenzione di chi parla. Non indica principalmente quando avviene un fatto: cerca invece di far compiere un’azione. Per questo compare in ordini (Fermati!), richieste (Passami il sale, per favore), inviti (Vieni con noi!), consigli (Riposati un po’) e istruzioni (Aggiungete l’olio e mescolate).
Il suo uso di base si studia al livello B1, ma molte forme sono già familiari dal presente. Occorre distinguere bene la persona a cui ci si rivolge: tu per un interlocutore in un rapporto informale, Lei per una persona trattata formalmente, voi per più interlocutori e noi quando chi parla include sé stesso nella proposta. Non esiste un imperativo di prima persona singolare: non si può dare un comando a sé stessi con una forma equivalente a io.
La scelta del verbo è solo una parte del messaggio. Lo stesso imperativo può suonare brusco, affettuoso, urgente o cortese secondo la situazione, l’intonazione e parole come per favore, pure, un attimo e ti prego. Imparare l’imperativo significa quindi conoscere sia le forme sia il modo di attenuarle quando non si vuole impartire un ordine secco.
Come funziona
Le quattro persone più usate
Per formare l’imperativo regolare si parte dalla radice del verbo (la parte che porta il significato, come parl- in parlare) e si aggiungono le terminazioni adatte. Le forme di noi e voi coincidono con il presente indicativo. Con i verbi in -ere e -ire, anche la forma di tu coincide con il presente; nei verbi in -are, invece, termina in -a, non in -i.
| Persona | parlare | prendere | dormire | finire |
|---|---|---|---|---|
| tu | parla | prendi | dormi | finisci |
| Lei | parli | prenda | dorma | finisca |
| noi | parliamo | prendiamo | dormiamo | finiamo |
| voi | parlate | prendete | dormite | finite |
La forma di Lei coincide con il congiuntivo presente (una forma verbale usata, tra l’altro, per presentare fatti non come semplici affermazioni): parli, prenda, dorma, finisca. Non occorre conoscere già tutti gli usi del congiuntivo per memorizzare questo schema.
- tu: Chiudi la finestra.
- Lei: Chiuda la finestra, per favore.
- noi: Chiudiamo la finestra.
- voi: Chiudete la finestra.
L’imperativo con noi esprime soprattutto una proposta o un’esortazione che include chi parla: Andiamo!, Cominciamo, Non perdiamo tempo. Il soggetto viene normalmente omesso, perché la forma verbale chiarisce già a chi è rivolto il messaggio.
La forma negativa
Con tu, la negazione ha una costruzione speciale: non + infinito (la forma del dizionario, come parlare o uscire).
| Persona | Forma affermativa | Forma negativa |
|---|---|---|
| tu | Parla! | Non parlare! |
| Lei | Parli! | Non parli! |
| noi | Parliamo! | Non parliamo! |
| voi | Parlate! | Non parlate! |
La regola dell’infinito vale solo per tu: non prendere, non dormire, non finire. Con Lei, noi e voi si mette semplicemente non davanti alla normale forma dell’imperativo.
I pronomi: uniti o separati?
I pronomi complemento sono piccole parole che sostituiscono una persona o una cosa coinvolta nell’azione: per esempio lo in prendilo sostituisce ciò che va preso, mentre mi in dimmi indica “a me”. Con l’imperativo affermativo di tu, noi e voi, questi pronomi si scrivono uniti alla fine del verbo:
- ascolta + mi → ascoltami
- prendi + lo → prendilo
- alza + ti → alzati
- andiamo + ci → andiamoci
- sedete + vi → sedetevi
- dite + gli + lo → diteglielo
Con Lei, invece, il pronome viene prima del verbo: mi dica, lo prenda, si sieda, glielo spieghi. Questo ordine è essenziale perché distingue la costruzione formale da quella informale.
Nell’imperativo negativo di tu sono corrette due posizioni:
- pronome unito all’infinito: Non preoccuparti.; Non dirglielo.
- pronome prima dell’infinito: Non ti preoccupare.; Non glielo dire.
Le due possibilità hanno lo stesso significato fondamentale. La scelta dipende spesso dal ritmo della frase e dall’abitudine di chi parla. Con Lei il pronome resta davanti: Non si preoccupi, Non me lo dica.
I verbi irregolari più importanti
Alcuni verbi molto frequenti hanno forme da imparare separatamente.
| Verbo | tu | Lei | noi | voi |
|---|---|---|---|---|
| essere | sii | sia | siamo | siate |
| avere | abbi | abbia | abbiamo | abbiate |
| sapere | sappi | sappia | sappiamo | sappiate |
| andare | va’ / vai | vada | andiamo | andate |
| dare | da’ / dai | dia | diamo | date |
| fare | fa’ / fai | faccia | facciamo | fate |
| stare | sta’ / stai | stia | stiamo | state |
| dire | di’ | dica | diciamo | dite |
Le forme brevi va’, da’, fa’, sta’ e di’ hanno l’apostrofo, non l’accento: indicano che una parte della forma è caduta. Per andare, dare, fare e stare sono comuni anche vai, dai, fai, stai quando non segue un pronome.
Quando un pronome si unisce alle forme brevi, la consonante iniziale del pronome normalmente raddoppia: dammi, fammi, stammi vicino, vacci, dimmi, dillo, fallo. Davanti a gli non avviene il raddoppiamento: digli, dagli, fagli. Le forme unite non conservano l’apostrofo.
Esempi nel contesto
| Italiano | Significato | Nota |
|---|---|---|
| Ascolta! | Presta attenzione a ciò che sto dicendo. | tu, invito o ordine informale |
| Scusi, mi può aiutare? | Chiedo cortesemente aiuto. | Lei; scusi richiama l’attenzione |
| Non preoccuparti! | Ti invito a stare tranquillo. | tu negativo con pronome unito |
| Dimmi la verità. | Voglio che tu mi dica la verità. | dire irregolare + mi |
| Prenda pure posto. | La invito a sedersi. | Lei formale; pure rende l’invito accogliente |
| Chiudete la porta, per favore. | Chiedo a più persone di chiudere la porta. | voi con formula di cortesia |
| Andiamo a prendere un caffè. | Propongo di andare insieme al bar. | noi, proposta condivisa |
| Non toccare quel cavo! | Ti vieto di toccare il cavo. | tu negativo: non + infinito |
| Non lo buttare: serve ancora. | Ti chiedo di conservare l’oggetto. | pronome prima dell’infinito |
| Non buttarlo: serve ancora. | Ti chiedo di conservare l’oggetto. | stessa frase, pronome unito |
| Alzati con calma. | Ti consiglio di metterti in piedi lentamente. | verbo riflessivo, tu |
| Si accomodi, dottoressa. | Invito formale a prendere posto. | con Lei, si precede il verbo |
| Dateglielo domani mattina. | Consegnate quella cosa a quella persona domani. | voi con due pronomi combinati |
| Sii paziente e non avere fretta. | Ti consiglio calma. | due irregolari; secondo imperativo negativo |
| Mescolate bene, poi aggiungete il latte. | Istruzione per più persone in una ricetta. | sequenza di azioni con voi |
Errori comuni
Usare il presente di tu con i verbi in -are
- Non corretto: Tu parli più piano!
- Corretto: Parla più piano!
- Perché: nell’imperativo affermativo, i verbi in -are hanno -a con tu. Parli è invece la forma di cortesia con Lei oppure una forma del congiuntivo.
Negare l’imperativo di tu senza l’infinito
- Non corretto: Non parla così! rivolto a un amico
- Corretto: Non parlare così!
- Perché: il comando negativo informale singolare richiede non + infinito. Rivolgendosi formalmente a una persona, invece, si dice Non parli così.
Mettere il pronome prima dell’imperativo affermativo informale
- Non corretto: Mi dimmi cosa è successo.
- Corretto: Dimmi cosa è successo.
- Perché: con l’imperativo affermativo di tu, il pronome si unisce alla fine del verbo. Dimmi è una sola parola.
Unire il pronome alla forma di cortesia
- Non corretto: Dicami il suo nome.
- Corretto: Mi dica il suo nome.
- Perché: con Lei, i pronomi atoni (brevi e senza accento proprio) vengono prima del verbo, anche nell’imperativo affermativo.
Dimenticare il raddoppiamento con le forme brevi
- Non corretto: Dimi tutto. / Falo subito.
- Corretto: Dimmi tutto. / Fallo subito.
- Perché: dopo di’ e fa’, la consonante iniziale del pronome raddoppia. Lo stesso avviene in forme comuni come dammi e vacci.
Confondere apostrofo e accento
- Non corretto: Fà attenzione! / Dà un’occhiata!
- Corretto: Fa’ attenzione! / Da’ un’occhiata!
- Perché: nell’imperativo breve l’apostrofo segnala il troncamento. Fa senza segno e dà con accento sono forme dell’indicativo presente in frasi come Luca fa sport e Marta dà una mano.
Note d’uso
Un imperativo non è sempre un ordine
In italiano l’imperativo è normale tra persone che si danno del tu, soprattutto per azioni semplici: Aspetta un attimo, Passami l’acqua, Vieni a vedere. Il tono decide molto. La stessa frase pronunciata con voce dura può sembrare un comando; con un’intonazione gentile può essere una richiesta del tutto naturale.
Per attenuare la frase si possono aggiungere:
- per favore / per piacere: Mandami il documento, per favore.
- ti prego / La prego: Aspetta, ti prego.; Mi ascolti, La prego.
- pure: Entra pure.; Mi dica pure.
- un attimo / un momento: Aspetta un attimo.
Con sconosciuti, clienti, superiori o in situazioni delicate, una domanda al condizionale può essere più morbida dell’imperativo: Potrebbe chiudere la finestra? spesso suona più cortese di Chiuda la finestra. L’imperativo formale non è però scortese in sé: Entri pure, Si accomodi e Mi dica sono formule di servizio molto comuni.
Tu, Lei e voi
La scelta tra tu e Lei dipende dal rapporto, dall’età, dall’ambiente e dalle consuetudini locali o professionali. Nello scritto, Lei può avere l’iniziale maiuscola per rendere evidente il valore di cortesia; oggi è frequente anche la minuscola. La forma verbale non cambia: Lei aspetti oppure lei aspetti.
Voi è la forma normale quando ci si rivolge a più persone, sia in contesti informali sia formali: Entrate, signore e signori. In alcune aree italiane voi può essere usato anche come trattamento rispettoso rivolto a una sola persona, ma per chi studia è più sicuro usare Lei come forma formale singolare nell’italiano comune nazionale.
I cartelli e le istruzioni impersonali
Cartelli, ricette, manuali e moduli spesso evitano di scegliere tra tu, Lei e voi. Usano invece l’infinito con valore di istruzione: Non fumare, Premere il pulsante, Conservare in frigorifero. Questa costruzione è impersonale e sintetica. In una ricetta sono possibili anche il voi (Tagliate le verdure) o il tu (Taglia le verdure), purché lo stile resti coerente.
Oltre le basi: usi avanzati
La forma di Loro
Esiste anche un imperativo formale plurale con Loro, formato come la terza persona plurale del congiuntivo: entrino, prendano, finiscano, siano. Può comparire in situazioni molto formali o solenni: Entrino pure, signore e signori. Nell’uso quotidiano è molto più naturale rivolgersi al gruppo con voi: Entrate pure. È utile riconoscere la forma, ma non è una priorità nella conversazione di livello B1.
Più pronomi nello stesso comando
Quando due pronomi si combinano, formano gruppi come melo, tela, glielo, cela, velo. Con tu, noi e voi l’intero gruppo si unisce al verbo:
- Dammelo.
- Portagliela.
- Ricordiamocelo.
- Spiegateglielo.
Con Lei, il gruppo resta davanti: Me lo dia, Gliela porti, Ce lo ricordi. Nel negativo informale sono ancora possibili entrambe le posizioni: Non dirmelo e Non me lo dire.
Imperativi diventati segnali del discorso
Alcune forme sono usate anche senza un vero comando concreto. Servono a organizzare la conversazione o a esprimere una reazione:
- Senti / senta: introduce ciò che si vuole dire: Senti, ho un’idea.
- Guarda / guardi: richiama l’attenzione o prepara una spiegazione: Guarda, non è così semplice.
- Dai: incoraggia, sollecita o esprime incredulità: Dai, vieni con noi!; Ma dai!
- Figurati / si figuri: risponde a un ringraziamento o minimizza un problema: Grazie! — Figurati.
- Pensa / pensi: sottolinea un fatto sorprendente: Pensa, non lo sapevo.
Queste espressioni dipendono molto dall’intonazione e dal rapporto tra gli interlocutori. Sono frequenti nel parlato, ma non vanno interpretate ogni volta come ordini letterali.
Esortazioni e concessioni
Con pure, l’imperativo può concedere libertà o dare un permesso: Prendilo pure significa che non c’è alcun problema a prenderlo. Forme come vada pure o faccia come crede possono essere sincere e cortesi, ma con una certa intonazione possono anche comunicare distanza o irritazione. Il contesto pragmatico, cioè il significato che nasce dalla situazione concreta, conta quanto la grammatica.
L’imperativo di noi può inoltre guidare un ragionamento, non solo proporre un’azione fisica: Vediamo un esempio, Supponiamo che sia vero, Mettiamo il caso che piova. È molto comune nelle spiegazioni, nelle lezioni e nei testi argomentativi.
Consigli per esercitarsi
- Trasforma la stessa richiesta in quattro persone. Parti da un verbo quotidiano e crea una serie: aspetta, aspetti, aspettiamo, aspettate. Poi ripetila al negativo. Questo mette subito in evidenza la forma speciale di tu.
- Abbina verbi e pronomi. Esercitati ad alta voce con coppie come dire + mi → dimmi, prendere + lo → prendilo, alzare + ti → alzati. Aggiungi poi la forma di cortesia: mi dica, lo prenda, si alzi.
- Osserva la cortesia reale. In dialoghi, negozi, video di cucina e annunci, annota non solo il verbo, ma anche ciò che attenua la richiesta: intonazione, per favore, pure, una domanda o il condizionale. L’obiettivo non è produrre il comando più breve, ma scegliere la forma adatta alla relazione.
Concetti collegati
- Prerequisito: Verbi regolari in -ARE — aiuta a riconoscere la radice e a distinguere parla da parli.
- Approfondimento: Pronomi diretti — chiarisce forme come prendilo, non lo prendere e lo prenda.
- Approfondimento: Verbi riflessivi — serve per costruire alzati, sedetevi e si accomodi.
- Passo successivo: Pronomi combinati — sviluppa gruppi come dammelo e spiegateglielo.
- Passo successivo: Congiuntivo presente — spiega il sistema da cui derivano le forme formali parli, prenda, finisca.
Prerequisito
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