A1

I dimostrativi in hawaiano

ʻŌlelo Kuhikuhi

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di hawaiano su Settemila Lingue.

In breve

In hawaiano la scelta del dimostrativo dipende dalla posizione rispetto a chi parla e a chi ascolta: kēia indica ciò che è vicino a chi parla, kēnā ciò che è vicino a chi ascolta e kēlā ciò che è lontano da entrambi. Per i luoghi, ʻaneʻi significa «qui» e laila «lì, là»; davanti a un nome, il dimostrativo occupa normalmente il posto dell’articolo.

Panoramica

I dimostrativi sono parole che servono a indicare direttamente una persona, una cosa o un luogo: in italiano, per esempio, questo, quello, qui e là. In hawaiano il sistema di base è più preciso di quello italiano, perché distingue tre zone. Non basta sapere se qualcosa è vicino o lontano da chi parla: conta anche la sua vicinanza a chi ascolta.

Questa distinzione compare fin dal livello A1 ed è molto utile nelle conversazioni concrete: per chiedere che cosa sia un oggetto, scegliere un prodotto, indicare una persona o spiegare dove si va. Le tre forme principali sono kēia, kēnā e kēlā. Possono accompagnare un nome, come in kēia puke («questo libro»), oppure comparire da sole, come in He aha kēia? («Che cos’è questo?»).

Per chi parla italiano, la novità maggiore è kēnā. In italiano spesso diciamo semplicemente quello, anche se l’oggetto è accanto all’interlocutore. In hawaiano, invece, la posizione dell’interlocutore è parte del significato: se il libro è nelle mani della persona con cui stiamo parlando, kēnā puke è la scelta naturale.

Come funziona

Le tre distanze fondamentali

Forma Zona indicata Resa italiana tipica Situazione concreta
kēia vicino a chi parla questo, questa l’oggetto è qui con me
kēnā vicino a chi ascolta quello, quella lì da te l’oggetto è presso di te
kēlā lontano da entrambi quello, quella laggiù l’oggetto è distante da noi due

Si può immaginare la conversazione divisa in tre spazi:

  1. la mia zona → kēia;
  2. la tua zona → kēnā;
  3. una zona lontana da noi → kēlā.

Questa è la regola essenziale da imparare per prima. Le traduzioni italiane aiutano, ma non sono sufficienti: quello può corrispondere sia a kēnā sia a kēlā. Prima di scegliere, è meglio visualizzare dove si trova ciò che si indica.

Davanti a un nome

Quando determina un nome — cioè quando precisa quale persona o cosa si intende — il dimostrativo viene prima del nome:

  • kēia puke — questo libro;
  • kēnā noho — quella sedia accanto a te;
  • kēlā hale — quella casa laggiù.

In queste espressioni non si aggiunge ka o ke, gli articoli determinativi singolari. Non si dice quindi normalmente ka kēia puke: kēia svolge già la funzione che in italiano è espressa da «questo» nell’espressione «questo libro».

Il nome hawaiano non cambia forma per concordare con genere grammaticale. Kēia può quindi riferirsi a ciò che in italiano traduciamo con questo o questa; allo stesso modo, kēnā e kēlā non hanno forme maschili e femminili separate.

Usati senza nome

Le stesse forme possono essere pronomi, cioè parole che sostituiscono un nome già noto o un oggetto visibile:

  • He aha kēia? — Che cos’è questo?
  • No ʻoe kēlā. — Quello è per te.
  • Makemake au i kēnā. — Voglio quello che hai lì.

La forma non cambia. È il contesto a far capire se kēia significa «questo oggetto», «questa cosa» o, riferito a una persona, «questa persona». Per parlare di persone è sempre bene considerare anche il tono e la situazione: indicare qualcuno in modo brusco può risultare poco cortese in qualunque lingua.

Il plurale con mau

I nomi hawaiani non ricevono una desinenza plurale come l’italiano libro/libri. Con nomi numerabili, una costruzione utile è dimostrativo + mau + nome:

Singolare Plurale Significato
kēia puke kēia mau puke questo libro / questi libri
kēnā pua kēnā mau pua quel fiore presso di te / quei fiori presso di te
kēlā hale kēlā mau hale quella casa laggiù / quelle case laggiù

Mau segnala qui che si tratta di più elementi. Non bisogna trasformare il dimostrativo in una forma diversa sul modello italiano: kēia, kēnā e kēlā restano invariati.

«Qui» e «lì»: ʻaneʻi e laila

Per indicare un luogo, le forme più importanti sono:

  • ʻaneʻi — qui, in questo luogo;
  • laila — lì o là, in quel luogo.

Spesso sono precedute da una particella di luogo o direzione:

  • ma ʻaneʻi — qui, in questo posto, con posizione stabile;
  • i ʻaneʻi — qui, verso o in questo punto secondo la costruzione;
  • ma laila — lì, in quel posto;
  • i laila — lì/là, verso quel posto.

La distinzione fra ma e i non coincide perfettamente con quella fra le preposizioni italiane a, in e da. Come regola iniziale, ma presenta spesso una posizione statica, mentre i compare frequentemente con una meta o come particella richiesta dalla frase. Perciò si trova Noho au ma ʻaneʻi («Abito qui»), ma E hele ana ʻoe i laila? («Stai andando là?»).

La parola nei esprime vicinanza a chi parla in varie costruzioni e può avere un valore simile a «qui, presente, attuale». Tuttavia chi è agli inizi non dovrebbe sostituire automaticamente ogni qui italiano con nei. Per dire semplicemente «qui» come indicazione di luogo, ʻaneʻi è la forma pratica da memorizzare. Inoltre nei compare anche nella costruzione verbale ke ... nei, dove contribuisce a indicare un’azione in corso proprio ora: quella è una funzione grammaticale distinta dai dimostrativi nominali.

Posizione nella frase

Il gruppo formato da dimostrativo e nome può occupare le normali posizioni di un gruppo nominale (un nome con le parole che lo accompagnano):

  • come elemento descritto: Nani kēlā pua. — Quel fiore laggiù è bello;
  • dopo una particella oggetto: Makemake au i kēia puke. — Voglio questo libro;
  • in una frase di identificazione: He aha kēia? — Che cos’è questo?
  • dopo una preposizione: No ʻoe kēia. — Questo è per te.

L’ordine della frase hawaiana non va ricostruito parola per parola dall’italiano. Per esempio, in Nani kēlā pua la qualità nani («bello») viene prima del gruppo kēlā pua. È quindi meglio imparare l’intera frase, non soltanto sostituire quel con kēlā.

Esempi nel contesto

Hawaiano Italiano Nota
He aha kēia? Che cos’è questo? Kēia è usato da solo, vicino a chi parla.
ʻO wai kēia? Chi è questa persona? La domanda riguarda una persona vicina.
Makemake au i kēia puke. Voglio questo libro. Kēia precede il nome puke.
No ʻoe kēia. Questo è per te. Il referente è chiaro, quindi il nome non serve.
Nani kēlā pua. Quel fiore laggiù è bello. Kēlā indica distanza da entrambi.
Nui kēlā hale. Quella casa laggiù è grande. La qualità viene all’inizio della frase.
E nānā i kēnā puke. Guarda quel libro lì da te. Kēnā orienta l’attenzione verso l’interlocutore.
Makemake ʻoe i kēnā? Vuoi quello che hai lì? Kēnā compare senza nome.
Kēia mau pua. Questi fiori. Mau rende esplicito il plurale.
Nani kēlā mau mauna. Quelle montagne laggiù sono belle. Il nome non cambia forma al plurale.
Noho au ma ʻaneʻi. Abito qui. Ma ʻaneʻi esprime il luogo in cui si sta.
Aia ka puke ma laila. Il libro è lì. Laila rimanda a un luogo non vicino.
E hele ana ʻoe i laila? Stai andando là? I laila indica la meta del movimento.
Ke noho nei mākou ma ʻaneʻi. Stiamo qui in questo momento. Nei fa parte di ke ... nei; il luogo è espresso da ma ʻaneʻi.

Errori comuni

Usare kēlā per ogni «quello»

  • Da evitare: E nānā i kēlā puke quando il libro è accanto alla persona che ascolta.
  • Meglio: E nānā i kēnā puke.
  • Perché: kēnā segnala precisamente la zona dell’interlocutore; kēlā colloca il libro lontano sia da chi parla sia da chi ascolta.

Aggiungere l’articolo davanti al dimostrativo

  • Errato: ka kēia puke
  • Corretto: kēia puke
  • Perché: davanti al nome, kēia occupa già la posizione del determinante (la parola che specifica quale nome si intende). Non occorre aggiungere ka o ke.

Cercare una concordanza maschile o femminile

  • Errato come metodo: inventare forme diverse di kēia per tradurre questo e questa.
  • Corretto: kēia puke («questo libro») e kēia pua («questo fiore/questa entità indicata», secondo la resa italiana).
  • Perché: il dimostrativo hawaiano non varia secondo il genere grammaticale italiano.

Dimenticare mau quando il plurale deve essere esplicito

  • Poco chiaro fuori contesto: kēia puke con l’intenzione di dire «questi libri».
  • Chiaro: kēia mau puke.
  • Perché: il nome puke non riceve una terminazione plurale. Mau aiuta a indicare più libri.

Tradurre «qui» sempre con nei

  • Da evitare: usare nei da solo come sostituzione automatica di ogni qui italiano.
  • Forma di base: Noho au ma ʻaneʻi.
  • Perché: per un luogo concreto, ʻaneʻi è la scelta iniziale più sicura. Nei ha altri usi deittici e grammaticali, fra cui la costruzione ke ... nei.

Confondere posizione e direzione

  • Posizione: Noho au ma laila. — Abito lì.
  • Direzione: E hele ana au i laila. — Sto andando là.
  • Perché: il dimostrativo di luogo resta laila, ma la particella precedente cambia in base alla struttura e al rapporto con il luogo.

Note d’uso

La distanza non è soltanto una misura in metri. È una questione di prospettiva condivisa. Un oggetto può essere piuttosto vicino a chi parla ma, se viene presentato come appartenente allo spazio dell’interlocutore — per esempio qualcosa che quest’ultimo tiene in mano — kēnā mette in primo piano proprio tale rapporto. Gesti, sguardo e situazione rendono la scelta molto naturale nella conversazione.

In italiano codesto aveva e conserva, in usi limitati o regionali, un valore vicino a «quello presso chi ascolta». Questo può aiutare a capire kēnā, ma non è un equivalente pratico perfetto: nell’italiano comune codesto è raro, mentre la distinzione hawaiana fa parte del sistema normale. Nella traduzione italiana, kēnā sarà quindi spesso reso semplicemente con quello lì o quello che hai.

È importante scrivere con cura il kahakō, il segno lungo sopra la vocale: kēia, kēnā, kēlā. Anche l’ʻokina iniziale di ʻaneʻi è una consonante e non un apostrofo decorativo. Una grafia accurata aiuta sia la pronuncia sia il riconoscimento delle parole.

Oltre le basi: usi avanzati

Questa parte non è indispensabile per cominciare, ma permette di riconoscere forme che compaiono in testi e conversazioni più ricchi.

Altri modi di costruire il riferimento

L’hawaiano possiede costruzioni deittiche più ampie delle sole tre forme di base. Deittico significa «legato al punto di vista di chi parla»: parole come qui, ora e quello cambiano riferimento secondo la situazione. In testi autentici si possono incontrare combinazioni in cui una particella posta dopo il nome rafforza la vicinanza, il richiamo a qualcosa già menzionato o la distanza. Anche ia può avere valore dimostrativo o anaforico, cioè rimandare a qualcosa già presente nel discorso.

Per il livello iniziale non è necessario produrre subito tutte queste strutture. Conviene prima rendere automatica l’opposizione kēia–kēnā–kēlā; in seguito si potranno osservare le forme estese nel loro contesto, senza forzarle dentro una traduzione italiana unica.

Distanza nel discorso e nel tempo

Come avviene in molte lingue, l’idea di vicinanza può essere anche figurata. Un dimostrativo può richiamare un argomento appena presentato, una situazione mentalmente presente o un periodo di tempo. Un esempio molto frequente è i kēia lā, letteralmente legato a «questo giorno», con il significato di «oggi». Qui kēia non indica un oggetto fisico, ma colloca il giorno nella sfera immediata di chi parla.

La scelta può inoltre guidare l’attenzione: kēia porta qualcosa nel centro del discorso, mentre una forma distale può presentarlo come più remoto. Queste sfumature dipendono molto dal contesto e dallo stile; non vanno ridotte a una regola rigida di cortesia o di distanza emotiva.

Il rapporto con ke ... nei

In Ke heluhelu nei au («Sto leggendo proprio ora»), nei non è il semplice avverbio italiano qui. Fa parte di una cornice aspettuale, cioè una costruzione che mostra come l’azione si svolge nel tempo: ke + verbo + nei. È però possibile riconoscere un legame di significato con la vicinanza alla situazione presente. Tenere distinti i due livelli evita frasi come se nei e ʻaneʻi fossero sempre intercambiabili.

Consigli per esercitarsi

  1. Crea tre zone fisiche. Metti un oggetto vicino a te, uno vicino a un’altra persona o a una sedia che la rappresenti e uno in fondo alla stanza. Nominali con kēia, kēnā e kēlā, poi cambia la tua posizione e ripeti: il riferimento deve cambiare con la prospettiva.
  2. Impara gruppi completi. Alterna kēia puke, kēia mau puke, kēnā puke e kēlā puke. In questo modo eserciti insieme distanza, ordine delle parole e plurale, invece di memorizzare forme isolate.
  3. Abbina luogo e movimento. Scrivi coppie come Noho au ma ʻaneʻi / E hele ana au i laila. Pronunciale ad alta voce accompagnandole con un gesto: una mano verso il punto in cui sei, poi verso la destinazione.

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