Il discorso indiretto in italiano
Discorso Indiretto
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In breve
Il discorso indiretto riferisce il contenuto delle parole altrui senza ripeterle come citazione: Luca ha detto: «Sono stanco» diventa Luca ha detto che era stanco. Se il verbo che introduce il racconto è al passato, spesso cambiano i tempi verbali: il presente passa all’imperfetto, un passato anteriore passa al trapassato prossimo e il futuro passa al condizionale passato. Cambiano però solo gli elementi che devono adattarsi al nuovo momento, luogo o punto di vista.
Panoramica
Nel discorso diretto si riproducono le parole così come sono state pronunciate, di solito tra virgolette o dopo i due punti. Nel discorso indiretto, invece, quelle parole diventano una proposizione subordinata (una frase che dipende da un’altra): Marta dice: «Non ho tempo» → Marta dice che non ha tempo. Servono quindi un verbo introduttore, come dire, spiegare, chiedere o ordinare, e un collegamento adatto, spesso che, se oppure di.
Questo argomento si affronta in genere al livello B2 perché richiede di mettere in relazione più tempi e più punti di vista. È indispensabile nelle conversazioni quotidiane, nei racconti, nei verbali, nei riassunti e negli articoli di giornale: permette di riferire non soltanto che cosa è stato detto, ma anche domande, richieste, promesse, dubbi e ordini.
La regola non è una sostituzione automatica di forme. Chi riferisce deve stabilire se l’evento riportato è contemporaneo, precedente o successivo rispetto al verbo introduttore e deve decidere se riferimenti come oggi, qui e io sono ancora validi. La concordanza dei tempi (la scelta dei tempi nelle frasi dipendenti) serve proprio a rendere chiari questi rapporti.
Come funziona
Affermazioni: verbo introduttore + che
Le affermazioni sono normalmente introdotte da che:
- Anna dice: «Parto alle otto» → Anna dice che parte alle otto.
- Anna ha detto: «Parto alle otto» → Anna ha detto che partiva alle otto.
Che non si può omettere. Il soggetto della frase riportata può invece essere espresso quando serve a evitare ambiguità: Paolo ha detto che lui sarebbe rimasto e che noi potevamo andare.
Se il verbo introduttore è al presente
Con un verbo introduttore al presente, al futuro o all’imperativo, il punto temporale di riferimento di solito non arretra. I tempi originari possono quindi rimanere invariati.
| Parole originali | Resa indiretta |
|---|---|
| «Sto bene.» | Dice che sta bene. |
| «Ho perso le chiavi.» | Dice che ha perso le chiavi. |
| «Partirò domani.» | Dice che partirà domani. |
Lo stesso vale quando si riferiscono parole appena pronunciate e il parlante sceglie il presente: Giulia mi sta dicendo che non può venire.
Se il verbo introduttore è al passato
Con ha detto, spiegò, chiedeva, aveva promesso e altri verbi al passato, i tempi vengono normalmente adattati al nuovo centro temporale. La tabella presenta le trasformazioni più frequenti, non equivalenze obbligatorie in ogni contesto.
| Nel discorso diretto | Nel discorso indiretto al passato | Rapporto espresso |
|---|---|---|
| presente | imperfetto | contemporaneità nel passato |
| passato prossimo | trapassato prossimo | anteriorità rispetto al racconto |
| futuro semplice | condizionale passato | posteriorità rispetto a un momento passato |
| imperfetto | di solito imperfetto | situazione già in corso nel passato |
| trapassato prossimo | trapassato prossimo | anteriorità già chiarita |
| condizionale presente | spesso condizionale passato | possibilità o progetto visto dal passato |
Il trapassato prossimo è formato da avevo/ero più il participio passato, cioè la forma come fatto, visto, partito: aveva telefonato, era uscita. Il condizionale passato è formato da avrebbe/sarebbe più il participio: avrebbe telefonato, sarebbe uscita.
Tre rapporti temporali aiutano più di una lista imparata a memoria:
- Contemporaneità: l’azione avviene nello stesso momento del dire. «Sono stanco» → Disse che era stanco.
- Anteriorità: l’azione è già avvenuta. «Ho finito» → Disse che aveva finito.
- Posteriorità: l’azione deve ancora avvenire rispetto a quel momento passato. «Tornerò» → Disse che sarebbe tornato.
Il presente può restare presente se il contenuto è ancora valido nel momento in cui si parla o rappresenta una verità generale: Il medico mi ha spiegato che questa cura richiede pazienza; Galileo sostenne che la Terra gira intorno al Sole. L’imperfetto sarebbe possibile in altri contesti, ma potrebbe presentare l’informazione come legata soprattutto al passato.
Domande indirette
Le domande senza parola interrogativa si collegano con se:
- Mi ha chiesto: «Hai fame?» → Mi ha chiesto se avevo fame.
- Le domandò: «Verrai?» → Le domandò se sarebbe venuta.
Se la domanda contiene chi, che cosa, quale, dove, quando, come, perché o quanto, quella parola rimane:
- «Dove abiti?» → Mi ha chiesto dove abitavo.
- «Perché sei uscito?» → Mi ha chiesto perché fossi uscito.
Nell’italiano corrente, dopo chiedere e domandare si incontrano sia l’indicativo sia il congiuntivo. Il congiuntivo (il modo verbale che spesso presenta un contenuto come non affermato, incerto o dipendente da un giudizio) è frequente nello scritto sorvegliato e quando si mette in rilievo il dubbio: Mi chiese se avessi capito. L’indicativo è naturale e molto comune, soprattutto nel parlato: Mi chiese se avevo capito. Non si aggiunge un secondo che: si dice ha chiesto se venivo, non ha chiesto che se venivo.
Ordini, richieste e consigli
Per riferire un imperativo, la costruzione più comune è di + infinito. L’infinito è la forma base del verbo, come entrare, leggere, dormire.
- Il medico mi ha detto: «Riposi» → Il medico mi ha detto di riposare.
- Sara mi ha chiesto: «Non dirlo» → Sara mi ha chiesto di non dirlo.
- Il vigile ci ordinò: «Fermatevi» → Il vigile ci ordinò di fermarci.
I pronomi possono cambiare insieme al verbo: in Aspettami! il pronome mi indica la persona che parla; riferendo la frase, può diventare lo o la: Marco mi disse di aspettarlo. Quando occorre indicare chiaramente un soggetto diverso, è possibile usare che + congiuntivo: Il responsabile ordinò che tutti uscissero.
Pronomi, possessivi e punto di vista
Le persone grammaticali non si sostituiscono secondo una tabella fissa: dipendono da chi parla, da chi ascolta e da chi riferisce.
- Lucia a Paolo: «Ti porterò il mio libro».
- Paolo riferisce: Lucia mi ha detto che mi avrebbe portato il suo libro.
- Una terza persona riferisce: Lucia ha detto a Paolo che gli avrebbe portato il suo libro.
Anche i possessivi vanno interpretati, non copiati. In Gianni ha detto a Luca che avrebbe preso la sua auto, sua può riferirsi a Gianni o a Luca. Se il contesto non basta, è meglio riscrivere: l’auto di Gianni oppure l’auto di Luca.
Tempo e luogo
Quando cambia la situazione da cui si riferiscono le parole, possono cambiare anche gli elementi deittici (parole il cui significato dipende da chi parla, da dove e da quando).
| Riferimento originario | Possibile adattamento |
|---|---|
| oggi | quel giorno |
| ieri | il giorno prima, il giorno precedente |
| domani | il giorno dopo, l’indomani |
| ora, adesso | allora, in quel momento |
| qui, qua | lì, là |
| questo | quello |
| la settimana scorsa | la settimana precedente |
| la settimana prossima | la settimana successiva |
| tra due giorni | due giorni dopo |
Questi cambiamenti si fanno solo se necessari. Se si riferisce nello stesso luogo e nello stesso giorno, qui e oggi possono restare tali: Stamattina Elena ha detto che oggi lavora qui.
Esempi nel contesto
| Parole originali | Resa indiretta | Nota |
|---|---|---|
| «Sono stanco.» | Ha detto che era stanco. | Il presente diventa imperfetto. |
| «Ho già fatto tutto.» | Disse che aveva già fatto tutto. | Il passato prossimo diventa trapassato prossimo. |
| «Tornerò presto.» | Ha risposto che sarebbe tornato presto. | Il futuro nel passato usa il condizionale passato. |
| «Avevo già prenotato.» | Spiegò che aveva già prenotato. | Il trapassato resta trapassato. |
| «Volevo parlarti.» | Disse che voleva parlarmi. | Resta l’imperfetto; cambia il pronome. |
| «Vuoi venire con noi?» | Mi ha chiesto se volevo andare con loro. | Domanda introdotta da se e cambio di prospettiva. |
| «Dove hai messo i documenti?» | Mi chiese dove avessi messo i documenti. | La parola interrogativa resta; qui compare il congiuntivo. |
| «Aspettami qui!» | Mi disse di aspettarlo lì. | Imperativo reso con di + infinito. |
| «Non aprite la porta.» | Ci raccomandò di non aprire la porta. | La negazione precede l’infinito. |
| «Domani parto per Torino.» | Ieri ha detto che sarebbe partito oggi per Torino. | Il riferimento cambia in base al giorno del racconto. |
| «Questa soluzione funziona.» | La tecnica ha confermato che quella soluzione funzionava. | Cambiano dimostrativo e tempo verbale. |
| «La riunione comincia alle nove.» | Il direttore ha ricordato che la riunione comincia alle nove. | Il presente resta perché l’orario è ancora valido. |
Errori comuni
Cambiare sempre tutti i tempi
- Forma poco adatta: Il professore ha spiegato che l’acqua bolliva a cento gradi.
- Forma più naturale: Il professore ha spiegato che l’acqua bolle a cento gradi.
- Perché: una verità generale ancora valida può restare al presente. L’arretramento dei tempi dipende dal significato, non soltanto dalla forma del verbo introduttore.
Lasciare il futuro semplice dopo un verbo al passato
- Errato nel normale riferimento al futuro nel passato: Ha detto che tornerà il giorno dopo.
- Corretto: Ha detto che sarebbe tornato il giorno dopo.
- Perché: se il ritorno era futuro rispetto al momento in cui ha parlato, si usa normalmente il condizionale passato. Tornerà può invece riferirsi al futuro del momento attuale, se questo è davvero il senso voluto.
Mantenere oggi, domani o qui senza controllare il contesto
- Fuori contesto: Lunedì ha detto che sarebbe partito domani, se la frase viene riferita il venerdì.
- Corretto: Lunedì ha detto che sarebbe partito il giorno dopo.
- Perché: domani si calcola dal momento in cui si pronuncia la nuova frase; il giorno dopo si calcola dal momento passato del discorso originario.
Usare che nelle domande totali
- Errato: Mi ha chiesto che avevo tempo.
- Corretto: Mi ha chiesto se avevo tempo.
- Perché: una domanda a cui si risponde sì o no richiede se. Che introduce normalmente un’affermazione riferita.
Conservare i pronomi senza cambiare prospettiva
- Errato: Marco mi ha detto: di aspettarmi, se Marco voleva che io aspettassi lui.
- Corretto: Marco mi ha detto di aspettarlo.
- Perché: nella frase originaria Marco avrebbe detto Aspettami; dal punto di vista di chi riferisce, Marco diventa lo.
Usare l’infinito con un soggetto ambiguo
- Ambiguo senza contesto: Anna ha detto a Paolo di partire.
- Più chiaro: Anna ha detto a Paolo che sarebbe partita lei oppure Anna ha detto a Paolo che doveva partire lui.
- Perché: la costruzione con di + infinito viene normalmente interpretata in base al verbo e ai suoi argomenti (le persone o le cose coinvolte): in ordinare a Paolo di partire parte Paolo, mentre in promettere a Paolo di partire parte chi promette. Con il generico dire, se il contesto non basta, conviene esplicitare il soggetto.
Note d’uso
Nel parlato spontaneo la concordanza è spesso meno rigida che nella prosa formale. È comune sentire Mi ha detto che non viene quando l’assenza riguarda un evento ancora futuro e attuale. La forma Mi ha detto che non sarebbe venuto sposta invece con chiarezza il punto di osservazione nel passato e può lasciare aperto che cosa sia poi realmente accaduto.
La scelta del verbo introduttore aggiunge un’interpretazione. Dire è neutro; affermare presenta il contenuto come un’asserzione; ammettere segnala una concessione; sostenere può suggerire una tesi da valutare; promettere impegna chi parla; ordinare, pregare e consigliare definiscono il tipo di atto compiuto. In un riassunto accurato, scegliere il verbo giusto è importante quanto scegliere il tempo.
Nella lingua giornalistica si alternano spesso presente e passato: Il ministro ha dichiarato che il provvedimento entrerà in vigore a settembre. Il futuro semplice è appropriato se settembre è ancora futuro anche per chi scrive. Se si racconta la stessa dichiarazione da un momento successivo, sarà più naturale aveva dichiarato che il provvedimento sarebbe entrato in vigore a settembre.
Nello scritto è utile evitare sequenze ambigue di lui, lei, suo. Ripetere un nome non è un difetto quando chiarisce i ruoli: Elena disse a Marta che il progetto di Marta era pronto può essere meno elegante, ma è più preciso di una frase in cui suo ammette due letture.
Oltre le regole di base
Indicativo e congiuntivo cambiano la prospettiva
Il discorso indiretto non richiede automaticamente il congiuntivo. Dopo un verbo dichiarativo affermativo si usa normalmente l’indicativo: Ha detto che era pronto; ha confermato che verrà. Il congiuntivo compare quando la costruzione esprime dubbio, valutazione, negazione di un’opinione o mancata assunzione di responsabilità sul contenuto: Dubito che abbia detto la verità; non credevo che fosse pronto.
A volte la scelta distingue la voce di chi riferisce da quella citata. Secondo l’accusa, l’imputato sapeva tutto presenta un contenuto attribuito all’accusa senza necessariamente confermarlo; formule come avrebbe ricevuto denaro usano il condizionale anche per segnalare un’informazione non verificata. Questo condizionale di dissociazione non va confuso con il condizionale passato che esprime il futuro nel passato: la forma può essere simile, ma la funzione comunicativa è diversa.
Non sempre esiste una sola trasformazione corretta
Da «Paolo è malato» possono derivare:
- Ieri Anna ha detto che Paolo era malato: la malattia viene collocata nel momento passato;
- Ieri Anna ha detto che Paolo è malato: chi parla presenta la malattia come ancora attuale;
- Ieri Anna ha detto che Paolo sarebbe stato malato: questa forma cambia il rapporto temporale e significa che la malattia era prevista per un momento successivo.
La scelta corretta nasce quindi dalla linea del tempo che si vuole costruire, non dal semplice desiderio di sostituire un tempo con un altro.
Dal discorso indiretto al discorso indiretto libero
Nella narrativa avanzata si incontra il discorso indiretto libero, in cui pensieri e parole del personaggio entrano nella voce del narratore senza un esplicito disse che o pensò che: Guardò l’orologio. Era già tardi. Come avrebbe fatto ad arrivare in tempo? I tempi e la terza persona appartengono al racconto, mentre la domanda e il tono sembrano provenire dal personaggio. Questa tecnica appartiene a uno studio più avanzato della citazione e del punto di vista, ma riconoscerla aiuta a leggere romanzi e racconti.
Consigli per esercitarsi
- Disegna una linea del tempo. Scrivi il momento del dire e colloca ogni azione prima, nello stesso momento o dopo. Poi scegli rispettivamente trapassato prossimo, imperfetto o condizionale passato nei casi più tipici.
- Trasforma brevi dialoghi in due versioni. Prima riferiscili subito con dice che; poi immagina di raccontarli una settimana dopo con ha detto che. Controlla tempi, pronomi, possessivi e parole come oggi e qui.
- Ascolta come vengono riportate le notizie. In un notiziario o in un’intervista, annota i verbi introduttori e chiediti perché compaiono indicativo, congiuntivo o condizionale. Non limitarti alla forma: ricostruisci il grado di certezza e il punto di vista.
Concetti collegati
- Prerequisito: Passato prossimo — serve per capire come un evento passato diventa anteriore nel discorso riportato.
- Approfondimento: Citazione e discorso — sviluppa il discorso indiretto libero, il presente storico e altre strategie avanzate di citazione.
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