B2

Il congiuntivo imperfetto in italiano

Congiuntivo Imperfetto

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di italiano su Settemila Lingue.

In breve

Il congiuntivo imperfetto presenta un fatto come pensato, desiderato, incerto o ipotetico, spesso rispetto a un verbo al passato: Pensavo che fosse italiano. Si usa anche dopo un condizionale presente (Vorrei che venissi) e nel periodo ipotetico con se, insieme al condizionale presente: Se avessi tempo, viaggerei di più.

Panoramica

Il congiuntivo è un modo verbale (un insieme di forme che mostra come chi parla considera un fatto). A differenza dell'indicativo, che di solito presenta un'informazione come reale o certa, il congiuntivo compare spesso quando entrano in gioco opinioni, dubbi, desideri, emozioni, valutazioni o ipotesi. Il congiuntivo imperfetto è una delle forme che permettono di esprimere questi significati nel passato o in situazioni non reali.

Questo argomento viene normalmente affrontato al livello B2, dopo il congiuntivo presente. Molte espressioni che richiedono il congiuntivo presente continuano infatti a richiedere il congiuntivo quando la frase principale passa al passato: Penso che sia utile diventa Pensavo che fosse utile. La scelta del tempo dipende però anche dal rapporto temporale fra le due azioni.

Il nome imperfetto non deve trarre in inganno: questa forma non serve soltanto a descrivere un'azione passata non conclusa. Può indicare un'azione contemporanea o successiva rispetto a un momento passato, ma anche una possibilità immaginata nel presente o nel futuro: Se potessi scegliere, partirei domani.

Come funziona

La formazione regolare

Per formare il congiuntivo imperfetto dei verbi regolari, si parte dall'infinito, si elimina -re e si aggiungono le desinenze. Le tre coniugazioni, cioè i tre gruppi in -are, -ere e -ire, mantengono vocali diverse.

Persona parlare credere dormire
io parlassi credessi dormissi
tu parlassi credessi dormissi
lui, lei, Lei parlasse credesse dormisse
noi parlassimo credessimo dormissimo
voi parlaste credeste dormiste
loro parlassero credessero dormissero

Le desinenze caratteristiche sono quindi:

  • -are: -assi, -assi, -asse, -assimo, -aste, -assero;
  • -ere: -essi, -essi, -esse, -essimo, -este, -essero;
  • -ire: -issi, -issi, -isse, -issimo, -iste, -issero.

Le forme di io e tu sono uguali. Il soggetto può essere omesso quando il contesto è chiaro, ma a volte è utile esprimerlo per evitare ambiguità: Voleva che partissi può significare sia “che io partissi” sia “che tu partissi”.

I normali adattamenti ortografici conservano il suono del verbo: cercare → cercassi, pagare → pagassi, cominciare → cominciassi, mangiare → mangiassi.

Verbi irregolari frequenti

Il verbo più importante è essere, che ha il tema foss-.

Persona essere
io fossi
tu fossi
lui, lei, Lei fosse
noi fossimo
voi foste
loro fossero

Anche alcuni altri verbi molto comuni hanno un tema da imparare. Una volta noto il tema, le desinenze restano regolari.

Infinito io/tu lui/lei noi voi loro
avere avessi avesse avessimo aveste avessero
dare dessi desse dessimo deste dessero
stare stessi stesse stessimo steste stessero
fare facessi facesse facessimo faceste facessero
dire dicessi dicesse dicessimo diceste dicessero
bere bevessi bevesse bevessimo beveste bevessero
venire venissi venisse venissimo veniste venissero

Forme come potessi, volessi, sapessi, tenessi e rimanessi sono molto frequenti. È più efficace impararle dentro frasi complete che come un elenco isolato.

Dopo una frase principale al passato

Quando la frase principale contiene un elemento che richiede il congiuntivo ed è al passato, il congiuntivo imperfetto indica in genere contemporaneità o posteriorità. Questi termini significano, rispettivamente, che l'azione subordinata avviene nello stesso momento oppure dopo quella principale.

Rapporto temporale Schema Esempio
stesso momento principale al passato + che + congiuntivo imperfetto Pensavo che fosse a casa.
momento successivo principale al passato + che + congiuntivo imperfetto Speravo che arrivasse il giorno dopo.
momento precedente principale al passato + che + congiuntivo trapassato Pensavo che fosse già arrivato.

La subordinata è la parte della frase che dipende da un'altra: in Pensavo che fosse a casa, che fosse a casa dipende da pensavo. L'imperfetto congiuntivo non basta dunque per un fatto avvenuto prima del pensiero, del dubbio o dell'emozione passata; in quel caso serve normalmente il congiuntivo trapassato.

Il verbo principale può essere all'imperfetto (credevo), al passato prossimo (ho voluto), al passato remoto (temette) o al trapassato prossimo (avevo sperato). Conta soprattutto che il punto di riferimento sia passato e che il significato della costruzione richieda il congiuntivo.

Dopo il condizionale presente

Richieste attenuate, desideri e valutazioni espresse al condizionale presente sono normalmente seguite dal congiuntivo imperfetto:

  • Vorrei che restassi ancora un po'.
  • Preferirei che ne parlassimo domani.
  • Sarebbe meglio che prendeste un taxi.
  • Mi piacerebbe che tutto fosse più semplice.

Il condizionale rende la frase principale più cortese, prudente o ipotetica; il congiuntivo imperfetto completa questa distanza dalla realtà.

Nelle ipotesi con “se”

Nel periodo ipotetico (una frase formata da una condizione e dalla sua conseguenza), una situazione possibile ma vista come poco probabile, immaginaria o contraria alla realtà presente segue questo schema:

se + congiuntivo imperfetto, condizionale presente

Se avessi tempo, viaggerei di più.

L'ordine delle due parti può cambiare senza modificare i tempi: Viaggerei di più se avessi tempo. La forma con il congiuntivo imperfetto non dice necessariamente che la situazione è impossibile; segnala che chi parla la considera ipotetica o distante dalla situazione attuale.

Esempi nel contesto

Frase Significato in parole semplici Nota
Pensavo che fosse italiano. Credevo che quella persona fosse italiana. Opinione nel passato; le due situazioni sono contemporanee.
Sembrava che dormisse. Dava l'impressione di essere addormentato. Sembrava che introduce una valutazione passata.
Non credevo che Marta sapesse già tutto. Pensavo che Marta non fosse ancora informata. Negazione e opinione riferite al passato.
Speravamo che il treno arrivasse in orario. Desideravamo un arrivo puntuale. L'arrivo era successivo alla speranza.
Avevo paura che si perdesse. Temevo che non trovasse la strada. Emozione passata seguita dal congiuntivo.
Cercavo qualcuno che parlasse arabo. Avevo bisogno di una persona con quella competenza. La persona cercata non era ancora identificata.
Vorrei che venissi con me. Desidero la tua compagnia, ma lo dico con delicatezza. Condizionale presente + congiuntivo imperfetto.
Preferiremmo che ci avvisaste prima. La nostra preferenza è ricevere un avviso anticipato. Richiesta cortese rivolta a più persone.
Sarebbe meglio che tu riposassi. Il consiglio è di riposare. Valutazione attenuata.
Se avessi tempo, viaggerei di più. Ora ho poco tempo; immagino una situazione diversa. Ipotesi nel presente.
Se domani facesse bel tempo, andremmo al mare. La gita dipende da un bel tempo considerato incerto. Ipotesi riferita al futuro.
Cosa faresti se vincessi la lotteria? Immagina di vincere: quale sarebbe la conseguenza? Domanda ipotetica.
Parlava come se conoscesse tutti. Il suo modo di parlare dava quell'impressione. Come se richiede il congiuntivo.
Magari fosse vero! Desidero che sia vero, ma ne dubito. Desiderio autonomo, senza frase principale.
Benché fosse tardi, continuammo a lavorare. Continuammo nonostante l'ora tarda. Concessione collocata nel passato.

Errori comuni

Usare l'indicativo solo perché si parla del passato

  • Non standard nel significato voluto: Pensavo che era stanco.
  • Corretto: Pensavo che fosse stanco.
  • Perché: pensare che, quando esprime un'opinione riferita al passato, richiede qui il congiuntivo. Il tempo passato da solo non basta: è anche il tipo di verbo principale a guidare la scelta.

Attenzione, però: non ogni frase con che vuole il congiuntivo. Sapevo che era stanco presenta l'informazione come un fatto noto e usa normalmente l'indicativo.

Mettere il condizionale dopo “se”

  • Errato nell'italiano standard: Se avrei più tempo, studierei di più.
  • Corretto: Se avessi più tempo, studierei di più.
  • Perché: in un'ipotesi di questo tipo, la condizione introdotta da se usa il congiuntivo imperfetto; la conseguenza usa il condizionale presente.

Confondere contemporaneità e anteriorità

  • Impreciso: Pensavo che partisse già il giorno prima.
  • Corretto: Pensavo che fosse già partito il giorno prima.
  • Perché: la partenza precede il pensiero. Per esprimere questo rapporto serve il congiuntivo trapassato, formato con fosse o avesse più il participio passato.

Usare il congiuntivo presente dopo “vorrei”

  • Errato: Vorrei che vieni con me.
  • Corretto: Vorrei che venissi con me.
  • Perché: un desiderio introdotto da vorrei richiede normalmente il congiuntivo imperfetto, non l'indicativo presente. Anche vorrei che venga è in genere evitato nell'uso sorvegliato.

Dimenticare che “io” e “tu” hanno la stessa forma

  • Ambiguo: Credeva che fossi a Roma.
  • Più chiaro: Credeva che io fossi a Roma oppure Credeva che tu fossi a Roma.
  • Perché: fossi vale sia per la prima sia per la seconda persona singolare. Quando il contesto non chiarisce il soggetto, conviene esprimerlo.

Usare una frase con “che” quando il soggetto non cambia

  • Poco naturale: Speravo che io riuscissi a finire.
  • Più naturale: Speravo di riuscire a finire.
  • Perché: se il soggetto della principale e quello della subordinata coincidono, molti verbi preferiscono di + infinito. Con due soggetti diversi, invece, la costruzione con che è necessaria: Speravo che tu riuscissi a finire.

Note d'uso

Nel parlato informale si possono sentire costruzioni con l'indicativo al posto del congiuntivo, soprattutto in alcune aree e in frasi pronunciate rapidamente. Per chi studia l'italiano è comunque consigliabile padroneggiare la forma standard: è normale nello scritto, nei contesti formali e anche nel parlato curato.

La scelta tra indicativo e congiuntivo può cambiare il modo in cui l'informazione viene presentata. Sapevo che era a casa comunica un fatto noto; non ero sicuro che fosse a casa mette in primo piano l'incertezza. Non bisogna quindi scegliere il congiuntivo in modo automatico soltanto perché la principale è negativa o passata: occorre capire se la costruzione esprime certezza, dubbio, giudizio, volontà o emozione.

Con come se si usa il congiuntivo anche quando la frase descrive un'impressione molto evidente: Mi tratta come se fossi un bambino. Nel registro colloquiale compare talvolta come se ero, ma non è la scelta prevista dall'italiano standard.

Le forme vorrei che, preferirei che e sarebbe meglio che sono molto utili per attenuare una richiesta. Vorrei che mi mandassi il documento oggi resta però più diretto di Potresti mandarmi il documento oggi?: grammatica e cortesia non coincidono sempre, e il tono dipende dal rapporto fra le persone.

Oltre le basi: usi avanzati

Desideri senza un verbo principale

Il congiuntivo imperfetto può comparire da solo in esclamazioni che esprimono un desiderio difficile da realizzare o contrario alla situazione presente:

  • Magari avessi più tempo!
  • Fosse così semplice!
  • Potessi tornare indietro!

Se il desiderio riguarda qualcosa che non è avvenuto nel passato, si usa invece il congiuntivo trapassato: Magari avessi accettato quell'offerta!

Subordinate relative non specifiche

In una proposizione relativa (una parte introdotta da che, cui o un altro pronome relativo, che descrive un nome), il congiuntivo può indicare una persona o cosa cercata, desiderata o non ancora identificata:

  • Cercavo un appartamento che avesse un balcone.
  • Volevo parlare con qualcuno che conoscesse bene la zona.
  • Non c'era nessuno che potesse aiutarci.

L'indicativo presenta invece il referente come preciso o noto: Ho visitato un appartamento che aveva un balcone.

“Come se” e il rapporto temporale

Dopo come se, il congiuntivo imperfetto indica una situazione contemporanea: Parla come se sapesse tutto. Se l'azione immaginata è precedente, si usa il trapassato: Parlava come se avesse visto tutto con i propri occhi.

Concordanza con diversi tempi della principale

La regola “principale al passato, congiuntivo imperfetto” è una guida utile, non un meccanismo isolato. Bisogna considerare insieme il significato del verbo principale e il rapporto temporale:

  • Dubito che sia pronto: dubbio nel presente e situazione contemporanea;
  • Dubitavo che fosse pronto: dubbio nel passato e situazione contemporanea;
  • Dubitavo che fosse stato pronto in tempo: dubbio nel passato e situazione precedente;
  • Vorrei che fosse pronto domani: desiderio attenuato e situazione successiva.

Questo confronto mostra perché il congiuntivo imperfetto può riferirsi anche al futuro: domani non contraddice fosse. La forma segnala la dipendenza da vorrei e il carattere desiderato, non un semplice passato cronologico.

Consigli per esercitarsi

  1. Trasforma frasi dal presente al passato. Parti da Penso che sia utile e scrivi Pensavo che fosse utile. Continua con cinque verbi che introducono opinione, dubbio, desiderio o emozione.
  2. Costruisci coppie temporali. Confronta Credevo che lavorasse con Credevo che avesse lavorato: nella prima frase le azioni sono contemporanee, nella seconda il lavoro è precedente.
  3. Allena le ipotesi a due colonne. A sinistra scrivi condizioni con se e il congiuntivo imperfetto; a destra aggiungi conseguenze al condizionale presente: Se potessi scegliere… sceglierei…. Controlla sempre di non aver messo il condizionale dopo se.

Concetti collegati

  • Prerequisito: Congiuntivo presente — introduce il modo congiuntivo e le principali espressioni che lo richiedono.
  • Passo successivo: Congiuntivo trapassato — esprime un'azione anteriore rispetto a un punto di riferimento passato e le ipotesi irreali nel passato.
  • Applicazione: Periodo ipotetico della possibilità — approfondisce lo schema se + congiuntivo imperfetto, condizionale presente.

Prerequisito

Il congiuntivo presente in italianoB1

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