L’imperfetto in italiano
Imperfetto
Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di italiano su Settemila Lingue.
In breve
L’imperfetto presenta una situazione passata dall’interno, senza metterne in primo piano l’inizio o la fine: da piccolo giocavo fuori, alle otto dormivo, la stanza era buia. Si usa soprattutto per abitudini, azioni in corso, descrizioni e circostanze di sfondo. Le forme sono molto regolari: -avo, -evo, -ivo nelle tre coniugazioni.
Panoramica
L’imperfetto è un tempo dell’indicativo (il modo verbale usato normalmente per presentare fatti e situazioni). È indispensabile per raccontare ricordi, descrivere una scena e dire che cosa accadeva abitualmente o era già in corso in un certo momento del passato. Si incontra in frasi quotidiane come Quando ero piccolo, giocavo sempre e Cosa facevi ieri alle otto?.
Il nome può trarre in inganno: “imperfetto” non significa che l’azione sia stata eseguita male o sia rimasta necessariamente incompleta. In grammatica, indica che la situazione è vista nel suo svolgimento, nella sua durata o nella sua ripetizione, senza delimitarla come un fatto unico e concluso. Per questo è naturale dire vivevo a Torino quando interessa la situazione di quel periodo, ma ho vissuto a Torino per cinque anni quando si considera concluso l’intero periodo.
Questo tempo viene introdotto al livello B1, quando si impara a organizzare un racconto su due piani: l’imperfetto costruisce spesso lo sfondo; il passato prossimo porta avanti gli eventi principali. La differenza non dipende soltanto dalle parole ieri, sempre o mentre: conta soprattutto il modo in cui chi parla sceglie di presentare la situazione.
Come funziona
Formazione regolare
Per formare l’imperfetto, si parte dall’infinito (la forma del verbo che termina in -are, -ere o -ire), si elimina -re e si aggiungono le desinenze personali. La vocale della coniugazione rimane visibile: a in parlare, e in leggere, i in dormire.
| Persona | parlare | leggere | dormire |
|---|---|---|---|
| io | parlavo | leggevo | dormivo |
| tu | parlavi | leggevi | dormivi |
| lui, lei, Lei | parlava | leggeva | dormiva |
| noi | parlavamo | leggevamo | dormivamo |
| voi | parlavate | leggevate | dormivate |
| loro | parlavano | leggevano | dormivano |
Le terminazioni personali sono quindi sempre -vo, -vi, -va, -vamo, -vate, -vano. Cambia soltanto la vocale precedente: a, e, i. Il soggetto può essere omesso quando la forma verbale lo rende chiaro: Leggevamo molto è normalmente più naturale di Noi leggevamo molto se non c’è contrasto.
La formazione dall’infinito aiuta anche con verbi che al presente cambiano tema: andare → andavo, venire → venivo, uscire → uscivo, tenere → tenevo. I verbi in -ire con ampliamento -isc- non lo conservano: finire → finivo, non finiscivo; capire → capivo.
Le normali regole ortografiche restano valide:
- cercare → cercavo e pagare → pagavo;
- mangiare → mangiavo e cominciare → cominciavo, con una sola i;
- studiare → studiavo, dove la i appartiene al tema del verbo.
Forme particolari molto frequenti
Essere ha un tema speciale ed è il verbo da imparare a memoria.
| Persona | essere | fare | dire | bere |
|---|---|---|---|---|
| io | ero | facevo | dicevo | bevevo |
| tu | eri | facevi | dicevi | bevevi |
| lui, lei, Lei | era | faceva | diceva | beveva |
| noi | eravamo | facevamo | dicevamo | bevevamo |
| voi | eravate | facevate | dicevate | bevevate |
| loro | erano | facevano | dicevano | bevevano |
Le forme facevo, dicevo e bevevo sembrano irregolari rispetto agli infiniti moderni fare, dire e bere, ma seguono temi antichi più lunghi. Lo stesso fenomeno si vede in famiglie come porre → ponevo e tradurre → traducevo. È più utile memorizzare le forme frequenti che cercare di ricostruirle ogni volta.
Con i verbi riflessivi, il pronome precede il verbo: mi svegliavo, ti svegliavi, si svegliava, ci svegliavamo, vi svegliavate, si svegliavano. La negazione si forma normalmente con non: non dormivo. Nelle domande non serve una forma speciale: Dormivi?, Dove abitavate?.
Gli usi fondamentali
1. Abitudini e ripetizioni nel passato
L’imperfetto descrive ciò che avveniva regolarmente in un periodo passato:
- Da studente prendevo il treno ogni mattina.
- D’estate cenavamo sempre in terrazza.
- Mia nonna mi telefonava ogni domenica.
Espressioni come di solito, spesso, ogni giorno, sempre sono indizi frequenti, non regole automatiche. Anche il passato prossimo può accompagnare sempre quando si riassume un periodo concluso: In quella settimana ho sempre pranzato a casa.
2. Azioni in corso in un momento passato
L’imperfetto colloca chi ascolta nel mezzo di un’azione:
- Alle otto dormivo.
- Mentre aspettavamo l’autobus, parlavamo del viaggio.
- Cosa facevi ieri alle otto?
Non è necessario usare stare + gerundio: leggevo può già significare che la lettura era in corso. Stavo leggendo mette ancora più a fuoco lo svolgimento preciso dell’azione.
3. Descrizioni, stati e circostanze di sfondo
Per descrivere persone, luoghi, condizioni fisiche o emotive, tempo atmosferico, età e ora nel passato, l’imperfetto è la scelta normale:
- La cucina era piccola, ma aveva due finestre.
- Avevo fame ed ero stanco.
- Pioveva e faceva freddo.
- Erano le sette e Marta aveva diciotto anni.
Queste informazioni non raccontano necessariamente un nuovo evento: preparano la scena o spiegano in quali condizioni è avvenuto qualcosa.
4. Azioni contemporanee
Due imperfetti possono presentare situazioni che procedono insieme:
- Io cucinavo mentre Luca apparecchiava.
- Mentre i bambini giocavano, gli adulti chiacchieravano.
Il connettore mentre è comune perché evidenzia la simultaneità, ma non è obbligatorio: Fuori pioveva; dentro tutti ballavano.
Imperfetto e passato prossimo nella stessa scena
Il passato prossimo presenta di solito un evento delimitato e concluso; l’imperfetto mostra ciò che era in corso o faceva da sfondo. Il contrasto tipico è:
Mentre dormivo, è arrivato Marco.
Dormivo apre la scena e non indica quando il sonno sia iniziato o finito. È arrivato introduce invece un fatto nuovo che si è verificato in un momento preciso. L’azione all’imperfetto non deve essere realmente “interrotta”: in Mentre cenavamo, è iniziato a piovere, la cena può essere continuata.
Lo stesso fatto può essere presentato da prospettive diverse:
| Prospettiva | Esempio | Che cosa mette a fuoco |
|---|---|---|
| situazione in corso | Ieri alle nove lavoravo. | ciò che accadeva alle nove |
| evento concluso | Ieri ho lavorato fino alle nove. | l’intero periodo, ormai terminato |
| abitudine | In quel periodo lavoravo di notte. | una routine passata |
| serie conclusa | La settimana scorsa ho lavorato tre notti. | un numero definito di eventi |
Perciò ieri non obbliga al passato prossimo. Ieri mangiavo in terrazza quando mi hai chiamato è perfettamente corretto, perché mangiavo è l’azione in corso in quel momento.
Esempi nel contesto
| Frase italiana | Significato in parole semplici | Uso |
|---|---|---|
| Quando ero piccolo, giocavo sempre in cortile. | Durante la mia infanzia avevo questa abitudine. | Età e abitudine |
| Mentre dormivo, è arrivato Marco. | Il sonno era già in corso quando Marco è arrivato. | Sfondo ed evento |
| Da bambina andava spesso al mare. | Per lei andare al mare era un’abitudine dell’infanzia. | Ripetizione |
| Cosa facevi ieri alle otto? | Quale azione era in corso alle otto? | Momento preciso |
| La strada era deserta e non c’era luce. | Queste erano le condizioni della scena. | Descrizione |
| Avevamo fame, ma il ristorante era ancora chiuso. | Fame e chiusura costituivano due stati contemporanei. | Stato e circostanza |
| Mentre io preparavo la cena, Sara apparecchiava. | Le due azioni procedevano nello stesso tempo. | Simultaneità |
| Ogni volta che lo vedevo, mi salutava con un sorriso. | Il saluto si ripeteva a ogni incontro. | Azioni abituali |
| Non capivo perché tutti ridevano. | In quel momento non comprendevo la causa delle risate. | Stato mentale |
| Pioveva da ore quando siamo usciti. | La pioggia era già in corso prima dell’uscita. | Durata di sfondo |
| Da giovane sapeva già parlare tre lingue. | Possedeva questa capacità in quel periodo. | Capacità passata |
| Volevo chiederLe se il dottore era disponibile. | La richiesta viene presentata con maggiore delicatezza. | Cortesia |
| Prima fumavo, ma ho smesso cinque anni fa. | Una vecchia abitudine è terminata con un evento preciso. | Contrasto tra tempi |
| I bambini si svegliavano presto e facevano subito colazione. | Le due azioni formavano una routine. | Verbo riflessivo e abitudine |
Errori comuni
Formare l’imperfetto dal presente
- Non corretto: Io vengavo spesso qui.
- Corretto: Io venivo spesso qui.
- Perché: si parte dall’infinito venire, non dalla forma presente vengo: veni- + -vo.
Conservare -isc- nei verbi in -ire
- Non corretto: Da piccolo non capiscivo la matematica.
- Corretto: Da piccolo non capivo la matematica.
- Perché: all’imperfetto l’ampliamento -isc- scompare: capire → capivo, finire → finivo.
Usare l’imperfetto per una sequenza di fatti conclusi
- Non corretto: Ieri entravo in ufficio, accendevo il computer e mandavo tre messaggi, se si sta semplicemente riferendo che cosa è successo.
- Corretto: Ieri sono entrato in ufficio, ho acceso il computer e ho mandato tre messaggi.
- Perché: una serie di eventi singoli che fa avanzare il racconto richiede normalmente il passato prossimo. L’imperfetto sarebbe possibile solo con un valore abituale o con un particolare effetto narrativo.
Usare il passato prossimo per un’abitudine senza limiti
- Non corretto: Quando ero piccolo, ho giocato sempre in cortile, se si intende una consuetudine generale.
- Corretto: Quando ero piccolo, giocavo sempre in cortile.
- Perché: qui non si conta un insieme concluso di partite; si descrive un comportamento abituale.
Credere che mentre richieda sempre due imperfetti
- Non corretto: Mentre dormivo, arrivava Marco, se l’arrivo è un singolo evento.
- Corretto: Mentre dormivo, è arrivato Marco.
- Perché: mentre introduce spesso un’azione in corso, ma il secondo verbo dipende dal significato. Con due azioni contemporanee e durative va bene: Mentre dormivo, Marco lavorava.
Confondere era con una forma regolare inventata
- Non corretto: La stanza esseva fredda.
- Corretto: La stanza era fredda.
- Perché: essere ha le forme speciali ero, eri, era, eravamo, eravate, erano.
Note d’uso
Le parole temporali aiutano, ma non decidono il tempo
Di solito, ogni estate, spesso e mentre accompagnano frequentemente l’imperfetto; all’improvviso, una volta, poi accompagnano spesso un evento concluso. Non conviene però scegliere il tempo con una lista meccanica. Bisogna domandarsi: sto mostrando una situazione nel suo svolgimento o sto presentando un fatto come unità conclusa?
Anche una durata espressa può avere entrambe le prospettive. Abitavo lì da due anni quando ho cambiato lavoro guarda la situazione da un punto interno del passato. Ho abitato lì per due anni considera invece l’intero periodo, con i suoi limiti.
Verbi modali: l’esito può restare aperto
Con dovere, potere e volere, l’imperfetto spesso esprime intenzione, possibilità o necessità senza dire se l’azione successiva si sia realizzata:
- Dovevo telefonare a Giulia non chiarisce se la telefonata sia avvenuta.
- Ho dovuto telefonare a Giulia presenta normalmente la necessità come affrontata in un episodio concluso.
- Potevo uscire indica che ne avevo la possibilità; ho potuto uscire suggerisce che la possibilità si è concretizzata.
- Volevo parlarti presenta un’intenzione e può anche attenuare la richiesta.
Il contesto può modificare queste interpretazioni, ma il contrasto è molto utile nella conversazione.
Alcuni verbi cambiano sfumatura con il tempo
Con verbi di stato mentale o di conoscenza, la scelta del passato può cambiare il punto di vista:
- Sapevo la risposta = possedevo già quell’informazione;
- Ho saputo la notizia ieri = ne sono venuto a conoscenza ieri;
- Conoscevo Paolo = avevo familiarità con lui;
- Ho conosciuto Paolo a Roma = l’ho incontrato per la prima volta.
Non si tratta di un elenco rigido di verbi “da imperfetto”: è ancora la differenza tra stato in corso ed evento delimitato.
Registro e cortesia
Nelle richieste, soprattutto nel parlato, volevo, cercavo, venivo rendono l’intervento meno diretto: Volevo un’informazione, Cercavo la signora Bianchi, Venivo a ritirare il documento. Il riferimento può essere al momento presente, ma l’imperfetto crea una distanza cortese. In situazioni più formali sono possibili anche il condizionale (vorrei) o formule esplicite (desidererei sapere).
Oltre le basi: usi avanzati
Imperfetto narrativo
Nella narrativa, nelle cronache e talvolta nel linguaggio giornalistico, l’imperfetto può presentare come in svolgimento anche fatti che, nella realtà, sono conclusi: Al trentesimo minuto l’attaccante segnava il gol decisivo. Questo imperfetto narrativo rende la scena più viva o la osserva nel suo sviluppo. Non è il modello più neutro per raccontare una normale successione di azioni; chi sta imparando può usare il passato prossimo e imparare prima a riconoscere questo effetto stilistico.
Giochi, sogni e scenari immaginati
Nel linguaggio infantile e nella progettazione di un gioco, l’imperfetto assegna ruoli dentro una situazione immaginaria: Io ero il medico e tu eri il paziente. Si trova anche nel racconto di sogni: Ho sognato che vivevo su un’isola e potevo volare. In entrambi i casi costruisce il mondo interno in cui valgono quelle condizioni.
Imperfetto ipotetico nel parlato
Nel parlato informale si può sentire Se lo sapevo, venivo con il significato di Se l’avessi saputo, sarei venuto. È un uso diffuso, ma appartiene a un registro colloquiale e comprime due forme verbali più complesse. Nella scrittura sorvegliata e nelle situazioni formali è preferibile il periodo ipotetico standard con congiuntivo trapassato e condizionale passato.
L’imperfetto dentro altri tempi
Le forme avevo ed ero possono funzionare da ausiliari nel trapassato prossimo, il tempo che indica un fatto avvenuto prima di un altro momento passato: Avevo già mangiato quando hai chiamato; Marta era partita da un’ora. In queste frasi non si analizza avevo mangiato come un semplice imperfetto: l’intera costruzione è un tempo composto distinto.
Non va inoltre confuso l’indicativo imperfetto (ero, parlavo, dormivo) con il congiuntivo imperfetto (fossi, parlassi, dormissi). I due tempi hanno forme e funzioni diverse, anche se entrambi possono riferirsi al passato.
Consigli per esercitarsi
- Ricostruisci una scena in due strati. Scegli una fotografia e scrivi cinque frasi di sfondo all’imperfetto (era sera, pioveva, la gente correva), poi aggiungi due eventi al passato prossimo (un autobus si è fermato, una donna è scesa).
- Crea tre linee del tempo personali. Completa Da bambino…, Quando studiavo… e In quel periodo… con abitudini, stati e azioni contemporanee. Poi trasforma almeno una frase in un evento concluso e osserva come cambia il significato.
- Ascolta il contrasto, non solo la forma. In un racconto o in un dialogo, segna gli imperfetti e chiediti per ciascuno: indica un’abitudine, un’azione in corso, uno stato, uno sfondo o cortesia? Questo esercizio è più efficace della sola memorizzazione delle desinenze.
Concetti correlati
- Prerequisito: Verbi regolari in -ARE — introduce persona, tema e desinenza nella coniugazione italiana.
- Da ripassare: Passato prossimo — presenta soprattutto eventi passati delimitati e conclusi.
- Passo successivo: Passato prossimo e imperfetto — approfondisce la scelta tra i due tempi nello stesso racconto.
- Approfondimento: Stare + gerundio — mette particolarmente in rilievo un’azione in corso.
- Da non confondere: Congiuntivo imperfetto — ha forme e funzioni diverse dall’indicativo imperfetto.
Prerequisito
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