Le proposizioni subordinate in basco
Menpeko Perpausak
Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di basco su Settemila Lingue.
In breve
In basco molte proposizioni subordinate non sono introdotte da una parola autonoma come l’italiano che, perché o quando: la relazione viene segnalata da un suffisso legato al verbo, spesso all’ausiliare. Le forme fondamentali sono -la «che», -lako «perché», -(e)nez «poiché/dato che», -n arren «sebbene» e -(e)nean «quando». La subordinata precede spesso la principale, ma con pensieri e dichiarazioni può anche seguirla.
Panoramica
Una proposizione subordinata è una frase che dipende da un’altra frase: in So che Ane arriva, che Ane arriva completa il significato di so. In basco si parla di menpeko perpausa. Il punto più caratteristico è che il legame con la frase principale compare di solito alla fine della subordinata, sul verbo coniugato. Per chi parla italiano, quindi, bisogna abituarsi a non cercare sempre una congiunzione davanti alla proposizione.
Questo argomento si affronta al livello B1, quando si cominciano a unire informazioni, motivazioni, concessioni e rapporti temporali in un unico periodo. Presuppone familiarità con le proposizioni relative basche in -n, perché alcune subordinate qui studiate — soprattutto quelle con -(e)nean e -n arren — partono proprio da quella forma verbale.
La regola generale «la subordinata viene prima» è utile, ma non assoluta. Le subordinate di causa, tempo e concessione si collocano molto spesso prima della principale; le completive in -la, invece, seguono frequentemente verbi come jakin «sapere», uste izan «pensare» ed esan «dire». È il suffisso finale, più che la posizione, a indicare la funzione.
Come funziona
La logica di base: il segnale arriva sul verbo
Nelle forme verbali perifrastiche basche, composte da participio o forma lessicale più ausiliare, il suffisso si aggiunge normalmente all’ausiliare (il verbo che porta persona, numero e tempo):
- etorri da — è arrivato/a;
- etorri dela — che è arrivato/a;
- etorri delako — perché è arrivato/a;
- etorri denean — quando è arrivato/a.
Con un verbo sintetico, cioè coniugato in una sola parola, il suffisso si lega a quella forma: dator «viene» → datorrela «che viene»; dakit «lo so» → dakidanez «per quanto ne so/poiché lo so».
Le forme non si ottengono sempre incollando meccanicamente il suffisso alla grafia della forma indipendente. Per esempio, da diventa dela, du diventa duela e da diventa denean davanti alla forma temporale. Conviene imparare le forme ricorrenti come unità complete.
| Forma indipendente | Forma subordinata | Significato e funzione |
|---|---|---|
| da | dela | che è |
| du | duela | che lo/la ha; che lo/la fa |
| naiz | naizela | che sono |
| dator | datorrela | che viene |
| da | delako | perché è |
| du | duelako | perché lo/la ha; perché lo/la fa |
| da | denez | poiché è; dato che è |
| du | duenez | poiché lo/la ha; dato che lo/la fa |
| da | denean | quando è |
| du | duenean | quando lo/la ha; quando lo/la fa |
-la: «che» dopo sapere, pensare, dire e percepire
-la introduce una completiva, cioè una proposizione che completa il significato di un verbo. È comune dopo verbi di conoscenza, opinione, dichiarazione e percezione:
- Badakit euskara zaila dela — So che il basco è difficile.
- Uste dut Ane etxean dagoela — Penso che Ane sia a casa.
- Esan du bihar etorriko dela — Ha detto che verrà domani.
In italiano che compare all’inizio della completiva; in basco -la compare alla fine. È utile pensare alla subordinata come a una cornice: Ane etxean dago diventa Ane etxean dagoela, e solo l’ultima forma rivela esplicitamente il rapporto di dipendenza.
La negazione resta davanti al verbo come in una frase indipendente: Ez da etorriko «non verrà» → Badakit ez dela etorriko «So che non verrà». La scelta del modo e del tempo non coincide sempre con quella italiana: dopo uste dut una constatazione viene normalmente espressa con una forma indicativa basca, anche se una traduzione italiana naturale può usare il congiuntivo (Uste dut etxean dagoela «Penso che sia a casa»).
-lako: la causa presentata come spiegazione
-lako esprime una causa e corrisponde spesso a «perché» o «dato che». Si forma sulla stessa base della completiva:
- da → dela → delako;
- du → duela → duelako;
- naiz → naizela → naizelako.
La causa precede spesso la conseguenza:
- Gaixorik dagoelako, ez da etorri. — Non è venuto/a perché è malato/a.
- Autobusa galdu dugulako, berandu iritsi gara. — Siamo arrivati tardi perché abbiamo perso l’autobus.
A differenza dell’italiano, non si mette una parola equivalente a perché davanti alla subordinata: è -lako alla fine a svolgere quel lavoro. -lako introduce una proposizione con un verbo; per una causa espressa da un nome si usa invece spesso -gatik: euriagatik «a causa della pioggia».
-(e)nez e -nez gero: una causa già nota o assunta
-(e)nez presenta spesso la causa come circostanza nota, evidente o assunta nel ragionamento. In italiano sono naturali «poiché», «siccome», «dato che» o «visto che». Compare frequentemente anche nella sequenza -nez gero:
- Berandu denez, etxera joango gara. — Siccome è tardi, andremo a casa.
- Denok prest gaudenez gero, has gaitezen. — Dato che siamo tutti pronti, cominciamo.
Nel parlato quotidiano -lako è spesso la scelta più diretta per rispondere alla domanda «perché?». -(e)nez (gero) tende invece a costruire il contesto da cui deriva la principale. La differenza non è sempre traducibile con una parola italiana diversa, ma è percepibile nel modo in cui viene organizzato il discorso.
Alcune forme in -nez hanno anche valori fissati dall’uso: dakidanez significa spesso «per quanto ne so», mentre dirudienez vale «a quanto pare». Questo uso viene approfondito più avanti.
-n arren e participio + arren: «sebbene, nonostante»
arren introduce una concessione: riconosce un fatto che potrebbe far prevedere un risultato, ma la principale presenta un esito contrario. Con una forma verbale finita è molto comune la struttura verbo in -n + arren:
- Euria egiten duen arren, joango gara. — Sebbene piova, andremo.
- Nekatuta nagoen arren, amaituko dut. — Anche se sono stanco/a, finirò.
Si incontra anche participio + arren, soprattutto quando il riferimento temporale e personale è ricavabile dal contesto:
- Euria egin arren, kalera atera gara. — Nonostante abbia piovuto, siamo usciti.
- Saiatu arren, ez du lortu. — Pur avendoci provato, non ci è riuscito/a.
Attenzione: il semplice -la non sostituisce la forma in -n davanti ad arren. Perciò si dice zaila den arren, non zaila dela arren.
-(e)nean: «quando»
-(e)nean forma subordinate temporali. Storicamente e strutturalmente contiene la forma in -n più un elemento di caso con valore temporale; per impararla, però, è più pratico memorizzare le forme intere:
- da → denean — quando è;
- du → duenean — quando lo/la ha o fa;
- naiz → naizenean — quando sono;
- nintzen → nintzenean — quando ero;
- dator → datorrenean — quando viene.
La forma verbale indica il rapporto temporale:
- Etxera iristen naizenean, afaltzen dut. — Quando arrivo a casa, ceno. (abitudine)
- Iritsi naizenean, deitu dizut. — Quando sono arrivato/a, ti ho chiamato.
- Iristen zarenean, deitu. — Quando arrivi, chiama.
L’italiano può usare il futuro dopo quando in frasi riferite al futuro; il basco sceglie la forma secondo il valore aspettuale e temporale della frase, e non va ricavato con una sostituzione parola per parola. Al livello B1 è utile fissare prima alcune coppie frequenti, come iristen zarenean «quando arrivi/arriverai» e amaitzen duzunean «quando finisci/avrai finito».
Ordine delle proposizioni e virgola
Con causa, tempo e concessione, l’ordine più neutro mette la subordinata prima della principale:
- Lana amaitzen dudanean, atseden hartuko dut. — Quando finirò il lavoro, mi riposerò.
L’ordine inverso è possibile, specialmente quando la principale costituisce il messaggio centrale e la subordinata viene aggiunta dopo:
- Atseden hartuko dut lana amaitzen dudanean. — Mi riposerò quando finirò il lavoro.
Con -la, invece, sono naturali sia Badakit euskara zaila dela sia, in un ordine marcato dal tema, Euskara zaila dela badakit. La virgola aiuta a separare una subordinata iniziale lunga dalla principale, ma non sostituisce mai il suffisso verbale.
Esempi nel contesto
| Basco | Italiano | Nota |
|---|---|---|
| Badakit euskara zaila dela. | So che il basco è difficile. | Completiva in -la dopo jakin |
| Uste dut gaur ez dela etorriko. | Penso che oggi non verrà. | La negazione precede il verbo subordinato |
| Anek esan du bilera hamarretan dela. | Ane ha detto che la riunione è alle dieci. | Dichiarazione riferita |
| Pozik nago hemen zaudelako. | Sono contento/a perché sei qui. | Causa in -lako |
| Gaixorik dagoelako ez da etorri. | Non è venuto/a perché è malato/a. | La causa precede la principale |
| Bihar goiz jaiki behar dudanez, orain ohera noa. | Dato che domani devo alzarmi presto, ora vado a letto. | Circostanza assunta con -nez |
| Dakidanez, denda zazpietan ixten da. | Per quanto ne so, il negozio chiude alle sette. | Espressione ricorrente con -nez |
| Euria egiten duen arren, oinez joango gara. | Anche se piove, andremo a piedi. | Concessione con forma finita in -n |
| Asko ikasi arren, urduri dago. | Pur avendo studiato molto, è nervoso/a. | Participio + arren |
| Iritsi naizenean, deitu dizut. | Quando sono arrivato/a, ti ho chiamato. | Evento passato con -(e)nean |
| Etxera iristen zarenean, bidali mezua. | Quando arrivi a casa, manda un messaggio. | Istruzione riferita al futuro |
| Txikia nintzenean, Donostian bizi nintzen. | Quando ero piccolo/a, vivevo a San Sebastián. | Situazione abituale nel passato |
| Lana amaitzen dugunean, zerbait hartzera joango gara. | Quando finiremo il lavoro, andremo a bere qualcosa. | Subordinata temporale iniziale |
| Ez nekien atea itxita zegoela. | Non sapevo che la porta fosse chiusa. | Completiva dipendente da un verbo al passato |
Errori comuni
Mettere una congiunzione davanti e lasciare invariato il verbo
- Errato: Porque gaixorik dago, ez da etorri.
- Corretto: Gaixorik dagoelako, ez da etorri.
- Perché: in questa costruzione la causa è marcata da -lako sul verbo basco. Inserire una parola spagnola o una traduzione letterale di «perché» non forma la subordinata.
Aggiungere il suffisso al participio anziché all’ausiliare
- Errato: Badakit etorrila da.
- Corretto: Badakit etorri dela.
- Perché: nella forma perifrastica etorri da, è l’ausiliare da a ricevere -la e a diventare dela.
Confondere -la e -lako
- Errato: Pozik nago hemen zaudela. (se si vuole dire «perché sei qui»)
- Corretto: Pozik nago hemen zaudelako.
- Perché: -la introduce il contenuto di un pensiero o di un’affermazione; -lako esprime la causa. La prima frase può essere interpretata diversamente, ma non segnala da sola il rapporto causale voluto.
Usare -la davanti a arren
- Errato: Zaila dela arren, saiatuko naiz.
- Corretto: Zaila den arren, saiatuko naiz.
- Perché: con un verbo finito, arren si costruisce normalmente sulla forma in -n: den arren, duen arren, dagoen arren.
Formare -(e)nean dalla forma indipendente in modo meccanico
- Errato: da-nean o du-nean
- Corretto: denean, duenean
- Perché: le forme subiscono adattamenti regolari ma non sempre trasparenti dalla sola grafia. Memorizza le coppie da/denean, du/duenean, naiz/naizenean.
Copiare automaticamente il congiuntivo italiano
- Errato come metodo: scegliere una forma basca solo perché la traduzione italiana contiene sia o fosse.
- Corretto: Uste dut etxean dagoela. — Penso che sia a casa.
- Perché: i modi verbali delle due lingue non corrispondono uno a uno. Il basco possiede forme congiuntive, ma molte completive dichiarative e di opinione usano una forma finita con -la.
Note d’uso
-lako è comune e neutro quando si fornisce una motivazione. -(e)nez e soprattutto -nez gero possono suonare più argomentativi: la causa viene trattata come punto di partenza condiviso. In una conversazione, Nekatuta nagoelako risponde direttamente a «Perché?», mentre Nekatuta nagoenez, etxera noa costruisce il ragionamento «Dato che sono stanco/a, vado a casa».
Il basco tollera una certa flessibilità nell’ordine, ma tende a collocare prima ciò che prepara o delimita l’informazione principale. Per questo le subordinate temporali e concessive iniziali sono molto naturali. Nelle completive, invece, il verbo reggente può venire prima: Uste dut..., Badakit..., Esan du.... Questo ordine permette a chi ascolta di capire subito se ciò che segue è un’opinione, una conoscenza o un’informazione riferita.
Nel parlato la prosodia, cioè il ritmo e l’intonazione, rende chiaro il confine fra le proposizioni. Nello scritto una virgola dopo una subordinata iniziale lunga migliora la leggibilità. Non bisogna però applicare automaticamente la punteggiatura italiana: la struttura grammaticale rimane affidata alla forma verbale finale.
Oltre le basi: usi avanzati
Domande indirette e completive non dichiarative
Non tutte le frasi dipendenti usano -la. Una domanda indiretta mantiene spesso una parola interrogativa e presenta il verbo in -n:
- Ez dakit nor den. — Non so chi sia.
- Galdetu du noiz etorriko garen. — Ha chiesto quando verremo.
Il contrasto è utile: Badakit Ane etorri dela significa «So che Ane è venuta», mentre Ez dakit Ane etorri den significa «Non so se Ane è venuta». Questo settore si collega al discorso indiretto e richiede di distinguere un contenuto dichiarato da una domanda incorporata.
Sfumature di -(e)nez
Con alcuni verbi, -(e)nez non introduce semplicemente una causa. Può indicare la fonte o il limite dell’informazione:
- Dakidanez, ez dago arazorik. — Per quanto ne so, non c’è alcun problema.
- Dirudienez, trena berandu dator. — A quanto pare, il treno è in ritardo.
Qui una traduzione con «perché» sarebbe fuorviante. La forma segnala piuttosto la base da cui il parlante trae la conclusione.
Concessione: arren e nahiz eta
Accanto a -n arren esiste nahiz eta, seguito in molte costruzioni da forme che vanno apprese nel quadro delle subordinate concessive più avanzate:
- Nahiz eta zaila izan, saiatuko naiz. — Anche se è difficile, proverò.
Le due strutture condividono il significato generale di concessione, ma non si costruiscono allo stesso modo. Al livello B1 conviene produrre con sicurezza den arren e riconoscere nahiz eta ... izan; in seguito si possono approfondire registro, tempi e forme congiuntive.
Rapporti con altre subordinate
Le forme di questo capitolo costituiscono una base, non l’intero sistema. Il basco usa anche -t(z)eko per lo scopo (ikasteko «per studiare»), nomi verbali in -tzea, strutture temporali come aurretik «prima di» e ondoren «dopo», e costruzioni di risultato. La scelta dipende dal rapporto logico e dal fatto che la proposizione abbia o meno un soggetto espresso autonomamente.
Consigli per esercitarsi
- Trasforma frasi brevi. Parti da Ane etxean dago e crea Badakit Ane etxean dagoela, Ane etxean dagoelako..., Ane etxean dagoenean.... Così associ ogni suffisso a una funzione, non a una traduzione isolata.
- Impara famiglie di forme. Prepara una tabella personale con da → dela/delako/denez/denean e du → duela/duelako/duenez/duenean. Ripetere famiglie riduce gli errori morfologici.
- Racconta una giornata usando legami diversi. Formula almeno una frase con causa, una con concessione e due con tempo: Berandu jaiki naizelako..., Nekatuta nagoen arren..., Lanera iristen naizenean.... Poi controlla che il suffisso sia sull’ultima forma verbale della subordinata.
Concetti correlati
- Prerequisito: Proposizioni relative — introduce la forma verbale in -n, necessaria per diverse subordinate.
- Passo successivo: Proposizioni di scopo e risultato — amplia i rapporti logici con -t(z)eko e altre costruzioni.
- Approfondimento: Proposizioni di causa, risultato e concessione — confronta in modo più preciso cause e concessioni.
- Approfondimento: Discorso indiretto — sviluppa l’uso di -la dopo verbi del dire e del pensiero.
- Approfondimento: Modo congiuntivo — tratta le forme richieste da desideri, richieste e finalità.
- Approfondimento: Nomi verbali e nominalizzazione — mostra come un’azione può funzionare come nome nella frase.
- Livello avanzato: Strutture del periodo complesso — combina più subordinate in periodi articolati.
- Livello avanzato: Concordanza dei tempi — approfondisce i rapporti temporali tra principale e subordinate.
Prerequisito
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