A2

Espressioni di tempo in yoruba

Àwọn Ọ̀rọ̀ Àkókò

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In breve

In yoruba parole come lónìí «oggi», lọ́la «domani», lánàá «ieri» e nísinsìnyí «adesso» possono comparire all'inizio o alla fine della frase. Il verbo non cambia desinenza come in italiano: sono il contesto, l'espressione temporale e particelle come ń, ti e máa/yóò a indicare se un'azione è in corso, compiuta o futura.

Panoramica

Le espressioni di tempo permettono di rispondere a domande essenziali: quando?, a che ora?, per quanto tempo?, prima o dopo quale evento? Al livello A2 conviene imparare anzitutto un piccolo gruppo di parole molto frequenti e usarle in frasi complete, senza cercare una corrispondenza parola per parola con i tempi verbali italiani.

La differenza più importante per chi parla italiano riguarda infatti il verbo. In italiano diciamo vado, andavo, andrò: la forma verbale porta molte informazioni temporali. In yoruba il verbo, per esempio lọ «andare», non si coniuga per persona e tempo. Una frase può affidarsi a lánàá per collocare l'evento nel passato, oppure combinare una parola temporale con un marcatore aspettuale (una particella che presenta l'azione come in corso, abituale o già compiuta).

Questo argomento comprende avverbi come «oggi» e «adesso», giorni della settimana, parti del giorno, unità di durata e connettivi come lẹ́yìn náà «dopo, in seguito». I segni di tono e le lettere , e fanno parte dell'ortografia yoruba: è bene copiarli anche nelle parole che sembrano già riconoscibili.

Come funziona

Le parole fondamentali

Forma yoruba Significato Uso essenziale
lónìí oggi Il giorno in cui si parla
lọ́la / ọ̀la domani; il giorno seguente lọ́la è molto comune come avverbio; ọ̀la può indicare anche il domani o il futuro in senso più ampio
lánàá ieri Il giorno precedente
nísinsìnyí adesso, in questo momento Spesso si incontra anche la grafia nísisìnyí
nígbà yìí in questo momento, in questo periodo Letteralmente «in questo tempo»
lẹ́yìn náà dopo, in seguito, dopodiché Collega due momenti o due azioni
ṣáájú prima, in precedenza; davanti a Con un nome indica ciò che viene prima
nígbà tí quando Introduce una proposizione, cioè un gruppo di parole con un proprio soggetto e verbo

Lónìí, lọ́la e lánàá non richiedono normalmente una preposizione aggiunta. Si può dire Mo máa lọ lọ́la «andrò domani», non una costruzione modellata sull'italiano a domani o nel domani.

Posizione nella frase

La collocazione più neutra è spesso dopo il verbo e i suoi eventuali complementi:

  • Ó wá lánàá. — È venuto/a ieri.
  • A máa pàdé lọ́la. — Ci incontreremo domani.

L'espressione temporale può però andare all'inizio per stabilire subito il momento o creare contrasto:

  • Lónìí, mo ń ṣiṣẹ́. — Oggi sto lavorando.
  • Lọ́la, a ó sinmi. — Domani riposeremo.

Non è necessario separarla sempre con una virgola: la virgola qui aiuta soltanto la lettura. Per iniziare, è utile padroneggiare entrambi gli schemi:

  • Soggetto + indicatore di aspetto/futuro + verbo + tempo
  • Tempo + soggetto + indicatore di aspetto/futuro + verbo

Tempo e aspetto nella stessa frase

Una parola temporale dice quando; il marcatore dice come viene vista l'azione. Le combinazioni più utili sono queste:

Schema yoruba Traduzione naturale Che cosa segnala
Ó wá lánàá. È venuto/a ieri. Il contesto passato è dato da lánàá; il verbo resta
Ó ń ṣiṣẹ́ nísinsìnyí. Sta lavorando adesso. ń presenta un'azione in corso
Ó ti dé lónìí. È già arrivato/a oggi. ti presenta un risultato già raggiunto
Ó máa lọ lọ́la. Andrà domani. máa orienta l'azione al futuro in questo contesto
Ó yóò wá lọ́la. Verrà domani. yóò esprime un futuro esplicito
Ó máa ń kàwé ní alẹ́. Di solito studia/legge di sera. máa ń indica un'abitudine, non un unico futuro

Questa distinzione evita un riflesso tipicamente italiano: non occorre «mettere il verbo al passato» solo perché compare «ieri». Allo stesso modo, ń non significa genericamente «presente», ma mette a fuoco un'azione in svolgimento.

Giorni, parti del giorno e periodi

Yoruba Italiano Esempio d'uso
Ọjọ́ Àìkú domenica ní Ọjọ́ Àìkú «di/domenica»
Ọjọ́ Ajé lunedì lónìí ni Ọjọ́ Ajé «oggi è lunedì»
Ọjọ́ Ìṣẹ́gun martedì giorno della settimana
Ọjọ́rú mercoledì giorno della settimana
Ọjọ́bọ̀ giovedì giorno della settimana
Ọjọ́ Ẹtì venerdì giorno della settimana
Ọjọ́ Àbámẹ́ta sabato giorno della settimana
àárọ̀ mattina ní àárọ̀ «di mattina»
ọ̀sán pomeriggio, ore centrali del giorno ní ọ̀sán «nel pomeriggio»
ìrọ̀lẹ́ sera, tardo pomeriggio ní ìrọ̀lẹ́ «di sera»
alẹ́ notte, sera tarda ní alẹ́ «di notte»

Con i giorni e le parti del giorno è frequente , che corrisponde secondo il contesto a a, in o di. Prima di una parola, può fondersi fonologicamente e graficamente in forme già lessicalizzate; per il livello A2 è più sicuro imparare intere espressioni come ní àárọ̀ e ní alẹ́, invece di tentare di ricostruirle ogni volta.

Chiedere e dire l'ora

Per chiedere l'ora sono utili Aago mélòó ni? «Che ora è?» e la formulazione Kí ni wákàtí?, anch'essa usata nel materiale di base con il senso di «Che ora è?». Aago indica l'orologio o l'ora segnata; wákàtí indica soprattutto l'unità «ora».

Per un'ora esatta, il numero segue aago:

  • Aago mẹ́ta ni. — Sono le tre.
  • A máa pàdé ní aago mẹ́fà. — Ci incontreremo alle sei.

La costruzione italiana alle + ora corrisponde quindi spesso a ní aago + numero. Le espressioni per frazioni d'ora possono variare nell'uso; all'inizio conviene saper chiedere conferma e usare l'ora esatta, senza trasferire automaticamente e un quarto o meno venti parola per parola.

Durata e quantità di tempo

Le unità principali si comportano come nomi (parole che indicano persone, cose o idee). Il numero viene dopo il nome, diversamente dall'ordine più comune in italiano:

Unità Domanda o quantità Significato
ìṣẹ́jú ìṣẹ́jú mẹ́wàá dieci minuti
wákàtí wákàtí méjì due ore
ọjọ́ ọjọ́ mẹ́ta tre giorni
ọ̀sẹ̀ ọ̀sẹ̀ kan una settimana
oṣù oṣù mẹ́fà sei mesi
ọdún ọdún méjì due anni

Mélòó? significa «quanti/e?» e segue anch'esso l'unità: Ọjọ́ mélòó? «Quanti giorni?»; Oṣù mélòó ni o ti wà níbí? «Da quanti mesi sei qui?». Per una durata delimitata è comune fún «per»: Mo dúró fún wákàtí méjì «ho aspettato per due ore».

Prima, dopo e quando

Con un nome, ṣáájú e lẹ́yìn stabiliscono un rapporto temporale:

  • ṣáájú iṣẹ́ — prima del lavoro
  • lẹ́yìn iṣẹ́ — dopo il lavoro
  • lẹ́yìn náà — dopo ciò, dopodiché

Con una frase completa entra in gioco nígbà tí «quando»: Nígbà tí mo dé, ó ti lọ «Quando sono arrivato/a, era già andato/a via». Per il livello A2 basta riconoscere questo connettivo e usarlo in frasi brevi; le costruzioni complete con «prima che», «dopo che» e «finché» sono riprese nella sezione avanzata.

Esempi nel contesto

Yoruba Italiano Nota
Mo máa lọ lọ́la. Andrò domani. máa + lọ́la colloca l'azione nel futuro
Ó wá lánàá. È venuto/a ieri. Il verbo non riceve una desinenza di passato
Lónìí, a ń ṣiṣẹ́ ní ilé. Oggi lavoriamo/stiamo lavorando a casa. ń indica un'azione in corso
Ó ń jẹun nísinsìnyí. Sta mangiando adesso. Momento presente preciso
Kí ni wákàtí? Che ora è? Domanda sull'ora nel lessico di base
Aago mẹ́rin ni. Sono le quattro. Ora esatta
A máa pàdé ní aago mẹ́fà. Ci incontreremo alle sei. ní aago introduce l'orario
Mo máa ń jí ní àárọ̀ kùtùkùtù. Di solito mi sveglio presto la mattina. máa ń indica un'abitudine
Wọ́n máa ń sinmi ní Ọjọ́ Àìkú. Di solito riposano la domenica. Giorno ricorrente
Mo dúró fún ìṣẹ́jú mẹ́wàá. Ho aspettato per dieci minuti. Durata con fún
Oṣù mélòó ni o ti wà níbí? Da quanti mesi sei qui? L'unità precede mélòó
Mo ti wà níbí fún oṣù mẹ́ta. Sono qui da tre mesi. ti + durata ancora rilevante nel presente
A jẹun; lẹ́yìn náà, a lọ. Abbiamo mangiato; dopodiché siamo andati via. Sequenza di due eventi
Nígbà tí mo dé, ó ti lọ. Quando sono arrivato/a, era già andato/a via. La seconda azione era già compiuta

Errori comuni

Aggiungere davanti a «oggi», «domani» o «ieri»

  • Da evitare: Mo máa lọ ní lọ́la.
  • Corretto: Mo máa lọ lọ́la.
  • Perché: lọ́la funziona già come espressione avverbiale «domani». Non va costruita sul modello italiano nel giorno di domani.

Coniugare mentalmente il verbo come in italiano

  • Da evitare: cercare una diversa forma di solo per rendere «venne».
  • Corretto: Ó wá lánàá.
  • Perché: il verbo yoruba non cambia desinenza per persona e tempo. Qui lánàá rende chiara la collocazione passata.

Confondere futuro e abitudine

  • Da evitare: interpretare sempre máa ń come un singolo evento futuro.
  • Corretto: Mo máa lọ lọ́la «andrò domani», ma Mo máa ń lọ ní Ọjọ́ Ajé «di solito vado il lunedì».
  • Perché: la sequenza máa ń presenta normalmente un comportamento abituale; máa senza ń, con un riferimento come lọ́la, può avere valore futuro.

Mettere il numero prima dell'unità

  • Da evitare: un ordine modellato su tre mesi.
  • Corretto: oṣù mẹ́ta.
  • Perché: nelle quantità yoruba il nome contato viene prima del numerale. Lo stesso vale nella domanda: oṣù mélòó? «quanti mesi?».

Omettere i segni distintivi

  • Da evitare: loni, lana, losan nella scrittura curata.
  • Corretto: lónìí, lánàá, ní ọ̀sán.
  • Perché: accenti tonali e lettere con il punto sottoscritto distinguono pronuncia e parole. Una tastiera scomoda non trasforma questi segni in decorazioni facoltative.

Note d'uso

Ọ̀la e lọ́la sono vicine ma non sempre intercambiabili in ogni contesto. Per dire semplicemente «domani» in una frase quotidiana, lọ́la è una scelta sicura; ọ̀la può richiamare anche «il domani» o «il futuro» come idea.

Per «adesso» si incontrano grafie come nísinsìnyí e nísisìnyí. La variazione non deve impedire di riconoscere la parola nell'ascolto o nella lettura. In produzione, conviene scegliere una grafia coerente con il materiale o con la varietà dell'insegnante.

Le parti del giorno non coincidono sempre con confini rigidi identici a quelli italiani. Àárọ̀, ọ̀sán, ìrọ̀lẹ́ e alẹ́ descrivono fasce culturalmente e contestualmente riconoscibili; in un appuntamento concreto è molto più chiaro aggiungere ní aago....

Oltre le basi: uso avanzato

Questa parte non è indispensabile per iniziare, ma aiuta a riconoscere strutture che compaiono presto nei racconti e nelle istruzioni.

Con una proposizione completa, «prima che» usa spesso lo schema ṣáájú kí ... tó ...:

  • Ṣáájú kí o tó lọ, jẹun. — Prima di andare, mangia.

«Dopo che» può essere costruito con lẹ́yìn tí; ti all'interno della frase mette in evidenza il completamento:

  • Lẹ́yìn tí wọ́n ti jẹun, wọ́n lọ. — Dopo aver mangiato, se ne sono andati.

Per «finché/fino a quando» si incontra títí con altri elementi della frase:

  • Dúró títí mo fi padà. — Aspetta finché non torno.

Queste non sono semplici sostituzioni dell'italiano prima, dopo e finché: sono schemi da imparare come unità. In particolare, e fi svolgono qui funzioni grammaticali che non hanno una traduzione autonoma utile parola per parola.

Nei racconti, le relazioni temporali nascono dall'insieme di connettivi e aspetto. Nígbà tí mo dé, ó ti lọ non afferma soltanto due fatti passati: ti mostra che la partenza era già compiuta al momento dell'arrivo. È l'equivalente funzionale di una distinzione che l'italiano rende spesso scegliendo tra passato prossimo, imperfetto e trapassato, ma il meccanismo yoruba è diverso.

Per indicare ricorrenza si possono incontrare espressioni lessicali come lójoojúmọ́ «ogni giorno» e lọ́sẹ̀ọ̀sẹ̀ «ogni settimana». Vanno apprese con i loro toni e affiancate a máa ń quando si descrive un'abitudine: Mo máa ń kàwé lójoojúmọ́ «studio/leggo ogni giorno».

Consigli per esercitarsi

  1. Costruisci una linea del tempo di tre giorni. Scrivi tre frasi con lo stesso verbo: una con lánàá, una con lónìí e una con lọ́la. Controlla che a cambiare siano il riferimento temporale e, quando serve, il marcatore, non la forma lessicale del verbo.
  2. Descrivi una giornata reale. Abbina cinque attività a ní àárọ̀, ní ọ̀sán, ní ìrọ̀lẹ́ o ní alẹ́; poi aggiungi un orario con ní aago.... Le frasi legate alla propria routine si ricordano meglio di elenchi isolati.
  3. Ripeti le quantità in blocco. Pronuncia insieme oṣù mẹ́ta, wákàtí méjì, ìṣẹ́jú mẹ́wàá e le relative domande con mélòó. In questo modo l'ordine nome + numero diventa automatico.

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