B1

Le frasi relative in hawaiano

Kuhina

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di hawaiano su Settemila Lingue.

In breve

In hawaiano la proposizione relativa viene dopo il nome che precisa: ka wahine i hele mai, «la donna che è venuta». Non esiste un unico pronome equivalente all'italiano che: secondo il ruolo del nome si usano una frase verbale, una forma come nāna i, oppure una costruzione con l'agente e ai, per esempio ka puke aʻu i heluhelu ai, «il libro che ho letto».

Panoramica

Una proposizione relativa è una piccola frase che serve a identificare o descrivere un nome. In «la donna che è venuta», il nome è la donna e «che è venuta» dice di quale donna si parla. Il nome descritto si chiama antecedente (cioè il nome a cui la relativa si riferisce). In hawaiano, come in italiano, la relativa segue normalmente l'antecedente; il modo in cui si collega a esso, però, è diverso.

L'italiano dispone di parole esplicite come che, cui e dove. In hawaiano non si sceglie un pronome relativo da una lista equivalente. Si guarda invece quale funzione avrebbe l'antecedente dentro la frase: è il soggetto (chi compie l'azione), l'oggetto diretto (chi o che cosa subisce o riceve direttamente l'azione), oppure un riferimento di luogo, tempo o circostanza? Da questa scelta dipendono forme come i, nāna i e ai.

Questo argomento si affronta al livello B1 perché combina più elementi già noti: ordine della frase, marcatori verbali e pronomi possessivi. È utile sia per descrivere persone e oggetti sia per capire racconti, istruzioni e conversazioni: «la persona che mi ha aiutato», «il libro che abbiamo letto», «il luogo dove abitavo».

Come funziona

Il principio fondamentale: nome prima, relativa dopo

Lo schema più generale è:

Parte Funzione Esempio
nome antecedente ciò che viene identificato ka wahine — la donna
proposizione relativa informazione che identifica il nome i hele mai — che è venuta
gruppo completo nome più descrizione ka wahine i hele mai — la donna che è venuta

Il gruppo ka wahine i hele mai può essere solo una parte di una frase più ampia:

Ua ʻike au i ka wahine i hele mai. — Ho visto la donna che è venuta.

La relativa rimane accanto al nome che modifica. Questa vicinanza è importante: aiuta chi ascolta a capire subito quale elemento viene descritto.

1. Quando l'antecedente compie l'azione

Se il nome descritto è anche il soggetto del verbo relativo, può seguire direttamente una normale sequenza verbale. Il soggetto non viene ripetuto dentro la relativa:

nome + marcatore verbale + verbo + altri complementi

ka wahine i hele mai

la donna + azione compiuta + venire verso chi parla

«la donna che è venuta»

Qui i davanti a hele segnala un'azione vista come compiuta. Con un'azione in corso si può trovare e ... ana:

ke keiki e pāʻani ana ma waho — il bambino che sta giocando fuori

La relativa conserva quindi i marcatori di tempo e aspetto della frase hawaiana. Non è il solo fatto di essere relativa a imporre sempre i: la forma verbale dipende dal significato.

2. Mettere in rilievo l'agente con nāna i

Un'altra costruzione presenta esplicitamente chi ha compiuto l'azione mediante nāna i:

nome + nāna i + verbo + oggetto

ke kanaka nāna i kūkulu i ka hale — la persona che ha costruito la casa

In questa struttura nāna indica «da lui/lei, a opera sua» e mette a fuoco l'agente (la persona responsabile dell'azione). La i immediatamente prima di kūkulu introduce la frase verbale; la seconda i, davanti a ka hale, introduce l'oggetto del verbo:

Ke kanaka nāna i kūkulu i ka hale.

Le due i non hanno dunque la stessa funzione. Questa costruzione è particolarmente chiara quando si vuole identificare qualcuno attraverso ciò che ha fatto: l'autore di un'opera, chi ha preparato qualcosa o chi ha dato un aiuto.

3. Quando l'antecedente è l'oggetto: agente espresso e ai

Se l'antecedente sarebbe l'oggetto del verbo relativo, la costruzione tipica cambia:

nome + a + agente + marcatore verbale + verbo + ai

ka puke aʻu i heluhelu ai — il libro che ho letto

La frase indipendente corrispondente sarebbe Ua heluhelu au i ka puke, «ho letto il libro». Nella relativa, ka puke è già comparso come antecedente, quindi non viene ripetuto dopo il verbo. Aʻu identifica chi legge, cioè «io», mentre ai alla fine rinvia al posto lasciato dall'elemento anticipato.

Con altri agenti si incontrano forme dello stesso sistema:

Agente della relativa Forma Esempio breve
io aʻu ka puke aʻu i heluhelu ai
tu āu ka mea āu i ʻōlelo ai
lui/lei āna ka pua āna i hāʻawi mai ai
noi, escluso chi ascolta a mākou ke mele a mākou i lohe ai
una persona nominata a Keola ka hale a Keola i kūkulu ai

Queste forme assomigliano a costruzioni possessive hawaiane, ma qui servono a indicare l'agente della proposizione subordinata. Non vanno tradotte parola per parola con un possessivo italiano: in ka puke aʻu i heluhelu ai, aʻu non significa che il libro sia «mio»; indica che sono io ad averlo letto.

4. Luogo, tempo e altre circostanze con ai

Ai compare anche quando l'antecedente rappresenta il luogo, il momento o un altro elemento legato all'azione:

  • ka wahi aʻu i noho ai — il luogo dove ho abitato
  • ka lā a kākou i hui ai — il giorno in cui ci siamo incontrati

Per un italofono la tentazione è cercare ogni volta una parola distinta: che per gli oggetti, dove per i luoghi, in cui per il tempo. L'hawaiano organizza invece queste relative attraverso la struttura completa e il richiamo finale ai. La traduzione italiana cambia in base al senso dell'antecedente, non perché ai significhi isolatamente «che», «dove» o «quando».

Quattro schemi da riconoscere

Ruolo dell'antecedente Schema utile Modello
soggetto della relativa nome + frase verbale ka wahine i hele mai
agente messo in rilievo nome + nāna i + verbo + oggetto ke kanaka nāna i kūkulu i ka hale
oggetto della relativa nome + agente + frase verbale + ai ka puke aʻu i heluhelu ai
luogo o tempo collegato all'azione nome di luogo/tempo + agente + frase verbale + ai ka wahi aʻu i noho ai

Il contrasto essenziale è semplice: se l'antecedente compie l'azione, una relativa verbale diretta o una costruzione agentiva può bastare; se è ciò su cui l'azione ricade, oppure indica dove o quando essa avviene, è frequente la costruzione con ai.

Esempi nel contesto

Hawaiano Italiano Nota
Ka wahine i hele mai. La donna che è venuta. L'antecedente compie l'azione.
Ua ʻike au i ka wahine i hele mai. Ho visto la donna che è venuta. Il gruppo relativo è inserito in una frase completa.
Ke keiki e pāʻani ana ma waho. Il bambino che sta giocando fuori. Azione in corso con e ... ana.
Ka ʻīlio e moe ana ma lalo o ka pākaukau. Il cane che dorme sotto il tavolo. Relativa descrittiva con antecedente-soggetto.
Ke kanaka nāna i kūkulu i ka hale. La persona che ha costruito la casa. Nāna i mette in rilievo l'agente.
ʻO kēia ke kumu nāna i kākau i ka puke. Questo è l'insegnante che ha scritto il libro. La relativa identifica l'insegnante attraverso un'azione.
Ka puke aʻu i heluhelu ai. Il libro che ho letto. L'antecedente è l'oggetto di heluhelu.
ʻO kēia ka pua āna i hāʻawi mai ai. Questo è il fiore che mi ha dato. Āna indica «lui/lei» come agente.
Ke mele a mākou i lohe ai. La canzone che abbiamo ascoltato. A mākou indica «noi» senza includere l'interlocutore.
Ka hale a Keola i kūkulu ai. La casa che Keola ha costruito. L'agente è un nome proprio.
Ka wahi aʻu i noho ai. Il luogo dove ho abitato. Ai richiama un luogo.
Ka lā a kākou i hui ai. Il giorno in cui ci siamo incontrati. Kākou include chi parla e chi ascolta.
ʻO kēia ke kanaka nāna i kōkua mai iaʻu. Questa è la persona che mi ha aiutato. Mai orienta l'aiuto verso chi parla.
Ua ʻike au i ka mea āna i hana ai. Ho visto ciò che ha fatto. Ka mea introduce «la cosa/ciò che».

Errori comuni

Copiare la struttura italiana con un presunto equivalente di che

  • Sbagliato: Ka puke i heluhelu au.
  • Corretto: Ka puke aʻu i heluhelu ai.
  • Perché: il libro è ciò che viene letto. La relativa oggettiva esprime l'agente con aʻu e richiama l'elemento anticipato mediante ai; non basta inserire una parola al posto dell'italiano che.

Aggiungere ai anche quando l'antecedente è l'agente

  • Sbagliato: Ke kanaka nāna i kūkulu ai i ka hale.
  • Corretto: Ke kanaka nāna i kūkulu i ka hale.
  • Perché: qui l'antecedente è la persona che costruisce, non la casa costruita. L'oggetto ka hale è già espresso dopo il verbo e non occorre il richiamo finale ai.

Dimenticare ai con luogo o oggetto anticipato

  • Sbagliato: Ka wahi aʻu i noho.
  • Corretto: Ka wahi aʻu i noho ai.
  • Perché: nella costruzione relativa, ai riprende il luogo già presentato da ka wahi.

Omettere il marcatore davanti al verbo

  • Sbagliato: Ka puke aʻu heluhelu ai.
  • Corretto: Ka puke aʻu i heluhelu ai.
  • Perché: il verbo della subordinata conserva la propria struttura. Nell'esempio, i precede heluhelu e presenta l'azione come compiuta.

Interpretare aʻu come un semplice «mio»

  • Sbagliato come interpretazione: ka puke aʻu i heluhelu ai = «il mio libro».
  • Corretto: «il libro che ho letto».
  • Perché: in questa frase aʻu segnala chi compie l'azione della relativa. Il possesso del libro non è affermato.

Confondere le due funzioni di i

  • Sbagliato: trattare entrambe le i di nāna i kūkulu i ka hale come lo stesso elemento.
  • Corretto: riconoscere nāna i kūkulu come costruzione agentiva e i ka hale come gruppo che introduce l'oggetto.
  • Perché: parole graficamente identiche possono svolgere funzioni diverse a seconda della posizione.

Note d'uso

Molti esempi di relativa sono gruppi nominali, non enunciati completi. Ka puke aʻu i heluhelu ai significa «il libro che ho letto», ma per fare un'affermazione completa si può dire ʻO kēia ka puke aʻu i heluhelu ai, «questo è il libro che ho letto». Durante lo studio conviene distinguere sempre tra il gruppo che identifica il nome e la frase principale in cui quel gruppo compare.

La scelta dei marcatori verbali resta significativa anche dentro una relativa. I hele mai presenta un arrivo compiuto; e pāʻani ana presenta un'attività in corso. Perciò non bisogna memorizzare i come «marcatore delle relative»: è parte della frase verbale e può alternarsi con altri schemi secondo il tempo e l'aspetto desiderati.

La punteggiatura italiana non è una guida sufficiente. In italiano si distingue spesso tra relativa restrittiva, che identifica il referente, ed esplicativa, che aggiunge un commento e viene separata da virgole. In hawaiano il significato dipende anzitutto dalla struttura e dal contesto; è meglio non inserire automaticamente una virgola solo perché la traduzione italiana la richiederebbe.

Infine, ai è una particella molto frequente anche in altre proposizioni subordinate. In questa lezione interessa soprattutto il suo valore di richiamo a un elemento già messo in primo piano. Non va tuttavia tradotta sempre con la stessa parola italiana: può corrispondere a che, dove, in cui o restare senza una traduzione autonoma.

Oltre le nozioni di base

Relative con ka mea

Mea significa in senso ampio «persona, cosa, elemento». Con l'articolo forma ka mea, utile quando l'italiano direbbe «chi», «colui/colei che» oppure «ciò che». La struttura interna resta quella già vista:

  • ka mea āna i hana ai — ciò che ha fatto
  • ka mea nāna i kōkua mai iaʻu — la persona che mi ha aiutato

Nel primo esempio l'elemento generico è l'oggetto di hana e compare ai; nel secondo è l'agente di kōkua e compare nāna i. Questa coppia è un buon controllo pratico per capire quale ruolo svolge l'antecedente.

L'agente non è sempre un pronome

Nelle relative oggettive, la posizione dell'agente può contenere anche un nome proprio o un gruppo nominale:

ka hale a Keola i kūkulu ai — la casa che Keola ha costruito

Questo permette di creare descrizioni molto precise senza cambiare il principio di base. L'antecedente resta fuori dalla subordinata; dentro la subordinata viene detto chi compie l'azione e ai rinvia all'elemento anticipato.

Relative dentro frasi più complesse

A livelli più avanzati, un gruppo relativo può essere soggetto, oggetto o parte nominale di un enunciato più lungo:

Ua ʻike au i ka mea āna i hana ai. — Ho visto ciò che ha fatto.

Per analizzare frasi del genere, conviene procedere dall'esterno verso l'interno:

  1. trova il verbo principale: Ua ʻike au, «ho visto»;
  2. individua il gruppo retto dal verbo: i ka mea ..., «la cosa...»;
  3. isola la relativa: āna i hana ai, «che ha fatto»;
  4. verifica quale elemento richiama ai: qui ka mea, oggetto di hana.

Questo metodo evita di attribuire ai al verbo principale e rende leggibili anche periodi con più proposizioni.

Ai come sistema a sé

La particella ai merita uno studio specifico perché non compare soltanto nelle relative nominali. Si usa anche in costruzioni che esprimono tempo, causa, scopo o collegamenti con un elemento precedente. Per il livello B1 basta padroneggiare il contrasto di questa lezione; in seguito sarà utile studiare ai come parte più ampia dell'organizzazione delle proposizioni hawaiane.

Consigli per esercitarsi

  1. Trasforma frasi semplici in gruppi relativi. Parti da Ua heluhelu au i ka puke e anticipa l'oggetto: ka puke aʻu i heluhelu ai. Poi prova con hale, mele, pua e mea.
  2. Chiediti sempre chi fa che cosa. Segna l'antecedente e stabilisci se compie l'azione oppure la riceve. Solo dopo scegli tra una relativa diretta, nāna i e la costruzione con ai.
  3. Cerca le coppie che incorniciano il verbo. Durante l'ascolto o la lettura, evidenzia sequenze come aʻu i ... ai e āna i ... ai. Impararle come strutture complete è più efficace che tradurre ogni particella isolatamente.

Concetti correlati

  • Prerequisito: Schemi della frase complessa — aiuta a riconoscere i confini tra frase principale e subordinata.
  • Passo successivo: La particella ai — approfondisce il richiamo a un elemento precedente nelle relative e in altre subordinate.

Prerequisito

Le frasi complesse in hawaiano: Pepeke PiliB1

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