Proposizioni nominali in turco
İsim Cümleleri
Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di turco su Settemila Lingue.
In breve
In turco, per dire «so che sei arrivato» o «vuole che io parta», di solito non si introduce una frase finita con una parola equivalente a che. Il verbo subordinato viene trasformato in un elemento simile a un nome: geldiğini biliyorum («so che sei arrivato/a») e gitmemi istiyor («vuole che io vada»). Il suffisso possessivo indica chi compie l'azione subordinata, mentre un suffisso di caso ne indica la funzione rispetto al verbo principale.
Panoramica
Una proposizione nominale è una frase subordinata che, nel suo insieme, occupa il posto di un nome: può essere ciò che si sa, si desidera, si vede, si ricorda o si ritiene importante. In italiano diciamo, per esempio, «So che Ayşe è qui» oppure «Voglio che tu venga». In turco la parte evidenziata viene normalmente nominalizzata, cioè trasformata in una costruzione che si comporta grammaticalmente come un nome.
A livello B1 sono fondamentali due famiglie di forme. -DIK presenta soprattutto un fatto, un'informazione o una situazione: Ayşe'nin burada olduğunu biliyorum («So che Ayşe è qui»). -mA presenta più facilmente un'azione desiderata, richiesta, proposta oppure considerata come attività: Ayşe'nin gelmesini istiyorum («Voglio che Ayşe venga»). La maiuscola nelle formule -DIK e -mA non è ortografia turca: indica che le vocali, e nel primo caso anche la consonante iniziale, cambiano secondo l'armonia vocalica.
Per un italofono la novità maggiore non è soltanto l'assenza di che. Il turco segnala dentro la subordinata chi agisce mediante un suffisso possessivo e tratta poi l'intera subordinata come un nome, aggiungendole accusativo, dativo, ablativo o un altro caso. Il caso è semplicemente una desinenza che mostra la funzione di una parola o costruzione nella frase.
Come funziona
Il modello generale
La struttura più tipica è:
soggetto al genitivo + verbo nominalizzato + suffisso possessivo + eventuale caso + verbo principale
Il genitivo indica qui il soggetto della subordinata e corrisponde spesso a forme come benim («di me»), senin («di te»), onun («di lui/lei»). Il suffisso possessivo sul verbo nominalizzato concorda con quello stesso soggetto.
| Persona subordinata | Soggetto al genitivo | Forma con yap- + -DIK | Forma con yap- + -mA |
|---|---|---|---|
| io | benim | yaptığım | yapmam |
| tu | senin | yaptığın | yapman |
| lui/lei | onun | yaptığı | yapması |
| noi | bizim | yaptığımız | yapmamız |
| voi | sizin | yaptığınız | yapmanız |
| loro | onların | yaptıkları | yapmaları |
Queste forme, isolate, significano all'incirca «il fatto che io/tu/lui… faccia o abbia fatto» e «il mio/tuo/suo… fare». Nella frase ricevono spesso un altro suffisso. Per esempio, in yaptığını biliyorum la costruzione è oggetto di biliyorum («so») e prende l'accusativo.
Il soggetto espresso può essere omesso quando è già chiaro:
- Senin geldiğini biliyorum → Geldiğini biliyorum.
- Benim gitmemi istiyor → Gitmemi istiyor.
Il suffisso possessivo continua però a indicare la persona. Attenzione: geldiğini può riferirsi sia a «te» sia a «lui/lei», perché alcune forme di seconda e terza persona singolare coincidono in superficie. Il contesto, oppure senin/onun, elimina l'ambiguità.
-DIK: fatti, informazioni e situazioni
-DIK ha otto varianti. La vocale segue l'armonia vocalica; dopo una consonante sorda, d diventa t:
| Tipo | Varianti | Esempi prima del suffisso possessivo |
|---|---|---|
| consonante sonora o vocale | -dık, -dik, -duk, -dük | gel-dik-, oku-duk- |
| consonante sorda | -tık, -tik, -tuk, -tük | yap-tık-, git-tik- |
Quando segue un suffisso possessivo che inizia per vocale, la k diventa normalmente ğ: gel-dik-im si realizza come geldiğim, yap-tık-ın come yaptığın. Alla terza persona si hanno geldiği, yaptığı.
Ecco l'analisi di una forma completa:
gel-diğ-in-i → radice «venire» + -DIK + possessivo di seconda persona singolare + accusativo
In Geldiğini biliyorum, quindi, geldiğini è letteralmente qualcosa come «il fatto del tuo essere venuto», ma in italiano naturale si traduce «so che sei venuto/a».
-DIK non equivale automaticamente al passato italiano. Presenta un contenuto come fatto o informazione, e il tempo preciso dipende dal verbo, dal contesto e da eventuali altre marche:
- Türkçe bildiğini biliyorum. — So che conosce il turco.
- Dün geldiğini biliyorum. — So che è arrivato/a ieri.
- Her gün yürüdüğünü söylüyor. — Dice che cammina ogni giorno.
Per un fatto futuro si usa normalmente -(y)AcAK con i medesimi suffissi possessivi: geleceğini biliyorum («so che verrà»). È utile riconoscere questo contrasto, anche se il nucleo di questa lezione resta -DIK.
-mA: azioni volute, richieste o considerate come attività
Il suffisso -mA ha le varianti -ma/-me. È frequente con verbi come istemek («volere»), beklemek («aspettarsi, attendere»), önermek («proporre, consigliare») e rica etmek («chiedere cortesemente»).
git-me-m-i → «andare» + nominalizzatore -mA + possessivo di prima persona singolare + accusativo
- Gitmemi istiyor. — Vuole che io vada.
- Gelmeni bekliyorum. — Mi aspetto che tu venga / aspetto che tu venga.
- Doktor dinlenmemi önerdi. — Il medico mi ha consigliato di riposare.
Il contrasto con l'infinito in -mAK è particolarmente importante per un italofono:
- Gitmek istiyorum. — Voglio andare. Il soggetto di «volere» e di «andare» è lo stesso.
- Gitmeni istiyorum. — Voglio che tu vada. I due soggetti sono diversi e la persona subordinata è indicata da -n.
- Erken kalkmak zor. — Alzarsi presto è difficile. Si parla dell'attività in generale.
- Erken kalkman zor. — Per te è difficile alzarti presto / Il tuo alzarti presto è difficile. Il soggetto è specifico.
Con attività generiche compare anche la forma in -mA senza possessivo, spesso con un caso: Yüzmeyi seviyorum («Mi piace nuotare»). Quando invece occorre indicare chiaramente chi agisce, il suffisso possessivo è essenziale.
Il caso richiesto dal verbo principale
Dopo la nominalizzazione e il suffisso possessivo viene il caso richiesto dalla costruzione principale. Non si sceglie traducendo la preposizione italiana parola per parola: conviene imparare ogni verbo turco insieme al caso che regge.
| Funzione della subordinata | Caso tipico | Esempio | Significato |
|---|---|---|---|
| oggetto definito di bilmek, duymak, istemek | accusativo -(y)I | Geldiğini biliyorum. | So che è arrivato/a. |
| termine di inanmak o causa di reazione con şaşırmak | dativo -(y)A | Kazandığına inanıyorum. | Credo che abbia vinto. |
| contenuto di cui si è certi | ablativo -DAn | Geleceğinden eminim. | Sono sicuro/a che verrà. |
| soggetto o parte nominale senza reggenza aggiuntiva | nessun caso | Gelmen önemli. | È importante che tu venga. |
Dopo il possessivo di terza persona compare la consonante di collegamento n prima del caso: gelmesi → gelmesini, gelmesine, gelmesinden. La stessa n si vede in geldiği → geldiğini.
Negazione
La negazione -ma/-me appartiene al tema verbale e viene prima del nominalizzatore:
- gel-me-diğ-in-i → gelmediğini («che non sei/non è venuto/a»)
- git-me-me-m-i → gitmememi («che io non vada»)
- geç kal-ma-ma-n-ı → geç kalmamanı («che tu non faccia tardi»)
Con -mA due sillabe simili possono quindi trovarsi una accanto all'altra: la prima nega, la seconda nominalizza. Non è una ripetizione facoltativa.
Quando la base non è un verbo d'azione: olmak
Per nominalizzare una frase con un nome, un aggettivo o un'espressione di luogo, il turco usa spesso olmak («essere, diventare»):
- Onun hasta olduğunu biliyorum. — So che è malato/a.
- Anahtarların masada olduğunu gördüm. — Ho visto che le chiavi erano sul tavolo.
- Bunun iyi bir fikir olduğunu düşünüyorum. — Penso che questa sia una buona idea.
Qui olduğunu non va tradotto meccanicamente con «è diventato». Serve a dare alla frase nominale una forma che possa essere subordinata.
La stessa forma davanti a un nome
-DIK con il possessivo può anche funzionare come participio (una forma verbale che descrive un nome):
- okuduğum kitap — il libro che ho letto
- okuduğum şey — la cosa che ho letto / ciò che ho letto
In Okuduğum şey çok ilginçti («Ciò che ho letto era molto interessante»), okuduğum descrive şey. In Kitabı okuduğumu söyledim («Ho detto di aver letto il libro»), invece, okuduğumu è l'intera proposizione nominale e riceve l'accusativo. La forma è imparentata, ma la funzione nella frase è diversa.
Esempi nel contesto
| Turco | Italiano | Nota |
|---|---|---|
| Geldiğini biliyorum. | So che sei arrivato/a; so che è arrivato/a. | -DIK + possessivo + accusativo; la persona dipende dal contesto. |
| Senin Türkçe bildiğini bilmiyordum. | Non sapevo che conoscessi il turco. | Il soggetto subordinato senin è al genitivo. |
| Toplantının iptal edildiğini öğrendik. | Abbiamo saputo che la riunione era stata annullata. | -DIK si aggiunge a una forma passiva. |
| Onun burada çalıştığından eminim. | Sono sicuro/a che lavori qui. | emin olmak richiede l'ablativo. |
| Sınavı geçtiğine çok sevindim. | Sono stato/a molto contento/a che tu abbia superato l'esame. | Il dativo accompagna la reazione espressa da sevinmek. |
| Gitmemi istiyor. | Vuole che io vada. | -mA con soggetto subordinato di prima persona. |
| Lütfen yarın erken gelmeni rica ediyorum. | Ti chiedo per favore di venire presto domani. | La persona di «venire» è espressa da -n. |
| Doktor daha fazla su içmemi önerdi. | Il medico mi ha consigliato di bere più acqua. | Azione consigliata a chi parla. |
| Çocukların dışarıda oynaması yasak. | È vietato che i bambini giochino fuori. | La subordinata è il soggetto e non prende l'accusativo. |
| Geç kalmamanı istiyorum. | Voglio che tu non faccia tardi. | Negazione + -mA + possessivo + accusativo. |
| Anahtarın çantada olduğunu hatırladım. | Mi sono ricordato/a che la chiave era nella borsa. | Una frase di luogo viene subordinata con olmak. |
| Okuduğum şey beni şaşırttı. | Ciò che ho letto mi ha sorpreso. | La forma in -DIK descrive şey. |
| Bu işi bugün bitirmemiz gerekiyor. | Dobbiamo finire questo lavoro oggi. | bitirmemiz indica un'azione con soggetto «noi». |
| Erken kalkmak zor, ama erken kalkmam gerekiyor. | Alzarsi presto è difficile, ma devo alzarmi presto. | Attività generale con -mAK; obbligo personale con -mA + possessivo. |
Errori comuni
Inserire una parola equivalente a che
- Sbagliato: Biliyorum ki sen geldin come modello neutro per ogni frase con «so che».
- Corretto: Senin geldiğini biliyorum.
- Perché: Le costruzioni con ki esistono, ma non sostituiscono automaticamente il normale modello nominalizzato. Nella struttura più comune, il contenuto precede il verbo principale e il verbo subordinato prende -DIK.
Lasciare il verbo subordinato in forma finita
- Sbagliato: Sen geldin biliyorum.
- Corretto: Senin geldiğini biliyorum.
- Perché: geldin è una frase autonoma, «sei arrivato/a». Come oggetto di biliyorum deve diventare geldiğini; inoltre il soggetto espresso passa da sen a senin.
Dimenticare il possessivo
- Sbagliato: Senin gelme istiyorum.
- Corretto: Senin gelmeni istiyorum.
- Perché: -n identifica «tu» come soggetto dell'azione e -i marca l'intera subordinata come oggetto di istemek.
Confondere -mAK e -mA con soggetto specifico
- Sbagliato: Gitmek istiyorum per dire «Voglio che tu vada».
- Corretto: Gitmeni istiyorum.
- Perché: Gitmek istiyorum significa che chi vuole e chi parte sono la stessa persona: «Voglio andare». Con un soggetto subordinato specifico serve -mA + possessivo.
Usare sempre l'accusativo
- Sbagliato: Geldiğini eminim.
- Corretto: Geldiğinden eminim.
- Perché: il caso dipende dal verbo o dall'espressione principale. Emin olmak costruisce il contenuto con l'ablativo, mentre bilmek usa normalmente l'accusativo.
Interpretare -DIK sempre come passato
- Sbagliato: tradurre Türkçe bildiğini biliyorum come se bildiğini significasse necessariamente «che conosceva».
- Corretto: «So che conosce il turco.»
- Perché: -DIK nominalizza un fatto e non corrisponde da solo a un unico tempo italiano. Avverbi e contesto stabiliscono se la situazione è presente, abituale o passata.
Note d'uso
Nell'italiano corrente una subordinata conserva un verbo con persona e tempo propri: «Penso che sia a casa». Il turco compatta invece molte informazioni alla fine del verbo subordinato: evde ol-duğ-u-n-u düşünüyorum. Per acquisire questa struttura conviene leggere le forme da destra a sinistra: prima il caso finale, poi la persona possessiva, quindi il nominalizzatore e infine la radice.
L'ordine con la subordinata prima del verbo principale è quello neutro: Onun geleceğini biliyorum. Nel parlato l'ordine può cambiare per enfasi e si incontrano anche frasi con ki, soprattutto in determinati stili discorsivi. Per chi studia a livello B1, tuttavia, la nominalizzazione preverbale è il modello più produttivo e sicuro.
I pronomi al genitivo non vanno ripetuti se il riferimento è ovvio. Gelmeni istiyorum è completo e naturale. Si aggiunge senin per contrasto, chiarezza o enfasi: Ben Ayşe'nin değil, senin gelmeni istiyorum («Non voglio che venga Ayşe, voglio che venga tu»).
La traduzione italiana richiede libertà. Una forma in -mA può corrispondere a «che + congiuntivo», a «di + infinito» oppure a un nome: Burada sigara içmeniz yasak può rendersi «È vietato fumare qui», benché -niz si rivolga specificamente a «voi/Lei». Non bisogna quindi cercare una corrispondenza fissa tra un suffisso turco e una sola costruzione italiana.
Oltre le basi: uso avanzato
La distinzione tra -DIK e -mA non è soltanto una distinzione tra passato e presente, né tra «che» e «di». In molti contesti -DIK tratta il contenuto come un fatto constatato o assunto: Geldiğine sevindim («Sono contento/a che sia venuto/a»). -mA tende invece a presentare l'azione come evento desiderato, necessario, impedito o ancora da realizzare: Gelmeni istiyorum («Voglio che tu venga»). Il significato del verbo principale è decisivo.
Il futuro nominalizzato usa spesso -(y)AcAK: Yarın yağmur yağacağını duydum («Ho sentito che domani pioverà»). Le forme future seguono lo stesso principio di accordo e caso: yağacak → yağacağını. Le frasi indirette sviluppano ulteriormente questi meccanismi e richiedono attenzione al punto di vista temporale del parlante.
Con nomi, aggettivi ed espressioni di esistenza si incontrano forme di olmak: öğrenci olduğunu, haklı olduğumu, evde olduklarını. Anche var e yok possono entrare in strutture di questo tipo: Vaktim olmadığını söyledim («Ho detto di non avere tempo»). Nello scritto formale sono inoltre possibili catene nominali più dense, nelle quali una proposizione nominalizzata riceve il genitivo e dipende da un altro nome: per esempio okumanın önemi («l'importanza della lettura»). Queste estensioni appartengono allo studio avanzato della nominalizzazione.
Infine, forme come geldikleri o yaptıkları possono essere ambigue senza contesto: il plurale può riguardare chi compie l'azione oppure il nome descritto in una costruzione participiale. A livelli più alti si impara a risolvere queste ambiguità mediante il contesto, un soggetto espresso o una formulazione alternativa. Per produrre frasi chiare a B1, è sufficiente esplicitare onların quando serve.
Consigli per esercitarsi
- Costruisci coppie con soggetti uguali e diversi. Parti da Gitmek istiyorum («Voglio andare») e cambia persona: Gitmeni istiyorum, Gitmesini istiyorum, Gitmemizi istiyor. In questo modo il valore del suffisso possessivo diventa concreto.
- Scomponi ogni forma lunga. Scrivi, per esempio, gel-me-diğ-in-i e git-me-me-m-i. Poi identifica nell'ordine radice, negazione, nominalizzatore, persona e caso. È più efficace che memorizzare la parola intera come un blocco opaco.
- Impara verbo e caso insieme. Crea brevi serie: geldiğini biliyorum, geldiğine inanıyorum, geldiğinden eminim. Cambia poi solo la radice verbale o la persona, mantenendo la reggenza corretta.
Concetti correlati
- Prerequisito: Participi di base — introduce le forme verbali che possono descrivere un nome, come okuduğum kitap.
- Passo successivo: Discorso indiretto — usa le proposizioni nominali per riferire parole, pensieri e informazioni.
- Approfondimento: Nominalizzazione avanzata — estende il sistema a nomi astratti, forme in -iş e costruzioni nominali più dense.
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