Discorso indiretto in turco
Dolaylı Anlatım
Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di turco su Settemila Lingue.
In breve
In turco le parole altrui si possono citare così come sono — “Gidiyorum,” dedi («Ha detto: “Sto andando”») — oppure trasformare in una proposizione nominalizzata: Gittiğini söyledi («Ha detto che era partito/a»). Nel secondo modello il verbo riferito prende di solito -DIK o -(y)AcAK, un suffisso possessivo che indica il suo soggetto e, spesso, l'accusativo -(y)I. Diversamente dall'italiano, non esiste un arretramento automatico dei tempi solo perché il verbo introduttivo è al passato.
Panoramica
Il discorso indiretto (dolaylı anlatım) serve a riferire un'affermazione, una domanda, una richiesta o un'informazione senza ripetere necessariamente le parole esatte di chi ha parlato. È un argomento centrale del livello B1 perché riunisce armonia vocalica, suffissi possessivi, casi e proposizioni nominali.
Per un italofono la differenza più evidente è la struttura. In italiano diciamo «Ayşe ha detto che sarebbe venuta»: la congiunzione che introduce una frase con un verbo coniugato. Il turco tende invece a trasformare «venire» in una forma che funziona quasi come un nome: Ayşe geleceğini söyledi. Questa è una nominalizzazione (una forma verbale resa capace di occupare il posto di un nome). La proposizione riferita precede normalmente il verbo come söylemek «dire», duymak «sentire, venire a sapere», bilmek «sapere» o sormak «chiedere».
Non tutto, però, deve essere trasformato. Per conservare le parole precise, il tono o un'espressione memorabile si usa il discorso diretto, spesso con demek «dire» oppure con diye. La scelta fra citazione e nominalizzazione dipende quindi da ciò che si vuole mettere in primo piano: le parole originali oppure il loro contenuto.
Come funziona
1. Citare le parole esatte
Con demek la citazione rimane una frase autonoma. Persona, tempo e avverbi restano quelli usati dal parlante originale:
- Mert, “Yorgunum,” dedi. — Mert ha detto: «Sono stanco».
- Doktor, “Biraz dinlenin,” dedi. — Il medico ha detto: «Riposatevi un po'».
Anche diye può collegare una citazione a un verbo di parola, pensiero o reazione:
- “Yarın gelirim,” diye cevap verdi. — Ha risposto: «Verrò domani».
- “Geç kaldım,” diye özür diledi. — Si è scusato dicendo: «Sono in ritardo».
Con il semplice dedi, inserire anche diye è spesso superfluo: “Geliyorum,” dedi è la forma più lineare. Diye diventa particolarmente utile quando il verbo finale non è demek: diye sordu «chiese dicendo…», diye düşündü «pensò…», diye bağırdı «gridò…».
2. Riferire un'affermazione con -DIK
Per un fatto presentato come non futuro si usa la base verbale + -DIK + suffisso possessivo + il caso richiesto dal verbo principale. -DIK è una notazione riassuntiva: la vocale e talvolta la consonante cambiano secondo l'armonia vocalica e l'assimilazione.
| Ultima vocale della base | Forma dopo consonante sonora | Forma dopo consonante sorda | Esempio prima del possessivo |
|---|---|---|---|
| a, ı | -dık | -tık | anladık-, yaptık- |
| e, i | -dik | -tik | geldik-, ettik- |
| o, u | -duk | -tuk | okuduk-, tuttuk- |
| ö, ü | -dük | -tük | gördük-, düştük- |
Quando dopo k arriva un suffisso che comincia per vocale, k diventa normalmente ğ: gel-dik-im-i → geldiğimi. Il suffisso possessivo non esprime possesso nel senso comune; qui segnala chi compie l'azione della subordinata.
| Forma turca | Traduzione orientativa | Soggetto dell'azione riferita |
|---|---|---|
| geldiğimi | che io sono venuto/a | io |
| geldiğini | che tu sei venuto/a | tu |
| geldiğini | che lui/lei è venuto/a | lui/lei |
| geldiğimizi | che noi siamo venuti/e | noi |
| geldiğinizi | che voi siete venuti/e | voi |
| geldiklerini | che loro sono venuti/e | loro |
La forma geldiğini può quindi avere come soggetto «tu» oppure «lui/lei»: il contesto o un soggetto espresso elimina l'ambiguità. In Senin geldiğini duydum significa «Ho saputo che sei venuto/a»; in Onun geldiğini duydum, «Ho saputo che è venuto/a».
Il modello più frequente con söylemek, duymak e bilmek è:
soggetto della subordinata al genitivo + verbo nominalizzato con possessivo + accusativo + verbo introduttivo
- Ayşe'nin taşındığını duydum. — Ho saputo che Ayşe si è trasferita.
- Senin haklı olduğunu biliyorum. — So che hai ragione.
Il genitivo è il caso che qui marca il soggetto della forma nominalizzata; l'accusativo è il caso dell'oggetto determinato, cioè del contenuto preciso saputo, sentito o detto. Quando il soggetto è già chiaro, si omette: Geleceğini söyledi può significare «Ha detto che sarebbe venuto/a» oppure, secondo il contesto, «Ha detto che un'altra persona sarebbe venuta».
3. Stati e frasi senza verbo espresso: olduğunu
In turco al presente frasi come Hasta «È malato/a» o Evde «È a casa» non mostrano necessariamente un verbo autonomo. Per inserirle nel discorso indiretto si usa olmak «essere, diventare» nella forma nominalizzata:
- Hasta olduğunu duydum. — Ho sentito che era malato/a.
- Toplantının bugün olduğunu söyledi. — Ha detto che la riunione era oggi.
- Evde olmadığını biliyorum. — So che non è a casa.
La negazione è olmadığını, non una negazione aggiunta al verbo introduttivo. Hasta olmadığını söyledi significa «Ha detto di non essere malato/a»; Hasta olduğunu söylemedi significa invece «Non ha detto di essere malato/a».
4. Riferire il futuro con -(y)AcAK
Se il contenuto è visto come successivo o futuro, si usa -(y)AcAK con le sue varianti armoniche -acak/-ecek, seguito dal possessivo e, di norma, dall'accusativo. Anche qui k diventa ğ davanti a una vocale:
| Persona della subordinata | Forma con gelmek | Significato |
|---|---|---|
| io | geleceğimi | che verrò / sarei venuto/a |
| tu | geleceğini | che verrai / saresti venuto/a |
| lui/lei | geleceğini | che verrà / sarebbe venuto/a |
| noi | geleceğimizi | che verremo / saremmo venuti/e |
| voi | geleceğinizi | che verrete / sareste venuti/e |
| loro | geleceklerini | che verranno / sarebbero venuti/e |
Geleceğini söyledi può corrispondere all'italiano «Ha detto che verrà» oppure «Ha detto che sarebbe venuto/a». Il turco mantiene soprattutto il rapporto temporale voluto da chi parla; non sostituisce meccanicamente un futuro con un condizionale passato perché söyledi è al passato.
5. Il tempo non arretra automaticamente
L'italiano applica spesso la concordanza dei tempi: «Dice: “Verrò”» diventa «Ha detto che sarebbe venuto». In turco il verbo introduttivo al passato non provoca da solo questo cambiamento:
- “Yarın geleceğim,” dedi. — Ha detto: «Verrò domani».
- Ertesi gün geleceğini söyledi. — Ha detto che sarebbe venuto/a il giorno seguente.
Si adattano invece, quando il contesto lo richiede, persona, luogo e riferimenti temporali: ben «io» può diventare o «lui/lei», burada «qui» può diventare orada «lì», yarın «domani» può diventare ertesi gün «il giorno seguente». Non sono sostituzioni obbligatorie in assoluto: dipendono dal momento e dal luogo da cui si riferisce il messaggio.
Esempi nel contesto
| Turco | Italiano | Nota |
|---|---|---|
| “Gidiyorum,” dedi. | Ha detto: «Sto andando». | Citazione diretta con demek |
| “Bilmiyorum,” diye cevap verdi. | Ha risposto: «Non lo so». | Diye collega la citazione a cevap vermek |
| Geleceğini söyledi. | Ha detto che sarebbe venuto/a. | Contenuto futuro con -(y)AcAK |
| Ayşe'nin yeni bir işe başladığını duydum. | Ho saputo che Ayşe ha iniziato un nuovo lavoro. | Soggetto subordinato espresso al genitivo |
| Hasta olduğunu duydum. | Ho sentito che era malato/a. | Stato nominalizzato con olduğunu |
| Toplantının iptal edildiğini öğrendik. | Abbiamo saputo che la riunione era stata annullata. | Informazione riferita al passivo |
| Beni aradığını söyledi. | Ha detto che mi aveva telefonato. | Beni è l'oggetto di «telefonare» |
| Senin bu konuyu bildiğini sanıyordum. | Pensavo che conoscessi questo argomento. | Soggetto «tu» esplicitato con senin |
| Yarın çalışmayacağını söyledi. | Ha detto che domani non avrebbe lavorato. | Negazione prima del suffisso futuro |
| Nerede oturduğumu sordu. | Mi ha chiesto dove abitavo. | Domanda indiretta con parola interrogativa |
| Gelip gelmeyeceğini sordu. | Ha chiesto se sarebbe venuto/a oppure no. | Domanda sì/no con ripetizione affermativa-negativa |
| Annem erken gelmemi söyledi. | Mia madre mi ha detto di tornare presto. | Ordine riferito con -mA + possessivo |
| Doktor daha çok dinlenmemi tavsiye etti. | Il medico mi ha consigliato di riposare di più. | Consiglio riferito |
Errori comuni
Usare una frase coniugata dopo söyledi
- Sbagliato: Ayşe geliyor söyledi.
- Corretto: Ayşe'nin geldiğini söyledi.
- Perché: nel discorso indiretto la subordinata non resta normalmente una frase italiana introdotta da «che». Il verbo viene nominalizzato e precede söyledi.
Dimenticare il suffisso che indica il soggetto
- Sbagliato: Ben gel-dik söyledi.
- Corretto: Benim geldiğimi söyledi.
- Perché: -im in geldiğimi segnala che il soggetto di «venire» sono io; benim prende il genitivo. La forma completa include anche l'accusativo finale -i.
Confondere la persona in geldiğini
- Sbagliato: supporre che geldiğini significhi sempre «che tu sei venuto/a».
- Corretto: controllare il soggetto o il contesto: senin geldiğini = «che tu sei venuto/a»; onun geldiğini = «che lui/lei è venuto/a».
- Perché: la seconda persona singolare possessiva e la terza persona singolare seguita dall'accusativo hanno qui la stessa forma visibile.
Negare il verbo sbagliato
- Sbagliato: usare Hasta olduğunu söylemedi per dire «Ha detto di non essere malato/a».
- Corretto: Hasta olmadığını söyledi.
- Perché: la prima frase nega l'atto di dire; la seconda nega il contenuto riferito.
Copiare la concordanza dei tempi italiana
- Sbagliato: cercare sempre un equivalente turco distinto del condizionale passato italiano.
- Corretto: scegliere -DIK per un contenuto non futuro e -(y)AcAK per un contenuto successivo: geleceğini söyledi.
- Perché: il turco non arretra automaticamente il tempo in dipendenza da un verbo introduttivo al passato.
Aggiungere diye inutilmente a ogni dedi
- Meno naturale nel modello neutro: “Geliyorum,” diye dedi.
- Più naturale: “Geliyorum,” dedi. oppure “Geliyorum,” diye cevap verdi.
- Perché: demek introduce già da solo una citazione; diye è più informativo davanti ad altri verbi.
Note d'uso
Demek privilegia le parole pronunciate e compare molto spesso con citazioni brevi. Söylemek può introdurre sia il contenuto trasformato — geleceğini söyledi — sia ciò che viene detto a qualcuno. Quest'ultimo verbo può inoltre reggere un destinatario al dativo: Bana yarın geleceğini söyledi «Mi ha detto che sarebbe venuto/a domani».
Il turco colloquiale può lasciare impliciti diversi elementi recuperabili dal contesto. Una frase come Gelmeyeceğini söyledi non specifica fuori contesto né chi ha parlato né chi non verrà. Questa economia è normale, ma quando esiste un vero rischio di equivoco conviene esprimere il soggetto subordinato: Murat, Ece'nin gelmeyeceğini söyledi «Murat ha detto che Ece non sarebbe venuta».
Nei testi giornalistici e formali sono frequenti verbi più precisi di söylemek: belirtmek «dichiarare, precisare», açıklamak «spiegare, annunciare», iddia etmek «sostenere», bildirmek «comunicare». La struttura nominalizzata rimane la stessa, ma il verbo introduttivo segnala l'atteggiamento verso l'informazione. İddia etti non equivale a presentare il fatto come certamente vero.
Oltre le basi: domande, ordini e sfumature avanzate
Le domande indirette con una parola interrogativa conservano quella parola, mentre il verbo assume -DIK o -(y)AcAK:
- Ne zaman geleceğini sordu. — Ha chiesto quando sarebbe venuto/a.
- Neden geç kaldığımı sordu. — Ha chiesto perché fossi arrivato/a tardi.
Per una domanda con risposta «sì/no», il turco usa spesso la coppia verbo affermativo + verbo negativo, uniti da -ip: gelip gelmediğini «se è venuto/a o no», gelip gelmeyeceğini «se verrà o no». È una costruzione da imparare come schema, non traducendo parola per parola l'italiano se.
Ordini, richieste e desideri richiedono normalmente il nome verbale in -mA con suffisso possessivo e caso: Öğretmen sessiz olmamızı istedi «L'insegnante ha chiesto che stessimo in silenzio»; Babam kapıyı kapatmamı söyledi «Mio padre mi ha detto di chiudere la porta». Qui -mA non indica necessariamente negazione: in gelmemi è il suffisso del nome verbale; la negazione produce forme come gelmememi «che io non venga», riconoscibili dal contesto e dalla sequenza dei suffissi.
A livelli più avanzati si incontra anche -mIş per riportare informazioni apprese indirettamente o presentate come non verificate: Meğer taşınmış «A quanto pare si era trasferito/a». Questa categoria, detta evidenzialità, esprime la fonte o il grado di accesso all'informazione; non sostituisce semplicemente tutto il discorso indiretto con -DIK. In Taşındığını duydum, infatti, la fonte è già resa esplicita da «ho sentito/ho saputo».
Infine, una citazione seguita da diye può funzionare come causa, intenzione o contenuto mentale, non soltanto come parole pronunciate: Geç kalmayayım diye erken çıktım «Sono uscito/a presto per non fare tardi»; Yağmur yağacak diye şemsiye aldım «Ho preso l'ombrello pensando che avrebbe piovuto». Sono estensioni molto comuni di diye, ma vanno distinte dal nucleo del discorso riportato.
Consigli per esercitarsi
- Trasforma coppie brevi. Parti da Ece: “Yorgunum.” e ricava Ece yorgun olduğunu söyledi. Poi cambia persona: “Yorgunsun” dedi → Yorgun olduğumu söyledi. Controlla sempre chi compie l'azione subordinata.
- Evidenzia i suffissi a strati. In geleceğimi individua base gel-, futuro -ecek, possessivo -im e accusativo -i. Ripeti con geldiğimizi, olmadığını e yapacaklarını.
- Ascolta il verbo introduttivo. In dialoghi e notiziari annota esempi con dedi, söyledi, sordu, belirtti, duydu. Chiediti ogni volta se stai ascoltando una citazione, un'affermazione nominalizzata, una domanda o una richiesta.
Concetti correlati
- Prerequisito: Proposizioni nominali — introduce -DIK, -mA, i suffissi possessivi e i casi usati nelle subordinate.