A2

Participi di base in turco

Temel Sıfat-Fiiller

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di turco su Settemila Lingue.

In breve

In turco i suffissi -an/-en, -dık/-dik e -acak/-ecek permettono a un verbo di descrivere un nome: gelen adam «l'uomo che arriva», okuduğum kitap «il libro che ho letto», yapılacak iş «il lavoro da fare». A differenza dell'italiano, la parte descrittiva viene prima del nome e normalmente non contiene un pronome relativo come che o cui.

Panoramica

Un participio è una forma ricavata da un verbo che può funzionare come un aggettivo, cioè può descrivere un nome. In turco queste forme sono chiamate sıfat-fiil o ortaç. Sono essenziali soprattutto per costruire ciò che in italiano esprimiamo con una frase relativa: una proposizione introdotta da parole come che, cui o il quale. Per esempio, l'italiano dice «la donna che aspetta»; il turco organizza gli stessi elementi come «che-aspetta donna»: bekleyen kadın.

Il principio viene introdotto al livello A2, ma richiede un cambiamento di prospettiva. In italiano la relativa segue il nome e usa un verbo coniugato; in turco precede il nome, usa un participio e non ha un pronome relativo separato. La scelta del suffisso dipende soprattutto dal ruolo del nome descritto: è il soggetto dell'azione oppure un altro elemento, per esempio ciò che si legge, si vede o si compra? Anche l'orientamento temporale — già avvenuto, abituale o previsto — ha un ruolo.

La regola iniziale più utile è questa: usa -(y)An quando il nome descritto compie l'azione; usa soprattutto -DIK + suffisso possessivo quando il nome descritto non è il soggetto; usa -(y)AcAk per un'azione prevista o futura. Le maiuscole nelle formule grammaticali indicano suoni che cambiano secondo l'armonia vocalica, non lettere da scrivere in maiuscolo.

Come funziona

Ordine della costruzione

Lo schema fondamentale è:

[elementi della relativa + verbo al participio] + nome descritto

Turco Analisi letterale Italiano naturale
gelen tren arrivante + treno il treno che arriva
aldığım bilet che-io-ho-comprato + biglietto il biglietto che ho comprato
gideceğimiz şehir in-cui-noi-andremo + città la città in cui andremo

Il nome descritto è detto nome reggente: in parole semplici, è il nome a cui si riferisce tutta la descrizione. Il turco non inserisce che fra participio e nome. Inoltre il participio non concorda con il nome nel genere o nel numero: gelen öğrenci può essere «lo studente che arriva» o «la studentessa che arriva», mentre gelen öğrenciler significa «gli studenti/le studentesse che arrivano».

-(y)An: il nome compie l'azione

Questo suffisso ha due forme principali, determinate dall'ultima vocale della base verbale:

Ultima vocale della base Forma Esempio
a, ı, o, u -an bakmak → bakan kişi — la persona che guarda
e, i, ö, ü -en gelmek → gelen kişi — la persona che arriva

Se la base termina in vocale, compare la consonante di collegamento y: bekle-y-en «che aspetta», başla-y-an «che comincia». Nella formula -(y)An, la y fra parentesi indica proprio che appare solo quando serve.

Usa questa forma quando il nome successivo è chi compie l'azione del participio:

  • koşan çocuk — il bambino che corre;
  • dün arayan müşteri — il cliente che ha telefonato ieri;
  • Ankara'da yaşayan arkadaşım — il mio amico che vive ad Ankara.

-(y)An non significa semplicemente “presente”. Il tempo si ricava dal contesto: şimdi gelen otobüs è «l'autobus che sta arrivando ora», mentre dün gelen mektup è «la lettera arrivata ieri». Il tratto decisivo è che otobüs e mektup sono i soggetti di gelmek.

-DIK con suffisso possessivo: il nome non compie l'azione

La sigla -DIK raccoglie quattro varianti, scelte tramite l'armonia vocalica:

Ultima vocale della base Suffisso di base Esempio prima dell'accordo
a, ı -dık yaz-dık-
e, i -dik sev-dik-
o, u -duk oku-duk-
ö, ü -dük gör-dük-

Dopo -DIK si aggiunge normalmente un suffisso possessivo, cioè una terminazione che segnala chi compie l'azione. Il nome o pronome che esprime tale soggetto prende spesso il genitivo, il caso che qui corrisponde all'incirca a «di»: benim «di me», senin «di te», Ayşe'nin «di Ayşe». Davanti a un suffisso che comincia per vocale, la k di -DIK si addolcisce in ğ.

Con okumak «leggere» e kitap «libro»:

Soggetto della lettura Participio Costruzione completa Significato
benim okuduğum benim okuduğum kitap il libro che ho letto/leggo io
senin okuduğun senin okuduğun kitap il libro che hai letto/leggi tu
onun okuduğu onun okuduğu kitap il libro che ha letto/legge lui o lei
bizim okuduğumuz bizim okuduğumuz kitap il libro che abbiamo letto/leggiamo noi
sizin okuduğunuz sizin okuduğunuz kitap il libro che avete letto/leggete voi
onların okuduğu / okudukları onların okuduğu / okudukları kitap il libro che hanno letto/leggono loro

Il pronome al genitivo può essere omesso quando il suffisso rende già chiaro il soggetto: okuduğum kitap basta normalmente per «il libro che ho letto io». Con un nome, invece, è utile o necessario specificarlo: Mert'in aldığı araba «l'auto che Mert ha comprato».

Il nome descritto non è per forza un complemento oggetto diretto (la persona o cosa su cui ricade direttamente l'azione). Può avere altri rapporti con il verbo:

  • yaşadığım şehir — la città in cui vivo;
  • konuştuğum kişi — la persona con cui ho parlato;
  • çıktığımız gün — il giorno in cui siamo partiti;
  • korktuğu şey — la cosa di cui ha paura.

Il rapporto che in italiano viene espresso da che, in cui, con cui o di cui si ricostruisce dal significato del verbo turco e dal contesto.

Anche -DIK non equivale automaticamente a un passato. Sevdiğim müzik può significare «la musica che mi piace» e bildiğim cevap «la risposta che conosco». L'azione può essere passata, abituale o valida nel presente; avverbi e contesto precisano il tempo.

-(y)AcAk: azione prevista, futura o destinata

Il participio futuro ha due varianti:

Ultima vocale della base Forma Esempio
a, ı, o, u -acak yapacak kişi — la persona che lo farà
e, i, ö, ü -ecek gelecek misafir — l'ospite che verrà

Dopo una base che finisce in vocale compare y: oku-y-acak öğrenci «lo studente che leggerà». Quando il nome descritto è il soggetto dell'azione, non serve un suffisso possessivo: yarın gelecek doktor «il medico che verrà domani».

Quando invece il nome descritto non è il soggetto, -(y)AcAk riceve gli stessi suffissi possessivi visti sopra. Anche qui la k diventa ğ davanti a una vocale:

  • benim yapacağım iş — il lavoro che farò io;
  • senin alacağın bilet — il biglietto che comprerai tu;
  • gideceğimiz yer — il posto in cui andremo;
  • onun söyleyeceği sözler — le parole che dirà lui o lei.

In yapılacak iş, la base è passiva: yap- «fare» → yapıl- «essere fatto» → yapılacak «che sarà fatto / da fare». Perciò la traduzione naturale è «il lavoro da fare» o «il lavoro che deve essere svolto». Il senso di necessità nasce spesso dal contesto; il suffisso, da solo, presenta anzitutto qualcosa di previsto o destinato.

Una scelta rapida in tre domande

  1. Il nome descritto compie l'azione? Usa di norma -(y)An: çalışan kadın «la donna che lavora».
  2. Il nome ha un altro ruolo e l'azione è presente, abituale o già nota/avvenuta? Usa -DIK + possessivo: kadının yazdığı rapor «il rapporto che la donna ha scritto».
  3. L'azione è futura, prevista o destinata? Usa -(y)AcAk; aggiungi il possessivo se il nome non è il soggetto: yazacak kadın «la donna che scriverà», ma kadının yazacağı rapor «il rapporto che la donna scriverà».

Esempi nel contesto

Turco Italiano Nota
Kapıda bekleyen adam babam. L'uomo che aspetta alla porta è mio padre. Il nome adam compie l'azione: -(y)An.
Dün gelen mesajı gördün mü? Hai visto il messaggio arrivato ieri? -(y)An può riferirsi al passato.
Türkçe öğrenen öğrenciler burada oturuyor. Gli studenti che imparano il turco siedono qui. Il participio non cambia al plurale.
Her sabah içtiğim kahve çok sert. Il caffè che bevo ogni mattina è molto forte. Azione abituale con -DIK.
Dün izlediğimiz film çok uzundu. Il film che abbiamo visto ieri era molto lungo. -diğimiz indica «noi»; dün colloca l'azione nel passato.
Elif'in hazırladığı yemek çok lezzetliydi. Il piatto preparato da Elif era molto gustoso. Il soggetto è Elif'in, al genitivo.
Yaşadığım mahalle merkeze yakın. Il quartiere in cui vivo è vicino al centro. In italiano serve «in cui»; in turco non c'è un relativo separato.
Konuştuğun kişiyi tanıyorum. Conosco la persona con cui hai parlato. Il suffisso -duğun indica che il soggetto è «tu».
Yarın gelecek misafirler için oda hazırladık. Abbiamo preparato una stanza per gli ospiti che arriveranno domani. Gli ospiti compiono l'azione futura.
Alacağım bilgisayar çok pahalı değil. Il computer che comprerò non è molto costoso. Il computer non compra: -acağım indica «io».
Hafta sonu gideceğimiz yer deniz kenarında. Il posto in cui andremo nel fine settimana è sul mare. Futuro, soggetto «noi».
Bugün yapılacak çok iş var. Oggi c'è molto lavoro da fare. Participio futuro su una base passiva.
Toplantıda konuşulacak konuları yazdım. Ho annotato gli argomenti di cui si parlerà alla riunione. Forma passiva senza agente espresso.

Errori comuni

Usare -DIK quando il nome è il soggetto

  • Sbagliato: geldiğim adam per «l'uomo che è arrivato».
  • Corretto: gelen adam.
  • Perché: è l'uomo a compiere l'azione di arrivare. Geldiğim significa invece «in cui/che io sono arrivato», come in geldiğim gün «il giorno in cui sono arrivato».

Dimenticare il suffisso che indica chi agisce

  • Sbagliato: benim okuduk kitap.
  • Corretto: benim okuduğum kitap.
  • Perché: nella relativa non soggettiva, -DIK prende l'accordo possessivo: -um indica «io» e provoca il passaggio k → ğ.

Calcare l'ordine italiano

  • Sbagliato: kitap benim okuduğum quando si vuole dire semplicemente «il libro che ho letto».
  • Corretto: benim okuduğum kitap.
  • Perché: la descrizione precede il nome. La sequenza con il nome davanti può esistere solo in altre strutture e con un diverso valore informativo, non come normale gruppo nominale relativo.

Trattare -DIK come un semplice passato

  • Sbagliato: evitare sevdiğim müzik perché la musica piace ancora adesso.
  • Corretto: sevdiğim müzik — la musica che mi piace.
  • Perché: -DIK segnala soprattutto una relativa in cui il nome non è il soggetto; il tempo preciso dipende dal verbo e dal contesto.

Omettere y dopo una vocale

  • Sbagliato: bekleen kişi, okuuacak kitap.
  • Corretto: bekleyen kişi, okuyacak kitap.
  • Perché: fra due vocali il turco inserisce la consonante di collegamento y.

Confondere chi farà l'azione futura

  • Sbagliato: yapacağım kişi per «la persona che lo farà».
  • Corretto: yapacak kişi.
  • Perché: se kişi è chi farà l'azione, si usa il participio senza accordo possessivo. Yapacağım kişi significa, a seconda del contesto, «la persona che farò/nominerò…» e richiede un senso verbale adatto.

Note d'uso

Nel parlato quotidiano queste costruzioni sono normalissime, non forme letterarie. Espressioni come çalışan insanlar «le persone che lavorano», istediğin şey «la cosa che vuoi» e gideceğimiz yer «il posto in cui andremo» ricorrono continuamente. Impararle come gruppi completi è più efficace che cercare ogni volta una traduzione parola per parola.

Il soggetto pronominale al genitivo viene spesso omesso: benim aldığım araba e aldığım araba possono entrambe significare «l'auto che ho comprato». Lo si mantiene per contrasto o chiarezza: benim aldığım araba, onun aldığı değil «l'auto che ho comprato io, non quella che ha comprato lui/lei». Con un soggetto nominale, invece, la marca di genitivo è importante: öğretmenin verdiği ödev «il compito assegnato dall'insegnante».

In italiano possiamo scegliere fra una relativa esplicita («il lavoro che deve essere fatto») e forme più compatte («il lavoro da fare»). Il turco usa spesso lo stesso participio per entrambe, e la traduzione più naturale varia secondo il contesto. Non è quindi utile associare ogni suffisso a una sola parola italiana.

Oltre le basi: usi avanzati

Questa parte non è indispensabile per iniziare a usare i participi al livello A2, ma chiarisce alcune forme che si incontrano presto nei testi autentici.

I participi possono essere sostantivati, cioè usati senza un nome espresso perché il referente è già chiaro:

  • Geleni tanıyorum. — Conosco la persona che è arrivata.
  • Söylediğini anlamadım. — Non ho capito ciò che hai detto.
  • Yapacaklarımızı planladık. — Abbiamo pianificato ciò che faremo.

In questi esempi la forma participiale riceve ulteriori suffissi di caso o di numero. Per esempio, in söylediğini, -diğ-in segnala «che tu hai detto» e -i marca l'oggetto definito della frase principale. Analizzare tutti questi strati diventa più facile procedendo dall'interno verso l'esterno: radice verbale + participio + persona + caso.

Esistono inoltre participi e costruzioni relative più avanzati, fra cui -mış/-miş, -ar/-er e forme negative o passive più articolate. Anche la distinzione fra relative soggettive e non soggettive presenta particolarità con alcuni predicati e nei registri formali. Per ora è più importante padroneggiare l'opposizione produttiva:

Nome descritto Azione non futura Azione futura o prevista
È il soggetto -(y)An: gelen kişi -(y)AcAk: gelecek kişi
Non è il soggetto -DIK + persona: gördüğüm kişi -(y)AcAk + persona: göreceğim kişi

Infine, participio e tempo verbale non coincidono perfettamente. Una relativa presenta l'azione in rapporto al nome, mentre il verbo principale ancora la frase nel discorso: Dün gelen adam yarın tekrar gelecek «L'uomo che è venuto ieri tornerà domani». La stessa frase combina un participio interpretato al passato e un verbo principale al futuro.

Consigli per esercitarsi

  1. Trasforma coppie di frasi. Parti da Kadın çalışıyor. Kadın yorgun. e uniscile in Çalışan kadın yorgun «La donna che lavora è stanca». Poi prova con un oggetto: Ben kitabı okudum → okuduğum kitap.
  2. Fai sempre la domanda “chi compie l'azione?”. Sottolinea il nome descritto: se è lui a compiere l'azione, scegli -(y)An; se agisce un'altra persona, scegli -DIK e marca quella persona.
  3. Crea terne temporali con lo stesso verbo: gelen misafir «l'ospite che arriva/è arrivato», gördüğüm misafir «l'ospite che ho visto», gelecek misafir «l'ospite che verrà». Aggiungi poi un avverbio come dün, her gün o yarın per rendere esplicito il tempo.

Concetti correlati

  • Prerequisito: Passato in -di — aiuta a riconoscere le basi verbali e le alternanze fonetiche, anche se -DIK non è semplicemente un passato.
  • Passo successivo: Proposizioni nominali — sviluppa l'uso delle forme verbali incassate come soggetto o complemento.
  • Approfondimento: Participi avanzati — amplia il sistema con forme, contrasti e usi più complessi.

Prerequisito

Il passato in -di in turcoA2

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