Il verbo volere in italiano
Il Verbo Volere
Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di italiano su Settemila Lingue.
In breve
Volere esprime soprattutto un desiderio o un’intenzione. Al presente ha forme irregolari — voglio, vuoi, vuole, vogliamo, volete, vogliono — e può essere seguito da un nome (Voglio un caffè) oppure da un verbo all’infinito (Voglio partire), senza preposizione. Nelle richieste, vorrei è spesso più cortese e naturale di voglio.
Panoramica
Volere è uno dei verbi più frequenti dell’italiano. Serve per dire che si desidera qualcosa, che si ha intenzione di fare qualcosa o che si chiede a un’altra persona che cosa desidera: Vuoi un po’ d’acqua?; Vogliamo tornare a casa. È un verbo fondamentale già al livello A1, perché compare continuamente al bar, nei negozi, negli inviti e nelle conversazioni quotidiane.
Quando è seguito da un altro verbo, volere funziona come verbo modale, cioè come un verbo che precisa l’atteggiamento del soggetto verso un’azione. In Voglio dormire, l’azione è dormire e voglio presenta quell’azione come desiderata. L’altro verbo resta all’infinito (la forma base, come andare, leggere, dormire) e non si inserisce alcuna preposizione tra i due.
Le forme del presente non seguono il modello regolare dei verbi in -ere, quindi conviene impararle come un piccolo gruppo unico. La regola iniziale è semplice: si sceglie la forma di volere in base a chi desidera, poi si aggiunge una cosa oppure un’azione.
Come funziona
Il presente indicativo
L’indicativo presente è il tempo usato per fatti, intenzioni e desideri attuali. Il soggetto è la persona o la cosa di cui si parla; in italiano il pronome soggetto (io, tu, lui, lei…) di solito non è necessario, perché la forma del verbo indica già la persona.
| Persona | Pronome | Forma | Esempio |
|---|---|---|---|
| prima singolare | io | voglio | Voglio riposare. |
| seconda singolare | tu | vuoi | Vuoi uscire? |
| terza singolare | lui, lei, Lei | vuole | Vuole ordinare? |
| prima plurale | noi | vogliamo | Vogliamo imparare. |
| seconda plurale | voi | volete | Volete entrare? |
| terza plurale | loro | vogliono | Vogliono restare. |
Le forme più facili da confondere sono voglio e vogliono: entrambe contengono gli, ma hanno finali diverse. Anche vuoi e vuole cambiano la radice da vogli- a vuol-.
Volere seguito da un nome
Con un nome, volere significa desiderare o richiedere una persona, una cosa o una certa quantità. Il nome svolge la funzione di complemento oggetto diretto, cioè indica ciò che si vuole senza essere introdotto da una preposizione.
- Voglio un biglietto per Firenze.
- Vuoi dello zucchero?
- Marta vuole più tempo.
- Vogliamo due pizze.
L’articolo o l’espressione di quantità dipendono dal nome e dal significato: un caffè, il conto, due panini, un po’ di silenzio. Non si mette di solo perché il verbo è volere: si usa di soltanto quando fa parte dell’espressione di quantità, come in un po’ di pane.
Volere seguito da un infinito
Quando il desiderio riguarda un’azione, la struttura di base è:
soggetto + volere coniugato + infinito
- Voglio parlare.
- Vuoi venire con noi?
- Vogliamo andare al cinema.
- I bambini vogliono giocare.
Il secondo verbo resta all’infinito. Non si dice voglio vado e non si aggiunge a o di: la forma corretta è voglio andare.
Se i due verbi hanno lo stesso soggetto, questa costruzione è la scelta normale: in Anna vuole partire, è Anna sia a volere sia a partire. Se invece le persone sono diverse, si usa spesso una frase con che e il congiuntivo; questo uso più avanzato è spiegato più avanti.
Negazione e domande
Per negare, si colloca non prima di volere:
- Non voglio uscire stasera.
- Non vuole altro, grazie.
- Non vogliamo disturbare.
Per fare una domanda non occorre cambiare l’ordine delle parole. Nel parlato sono l’intonazione e il contesto a segnalare la domanda; nello scritto c’è il punto interrogativo:
- Vuoi un caffè?
- Volete venire a cena?
- Che cosa vogliono fare?
Pronomi al posto della cosa desiderata
Quando la cosa è già nota, si può sostituire il nome con un pronome diretto, una parola breve che evita di ripetere l’oggetto: lo, la, li, le.
- Vuoi il dolce? — Sì, lo voglio.
- Vuoi questa maglietta? — No, non la voglio.
- Volete i biglietti? — Sì, li vogliamo.
Con un infinito, alcuni pronomi possono stare prima del verbo modale oppure unirsi all’infinito: Ti voglio aiutare e Voglio aiutarti hanno lo stesso significato di base. Per un principiante è sufficiente riconoscere entrambe le posizioni.
Esempi nel contesto
| Esempio | Significato in parole semplici | Nota |
|---|---|---|
| Voglio un caffè. | Desidero un caffè. | Volere + nome |
| Vuoi venire? | Hai desiderio di venire? | Volere + infinito |
| Vuole parlare con Lei. | Desidera parlare con Lei. | Vuole può riferirsi a lui o a lei |
| Vogliamo andare al cinema. | Abbiamo intenzione di andare al cinema. | Prima persona plurale |
| Volete ancora dell’acqua? | Desiderate altra acqua? | Domanda rivolta a più persone |
| I ragazzi vogliono restare fuori. | I ragazzi desiderano non rientrare ancora. | Il soggetto è espresso |
| Non voglio disturbarti. | Desidero evitare di darti fastidio. | Negazione e pronome unito all’infinito |
| Che cosa vuoi mangiare? | Quale cibo desideri? | Parola interrogativa + volere |
| Vuoi che chiuda la finestra? | Desideri che io chiuda la finestra? | I soggetti delle due azioni sono diversi |
| Vorrei prenotare un tavolo per due. | Desidero prenotare, con tono cortese. | Richiesta attenuata |
| Ti voglio bene. | Provo affetto per te. | Espressione fissa; non indica possesso |
| Ci vuole pazienza. | È necessaria pazienza. | Uso impersonale di volerci |
Errori comuni
Usare una forma regolare inesistente
- Non corretto: Io volo un caffè.
- Corretto: Io voglio un caffè.
- Perché: il presente di volere è irregolare. Volo è invece una forma del verbo volare: io volo.
Coniugare anche il secondo verbo
- Non corretto: Voglio vado a casa.
- Corretto: Voglio andare a casa.
- Perché: dopo volere il secondo verbo va all’infinito, cioè nella sua forma base.
Inserire una preposizione prima dell’infinito
- Non corretto: Vogliamo di mangiare.
- Corretto: Vogliamo mangiare.
- Perché: la costruzione è direttamente volere + infinito, senza a e senza di.
Confondere singolare e plurale
- Non corretto: Loro vuole partire.
- Corretto: Loro vogliono partire.
- Perché: il verbo concorda con il soggetto. Vuole è singolare; vogliono è plurale.
Usare voglio come richiesta in ogni situazione
- Poco cortese in molti contesti: Voglio parlare con il direttore.
- Più cortese: Vorrei parlare con il direttore.
- Perché: voglio esprime la volontà in modo diretto e può suonare brusco quando si chiede un servizio. Vorrei rende la richiesta più gentile, senza cambiarne il contenuto essenziale.
Tradurre alla lettera ti voglio bene
- Interpretazione sbagliata: Ti voglio bene = desidero averti.
- Interpretazione corretta: Ti voglio bene = provo affetto per te.
- Perché: voler bene a qualcuno è un’espressione fissa. È comune in famiglia e tra amici e non equivale automaticamente all’amore romantico espresso da ti amo.
Note d’uso
Voglio e vorrei
Voglio è perfettamente corretto per dichiarare una volontà: Voglio cambiare lavoro; Non voglio uscire. In una richiesta rivolta a chi deve servirci o aiutarci, però, può sembrare categorico. Vorrei, forma del condizionale (il modo che qui attenua la richiesta), è spesso la scelta più naturale:
- al bar: Vorrei un cappuccino, per favore;
- al telefono: Vorrei parlare con la dottoressa Bianchi;
- in albergo: Vorremmo una camera tranquilla.
Anche Voglio un caffè è possibile, soprattutto quando si descrive il proprio desiderio a un amico. La cortesia non dipende da una proibizione grammaticale, ma dal rapporto tra le persone, dal tono e dalla situazione.
Tu, voi e Lei
Con tu si usa vuoi; con voi, volete. Il Lei di cortesia richiede la terza persona singolare, quindi vuole: Signora, vuole accomodarsi? In questa frase il soggetto sottinteso è il Lei formale, non necessariamente lui o lei. La maiuscola in Lei aiuta a mostrare l’uso di cortesia, soprattutto nello scritto, ma non cambia la forma verbale.
Volere bene
La costruzione è voler bene a qualcuno. Il destinatario dell’affetto è introdotto da a, anche quando compare come pronome: Voglio bene a mia sorella; Le voglio bene; Gli voglio bene. Con il pronome ti, la frase è Ti voglio bene. Questa espressione va imparata come un’unità, perché il suo significato non si ricava semplicemente da volere + bene.
Oltre le basi
Le forme e gli usi di questa sezione non sono indispensabili all’A1. È però utile riconoscerli, perché compaiono spesso nella lingua reale.
Due soggetti: volere che e il congiuntivo
Se chi vuole e chi compie l’altra azione non coincidono, l’italiano usa normalmente volere che + congiuntivo. Il congiuntivo è un modo verbale usato, tra l’altro, per presentare un’azione desiderata anziché come un semplice fatto.
- Voglio partire. — io voglio e io parto.
- Voglio che tu parta. — io voglio, ma tu parti.
- Vogliamo che tutto sia pronto.
- Vuoi che ti aiuti?
Non occorre padroneggiare subito le forme parta e sia. Per ora basta notare la differenza tra un solo soggetto, seguito dall’infinito, e due soggetti, collegati da che.
Il passato: volevo e ho voluto
Nel passato, volevo presenta spesso un desiderio in corso, uno sfondo o un’intenzione non ancora vista come conclusa: Volevo chiamarti, ma era tardi. Può anche attenuare una richiesta nel presente: Volevo chiederle un’informazione. È una formula cortese molto comune, anche se grammaticalmente è al passato.
Ho voluto considera invece la volontà come un fatto concluso o sottolinea una decisione: Ho voluto controllare personalmente. La differenza precisa dipende dal contesto, ma il contrasto iniziale è utile: volevo descrive spesso ciò che si desiderava; ho voluto mette più facilmente in primo piano una scelta effettiva e delimitata.
Con un infinito che normalmente usa essere, nei tempi composti si possono incontrare forme come sono voluta andare via; con altri verbi è normale ho voluto parlare. La scelta dell’ausiliare e la posizione dei pronomi richiedono uno studio specifico dei verbi modali nei tempi composti.
Volerci
Volerci non significa semplicemente “desiderare”. È una costruzione impersonale che indica ciò che è necessario oppure il tempo richiesto:
- Ci vuole pazienza.
- Ci vogliono due ore.
- Per arrivare in centro ci vuole mezz’ora.
La forma concorda con ciò che serve: ci vuole con un elemento singolare e ci vogliono con un elemento plurale. Questa costruzione va tenuta distinta da voglio: Voglio due ore esprime un desiderio insolito senza contesto; Ci vogliono due ore indica una durata necessaria.
Altri valori della volontà
In alcuni contesti volere indica non un semplice desiderio, ma una decisione ferma o il rifiuto di funzionare:
- Ha voluto fare tutto da solo. — ha insistito o ha scelto con decisione.
- La macchina non vuole partire. — la macchina non parte, come se si rifiutasse.
Si tratta di estensioni naturali dell’idea di volontà. La seconda attribuisce figurativamente una volontà a un oggetto ed è comune nel parlato.
Consigli per esercitarsi
- Impara le sei forme a coppie. Ripeti voglio/vogliamo, vuoi/volete, vuole/vogliono e crea una frase con ciascuna. Le coppie aiutano a collegare singolare e plurale.
- Alterna cose e azioni. Completa due liste: Voglio… + cinque nomi (un tè, più tempo) e Voglio… + cinque infiniti (dormire, viaggiare). In questo modo rendi automatica la costruzione senza preposizione.
- Allena il registro. Trasforma richieste dirette in richieste cortesi: Voglio il conto → Vorrei il conto, per favore. Poi ascolta dialoghi al bar o in negozio e nota quando compaiono vuole, volete e vorrei.
Concetti collegati
- Prerequisito: Verbi regolari in -ARE — aiuta a riconoscere persona, numero e struttura del presente, anche se volere ha forme irregolari.