B2

Il fare causativo in italiano

Fare Causativo

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di italiano su Settemila Lingue.

In breve

La costruzione fare + infinito indica che il soggetto non compie direttamente l’azione, ma la provoca, la ordina oppure incarica qualcun altro di compierla: Faccio riparare la macchina. I due verbi formano un unico blocco: si coniuga fare, mentre il secondo verbo resta all’infinito; gli eventuali pronomi si collocano normalmente prima di fare: La faccio riparare, Gli faccio vedere la città.

Panoramica

Il verbo fare non significa sempre semplicemente “compiere” o “realizzare”. Davanti a un infinito può assumere valore causativo, cioè può presentare il soggetto come la persona o la cosa che provoca un’azione. In Il direttore ha fatto aspettare i clienti, il direttore non aspetta: causa l’attesa dei clienti. In Ho fatto controllare la caldaia, chi parla ha organizzato il controllo, probabilmente affidandolo a un tecnico.

Questa costruzione, tipica del livello B2, è frequentissima sia nella conversazione sia nella lingua formale. Serve per parlare di ordini (La maestra fa aprire i quaderni), servizi affidati a professionisti (Mi faccio tagliare i capelli), effetti e reazioni (Quella battuta fa ridere tutti) o situazioni subite (Mi hanno fatto aspettare un’ora).

Per descriverla con precisione sono utili tre ruoli. Il causatore è chi provoca o dispone l’azione; l’agente dell’infinito è chi la esegue davvero; il paziente è la persona o la cosa su cui ricade l’azione. In Anna fa riparare la bicicletta a Paolo, Anna è il causatore, Paolo esegue la riparazione e la bicicletta la riceve. Queste etichette servono solo a capire la struttura: nell’uso quotidiano basta chiedersi “chi decide?”, “chi agisce?” e “che cosa subisce l’azione?”.

Come funziona

La struttura di base

Il modello fondamentale è:

soggetto + fare coniugato + infinito

Elemento Funzione Esempio
Marta chi provoca o dispone l’azione Marta fa consegnare i documenti.
fa verbo causativo, coniugato Marta fa consegnare i documenti.
consegnare azione causata, sempre all’infinito Marta fa consegnare i documenti.
i documenti ciò che viene consegnato Marta fa consegnare i documenti.

È fare a esprimere persona, tempo e modo:

Tempo o modo Esempio Valore
presente Faccio pulire l’ufficio ogni venerdì. abitudine attuale
imperfetto Faceva leggere molto i suoi studenti. abitudine nel passato
passato prossimo Ho fatto cambiare la serratura. azione conclusa
futuro Farò controllare i conti. decisione futura
condizionale Farei verificare il contratto. consiglio o ipotesi
congiuntivo Voglio che tu faccia controllare i freni. forma richiesta dalla frase principale
imperativo Fallo entrare! ordine

L’infinito non cambia: non si dice faccio riparo né ho fatto riparato. Inoltre, tra fare e l’infinito normalmente non compare una preposizione: faccio controllare, non faccio di controllare o faccio a controllare.

Quando non si nomina chi esegue l’azione

Spesso interessa il risultato, non l’identità dell’esecutore:

  • Faccio riparare la macchina.
  • Abbiamo fatto tradurre il contratto.
  • Faranno ridipingere la facciata.

In questi casi si capisce dal contesto che il lavoro viene affidato a qualcuno. La costruzione è particolarmente naturale con servizi e lavori professionali: far stampare un documento, far installare una caldaia, far consegnare un pacco.

Con un infinito intransitivo

Un verbo intransitivo è un verbo che non ha un oggetto diretto, cioè non agisce direttamente su un “chi?” o un “che cosa?”. Con verbi come entrare, uscire, partire, ridere, la persona che compie l’azione causata compare normalmente come oggetto diretto:

  • Faccio entrare Marco. → Lo faccio entrare.
  • La notizia ha fatto ridere Giulia. → La notizia l’ha fatta ridere.
  • Il ritardo farà partire Luca domani. → Il ritardo lo farà partire domani.

Qui Marco, Giulia e Luca sono gli agenti dell’infinito: entrano, ridono o partono. Nella frase causativa, però, occupano la posizione di oggetto diretto e possono essere sostituiti da lo, la, li, le.

Con un infinito transitivo

Un verbo transitivo può avere un oggetto diretto: si ripara qualcosa, si legge qualcosa, si mostra qualcosa. Quando la frase esprime sia questa cosa sia la persona incaricata di agire, la cosa resta oggetto diretto; l’esecutore viene introdotto di solito da a oppure, soprattutto quando si vuole sottolineare chi svolge il lavoro, da da:

  • Faccio leggere il rapporto a Marta.
  • Gli faccio vedere la città.
  • Ho fatto riparare l’orologio da un tecnico.
  • Faremo esaminare i dati dagli esperti.

Con a, la persona può essere ripresa da un pronome indiretto (mi, ti, gli, le, ci, vi): Faccio leggere il rapporto a Marta → Le faccio leggere il rapporto. Nella grammatica della frase, quindi, è l’esecutore — non la cosa che subisce l’azione — a essere trattato come complemento indiretto.

La preposizione da è particolarmente chiara quando l’esecutore è un professionista o quando una frase rischia di avere due interpretazioni: Ho fatto fotografare Luca dal fotografo significa che Luca è stato fotografato; Ho fatto fotografare il panorama a Luca significa che Luca ha scattato la fotografia.

Posizione dei pronomi

I pronomi collegati all’infinito “risalgono” davanti a fare. In parole semplici, si comportano come se i due verbi fossero un unico gruppo:

Frase con nome Frase con pronome
Faccio entrare Paolo. Lo faccio entrare.
Faccio vedere la casa a Sara. Le faccio vedere la casa.
Faccio riparare la bicicletta. La faccio riparare.
Faccio leggere il messaggio a Luca. Glielo faccio leggere.

Quando ci sono due pronomi, si usano le normali forme combinate: me lo, te la, glielo, gliela, ce li, ve le. Per esempio, Faccio tradurre la lettera a Paolo può diventare Gliela faccio tradurre.

Se fare è a sua volta all’infinito, il pronome può unirsi a esso: Voglio fargli leggere il documento, Devo farla controllare, Preferisco non farglielo sapere. Con l’imperativo affermativo si hanno forme unite molto comuni: Fammi parlare, Fallo sedere, Faglielo vedere. Nell’imperativo negativo rivolto a tu sono possibili entrambe le posizioni: Non farlo entrare e Non lo fare entrare.

Il passato prossimo e l’accordo

Nei tempi composti il causativo usa l’ausiliare avere: ho fatto, avevano fatto, avrà fatto. Se un pronome oggetto diretto di terza persona precede il participio, fatto concorda normalmente con quel pronome:

  • Ho fatto entrare Maria. → L’ho fatta entrare.
  • Ho fatto partire i ragazzi. → Li ho fatti partire.
  • Ho fatto riparare le sedie. → Le ho fatte riparare.

Con un pronome indiretto non c’è accordo: Gli ho fatto leggere il rapporto; Le ho fatto provare il vestito.

Esempi nel contesto

Esempio Significato in altre parole Nota
Faccio riparare la macchina domani. Domani incarico qualcuno di riparare la macchina. L’esecutore non è espresso.
Mi ha fatto aspettare un’ora. A causa sua, ho dovuto aspettare un’ora. Mi è chi compie l’azione di aspettare.
Gli faccio vedere la città. Faccio in modo che lui veda la città. Gli indica la persona che vede.
Questa commedia fa ridere tutti. Questa commedia provoca il riso di tutti. Effetto involontario o naturale.
Il professore ha fatto riscrivere il tema a Carlo. Carlo ha dovuto scrivere di nuovo il tema. Il tema è oggetto diretto; Carlo è l’esecutore.
Abbiamo fatto controllare l’impianto da un elettricista. Un elettricista ha controllato l’impianto su nostro incarico. Da identifica il professionista.
Non farli uscire senza cappotto. Non permettere o non ordinare che escano senza cappotto. Li precede fare.
Fammi finire la frase, per favore. Lascia che io finisca di parlare. Imperativo; qui il senso si avvicina a lasciare.
Gliela farò leggere prima della riunione. Farò in modo che lui o lei legga quella cosa. Due pronomi combinati.
Mi faccio tagliare i capelli ogni sei settimane. Vado da qualcuno che mi taglia i capelli. Servizio richiesto per sé.
La notizia l’ha fatta piangere. La notizia ha provocato il suo pianto. Fatta concorda con la.
Vorrei far esaminare questa clausola a un avvocato. Vorrei che un avvocato esaminasse la clausola. Condizionale di cortesia o prudenza.
Quel rumore ci ha fatto voltare. A causa del rumore, ci siamo voltati. Reazione causata.
Non voglio fargli perdere tempo. Non voglio essere la causa della sua perdita di tempo. Pronome unito a far.

Errori comuni

Coniugare anche il secondo verbo

  • Non corretto: Il capo mi fa lavoro fino a tardi.
  • Corretto: Il capo mi fa lavorare fino a tardi.
  • Perché: solo fare si coniuga; l’azione causata resta all’infinito.

Inserire una preposizione fra i due verbi

  • Non corretto: Ho fatto a riparare il computer.
  • Corretto: Ho fatto riparare il computer.
  • Perché: il causativo richiede direttamente fare + infinito, senza a o di in mezzo.

Lasciare il pronome dopo l’infinito

  • Non corretto: Faccio vederegli il progetto.
  • Corretto: Gli faccio vedere il progetto.
  • Corretto con un altro infinito: Voglio fargli vedere il progetto.
  • Perché: con fare coniugato il pronome precede l’intero gruppo; se fare è all’infinito, può unirsi a far(e).

Usare un oggetto diretto per l’esecutore quando c’è già un altro oggetto

  • Poco chiaro o non standard nel significato voluto: Lo faccio leggere il rapporto.
  • Corretto: Gli faccio leggere il rapporto.
  • Perché: il rapporto è già l’oggetto diretto di leggere. La persona che legge viene quindi presentata con a o con il pronome indiretto gli.

Dimenticare l’accordo nel passato prossimo

  • Non corretto nello standard sorvegliato: Maria? L’ho fatto entrare.
  • Corretto: Maria? L’ho fatta entrare.
  • Perché: la è un pronome oggetto diretto femminile singolare e richiede l’accordo di fatto.

Confondere “far fare” con “lasciar fare”

  • Frase non adatta se si intende dare un permesso: Ho fatto uscire i bambini alle dieci.
  • Più preciso: Ho lasciato uscire i bambini alle dieci.
  • Perché: fare presenta il soggetto come causa o autorità che produce l’azione; lasciare mette in primo piano il permesso o il mancato impedimento.

Note d’uso

Il valore preciso dipende molto dal contesto. Mia madre mi ha fatto studiare suggerisce un obbligo; Il film mi ha fatto riflettere descrive un effetto; Ho fatto pulire il divano indica un servizio commissionato. Non è quindi necessario tradurre mentalmente fare sempre con la stessa espressione: conviene riconoscere l’idea comune di “essere la causa dell’azione”.

Nel parlato è frequentissima la forma abbreviata far davanti a un altro infinito, soprattutto quando fare non è coniugato: far vedere, far sapere, far entrare. Anche la forma piena è corretta: fare vedere, fare sapere. Alcune combinazioni sono ormai espressioni molto comuni: far sapere significa informare, far notare richiamare l’attenzione, far finta fingere, far presente segnalare. Le ultime due, però, non seguono semplicemente il modello fare + infinito e vanno imparate come espressioni autonome.

L’esecutore introdotto da a è naturale soprattutto quando è una persona coinvolta direttamente: Ho fatto leggere il testo agli studenti. Da mette più nettamente in luce l’autore concreto dell’intervento: Ho fatto correggere il testo da una traduttrice. In frasi complesse, scegliere un nome esplicito invece di accumulare pronomi rende il messaggio più chiaro.

Oltre le basi: usi avanzati

Farsi + infinito

Con il pronome riflessivo si, il soggetto dispone un’azione che riguarda sé stesso:

  • Mi faccio visitare dal medico una volta all’anno.
  • Si è fatta accompagnare alla stazione.
  • Ci faremo consegnare la spesa a casa.

La costruzione è comune per i servizi, ma ha anche usi figurati. Farsi capire significa riuscire a comunicare con chiarezza; farsi rispettare significa ottenere rispetto; farsi sentire può voler dire parlare abbastanza forte oppure manifestare con decisione la propria presenza o opinione.

A volte farsi + infinito descrive un evento sfavorevole subito dal soggetto: Si è fatto rubare il portafoglio. La frase non implica necessariamente che lo abbia voluto; può suggerire che non sia riuscito a impedirlo. Il contesto distingue quindi un servizio intenzionale da un fatto indesiderato.

Ambiguità e ordine degli elementi

Poiché la costruzione riunisce due azioni in un solo gruppo verbale, alcune frasi isolate possono essere ambigue. Ho fatto fotografare Andrea può significare che Andrea ha scattato fotografie oppure che qualcuno ha fotografato Andrea. Per evitare il dubbio, conviene esprimere gli altri partecipanti:

  • Ho fatto fotografare il giardino ad Andrea.
  • Ho fatto fotografare Andrea da una professionista.

Anche l’ordine aiuta: di norma, l’oggetto dell’infinito resta vicino al verbo e l’esecutore viene dopo, introdotto da a o da.

Alternative con una frase esplicita

Quando il causativo diventerebbe troppo denso, l’italiano può usare fare in modo che o far sì che, seguiti dal congiuntivo (il modo verbale usato, tra l’altro, per eventi voluti, possibili o non presentati come fatti indipendenti):

  • Faremo in modo che tutti ricevano una copia.
  • La nuova regola farà sì che i controlli siano più rapidi.

Queste alternative sono utili quando l’azione ha un soggetto lungo, quando si vuole evitare un’ambiguità o quando il rapporto di causa è astratto. Fare + infinito resta in genere più compatto: Ho fatto controllare tutto; la frase con che permette invece di sviluppare maggiormente l’informazione.

Causa diretta, ordine e risultato

Il causativo non specifica da solo quanta libertà abbia l’esecutore. Il regista ha fatto ripetere la scena agli attori esprime un ordine; La sua storia mi ha fatto cambiare idea esprime un’influenza; Il sole ha fatto sciogliere la neve descrive una causa fisica. È il lessico e la situazione, non la sola grammatica, a chiarire il rapporto.

Consigli per esercitarsi

  1. Parti da tre ruoli. Scegli una situazione quotidiana e annota chi decide, chi agisce e che cosa riceve l’azione. Poi costruisci la frase: io / tecnico / computer → Faccio riparare il computer al tecnico oppure, più naturale nel contesto professionale, Faccio riparare il computer da un tecnico.
  2. Trasforma i nomi in pronomi. Esercitati a coppie: Faccio entrare Marta → La faccio entrare; Faccio leggere la mail a Paolo → Gliela faccio leggere. Ripeti poi le stesse frasi al passato: L’ho fatta entrare, Gliel’ho fatta leggere.
  3. Ascolta il significato, non solo la forma. Quando incontri fare + infinito, classifica l’esempio come ordine, servizio, effetto, reazione o evento subito. Questa abitudine aiuta a cogliere sfumature che una traduzione parola per parola nasconde.

Concetti correlati

  • Prerequisito: Il verbo fare — ripassa le forme irregolari di fare prima di usarlo nei diversi tempi e modi.
  • Confronto utile: Lasciare causativo — distingue l’azione provocata o imposta dal permesso e dal mancato impedimento.

Prerequisito

Il verbo fare in italianoA1

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