A1

C’è e ci sono in italiano

C'è e Ci sono

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di italiano su Settemila Lingue.

In breve

Usa c’è davanti a un elemento singolare e ci sono davanti a più elementi: C’è un problema; Ci sono molte persone. Per fare una domanda non occorre cambiare l’ordine delle parole: C’è un bagno qui? Per negare, aggiungi non: Non c’è niente.

Panoramica

C’è e ci sono servono a presentare qualcosa come presente, disponibile o esistente in un luogo o in una situazione. Sono espressioni frequentissime: permettono di descrivere una stanza, chiedere se un servizio è disponibile, segnalare un problema o dire quante persone partecipano a un evento. Il nome, cioè la parola che indica una persona, un animale, un oggetto o un’idea, determina la scelta tra singolare e plurale.

È un argomento di livello A1 perché la regola fondamentale è semplice: c’è + singolare, ci sono + plurale. Le due forme contengono il verbo essere: è al singolare e sono al plurale. La particella ci, in questa costruzione, non indica necessariamente un luogo preciso come qui o ; insieme a essere forma il verbo esserci, usato per esprimere presenza o esistenza.

Conviene distinguere fin dall’inizio due idee vicine. Sul tavolo c’è un libro introduce un libro e dice che è presente sul tavolo. Il libro è sul tavolo parla invece di un libro già identificato e informa sulla sua posizione. Questa differenza non è assoluta in ogni contesto, ma aiuta a scegliere la costruzione più naturale.

Come funziona

La regola di base

La parola o il gruppo di parole dopo c’è o ci sono funziona normalmente da soggetto (ciò di cui la frase afferma la presenza). Il verbo concorda con quel soggetto, cioè passa dal singolare al plurale quando cambia il numero.

Struttura Esempio Spiegazione
c’è + singolare C’è una farmacia in piazza. È presente una farmacia.
c’è + nome non numerabile C’è del latte in frigo. Latte è grammaticalmente singolare.
ci sono + plurale Ci sono due farmacie in centro. Sono presenti due farmacie.
ci sono + più persone o cose Ci sono Luca e Sara. Le persone nominate sono due.

Non conta soltanto la quantità reale: conta anche il numero grammaticale del nome. Gente indica più persone, ma è un nome singolare, quindi si dice c’è molta gente. Al contrario, persone è plurale: ci sono molte persone.

Come si forma c’è

C’è nasce dall’unione di ci + è. Davanti alla vocale di è, la i di ci cade e viene sostituita dall’apostrofo: c’è. L’accento grave su è resta indispensabile.

  • c’è = forma corretta;
  • ce = un’altra parola, senza verbo;
  • = grafia errata;
  • ci è = non è la forma normale della costruzione esistenziale.

Con sono, che comincia per consonante, non avviene alcuna elisione (caduta della vocale finale): si scrive ci sono, in due parole e senza apostrofo.

Frasi affermative, negative e interrogative

Nella frase affermativa, c’è o ci sono precede spesso l’elemento presentato:

  • C’è un messaggio per te.
  • Ci sono tre sedie libere.

Per formare la negazione, metti non prima dell’intera espressione:

  • Non c’è zucchero.
  • Non ci sono autobus dopo mezzanotte.

Con niente o nessuno, l’italiano usa normalmente anche non quando queste parole vengono dopo il verbo: Non c’è niente da mangiare; Non c’è nessuno in ufficio. Questa doppia presenza non rende la frase affermativa: è la costruzione negativa normale dell’italiano.

Per la domanda, l’ordine di base può rimanere identico. Nello scritto basta il punto interrogativo; nel parlato è soprattutto l’intonazione a segnalare la domanda:

  • C’è un bagno qui?
  • Ci sono posti liberi?

Con una parola interrogativa, questa viene di solito all’inizio: Quante persone ci sono?; Che cosa c’è nella scatola?; Dov’è che c’è un parcheggio? Quest’ultima forma è comune nel parlato, mentre Dove c’è un parcheggio? è più lineare.

Articoli e quantità

Dopo c’è e ci sono possono comparire diversi tipi di espressione:

  • un articolo indeterminativo: C’è un errore;
  • un articolo partitivo (una forma come del, della, dei, che indica una quantità non precisa): *C’è **dell’*acqua; Ci sono dei biscotti;
  • un numero: Ci sono quattro finestre;
  • un’espressione di quantità: C’è poca luce; Ci sono molti turisti;
  • un nome proprio: C’è Paolo al telefono;
  • un elemento già noto: Ci sono le chiavi sul tavolo.

Non è quindi vero che dopo queste espressioni debba esserci sempre un/una o dei/delle. La scelta dell’articolo dipende da ciò che si vuole comunicare.

Presenza ed esistenza oppure posizione

Quando si presenta un elemento nuovo, è molto naturale cominciare dal luogo o dalla situazione e poi usare c’è/ci sono:

  • In fondo alla strada c’è un supermercato.
  • Nel documento ci sono alcuni errori.

Quando invece l’elemento è già il tema della conversazione, spesso si usa semplicemente essere:

  • Il supermercato è in fondo alla strada.
  • Gli errori sono nella seconda pagina.

Anche un elemento determinato può seguire c’è/ci sono, soprattutto quando si richiama la sua presenza o lo si propone come possibilità: Per risolvere il problema c’è il servizio clienti; Sul tavolo ci sono le chiavi che cercavi.

Esempi nel contesto

Esempio Significato in parole semplici Nota
C’è un problema. Esiste un problema da affrontare. Singolare.
Ci sono molte persone all’ingresso. Molte persone sono presenti all’ingresso. Plurale.
C’è un bagno qui? Si chiede se il bagno è disponibile in questo luogo. Domanda senza cambio d’ordine.
Non c’è niente nel cassetto. Il cassetto è vuoto. Non precede c’è.
In frigo c’è della pasta avanzata. Una quantità di pasta è ancora in frigo. Nome non numerabile al singolare.
Oggi c’è molta gente in centro. Oggi il centro è molto affollato. Gente è singolare.
Ci sono due posti vicino alla finestra. Due posti sono disponibili lì. Il numero richiede il plurale.
Non ci sono treni diretti per Lecce. Nessun treno compie il percorso senza cambi. Negazione plurale.
Che cosa c’è nello zaino? Si chiede quale contenuto è presente nello zaino. Domanda con che cosa.
Quanti studenti ci sono in aula? Si chiede il numero degli studenti presenti. Quanti concorda con studenti.
C’è Marta al telefono. Marta sta chiamando o aspetta in linea. Nome proprio.
Per cena ci sono anche opzioni vegetariane. Sono disponibili pietanze vegetariane. Disponibilità, non solo posizione.
Sul tavolo ci sono le chiavi che cercavi. Le chiavi già note sono presenti sul tavolo. Articolo determinativo.
C’è ancora tempo per cambiare idea. Rimane tempo sufficiente. Presenza in senso astratto.
Tra noi non ci sono segreti. Non esistono segreti nel nostro rapporto. Esistenza in senso figurato.

Errori comuni

Usare c’è con un nome plurale

  • Da evitare: C’è molte persone in fila.
  • Forma corretta: Ci sono molte persone in fila.
  • Perché: Persone è plurale, quindi il verbo deve essere sono.

Usare ci sono con un nome singolare

  • Da evitare: Ci sono un problema.
  • Forma corretta: C’è un problema.
  • Perché: Un problema è singolare. La forma non dipende dal genere: si dice anche c’è una soluzione.

Scrivere ce al posto di c’è

  • Da evitare: Ce un bar qui vicino.
  • Forma corretta: C’è un bar qui vicino.
  • Perché: nella forma singolare servono sia l’apostrofo sia l’accento di è.

Dimenticare non con niente o nessuno

  • Da evitare: C’è niente da bere.
  • Forma corretta: Non c’è niente da bere.
  • Perché: nella frase dichiarativa, quando niente segue il verbo, la negazione normale richiede non. C’è niente da bere? può comparire come domanda colloquiale, ma non equivale alla frase negativa.

Guardare il significato invece della grammatica

  • Da evitare: Ci sono molta gente alla festa.
  • Forma corretta: C’è molta gente alla festa.
  • Perché: gente raccoglie più individui, ma grammaticalmente è singolare. Al plurale si può dire ci sono molte persone.

Confondere presentazione e semplice posizione

  • Poco naturale senza contesto: C’è il mio telefono sul comodino, se si sta solo dicendo dove si trova il proprio telefono.
  • Più naturale: Il mio telefono è sul comodino.
  • Perché: c’è/ci sono introduce o segnala una presenza; essere localizza direttamente qualcosa che è già il tema. La prima frase diventa naturale, per esempio, come risposta a Che cosa c’è sul comodino?

Note d’uso

Nel parlato informale si sente a volte c’è anche davanti a un elenco o a un plurale: C’è Marco e Lucia oppure C’è tante cose da fare. Il primo caso può presentare gli elementi uno alla volta nella mente di chi parla; il secondo è una mancata concordanza molto diffusa. Nello scritto curato e nell’italiano sorvegliato è preferibile rispettare il plurale: ci sono Marco e Lucia, ci sono tante cose da fare.

L’ordine della frase cambia il punto di vista, non la regola grammaticale. In cucina c’è un tavolo parte dal luogo e ne descrive il contenuto; C’è un tavolo in cucina annuncia prima la presenza del tavolo. Entrambe le frasi sono corrette. Nel parlato, una breve pausa e l’intonazione possono mettere in rilievo uno degli elementi.

C’è si pronuncia come una sola unità. Ci sono mantiene invece le due parole. È utile impararle come coppia completa, non come forme isolate: c’è una… / ci sono due….

Oltre le basi: uso avanzato

Le forme seguenti non sono necessarie per applicare la regola A1, ma compaiono presto nelle conversazioni e nei testi. Si basano sempre sul verbo esserci.

Altri tempi e modi

Al passato e al futuro, la distinzione tra singolare e plurale continua:

Tempo o modo Singolare Plurale
Imperfetto C’era un cinema. C’erano due cinema.
Futuro Ci sarà una riunione. Ci saranno alcune modifiche.
Condizionale Ci sarebbe una soluzione. Ci sarebbero altre possibilità.
Congiuntivo presente Penso che ci sia un errore. Penso che ci siano degli errori.
Passato prossimo C’è stata una festa. Ci sono state due feste.

Nel passato prossimo, il participio passato (la forma verbale come stato/stata/stati/state) concorda normalmente con il soggetto: c’è stato un ritardo, c’è stata una protesta, ci sono stati problemi, ci sono state proteste. In contesti reali si incontrano costruzioni più oscillanti, specialmente con elenchi e quantità, ma queste sono le forme di riferimento.

Con i verbi servili

Dopo verbi come potere, dovere e volere, si usa l’infinito esserci:

  • Deve esserci un errore.
  • Possono esserci altre spiegazioni.
  • Non dovrebbe esserci traffico a quest’ora.

Se l’espressione è plurale, la concordanza del verbo servile è spesso visibile: possono esserci conseguenze. Con costruzioni impersonali o valori modali, l’uso reale può essere più complesso; per cominciare, è sicuro far concordare il verbo con ciò che è presente.

Ce n’è e ce ne sono

Quando non si vuole ripetere il nome o si indica una quantità, compare spesso ne. Davanti a ne, ci diventa ce:

  • C’è del pane? — Sì, ce n’è.
  • Quante sedie ci sono? — Ce ne sono sei.
  • Non ce n’è abbastanza.
  • Di occasioni ce ne sono molte.

Qui ne sostituisce qualcosa già nominato o introdotto con di: del pane, di sedie, di occasioni. Non bisogna confondere ce n’è, che contiene il verbo è, con ce ne, che può trovarsi davanti a un altro verbo: Ce ne andiamo ha una struttura e un significato diversi.

Usi astratti e formule frequenti

La presenza non deve essere materiale. Sono comuni espressioni come c’è tempo, c’è bisogno di aiuto, non c’è dubbio, ci sono differenze, c’è da fare. In c’è da + infinito, la costruzione indica qualcosa che deve o può essere fatto: C’è da aspettare; Ci sono ancora molti documenti da controllare. Questa estensione è molto produttiva, ma va imparata attraverso frasi complete.

Consigli per esercitarsi

  1. Descrivi tre luoghi reali. Guarda una stanza, una strada e il contenuto del frigorifero. Scrivi cinque frasi per ciascuno alternando c’è, ci sono, non c’è e non ci sono.
  2. Trasforma singolare e plurale. Parti da coppie come C’è una sedia / Ci sono quattro sedie e cambia numero, articolo e quantità. Inserisci anche nomi come gente, acqua e tempo, che restano al singolare.
  3. Allenati con domande utili. Prepara domande che potresti davvero fare: C’è una presa? Ci sono biglietti disponibili? Quante fermate ci sono? Poi rispondi sia in modo affermativo sia negativo.

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Prerequisito

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