Andare e venire in italiano
Andare e Venire
Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di italiano su Settemila Lingue.
In breve
Andare indica normalmente un movimento verso un luogo diverso da quello in cui si trova chi parla: Vado al lavoro. Venire presenta invece il movimento verso chi parla, verso chi ascolta o verso un luogo assunto come punto di riferimento: Vieni da me? Entrambi sono irregolari: al presente si dice vado, vai, va… e vengo, vieni, viene….
Panoramica
Andare e venire sono due verbi fondamentali per parlare di spostamenti. Permettono di dire dove ci si dirige, da dove si arriva e se una persona si muove verso o lontano dal punto di riferimento della conversazione. Si incontrano fin dal livello A1 in domande quotidiane come Dove vai?, Quando venite? e Vieni con noi?.
Sono verbi irregolari, cioè non seguono in tutte le persone il modello regolare di verbi come parlare. Non basta quindi togliere la desinenza dell’infinito (la forma base del verbo) e aggiungere le normali terminazioni: forme come vado e vengo vanno imparate direttamente. Andiamo, andate, veniamo e venite, invece, sono più facili da riconoscere.
La differenza non riguarda soltanto la direzione fisica. Conta anche il punto di vista scelto da chi parla. Due persone possono descrivere lo stesso spostamento con verbi diversi: Domani vado alla festa presenta la festa come destinazione; Domani vieni alla festa?, detto da chi sarà presente o si identifica con quell’evento, presenta il movimento verso un punto condiviso. All’inizio è sufficiente ricordare la distinzione pratica «allontanarsi/dirigersi altrove» contro «muoversi verso di me, verso di te o verso il nostro punto d’incontro».
Come funzionano
Il presente indicativo
L’indicativo presente è la forma usata per fatti, abitudini e azioni in corso o programmate nel presente. Il soggetto (chi compie l’azione) spesso non viene espresso, perché la forma del verbo indica già la persona.
| Persona | Andare | Venire |
|---|---|---|
| io | vado | vengo |
| tu | vai | vieni |
| lui, lei, Lei | va | viene |
| noi | andiamo | veniamo |
| voi | andate | venite |
| loro | vanno | vengono |
Attenzione soprattutto a tre particolari:
- va non ha accento: Marta va a casa;
- vanno ha due n, mentre andiamo e andate conservano la parte and-;
- vengo e vengono hanno -g-, mentre vieni e viene hanno la sequenza vien-.
I pronomi io, tu, noi e così via sono utili per creare contrasto, ma non sono obbligatori: Io vado in treno, loro vanno in macchina. Senza contrasto è più naturale dire semplicemente Vado in treno.
Scegliere tra andare e venire
Il punto di riferimento può essere una persona, un luogo o un evento.
| Situazione | Verbo tipico | Esempio |
|---|---|---|
| movimento verso un’altra destinazione | andare | Dopo il lavoro vado in palestra. |
| movimento verso chi parla | venire | Puoi venire a casa mia? |
| movimento verso chi ascolta | venire | Vengo da te alle otto. |
| movimento verso un incontro condiviso | spesso venire | Venite anche voi alla cena? |
| provenienza | venire da | Vengo da Napoli. |
La scelta può cambiare se cambia il punto di vista. Al telefono una persona a Milano può chiedere a un’amica: Quando vieni a Milano? L’amica, che si trova a Torino, può rispondere: Vado a Milano venerdì. La città è la stessa; cambia il rapporto tra quella città e chi parla.
Le preposizioni di luogo
Una preposizione è una breve parola, come a, in o da, che collega il verbo al luogo o alla persona. Le regole generali valgono sia con andare sia con venire.
| Costruzione | Uso principale | Esempi |
|---|---|---|
| a + città | destinazione urbana | andare a Roma, venire a Bologna |
| in + paese o regione | destinazione geografica | andare in Italia, venire in Toscana |
| a/in + luogo | dipende dall’espressione usuale | andare a scuola, andare in ufficio |
| da + persona | casa, studio o luogo associato a una persona | andare da Luca, venire da me |
| da + professionista | luogo in cui lavora il professionista | andare dal medico, venire dal dentista |
| da + luogo | provenienza | venire da Firenze, venire dalla Spagna |
Con un articolo, la preposizione spesso forma una preposizione articolata (preposizione e articolo uniti): a + il = al, a + la = alla, da + il = dal, da + la = dalla. Perciò si dice al lavoro, alla stazione, dal medico e dalla Francia.
Molti nomi di luogo seguono combinazioni fisse che conviene imparare come unità: a casa, a scuola, al cinema, in banca, in centro, in montagna. Non esiste una sola regola capace di prevederle tutte.
Azione abituale, azione in corso e programma
Il presente italiano può descrivere più situazioni:
- abitudine: Vado al lavoro in autobus ogni giorno;
- movimento attuale: Dove vai? — Vado a casa;
- programma futuro già deciso: Domani andiamo a Torino;
- invito o accordo: Venite a cena sabato?
L’indicazione di tempo chiarisce il significato. Vado a Roma può riferirsi a ora o a un programma; Domani vado a Roma è chiaramente futuro, anche se il verbo resta al presente.
Movimento con uno scopo
Dopo andare o venire si può usare a + infinito, cioè a seguita dalla forma base di un altro verbo:
- Vado a comprare il pane.
- Vieni a vedere il film?
- Andiamo a mangiare.
Questa costruzione presenta normalmente uno spostamento, reale o facilmente immaginabile, compiuto per fare qualcosa. Non è una forma generale di futuro: per esempio, L’anno prossimo vado a studiare di più suona poco naturale se non c’è l’idea di recarsi in un luogo per studiare. In quel caso sono più adatti L’anno prossimo studierò di più oppure, se il programma è deciso, L’anno prossimo studio di più.
Esempi nel contesto
| Frase | Significato in altre parole | Nota |
|---|---|---|
| Vado al lavoro alle otto. | Mi dirigo al luogo di lavoro alle otto. | destinazione con al |
| Dove vai dopo la lezione? | Qual è la tua destinazione dopo la lezione? | domanda informale |
| Mia sorella va spesso in montagna. | Mia sorella si reca spesso in montagna. | abitudine |
| Stasera andiamo al cinema. | Abbiamo in programma il cinema per stasera. | presente con valore futuro |
| I bambini vanno a scuola a piedi. | I bambini raggiungono la scuola camminando. | mezzo espresso con a piedi |
| Vengo da Londra, ma ora abito a Pisa. | Londra è la mia provenienza; adesso vivo a Pisa. | origine con da |
| Vieni da me dopo il lavoro? | Raggiungi casa mia dopo il lavoro? | movimento verso chi parla |
| Il treno viene da Venezia. | Il treno arriva provenendo da Venezia. | provenienza di un mezzo |
| Veniamo in Italia ogni estate. | Raggiungiamo l’Italia tutte le estati. | movimento abituale |
| Vengono alla festa anche Paolo e Sara? | Paolo e Sara parteciperanno raggiungendo il luogo della festa? | evento condiviso |
| Domani vado dal dentista. | Domani mi reco nello studio del dentista. | da + professionista |
| Vengo a prenderti alle sette. | Alle sette raggiungo il luogo in cui sei per accompagnarti. | venire a + infinito |
| Andate a mangiare senza di noi? | Vi recate a mangiare senza il nostro gruppo? | seconda persona plurale |
| Se vai al supermercato, vengo con te. | Ti accompagno al supermercato. | venire con = accompagnare |
Errori comuni
Usare forme regolari inesistenti
- Non corretto: Io ando al lavoro; loro venono domani.
- Corretto: Io vado al lavoro; loro vengono domani.
- Perché: i due verbi sono irregolari. È più efficace memorizzare l’intera serie vado, vai, va, andiamo, andate, vanno e vengo, vieni, viene, veniamo, venite, vengono.
Confondere va e và
- Non corretto: Giulia và a casa.
- Corretto: Giulia va a casa.
- Perché: la forma dell’indicativo va si scrive senza accento. L’apostrofo compare invece nell’imperativo troncato va’! («vai!»), trattato più avanti.
Scegliere la preposizione sbagliata
- Non corretto: Vado in Roma; domani vado a medico.
- Corretto: Vado a Roma; domani vado dal medico.
- Perché: con le città si usa normalmente a; davanti a un professionista si usa da, con l’articolo quando necessario.
Usare andare quando il movimento è verso l’interlocutore
- Poco naturale in quel contesto: al telefono, Aspettami a casa tua: vado da te alle otto.
- Più naturale: Aspettami a casa tua: vengo da te alle otto.
- Perché: il movimento è diretto verso la persona che ascolta. Vado da te non è impossibile in ogni situazione, ma vengo da te adotta più chiaramente il suo punto di vista.
Interpretare sempre venire da come movimento immediato
- Interpretazione errata: Vengo da Londra significa necessariamente «sono appena arrivato da Londra».
- Interpretazione corretta: può anche significare «Londra è il luogo da cui provengo».
- Perché: il contesto distingue l’origine personale dal tragitto appena compiuto. Per indicare con chiarezza il luogo natale si può dire anche Sono di Londra.
Trattare andare a + infinito come un futuro automatico
- Poco naturale: Tra dieci anni vado a essere medico.
- Corretto: Tra dieci anni sarò medico oppure Voglio diventare medico.
- Perché: in italiano andare a + infinito conserva in genere l’idea di movimento o di avvio concreto dell’azione; non sostituisce liberamente il futuro.
Note d’uso
Venire e il punto di vista condiviso
Venire non significa soltanto «muoversi verso il luogo in cui mi trovo adesso». Può orientarsi verso il luogo futuro di chi parla o verso un evento considerato comune. Se una persona ha organizzato una cena per sabato, può chiedere già lunedì: Vieni alla cena?, anche se in quel momento non si trova nel ristorante. In un invito, questa scelta coinvolge l’interlocutore e presenta l’evento come punto d’incontro.
Con con me, con te, con noi è frequente venire nel senso di accompagnare o unirsi: Vado al mercato. Vieni con me? Chi accetta può rispondere Sì, vengo. La destinazione è lontana da entrambi, ma ciò che conta è il movimento insieme al gruppo.
Destinazione, provenienza e visita a una persona
Con andare, da indica spesso la destinazione associata a una persona: Vado da Anna. Con venire, la stessa preposizione può indicare sia una destinazione sia una provenienza:
- Vengo da te = la mia destinazione è il luogo in cui sei tu;
- Vengo da Napoli = Napoli è il luogo di provenienza.
Il significato si riconosce dal complemento che segue (la parte che completa l’informazione) e dal contesto.
Forme di cortesia
Con il pronome di cortesia Lei si usa la terza persona singolare: Dove va, signora?; Viene con noi, professore? In un dialogo rispettoso il pronome può essere omesso, perché il tono e la situazione rendono chiaro a chi ci si rivolge.
Oltre le basi: usi avanzati
Le informazioni di questa sezione non sono necessarie per usare i due verbi al livello A1, ma spiegano forme molto frequenti che si incontrano in seguito.
Passato prossimo e accordo
Nel passato prossimo (un tempo usato per eventi conclusi), entrambi i verbi usano l’ausiliare essere: sono andato/a, sei venuto/a, siamo andati/e, sono venuti/e. Il participio passato (la forma come andato o venuto usata con l’ausiliare) concorda con il soggetto nel genere e nel numero:
- Marco è andato a casa.
- Lucia è venuta da noi.
- Anna e Marta sono andate a Roma.
- Paolo e Luca sono venuti in treno.
Imperativo
Per dare un invito o un ordine informale si incontrano vai! e vieni!: Vai piano!; Vieni qui! La forma abbreviata di vai è va’, con l’apostrofo: Va’ a casa! Per coinvolgere anche chi parla si usano andiamo! e, più raramente come invito autonomo, veniamo!; per più interlocutori, andate! e venite!.
Significati non letterali
I due verbi entrano in molte espressioni in cui non descrivono un vero tragitto:
- Come va? chiede come procede la vita o una situazione;
- Il computer non va significa che non funziona;
- La camicia ti va bene può significare che è della misura giusta o che ti si addice;
- Il dolce è venuto bene significa che il risultato è buono;
- Mi viene fame indica che comincio ad avere fame;
- Mi viene in mente un’idea indica che un’idea compare nei miei pensieri.
Conviene imparare queste espressioni intere, senza cercare ogni volta un significato di movimento.
Andarsene e venire in costruzioni più complesse
Andarsene significa «lasciare un luogo»: È tardi, me ne vado. È un verbo pronominale, cioè accompagnato da piccole particelle (si e ne) che contribuiscono al suo significato. Le forme cambiano con la persona: me ne vado, te ne vai, se ne va.
In registri più formali, venire può comparire anche in costruzioni che non vanno imitate subito:
- venire a sapere = apprendere, scoprire: Sono venuto a sapere la notizia ieri;
- venire nominato = essere nominato, con attenzione al processo: Viene nominata direttrice.
Quest’ultimo uso è una forma di passivo (il soggetto riceve l’azione invece di compierla) e appartiene a uno studio più avanzato della lingua.
Consigli per esercitarsi
- Ripeti le forme a coppie. Associa vado/vengo, vai/vieni, va/viene, andiamo/veniamo, andate/venite, vanno/vengono. Poi crea una frase breve per ogni coppia.
- Disegna tre punti. Segna «io», «tu» e «altro luogo», quindi descrivi le frecce: Vengo da te, Vai in ufficio, Luca viene da noi. Questo rende visibile il cambio di punto di vista.
- Impara luogo e preposizione insieme. Non memorizzare soltanto cinema o ufficio, ma andare al cinema e andare in ufficio. Aggiungi ogni giorno tre destinazioni reali della tua routine.
Concetti collegati
- Prerequisito: Verbi regolari in -ARE — aiuta a riconoscere persone, desinenze e differenze rispetto ai verbi irregolari.
- Passo successivo: Passato prossimo — introduce sono andato/a e sono venuto/a per parlare di spostamenti conclusi.
- Approfondimento: Passato prossimo con essere — spiega l’ausiliare e l’accordo di andato e venuto.
- Più avanti: Futuro semplice — comprende la forma irregolare andrò e distingue il futuro da andare a + infinito.
Prerequisito
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