C1

Il subjonctif imparfait in francese

Subjonctif Imparfait

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di francese su Settemila Lingue.

In breve

Il subjonctif imparfait è un tempo del congiuntivo francese oggi usato quasi soltanto nella lingua letteraria o volutamente solenne: Je voulais qu’il vînt. Si costruisce sul tema del passé simple con -sse, -sses, vocale con circonflesso + -t, -ssions, -ssiez, -ssent. Nel francese corrente, dopo un verbo al passato si usa normalmente il subjonctif présent: Je voulais qu’il vienne.

Panoramica

Il congiuntivo è il modo verbale con cui un fatto viene presentato non come una semplice constatazione, ma, per esempio, come desiderato, necessario, temuto, dubbio o concesso. Il subjonctif imparfait svolgeva questo compito quando il verbo della proposizione principale era al passato. In Je voulais qu’il vînt, «volevo che venisse», vînt dipende da voulais e indica un arrivo contemporaneo o successivo alla volontà.

Per un italofono l’idea è familiare: l’italiano usa ancora normalmente il congiuntivo imperfetto in frasi come «volevo che venisse» o «benché fosse ricco». La somiglianza, però, può trarre in inganno. In francese contemporaneo si dice quasi sempre Je voulais qu’il vienne e Bien qu’il soit riche, anche quando il contesto è passato. Il subjonctif imparfait francese non è dunque l’equivalente automatico del congiuntivo imperfetto italiano.

È un argomento di livello C1 soprattutto perché serve a leggere romanzi, memoriali, saggi storici e prosa formale. Saper riconoscere fût, eût, vînt, fît o dût evita di confonderli con altre forme; produrli attivamente è utile solo quando si vuole imitare consapevolmente un registro letterario.

Come funziona

La concordanza dei tempi tradizionale

La proposizione subordinata (la parte della frase che dipende da un’altra, spesso introdotta da que) richiede il congiuntivo per le stesse ragioni già note al subjonctif présent: volontà, necessità, dubbio, sentimento, concessione e così via. Nella concordanza letteraria tradizionale, il tempo della principale determina poi il tempo del congiuntivo.

Rapporto temporale Principale al passato Francese letterario Francese corrente Italiano
Azione contemporanea o successiva Je voulais… qu’il vînt qu’il vienne che venisse
Azione anteriore, già compiuta Je doutais… qu’il fût venu qu’il soit venu che fosse venuto

Il subjonctif imparfait esprime quindi soprattutto contemporaneità o posteriorità rispetto a una principale al passato. L’anteriorità appartiene al subjonctif plus-que-parfait, formato con eût o fût più il participio passato (la forma come venu, fait, parti).

Questa concordanza non significa che l’evento della subordinata debba essere «imperfetto» nel senso italiano del termine. Il nome del tempo descrive una forma del sistema verbale; il valore preciso nasce dal rapporto con la principale e dal contesto.

Come si forma

Si parte dal tema del passé simple. Un metodo pratico consiste nel prendere la terza persona singolare del passé simple e togliere la -t finale quando c’è:

Infinito Passé simple, 3ª singolare Tema Esempio al subjonctif imparfait
parler il parla parla- qu’il parlât
finir il finit fini- qu’il finît
venir il vint vin- qu’il vînt
être il fut fu- qu’il fût
avoir il eut eu- qu’il eût
faire il fit fi- qu’il fît
pouvoir il put pu- qu’il pût
devoir il dut du- qu’il dût

Il tema o radicale è la parte del verbo a cui si aggiunge la terminazione. Le terminazioni sono:

Persona Terminazione parler finir venir
que je -sse parlasse finisse vinsse
que tu -sses parlasses finisses vinsses
qu’il / qu’elle / qu’on circonflesso + -t parlât finît vînt
que nous -ssions parlassions finissions vinssions
que vous -ssiez parlassiez finissiez vinssiez
qu’ils / qu’elles -ssent parlassent finissent vinssent

La terza persona singolare è particolare: non contiene -ss- e porta un accento circonflesso sulla vocale prima della -t: parlât, finît, vînt. Non si tratta di incollare una sequenza unica al tema: bisogna formare la terza persona corretta con il circonflesso e la t finale.

Due ausiliari indispensabili

Être e avoir sono frequenti sia da soli sia, al livello successivo, come ausiliari del subjonctif plus-que-parfait.

Persona être avoir
que je fusse eusse
que tu fusses eusses
qu’il / qu’elle / qu’on fût eût
que nous fussions eussions
que vous fussiez eussiez
qu’ils / qu’elles fussent eussent

Le forme di je e tu possono sembrare vicine all’italiano fossi, mentre fût ed eût sono molto caratteristiche del francese scritto. Attenzione, però: la somiglianza aiuta a memorizzare, non autorizza a trasferire in francese tutte le regole italiane.

Esempi nel contesto

Francese Italiano Nota
Je voulais qu’il vînt. Volevo che venisse. Volontà al passato; azione successiva.
Il fallait qu’elle partît avant l’aube. Bisognava che partisse prima dell’alba. Necessità in una narrazione letteraria.
Bien qu’il fût riche, il vivait simplement. Benché fosse ricco, viveva con semplicità. Concessione introdotta da bien que.
Pourvu qu’il réussît ! Purché riuscisse! / Magari riuscisse! Desiderio espresso in tono letterario.
Elle craignait que son fils ne se perdît. Temeva che suo figlio si perdesse. Il ne è espletivo: non rende negativa la frase.
Le professeur exigea que chacun fît silence. Il professore pretese che tutti facessero silenzio. Fît viene dal passé simple fit.
Nous doutions qu’il pût terminer à temps. Dubitavamo che potesse finire in tempo. Dubbio; pût è la forma di pouvoir.
Le médecin ordonna qu’elle prît du repos. Il medico ordinò che si riposasse. Prît deriva da il prit.
Il souhaitait que nous fussions présents. Desiderava che fossimo presenti. Prima persona plurale di être.
Le roi voulut que les portes fussent fermées. Il re volle che le porte fossero chiuse. Passivo in registro narrativo elevato.
Personne ne croyait qu’elle eût tant de courage. Nessuno credeva che avesse tanto coraggio. Eût è la terza persona di avoir.
Ne fût-ce que pour quelques minutes, restez avec nous. Anche solo per pochi minuti, restate con noi. Espressione cristallizzata ancora presente nello scritto curato.

Negli stessi contesti, il francese moderno sostituisce normalmente le forme evidenziate con il subjonctif présent: qu’il vienne, qu’elle parte, qu’il soit, qu’il puisse, qu’elle prenne. Il tempo passato della situazione viene recuperato dalla principale e dal contesto.

Errori comuni

Riprodurre automaticamente la concordanza italiana

  • Da evitare nel francese corrente: Je voulais qu’il vînt demain.
  • Forma normale oggi: Je voulais qu’il vienne le lendemain.
  • Perché: l’italiano «volevo che venisse» richiede naturalmente l’imperfetto congiuntivo; il francese comune mantiene invece il subjonctif présent. Vînt non è scorretto, ma dà alla frase un tono letterario molto marcato.

Usare l’indicativo dopo un’espressione che richiede il congiuntivo

  • Errato: Il fallait qu’elle partait.
  • Corretto, francese corrente: Il fallait qu’elle parte.
  • Corretto, letterario: Il fallait qu’elle partît.
  • Perché: il fallait que esprime necessità e regge il congiuntivo. La scelta moderna è tra il presente congiuntivo normale e l’imperfetto congiuntivo letterario, non l’imperfetto indicativo partait.

Dimenticare il circonflesso alla terza persona

  • Forma confondibile: il vint — «venne», passé simple.
  • Forma richiesta: qu’il vînt — «che venisse», subjonctif imparfait.
  • Perché: alla terza persona singolare il circonflesso distingue spesso le due forme: fut / fût, eut / eût, dut / dût. Inoltre, il que è normalmente presente nella subordinata.

Costruire il tema dal presente

  • Errato: que je venisse come forma francese di venir.
  • Corretto: que je vinsse.
  • Perché: il tema viene dal passé simple il vint, non dal presente il vient. La forma italiana «venisse» somiglia alla soluzione sbagliata e può quindi favorire l’errore.

Mettere il congiuntivo dopo si come in italiano

  • Errato nel francese standard: Si je fusse à ta place…
  • Corretto: Si j’étais à ta place…
  • Perché: nelle ipotesi normali il francese usa si con l’indicativo, qui l’imparfait de l’indicatif. Costruzioni letterarie come si j’eusse su sono eccezionali, arcaiche e non costituiscono il modello da usare nella conversazione.

Note d’uso

Nel francese parlato contemporaneo il subjonctif imparfait è praticamente assente. Anche nello scritto giornalistico, professionale e amministrativo, il subjonctif présent è in genere la scelta naturale dopo una principale al passato. Usare vînt o fissions in una normale e-mail può apparire ricercato, ironico o volutamente antiquato.

La forma sopravvive soprattutto nella letteratura e nei testi che ne imitano lo stile. Le terze persone, in particolare fût, eût, vînt, pût, dût e fît, si incontrano più spesso delle forme di prima e seconda persona. Forme come que nous mangeassions sono corrette, ma risultano pesanti persino a molti francofoni e vengono facilmente evitate.

Nella lettura ad alta voce, parlât ha la stessa pronuncia di parla e fût quella di fut: il circonflesso non crea qui una sillaba aggiuntiva. Molte forme in -sse hanno invece una consonante chiaramente udibile. Poiché il registro è soprattutto scritto, la grafia ha un ruolo essenziale nel riconoscimento.

Oltre le basi: usi avanzati

Concessioni senza que

In uno stile molto sostenuto, alcune forme possono precedere il soggetto e introdurre una concessione, cioè un fatto ammesso che non cambia la conclusione:

  • Fût-il riche, il n’était pas heureux. — «Fosse pure ricco, non era felice.»
  • Dût-elle attendre toute la nuit, elle ne partirait pas. — «Anche se dovesse aspettare tutta la notte, non se ne andrebbe.»

Qui fût-il e dût-elle non sono domande. L’inversione tra verbo e soggetto è una costruzione stilistica equivalente, a seconda del contesto, a même s’il était… o quand bien même elle devrait….

La formula ne fût-ce que

Ne fût-ce que significa «anche solo», «se non altro» ed è molto più viva del paradigma completo:

  • Appelez-le, ne fût-ce que pour le rassurer. — «Chiamatelo, anche solo per rassicurarlo.»
  • Cette solution mérite d’être étudiée, ne fût-ce que par prudence. — «Questa soluzione merita di essere studiata, se non altro per prudenza.»

Conviene impararla come espressione completa. Il ne appartiene alla formula e non basta da solo a darle un significato negativo.

Imperfetto o piuccheperfetto del congiuntivo?

Confronta i due rapporti temporali:

  • Il voulait qu’elle partît avant midi. — voleva che partisse: la partenza era ancora richiesta o prevista.
  • Il doutait qu’elle fût partie avant midi. — dubitava che fosse partita: la partenza era considerata già anteriore.

Nel secondo esempio fût partie è un subjonctif plus-que-parfait. La distinzione è utile nella lettura della prosa classica; nella lingua corrente si avrebbe normalmente qu’elle parte e qu’elle soit partie.

Infine, un autore moderno può scegliere il subjonctif imparfait non per rispettare rigidamente una concordanza, ma per evocare un’epoca, solennizzare una frase o creare umorismo. Una forma grammaticalmente impeccabile può dunque essere pragmaticamente inadatta: oltre alla regola, conta l’effetto prodotto sul lettore.

Consigli per esercitarsi

  1. Impara prima le terze persone più frequenti. Crea coppie passé simple/congiuntivo: fut → fût, eut → eût, vint → vînt, fit → fît, put → pût, dut → dût. È il modo più rapido per migliorare la comprensione dei testi.
  2. Riscrivi in francese moderno. Quando trovi Il désirait qu’elle revînt, trasformalo in Il désirait qu’elle revienne. Se il significato resta chiaro, hai identificato correttamente forma e funzione.
  3. Confronta, ma non copiare, l’italiano. Parti da «volevo che venisse», poi produci due versioni francesi: quella corrente con qu’il vienne e quella letteraria con qu’il vînt. In questo modo la somiglianza tra le lingue diventa un aiuto controllato.

Concetti collegati

  • Prerequisito: Subjonctif présent — introduce gli usi fondamentali del congiuntivo dopo volontà, necessità, dubbio e sentimento.
  • Passo successivo: Subjonctif plus-que-parfait — esprime, nel registro letterario, un fatto anteriore con eût o fût più participio passato.

Prerequisito

Il subjonctif présent in franceseB1

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