Il discorso indiretto in danese
Indirekte Tale
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In breve
Nel discorso indiretto danese, ciò che una persona ha detto diventa di solito una proposizione subordinata introdotta da at per le affermazioni e da om o da una parola interrogativa per le domande. Se il verbo che introduce il discorso è al passato, il tempo verbale può arretrare: Hun sagde, at hun var træt («Disse che era stanca»). Cambiano anche i pronomi e, quando cambia il punto di vista, espressioni come i dag e her.
Panoramica
Il discorso diretto riproduce le parole di qualcuno così come sono state pronunciate: Sofie sagde: “Jeg er træt.” («Sofie disse: “Sono stanca”»). Il discorso indiretto ne conserva il contenuto, ma lo inserisce nella frase di chi racconta: Sofie sagde, at hun var træt («Sofie disse che era stanca»). Non servono più le virgolette e la frase riferita deve adattarsi al nuovo parlante, al nuovo momento e, a volte, al nuovo luogo.
Questo argomento si affronta al livello B2 perché riunisce competenze già note: le proposizioni subordinate (frasi che dipendono da un'altra frase), i tempi del passato, i verbi modali e i pronomi. La difficoltà non consiste soltanto nello scegliere at o om: occorre anche mantenere l'ordine tipico della subordinata danese e capire se il fatto riferito appartiene ancora al presente oppure va collocato nel passato.
Per chi parla italiano, la logica generale è familiare: anche in italiano diciamo «Dice che viene», «Ha detto che sarebbe venuto» e «Mi ha chiesto se potevo». Il danese, però, richiede particolare attenzione alla posizione degli avverbi come ikke e alla possibilità, molto comune, di omettere at dopo verbi di dire, pensare o ritenere.
Come funziona
Dall'affermazione diretta alla subordinata con at
Una dichiarazione riferita segue normalmente questo schema:
| Struttura | Modello danese | Significato |
|---|---|---|
| soggetto + verbo di dire/pensare + at + subordinata | Hun siger, at hun kommer. | Dice che viene. |
| soggetto + verbo al passato + at + subordinata | Hun sagde, at hun kom. | Disse che veniva. |
La congiunzione at equivale qui all'italiano «che». Dopo verbi frequenti come sige (dire), tro (credere), mene (ritenere), synes (pensare, avere un'opinione) e håbe (sperare), può essere omessa, soprattutto nella lingua parlata e nella prosa informale:
- Jeg tror, (at) han har glemt det. — Credo che l'abbia dimenticato.
- Hun sagde, (at) hun var træt. — Disse che era stanca.
L'omissione di at non trasforma la frase in una principale: l'ordine interno della subordinata resta lo stesso.
L'ordine delle parole nella frase riferita
Nelle subordinate danesi, gli avverbi di frase come ikke («non»), aldrig («mai») e måske («forse») vengono normalmente prima del verbo finito, cioè del verbo coniugato. È il cosiddetto ordine subordinato:
| Frase principale o domanda diretta | Discorso indiretto |
|---|---|
| Han kommer ikke. | Hun sagde, at han ikke kom. |
| Har du aldrig set filmen? | Hun spurgte, om jeg aldrig havde set filmen. |
Il modello utile è quindi congiunzione + soggetto + avverbio + verbo finito: at han ikke kommer, om hun aldrig har været der. Questo vale anche quando at non è espresso: Jeg tror, han ikke kommer.
L'arretramento dei tempi
Quando il verbo introduttivo è al presente, il tempo della frase originale spesso rimane invariato:
- “Jeg arbejder hjemme.” → Hun siger, at hun arbejder hjemme.
- “Jeg har sendt mailen.” → Hun siger, at hun har sendt mailen.
Quando il verbo introduttivo è al passato, il parlante può spostare indietro il tempo per adottare il punto di vista del momento passato. Questo spostamento è detto arretramento temporale: in parole semplici, il presente diventa passato e ciò che era già passato viene spesso presentato come anteriore a quel passato.
| Forma nel discorso diretto | Forma riferita dopo un verbo al passato | Esempio |
|---|---|---|
| presente | preterito | er → var |
| passato prossimo danese | trapassato | har rejst → havde rejst |
| preterito | spesso trapassato, se l'azione è precedente | rejste → havde rejst |
| vil + infinito | ville + infinito | vil komme → ville komme |
| kan | kunne | kan hjælpe → kunne hjælpe |
| skal | skulle | skal gå → skulle gå |
| må | måtte | må vente → måtte vente |
Il preterito è il normale tempo semplice del passato, come var («era») o kom («venne/veniva»). Il trapassato esprime invece un fatto già concluso prima di un altro momento passato e si forma con havde più il participio passato, cioè la forma come rejst in havde rejst.
L'arretramento non è un automatismo cieco. Se l'informazione è ancora valida e chi parla vuole presentarla come tale, il presente può restare:
- Lægen sagde, at motion er godt for helbredet. — Il medico ha detto che l'attività fisica fa bene alla salute.
- Anna fortalte, at hun bor i Aarhus. — Anna ha detto che abita ad Aarhus; il parlante la considera ancora residente lì.
Con boede («abitava») il parlante collocherebbe invece la situazione nel periodo passato, senza affermare che continui tuttora. La scelta del tempo comunica quindi anche il punto di vista di chi riferisce.
Il cambio dei pronomi e dei possessivi
I pronomi devono corrispondere alle persone viste dal nuovo narratore. Se Mikkel dice Jeg ringer til dig («Ti telefono»), un'altra persona potrà riferire Mikkel sagde, at han ville ringe til mig («Mikkel disse che mi avrebbe telefonato»). Jeg è diventato han e dig è diventato mig.
Anche i possessivi cambiano:
- Ida sagde: “Jeg tager min cykel.”
- Ida sagde, at hun tog sin cykel. — Ida disse che prendeva la propria bicicletta.
Qui sin è un possessivo riflessivo: rimanda al soggetto della stessa subordinata, hun. Se la bicicletta appartenesse a un altro uomo già menzionato, si userebbe hans; se appartenesse a un'altra donna, hendes. Non basta quindi sostituire meccanicamente min con un possessivo: bisogna chiedersi a chi appartiene l'oggetto nel nuovo contesto.
Domande indirette
Le domande a cui si risponde sì o no sono introdotte da om, equivalente a «se» nelle interrogative indirette:
- “Kan du hjælpe?” → Han spurgte, om jeg kunne hjælpe.
- “Er bussen kørt?” → Hun spurgte, om bussen var kørt.
Se la domanda contiene una parola interrogativa, questa viene mantenuta: hvem (chi), hvad (che cosa), hvor (dove), hvornår (quando), hvorfor (perché), hvordan (come).
- “Hvor bor du?” → Hun spurgte, hvor jeg boede.
- “Hvornår kommer toget?” → Han ville vide, hvornår toget kom.
La domanda indiretta non conserva l'inversione della domanda diretta. Si dice hvor jeg boede, non hvor boede jeg. Inoltre, at non introduce una vera domanda indiretta: per una domanda sì/no occorre om.
Ordini, inviti e richieste
Un imperativo non viene di solito riportato conservando la forma di comando. Si usa spesso bede nogen om at («chiedere a qualcuno di») seguito dall'infinito, cioè la forma base del verbo:
- “Luk døren.” → Hun bad mig om at lukke døren. — Mi chiese di chiudere la porta.
- “Vent her.” → De bad os om at vente der. — Ci chiesero di aspettare lì.
Quando si riferisce un'istruzione, è comune anche sige, at nogen skal/skulle...:
- Læreren sagde, at vi skulle aflevere opgaven fredag. — L'insegnante disse che dovevamo consegnare il compito venerdì.
In danese sige si costruisce normalmente con til davanti alla persona: Hun sagde til mig, at.... Fortælle può invece prendere la persona senza preposizione: Hun fortalte mig, at....
Cambi di tempo e luogo
Le espressioni deittiche, cioè parole il cui significato dipende da chi parla, da dove e da quando, cambiano solo se cambia davvero la prospettiva.
| Forma originale | Possibile forma nel racconto successivo | Significato |
|---|---|---|
| i dag | den dag | oggi → quel giorno |
| i morgen | dagen efter / næste dag | domani → il giorno dopo |
| i går | dagen før | ieri → il giorno prima |
| nu | dengang / på det tidspunkt | ora → allora/in quel momento |
| her | der | qui → lì |
| denne / det her | den / det | questo → quello |
Se si riferiscono le parole nello stesso giorno e nello stesso luogo, i dag o her possono naturalmente rimanere invariati. La regola è semantica, non una sostituzione obbligatoria.
Esempi nel contesto
| Danese | Italiano | Nota |
|---|---|---|
| Hun sagde, at hun var træt. | Disse che era stanca. | Presente originale arretrato al preterito. |
| Han tror, hun allerede er gået. | Crede che lei sia già andata via. | At è omesso; l'ordine resta subordinato. |
| De fortalte, at de havde rejst i tre måneder. | Dissero che avevano viaggiato per tre mesi. | Il trapassato indica anteriorità. |
| Jeg troede, at du vidste det. | Credevo che tu lo sapessi. | Troede e vidste collocano entrambi la prospettiva nel passato. |
| Nora sagde, at hun ville ringe dagen efter. | Nora disse che avrebbe telefonato il giorno dopo. | Vil diventa ville; i morgen cambia prospettiva. |
| Han spurgte, om jeg kunne hjælpe ham. | Mi chiese se potevo aiutarlo. | Domanda sì/no con om. |
| Journalisten spurgte, hvorfor ministeren ikke havde svaret. | Il giornalista chiese perché il ministro non avesse risposto. | Nessuna inversione; ikke precede il verbo finito. |
| Sara ville vide, hvor mødet skulle holdes. | Sara voleva sapere dove si sarebbe tenuta la riunione. | Parola interrogativa + ordine subordinato. |
| Lægen sagde, at motion er vigtig. | Il medico disse che l'attività fisica è importante. | Il presente resta perché l'affermazione è generale. |
| Emil fortalte, at han boede i Odense. | Emil raccontò che abitava a Odense. | Il preterito presenta la residenza come parte del passato. |
| Chefen bad os om at sende rapporten med det samme. | Il responsabile ci chiese di inviare subito la relazione. | Richiesta con bede nogen om at. |
| Moren sagde til børnene, at de skulle være stille. | La madre disse ai bambini che dovevano stare zitti. | Istruzione riferita con skulle. |
| Freja sagde, at hun havde glemt sin nøgle derhjemme. | Freja disse di aver dimenticato la propria chiave a casa. | Sin rimanda al soggetto hun. |
| Han sagde, at han ikke kom alligevel. | Disse che alla fine non sarebbe venuto. | Ikke viene prima di kom nella subordinata. |
Errori comuni
Usare l'ordine della frase principale dopo at
- Errato: Hun sagde, at han kom ikke.
- Corretto: Hun sagde, at han ikke kom.
- Perché: nella subordinata l'avverbio di frase ikke precede il verbo finito. L'italiano non rende visibile questo contrasto nello stesso modo, quindi conviene imparare il blocco at + soggetto + ikke + verbo.
Usare at al posto di om in una domanda sì/no
- Errato: Han spurgte, at jeg kunne komme.
- Corretto: Han spurgte, om jeg kunne komme.
- Perché: at introduce un'affermazione; om introduce una domanda indiretta con risposta sì/no. È lo stesso contrasto tra «che» e «se» in italiano.
Conservare l'inversione della domanda diretta
- Errato: Hun spurgte, hvor boede jeg.
- Corretto: Hun spurgte, hvor jeg boede.
- Perché: dopo la parola interrogativa viene il soggetto; la domanda è ormai una subordinata, non una domanda autonoma.
Cambiare il tempo in modo automatico
- Poco adatto se il fatto è ancora valido: Læreren sagde, at København var Danmarks hovedstad.
- Più naturale per una verità ancora valida: Læreren sagde, at København er Danmarks hovedstad.
- Perché: il preterito può limitare l'affermazione al passato o creare un effetto inatteso. Il presente segnala chiaramente che Copenaghen è tuttora la capitale della Danimarca.
Confondere sige e fortælle davanti alla persona
- Errato: Hun sagde mig, at mødet var aflyst.
- Corretto: Hun sagde til mig, at mødet var aflyst.
- Alternativa: Hun fortalte mig, at mødet var aflyst.
- Perché: normalmente sige richiede til prima del destinatario, mentre fortælle può reggere direttamente la persona.
Non adattare pronomi e riferimenti temporali
- Errato fuori dal contesto originale: Maja sagde mandag, at jeg kommer her i morgen.
- Corretto, se si racconta altrove più tardi: Maja sagde mandag, at hun ville komme der dagen efter.
- Perché: il parlante, il luogo e il momento sono cambiati; anche jeg, her e i morgen devono riflettere il nuovo punto di vista.
Note d'uso
L'omissione di at è naturale e frequente dopo verbi comuni di opinione e comunicazione: Jeg tror, det bliver svært («Credo che sarà difficile»). Mantenere at non è però sbagliato. Può rendere più chiara una frase lunga, separare meglio due proposizioni o dare alla prosa un andamento più controllato. In testi complessi è spesso prudente conservarlo.
Il danese ammette due sistemi di virgole. Con il cosiddetto startkomma si mette la virgola prima di una subordinata: Hun sagde, at hun kom. Senza startkomma si può scrivere Hun sagde at hun kom. Entrambi i sistemi sono ammessi; l'importante è applicare con coerenza il sistema scelto. La virgola non sostituisce comunque at né determina l'ordine delle parole.
Nel parlato, chi racconta può alternare discorso indiretto e citazione diretta per rendere la narrazione più viva: Han sagde, at han var træt, og så sagde han: “Jeg går hjem.” In una relazione, in un verbale o in un testo accademico, invece, è importante distinguere chiaramente tra una citazione esatta e una parafrasi. Il discorso indiretto riferisce il contenuto, non garantisce che ogni parola sia identica all'originale.
Oltre le basi: usi avanzati
Distanza, attualità e responsabilità del parlante
La scelta tra tempo presente e passato può esprimere più di una semplice relazione cronologica. Con Hun sagde, at hun er syg chi parla presenta la malattia come attuale o almeno ancora pertinente. Con Hun sagde, at hun var syg adotta il punto di vista passato e non si impegna sul fatto che la persona sia ancora malata. Questa sfumatura è particolarmente utile nelle notizie, nei resoconti professionali e nelle conversazioni in cui la validità dell'informazione conta.
Anche l'uso dei modali richiede interpretazione. Han sagde, at han ville komme può riferire il futuro visto dal passato («disse che sarebbe venuto»), ma ville può anche esprimere volontà. Solo il contesto chiarisce se si tratta di un progetto futuro, di un'intenzione o del rifiuto opposto, come in han ville ikke komme.
Più livelli temporali nella stessa frase
Una frase può contenere diversi punti di riferimento:
- Han sagde, at han ville komme, når han havde spist. — Disse che sarebbe venuto quando avesse mangiato.
Il momento di sagde è il punto passato del racconto; ville komme è successivo a quel momento; havde spist presenta il pasto come già completato prima dell'arrivo. Per analizzare frasi simili, non tradurre un verbo alla volta: traccia prima la sequenza degli eventi.
Il discorso indiretto libero
Nella narrativa si incontra anche il discorso indiretto libero, una tecnica in cui pensieri o parole del personaggio entrano nella narrazione senza un verbo come sagde e spesso senza at. Il testo mantiene normalmente la terza persona e i tempi del racconto, ma può assumere il tono mentale del personaggio. È un uso stilistico avanzato: a livello B2 è sufficiente riconoscerlo e non confonderlo con un improvviso errore di prospettiva.
Consigli per esercitarsi
- Trasforma la stessa frase in tre momenti diversi. Parti da “Jeg arbejder hjemme i dag” e riferiscila subito, più tardi nello stesso giorno e il giorno seguente. Controlla ogni volta tempo, pronome e indicatore temporale.
- Allena separatamente le domande. Scrivi cinque domande sì/no con om e cinque domande con hvor, hvornår, hvorfor o hvordan. Sottolinea il soggetto per verificare che non ci sia inversione.
- Ascolta l'ordine attorno a ikke. In un notiziario o in un dialogo danese, annota sequenze come at han ikke... e om de ikke.... Ripetere l'intero blocco aiuta più che memorizzare una regola astratta.
Concetti correlati
- Prerequisito: Le proposizioni subordinate — serve per padroneggiare at, om e la posizione degli avverbi nella frase dipendente.
- Passo successivo: La concordanza avanzata dei tempi — approfondisce i rapporti temporali, i cambi di prospettiva narrativa e le sequenze con più eventi.
Prerequisito
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