Le forme letterarie in italiano
Forme Letterarie
Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di italiano su Settemila Lingue.
In breve
Le forme letterarie sono parole e costruzioni come egli, ella, alcuno, v’è, ove, dir e far, oggi rare nella conversazione ma frequenti nei classici, nella prosa elevata e, in parte, nei testi giuridici. A livello C2 è soprattutto necessario riconoscerne il valore e il registro: non tutte sono obsolete, ma usarle senza una precisa intenzione stilistica può produrre un effetto artificioso.
Panoramica
L’italiano scritto non è rimasto immutato nei secoli. Un romanzo dell’Ottocento, un poema, una traduzione biblica e un atto notarile possono contenere pronomi, avverbi e forme verbali che un parlante contemporaneo comprende, ma non userebbe spontaneamente al bar o in un messaggio. Alcuni elementi sono propriamente arcaici, cioè appartengono a una fase passata della lingua; altri sono letterari, vale a dire ancora disponibili per ottenere solennità, distanza, ritmo o ironia.
Questa distinzione conta. Egli non è la versione più educata di lui e ove non è sempre un semplice sinonimo elegante di dove. Analogamente, far e dir possono essere normalissimi in combinazioni contemporanee come far sapere e dir di no, ma assumono un sapore poetico quando compaiono in posizioni nelle quali oggi si preferirebbero fare e dire. Forma, contesto e frequenza vanno quindi osservati insieme.
Lo studio delle forme letterarie, introdotto qui a livello C2, serve anzitutto alla lettura consapevole. Permette di seguire la catena dei riferimenti in una pagina narrativa, interpretare correttamente formule come ove necessario e riconoscere forme ridotte quali fé, diè o furon. Per usarle bene nella scrittura creativa occorre anche saper mantenere coerente il registro.
Come funzionano
Pronomi soggetto di terza persona
Un pronome soggetto è la parola che indica chi compie l’azione o si trova nello stato espresso dal verbo. Nella prosa letteraria si incontrano spesso serie diverse da quelle prevalenti nell’italiano contemporaneo.
| Forma letteraria o formale | Riferimento tradizionale | Equivalente corrente più comune | Osservazione |
|---|---|---|---|
| egli | persona maschile singolare | lui, oppure soggetto sottinteso | Solo come soggetto nella norma tradizionale |
| ella | persona femminile singolare | lei, oppure soggetto sottinteso | Da non confondere con Ella di cortesia, oggi molto rara |
| esso / essa | animale o cosa al singolare | soggetto sottinteso, questo/a, quello/a | Sopravvive in alcuni testi tecnici e formali |
| essi / esse | persone, animali o cose al plurale | loro, oppure soggetto sottinteso | Esse indica un gruppo interamente femminile |
La norma tradizionale distingueva nettamente egli soggetto da lui complemento: egli parlò; parlai con lui. Nell’italiano contemporaneo lui, lei e loro sono del tutto normali anche come soggetti. Di conseguenza, sostituire automaticamente ogni lui con egli non rende un testo “più corretto”: ne cambia il registro.
Esso ed essa non sono sostituti naturali dei nomi di cosa in ogni frase. L’italiano tende a omettere il soggetto quando è chiaro: invece di Il dispositivo si spegne; esso deve essere riavviato, nella prosa comune si preferisce spesso Il dispositivo si spegne e deve essere riavviato.
Indefiniti e parole di registro elevato
Alcuno è un pronome indefinito, cioè indica una persona o una quantità non precisata. Nell’italiano antico e letterario può significare qualcuno, soprattutto dopo una preposizione: voler bene ad alcuno. Oggi, in una frase affermativa, si direbbe normalmente voler bene a qualcuno. Rimane invece corrente il valore negativo in frasi come non ho alcun dubbio e il valore distributivo formale in in alcuni casi.
Ove ha due impieghi importanti:
- valore di luogo, equivalente a dove: la casa ove nacque il poeta;
- valore ipotetico, equivalente a se o nel caso in cui: ove fosse necessario, interverremo.
Nel secondo uso non si parla di un luogo. È una costruzione viva soprattutto nel linguaggio giuridico, amministrativo e molto formale. Con ove + congiuntivo — il modo verbale che presenta un fatto come possibile, desiderato o non affermato direttamente — la frase formula spesso un’eventualità prudente.
Vi è, spesso scritto v’è davanti a vocale, è una variante elevata di c’è: non v’è dubbio. Il pronome vi ha qui valore presentativo o esistenziale, non indica necessariamente un luogo concreto. Al plurale si trova vi sono: vi sono diverse possibilità.
Troncamento ed elisione
Il troncamento (o apocope) è la caduta di uno o più suoni alla fine di una parola: fare → far, dire → dir, amore → amor. Di regola non si usa l’apostrofo. L’elisione, invece, elimina la vocale finale davanti a un’altra vocale e si segnala con l’apostrofo: una amica → un’amica.
| Forma piena | Forma tronca | Stato nell’italiano di oggi | Esempio |
|---|---|---|---|
| fare | far | corrente davanti a un altro infinito e in varie locuzioni | far sapere, far finta |
| dire | dir | corrente in alcune locuzioni; altrove può essere sostenuto | dir di no, a dir poco |
| amore | amor | prevalentemente poetico o scherzosamente solenne | amor patrio |
| cuore | cor | poetico o arcaizzante | nel profondo del cor |
| signore | signor | corrente davanti a nome o cognome | il signor Bianchi |
| grande | gran | corrente davanti a molti nomi | una gran sorpresa |
Non basta dunque vedere una parola accorciata per definirla arcaica. Far entrare è italiano comune; non posso far al posto di non posso fare richiama invece la poesia, una canzone o uno stile volutamente antiquato. Il verso poetico favorisce il troncamento perché permette di regolare il numero delle sillabe e il ritmo.
Passato remoto: irregolarità e riduzioni letterarie
Il passato remoto presenta un evento concluso e narrativamente separato dal momento presente. La prosa letteraria ne sfrutta sia le normali forme irregolari — fu, ebbe, fece, disse, venne, volle — sia varianti oggi rare. Prima di affrontare queste ultime conviene conoscere bene il paradigma contemporaneo.
| Forma incontrata | Forma oggi più comune | Infinito | Nota |
|---|---|---|---|
| fé | fece | fare | riduzione poetica, con accento |
| diè | diede | dare | forma letteraria; si incontra anche dette |
| furon | furono | essere | caduta della vocale finale, comune in poesia |
| ebber | ebbero | avere | troncamento poetico della terza persona plurale |
| apparve / apparse | entrambe ammesse | apparire | varianti concorrenti; la frequenza dipende dal contesto |
| offrì / offerse | entrambe ammesse | offrire | due forme corrette, non una coppia errore/correzione |
Le varianti concorrenti non vanno trattate tutte come fossili. Alcuni verbi hanno avuto, e in parte conservano, più di una forma di passato remoto. In lettura è più utile risalire all’infinito e al soggetto che tentare di ricondurre ogni forma a un’unica terminazione regolare.
Futuro nelle proposizioni ipotetiche
La parte della frase che esprime la condizione si chiama proposizione ipotetica: in se sarà necessario, partiremo, la condizione è se sarà necessario. Contrariamente a una regola scolastica talvolta formulata male, dopo se il futuro indicativo è possibile quando la condizione riguarda davvero un momento futuro:
- Se domani pioverà, resteremo a casa.
- Se avrai finito entro le sei, potrai uscire.
Nella lingua letteraria e solenne il futuro può rafforzare il carattere eventuale o profetico della condizione, anche con ove o qualora: ove ciò accadrà, nessuno potrà opporsi. Nei testi antichi si incontrano inoltre forme del futuro di essere come fia (“sarà”) e fieno (“saranno”): se ciò fia vero. Queste forme vanno riconosciute, non imitate nella normale scrittura contemporanea.
Non si deve confondere il futuro con il condizionale, il modo che esprime una conseguenza subordinata a una condizione. Nella norma contemporanea non si usa il condizionale subito dopo se per costruire il normale periodo ipotetico: se fosse necessario, interverremmo, non se sarebbe necessario, interverremmo.
Esempi nel contesto
| Forma nel testo | Resa corrente | Nota |
|---|---|---|
| Egli disse che sarebbe tornato all’alba. | Lui disse che sarebbe tornato all’alba. | Egli è soggetto e crea distanza narrativa. |
| Ella non volle rispondere. | Lei non volle rispondere. | Pronome femminile letterario. |
| Essi avanzarono senza far rumore. | Loro avanzarono senza fare rumore. | Essi è letterario; far rumore è ancora corrente. |
| La proposta fu respinta; essa non offriva garanzie sufficienti. | La proposta fu respinta perché non offriva garanzie sufficienti. | Essa riprende un nome di cosa in una prosa formale. |
| Voler bene ad alcuno richiede pazienza. | Voler bene a qualcuno richiede pazienza. | Alcuno ha valore positivo antico. |
| Non v’è dubbio che conoscesse la verità. | Non c’è dubbio che conoscesse la verità. | Formula tuttora comprensibile e di tono elevato. |
| La valle ove trascorse l’infanzia era ormai deserta. | La valle dove trascorse l’infanzia era ormai deserta. | Ove introduce un luogo. |
| Ove fosse necessario, si procederà a una nuova verifica. | Se fosse necessario, si farà una nuova verifica. | Ove introduce una condizione formale. |
| Non seppe dir altro. | Non seppe dire altro. | Troncamento dal sapore letterario in questa posizione. |
| Fece tutto ciò che poté far. | Fece tutto ciò che poté fare. | Il troncamento finale è poetico o arcaizzante. |
| Il cavaliere fé ritorno al castello. | Il cavaliere fece ritorno al castello. | Passato remoto poetico di fare. |
| Il re gli diè ascolto. | Il re gli diede ascolto. | Passato remoto letterario di dare. |
| Udirono il richiamo e furon subito pronti. | Udirono il richiamo e furono subito pronti. | Riduzione ritmica di furono. |
| Se ciò fia vero, ogni speranza sarà vana. | Se ciò sarà vero, ogni speranza sarà vana. | Fia è un futuro antico di essere. |
Errori comuni
Usare egli come complemento
- Da evitare: Ho parlato con egli.
- Corretto: Ho parlato con lui.
- Perché: nella distinzione tradizionale egli svolge la funzione di soggetto. Dopo una preposizione si usa lui.
Credere che esso renda sempre il testo più elegante
- Da evitare: Ho comprato il pane ed esso era fresco.
- Più naturale: Ho comprato il pane: era fresco.
- Perché: nella prosa contemporanea il soggetto si omette facilmente. Esso può risultare burocratico o involontariamente comico.
Interpretare sempre ove come luogo
- Interpretazione errata: Ove sorgessero difficoltà, chiamatemi = “nel luogo in cui sorgessero difficoltà”.
- Interpretazione corretta: Se sorgessero difficoltà, chiamatemi.
- Perché: nel registro formale ove può introdurre una condizione, non soltanto un luogo.
Mettere l’apostrofo dopo ogni forma tronca
- Errato: far’ sapere; dir’ poco; amor’ mio.
- Corretto: far sapere; dir poco; amor mio.
- Perché: il troncamento normalmente non richiede apostrofo. L’apostrofo segnala invece elisioni come un’amica o poche forme convenzionali come po’.
Usare il condizionale nella proposizione introdotta da se
- Errato: Se sarebbe necessario, interverremmo.
- Corretto: Se fosse necessario, interverremmo. / Se sarà necessario, interverremo.
- Perché: la prima frase presenta un’ipotesi; la seconda una condizione futura reale. Il futuro dopo se è possibile, il condizionale in questa costruzione no.
Mescolare registri senza intenzione
- Poco coerente: Egli fé ritorno a casa e poi si è messo a guardare la televisione.
- Coerente e corrente: Lui tornò a casa e poi si mise a guardare la televisione.
- Perché: due registri molto distanti possono convivere solo se il contrasto è deliberato, per esempio in un testo ironico.
Note d’uso
Le etichette “letterario”, “arcaico” e “formale” non sono sinonimi perfetti. Fia è arcaico e oggi compare quasi soltanto in citazioni o imitazioni; egli è letterario, ma resta facilmente comprensibile; ove necessario è formale e ancora produttivo negli atti e nei regolamenti. V’è occupa una zona intermedia: può comparire nella saggistica contemporanea, soprattutto in formule cristallizzate come non v’è dubbio e v’è da chiedersi.
Anche il genere testuale cambia la percezione. In poesia un troncamento può servire al ritmo; in narrativa può caratterizzare la voce del narratore; in un regolamento ove e qualora segnalano formalità; in una conversazione le stesse parole possono essere scherzose o pompose. Non esiste quindi una sostituzione automatica valida in ogni contesto.
Nella lettura dei classici l’ortografia può inoltre riflettere usi dell’epoca o scelte editoriali: apostrofi, accenti e grafie non sempre coincidono con le convenzioni odierne. È prudente consultare un’edizione annotata prima di assumere che una forma isolata costituisca una regola generale.
Oltre le basi: usi avanzati
Le forme letterarie non riguardano soltanto singole parole. Spesso collaborano con una sintassi marcata, cioè con un ordine della frase scelto per produrre un effetto. Disse allora il re colloca il verbo prima del soggetto e dà rilievo all’avvio dell’azione; ciò detto, partì usa un participio assoluto, una costruzione breve che equivale a “dopo aver detto ciò”. Sono strutture possibili anche oggi, ma molto più frequenti nella narrazione e nella prosa sorvegliata.
Nei testi antichi si può incontrare anche l’enclisi, cioè l’unione di un pronome atono alla fine del verbo, in posizioni oggi insolite: andossene corrisponde a se ne andò. Nell’italiano contemporaneo l’enclisi è normale con l’infinito (vederlo), il gerundio (vedendolo) e l’imperativo affermativo (guardalo); con un passato remoto finito ha invece carattere antico o imitativo.
Un’altra difficoltà è la possibile coincidenza tra forma antica e forma ancora viva. Ella può essere il pronome letterario femminile oppure, con iniziale maiuscola, un trattamento di cortesia molto sostenuto; alcuno può significare “qualcuno” in un testo antico ma assume spesso valore negativo dopo non; ove può valere “dove” oppure “se”. Per sciogliere l’ambiguità conviene procedere in tre passi:
- individuare la funzione nella frase: soggetto, luogo, condizione o complemento;
- controllare il verbo e gli eventuali accordi di genere e numero;
- riscrivere mentalmente il periodo in italiano contemporaneo senza cambiarne il significato.
Nella produzione scritta avanzata queste risorse possono creare una voce storica, solenne o ironica. È però più efficace scegliere pochi segnali compatibili fra loro che accumulare arcaismi. Una frase con egli non richiede necessariamente fia, diè e ove: la credibilità dello stile dipende dalla misura e dalla coerenza, non dalla quantità di forme rare.
Consigli per esercitarsi
- Costruisci un doppio glossario. Per ogni forma annota sia l’equivalente corrente sia l’etichetta d’uso: fia → sarà, arcaico; ove necessario → se necessario, formale. Eviterai di considerare tutte le forme rare allo stesso modo.
- Modernizza brevi periodi. Scegli cinque righe di un romanzo o di un testo ottocentesco e riscrivile in italiano contemporaneo, conservando soggetti, tempi e rapporti logici. Poi verifica che ove, alcuno e i pronomi abbiano mantenuto il significato corretto.
- Leggi ad alta voce e osserva il ritmo. Nei versi e nella prosa ritmica, prova alternativamente fare/far, dire/dir, furono/furon: sentirai perché l’autore può aver preferito la forma tronca.
Concetti correlati
- Prerequisito: Passato remoto — serve per riconoscere le forme irregolari e le varianti narrative più rare.