A2

I suffissi possessivi in ungherese

Birtokos Személyjelek

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di ungherese su Settemila Lingue.

In breve

In ungherese il possessivo non è di solito una parola separata come mio o tuo: si aggiunge una desinenza al nome della cosa posseduta. Così könyv «libro» diventa könyvem «il mio libro», mentre ház «casa» diventa házad «la tua casa». La forma della desinenza varia secondo la persona del possessore e l'armonia vocalica.

Panoramica

I suffissi possessivi indicano a chi appartiene qualcosa. Il suffisso (un elemento aggiunto alla fine di una parola) si lega al nome, cioè alla parola che designa la cosa posseduta: in kutyánk «il nostro cane», kutya è la cosa posseduta e -nk rimanda a «noi».

Questa struttura è diversa da quella italiana. In italiano mio concorda con la cosa posseduta: mio libro, mia casa, miei libri. In ungherese, invece, la desinenza indica soprattutto la persona e il numero del possessore: könyvem è «il mio libro», qualunque sia il genere di chi parla. L'ungherese, infatti, non ha genere grammaticale e la stessa forma di terza persona può significare «suo di lui» o «suo di lei».

L'argomento viene introdotto al livello A2, dopo l'armonia vocalica. All'inizio basta saper formare e riconoscere espressioni quotidiane come a nevem «il mio nome», a címed «il tuo indirizzo» e a családunk «la nostra famiglia». Più avanti diventano importanti anche il plurale delle cose possedute, i casi grammaticali e le costruzioni con un possessore espresso.

Come funzionano

La regola essenziale

La desinenza va sulla cosa posseduta, non sul possessore:

  • könyv «libro» → könyvem «il mio libro»;
  • ház «casa» → házad «la tua casa»;
  • autó «automobile» → autója «la sua automobile»;
  • kutya «cane» → kutyánk «il nostro cane».

Il pronome personale può essere omesso perché il suffisso contiene già l'informazione necessaria. A könyvem significa da solo «il mio libro». Per mettere in contrasto il possessore si può dire az én könyvem, letteralmente «il libro mio»: Ez az én könyvem, nem a tiéd «Questo è il mio libro, non il tuo».

Il paradigma di base

Con un nome che termina in consonante compare spesso una vocale di collegamento. Questa vocale segue l'armonia vocalica, cioè la tendenza delle vocali della desinenza ad adattarsi a quelle della parola.

Possessore Valore Con ház «casa» Con könyv «libro»
én mio/mia házam könyvem
te tuo/tua, informale házad könyved
ő suo/sua, di lui o di lei háza könyve
mi nostro/nostra házunk könyvünk
ti vostro/vostra, informale plurale házatok könyvetek
ők loro házuk könyvük

Le forme visibili nella tabella sono più complete delle etichette abbreviate -m, -d, -nk. In házam, per esempio, il valore «mio» è espresso dall'insieme -am, non da una semplice m pronunciata subito dopo ház.

Con vocali posteriori compaiono normalmente varianti con a, o, u: házam, házatok, házuk. Con vocali anteriori compaiono varianti con e, ö, ü: per esempio könyvem, könyvetek, könyvük e örömötök «la vostra gioia». La scelta fra le vocali anteriori dipende anche dall'arrotondamento delle vocali del nome. Non è utile imparare una sola desinenza astratta: è meglio memorizzare ogni nome insieme a una o due forme possedute.

I nomi che terminano in vocale

Dopo una vocale, le forme di prima e seconda persona sono spesso più compatte. La vocale finale può allungarsi, in particolare a in á ed e in é:

Forma semplice mio/mia tuo/tua suo/sua nostro/nostra vostro/vostra loro
autó «automobile» autóm autód autója autónk autótok autójuk
kutya «cane» kutyám kutyád kutyája kutyánk kutyátok kutyájuk

Si notano due fatti importanti. Primo: kutya diventa kutyám, non kutyam, perché la a finale si allunga. Secondo: alla terza persona compare spesso j: autója, kutyája, autójuk, kutyájuk.

Le varianti con e senza j

Alla terza persona singolare si incontrano -a/-e e -ja/-je; alla terza plurale, -uk/-ük e -juk/-jük:

  • háza «la sua casa», ma kertje «il suo giardino»;
  • könyve «il suo libro», ma autója «la sua automobile»;
  • házuk «la loro casa», ma kertjük «il loro giardino»;
  • könyvük «il loro libro», ma autójuk «la loro automobile».

L'armonia vocalica permette di prevedere molte vocali, ma la presenza di j non è sempre ricavabile con sicurezza da una regola semplice. Alcuni nomi modificano inoltre il proprio tema, cioè la parte della parola alla quale si uniscono le desinenze. Per questo conviene imparare forme frequenti come unità: barátja «il suo amico», keze «la sua mano», ideje «il suo tempo».

Una cosa o più cose possedute

Il numero del possessore e il numero delle cose possedute sono due informazioni diverse. Con una sola cosa si usano le forme già viste; per più cose possedute compare normalmente il segno -i- prima della desinenza personale:

Possessore Un libro Più libri
io könyvem könyveim
tu könyved könyveid
lui/lei könyve könyvei
noi könyvünk könyveink
voi könyvetek könyveitek
loro könyvük könyveik

Il contrasto è essenziale: házunk significa «la nostra casa», mentre házaink significa «le nostre case»; házuk è «la loro casa», mentre házaik è «le loro case». Non si aggiunge semplicemente il plurale ordinario -k: il plurale posseduto ha una propria costruzione con -i-.

Quando il possessore è espresso

Se il possessore è un nome proprio o un gruppo nominale (un nome accompagnato da altre parole), la cosa posseduta porta comunque una forma di terza persona:

  • Péter könyve — «il libro di Péter»;
  • Anna autója — «l'automobile di Anna»;
  • a tanár szobája — «la stanza dell'insegnante».

Esiste anche una costruzione con il possessore al dativo, il caso spesso tradotto con «a»: Péternek a könyve e a tanárnak a szobája. Questa forma rende il rapporto più esplicito e può mettere maggiormente in rilievo il possessore. Al livello A2 è sufficiente riconoscere entrambe le strutture; le catene più lunghe appartengono a uno studio successivo.

Esempi nel contesto

Ungherese Italiano Nota
A könyvem az asztalon van. Il mio libro è sul tavolo. Prima persona singolare
Hol van a kulcsod? Dov'è la tua chiave? Seconda persona singolare
Anna autója nagyon régi. L'automobile di Anna è molto vecchia. Possessore espresso; forma in -ja
A kutyánk a kertben alszik. Il nostro cane dorme in giardino. Prima persona plurale
A kertetek nagyon szép. Il vostro giardino è molto bello. Seconda persona plurale
A házuk közel van az állomáshoz. La loro casa è vicina alla stazione. Terza persona plurale
Van egy nővérem. Ho una sorella maggiore. Possesso espresso con van
Ma nincs időnk. Oggi non abbiamo tempo. Forma negativa con nincs
Szeretem a munkámat. Amo il mio lavoro. Il suffisso dell'accusativo segue quello possessivo
Megtaláltad a szemüvegedet? Hai trovato i tuoi occhiali? Oggetto diretto posseduto
A gyerekek a szobájukban játszanak. I bambini giocano nella loro stanza. Il caso «in» segue il suffisso possessivo
Ezek a barátom könyvei. Questi sono i libri del mio amico. Più oggetti posseduti
A szüleik Budapesten laknak. I loro genitori abitano a Budapest. Plurale posseduto in -i-
Ez az én helyem, az a te helyed. Questo è il mio posto, quello è il tuo. Pronomi espressi per contrasto

Errori comuni

Usare un possessivo separato come in italiano

  • Errato: én könyv
  • Corretto: a könyvem oppure, con enfasi, az én könyvem
  • Perché: il pronome én da solo non trasforma könyv in «il mio libro». Il nome deve portare la desinenza -em.

Dimenticare la vocale di collegamento

  • Errato: könyvm, házd
  • Corretto: könyvem, házad
  • Perché: dopo molti nomi in consonante serve una vocale che rispetta l'armonia vocalica. Imparare soltanto -m e -d non basta per costruire la parola completa.

Omettere la j dove è necessaria

  • Errato: autóa, kutyáuk
  • Corretto: autója, kutyájuk
  • Perché: molte forme di terza persona, soprattutto dopo vocale, richiedono j. La variante va imparata con il nome.

Confondere il numero del possessore con quello della cosa

  • Errato: usare könyvünk per dire «i nostri libri»
  • Corretto: könyveink
  • Perché: -ünk indica «di noi», ma non rende plurale la cosa posseduta. Il plurale posseduto contiene -i-.

Dare al nome la persona del parlante invece di quella del possessore espresso

  • Errato: Péter könyvem per «il libro di Péter»
  • Corretto: Péter könyve
  • Perché: quando il possessore è Péter, la forma richiesta è la terza persona, anche se chi parla è «io».

Mettere il caso prima del suffisso possessivo

  • Errato: házbanom per «nella mia casa»
  • Corretto: házamban
  • Perché: l'ordine è nome + suffisso possessivo + suffisso di caso. In ház-am-ban, -am significa «mia» e -ban «in».

Note d'uso

L'articolo determinativo

Quando si parla di una cosa posseduta ben identificata, è comune trovare l'articolo determinativo a/az: a könyvem «il mio libro», az autója «la sua automobile». Se si esprime anche il pronome possessore, l'articolo lo precede: az én könyvem, a te házad.

Non bisogna però aggiungere l'articolo in modo automatico a ogni forma posseduta. Nelle costruzioni esistenziali con van «c'è» e nincs «non c'è», sono naturali frasi come Van egy autóm «Ho un'automobile» e Nincs időm «Non ho tempo». Anche alcune espressioni familiari possono comparire senza articolo, per esempio Apám orvos «Mio padre è medico».

Come si dice «avere»

L'ungherese non usa un verbo corrispondente direttamente all'italiano avere nella costruzione possessiva normale. Dice, in sostanza, che una cosa «esiste presso» qualcuno:

  • Van egy biciklim. — «Ho una bicicletta»;
  • Nekem van egy biciklim. — «Io ho una bicicletta», con enfasi su «io»;
  • Nincs biciklim. — «Non ho una bicicletta».

La forma posseduta resta indispensabile: biciklim contiene già «mia». Nekem serve soprattutto per contrasto, chiarimento o rilievo.

Nessuna distinzione tra «di lui» e «di lei»

Poiché ő significa sia «lui» sia «lei», a könyve può essere «il suo libro» riferito a un uomo o a una donna. Il contesto normalmente elimina l'ambiguità. Quando serve precisione, si nomina il possessore: Mária könyve, Péter könyve.

Oltre le basi

Questa parte non è necessaria per cominciare a usare i possessivi al livello A2, ma spiega forme che compaiono presto nei testi reali.

Altri suffissi dopo il possessivo

Il nome posseduto può ricevere un suffisso di caso, cioè una desinenza che esprime funzioni come «in», «da», «con» oppure segnala l'oggetto diretto. Il possessivo viene prima:

  • könyvemben — «nel mio libro» (könyv-em-ben);
  • barátoddal — «con il tuo amico»;
  • autónkat — «la nostra automobile» come oggetto diretto;
  • házaikban — «nelle loro case».

La struttura generale è quindi: nome + plurale posseduto, se presente + suffisso personale + caso. In házaimban «nelle mie case», -i- indica più case, -m indica il possessore «io» e -ban significa «in».

Possesso e coniugazione definita

Un oggetto espresso con un possessivo è normalmente definito, cioè identificabile. Per questo può richiedere la coniugazione definita del verbo, la serie di forme verbali usata quando l'oggetto è determinato: Látom a házadat «Vedo la tua casa», non la forma verbale impiegata con un oggetto indefinito. È un collegamento importante tra morfologia del nome e coniugazione del verbo.

Catene possessive

In ungherese si possono inserire più rapporti di possesso uno dentro l'altro:

  • a barátom házának ajtaja — «la porta della casa del mio amico»;
  • Péter kutyájának neve — «il nome del cane di Péter».

Ogni elemento riceve la forma necessaria e quello intermedio può anche portare il dativo -nak/-nek. Queste catene richiedono attenzione e appartengono alle strutture possessive complesse di livello B2; per ora basta riconoscerne la logica.

Consigli per esercitarsi

  1. Costruisci famiglie di sei forme. Scegli ogni giorno tre nomi comuni, per esempio név «nome», cím «indirizzo» e telefon «telefono», e forma tutte le persone. Controlla soprattutto la vocale di collegamento e la presenza di j.
  2. Separa le due domande. Prima chiediti «quante cose ci sono?» e poi «a chi appartengono?». Passa a coppie da házunk «la nostra casa» a házaink «le nostre case», e da könyvük «il loro libro» a könyveik «i loro libri».
  3. Descrivi oggetti reali. Guarda ciò che hai intorno e crea frasi brevi: Itt van a telefonom «Qui c'è il mio telefono», Hol van a kulcsom? «Dov'è la mia chiave?». Poi cambia possessore senza tradurre parola per parola dall'italiano.

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