B1

Il condizionale in danese

Konditionalis

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di danese su Settemila Lingue.

In breve

Il danese non ha desinenze specifiche equivalenti a quelle del condizionale italiano: di solito costruisce il significato condizionale con ville + infinito senza at. Per esempio, Hvis jeg havde tid, ville jeg komme significa «Se avessi tempo, verrei». La stessa forma può però indicare anche un'intenzione passata o il futuro visto dal passato: è il contesto a chiarirne il valore.

Panoramica

Il termine danese konditionalis indica soprattutto un insieme di costruzioni, non una coniugazione autonoma. Il verbo centrale è ville, forma passata del modale vil. Un verbo modale è un verbo che modifica il significato di un altro verbo, esprimendo per esempio volontà, possibilità o necessità. Dopo ville si usa l'infinito (la forma di base del verbo), senza la particella at: ville komme, ville købe, ville hjælpe.

Questa struttura si incontra normalmente al livello B1. Serve per parlare di conseguenze immaginate, desideri attenuati, disponibilità e situazioni che dipendono da una condizione. Compare inoltre nel discorso indiretto, quando un evento era ancora futuro rispetto a un momento passato: Hun sagde, at hun ville komme («Disse che sarebbe venuta»).

Per chi parla italiano, il significato è spesso familiare, ma la forma richiede un cambio di prospettiva. L'italiano modifica il verbo — verrei, compreresti, avrebbero accettato — mentre il danese lascia invariato l'infinito e usa sempre ville: jeg ville komme, du ville købe, de ville acceptere. Non bisogna quindi cercare desinenze diverse per persona o numero.

Come si forma e come funziona

La struttura fondamentale

La regola di base è semplice:

soggetto + ville + infinito senza at

Persona Forma danese Resa italiana
jeg jeg ville komme verrei / sarei venuto, secondo il contesto
du du ville komme verresti / saresti venuto
han, hun, den, det han ville komme verrebbe / sarebbe venuto
vi vi ville komme verremmo / saremmo venuti
I I ville komme verreste / sareste venuti
de de ville komme verrebbero / sarebbero venuti

Ville non cambia mai con la persona. Anche l'infinito resta uguale. Nella negazione, ikke segue normalmente ville nella proposizione principale: Jeg ville ikke gøre det («Non lo farei»).

I principali valori di ville

Valore Struttura tipica Esempio Significato
conseguenza ipotetica ville + infinito Jeg ville blive hjemme. Resterei a casa.
desiderio attenuato ville gerne + infinito Jeg ville gerne tale med chefen. Vorrei parlare con il responsabile.
disponibilità ipotetica ville + gerne + infinito Jeg ville gerne hjælpe, men jeg har ikke tid. Aiuterei volentieri, ma non ho tempo.
futuro nel passato verbo al passato + at ... ville Jeg vidste, at det ville regne. Sapevo che avrebbe piovuto.
volontà o intenzione passata ville + infinito Han ville ikke lytte. Non voleva ascoltare.

L'ultimo punto è importante: ville non corrisponde automaticamente a un condizionale italiano. Essendo anche il passato di vil («volere», e in certi contesti indicare il futuro), può significare «voleva» oppure «avrebbe». Solo la frase completa permette di scegliere la traduzione corretta.

Le ipotesi con hvis

Hvis significa «se» e introduce una proposizione subordinata, cioè una parte della frase che dipende da un'altra. Per un'ipotesi poco reale o contraria alla situazione presente, lo schema più comune è:

hvis + soggetto + passato, soggetto + ville + infinito

Hvis jeg havde tid, ville jeg komme.

«Se avessi tempo, verrei.»

Il passato danese nella parte con hvishavde nell'esempio — non colloca necessariamente l'azione nel passato. Qui segnala distanza dalla realtà, proprio come l'imperfetto congiuntivo italiano avessi. Questa somiglianza aiuta, ma le forme verbali delle due lingue non hanno una corrispondenza perfetta in ogni frase.

Se la subordinata con hvis viene per prima, la proposizione principale rispetta la regola danese del verbo in seconda posizione, detta ordine V2. L'intera subordinata occupa il primo posto; subito dopo viene quindi ville, poi il soggetto:

Hvis jeg havde tid, ville jeg komme.

È possibile anche invertire le due parti senza cambiare il significato fondamentale:

Jeg ville komme, hvis jeg havde tid.

Le condizioni realistiche seguono invece normalmente un altro schema e non richiedono il condizionale:

Hvis det regner, bliver vi hjemme.

«Se piove, restiamo a casa.»

Non basta dunque vedere hvis per inserire automaticamente ville.

Desideri e richieste cortesi

Con gerne («volentieri», oppure elemento che attenua un desiderio), ville consente di presentare una preferenza in modo meno diretto:

  • Jeg ville gerne have kaffe. — «Vorrei del caffè.»
  • Jeg ville gerne bestille et bord. — «Vorrei prenotare un tavolo.»
  • Jeg ville gerne høre din mening. — «Vorrei sentire la tua opinione.»

Nel danese quotidiano è comunissimo anche jeg vil gerne, formalmente al presente: Jeg vil gerne have en kaffe. In italiano la resa naturale è spesso comunque «Vorrei un caffè», non «Voglio un caffè». La forma ville gerne può risultare più distanziata, dipendere da una condizione oppure riferirsi a un desiderio passato; il contesto decide.

Nelle domande cortesi si incontrano più modali:

  • Ville du lukke vinduet? — «Chiuderesti il finestrino?»
  • Kunne du hjælpe mig? — «Potresti aiutarmi?»
  • Vil du sende mig adressen? — «Mi mandi l'indirizzo?» / «Vuoi mandarmi l'indirizzo?»

Kunne è il passato di kan («potere»), ma in una richiesta non parla necessariamente del passato. Come il condizionale italiano, crea distanza e rende la domanda meno brusca.

Il futuro nel passato

Quando si racconta dal punto di vista di un momento passato, ville può indicare qualcosa che allora doveva ancora accadere:

Hun sagde, at hun ville komme.

«Disse che sarebbe venuta.»

La parte at hun ville komme è una subordinata introdotta da at («che»). Qui at non è la particella dell'infinito: introduce l'intera proposizione. Perciò non c'è contraddizione con la regola «infinito senza at» dopo il modale.

Confronta:

  • Hun vil komme i morgen. — «Verrà domani» / «Ha intenzione di venire domani».
  • Hun sagde, at hun ville komme dagen efter. — «Disse che sarebbe venuta il giorno dopo».

Esempi nel contesto

Danese Italiano Nota
Hvis jeg havde mere tid, ville jeg lære dansk hver dag. Se avessi più tempo, studierei danese ogni giorno. Ipotesi sul presente.
Jeg ville købe huset, hvis det var billigere. Comprerei la casa se costasse meno. La parte con hvis può venire dopo.
Hvis vi boede tættere på, ville vi besøge jer oftere. Se abitassimo più vicino, verremmo a trovarvi più spesso. Boede esprime distanza dalla realtà.
I din situation ville jeg vente. Nella tua situazione aspetterei. Consiglio indiretto.
Jeg ville ikke sige det til ham. Io non glielo direi. Ikke segue il modale.
Jeg ville gerne have kaffe. Vorrei del caffè. Desiderio attenuato.
Vi ville gerne hjælpe, men vi har ikke mulighed for det. Aiuteremmo volentieri, ma non ne abbiamo la possibilità. Disponibilità limitata dalla realtà.
Ville du lukke døren? Chiuderesti la porta? Richiesta cortese con ville.
Kunne du hjælpe mig med denne formular? Potresti aiutarmi con questo modulo? Richiesta cortese con kunne.
Hun sagde, at hun ville komme senere. Disse che sarebbe venuta più tardi. Futuro nel passato.
Jeg troede, at mødet ville vare en time. Pensavo che la riunione sarebbe durata un'ora. Previsione vista dal passato.
Han lovede, at han ville ringe dagen efter. Promise che avrebbe telefonato il giorno dopo. Evento successivo a una promessa passata.
Da han var barn, ville han være pilot. Da bambino voleva fare il pilota. Qui ville indica una volontà passata.
Hvis det regner i morgen, tager vi toget. Se domani piove, prendiamo il treno. Condizione reale: non serve ville.

Errori comuni

1. Aggiungere at dopo ville

  • Errato: Jeg ville at komme.
  • Corretto: Jeg ville komme.
  • Perché: dopo un verbo modale danese si usa l'infinito senza at. L'abitudine italiana a pensare «vorrei venire» non deve indurre ad aggiungere una particella.

2. Coniugare ville secondo la persona

  • Errato: inventare forme diverse per jeg, du e de.
  • Corretto: jeg ville, du ville, de ville.
  • Perché: i verbi danesi non cambiano forma in base alla persona. È il soggetto a indicare chi compie l'azione.

3. Dimenticare l'inversione dopo una subordinata iniziale

  • Errato: Hvis jeg havde tid, jeg ville komme.
  • Corretto: Hvis jeg havde tid, ville jeg komme.
  • Perché: la subordinata iniziale occupa la prima posizione della frase; nella principale il verbo coniugato deve venire subito dopo, prima del soggetto.

4. Mettere ville in ogni frase con hvis

  • Errato: Hvis det vil regne i morgen, ville vi blive hjemme. quando si parla di una possibilità reale.
  • Corretto: Hvis det regner i morgen, bliver vi hjemme.
  • Perché: una condizione aperta e realistica usa normalmente il presente. Ville appartiene soprattutto alla conseguenza immaginata di una situazione irreale o remota.

5. Tradurre sempre ville con il condizionale italiano

  • Interpretazione errata: Som barn ville hun være læge = «Da bambina sarebbe stata medico».
  • Interpretazione corretta: «Da bambina voleva fare il medico».
  • Perché: ville può esprimere volontà o intenzione passata. Bisogna controllare se esiste davvero una condizione o un punto di vista passato sul futuro.

6. Confondere vil gerne e un ordine diretto

  • Poco naturale nella traduzione: Jeg vil gerne have vand = «Voglio acqua».
  • Resa naturale: «Vorrei dell'acqua».
  • Perché: vil gerne è una formula corrente e cortese per esprimere un desiderio. La traduzione italiana letterale spesso suona più brusca dell'originale danese.

Note d'uso

Il danese tende a esprimere la cortesia con verbi modali, tono e particelle, senza un sistema elaborato di forme di cortesia verbali. Kunne du ...? è una scelta sicura per una richiesta gentile. Ville du ...? invita l'interlocutore a compiere un'azione; vil du ...? è molto comune e non è necessariamente scortese, anche se può essere più diretto.

Nelle ordinazioni, Jeg vil gerne have ... è spesso più spontaneo di Jeg ville gerne have .... Un italofono non dovrebbe evitare vil solo perché la traduzione parola per parola ricorda «voglio»: la presenza di gerne e la situazione comunicativa rendono la formula normale. Jeg ville gerne ... è particolarmente adatto quando il desiderio è attenuato, non realizzato o seguito da un ostacolo: Jeg ville gerne komme, men jeg skal arbejde («Verrei volentieri, ma devo lavorare»).

La pronuncia di ville può essere ridotta nel parlato rapido, ma nello scritto la forma rimane invariata. Inoltre, il nome grammaticale konditionalis è utile per classificare la costruzione, ma nelle descrizioni del danese si parla spesso direttamente di uso modale di ville. Ciò riflette un fatto essenziale: non esiste un'unica forma che abbia sempre e soltanto valore condizionale.

Oltre le basi: usi avanzati

Ipotesi irreali nel passato

Per immaginare una conseguenza diversa di un evento ormai concluso, il danese usa normalmente il trapassato nella parte con hvis — cioè havde più participio passato — e ville + have/være + participio passato nella conseguenza. Il participio passato è la forma usata nei tempi composti, come ringet in har ringet.

Schema Esempio Italiano
hvis + havde + participio Hvis hun havde ringet ... Se avesse telefonato...
ville + have + participio ... ville jeg have hentet hende. ... sarei andato a prenderla.
ville + være + participio ... ville jeg være blevet hjemme. ... sarei rimasto a casa.

Esempio completo: Hvis jeg havde vidst det, ville jeg være blevet hjemme («Se lo avessi saputo, sarei rimasto a casa»). Questo modello appartiene allo studio più ampio delle frasi condizionali di livello B2; al B1 è sufficiente riconoscerlo e padroneggiare bene ville + infinito.

Condizioni senza hvis

In uno stile più formale o compatto, la condizione può essere espressa con l'inversione e senza hvis:

Havde jeg tid, ville jeg hjælpe.

«Se avessi tempo, aiuterei.»

La forma è corretta anche nello scritto contemporaneo, ma per chi sta consolidando il B1 la versione con hvis è più trasparente: Hvis jeg havde tid, ville jeg hjælpe.

Ambiguità e contesto

Una sequenza come han ville rejse può significare «voleva partire», «sarebbe partito» oppure, in una narrazione, «stava per partire». Per interpretarla, conviene cercare tre indizi:

  1. una condizione espressa o sottintesa;
  2. un verbo al passato come sagde, troede, vidste che introduca il futuro nel passato;
  3. un contrasto o un ostacolo che faccia emergere una volontà: Han ville rejse, men han havde ingen penge.

Questa attenzione al contesto è più utile di una traduzione fissa di ville.

Consigli per esercitarsi

  1. Trasforma situazioni reali in ipotesi. Parti da Jeg har tid, så jeg kommer («Ho tempo, quindi vengo») e crea Hvis jeg havde tid, ville jeg komme. Cambia ogni giorno il soggetto e il verbo.
  2. Allena insieme forma e ordine delle parole. Scrivi ogni frase in due versioni: Jeg ville hjælpe, hvis jeg havde tid e Hvis jeg havde tid, ville jeg hjælpe. Evidenzia ville jeg nella seconda.
  3. Classifica ville mentre ascolti o leggi. Segna ogni esempio come «ipotesi», «desiderio», «volontà passata» o «futuro nel passato». Questo evita l'abitudine di tradurlo sempre nello stesso modo.

Concetti collegati

  • Prerequisito: Verbi modali — introduce vil, kan, skal, må e l'infinito senza at.
  • Passo successivo: Frasi condizionali — approfondisce condizioni reali, irreali nel presente e irreali nel passato.
  • Approfondimento: Costruzioni causative — amplia l'uso dei verbi seguiti da altre forme verbali per esprimere chi provoca o permette un'azione.

Prerequisito

I verbi modali in daneseA1

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