A1

Pronomi personali in māori

Kupu Tūkutahi

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di maori su Settemila Lingue.

In breve

I pronomi māori indicano non solo la persona, ma anche se si parla di uno, due oppure almeno tre individui. Per dire «noi» bisogna inoltre precisare se chi ascolta è incluso: tāua/tātou includono l'interlocutore, mentre māua/mātou lo escludono. Il verbo, invece, non cambia forma in base al pronome.

Panoramica

I pronomi personali sono parole che rimandano alle persone senza ripeterne il nome: in italiano, per esempio, io, tu, lei, noi. In māori questo sistema è particolarmente preciso. Accanto al singolare esiste il duale (una forma riservata esattamente a due persone), distinto dal plurale di tre o più persone.

La differenza più importante per chi parla italiano riguarda la prima persona, cioè il gruppo a cui appartiene chi parla. L'italiano dice sempre «noi»; il māori distingue invece una forma inclusiva, che comprende chi ascolta, e una esclusiva, che non lo comprende. Dire tāua a una persona equivale quindi a «tu e io», mentre māua significa «io e un'altra persona, ma non tu».

Questo è un argomento fondamentale di livello A1: le forme servono fin dai saluti e dalle prime frasi quotidiane. All'inizio basta saper scegliere il pronome in base a tre domande: chi parla, quante persone sono coinvolte e, con «noi», se l'interlocutore fa parte del gruppo.

Come funziona

Il quadro completo

Persona Singolare: una persona Duale: due persone Plurale: almeno tre persone
1ª persona au / ahau — io tāua — noi due, tu incluso; māua — noi due, tu escluso tātou — noi, tu incluso; mātou — noi, tu escluso
2ª persona koe — tu kōrua — voi due koutou — voi, almeno tre
3ª persona ia — lui o lei rāua — loro due rātou — loro, almeno tre

La persona grammaticale indica il ruolo nella conversazione: la prima persona comprende chi parla, la seconda chi ascolta, la terza le persone di cui si parla. I pronomi non segnalano il genere: ia può riferirsi sia a un uomo sia a una donna. Allo stesso modo rāua e rātou non dicono se il gruppo è maschile, femminile o misto; lo chiarisce il contesto.

Scegliere tra singolare, duale e plurale

In italiano «voi» e «loro» possono indicare due persone oppure un gruppo più numeroso. In māori il numero è incorporato nel pronome:

  • una persona a cui parli: koe;
  • due persone a cui parli: kōrua;
  • tre o più persone a cui parli: koutou;
  • due persone di cui parli: rāua;
  • tre o più persone di cui parli: rātou.

Il duale non è un modo elegante per dire «due»: è una parte normale della grammatica. Se Mere e Hēmi stanno lavorando, si usa rāua; se al gruppo si aggiunge Rangi, si passa a rātou.

Le quattro possibilità per «noi»

Per scegliere correttamente, immagina di indicare le persone presenti:

Gruppo inteso Pronome Valore pratico
io + tu tāua due persone, interlocutore incluso
io + un'altra persona, non tu māua due persone, interlocutore escluso
io + tu + almeno un'altra persona tātou almeno tre persone, interlocutore incluso
io + almeno altre due persone, non tu mātou almeno tre persone, interlocutore escluso

I termini inclusivo ed esclusivo riguardano soltanto la presenza di chi ascolta. Non esprimono simpatia, appartenenza sociale o esclusione intenzionalmente scortese: comunicano semplicemente chi fa parte del gruppo.

Au e ahau

Au e ahau significano entrambi «io/me». È utile riconoscere subito entrambe le forme, perché ricorrono normalmente nel māori contemporaneo: Kei te pai au e Kei te pai ahau possono entrambe significare «Sto bene». Au è la forma più breve; ahau è la forma piena. La scelta concreta può dipendere dalla costruzione, dal ritmo e dall'uso del parlante, quindi per il livello iniziale conviene impararle come una coppia anziché attribuire loro significati diversi.

Dopo alcune preposizioni la forma piena è particolarmente visibile: ki ahau significa «a/verso di me». Con altri pronomi compare spesso a: ki a koe («a te»), ki a ia («a lui/lei»).

Posizione nella frase e verbo invariabile

Nelle frasi verbali māori vengono normalmente prima la particella di tempo o aspetto e il verbo, poi il soggetto. La particella è una breve parola che segnala, fra le altre cose, come collocare l'azione nel tempo. Per esempio:

Kei te + verbo + pronome

  • Kei te mahi au. — Sto lavorando.
  • Kei te mahi koe. — Stai lavorando.
  • Kei te mahi rātou. — Stanno lavorando.

A differenza dell'italiano, mahi non cambia: non esistono qui terminazioni corrispondenti a «lavoro», «lavori», «lavorano». È il pronome a identificare le persone, mentre kei te presenta l'attività come in corso.

I pronomi compaiono anche in frasi non verbali, cioè senza un verbo equivalente a «essere»:

  • He ākonga au. — Sono uno studente o una studentessa.
  • Ko ia te kaiako. — Lui/lei è l'insegnante.
  • Ko wai koe? — Chi sei?

Con ko, particella che mette in rilievo o identifica una persona, si trovano strutture come Ko au tēnei («Eccomi / questo sono io») e Ko ia te kaiako.

Dopo preposizioni e come complemento

Quando un pronome indica la persona verso cui è diretta un'azione o la persona coinvolta come complemento, può essere preceduto da una preposizione. Davanti ai pronomi diversi da ahau, diverse costruzioni mostrano la particella personale a:

  • ki ahau — a me, verso di me;
  • ki a koe — a te, verso di te;
  • ki a ia — a lui/lei;
  • i a rāua — loro due, come complemento;
  • mō rātou — per loro, riguardo a loro.

Per esempio, in I kite au i a ia («L'ho visto/a»), au è il soggetto, cioè chi vede, mentre i a ia indica la persona vista. Non occorre padroneggiare tutte le preposizioni a livello A1, ma è importante non pensare che il pronome appaia sempre isolato.

Esempi nel contesto

Māori Italiano Nota
Kei te ako au i te reo Māori. Sto imparando la lingua māori. au: prima persona singolare
Ko wai koe? Chi sei? koe: una sola persona interpellata
Kei te māuiui ia. Lui/lei sta male. ia non esprime il genere
Ka haere tāua āpōpō. Noi due, tu e io, andremo domani. tāua include chi ascolta
Kei te hoki māua ki te kāinga. Noi due stiamo tornando a casa, ma tu non fai parte del gruppo. māua esclude chi ascolta
Kei te mahi kōrua. Voi due state lavorando. duale della seconda persona
I kite rāua i te kurī. Loro due hanno visto il cane. duale della terza persona
Me haere tātou. Dovremmo andare tutti noi, compreso te. tātou: almeno tre, forma inclusiva
E noho ana mātou ki Pōneke. Noi viviamo a Wellington, senza includere te. mātou: almeno tre, forma esclusiva
Kei te waiata koutou. Voi, almeno in tre, state cantando. plurale della seconda persona
Kei te kai rātou. Loro, almeno in tre, stanno mangiando. plurale della terza persona
I kite au i a ia. L'ho visto/a. i a ia è la persona vista
Tēnā kōrua! Salve a voi due! il saluto segnala esattamente due destinatari
Tēnā koutou katoa! Salve a tutti voi! koutou indica almeno tre destinatari

Errori comuni

Usare una forma plurale per due persone

  • Sbagliato: Kei te mahi koutou rivolgendosi a due persone.
  • Corretto: Kei te mahi kōrua.
  • Perché: kōrua indica esattamente due interlocutori; koutou ne indica almeno tre. L'italiano «voi» nasconde questa differenza.

Dimenticare se l'interlocutore è incluso

  • Sbagliato: Ka haere mātou se si sta invitando anche la persona con cui si parla.
  • Corretto: Ka haere tātou.
  • Perché: mātou esclude chi ascolta, mentre tātou lo include. Per due persone la stessa opposizione è māua/tāua.

Confondere duale e plurale nella prima persona

  • Sbagliato: Kei te ako tāua per un gruppo formato da te, me e altre due persone.
  • Corretto: Kei te ako tātou.
  • Perché: entrambe le forme sono inclusive, ma tāua vale soltanto per due persone; tātou ne richiede almeno tre.

Attribuire un genere a ia

  • Sbagliato: supporre che ia significhi sempre «lui».
  • Corretto: tradurre ia con «lui» oppure «lei» in base al contesto.
  • Perché: il pronome māori di terza persona singolare non distingue il genere. Se il contesto non lo chiarisce, anche una traduzione italiana deve evitare di inventare l'informazione.

Coniugare il verbo come in italiano

  • Sbagliato: cercare forme diverse di mahi per au, koe e rātou.
  • Corretto: Kei te mahi au / koe / rātou.
  • Perché: in questa struttura il verbo resta invariato. Persona e numero sono espressi dal pronome, non da una desinenza verbale (la parte finale che in italiano cambia, come in lavor-o e lavor-ano).

Omettere a davanti a un pronome complemento

  • Sbagliato: I kite au i ia.
  • Corretto: I kite au i a ia.
  • Perché: davanti a un pronome personale usato in questa posizione compare a. Il primo i introduce il verbo al passato; i a ia introduce la persona vista.

Note d'uso

Il sistema non contiene un'opposizione grammaticale identica a «tu/Lei». Koe è la seconda persona singolare senza distinzione di genere e non diventa automaticamente informale o scortese. Rispetto e distanza sociale possono emergere dal saluto, dai titoli, dal lessico e dall'intera situazione comunicativa, non dalla sostituzione di koe con un pronome equivalente al «Lei» italiano.

Il numero preciso rende naturali saluti diversi: tēnā koe a una persona, tēnā kōrua a due e tēnā koutou a tre o più. Sono espressioni molto utili perché fanno esercitare il sistema in una situazione reale, senza dover prima costruire una frase lunga.

Nella traduzione italiana spesso bisogna aggiungere informazioni che in māori restano al contesto. Kei te mahi ia può diventare «lui sta lavorando» o «lei sta lavorando»; al contrario, per tradurre «noi lavoriamo» in māori occorre conoscere informazioni che l'italiano non fornisce: quante persone e se l'interlocutore è compreso.

Oltre le basi: usi avanzati

Questa parte non è indispensabile per iniziare, ma aiuta a riconoscere forme che si incontreranno più avanti. Con anō il pronome può assumere un valore di enfasi o richiamare la stessa persona: Ko au anō significa «proprio io / io stesso», mentre Nāna anō i mahi significa «l'ha fatto lui/lei personalmente». Il significato preciso dipende dalla costruzione, quindi non conviene tradurre meccanicamente anō sempre con «stesso».

I pronomi entrano inoltre nei sistemi possessivi e in combinazioni con preposizioni. Forme come mōku («per me»), māu («per te») e nāna («da lui/lei; di sua responsabilità», secondo la frase) non sono nuovi pronomi personali indipendenti: sono combinazioni grammaticali che incorporano la persona. Il loro uso richiede anche la distinzione possessiva māori fra categorie a e o, da studiare separatamente.

Nelle frasi passive l'autore dell'azione può essere introdotto da e, per esempio I tuhia te reta e ia («La lettera è stata scritta da lui/lei»). Qui e ia non ha la stessa funzione di i a ia in una frase come I kite au i a ia: la prima espressione indica chi compie un'azione presentata al passivo, la seconda una persona coinvolta come complemento. Questi contrasti appartengono a fasi successive, ma mostrano perché è utile imparare il pronome insieme alla piccola parola che lo precede.

Infine, forme enfatiche, riflessive e reciproche vengono approfondite nel tema dedicato agli schemi avanzati. La base rimane però invariata: persona, numero e inclusione dell'interlocutore devono sempre essere chiari.

Consigli per la pratica

  1. Disegna gruppi di persone. Metti un segno su chi parla e uno su chi ascolta, poi assegna tāua, māua, tātou o mātou. Il supporto visivo rende immediata la differenza che l'italiano «noi» non esprime.
  2. Cambia soltanto il soggetto. Ripeti Kei te mahi… con au, koe, ia, kōrua, rāua, koutou, rātou. In questo modo memorizzi i pronomi e, nello stesso tempo, l'invariabilità del verbo.
  3. Conta i destinatari nei saluti. Associa tēnā koe, tēnā kōrua e tēnā koutou a una, due e almeno tre persone. Poi crea quattro brevi scenari per le diverse forme di «noi», dicendo esplicitamente chi è incluso.

Concetti correlati

Concetti che si basano su questo

Altri concetti di livello A1

Questo concetto in altre lingue

Confronta in tutte le lingue

Esercitati con Kupu Tūkutahi in maori usando un account Settemila Lingue gratuito. Imposteremo maori · A1 e genereremo schede dedicate proprio a questo concetto grammaticale.

Esercitati su questo concetto