A1

Il katakana giapponese

カタカナ

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di giapponese su Settemila Lingue.

In breve

Il katakana (カタカナ) è uno dei sistemi di scrittura del giapponese. I suoi 46 segni di base rappresentano gli stessi suoni degli hiragana, ma si usano soprattutto per prestiti da altre lingue, onomatopee, nomi stranieri e parole messe in risalto: コーヒー «caffè», レストラン «ristorante», パソコン «computer». Non basta però imparare i singoli segni: occorre riconoscere anche ー, il piccolo ッ e le combinazioni come キャ.

Panoramica

Il giapponese moderno combina normalmente tre tipi di caratteri: kanji, hiragana e katakana. Il katakana non è un alfabeto nel senso italiano: ogni segno indica in genere una mora (una breve unità ritmica), come カ ka o メ me. Fa eccezione il segno ン, che rappresenta una consonante nasale e costituisce comunque una mora autonoma.

È uno dei primi argomenti del livello A1. Dopo l’hiragana, i suoni sono già familiari: cambia la forma grafica e cambia soprattutto l’uso. Sapere leggere il katakana permette di orientarsi subito in menu, stazioni, confezioni, pubblicità e interfacce: ホテル «albergo», バス «autobus», メニュー «menu». Molte parole sembrano riconoscibili, ma la loro pronuncia è stata adattata al sistema sonoro giapponese e non coincide necessariamente con quella italiana o con quella della lingua d’origine.

Le forme del katakana sono spesso più dritte e angolose di quelle dell’hiragana. Questa è una tendenza visiva, non una regola sufficiente per indovinare i caratteri: シ e ツ, oppure ソ e ン, vanno distinti osservando inclinazione e ordine dei tratti.

Come funziona

I 46 segni di base

La tabella tradizionale si legge per righe. Le trascrizioni in lettere latine seguono qui il sistema Hepburn, molto diffuso nei dizionari e nei materiali didattici.

Riga a i u e o
vocali ア a イ i ウ u エ e オ o
k カ ka キ ki ク ku ケ ke コ ko
s サ sa シ shi ス su セ se ソ so
t タ ta チ chi ツ tsu テ te ト to
n ナ na ニ ni ヌ nu ネ ne ノ no
h ハ ha ヒ hi フ fu ヘ he ホ ho
m マ ma ミ mi ム mu メ me モ mo
y ヤ ya — ユ yu — ヨ yo
r ラ ra リ ri ル ru レ re ロ ro
w ワ wa — — — ヲ o/wo
nasale ン n — — — —

Per un italofono alcune trascrizioni richiedono attenzione:

  • キ, ケ hanno una consonante dura, come in chilo e perché; ki e ke non si leggono come l’italiano ci e ce.
  • シ (shi) si avvicina a «sci», mentre チ (chi) si avvicina a «ci».
  • ツ (tsu) comincia con un suono simile alla z sorda di pizza, seguito da u.
  • フ (fu) non ha esattamente la f italiana: si produce avvicinando delicatamente entrambe le labbra, senza appoggiare i denti inferiori al labbro superiore.
  • La consonante della riga r è un rapido colpo della lingua, simile alla r singola italiana di caro, ma generalmente più breve.
  • La u giapponese è pronunciata con le labbra meno arrotondate della u italiana e può diventare molto debole tra consonanti sorde o a fine parola.

ヲ oggi si incontra soprattutto come particella grammaticale scritta in hiragana, を. La forma in katakana è rara nel lessico quotidiano, ma appartiene comunque all’inventario tradizionale.

Segni sonori: ゛ e ゜

Due piccoli segni modificano la consonante di alcune righe. Il dakuten ゛ rende il suono sonoro, cioè pronunciato con vibrazione delle corde vocali; l’handakuten ゜ trasforma la riga h nella riga p.

Base Con dakuten o handakuten Serie risultante
カ キ ク ケ コ ガ ギ グ ゲ ゴ ga gi gu ge go
サ シ ス セ ソ ザ ジ ズ ゼ ゾ za ji zu ze zo
タ チ ツ テ ト ダ ヂ ヅ デ ド da ji zu de do
ハ ヒ フ ヘ ホ バ ビ ブ ベ ボ ba bi bu be bo
ハ ヒ フ ヘ ホ パ ピ プ ペ ポ pa pi pu pe po

Nella pronuncia standard moderna, ヂ e ジ sono di solito uguali, così come ヅ e ズ. Nei prestiti si usano normalmente ジ e ズ; le forme ヂ e ヅ compaiono soprattutto in alcune parole giapponesi soggette a mutamenti fonetici.

Le combinazioni con ャ, ュ e ョ piccoli

Una sillaba in i seguita da ャ, ュ o ョ in formato piccolo forma una sola mora: キ + ャ dà キャ kya. Questi suoni sono detti yōon, cioè combinazioni palatalizzate (pronunciate avvicinando il dorso della lingua al palato).

Serie -ya -yu -yo
k キャ kya キュ kyu キョ kyo
sh シャ sha シュ shu ショ sho
ch チャ cha チュ chu チョ cho
n ニャ nya ニュ nyu ニョ nyo
h ヒャ hya ヒュ hyu ヒョ hyo
m ミャ mya ミュ myu ミョ myo
r リャ rya リュ ryu リョ ryo
g ギャ gya ギュ gyu ギョ gyo
j ジャ ja ジュ ju ジョ jo
b ビャ bya ビュ byu ビョ byo
p ピャ pya ピュ pyu ピョ pyo

La dimensione cambia il ritmo: キヤ kiya contiene due more, mentre キャ kya ne contiene una. Nei caratteri stampati la differenza può sembrare piccola, perciò conviene abituarsi a cercarla.

Il piccolo ッ: consonante doppia

Il piccolo ッ indica una pausa brevissima prima della consonante successiva. In trascrizione si raddoppia di solito quella consonante: カップ kappu «tazza», ベッド beddo «letto», チケット chiketto «biglietto».

Per chi parla italiano il paragone con una consonante doppia è utile: カップ richiede una chiusura più lunga di una semplice sequenza カプ. Il piccolo ッ occupa una mora propria, quindi カ・ッ・プ ha tre battiti ritmici. Davanti a チ, la trascrizione comune è tch, come in マッチ matchi.

Il segno ー: vocale lunga

Nei prestiti in katakana una vocale lunga si indica normalmente con ー, chiamato chōonpu: コーヒー kōhī «caffè», ケーキ kēki «torta», スーパー sūpā «supermercato». Il segno prolunga la vocale che lo precede e conta come un’altra mora.

La durata può distinguere parole diverse: ビル biru significa «edificio», mentre ビール bīru significa «birra». Non bisogna quindi trattare ー come un semplice ornamento tipografico. In scrittura verticale il tratto viene orientato verticalmente, ma la sua funzione non cambia.

Come vengono adattati i prestiti

La maggior parte delle more giapponesi termina in vocale. Quando una parola straniera contiene gruppi consonantici o consonanti finali non disponibili in giapponese, vengono inserite vocali di appoggio: レストラン resutoran «ristorante» e ホテル hoteru «albergo». Anche la lunghezza delle vocali e le consonanti doppie vengono rese secondo il ritmo giapponese.

Non conviene quindi trasformare da soli una parola italiana sostituendo lettera per lettera. Il katakana rappresenta suoni adattati, non l’ortografia di partenza, e la forma entrata nell’uso va imparata come vocabolo. Alcuni prestiti sono inoltre abbreviati: パソコン pasokon è una forma accorciata riferita al computer personale, mentre スマホ sumaho indica lo smartphone.

Esempi nel contesto

Giapponese Trascrizione Italiano Nota
コーヒーをください。 Kōhī o kudasai. Un caffè, per favore. Due vocali lunghe con ー.
レストランはどこですか。 Resutoran wa doko desu ka. Dov’è il ristorante? Prestito adattato al ritmo giapponese.
パソコンを使います。 Pasokon o tsukaimasu. Uso il computer. パソコン è un’abbreviazione lessicale.
アメリカから来ました。 Amerika kara kimashita. Vengo dall’America. Nome geografico straniero in katakana.
ホテルに泊まります。 Hoteru ni tomarimasu. Alloggio in albergo. La consonante finale è adattata con ル.
バスで駅へ行きます。 Basu de eki e ikimasu. Vado alla stazione in autobus. バス è un prestito molto comune.
スーパーでパンを買いました。 Sūpā de pan o kaimashita. Ho comprato il pane al supermercato. ー prolunga ウ e ア.
このケーキはチョコレートです。 Kono kēki wa chokorēto desu. Questa torta è al cioccolato. チョ contiene ョ piccolo.
メニューを見せてください。 Menyū o misete kudasai. Mi mostri il menu, per favore. ニュ è una combinazione in una sola mora.
スマホのバッテリーが切れました。 Sumaho no batterī ga kiremashita. La batteria dello smartphone si è scaricata. ッ raddoppia la consonante seguente.
犬がワンワン鳴いています。 Inu ga wanwan naite imasu. Il cane fa bau bau. Onomatopea spesso scritta in katakana.
雨がザーザー降っています。 Ame ga zāzā futte imasu. Piove a dirotto. ザーザー rende il rumore della pioggia forte.
ドアをノックしてください。 Doa o nokku shite kudasai. Per favore, bussa alla porta. ッ segnala la breve chiusura prima di ク.
今日はテストです。 Kyō wa tesuto desu. Oggi c’è un esame. Il prestito è inserito in una frase mista.

Le frasi mostrano una caratteristica normale della scrittura giapponese: katakana, hiragana e kanji possono comparire insieme senza spazi. Il cambio di sistema grafico aiuta spesso a vedere dove inizia e finisce un prestito.

Errori comuni

Omettere una vocale lunga

  • Errato: コヒー
  • Corretto: コーヒー
  • Perché: la forma standard di «caffè» contiene due vocali lunghe. Senza ー cambiano ritmo e pronuncia, anche se il lettore potrebbe intuire la parola.

Scrivere un ッ grande o dimenticarlo

  • Errato: カプ per «tazza»
  • Corretto: カップ
  • Perché: ッ non si legge tsu: crea una chiusura prima di プ. ツ grande, invece, rappresenta una mora completa tsu.

Confondere una combinazione con due caratteri normali

  • Errato: シヤツ per シャツ «camicia»
  • Corretto: シャツ
  • Perché: ャ piccolo si fonde con シ e forma sha. ヤ grande produrrebbe la sequenza separata shiyatsu.

Scambiare シ con ツ e ソ con ン

  • Errato: leggere シーツ shītsu «lenzuolo» come se iniziasse con ツ.
  • Corretto: in シ i due tratti brevi sono disposti più orizzontalmente e il tratto lungo sale dal basso; in ツ i segni brevi scendono più verticalmente e il tratto lungo parte più in alto. Un contrasto simile distingue ソ da ン.
  • Perché: riconoscere solo la sagoma complessiva non basta. Imparare l’ordine dei tratti rende visibile la direzione del carattere.

Applicare le regole ortografiche italiane alla trascrizione

  • Errato: leggere ケ ke come la sillaba italiana «ce».
  • Corretto: ケ ha il suono di «che»; キ ha quello di «chi».
  • Perché: le lettere latine sono una convenzione per trascrivere il giapponese, non seguono automaticamente le regole di lettura italiane.

Usare il katakana per tutte le parole di una frase

  • Errato nell’uso neutro: ワタシハローマニスンデイマス。
  • Corretto nell’uso normale: 私はローマに住んでいます。
  • Perché: particelle e desinenze grammaticali si scrivono normalmente in hiragana, mentre molti vocaboli comuni usano i kanji. Una frase tutta in katakana è possibile come scelta grafica, ma appare marcata e può ricordare una voce meccanica, un cartello o un effetto di enfasi.

Note d’uso

Il katakana segnala prima di tutto una categoria d’uso, non l’origine assoluta di ogni parola. È tipico dei prestiti moderni e dei nomi stranieri, ma compare anche nelle onomatopee, nei nomi scientifici o specialistici di animali e piante e nelle parole giapponesi che l’autore vuole mettere in evidenza. L’hiragana resta invece la grafia normale per molte parole native e per gli elementi grammaticali.

Nei nomi stranieri si può usare il punto mediano ・ per separare le parti: アンナ・ロッシ «Anna Rossi». Non esistono maiuscole e minuscole, quindi la separazione e il contesto svolgono parte del lavoro che in italiano affidiamo agli spazi e alle iniziali maiuscole.

Un prestito non garantisce una corrispondenza perfetta di significato. マンション, per esempio, in giapponese indica comunemente un edificio residenziale moderno o un appartamento di tale edificio, non una villa sontuosa. Prima di dedurre il senso dalla somiglianza sonora, è meglio verificare l’uso giapponese.

Nella pronuncia non va trasferito automaticamente l’accento tonico italiano. Il ritmo si basa sulle more e il giapponese possiede schemi di altezza della voce, non lo stesso sistema di accento dell’italiano. All’inizio è più utile mantenere regolari i battiti, senza comprimere ー, ッ o ン.

Oltre le basi: usi avanzati

Questa parte non è indispensabile per cominciare a leggere, ma spiega forme molto frequenti nei prestiti recenti. Per avvicinarsi a suoni assenti nell’inventario tradizionale si usano combinazioni con vocali piccole:

Combinazioni Lettura approssimativa Esempio
ファ フィ フェ フォ fa fi fe fo カフェ kafe, «caffè; bar»
ティ ディ ti di パーティー pātī, «festa»
ウィ ウェ ウォ wi we wo ウェブ webu, «rete; web»
シェ ジェ チェ she je che シェフ shefu, «cuoco; chef»
トゥ ドゥ tu du トゥルー turū, «vero» in alcuni prestiti e nomi commerciali
ヴァ ヴィ ヴ ヴェ ヴォ va vi vu ve vo ヴァイオリン vaiorin, «violino»

Il segno ヴ combina ウ con il dakuten e serve a rappresentare /v/, ma non tutti i parlanti distinguono nettamente questo suono da /b/. Perciò possono coesistere grafie tradizionali con バ・ビ・ブ・ベ・ボ e grafie più vicine alla forma straniera con ヴ.

Il katakana può anche produrre effetti stilistici. Scrivere una parola normalmente in hiragana o kanji usando il katakana può darle enfasi, renderla visivamente tecnica, insolita, impersonale o pubblicitaria. L’effetto preciso dipende dal contesto: non equivale sempre al corsivo o alle maiuscole italiane. Nei manga, per esempio, può suggerire una voce robotica o non umana; in un annuncio può semplicemente far risaltare una parola.

Infine, la forma grafica di una parola non permette sempre di ricostruirne con certezza la lingua d’origine. Il lessico giapponese comprende prestiti giunti in epoche diverse e abbreviazioni create in Giappone. A un livello più avanzato conviene imparare insieme grafia, pronuncia, significato e contesto, invece di affidarsi soltanto alla somiglianza con una parola europea.

Consigli per esercitarsi

  1. Studia per contrasti, non solo in ordine. Affianca シ/ツ, ソ/ン, ク/ケ e チ/テ. Scrivili rispettando l’ordine dei tratti e poi riconoscili in caratteri di dimensioni diverse.
  2. Batti le more con la mano. Pronuncia コ・ー・ヒ・ー, カ・ッ・プ e パ・ソ・コ・ン assegnando un battito a ogni mora. Questo rende percepibili ー, ッ e ン, che un italofono tende facilmente a comprimere.
  3. Crea un taccuino di parole reali. Raccogli ogni giorno cinque voci viste su menu, mappe o confezioni. Segna katakana, trascrizione e significato italiano, ma prova prima a leggerle senza lettere latine.

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Prerequisito

L’hiragana in giapponeseA1

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