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Var e yok in turco: esistenza e possesso

Var ve Yok

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di turco su Settemila Lingue.

In breve

In turco var indica che qualcosa c’è o è disponibile, mentre yok indica che non c’è: Masada bir kitap var significa «Sul tavolo c’è un libro» e Zaman yok «Non c’è tempo». Per esprimere il possesso, il turco mette un suffisso sull’oggetto posseduto: Param var («Ho dei soldi»), letteralmente «Il mio denaro c’è». Nelle domande si usa la particella separata mı/mi/mu/mü: Burada market var mı?

Panoramica

Var e yok sono due parole essenziali del turco. Servono anzitutto a dichiarare l’esistenza o l’assenza di una persona, un oggetto, un luogo o una possibilità. A seconda della frase, in italiano si traducono con «c’è», «ci sono», «esiste», «è disponibile» oppure con le rispettive forme negative.

Sono anche il modo più comune per rendere il verbo italiano avere nel senso di possedere o disporre di qualcosa. Il turco non costruisce questa idea con un soggetto seguito da un verbo equivalente ad «avere»: presenta invece la cosa posseduta come esistente presso una persona. Perciò Arabam var è, alla lettera, «La mia auto c’è», ma in italiano naturale significa «Ho un’auto».

È un argomento introdotto al livello A1 perché compare subito nelle richieste quotidiane: chiedere se nelle vicinanze c’è una farmacia, dire di avere fame o tempo, descrivere ciò che si trova in una stanza. La regola di base è breve; la difficoltà per un italofono consiste soprattutto nel non copiare la struttura italiana.

Come funziona

Esistenza: luogo + cosa + var o yok

La struttura neutra più comune presenta prima il luogo o il contesto, poi ciò di cui si afferma l’esistenza, infine var o yok:

Funzione Struttura Esempio Significato
esistenza luogo + elemento + var Masada bir kitap var. Sul tavolo c’è un libro.
non esistenza luogo + elemento + yok Masada kitap yok. Sul tavolo non c’è alcun libro.
domanda positiva luogo + elemento + var mı? Masada kitap var mı? C’è un libro sul tavolo?
domanda negativa luogo + elemento + yok mu? Masada kitap yok mu? Non c’è un libro sul tavolo?

Il «luogo» porta spesso il caso locativo, cioè un suffisso che indica dove si trova qualcosa. Le forme sono -da/-de/-ta/-te, scelte in base ai suoni della parola: masa-da («sul tavolo»), ev-de («in casa»), park-ta («nel parco»), market-te («nel supermercato»). Anche avverbi già completi come burada («qui») e orada («lì») possono occupare questa posizione.

Var e yok non cambiano tra singolare e plurale. È il nome a mostrare, quando serve, la differenza:

  • Bahçede bir kedi var. — In giardino c’è un gatto.
  • Bahçede kediler var. — In giardino ci sono dei gatti.
  • Bahçede kedi yok. — In giardino non ci sono gatti.

Con bir si indica chiaramente «un/una» o «uno solo». Un nome senza articolo può avere un valore meno specifico: Evde ekmek var significa «In casa c’è del pane». Nelle frasi negative il nome resta spesso senza bir: Ekmek yok («Non c’è pane»).

Possesso: la cosa posseduta riceve un suffisso

Per dire «avere», si aggiunge alla cosa posseduta un suffisso possessivo, cioè una breve terminazione che segnala a chi appartiene. Poi si usa var o yok. Il pronome iniziale è spesso omesso perché il suffisso contiene già l’informazione necessaria.

Persona Con para («denaro») Traduzione
io (Benim) param var. Ho dei soldi.
tu (Senin) paran var. Hai dei soldi.
lui/lei (Onun) parası var. Ha dei soldi.
noi (Bizim) paramız var. Abbiamo dei soldi.
voi / Lei di cortesia (Sizin) paranız var. Avete / Ha dei soldi.
loro (Onların) paraları var. Hanno dei soldi.

I suffissi cambiano vocale secondo l’armonia vocalica turca; la tabella mostra quindi un modello, non una terminazione invariabile da copiare su ogni parola. Con ev («casa»), per esempio, si ha evim («la mia casa»), mentre con araba si ha arabam («la mia auto»).

Per il livello iniziale basta fissare questo contrasto:

  • Araba var. — C’è un’auto / Sono disponibili auto.
  • Arabam var. — Ho un’auto.
  • Arabam yok. — Non ho un’auto.

Quando il possessore è espresso, prende normalmente la forma in -in/-ın/-un/-ün, chiamata genitivo (la forma che corrisponde a «di qualcuno»): Ali’nin arabası var («Ali ha un’auto»). Anche l’oggetto conserva il proprio suffisso possessivo: non basta mettere il nome della persona davanti a var.

Domande e risposte brevi

La particella interrogativa turca si scrive separata. Dopo var compare mı, dopo yok compare mu, perché la sua vocale si armonizza con la parola precedente:

  • Vaktin var mı? — Hai tempo?
  • Sütünüz var mı? — Avete del latte?
  • Boş oda yok mu? — Non c’è una camera libera?

Le risposte più naturali possono essere molto brevi:

Domanda Risposta positiva Risposta negativa
Su var mı? Evet, var. Hayır, yok.
Kardeşin var mı? Evet, var. Hayır, yok.

La domanda con yok mu? non è una semplice variante neutra. Come l’italiano «Non c’è...?», può esprimere sorpresa o l’aspettativa che la risposta sia positiva.

Var/yok oppure una frase di posizione?

Il turco distingue bene fra annunciare che qualcosa esiste in un luogo e dire dove si trova un oggetto già noto:

Turco Italiano Punto di vista
Masada bir kitap var. Sul tavolo c’è un libro. si introduce l’esistenza del libro
Kitap masada. Il libro è sul tavolo. si indica la posizione di un libro noto

Questa differenza è vicina a quella italiana tra «C’è un libro sul tavolo» e «Il libro è sul tavolo». Cambiare l’ordine non è quindi soltanto una scelta meccanica: cambia ciò che la frase presenta come informazione nuova.

Esempi nel contesto

Turco Italiano Nota
Masada bir kitap var. Sul tavolo c’è un libro. esistenza in un luogo
Burada market var mı? Qui c’è un supermercato? domanda neutra
Bu sokakta banka yok. In questa strada non c’è una banca. assenza in un luogo
Dolapta süt var. In frigorifero c’è del latte. nome non numerabile senza bir
Parkta çok çocuk var. Nel parco ci sono molti bambini. quantità con çok
Bugün ders yok. Oggi non c’è lezione. evento non previsto
Param yok. Non ho soldi. possesso negativo
Bir erkek kardeşim var. Ho un fratello. la cosa posseduta porta il suffisso
Çocuğun ateşi var. Il bambino ha la febbre. possessore espresso al genitivo
Vaktiniz var mı? Avete tempo? / Ha tempo? plurale o forma di cortesia
Hiç sorunumuz yok. Non abbiamo alcun problema. hiç rafforza la negazione
Boş masa var mı? C’è un tavolo libero? situazione tipica al ristorante
Evet, boş masa var. Sì, c’è un tavolo libero. risposta completa
Hayır, yer yok. No, non c’è posto. risposta negativa

Errori comuni

Copiare il verbo italiano «avere»

  • Sbagliato: Ben var araba.
  • Corretto: Benim arabam var. oppure, più semplicemente, Arabam var.
  • Perché: il possessore non è seguito da un verbo equivalente ad «avere». È l’oggetto, araba, a ricevere il suffisso «mio»: araba-m.

Dimenticare il suffisso possessivo

  • Sbagliato: Benim araba var.
  • Corretto: Benim arabam var.
  • Perché: con un possessore espresso al genitivo (benim, «di me») anche la cosa posseduta deve essere marcata: arabam, «la mia auto».

Negare var con değil

  • Sbagliato: Evde kimse var değil.
  • Corretto: Evde kimse yok.
  • Perché: la normale negazione dell’esistenza è yok. Değil nega invece soprattutto predicati nominali o aggettivali, come O doktor değil («Non è medico»).

Unire la particella interrogativa alla parola precedente

  • Sbagliato: Burada eczane varmı?
  • Corretto: Burada eczane var mı?
  • Perché: mı/mi/mu/mü si scrive separata. In queste espressioni si dice var mı e yok mu.

Aggiungere una desinenza personale a var per dire «io ho»

  • Sbagliato: Para varım. nel senso di «Ho soldi».
  • Corretto: Param var.
  • Perché: la persona è segnalata sul nome posseduto: para-m. Varım può significare «esisto» o «sono presente» in altri contesti, non è la forma turca di «io ho».

Confondere esistenza e posizione

  • Poco adatto: Bir kitap masada per presentare un oggetto appena notato.
  • Naturale: Masada bir kitap var.
  • Perché: quando si annuncia che qualcosa c’è, var chiude normalmente la frase. Kitap masada risponde invece più naturalmente a «Dov’è il libro?».

Note d’uso

Nel parlato quotidiano var e yok funzionano spesso come risposte autonome. Alla domanda Kahve var mı? si può rispondere semplicemente Var o Yok. Anche nelle insegne e negli annunci si incontrano espressioni molto compatte, per esempio Boş yer yok («Non ci sono posti liberi»).

Per rafforzare una negazione si usa spesso hiç, «affatto/nessun»: Hiç vaktim yok («Non ho proprio tempo») e Hiç kimse yok («Non c’è nessuno»). In italiano la doppia presenza di «non» e «nessuno» è normale; in turco è yok a rendere negativa l’intera costruzione.

Con bisogni e condizioni fisiche il turco può preferire espressioni costruite con il possesso: Ateşim var («Ho la febbre»), Baş ağrım var («Ho mal di testa»), Bir sorum var («Ho una domanda»). Non tutte le espressioni italiane con «avere», però, si traducono automaticamente con var: «Ho fame» è normalmente Açım, letteralmente «Sono affamato». Conviene quindi imparare le espressioni frequenti come unità complete.

Oltre le basi: usi avanzati

Queste forme non sono necessarie per applicare la regola A1, ma compariranno presto nei racconti e nelle conversazioni. Var e yok possono combinarsi con forme della copula, l’elemento grammaticale che collega il soggetto a una condizione:

Forma Valore tipico Esempio Traduzione
vardı esistenza o possesso nel passato Eskiden burada bir sinema vardı. Un tempo qui c’era un cinema.
yoktu assenza nel passato Dün internet yoktu. Ieri non c’era internet.
varmış informazione appresa o scoperta Yakında güzel bir park varmış. A quanto pare qui vicino c’è un bel parco.
yokmuş assenza riferita o scoperta Bugün ders yokmuş. Pare che oggi non ci sia lezione.
varsa condizione «se c’è / se hai» Sorun varsa beni ara. Se c’è un problema, chiamami.
yoksa «se non c’è»; anche «oppure/altrimenti» Vaktin yoksa yarın konuşalım. Se non hai tempo, parliamone domani.

Inoltre var olmak è un vero verbo e significa «esistere», soprattutto quando l’esistenza stessa è il tema: Var olmak mı, yok olmak mı? («Esistere o cessare di esistere?»). Per una semplice constatazione, però, basta normalmente var: Bu gelenek hâlâ var («Questa tradizione esiste ancora»). Il composto yok olmak non è la normale negazione con yok: significa «scomparire, cessare di esistere».

Un’ultima sfumatura riguarda l’ordine delle parole. Il turco può spostare alcuni elementi per metterli in contrasto o in risalto, specialmente nel parlato. Per imparare una base affidabile, conviene tuttavia mantenere l’ordine contesto + elemento + var/yok e riconoscere le variazioni prima di provare a riprodurle.

Suggerimenti per esercitarsi

  1. Descrivi una stanza in coppie opposte. Scrivi cinque frasi con var e trasformale con yok: Odada masa var → Odada masa yok. In questo modo automatizzi l’ordine senza aggiungere altre difficoltà.
  2. Pratica il possesso con oggetti reali. Scegli parole come kitap, telefon, araba e crea tre forme: Kitabım var, Kitabım yok, Kitabın var mı?. Controlla con attenzione il suffisso sul nome.
  3. Impara domande utili intere. Memorizza espressioni spendibili subito, come Wi-Fi var mı?, Boş oda var mı? e Vaktiniz var mı?. Rispondi ogni volta sia con Evet, var sia con Hayır, yok.

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