B1

I marcatori d’agente *e*, *nā* e *mā* in māori

Kupu Kaihanga

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di maori su Settemila Lingue.

In breve

In una frase passiva, e introduce l’agente, cioè chi compie l’azione: I patua te kurī e Hēmi significa «Il cane fu colpito da Hēmi». Le costruzioni nā + agente + i + verbo e mā + agente + e + verbo mettono invece in primo piano chi è responsabile dell’azione: nā guarda a un fatto compiuto, mentre mā guarda a un’azione futura, prevista o affidata a qualcuno.

Panoramica

In māori è molto comune presentare un evento dal punto di vista di chi o di che cosa subisce l’azione. In una frase di questo tipo il verbo porta normalmente un suffisso passivo e l’autore dell’azione, se viene espresso, è introdotto da e. In I kainga te kai e ngā tamariki, per esempio, te kai («il cibo») è ciò che viene mangiato e ngā tamariki («i bambini») sono gli agenti, cioè coloro che mangiano.

A livello B1 conviene affiancare a questo schema due costruzioni strettamente collegate: nā ... i ... e mā ... e .... Entrambe fanno risaltare l’agente, ma lo collocano in tempi diversi. Nā attribuisce a qualcuno un’azione già avvenuta; mā assegna o prevede un’azione ancora da compiere. In italiano tutte e tre le strutture possono talvolta essere rese con «da», ma non sono intercambiabili parola per parola.

La differenza è importante perché l’italiano tende a segnalare il tempo soprattutto attraverso la forma del verbo: «è stato fatto», «sarà fatto». Il māori usa invece particelle brevi in posizioni precise. Riconoscere insieme ordine delle parole, particella temporale e forma attiva o passiva del verbo è quindi più sicuro che cercare una traduzione fissa per ogni singola parola.

Come funziona

E con un verbo passivo

Lo schema di base è:

particella temporale + verbo passivo + elemento che subisce l’azione + e + agente

Parte Esempio Funzione
I I patua... colloca l’evento nel passato
patua I patua... forma passiva di patu, «colpire»
te kurī ...te kurī... elemento che subisce l’azione
e Hēmi ...e Hēmi persona che compie l’azione

La frase completa è I patua te kurī e Hēmi: «Il cane fu colpito da Hēmi». Il paziente (la persona o cosa su cui ricade l’azione) occupa il posto centrale, mentre e introduce l’agente. Il tempo non è contenuto in e: viene indicato da particelle come i, kua o ka poste prima del verbo.

L’agente può essere un nome proprio, un gruppo nominale (un nome accompagnato, per esempio, da articolo e specificazioni) o persino una forza naturale:

  • e Hēmi — da Hēmi
  • e te kaiako — dall’insegnante
  • e ngā tamariki — dai bambini
  • e te hau — dal vento

Se chi compie l’azione è ignoto, evidente o irrilevante, l’intero gruppo con e può mancare: Kua katia te kūaha significa «La porta è stata chiusa». Anche l’elemento che subisce l’azione può essere sottinteso quando il contesto lo rende chiaro, come in I patua e te kaiako, «È stato colpito dall’insegnante».

Nā per attribuire un’azione compiuta

Lo schema tipico è:

nā + agente + i + verbo in forma base + eventuale oggetto

In Nā Hēmi i mahi, la frase attribuisce a Hēmi ciò che è stato fatto: «È stato Hēmi a farlo» oppure, secondo il contesto, «Fu fatto da Hēmi». Il verbo mahi non riceve qui un suffisso passivo. La particella i che precede il verbo colloca l’azione nel passato.

Questa costruzione non è semplicemente una passiva con un altro modo di dire «da». La sua funzione principale è la focalizzazione dell’agente, cioè il fatto di presentare chi ha agito come informazione centrale o come risposta a una domanda implicita: «Chi l’ha fatto?». Per questo una resa italiana attiva è spesso più naturale:

  • Nā Mere i tunu te kai. — «È stata Mere a cucinare il cibo.»
  • Nā te hau i whiu te pōtae. — «È stato il vento a far volare via il cappello.»

Mā per un’azione futura o assegnata

Lo schema corrispondente è:

mā + agente + e + verbo in forma base + eventuale oggetto

Mā Hēmi e mahi può significare «Lo farà Hēmi», «Toccherà a Hēmi farlo» o «Che lo faccia Hēmi», a seconda della situazione. Mā guarda in avanti: presenta una responsabilità, un’intenzione, un incarico o una previsione. La e davanti al verbo appartiene a questo schema verbale e non è la e che introduce l’agente nella passiva.

La domanda Mā wai e mahi? significa «Chi lo farà?» o «A chi toccherà farlo?». Wai significa «chi»; l’espressione mā wai chiede dunque a chi spetta un’azione futura.

Confronto rapido

Costruzione Schema essenziale Punto di vista Resa italiana frequente
agente della passiva con e verbo passivo + paziente + e + agente ciò che subisce l’azione «essere ... da...»
agente passato con nā nā + agente + i + verbo base chi ha compiuto l’azione «è stato X a...»
agente futuro con mā mā + agente + e + verbo base chi farà o dovrà fare l’azione «sarà X a...», «tocca a X...»

Confronta queste tre frasi:

  • I tunua te kai e Mere. — Il cibo fu cucinato da Mere.
  • Nā Mere i tunu te kai. — È stata Mere a cucinare il cibo.
  • Mā Mere e tunu te kai. — Sarà Mere a cucinare il cibo; toccherà a Mere cucinarlo.

La scena è simile, ma cambia ciò che il parlante mette in evidenza.

Le forme con i pronomi

Con i pronomi personali singolari, nā e mā si uniscono alla forma pronominale. È utile imparare queste forme come unità intere.

Persona Azione compiuta Azione futura o assegnata
io nāku māku
tu nāu māu
lui o lei nāna māna

Con i pronomi duali e plurali, invece, le parole restano separate: nā māua («noi due, escluso chi ascolta»), mā tāua («noi due, compreso chi ascolta»), nā koutou («voi») e mā rātou («loro»). Le distinzioni proprie dei pronomi māori, come inclusivo ed esclusivo, continuano quindi a valere anche in queste costruzioni.

Esempi nel contesto

Māori Italiano Nota
I patua te kurī e Hēmi. Il cane fu colpito da Hēmi. E introduce l’agente della passiva.
I patua e te kaiako. È stato colpito dall’insegnante. Ciò che è stato colpito si ricava dal contesto.
I kainga te kai e ngā tamariki. Il cibo fu mangiato dai bambini. Agente plurale dopo e.
Kua tuhia te reta e Maia. La lettera è stata scritta da Maia. Kua segnala un risultato ormai raggiunto.
Ka whakatuwheratia te whare e te kaitiaki. L’edificio verrà aperto dal custode. Il tempo futuro è indicato da ka, non da e.
Nā Hēmi i mahi. È stato Hēmi a farlo. Agente in rilievo in un’azione compiuta.
Nā te hau i whiu. È stato il vento a spazzarlo via. Una forza naturale è presentata come agente.
Nā Mere i tunu te kai. È stata Mere a cucinare il cibo. Il verbo resta nella forma base tunu.
Nā wai i kati te kūaha? Chi ha chiuso la porta? Domanda sull’autore di un fatto passato.
Nāku i hoko ngā tīkiti. Sono stato io a comprare i biglietti. Nāku contiene il pronome di prima persona.
Mā wai e mahi? Chi lo farà? Domanda su un compito futuro.
Mā te kaiako e whakamārama. Sarà l’insegnante a spiegarlo. L’azione viene affidata all’insegnante.
Māku e kawe ngā pēke. Porterò io le borse. Può esprimere un’offerta o l’assunzione di un compito.
Mā rātou e whakarite te hui. Saranno loro a organizzare la riunione. Forma plurale, scritta in due parole.

Errori comuni

Usare e con un verbo attivo

  • Non corretto: I patu te kurī e Hēmi.
  • Corretto: I patua te kurī e Hēmi.
  • Perché: se e Hēmi indica l’agente della passiva, il verbo deve avere la forma passiva appropriata. Qui patu diventa patua.

Trattare nā come un semplice sinonimo di e

  • Non corretto: Nā Hēmi patua te kurī.
  • Corretto: Nā Hēmi i patu te kurī.
  • Perché: dopo nā + agente serve lo schema i + verbo base. Non si conserva automaticamente la forma passiva.

Dimenticare e prima del verbo dopo mā

  • Non corretto: Mā Mere tunu te kai.
  • Corretto: Mā Mere e tunu te kai.
  • Perché: nella costruzione che assegna un’azione futura, e precede il verbo: mā + agente + e + verbo.

Confondere le due funzioni di e

  • Non corretto: interpretare e come «da» in Mā Hēmi e mahi.
  • Corretto: riconoscere l’intero schema mā Hēmi e mahi.
  • Perché: nella passiva l’agente viene dopo il verbo e il paziente: patua ... e Hēmi. Dopo mā Hēmi, invece, e introduce il verbo dell’azione futura.

Separare le forme pronominali singolari

  • Non corretto: Mā au e kawe.
  • Corretto: Māku e kawe.
  • Perché: con «io», «tu» e «lui/lei» si usano le forme unite māku, māu, māna; allo stesso modo si hanno nāku, nāu, nāna per il passato.

Tradurre sempre con una passiva italiana

  • Poco naturale: «Da me saranno portate le borse» per Māku e kawe ngā pēke.
  • Più naturale: «Porterò io le borse.»
  • Perché: māku mette in rilievo chi si assume il compito. In italiano un’attiva con «io» accentato comunica spesso meglio lo stesso effetto.

Note d’uso

La passiva è molto produttiva e naturale in māori; non va considerata automaticamente pesante o burocratica come può accadere con certe passive italiane. Il gruppo con e compare quando è utile dire esplicitamente chi ha causato l’evento. Se l’agente non conta, ometterlo è del tutto normale.

Le costruzioni con nā e mā sono particolarmente adatte a risposte, correzioni e contrasti. Se qualcuno chiede Nā wai i mahi? («Chi l’ha fatto?»), una risposta breve come Nā Hēmi può bastare. Analogamente, a Mā wai e tunu? («Chi cucinerà?») si può rispondere Māku («Io; ci penso io»). In questi scambi la particella non comunica soltanto il tempo: presenta anche responsabilità o attribuzione.

Nella traduzione italiana è quindi meglio scegliere la frase più adatta al contesto. Nāna i mahi può diventare «L’ha fatto lui/lei», «È stato/a lui/lei a farlo» oppure «È opera sua». Māna e mahi può diventare «Lo farà lui/lei», «Spetta a lui/lei» o «Che se ne occupi lui/lei». Una sola traduzione rigida cancellerebbe differenze pragmatiche, cioè differenze nel modo in cui la frase funziona nella conversazione.

Occorre inoltre osservare i segni vocalici: nā e mā hanno una vocale lunga, indicata dal macron. Scrivere na o ma non è una variante consigliabile: in māori la lunghezza vocalica può distinguere parole e funzioni grammaticali.

Oltre le basi: usi avanzati

Attribuzione, possesso e contesto

Le forme nā e mā appartengono anche al più ampio sistema delle espressioni possessive māori. Per questo, isolate, possono avere letture che dipendono dal contesto. Nā wai tēnei pukapuka? chiede «Di chi è questo libro?», mentre Nā wai i tuhi tēnei pukapuka? chiede «Chi ha scritto questo libro?». La presenza di i + verbo rende evidente la costruzione agentiva riferita a un fatto compiuto.

Allo stesso modo, māku tēnei può riguardare qualcosa destinato a me, mentre Māku e mahi tēnei attribuisce a me un’azione da svolgere. A livelli più avanzati non conviene dunque identificare automaticamente nā con «passato» e mā con «futuro»: il resto della frase determina se si parla di possesso, destinazione o responsabilità nell’azione.

La scelta cambia il centro informativo

Una passiva con e e una costruzione con nā possono descrivere lo stesso evento senza presentarlo allo stesso modo:

  • I pakaru te matapihi i te pōro. — Il vetro si ruppe per effetto della palla.
  • I pakarua te matapihi e te tamaiti. — Il vetro fu rotto dal bambino.
  • Nā te tamaiti i pakaru te matapihi. — È stato il bambino a rompere il vetro.

L’ultimo esempio è utile quando si identifica o si contrappone il responsabile. La passiva, invece, mantiene come punto di partenza ciò che ha subito l’azione. Questa distinzione di prospettiva è spesso più importante di una corrispondenza letterale con «da».

Mā come proposta o assunzione di responsabilità

Con la prima persona, māku è frequente quando ci si offre di fare qualcosa: Māku e horoi ngā rīhi significa naturalmente «Lavo io i piatti» o «Ci penso io a lavare i piatti». Non è soltanto una previsione neutra sul futuro; può essere un modo concreto per assumersi un incarico. Con una domanda, Mā wai e...? può servire sia a chiedere una previsione sia a distribuire i compiti.

Consigli per esercitarsi

  1. Trasforma una stessa scena in tre modi. Parti da un evento semplice, per esempio Mere che cucina. Produci I tunua te kai e Mere, Nā Mere i tunu te kai e Mā Mere e tunu te kai. Poi spiega in italiano che cosa viene messo in evidenza in ciascuna frase.
  2. Impara gli schemi come blocchi sonori. Ripeti ad alta voce verbo passivo ... e agente, nā agente i verbo e mā agente e verbo. Questo riduce la tentazione di tradurre parola per parola dall’italiano.
  3. Fai domande e risposte brevi. Abbina Nā wai i mahi? — Nāku e Mā wai e mahi? — Māna. Quando le risposte sono sicure, aggiungi il verbo e l’oggetto.

Concetti collegati

  • Prerequisito: La forma passiva — serve per riconoscere il verbo passivo e capire perché e introduce chi compie l’azione.

Prerequisito

La forma passiva in māoriB1

Altri concetti di livello B1