La frase scissa in italiano
Frase Scissa
Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di italiano su Settemila Lingue.
In breve
La frase scissa divide un contenuto semplice in due parti per mettere un elemento in primo piano: Marco ha chiamato diventa È Marco che ha chiamato. Lo schema più comune è essere + elemento focalizzato + che + resto della frase; esistono anche la costruzione con a + infinito (È stato Marco a chiamare) e la frase pseudoscissa (Quello che mi serve è tempo).
Panoramica
Nella frase neutra Marco ha chiamato, il nome Marco è semplicemente il soggetto, cioè chi compie l'azione. In È Marco che ha chiamato, invece, il parlante presenta Marco come fuoco (l'informazione più importante, nuova o contrapposta a un'altra). La frase risponde implicitamente a una domanda come Chi ha chiamato? oppure corregge un'ipotesi: non Luca, ma Marco.
Si parla di frase “scissa” perché un unico contenuto viene separato in due proposizioni, cioè due parti organizzate intorno a un verbo: è Marco e che ha chiamato. Questa costruzione è utile nel parlato, nella scrittura argomentativa, nelle spiegazioni e nelle correzioni. Non serve soltanto a dare enfasi emotiva: aiuta soprattutto a organizzare l'informazione e a guidare l'attenzione di chi ascolta o legge.
È un argomento tipico del livello C1 perché richiede di controllare non solo la grammatica, ma anche il significato comunicativo dell'ordine delle parole. Le singole forme, come essere, che e l'infinito, sono già note; la difficoltà consiste nello scegliere che cosa mettere a fuoco e quale variante suona più naturale nel contesto.
Come funziona
Lo schema principale: essere + fuoco + che
La forma più produttiva è:
essere coniugato + elemento focalizzato + che + proposizione
Da una frase neutra si può ricavare una scissa spostando subito dopo essere l'elemento che si vuole mettere in rilievo.
| Frase neutra | Frase scissa | Elemento messo a fuoco |
|---|---|---|
| Marco ha chiamato. | È Marco che ha chiamato. | il soggetto: chi ha chiamato |
| Voglio leggere questo libro. | È questo libro che voglio leggere. | l'oggetto diretto: che cosa voglio leggere |
| Voglio andare a Roma. | È a Roma che voglio andare. | il luogo o la meta |
| Ci siamo conosciuti nel 2018. | È nel 2018 che ci siamo conosciuti. | il tempo |
| L'ho fatto per aiutarti. | È per aiutarti che l'ho fatto. | lo scopo |
| Ho rinunciato perché ero stanco. | È perché ero stanco che ho rinunciato. | la causa |
Il complemento oggetto (la persona o la cosa direttamente coinvolta dall'azione) può essere focalizzato senza preposizione: È questo libro che voglio. Un complemento preposizionale (un gruppo introdotto da parole come a, con, per, di) conserva invece la sua preposizione: È con Marta che devo parlare; È di questo problema che discutiamo.
In questa costruzione che introduce la seconda parte e normalmente resta invariabile. Non cambia in base al genere o al numero dell'elemento focalizzato: È Giulia che..., Sono Giulia e Marta che..., È di quei documenti che.... Non va quindi sostituito automaticamente con cui solo perché davanti al fuoco compare una preposizione: si dice È con Paolo che lavoro meglio, non È con Paolo con cui lavoro meglio.
Il tempo e l'accordo di essere
Il verbo essere può collocare la messa a fuoco nel presente, nel passato o, più raramente, nel futuro. La scelta dipende dal punto di vista del parlante e dal contesto:
- È Anna che gestisce il progetto.
- È stata Anna che ha gestito il progetto l'anno scorso.
- Era Anna che gestiva il progetto in quel periodo.
- Sarà Anna che presenterà i risultati domani.
Quando il fuoco è un nome o un pronome plurale, sono comuni forme accordate come Sono loro che decidono e Sono stati i tecnici a risolvere il guasto. Con un'espressione di tempo, luogo, causa o modo, essere rimane normalmente alla terza persona singolare: È ieri che l'ho saputo; È in montagna che riposo davvero.
Il tempo di essere e quello della proposizione introdotta da che non devono essere identici. È ieri che l'ho saputo è del tutto naturale: è presenta oggi il fuoco, mentre ho saputo indica un fatto passato. È stato ieri che l'ho saputo è possibile, ma spesso più pesante. Per questo l'italiano usa molto il presente presentativo è anche quando l'evento focalizzato appartiene al passato.
La variante con a + infinito
Quando il fuoco indica chi compie l'azione, soprattutto con persone o gruppi, è frequente:
essere + agente focalizzato + a + infinito
- È Marco ad aver chiamato.
- Sono stati loro a iniziare.
- Sarai tu a parlare con il direttore.
L'infinito è la forma non coniugata del verbo, come chiamare, iniziare, parlare. Davanti a una vocale, a diventa spesso ad: ad aprire, ad aver deciso. Se si vuole presentare l'azione come già compiuta, si può usare l'infinito passato avere/essere + participio passato (la forma come chiamato, partito, deciso): È Lucia ad aver proposto la modifica. Spesso è più agile coniugare essere al passato e lasciare l'infinito semplice: È stata Lucia a proporre la modifica.
Questa variante rende molto chiaro il ruolo dell'agente. Non è però una sostituzione universale di che: non si può usarla per focalizzare liberamente un luogo o un momento. Si dice È a Roma che voglio andare, non È a Roma a voler andare se il significato voluto è “Roma è la meta”.
La frase pseudoscissa
La pseudoscissa parte da una descrizione generale e rivela il fuoco dopo essere:
quello che / ciò che / chi + proposizione + essere + fuoco
- Quello che mi serve è tempo.
- Ciò che conta è la costanza.
- Chi ha risolto il problema è stata Sara.
Quello che e il più formale ciò che significano “la cosa che”. Chi significa “la persona o le persone che” e non richiede un nome espresso subito dopo. La prima parte crea un'attesa; la seconda fornisce l'informazione decisiva. Per questo la pseudoscissa è adatta a conclusioni, definizioni e contrasti: Quello che contesto non è il risultato, ma il metodo.
Con due elementi al plurale si incontra oscillazione nell'accordo: Quello che manca sono dati affidabili è comune perché sono si accorda con dati affidabili; Quello che manca è una verifica indipendente resta singolare. Quando la frase risulta pesante o l'accordo sembra incerto, conviene riformularla: Mancano dati affidabili: è questo il vero problema.
Frase neutra, scissa e pseudoscissa
Le tre versioni possono descrivere lo stesso fatto, ma non hanno lo stesso effetto.
| Costruzione | Esempio | Effetto comunicativo |
|---|---|---|
| neutra | Marta ha prenotato la sala. | comunica il fatto senza contrasto esplicito |
| scissa | È Marta che ha prenotato la sala. | identifica o contrappone chi ha prenotato |
| scissa con infinito | È stata Marta a prenotare la sala. | attribuisce con forza l'azione a Marta |
| pseudoscissa | Chi ha prenotato la sala è stata Marta. | crea attesa e dà la risposta alla fine |
La scissa non è dunque una versione “più elegante” della frase neutra. Va scelta quando il contesto giustifica il rilievo: una domanda, una correzione, un contrasto o una conclusione.
Esempi nel contesto
| Frase | Parafrasi o contesto | Valore del fuoco |
|---|---|---|
| È Marco che ha chiamato, non suo fratello. | Marco, e non un'altra persona, ha chiamato. | contrasto sul soggetto |
| È questo documento che devi firmare. | Devi firmare proprio questo documento. | scelta dell'oggetto |
| È a Roma che voglio andare, non a Milano. | Roma è la meta desiderata. | luogo o meta |
| È domani che comincia il corso. | Il corso comincia domani, non oggi. | tempo |
| È con la pratica che si acquista sicurezza. | La pratica è il mezzo decisivo. | mezzo |
| È per evitare ritardi che siamo partiti presto. | Siamo partiti presto a questo scopo. | scopo |
| È perché mancavano i dati che abbiamo rinviato la decisione. | La mancanza dei dati è la causa del rinvio. | causa |
| Sono stati loro a iniziare la discussione. | L'iniziativa è stata loro. | agente al plurale |
| Sarai tu a presentare il progetto al cliente. | Il compito spetta proprio a te. | agente futuro |
| Quello che mi serve è tempo. | Ho bisogno soprattutto di tempo. | bisogno principale |
| Ciò che apprezzo di lei è la sincerità. | La qualità che apprezzo è la sincerità. | valutazione, tono curato |
| Chi mi ha convinto è stata Paola. | Paola è la persona che mi ha convinto. | identificazione di persona |
| Quello che non capisco è perché nessuno abbia protestato. | Il punto oscuro è l'assenza di proteste. | problema messo in rilievo |
| Non è il prezzo che mi preoccupa, ma la scadenza. | Mi preoccupa la scadenza, non il prezzo. | contrasto corretto |
Errori comuni
Dimenticare la preposizione del costituente focalizzato
- Da evitare: È Marta che devo parlare.
- Corretto: È con Marta che devo parlare.
- Perché: la frase di base è Devo parlare con Marta. Quando si sposta il gruppo in posizione di fuoco, la preposizione con non scompare.
Ripetere l'oggetto con un pronome non necessario
- Da evitare nello standard sorvegliato: È questo libro che lo voglio leggere.
- Corretto: È questo libro che voglio leggere.
- Perché: questo libro occupa già il posto logico dell'oggetto. La ripresa con lo appartiene ad altre strutture del parlato, come la dislocazione (Questo libro, lo voglio leggere), e mescolarla alla scissa produce una frase ridondante o fortemente colloquiale.
Usare cui al posto del che della scissa
- Da evitare: È con Luca con cui lavoro meglio.
- Corretto: È con Luca che lavoro meglio.
- Perché: con Luca è già completo; che introduce il resto della scissa. Cui serve invece in una relativa come Luca è il collega con cui lavoro meglio.
Usare a + infinito con il fuoco sbagliato
- Da evitare: È domani a partire.
- Corretto: È domani che partiamo.
- Perché: la variante con a + infinito focalizza normalmente chi compie l'azione: Siamo noi a partire domani. Per focalizzare il tempo, si usa la costruzione con che.
Creare una scissa senza un vero motivo informativo
- Poco naturale senza contesto: È il sole che sorge ogni mattina.
- Neutro: Il sole sorge ogni mattina.
- Possibile con contrasto: È il sole che illumina la stanza, non la lampada.
- Perché: la scissa fa prevedere una selezione o una correzione. Se tutto il contenuto è presentato come semplice informazione nuova, la frase neutra è di solito più naturale.
Confondere la negazione del fuoco con la negazione dell'intera azione
- Ambiguo rispetto all'intenzione: È Paolo che non ha telefonato.
- Se si corregge la persona: Non è Paolo che ha telefonato: è Gianni.
- Perché: nella prima frase si identifica Paolo come la persona che non ha telefonato. Nella seconda si nega che Paolo sia l'autore della telefonata. La posizione di non cambia ciò che viene escluso.
Note d'uso
Nel parlato la frase scissa è molto frequente perché consente di segnalare il fuoco anche senza affidarsi soltanto all'intonazione, cioè all'andamento della voce. È lì che ci siamo incontrati e È per questo che ti ho scritto sono formule del tutto normali, non artifici letterari. Nella conversazione ricorrono anche è così che..., è allora che... ed è proprio questo che....
Nella scrittura formale la costruzione resta corretta, ma un accumulo di scisse rende il periodo insistente: È l'azienda che decide..., è il cliente che richiede..., è il contratto che stabilisce.... Alternare frasi neutre, scisse e altri ordini evita un ritmo monotono. Ciò che ha spesso un tono più formale o astratto di quello che: Ciò che emerge dai dati... è comune in relazioni e saggi; Quello che voglio dire... è naturale nella conversazione.
L'avverbio proprio rafforza l'identificazione: È proprio questo che intendevo. Solo restringe le possibilità: È solo con il tuo consenso che procederemo. Anche la negazione contrastiva è frequente nello schema non è X che..., ma Y: Non è la quantità che conta, ma la qualità.
Non ogni sequenza con essere e che è una vera frase scissa. In Il problema è che non abbiamo tempo, la proposizione che non abbiamo tempo spiega quale sia il problema; non si isola necessariamente un elemento da una frase neutra. Allo stesso modo, Non è che non voglia venire è una formula attenuativa: il parlante ridimensiona o corregge un'interpretazione, spesso prima di aggiungere ma non posso. È collegata alle strategie di messa a fuoco, ma ha ormai una funzione discorsiva propria.
Oltre le basi: usi avanzati
Fuoco correttivo e presupposizione
La scissa tende a presentare il contenuto della parte con che come già noto, prevedibile o condiviso. In È Laura che ha vinto, si dà facilmente per acquisito che qualcuno abbia vinto; la novità è l'identità di Laura. Questa informazione data per acquisita si chiama presupposizione. Il meccanismo spiega perché una scissa può suonare strana se arriva senza alcun contesto.
La presupposizione non è però assoluta. Nei racconti, una scissa può introdurre con effetto drammatico anche un passaggio nuovo: Fu in quel momento che capii tutto. Qui la costruzione segnala una svolta e mette in primo piano il momento decisivo. La forma con il passato remoto fu è particolarmente adatta alla narrazione scritta: Fu allora che decise di partire.
Catene e correlazioni
Due scisse possono costruire un contrasto ordinato:
- È al mattino che studio meglio, mentre è la sera che preferisco leggere.
- Non è perché dubito di te che faccio domande; è perché voglio capire.
Sono efficaci in un'argomentazione, purché non diventino un automatismo. La correlazione non è che...; è che... serve invece a riformulare una causa o una valutazione: Non è che il piano sia sbagliato; è che costa troppo. Dopo espressioni negative o valutative di questo tipo compare spesso il congiuntivo (un modo verbale che presenta il contenuto come valutato, ipotizzato o non affermato direttamente): non è che sia, non è che abbia dimenticato.
Ordini alternativi e confini con altre strutture
La frase scissa appartiene a un insieme più ampio di costruzioni che modificano l'ordine neutro per organizzare tema e fuoco. Si confrontino:
- Questo volevo dirti: il fuoco è anticipato senza essere.
- Questo libro, l'ho già letto: il tema è spostato a sinistra e ripreso da lo.
- È questo libro che voglio leggere: una scissa seleziona l'oggetto.
Le tre frasi non sono intercambiabili in ogni situazione. La prima è energica e dipende molto dall'intonazione; la seconda presenta questo libro come argomento già attivo; la terza lo identifica tra alternative possibili. Saper riconoscere questi confini prepara allo studio della sintassi marcata, cioè degli ordini non neutri scelti per uno specifico effetto comunicativo.
Consigli per esercitarsi
- Parti da una domanda implicita. Scrivi una frase neutra, per esempio Giulia ha mandato il contratto ieri, poi rispondi a domande diverse: Chi? → È Giulia che...; Che cosa? → È il contratto che...; Quando? → È ieri che.... Così impari a collegare forma e intenzione.
- Confronta le tre varianti ad alta voce. Prova Luca ha aperto la porta, È Luca che ha aperto la porta ed È stato Luca ad aprire la porta. Ascolta dove cade naturalmente l'accento della voce e immagina un contesto adatto per ciascuna frase.
- Cerca segnali ricorrenti nei testi e nei dialoghi. Annota sequenze come è per questo che, è allora che, quello che conta è e sono stati loro a. Per ogni esempio, indica quale informazione era già disponibile e quale viene presentata come decisiva.
Concetti collegati
- Prerequisito: Pronomi relativi — aiuta a distinguere il che della scissa dalle proposizioni relative con che e cui.
- Passo successivo: Sintassi marcata — amplia lo studio agli ordini non neutri, alle anticipazioni e alle dislocazioni usate per tema, contrasto ed enfasi.
Prerequisito
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