A1

Desiderio e capacità in hawaiano: makemake, hiki e pono

Makemake a me Hiki

Questo articolo fa parte dell'albero grammaticale di hawaiano su Settemila Lingue.

In breve

Per dire «volere fare», usa makemake + soggetto + e + verbo: Makemake au e hele («Voglio andare»). Per dire «potere fare», la costruzione cambia: hiki + iā + persona + ke + verbo, come in Hiki iā ʻoe ke hele? («Puoi andare?»). Con pono + soggetto + e + verbo si esprime invece ciò che è opportuno, necessario o doveroso.

Panoramica

In hawaiano makemake esprime un desiderio, hiki una capacità o una possibilità e pono una necessità, un dovere o ciò che è giusto fare. Sono parole indispensabili nelle conversazioni quotidiane: permettono di dire che cosa si vuole mangiare, chiedere se qualcuno può venire, offrire aiuto o indicare un compito necessario.

Questo argomento si incontra già al livello A1, ma richiede attenzione perché l'hawaiano non si limita a sostituire i verbi italiani «volere», «potere» e «dovere». In italiano diciamo voglio, vuoi, vogliamo: la forma cambia secondo la persona. In hawaiano makemake, hiki e pono non si coniugano in questo modo; la persona è indicata da un pronome o da un nome. Cambiano invece le particelle, cioè brevi parole grammaticali come e, ke e , che mostrano il rapporto fra le parti della frase.

La regola iniziale è quindi imparare ciascuna costruzione come un blocco completo. Non conviene memorizzare soltanto makemake = volere o hiki = potere: è molto più utile ricordare Makemake au e... e Hiki iaʻu ke.... In questo modo si evita di trasferire automaticamente nella frase hawaiana l'ordine e la struttura dell'italiano.

Come funziona

La struttura con makemake

Quando il desiderio riguarda un'azione, lo schema di base è:

Makemake + soggetto + e + verbo

Il soggetto è chi prova il desiderio. Può essere un pronome, come au («io») o ʻoe («tu»), oppure un nome. La particella e introduce l'azione desiderata.

Funzione Forma hawaiana Significato
desiderio makemake volere, desiderare
chi desidera au, ʻoe, ʻo ia… io, tu, lui/lei…
collegamento con l'azione e introduce il verbo desiderato
azione hele, ʻai, inu… andare, mangiare, bere…

Per esempio, Makemake au e ʻai significa letteralmente, nell'ordine hawaiano, «desiderare — io — [collegamento] — mangiare». In italiano è necessario coniugare «volere»; in hawaiano makemake rimane uguale:

Persona Hawaiano Italiano
io Makemake au e hele. Voglio andare.
tu Makemake ʻoe e hele. Vuoi andare.
lui/lei Makemake ʻo ia e hele. Vuole andare.
noi, compreso chi ascolta Makemake kākou e hele. Vogliamo andare.
loro Makemake lākou e hele. Vogliono andare.

Con un nome proprio usato come soggetto compare normalmente ʻo: Makemake ʻo Malia e hiamoe («Malia vuole dormire»).

Se invece si desidera una cosa, non serve un secondo verbo. Si usa normalmente i davanti al gruppo nominale, cioè all'insieme formato dal nome e dalle parole che lo accompagnano:

Makemake + soggetto + i + cosa desiderata

Makemake au i ka wai può significare «Voglio l'acqua». A seconda del contesto, makemake i può anche avvicinarsi a «piacere»: Makemake au i ka poi può voler dire «Mi piace il poi» oppure «Voglio del poi». Il contesto chiarisce se si parla di preferenza generale o di una richiesta immediata.

La struttura con hiki

Con hiki la persona capace di compiere l'azione non segue lo stesso modello di Makemake au.... Viene introdotta da :

Hiki + iā + persona + ke + verbo

In termini grammaticali, la persona è presentata come l'elemento «a cui» l'azione è possibile. È un modo di organizzare la frase diverso dall'italiano io posso. Perciò si dice Hiki iaʻu ke hele, non una traduzione parola per parola costruita su «io posso andare».

Le forme più utili sono:

Persona Forma dopo hiki Esempio iniziale
io iaʻu Hiki iaʻu ke…
tu iā ʻoe Hiki iā ʻoe ke…
lui/lei iā ia Hiki iā ia ke…
noi due, escluso chi ascolta iā māua Hiki iā māua ke…
noi, compreso chi ascolta iā kākou Hiki iā kākou ke…
voi iā ʻoukou Hiki iā ʻoukou ke…
loro iā lākou Hiki iā lākou ke…

La forma iaʻu va imparata per intero: non è scritta iā au. Prima di altri pronomi e dei nomi, si vede chiaramente , come in iā ʻoe, iā ia e iā Keola.

La particella che precede il verbo è ke, non e:

  • Hiki iaʻu ke hana — Posso lavorare / farlo.
  • Hiki iā ʻoe ke hele — Puoi andare.

Per una domanda a cui si risponde sì o no, l'ordine può rimanere identico; nella lingua parlata basta l'intonazione interrogativa e nello scritto compare il punto di domanda: Hiki iā ʻoe ke hele? La particella interrogativa anei può rendere esplicita la domanda: Hiki anei iā ʻoe ke hele?

Se il verbo è sottinteso perché già noto, la frase può fermarsi dopo la persona: ʻAʻole hiki iaʻu («Non posso»). In una risposta breve è naturale anche Hiki («Sì, è possibile / posso», secondo il contesto).

La struttura con pono

Al livello iniziale, lo schema più utile è:

Pono + soggetto + e + verbo

  • Pono ʻoe e hana. — Devi / dovresti lavorare.
  • Pono kākou e mālama i ka ʻāina. — Dobbiamo prenderci cura della terra.

Qui la persona segue direttamente pono: non si usa come con hiki. Anche il collegamento con il verbo cambia di nuovo: con pono si usa e, come con makemake, non ke.

La traduzione italiana dipende dal contesto. Pono può indicare ciò che è necessario, appropriato, moralmente giusto o consigliabile. Per questo Pono ʻoe e hele può corrispondere a «Devi andare» oppure a «Dovresti andare». Il tono della conversazione e la situazione dicono quanto sia forte l'obbligo; pono non equivale sempre a un ordine rigido.

Negazione

Per negare queste costruzioni, ʻaʻole viene posto all'inizio:

Valore Schema Esempio
non volere ʻAʻole + soggetto + makemake + e/i… ʻAʻole au makemake e hele.
non potere ʻAʻole + hiki + iā + persona + ke… ʻAʻole hiki iā ia ke hele.
non dovere / non essere opportuno ʻAʻole + pono + soggetto + e… ʻAʻole pono ʻoe e hana pēlā.

La negazione di hiki conserva dunque l'ordine particolare della costruzione positiva. Quando l'azione è evidente, ʻAʻole hiki iaʻu è una frase completa: «Non posso».

Esempi nel contesto

Hawaiano Italiano Nota
Makemake au e ʻai. Voglio mangiare. Desiderio seguito da un'azione
Makemake au e inu i ka wai. Voglio bere dell'acqua. e introduce inu
Makemake ʻo Malia e hoʻi i ka hale. Malia vuole tornare a casa. Soggetto espresso con un nome proprio
Makemake kākou e aʻo i ka ʻōlelo Hawaiʻi. Vogliamo imparare la lingua hawaiana. kākou include chi ascolta
Makemake au i ka poi. Voglio il poi / Mi piace il poi. i introduce una cosa; il contesto precisa il senso
Hiki iaʻu ke kōkua iā ʻoe. Posso aiutarti. iaʻu indica chi può agire
Hiki iā ʻoe ke hele? Puoi andare? Domanda sì/no con la stessa struttura
Hiki anei iā lākou ke hele mai? Possono venire? anei rende esplicita la domanda
Hiki iā Keola ke hoʻopau i ka hana. Keola può finire il lavoro. La persona capace è un nome proprio
ʻAʻole hiki iaʻu. Non posso. L'azione è sottintesa
ʻAʻole hiki iā ia ke hele i kēia lā. Oggi non può andare. Negazione completa di hiki
Pono ʻoe e hana. Devi / dovresti lavorare. Necessità o consiglio secondo il contesto
Pono kākou e mālama i ka ʻāina. Dobbiamo prenderci cura della terra. Dovere condiviso
ʻAʻole pono ʻoe e hana pēlā. Non dovresti fare così. Azione giudicata inopportuna

Errori comuni

Usare ke dopo makemake

  • Sbagliato: Makemake au ke hele.
  • Corretto: Makemake au e hele.
  • Perché: un'azione desiderata viene introdotta da e. Ke appartiene alla costruzione con hiki.

Costruire hiki come l'italiano «io posso»

  • Sbagliato: Hiki au ke hele.
  • Corretto: Hiki iaʻu ke hele.
  • Perché: con hiki, la persona capace è introdotta da ; per «io» la forma richiesta è iaʻu.

Mettere e prima del verbo retto da hiki

  • Sbagliato: Hiki iā ʻoe e hele?
  • Corretto: Hiki iā ʻoe ke hele?
  • Perché: dopo la persona, la costruzione di capacità richiede ke + verbo.

Aggiungere iā dopo pono

  • Sbagliato: Pono iā ʻoe e hana.
  • Corretto: Pono ʻoe e hana.
  • Perché: nello schema di base con pono, il soggetto segue direttamente il predicato. Non bisogna copiare il modello di hiki.

Partire sempre dal pronome

  • Sbagliato: Au makemake e ʻai.
  • Corretto: Makemake au e ʻai.
  • Perché: nella frase hawaiana di base, il predicato viene prima del soggetto. L'italiano permette «io voglio», ma quell'ordine non va trasferito automaticamente.

Dimenticare ʻokina e kahakō

  • Sbagliato: Hiki ia oe ke ai?
  • Corretto: Hiki iā ʻoe ke ʻai?
  • Perché: ʻokina (il segno in ʻoe e ʻai) e kahakō (il trattino sopra una vocale, come in ) fanno parte dell'ortografia hawaiana e possono distinguere pronuncia e significato.

Note d'uso

Makemake può riferirsi sia a una volontà immediata sia a una preferenza. Se qualcuno domanda che cosa ordinare, Makemake au i ke kope può essere una richiesta: «Vorrei il caffè». In un discorso sulle proprie abitudini, la stessa costruzione può indicare che il caffè piace. Per studiare la distinzione fra preferenze positive e negative in modo più ampio, è utile proseguire con il concetto dedicato ai gusti.

Una domanda con hiki può riguardare una capacità concreta, ma in una conversazione può anche funzionare come richiesta cortese: Hiki iā ʻoe ke kōkua iaʻu? significa letteralmente «Puoi aiutarmi?», e normalmente invita l'altra persona ad aiutare. Come in italiano, «puoi?» non parla quindi sempre e soltanto di abilità fisica.

Con pono, evita di assegnare automaticamente una sola traduzione. «Deve», «dovrebbe», «è necessario» ed «è giusto» coprono sfumature diverse. Nelle prime esercitazioni si può usare «dovere» come appoggio, ma nelle conversazioni reali bisogna osservare la situazione e il tono.

La scrittura accurata è particolarmente importante in hawaiano. Forme come iā ʻoe, ʻāina e ʻōlelo non contengono decorazioni facoltative: ʻokina e kahakō guidano la lettura e appartengono alle parole.

Oltre le basi: usi avanzati

Questa sezione non è indispensabile per iniziare a parlare, ma chiarisce alcune forme che compariranno più avanti.

Hiki ha un campo d'uso più ampio della sola capacità personale. Senza una persona espressa, hiki ke + verbo può presentare un'azione come possibile in generale. Inoltre hiki compare con significati lessicali collegati all'arrivare o al raggiungere, specialmente in altre costruzioni. Non tutte le occorrenze di hiki vanno quindi tradotte con «potere».

La differenza fra capacità, permesso e possibilità dipende spesso dal contesto, non da una corrispondenza perfetta con i verbi modali italiani. Hiki iā ʻoe ke hele? può chiedere «Sei in grado di andare?»; in una situazione diversa può essere inteso come «Puoi andare?» nel senso di disponibilità o permesso. Ai livelli successivi conviene studiare questi valori insieme alle strategie per esprimere obbligo e opportunità con maggiore precisione.

Anche pono è una parola semanticamente ricca: oltre alla costruzione qui studiata, può riferirsi a ciò che è corretto, adeguato, necessario o in una condizione giusta. La nota distinzione italiana fra «dovere morale», «necessità pratica» e «consiglio» non si sovrappone in modo meccanico a un'unica forma hawaiana.

Infine, le particelle e e ke presenti in queste strutture non vanno interpretate da sole come semplici indicatori di tempo. La stessa forma e compare anche in comandi e in altre costruzioni; ke compare in schemi grammaticali differenti. Qui è più sicuro imparare le sequenze complete makemake…e, hiki…ke e pono…e, rimandando l'analisi generale delle particelle verbali alle lezioni successive.

Consigli per la pratica

  1. Crea tre cornici fisse. Scrivi Makemake au e…, Hiki iaʻu ke… e Pono au e…, poi completa ogni cornice con cinque azioni quotidiane, per esempio ʻai, inu, hele, hana e hiamoe. Pronuncia sempre la frase intera.
  2. Cambia una sola persona alla volta. Trasforma Makemake au e hele in Makemake ʻoe e hele; poi confronta Hiki iaʻu ke hele con Hiki iā ʻoe ke hele. Questo rende evidente che soltanto hiki richiede la serie con .
  3. Esercitati con coppie domanda-risposta. Chiedi Hiki iā ʻoe ke kōkua? e rispondi prima Hiki, poi ʻAʻole hiki iaʻu. In un secondo giro aggiungi anei e presta attenzione a ʻokina e kahakō anche quando scrivi.

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