A2

I casi del nome in arabo: l’iʿrāb

الإعراب

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concept: ar-a2-noun-cases lang: ar ui: it title: I casi del nome in arabo: l’iʿrāb description: >- Impara a riconoscere nominativo, accusativo e genitivo in arabo formale, con desinenze, tanwīn, esempi contestualizzati ed errori da evitare. generation: article: version: native-ui-reference-v3.1 model: openai-codex/gpt-5.6-sol at: 2026-08-03T13:12:27Z reviews: spell-check: status: flagged at: 2026-08-03T13:12:27Z score: 0.0124 score-english: 0.0027 score-coverage: 0.0124 suspects: ["Ahmad", "Maryam", "Nell", "alif", "all", "dall", "dell", "diptoti", "diptoto", "genitivale", "hamza", "iʿrāb", "iḍāfa", "majrūr", "manṣūb", "marfūʿ", "nell", "nidāʾ", "tamyīz", "tanwīn"] criteria: v7 language-mixing: status: clean at: 2026-08-03T13:17:59Z criteria: v2


In breve

Nell’arabo formale, la vocale finale di un nome può indicarne la funzione: ـُ / -u per il nominativo, ـَ / -a per l’accusativo e ـِ / -i per il genitivo. Se il nome è indeterminato, di solito si aggiunge il tanwīn, cioè una doppia vocale finale: ـٌ / -un, ـً / -an, ـٍ / -in. Queste desinenze si vedono soprattutto nei testi vocalizzati e si sentono nella pronuncia formale continua.

Panoramica

L’iʿrāb (الإعراب) è il sistema con cui la forma finale di una parola cambia secondo il ruolo che svolge nella frase. Per un nome, il caso è proprio questa indicazione grammaticale: per esempio, segnala se il nome è il soggetto, l’oggetto diretto oppure il termine retto da una preposizione. I tre casi fondamentali sono il nominativo (مرفوع, marfūʿ), l’accusativo (منصوب, manṣūb) e il genitivo (مجرور, majrūr).

Per chi parla italiano, l’idea può sembrare insolita perché in italiano diciamo lo studente, vedo lo studente e con lo studente senza cambiare la fine del nome. È l’ordine delle parole o una preposizione a chiarire la relazione. In arabo formale la preposizione resta importante, ma può anche imporre il genitivo al nome seguente; inoltre, le desinenze distinguono funzioni che non dipendono soltanto dall’ordine.

A livello A2 conviene padroneggiare prima il modello regolare del nome singolare: soggetto al nominativo, oggetto diretto all’accusativo, nome dopo preposizione al genitivo. L’iʿrāb completo comprende anche duale, plurali, nomi con declinazione speciale e costruzioni di livello più avanzato. Queste estensioni sono raccolte più avanti, separate dalla regola di base.

Come funziona

I tre casi fondamentali

Caso Termine arabo Desinenza di base Funzione tipica
Nominativo مرفوع ـُ (-u) soggetto; predicato di una frase nominale
Accusativo منصوب ـَ (-a) oggetto diretto, cioè chi o che cosa subisce direttamente l’azione
Genitivo مجرور ـِ (-i) nome dopo una preposizione; secondo elemento di un’annessione

Con un nome determinato dall’articolo الـ, la differenza può ridursi a una sola vocale finale:

Funzione Forma Analisi
nominativo الطَّالِبُ aṭ-ṭālibu
accusativo الطَّالِبَ aṭ-ṭāliba
genitivo الطَّالِبِ aṭ-ṭālibi

La grafia non vocalizzata è identica in tutti e tre i casi: الطالب. Perciò, in un giornale o in un messaggio, il caso va spesso ricavato dalla struttura della frase e non da un segno scritto.

Determinazione e tanwīn

Un nome indeterminato, equivalente spesso a italiano un/una, prende normalmente il tanwīn (تنوين), cioè la doppia vocale finale:

Caso Nome determinato Nome indeterminato Valore della finale
nominativo الكِتابُ كِتابٌ -u / -un
accusativo الكِتابَ كِتابًا -a / -an
genitivo الكِتابِ كِتابٍ -i / -in

Il tanwīn e l’articolo الـ non si usano insieme: كتابٌ significa “un libro”, mentre الكتابُ significa “il libro”. Nell’accusativo indeterminato compare spesso anche un’alif grafica: كتابًا. Questa alif non si aggiunge però dopo ة, come in سيّارةً, e vi sono ulteriori regole ortografiche con la hamza.

Anche un nome determinato da un possessore nell’annessione, o iḍāfa (una sequenza come “libro dello studente”), non prende il tanwīn: كِتابُ الطَّالِبِ. Qui كتابُ è determinato dall’intera costruzione, mentre الطالبِ è al genitivo.

Quando si usa il nominativo

Il nominativo è il caso tipico del soggetto, cioè di chi compie l’azione:

  • جاءَ الطَّالِبُ. — È arrivato lo studente.
  • يَعمَلُ المُعَلِّمُ. — L’insegnante lavora.

Compare anche nei due elementi fondamentali della frase nominale semplice, una frase al presente senza un verbo equivalente a essere:

  • البَيْتُ كَبيرٌ. — La casa è grande.

البيتُ è il tema di cui si parla; كبيرٌ è il predicato, cioè l’informazione data sul tema. Entrambi sono al nominativo nel modello di base.

Quando si usa l’accusativo

L’accusativo segnala soprattutto l’oggetto diretto:

  • قَرَأتُ الكِتابَ. — Ho letto il libro.
  • شاهَدْنا الفِيلْمَ. — Abbiamo visto il film.

La domanda pratica è: “chi o che cosa è coinvolto direttamente dall’azione?”. In رأيتُ الطالبَ, chi vede è implicito nella forma verbale رأيتُ (“io ho visto”), mentre الطالبَ è la persona vista e prende l’accusativo.

L’accusativo compare inoltre in varie espressioni di tempo, modo, stato e misura. Per A2 basta riconoscere gli esempi frequenti, come صَباحًا “di mattina” e شُكْرًا “grazie”; le funzioni più specifiche si studiano gradualmente.

Quando si usa il genitivo

Il genitivo è obbligatorio dopo una preposizione, per esempio في “in”, مِن “da”, إلى “verso”, مَعَ “con”, عَنْ “su, riguardo a” e بِـ “con, per mezzo di”:

  • في البَيْتِ — nella casa
  • مَعَ المُعَلِّمِ — con l’insegnante
  • بِالقَلَمِ — con la penna

È al genitivo anche il secondo nome dell’iḍāfa:

  • بابُ البَيْتِ — la porta della casa
  • كِتابُ طالِبٍ — il libro di uno studente

In italiano inseriamo normalmente di; nell’iḍāfa araba i due nomi sono invece accostati. Il primo cambia caso secondo il proprio ruolo nella frase, ma il secondo resta al genitivo: بابُ البيتِ può diventare رأيتُ بابَ البيتِ, dove بابَ passa all’accusativo e البيتِ rimane genitivo.

Anche l’aggettivo segue il caso

Un aggettivo riferito a un nome concorda con esso anche nel caso, oltre che in determinazione, genere e numero:

Caso Gruppo nominale Significato
nominativo كِتابٌ جَديدٌ un libro nuovo
accusativo كِتابًا جَديدًا un libro nuovo
genitivo كِتابٍ جَديدٍ un libro nuovo

La traduzione italiana non cambia; cambia il ruolo dell’intero gruppo nella frase. È quindi utile imparare nome e aggettivo come una coppia: اشتريتُ كتابًا جديدًا, non con due desinenze diverse.

Esempi nel contesto

Arabo Italiano Nota
جاءَ الطَّالِبُ مُبَكِّرًا. Lo studente è arrivato presto. الطالبُ è il soggetto: nominativo.
البَيْتُ كَبيرٌ. La casa è grande. Tema e predicato della frase nominale sono nominativi.
هذا كِتابٌ جَديدٌ. Questo è un libro nuovo. Nome e aggettivo indeterminati hanno -un.
رَأيتُ الطَّالِبَ في الجامِعَةِ. Ho visto lo studente all’università. Oggetto accusativo; nome dopo في genitivo.
اِشْتَرَيْتُ كِتابًا جَديدًا. Ho comprato un libro nuovo. Oggetto e aggettivo sono accusativi indeterminati.
تَشْرَبُ مَرْيَمُ القَهْوَةَ صَباحًا. Maryam beve il caffè di mattina. Soggetto nominativo, oggetto accusativo, tempo accusativo.
مَرَرْتُ بِالطَّالِبِ. Sono passato accanto allo studente. بِـ regge il genitivo.
نَسْكُنُ في بَيْتٍ صَغيرٍ. Abitiamo in una casa piccola. Dopo في, nome e aggettivo sono genitivi.
بابُ البَيْتِ مَفْتوحٌ. La porta della casa è aperta. البيتِ è il secondo elemento dell’iḍāfa.
قَرَأتُ كِتابَ الطَّالِبِ. Ho letto il libro dello studente. كتابَ è oggetto; الطالبِ resta genitivo.
سَلَّمْتُ على المُعَلِّمِ الجَديدِ. Ho salutato il nuovo insegnante. على richiede il genitivo, seguito anche dall’aggettivo.
إنَّ الدَّرْسَ سَهْلٌ. La lezione è facile. Dopo إنّ, il nome è accusativo; uso più avanzato.

Errori comuni

Usare il nominativo per l’oggetto diretto

  • Non corretto: رأيتُ الطالبُ.
  • Corretto: رأيتُ الطالبَ.
  • Perché: lo studente è la persona vista, quindi è l’oggetto diretto e va all’accusativo.

Dimenticare il genitivo dopo una preposizione

  • Non corretto: في البيتُ
  • Corretto: في البيتِ
  • Perché: una preposizione come في impone il genitivo al nome seguente, indipendentemente dalla traduzione italiana.

Mescolare articolo e tanwīn

  • Non corretto: الكتابٌ
  • Corretto: كتابٌ oppure الكتابُ
  • Perché: il tanwīn segnala normalmente l’indeterminazione, mentre الـ rende il nome determinato. Le due marche non si sommano.

Lasciare l’aggettivo con un caso diverso

  • Non corretto: اشتريتُ كتابًا جديدٌ.
  • Corretto: اشتريتُ كتابًا جديدًا.
  • Perché: l’aggettivo segue il nome nel caso. Qui l’intero gruppo è l’oggetto diretto.

Aggiungere il tanwīn al primo nome dell’iḍāfa

  • Non corretto: كتابٌ الطالبِ
  • Corretto: كتابُ الطالبِ
  • Perché: il primo elemento di un’iḍāfa non prende né tanwīn né articolo; il secondo va al genitivo.

Pensare che ogni parola debba mostrare sempre la vocale finale

  • Non corretto come abitudine di lettura: aspettarsi di vedere ـُ، ـَ، ـِ in ogni testo.
  • Approccio corretto: riconoscere soggetto, oggetto, preposizioni e iḍāfa anche nella grafia non vocalizzata.
  • Perché: la maggior parte dei testi arabi per adulti omette le vocali brevi. Il caso esiste nell’analisi grammaticale anche quando il segno non è scritto.

Note d’uso

L’iʿrāb appartiene soprattutto all’arabo standard moderno e all’arabo classico. Nei notiziari letti con cura, nei discorsi formali, nella recitazione e nei testi didattici, le desinenze possono essere pronunciate chiaramente. Nei dialetti parlati quotidianamente il sistema dei casi è in gran parte assente: non conviene quindi imitare una conversazione dialettale per dedurre le desinenze dello standard.

Anche nello standard, quando ci si ferma alla fine di una frase o di un gruppo di parole, è comune usare la forma pausale: la vocale breve finale e il tanwīn spesso non si pronunciano. جاء الطالبُ può dunque terminare, in pausa, con una pronuncia vicina a aṭ-ṭālib, pur restando grammaticalmente nominativo. Nella lettura continua e sorvegliata, invece, la desinenza riemerge.

Le vocali di caso aiutano a interpretare frasi con un ordine meno prevedibile, ma non autorizzano a ignorare la sintassi. Per iniziare, è meglio osservare insieme tre indizi: posizione del nome, presenza di una preposizione e desinenza eventualmente scritta o pronunciata.

Oltre le basi

Questa parte non è indispensabile per usare la regola A2, ma chiarisce forme che appariranno presto nei testi autentici.

Segni diversi da una semplice vocale

Non tutti i nomi indicano il caso con -u, -a, -i. Il duale e il plurale maschile regolare usano cambiamenti più visibili:

Tipo Nominativo Accusativo e genitivo
duale طالِبانِ طالِبَيْنِ
plurale maschile regolare مُعَلِّمونَ مُعَلِّمينَ

Per esempio, جاءَ مُعَلِّمانِ significa “sono arrivati due insegnanti”, mentre رأيتُ مُعَلِّمَيْنِ significa “ho visto due insegnanti”. Il principio non cambia: è sempre il ruolo sintattico a scegliere il caso, ma il segno concreto dipende dal tipo di nome.

Nomi diptoti

Alcuni nomi e schemi nominali sono diptoti (ممنوع من الصرف): non prendono il tanwīn e, quando sono indeterminati, usano normalmente -a anche al genitivo. Un esempio frequente è il nome أحمدُ: مَرَرْتُ بِأحمدَ “sono passato da Ahmad”. Quando un diptoto è introdotto da الـ o si trova come primo elemento di un’iḍāfa, il genitivo presenta normalmente -i. È una categoria da studiare per gruppi, non una ragione per abbandonare la regola generale.

Parole indeclinabili e desinenze non visibili

Alcune parole sono indeclinabili, cioè mantengono la stessa forma nei diversi ruoli. In altri nomi il caso è grammaticalmente presente ma non si vede o non si sente chiaramente, per ragioni fonologiche: accade, per esempio, con vari nomi che terminano in ا o ى. L’analisi continua comunque a parlare di nominativo, accusativo o genitivo secondo la funzione.

Costruzioni che modificano la frase nominale

Due famiglie molto importanti mostrano perché non basta associare “inizio della frase” al nominativo:

  • إنّ e le parole affini mettono il proprio nome all’accusativo: إنَّ الكِتابَ مُفيدٌ — “Il libro è davvero utile”.
  • كان e i verbi affini lasciano il proprio nome al nominativo ma mettono il predicato all’accusativo: كانَ الكِتابُ مُفيدًا — “Il libro era utile”.

Altri accusativi avanzati indicano una circostanza, una specificazione o un’azione rafforzata. Si incontrano nello studio del ḥāl (lo stato in cui qualcuno compie un’azione), del tamyīz (un elemento che precisa un significato) e dell’oggetto assoluto. È più produttivo imparare ciascuna costruzione nel suo contesto che memorizzare una lunga lista tutta insieme.

Consigli per esercitarsi

  1. Lavora per terne. Prendi un nome, per esempio الطالب, e costruisci tre frasi: جاء الطالبُ; رأيت الطالبَ; مررت بالطالبِ. Cambia poi nome senza cambiare lo schema.
  2. Segna le funzioni prima delle vocali. In un testo vocalizzato, sottolinea il soggetto, cerchia l’oggetto e evidenzia i nomi dopo preposizione. Solo dopo verifica -u, -a, -i: così colleghi la desinenza al significato, non a una sequenza imparata a memoria.
  3. Leggi due volte ad alta voce. Prima leggi in forma continua pronunciando le desinenze; poi rileggi facendo pausa alla fine delle unità. Questo esercizio distingue la grammatica dalla pronuncia pausale reale.

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